Gianfranco Fini pagherà la sua multa e starà buono: se si è immerso sotto la costa dei Grottoni di Giannutri, che è una cosiddetta riserva integrale e che è riservata alle spedizioni scientifiche,  potrà solo raccontare di non averlo fatto apposta. C’è una regola e la devi rispettare, chiuso il discorso.

Spero si possa riaprirlo, magari più avanti, per confessare che le riserve integrali io sinceramente non le capisco. Non le riserve naturali in genere, dunque i parchi, le aree protette, le riserve speciali, le parziali, le orientate e tipologie varie: queste, semmai, andrebbero soltanto estese in un Paese sin troppo deturpato e privato di tutela. Parlo delle riserve integrali: porzioni di territorio italiano dove nessun italiano in teoria potrà andare mai (come in certe assurde basi Usa) neppure accompagnato da guide, neppure pagando e mettendosi in una lunga lista d’attesa, neppure se fosse il più rispettoso ecologista di questa terra.

Un italiano, se vuole, può partecipare a una spedizione scientifica alle Galapagos: con tutta la cura che gli consenta di non alterare ecosistemi ben più complessi dei nostri. Oppure, come lo scrivente ha fatto quest’estate, può immergersi in riserve naturali dell’Oceano indiano se ovviamente accompagnato e autorizzato. Ma a nessuna condizione può andare a Montecristo, per dire,  o in una delle quaranta riserve integrali del Paese.  E’ più facile che, senza che nessuno se ne accorga, possa buttare una bomba a mano su una costa calabrese.