SMS ricevuto da anonimo
Antefatto: una giornalista, Maria Grazia Torri, fa una cosa originalissima di questi tempi: scrive un libro su Cogne. In genere si occupa d’arte, quindi non si capisce chi gliel’abbia fatto fare di cimentarsi, pure lei, nella cronaca di un fatto di cui conosciamo inutili dettagli sufficienti per questa vita e pure per un’altra di riserva. Un giorno incontra presso il Fatebenefratelli di Milano un neurochirurgo, Giovanni Migliaccio, che le espone una tesi – questa sì – piuttosto originale: Samuele Lorenzi sarebbe morto “a causa di una violenta emorragia cerebrale, a seguito di un aneurisma e/o di una malformazione vascolare congenita che ha successivamente innescato una crisi epilettica”. Cedimento strutturale, in pratica.
Ora: quanto questa tesi sia bislacca (o quanto Annamaria Franzoni sia colpevole, innocente, meriti le fiamme dell’inferno o un giorno sul calendario in quanto martire), l’abbiamo già detto, a noi interessa poco. Sta di fatto che la Torri si mette al computer e butta giù 362 pagine in cui espone la tesi di Migliaccio, corredata da presunti dati scientifici, ipotesi e congetture a supporto dell’assunto secondo il quale “niente è più ingannevole di un fatto ovvio”. Per quanto ce ne frega potrebbe pure avere ragione: io, per dire, non sono fruttariano e non vado a rompere le palle ai fruttariani solo perché sono convinti che, per ragioni “biocentriche”, si debbano mangiare solo frutti da semi.
E nemmeno rimango stupito del fatto che a Maria Grazia Torri sia venuta la fregola di scrivere un libro su un fatto di cronaca nera: tutti, in fondo, hanno un libro nel cassetto, e la prova che il mondo in cui viviamo potrebbe essere perfino peggiore sta nel fatto che, fortunatamente, la maggior parte degli scrittori in erba non riescono nemmeno a raggiungere lo status di “esordienti” e rimangono lì, a fare (magari pure bene) i carpentieri, i maestri, i cartolai.
Certo, c’è chi non la prende bene, e la Torri è una di questi: imbusta le sue 362 pagine, le invia un po’ a chiunque abbia un nome nel campo dell’editoria, ottiene nel peggiore dei casi un “no” più o meno cortese, e non riesce a spiegarsi perché le librerie non espongano già i cartonati della sua sagoma.
Primo destinatario: Carlo Lucarelli. Dice Maria Grazia Torri: “ha letto la prima bozza del libro, l’ha definito molto interessante, ma al dunque s’è tirato indietro”.
Secondo destinatario, Tiziano Scarpa: “lo credevo un amico: già una volta aveva scambiato la mia rasatura da chemioterapia per un taglio di capelli all’ultima moda; ha fatto lo stesso col caso Cogne: non sapendo nulla di aneurismi cerebrali infantili ha dato il mio libro all’Einaudi ma, invece di appoggiarlo, l’ha stroncato con una scheda in cui demoliva le mie teorie mediche e paragonava i neochirurghi da me interpellati a giullari fantasiosi”.
Già, dimenticavo: Maria Grazia Torri è malata. Ha un tumore all’esofago che non promette nulla di buono.
Terzo destinatario, Andrea Pinketts: “altro bidone”. Seguono: Antonio Scurati (“mi ha risposto che avrebbe voluto far morire Bruno Vespa per interposto killer”); Sandro Veronesi (“ha accampato la scusa che aveva qualcuno malato in famiglia”); Daria Bignardi (“mi ha detto che per lei non era abbastanza ‘chic’ occuparsi di Cogne”).
La Torri, alla fine, riesce a farsi pubblicare il libro dall’editore Giraldi, eppure – qui riporto testuale lo stralcio di una recensione mediamente favorevole – “per qualche strana ragione non ha stimolato dibattito né ha colpito l’attenzione dei colleghi né dei media”.
Siamo a qualche giorno fa: il Giornale pubblica – firmata da Stefano Lorenzetto – un’intervista con la scrittrice, definita “in fin di vita dopo una solitaria battaglia per dimostrare l’innocenza di Annamaria Franzoni“. Il passo chiave è, ovviamente, “dopo una solitaria battaglia”.
Lorenzetto scrive, a proposito del libro: “nessuno ne ha parlato, nessuno l’ha recensito, nelle librerie non lo espongono”. Non gli viene in mente che – per ipotesi – fosse brutto, scritto male, o poco interessante. Lorenzetto punta al complottone.
Succede a questo punto che qualcuno degli iniziali destinatari del pacco contenente il libro decida di rispondere per iscritto a Lorenzetto. Tiziano Scarpa, ad esempio, pubblica la scheda che consegnò a Einaudi sul lavoro della Torri; precisa che quello sul taglio dei capelli era “un commento affettuosamente sdrammatizzante” e puntualizza che “prima di elencare i comportamenti scorretti di vari intellettuali italiani, indicandoli di fatto come cause della malattia di Maria Grazia, sarebbe necessario almeno fare qualche riscontro”.
Chi invece proprio si incazza è lo scrittore Sandro Veronesi. Riporto testuale perché merita:
Caro Stefano Lorenzetto, a me dispiace molto della terribile malattia di Maria Grazia Torri, ma quella di mio padre, e cioè la ragione per cui negli ultimi sei mesi non ho potuto occuparmi quasi di nient’altro, incluso il libro di Maria Grazia Torri, non era da meno. Tant’è vero che mio padre è morto giovedì scorso. Lei dovrebbe stare più attento a sputare addosso alla gente, e a scrivere con quell’astio, anche se evidentemente è il suo stesso giornale che la incita. Né vale la giustificazione di aver riportato parole della Torri stessa, che nella sua condizione può ben essere perdonata: prima di scrivere una cosa schifosa come quella che ha scritto di me («ha accampato la scusa di avere qualcuno malato in famiglia»), avrebbe potuto anche informarsi, brutta testaccia di cazzo. Con il mio più profondo ribrezzo.
Nel frattempo, quel tumore che dicevamo non promettere nulla di buono, alla fine, non porta nulla di buono: Maria Grazia Torri, purtroppo, muore lo scorso 4 luglio.
Malgrado tutto, il carteggio tra Stefano Lorenzetto e Sandro Veronesi continua.
