Non ci vedevamo da anni, eppure sei stato il primo a scrivere sulla mia pagina su Facebook. Non ci vedevamo dai tempi in cui sul web ti facevi chiamare Fudo, e in I.com si trascorrevano intere nottate mettendo in rete sei Mac per giocare alla prima versione Carmageddon.

Non ci vedevamo da quando le nostre strade si sono divise: mentre tu entravi in I.com (perché poi, alla fine, era lì che trascorrevi la maggior parte del tuo tempo, anche se lavoravi da un’altra parte) io me ne andavo a fare Clarence. Sembra niente, eppure basta per perdersi di vista. Qualche mese fa, proprio in occasione dell’apertura dell’account su Facebook, ho visto le foto di voialtri che siete rimasti lì: chi si sposava; chi faceva un bambino; gite aziendali chissà dove; te che compravi un cane. Otto anni di voi che, grazie a quelle immagini, mi è sembrato - solo un po’, perché poi non è vero - di non essermi perso.

Nel tuo messaggio mi chiedevi se ho ancora la mania di dare nomi di attrici ai miei computer. Mai persa: nel tempo ci sono stati Ryder, Portman, Alba, Beckinsale, Johansson, Page. E poi, ancora, se ricordavo le partite notturne a Carmageddon: chi mi conosce sa che sfinisco chiunque raccontando di quel periodo, di come eravate, di quelle notti. Le ricordo, Mario. Non potrei dimenticarle mai.

Ora dimmi tu, per favore, cosa cazzo si dice in queste occasioni, perché non l’ho mai imparato. Non ho mai capito se basta un “ciao”.