Dopo tanto tempo te ne torni in terra italica e vai un po’ a zonzo per i negozi di Roma. 

Stai lì e, attratto come da una calamita, ti tuffi dentro una Feltrinelli.

Ti fai il solito giro di scaffali, quello che facevi tanti anni fa una volta a settimana.

E poi, da lontano, l’occhio intravede una cosa verde, verde come quel giornale che per anni ti faceva piegare in due dalle risate.

Ti avvicini, lo afferri e lo apri. Una raccolta di Cuore, ad un prezzo neanche male poi.

Prendi l’oggetto avidamente, passi alla cassa, e da quel giorno passi le serate a sfogliarlo, tra un “Siamo d’accordo su tutto tranne che non si parli di politica” messo in bocca a Occhetto ad un “Scatta l’ora legale, panico tra i socialisti”. Tra le telefonate intercettate (mitica quella del pompino fatto in macchina) e una sequenza di Botteghe oscure (”I nostri polli sono morti ammazzati”).

Poi alla fine tante pagine con i racconti di chi ci ha lavorato, i dettagli strazianti sui giorni della chiusura. 

Da tutti coloro che lo leggevano a quei pochi che lo facevano, così, poco poco, piano piano, GRAZIE.