Risponde il primo, dalle colonne del Giornale: “Io sarò anche una brutta testaccia di c…, ma lei disonora la memoria di suo padre. Quando, fra qualche anno, ripenserà a quello che mi ha scritto, le auguro di provare vergogna: significherà che Maria Grazia Torri si sbagliava sul suo conto”.
Nel mentre, noi facciamo a capirci: chi è questo Stefano Lorenzetto? Basti come risposta l’introduzione al suo ultimo libro “Vita morte miracoli (prefazione di Giuliano Ferrara)” pubblicata sul sito personale:
Un oncologo di 48 anni, sposato e padre di tre figli in giovane età, è affetto da sclerosi laterale amiotrofica come Luca Coscioni, sa di essere condannato, ma non si batte per l’eutanasia: ogni mattina i malati di tumore lo aspettano in ospedale.
Un suo collega geriatra accudisce i pazienti in stato vegetativo permanente come Terry Schiavo, l’americana che fu lasciata morire di fame e di sete per ordine del giudice: su 69 ne ha visti 12 risvegliarsi.
Una ginecologa femminista ha praticato in un quarto di secolo dai 13.000 ai 23.000 aborti: ora è obiettrice di coscienza.
L’introduzione va avanti ma io mi fermo qui, perché a parte quel senso di vomito che ti prende in casi come questo, mi sembra sufficiente per stabilire con oggettività due cose. La prima è che Sandro Veronesi merita l’Oscar, il Nobel per la letteratura, la santità subito e le 14 vergini anche nel caso in cui fosse cattolico. La seconda è che se qui c’è qualcuno che si deve vergognare (di scrivere, di esistere, di mantenere pretestuosamente posizioni oscurantiste supportandole con la citazione di dati alla cazzo e fenomeni buoni per “Cronaca Vera”), quello è Stefano Lorenzetto. Un uomo che Giuliano Ferrara definisce “fratello” perché “non ha paura di pronunciare la parola ‘devozione’ e di piegarsi alla cosa che le corrisponde”. Che uno se la immagina pure, la scena: “Lorenzetto, piegati e vedi un po’ a che cosa mi corrisponde questo”.
A sostegno della tesi del premio alla carriera conferito a Sandro Veronesi c’è una sua ultima replica a Lorenzetto che vale la pena riportare per intero:
No, lei non vive per sputare addosso a me. Lei sputa addosso alla sua professione, e infatti lavora per una testata per cui un qualsiasi giornalista integro non lavorerebbe nemmeno sotto tortura. Io sono semplicemente passato di lì quando, sfruttando una moribonda, le si è schiusa la meravigliosa possibilità di buttarmi un po’ di fango addosso. I giornalisti verificano. I cialtroni no. Lei non ha verificato. E per questo, per quanto mi riguarda, lei se ne andrà a farselo stroncare in culo per il resto dei suoi giorni. E quando starà per morire, come mio padre tre giorni fa, o come mia madre un anno fa, o come Maria Grazia Torri in questo momento, io pregherò Dio perché le conceda altri dieci minuti di vita, così che le stronchino il culo per altri dieci minuti. Venti, va’.
Tralascio il pezzo in cui Stefano Lorenzetto scodella lo scoop, accusando Veronesi di avere rilasciato un’intervista all’Ansa settimana prima dalla morte del padre e di essere comunque responsabile dell’aggravamento della malattia della Torri in quanto aveva sostenuto di “non avere potuto occuparsi d’altro che della salute del padre, nel corso degli ultimi sei mesi, mentre la Torri l’aveva contattato almeno un anno prima”. Quelli tra voi sprezzanti del pericolo possono comunque trovarlo a questo indirizzo.
E’ stato un racconto lungo, questo, e come tutti i racconti lunghi ha più di una morale.
La prima è che la pubblicazione di un proprio scritto non è un diritto sancito da alcuna convenzione o costituzione. Sembra ovvio, e invece pare necessario continuare a specificarlo: scardinate quel cazzo di cassetto, agguantate il libro per scrivere il quale avete impiegato gli anni migliori della vostra vita e dategli fuoco come neanche un pompiere di Fahrenheit 451. Oppure fate brillare il comò, direttamente. L’umanità tutta vi sarà grata per non averle proposto ulteriori fesserie da leggere.
La seconda è che – l’avrete capito tutti – Maria Grazia Torri è una vittima. Di sé e della propria ambizione di scrivere, soprattutto, ma anche di chi ne ha utilizzato la sua morte come mezzo per diffondere teorie retrive che sono passate di moda intorno all’autunno-inverno del basso medioevo. Spiace che sia morta, ma questo non ne fa una grande scrittrice, né avalla in alcun modo le tesi che tanto l’hanno affascinata.
La terza e più importante è che, porca puttana, un tumore è un tumore. Punto. Non si contrae a causa dell’indifferenza generale nei riguardi dei propri sogni, delle proprie aspirazioni, di quel che si vorrebbe essere e invece non si è. Un tumore è un tumore: una massa schifosa di malefiche cellule assassine che, proprio in quanto massa schifosa eccetera eccetera, il sabato mattina se ne fotte altamente dell’uscita in edicola di TuttoLibri, e ti ammazza senza alcun riguardo, che tu sia un grande scrittore oppure Federico Moccia.
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Si dice che gli americani buoni quando muoiono vanno a Parigi mentre quelli cattivi quando muoiono rimangono in America.
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158 commenti per "Con Sandro Veronesi questa vita e pure quell’altra"
Se non fosse che il Giornale (come Libero, del resto) è una nota testata satirica ci sarebbe da stupirsi.
Ma tant’è.
Come si dice da queste parti (che sono le stesse di Veronesi), “non gli ha fatto freddo”.
p.s. Aggiusta il css, verso riga 122, se non hai il Cambria installato le citazioni le fa con l’orrido Ms Serif corsivato, aggiungerei almeno un Georgia.
Può darsi che l’idea di partorire questo volume bislacco la Torri l’abbia avuta proprio per effetto della chemio che – si sa – stravolge la natura e la mente.
Concordo pienamente sul fatto che lo sciacallaggio da parte di Lorenzetto sia disgustoso e veramente poco “chic”.
Questo mondo è pieno di gente che muore prima di vedere compiuta la missione della propria vita. Ci sono padri che muoiono quando i figli sono ancora nel grembo delle mogli, giovani che perdono la vita a un passo dalla laurea o durante il viaggio di nozze.
Sicuramente in questo momento qualcuno muore senza aver visto Berlusconi in galera.
La morale che traggo io da questa storia:
ovunque c’è gente che cerca la celebrità, sia scrivendo libri su cose tristi e penose, sia postando nei blog su argomenti tristi e penosi (magari riportando per filo e per segno i livori e le male parole di due che si odiano).
Dall’articolo del Giornale di Lorenzetto (http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=272474&START=0&2col=) si vede che si limita a riportare in un virgolettato quanto dichiarato dalla Torri. Ora non capisco: un giornalista, quando riporta in un virgolettato le parole di una persona A che dice “la persona B mi ha detto CIAO”, e’ obbligato a chiamare la persona B e chiederle “è vero che lei ha detto CIAO alla persona A”?
Gianluca, ma hai letto la lettera di Giovanni Veronesi (il fratello) alla fine dell’articolo “Il vizietto dei Veronesi”? :-)
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273535&START=2&2col=
In tutta questa storia c’è un terribile puzzo di morte.
La morte diventa un’infezione che si trasmette, uno scudo con cui ci si difende, una spada con cui colpire.
Forse la nostra società non è più pronta a morire.
A quando una moratoria della morte?
Stefano Lorenzetto, nell’articolo che linki, scrive: “Devo comunque dedurne che il pensiero di Veronesi è largamente condiviso (è così che si dice oggidì, no?). E il pensiero, giova riassumerlo, è il seguente: tutti coloro che lavorano in questa testata lo fanno soltanto perché Paolo Berlusconi con la fiamma ossidrica e la Arnoldo Mondadori Editore con le tenaglie li sottopongono quotidianamente a torture”.
Lorenzetto è vittima di un grosso equivoco: il pensiero di Veronesi largamente condiviso non è quello, è “Lei se ne andrà a farselo stroncare in culo per il resto dei suoi giorni”.
Ne aggiungo una anch’io, di morali. Anzi, la ripeto, perchè già poche settimane fa ne accennai su MN e mi era capitato di parlarne anche su altri blog e in altre conversazioni.
Il caso Cogne, da cui è partito questo pietoso pateracchio assai ben descritto da Neri, è, anzi fu, uno dei più subdoli tentativi di delegittazione della magistratura da parte dei berluscones.
La dinamica è lampante.
Si prende un caso non politico ma di potenziale impatto popolare, lo si monta assai, sfruttando il sospetto che i primi magistrati che se ne occupano stiano prendendo un granchio: il tutto al fine di poter sostenere che la magistratura è una congrega di sadici che godono nello sbattere in gattabuia le brave persone.
Di lì, per contiguità, si può usare il meccanismo di sputtamento antigiudici messo a punto con la Franzoni per giustificare l’attacco di Berlusca ai magistrati. Prima li sputtani in un caso dove supponi stiano sbagliando, poi generalizzi per coprire quello che ti interessa davvero.
Senonchè, la magistratura sulla Franzoni aveva ragione fin dal principio, nell’accusarla univocamente. E la canea giornalistica di destra (Belpietro, Vespa e compagnia brutta) si è ritrovata con il cerino in mano. Avevano alzato un polverone spaventoso per dire che i magistrati sono cattivi e poi si ritrovano che invece le toghe altro non fanno che condannare i colpevoli.
Duplice strategia d’uscita dal cul de sac in cui i berluscones si sono autoinfilati.
La prima, lasciar cadere le cose, filarsela all’inglese contando sull’oblio.
La seconda, la strategia Torri-Lorenzetto, sullo stile Taormina per capirci, ovvero insistere fino al grottesco (l’aneurisma) per insinuare il dubbio che la Franzoni sia innocente, la magistratura un branco di boia e -ovvia conseguenza- Berlusconi una povera vittima.
Quanto a Verosnesi, standing ovation per le parole che suggerite dall’ira funesta (e giusta)
Neri, grazie di avere scritto questo post. Avevo letto qualcosa su Dagospia e mi era venuta una rabbia e uno sconforto come in poche occasioni. La tranquillità con cui Lorenzetto riportava le parole terribilmente accusatorie della Torri ( muore in solitudine per un tumore provocatole dal rifiuto, etc..), come se fossero cose sicure e acclarate, con sottinteso il biasimo per questi scrittori che hanno fatto questo sgarbo , ecco, era tutto veramente vergognoso.
Davvero capisco perfettamente il tono della replica di Veronesi. E Lorenzetto, invece di mostrare anche un minimo di imbarazzo, anche solo finta ,che controreplica come se avesse tutte le ragioni, rincarando la dose. Veronesi dice che era occupato a curare il padre, invece, bugia, una volta ha risposto al telefono ad una domanda del giornalista, oh, l’infame! Ecco la prova che invece aveva tanto tempo. Oltre, oltre ogni limite sopportabile. E non ha niente di cui scusarsi, no, non ha sbagliato niente. Ma d’altra parte leggo che è uno di quelli che ha ritenuto di dover dire la sua anche nel caso Terri Schiavo, uno dei tanti che si è ritenuto un diritto di intervenire in una faccenda da cui dovevano tenersi alla larga, con rispetto, questi parassiti.
Tra gli aspetti vergognosi della vicenda ci aggiungerei anche il tono con cui Dagospia ha riportato la cosa ( Veronesi insulta pesantemente Lorenzetti, come se gli insulti fossero gratuiti e non comprensibili e magari giustificati, stante i fatti) .
( ma Dagospia è da un bel po’ che è per la maggior parte pattume, altro che vera fonte di informazione)
MJ, io so che tu sai (da tempo) che lo stile comunicativo della destra è quello di Lorenzetto.
Nessuna autocensura, nessuna ammissione di colpa, manipolazione dei fatti molto oltre la decenza, per poter far credere a un po’ di pubblico (che ogni 5 anni si trasforma, ahinoi, in corpo elettorale) che i cattivi sono gli altri e loro le vittime che però non si rassegnano.
Il punto è la psicologia profonda non dico di chi si comporta così, alla Lorenzetto, per capirci. Ma di chi gli va dietro. C’è un male oscuro, una peste camusiana nell’animo di questo Paese, che plebiscita figuri siffatti.
Il mattone marcio con il quale abbiamo costruito il l’edificio dei Lorenzetto e soprattutto dei Berlusconi è una psiche malata. Se non si curano quei mattoni, non sarà mai possibile risanare l’edificio.
Secondo me Stefano Lorenzetto esiste solo e unicamente per far rivalutare Emilio Fido come giornalista.
Post interessante (e condivisibile).
Prima di santificare Veronesi, ricordiamoci però che ha scritto la prefazione del libro L’Effroyable Imposture di Thierry Meyssan.
” La tranquillità con cui Lorenzetto riportava le parole terribilmente accusatorie della Torri ( muore in solitudine per un tumore provocatole dal rifiuto, etc..), come se fossero cose sicure e acclarate”
MJ, non scadiamo nel ridicolo, parlare con la convinzione che l’oggetto sia acclarato, accertato, “dogmato” e indiscutibilmente inconfutabile è nel dna dello scrittore/giornalista/intellettuale italiano, da Colombo a Scalfari a Feltri.
Piti, e infatti stavo anche per scriverlo. Mai inditreggiare, mai scusarsi, mai spiegare. E SE e quando lo si fa, farlo in modo pure arrogante e persino più insultante. Ma fanno bene. I lettori-elettori non gli chiedono mail conto. Ingoiano tutto.
Tipo, Libero che scrive un pezzo sulla “snobberia “di Miuccia Prada che farebbe inginocchiare un suo dipendente per salire sull’aereo: “ecco la sinistra radical chic, ecco l’ipocrisia, vedete, vedete questa scena…” Solo che, non è vero niente. E loro si scusano? No. Sì, quella scena non corrisponde a quello che avevano scritto, però loro non hanno niente da rimpoverarsi o da correggere, perchè quella scena era ” verosimile”
Questo è lo stile. Spero che prima o poi questa assoluta impermeabilità all’autocritica gli si ritorca contro. Ma forse è una speranza vana. Mi verrebbe da dire che è anche per questa acriticità che la destra vince, non che è per questo che la sinistra perde, come si ripete a pappagallo anche su questo sito.
Francesco C, non si tratta di ” santificare ” Veronosi, ma semmai di essere COMPLETAMENTE dalla sua parte in questa occasione. Anche se non avesse avuto il padre malato. Perchè l’arroganza e la sicumera con cui Lorenzetto lancia le sue accuse non sono accettabili. Le sue prefazioni passate e future qui non c’entrano proprio niente.
Mesi fa, in occasione della condanna, vi avevo annoiato con la teoria del decesso per cause naturali. Premesso che sono pienamente d’accordo su due punti. Primo, nessuno è obbligato a pubblicare un testo, secondo accusare Veronesi del proprio tumore è assurdo. Ma c’è una cosa che mi fa diventare matta: ci hanno fracassato l’anima per anni con questa storia, tv, modellini, giornali, sempre a ripetere le stesse cose. Possibile che 3 minuti per dare spazio ad una voce diversa non si siano mai potuti trovare? E comunque io ci metto la mano sul fuoco che la verità è proprio scritta in quel libro che nessuno ha voluto pubblicare. Ma fortunamente non sono io in galera, quindi la cosa non mi turba più di tanto
Ecco, il commento di Giorgio è un esempio perfetto. Anche il parlare di altri che non c’entrano niente, ma consentono di spostare il discorso.
Gli parli dell’insostenibile leggerezza delle ca**ate della Carlucci e ti rispondono :e la Melandri ?” Gli parli di un comportamento scorretto e ti citano Scalfari, e poi, dai, quel Veronesi ha scritto una prefazione , una volta…
Giorgio, forse dovresti rivedere le tue categorie del ” ridicolo” ( si, vabbè, )
commento velocissimo sulla storia di Miuccia Prada. E’ bastato che i protagonisti della vicenda dicessero “Ma no, era uno scherzo, siamo dei burloni” per farlo diventare automaticamente uno scherzo e per farci dire che “non è vero niente” di quanto velenosamente supponeva – pro domo sua, è chiaro – “Il Giornale”? Cioè, fatemi capire: cosa vi sareste aspettati, che i protagonisti della vicenda “prada” dicessero “Eh sì, di solito usiamo scendiletti umani. Perché, che c’è di male?”. Mi stupisce come sia stata derubricata all’istante la vicenda (non che sia importantissima o segno di chissà che cosa): mi stupisce solo dal punto di vista della comunicazione e del fidarsi all’istante di chi è coinvolto e OVVIAMENTE ha interesse a dire “è stato uno scherzo”
MJ, se sei fazioso non è colpa mia
Vado subito a comprare tutta la bibliografia di sandro veronesi.
Ma perché a Veronesi solo 7 vergini? Prima non ne davano 14? C’è la crisi pure in paradiso? :)
Giorgio, se non capisci quello che MJ intende non è colpa sua
“Gli parli dell’insostenibile leggerezza delle ca**ate della Carlucci e ti rispondono :e la Melandri ?” Gli parli di un comportamento scorretto e ti citano Scalfari”
bah… sono io che non capisco
“Mai inditreggiare, mai scusarsi, mai spiegare. E SE e quando lo si fa, farlo in modo pure arrogante e persino più insultante. Ma fanno bene. I lettori-elettori non gli chiedono mail conto. Ingoiano tutto.
Tipo, Libero…”
nonò, sono proprio io rincoglionito eh
Giorgia, forse scarseggiano le vergini. Dopo anni di berlusconi, di vergine rimangono solo un paio di clarisse -non burt- ottuagenarie, qualche maglione di lana, mezzo litro di olio umbro e una mia amica, ma solo perchè è nata il 19 settembre.
eh, Giorgio, ci sono dei giorni nei quali si scoprono cose che possono fare male
e altri immacolati che dispensano verbo, verità e saggezza… certo
Si leggono (sentono) molto spesso interviste di persone che parlano, chessò, della “cacciata di Biagi”. Nonostante tale cacciata, come noto, sia pura invenzione, il giornalista – giustamente – riporta le parole dell’intervistato: “cacciata di Biagi”. Lorenzetto no: lui avrebbe dovuto riportare le parole dell’intervistata solo finché queste non avessero infastidito Neri.
Ma ora basta, sono ansiosissimo di leggere il prossimo articolo di Neri. Ho avuto una soffiata: si scaglierà contro quelli che associano la malattia (la morte) di Tortora col carcere.
“Come noto”. Ah.
Giorgio, la circostanza che ti stiano dando dell’idiota in stereofonia su almeno due post di Mn in questo momento ti induca a considerarla un ipotesi di lavoro piuttosto verosimile.
grande gianluca.
poveri noi.
perchè chi da dell’Idiota a Giorgio professa il verbo, la verità e la saggezza…
- Il bimbo si chiamava Samuele Lorenzi. Franzoni è il cognome della madre.
- Mai visto un aneurisma che ti fa esplodere la testa, a parte in “Scanners”, credo.
- Occhio che ti son scappati degli errori di sintassi verso la fine del post.
- “Cerebrale”, non “Celebrale”, mettici un [sic] se non è un errore tuo.
(L’Ufficio Accuratezza è aperto dalle nove alle diciotto con orario continuato.)
Giorgio, ho parzialmente frainteso il tuo commento, e di questo chiedo scusa. Solo che tu potresi anche avere ragione sui giornalisti italiani in genere , ma qui si parlava del comportamento specifico di un giornalista e in un’occasione che riguardava fatti privati delle persone.
MJ, tranquillo.
Però se puoi mi potresti fare il piacere di darmi dell’idiota, così piti conteggia su ambo le discussioni e mi trova un posto di lavoro come minatore o bracciante adeguato ;)
La quarta che ci vedo io è: perché mai certa gente è così arrogante da pretendere di dire a un altro come dovrebbe impiegare il tempo?
Maria Grazia Torri era malata, e anche direttamente interessata, quindi, come dice anche Veronesi, può essere scusata. Ma come fa invece questo giornalista ad essere così stupido e presuntuoso?
Sandro Veronesi si è incazzato tanto, e giustamente, perché Lorenzetto ha messo in dubbio l’esistenza di questa malattia. Ma se anche quella della malattia fosse stata una scusa, se anche, semplicemente, Veronesi non avesse avuto voglia di leggere quelle bozze, come può pretendere di giudicarlo per questo?
Quelli come Lorenzetto sono dei fanatici pericolosi, che non aspettano altro che giudicare il prossimo, possibilmente indirizzandolo verso l’inferno.
Dovrebbero riflettere, e magari rileggersi il vangelo, già che ci sono. E vergognarsi.
Per sfaccettare il quadro, vorrei aggiungere che non appare sorprendente che a pubblicare il libro sia stata la Casa Editrice Giraldi, per chi un minimo (ahilui) la conosca.
Stefano Lorenzetto! Ecco chi e’. Ha pure una rubrica su Quattroruote in cui dice banalita’ agghiaccianti, ma il direttore ce lo spaccia come grande scrittore anticonformista.
Inutile dire che lo salto a pie’ pari.
Anzi, da qualche mese boicotto Quattroruote, che e’ diventata la testata in assoluto piu’ berlusconiana d’Italia. Roba al cui confronto Libero sembra il Manifesto.
Sono perfino bravi, perche’ fare militanza scrivendo di automobili e’ dura, ma ci riescono. Ricordo un’intervista-zerbino a Berlusconi in piena escalation elettorale nel 2006 (mai fatta una a Prodi per pareggiare), un pompinazzo post-elettorale per ringraziare Berlusconi che “finalmente ci togliera’ il bollo, ecc.”.
E ora pure Stefano Lorenzetto. Bruttissima persona. Una bambolina voodoo in piu’ da spillonare.
Ho letto la vicenda e me ne sono fatta un’idea.
Leggo post e commenti e scopro una nuova fantastica chiave di lettura, il cui assunto di base è che Stefano Lorenzetto scrive per Il Giornale.
Il resto ne consegue.
OK, e dopo la chiosa nel solito stile di Virginia manca il ” anche per questo , la sinistra ha perso” di Murmur e dopo si può spegnere la luce.
Nel primo articolo di Lorenzetto per il Giornale, le frasi virgolettate della Torri in cui stronca gli scrittori “di sinistra” paiono pronunciate dalla medesima durante la straziante intervista rilasciata al coraggioso giornalista in punto di morte.
Dico paiono, perché c’è un però. Quelle stesse frasi, nell’identico ordine (Lucarelli-Scarpa-Pinketts-Scurati-Veronesi-Bignardi), la Torri le scrisse in una lettera alla Franzoni del 22 maggio scorso. Lettera pubblicata tre giorni dopo qui: http://agnesepozzi.splinder.com/post/17236424/MORIRE+DI+CENSURA
Con un’unica, piccolissima differenza: la lista degli stronzi insensibili era più ampia e così concepita:
Lucarelli
Scarpa
VITTORIO FELTRI
MAURIZIO BELPIETRO
MAURIZIO ZUFFI (giornalista studio aperto)
Pinketts
Scurati
Veronesi
Bignardi
PAOLA SAVIO (avvocatessa Franzoni)
Insomma, sarà mica che Lorenzetto ha spacciato per intervista roba tratta pari pari sforbiciando quel testo, per di più strumentalizzando il tutto (ivi compresa la scena straziante del punto di morte) per la solita propaganda spalamerda del Giornale?
NB: sul blog linkato ce n’è anche per RENATO FARINA.
Scrisse la Torri alla tenutaria del blog: “o mi sono battuta e sbattuta non sa quanto per pubblicare prima l’articolo poi, visto che non c’era niente da fare ( anche da parte di amici, come il vicedirettore di Libero Renato Farina) … Renato Farina di LIBERO: ‘Ah, Maria Grazia che bello! Hai scoperto la verità? Sarebbe stupendo! Lasciami la perizia del dottor Migliaccio ti richiamo!’ Siccome non mi richiama torno io a piedi a Libero 20 volte. Una volta ho la fortuna di incontrarlo tra un’ospitata televisiva e l’altra.’ Ma vorrai scherzare?! Un’ipotesi così fantasiosa la nostra addetta al caso l’ha scartata. Io non l’ho letta la perizia, ma non ho tempo e poi vorrai mica che al giornale io scavalchi le competenze!!” (sarebbe la cronaca nera)”.
La tenutaria del blog, in un altro post, così commenta: “Già che ci sei comunica a Renato Farina (che magari incontrerai la mattina al bar della stessa redazione) che Maria Grazia Torri è Gesù Cristo sulla Croce e sta soffrendo in Ospedale; lui ha contribuito a piazzarle un chiodo su una mano (lui sa perchè) e se lo ricordi durante le sue preghiere.”
Sottoscrivo i commenti di Koshka e di Elfi.
Mi intristisce oltremodo la mancanza di gentilezza di fronte a tutte queste morti, soprattutto se è indice della cultura italiana. Che Veronesi debba rivendicare rispetto con delle invettive, la dice tutta.
Grazie, Neri: il post mi è piaciuto molto per essere stato, fin dove possibile, interlocutorio e così facendo, tra le altre cose, per aver portato un attacco al target che se ne fotte di tutto ciò che non è schieramento.
Siamo ormai abituati a spararle grosse, senza mettere un punto interrogativo alle nostre opinioni, senza mai verificare la realtà o peggio, negando le evidenze.
La voce di Veronesi è limpida e meravigliosa nella sua invettiva: c’è solo da tacere e imparare.
Ancora una cosa: vale la pena di leggere tutto quello che Veronesi ha scritto, sì. C’è mestiere e c’è cuore.
Il punto è che una vicenda umanamente triste come questa, in cui lo squallore si incrocia con l’accidia, NON dovrebbe sempre essere ricondotta a mero sputazzamento politico.
Basterebbe ricordarsi di cosa vuol dire essere “umani” e “professionali”.
In tal senso Lorenzetto (anche se fosse seguace di Agnoletto) sarebbe comunque da bastonare.
l’assunto di base è che Lorenzetto si è comportato da figlio di puttana
poi vai a vedere e ti accorgi che scrive per il Giornale
infine coaguli le due cose e ti accorgi che non stridono
(In tutto ciò, la morte di Maria Grazia Torri, giornalista – collaborò a lungo con Frigidaire – e critica d’arte è l’unica cosa seria di tutta questa squallida vicenda. Val la pena ricordarla con questa foto, in cui inginocchiata offre quel che potrebbe essere un crisantemo a un sorridente Keith Haring:: http://files.splinder.com/783680e9d3b31c132bd8d38874fd64c1.jpeg )
Gianluca chapeau!
Questo post e la vicenda che racconta valgono tanto oro quante parole lo compongono…
MJ guarda, stavolta evito di dire la frase che ti assilla tanto.
Del resto se sei convinta che non sia come dico io, buon per te! Che posso dirti? Continua a sperare che con le Guzzanti e i Travaglio si possa cambiare o anche solo governare l’Italia. Ad maiora!
A scanso di equivoci: sulla vicenda in questione sono totalmente dalla parte di Veronesi (meglio che non scriva quello che penso dell’atteggiamento di Lorenzetto, per non incorrere in querele).
Murmur, oltre al fatto che vedo che mi attribusci pensieri non sapendo una beneamata mazza di cosa penso ( chi ti ha detto che io creda che con Travaglio o Guzzanti si possa cambiare o governare l’Italia? No, per dirne una ), rimane il fatto che, ancora una volta, dimostri che le ossessioni che proiettate sugli” altri” sono solo vostre. Vorrei solo invitarti a riflettere sul fatto che hai sentito il bisogno di tirare fuori Travaglio e la Guzzanti in QUESTO post. Non so, fai tu.
Questa è la prima parte dell’aticolo-intervista di Lorenzetto a Maria Grazia Torri:
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La guardi, crocifissa nel letto, consumata da un tumore all’esofago, l’ago della flebo infilato nel braccio, prostrata dai conati di vomito che cadenzano le risposte pronunciate come se ogni volta esalasse l’ultimo respiro, e vorresti smettere subito, chiudere qui la più crudele intervista della tua vita, scappare via, se lei non ti trattenesse ogni volta con lo sguardo, col gesto della mano, con la forza del pensiero. E ti vengono in mente le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici». Maria Grazia Torri ha fatto di più: sta dando la vita per una persona che non è sua amica, che non conosce, che non ha mai incontrato, che non le ha mai rivolto la parola, che non le ha scritto neppure una cartolina. È una donna rinchiusa nel carcere bolognese della Dozza. Si chiama Annamaria Franzoni. Tre sentenze pronunciate in nome del popolo italiano l’hanno dichiarata colpevole del peggiore dei delitti: l’assassinio del figlioletto di appena 3 anni.
Maria Grazia Torri fa il mio stesso mestiere, la giornalista, e ha indagato a lungo e s’è convinta che la madre di Samuele non sia affatto un’assassina, che il bimbo sia morto per cause naturali ancorché rarissime: la rottura di un aneurisma cerebrale, cioè di una vena dilatata per una malformazione congenita, seguita da un’emorragia subaracnoidea traumatica e da una crisi epilettica che gli hanno letteralmente fatto esplodere la testa. Ha scritto un volume di 362 pagine, Cogne. Un enigma svelato (Giraldi, Bologna), per dimostrare l’innocenza dell’imputata.
Nessuno ne ha parlato, nessuno l’ha recensito, nelle librerie non lo espongono, praticamente è rimasto un samizdat. All’inizio, non trovando un editore disposto a pubblicarlo, con la forza della disperazione era andata a offrirlo a Maddalena Toma, che ha una copisteria di testi universitari a Verona e che ora prega tutti i giorni per lei, perché guarisca.
Ho saputo dell’esistenza di Maria Grazia Torri per caso. Mea culpa. Eppure lei ce l’aveva messa tutta nel gridare al mondo la sua verità, due anni di lavoro e i risparmi prosciugati in questa che era diventata la battaglia della sua vita e che ora sta trasformandosi nella causa della sua morte.
«Ho perso il conto dei direttori di giornale, dal Corriere della Sera in giù, alle cui porte ho bussato invano. Ho parlato con Carlo Lucarelli, il conduttore di Blu notte: ha letto la prima bozza del libro, l’ha definito molto interessante ma al dunque s’è tirato indietro. Ho parlato con lo scrittore Tiziano Scarpa, che credevo un amico; già una volta aveva scambiato la mia rasatura da chemioterapia per un taglio di capelli all’ultima moda; ha fatto lo stesso col caso Cogne: non sapendo nulla di aneurismi cerebrali infantili – lui è un romanziere e un poeta, si sa – ha dato il mio libro all’Einaudi ma, invece di appoggiarlo, l’ha stroncato con una scheda di lettura in cui demoliva le “mie” teorie mediche e paragonava i neurochirurghi da me interpellati a “giullari fantasiosi”. Mi sono rivolta al giallista Andrea Pinketts: altro bidone. Ho scritto indignata sul mio blog un’apologia di Émile Zola sul caso Dreyfus: mi ha risposto stizzito Antonio Scurati, il vincitore del premio Campiello che avrebbe voluto far morire Bruno Vespa per interposto killer, dicendomi di mandargli il libro al volo perché lui non era “né un disimpegnato né un pesce lesso”. L’ho fatto: inutilmente. Idem Sandro Veronesi, altro scrittore di grido: ha accampato la scusa che aveva qualcuno malato in famiglia. Allora mi sono rivolta a La 7, a Daria Bignardi, direttrice di Donna quando io curavo una rubrica per quel mensile, ma per lei “non era abbastanza chic” occuparsi di Cogne».
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=272474&START=0&2col=
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La risposta del signor Veronesi a Lorenzetto la conoscete già…
Che tristezza … e non dico solo la vicenda Torri … ci sono di mezzo parecchi morti e sicuramente un lavoro giornalistico pessimo … però il massimo che è emerso in questi commenti è che Il Giornale è un covo di imbecilli e tutti i suoi lettori sono cerebrolesi …
Senz’altro Lorenzetto non ha verificato a sufficienza … ma in tutta onestà non è un VERO problema di tutta la stampa di questi tempi ?
Che poi, io sopporto molto poco la Bignardi. Ma non ce la vedo a rispondere che: ” non è chic occuparsi di Cogne. ” No, educatamente ( o ipocritamente, se volete ) avrà risposto che non le sembra il caso di occuparsene, ma fare quel commento sullo ” chic”, ecco, non mi sembra da persona educata come si mostra ( o si vuole mostrare, fate voi ) la Bignardi.
Rigaurdo alla questione del libro, mi pare di ricordare che neanche la famiglia Frantoni abbia mai preso sul serio il parere di Migliacci. Se la Torre teneva tanto alla Franzoni, perchè non ha chiesto conto anche lei di questa mancanza di interesse verso un libro che la scagionava?
Con la Guzzanti no e coi pompini si?
Secondo me, tutto il crucifige su Lorenzetto continua a reggersi sul nulla.
Se io, giornalista, intervisto Luigi, e la persona mi dice “ho detto CIAO a Gianni”, io PRIMA di poter pubblicare questa dichiarazione in virgolettato devo verificare con Gianni se è vero che Luigi gli ha detto ciao?
Provate, provate ad astrarvi dal caso specifico.
Intervisti Veltroni, e Veltroni ti dice “ho chiamato Berlusconi e mi ha detto che quella sera giocava a canasta”.
Voi pubblichereste questo virgolettato solo se Berlusconi vi conferma che è andata così?
MJ, innanzitutto sei stata tu, di nuovo, a tirarmi in ballo. E visto che mi hai tirato in ballo citando quella frase lì, è ovvio che ti rispondessi su quella. E Guzzanti e Travaglio, in quella frase lì, secondo me c’entrano tantissimo.
Poi, sentire da te accusare qualcuno di ‘proiettare ossessioni e parlare di “altri”‘, lo trovo, come dire, divertente…
@Angelo: concordo, però il tono dell’articolo perorava la causa dello stress causato alla Torri dai mancati supporti.
Quindi un minimo di verifica con i personaggi citati forse era il caso di farlo.
Tra l’altro la ricostruzione del Neri mi sembra un po’ faziosa (mette nella penna di Lorenzetto frasi e virgolettati che non sono mai usciti dalla penna del Lorenzetto), oltre che disordinata nei tempi.
Bastava mettere ciò che è stato realmente scritto dagli interessati:
Intervista:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=272474&START=0&2col=
Le due risposte di Sandro Veronesi, lo scrittore, una in fila all’altra perchè scritte nel medesimo giorno, all’articolo del Lorenzetto:
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1)
Caro Stefano Lorenzetto, a me dispiace molto della terribile malattia di Maria Grazia Torri, ma quella di mio padre, e cioè la ragione per cui negli ultimi sei mesi non ho potuto occuparmi quasi di nient’altro, incluso il libro di Maria Grazia Torri, non era da meno. Tant’è vero che mio padre è morto giovedì scorso. Lei dovrebbe stare più attento a sputare addosso alla gente, e a scrivere con quell’astio, anche se evidentemente è il suo stesso giornale che la incita. Né vale la giustificazione di aver riportato parole della Torri stessa, che nella sua condizione può ben essere perdonata: prima di scrivere una cosa schifosa come quella che ha scritto di me («ha accampato la scusa di avere qualcuno malato in famiglia»), avrebbe potuto anche informarsi, brutta testaccia di cazzo. Con il mio più profondo ribrezzo.
2)
No, lei non vive per sputare addosso a me. Lei sputa addosso alla sua professione, e infatti lavora per una testata per cui un qualsiasi giornalista integro non lavorerebbe nemmeno sotto tortura. Io sono semplicemente passato di lì quando, sfruttando una moribonda, le si è schiusa la meravigliosa possibilità di buttarmi un po’ di fango addosso. I giornalisti verificano. I cialtroni no. Lei non ha verificato. E per questo, per quanto mi riguarda, lei se ne andrà a farselo stroncare in culo per il resto dei suoi giorni. E quando starà per morire, come mio padre tre giorni fa, o come mia madre un anno fa, o come Maria Grazia Torri in questo momento, io pregherò Dio perché le conceda altri dieci minuti di vita, così che le stronchino il culo per altri dieci minuti. Venti, va’.
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La e-mail scritta qualche giorno dopo dal regista Giovanni Veronesi, fratello dello scrittore Sandro Veronesi, a Lorenzetto:
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«Vede signor lorenzetto io mi chiamo Giovanni veronesi e sono profondamente arrabbiato con lei. Non perché ha scritto quella enorme cazzata su mio fratello perché un errore da un demente ci può stare ma perché, una volta che ne ha avuto la possibilità, non ha chiesto scusa. anche se mio fratello l’ha giustamente aggredita con parole poco piacevoli, lei aveva il dovere di scusarsi per una simile gaffe. E ora veniamo a noi, brutta faccia di merda. Tu spera solo di non incontrarmi mai, nemmeno per errore, neanche tra vent’anni, perché uno sputo in faccia non te lo toglie nessuno. Sul tuo sito c’è la foto della tua bella faccia da stronzo e da lì si capisce già di che cazzo d’uomo stiamo parlando, comunque il mio consiglio è il seguente: chiedere scusa sei ancora in tempo per farci fare una brutta figura a noi fratelli che siamo stati veramente volgari ma data la situazione anche tu, che sei un idiota, capirai. Arrivederci allo sputo in faccia»
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La replica di Lorenzetto:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273535&START=0&2col=
Chiedo venia, le due risposte del Veronesi scrittore sono separate dalla prima replica del Lorenzetto.
Angelo, lo so che sembra folle, ma in altri Paesi dove esiste il giornalismo si fa appunto così.
Angelo, non è esattamente come dici. Il c.d. limite della verità, cui sono tenuti i giornalisti, non viene soddisfatto semplicemente riportando in modo fedele le dichiarazioni rilasciate, ma anche operando un vaglio su tali dichiarazioni in modo da valutarne la veridicità, alla luce ad esempio dell’autorevolezza della persona intervistata e delle «ulteriori circostanze del caso». Non so se tu riesca a definire serio il lavoro di un giornalista che prende per buone accuse così basse e le riporta senza alcuna verifica, senza nemmeno dare la possibilità agli accusati di difendersi: io no. E valuto ancor meno serio il comportamento di un giornalista che, accortosi della figuraccia, anziché scusarsi decide di giocare al rialzo, tirando in ballo nella sua sciocca polemichetta la morte di altre persone.
Quindi nessun crucifige, ma nemmeno il “reggersi sul nulla” di cui parli tu.
Tuttolibri, se ti riferisci a quello della Stampa, esce il sabato mattina, però.
Angelo: sì, dovresti farlo, o per lo meno dovresti preoccuparti se quello che ti sta dicendo l’intervistato rientra o meno nella diffamazione. In questi casi il giornalista dovrebbe far capire che prende le distanze da ciò che il suo intervistato sta dicendo. Un banale: “è sicuro di quello che dice? se ne assume la responsabilità?”.
Murmur, era una battuta. E’ apparsa Virgina e poi di solito spunti tu a sparare le tue sentenze. E l’ho scritto. Però, sì, ti ritengo piuttosto indicativo di un modo di pensare. Secondo me , tra qualche anno i tuoi commenti potrebbero essere oggetto di studio, sotto la voce:” Come è potuto accadere”?
P.S Inutile che insisti. I due non c’entrano proprio niente. Qui, sotto questo post, non c’entrano niente.
Va bene dai, “era una battuta”.
Anch’io ti ritengo, insieme a molti altri qui, indicativa di un modo di pensare.
Che, come unico risultato, ha quello di avervi fatto rodere il fegato per 15 anni, e promette di farvelo rodere per altri 15. Ma non sono responsabile della vostra salute psicosomatica.
Che poi dai, non sei stupida, lo sai bene che nei commenti al post il discorso è immediatamente scivolato (anche da parte tua) verso i lettori-elettori e tutta la solita solfa dei coglioni che voterebbero Berlusconi. ho solo allargato appena un pò il discorso.
Murmur, dai, sai fare di più e meglio che l’andare a ruota.
” Sei indicativo di un certo modo di pensare ”
” e pure tu lo sei, gnègnè”.
IL fatto è che il mio ” scivolare verso un certo tipo di discorso deriva proprio dal post. Mi piacerebbe pensare che gli elettori de IL Giornale ( che non mi risultano siano di sinistra, per cui abbi pazienza, dovrò dire lettori più o meno ascrivibili alla destra ), ecco, mi piacerebbe pensare che ci siano state lettere indignate oppure perplesse al Direttore. Non so, un segno di vitalità. Ti risulta? Così come non mi risulta che ci siano state rimproveri o critiche verso lo ” scoop” di Libero. Forse una letterina o due, giusto per.
Insomma, se non vuole essere definito ” co*****one” l’elettore-lettore di destra potrebbe pure mostrarsi meno tale.
E’ che non è la sinistra che vi ” disegna così ” no , sembrate proprio così.
Dev’essere antropologico, MJ.
Serra dixit.
Hai ragione, siamo persi nel torto, siamo brutti sporchi e cattivi. Siamo la peggio Italia, non degni di voialtri.
Leggasi il 5° commento di Agnese Pozzi
Siete proprio l’Italia che non legge bene..
Anche buttarla sull’esagerazione e sul grottesco è uno dei tanti metodi per eludere le questioni e tipiche di un certo modo di fare, Murmur.
bellissimo post..da qui la domanda:xchè Neri scrive così poco su macchianera?
No no, la mia non era un’esagerazione. Magari.
Il fatto è che non si può scrivere un post tipo “famo squadra” e con qualche slogan, oltre ad una ricostruzione della storia un po’ diciamo reindirizzata. Per fortuna ci sono i riferimenti all’originale, seppure con l’allusione che bisogna aver lo stomaco …
A me non frega nulla di Lorenzetto, forse l’avrò letto 2 volte in vita mia. Quando ho letto l’intervista e la reazione successiva di Veronesi (che peraltro non è niente male …:-)), sono rimasta stupita dalla sua gratuita maleducazione e ho trovato persino ridicola quella successiva di suo fratello (che a quel punto poteva pure chiamarsi Carlo Vanzina). Se poi “sfruculi” un giornalista più di tanto, quello, se ha un minimo di mezzi e ragione, ti bastona. Come poi ha fatto Lorenzetto.
A me ora fanno ridere i puristi della correttezza giornalistica. Un virgolettato è una dichiarazione sotto responsabilità del dichiarante. Pensa te se uno che intervista un altro riportando le sue risposte debba andare a verificarle tutte. Diffamazione? Distanze da ciò che il suo intervistato sta dicendo? Comprensione della reazione di Veronesi perché gli è morto il padre e quasi derisione della Torri, morta anche lei?
Provate a cambiare i personaggi di questa storia e vedrete come i neo-puristi dell’intervista si dilegueranno in un secondo credendo a tutto sulla parola. In nome di satira, libertà e il solito quant’altro.
PS: le analisi sul DNA del paese hanno stremato come nemmeno la corazzata Potemkin. Fatevene una ragione. Cominciate anche a contemplare la possibilità che anche voi, – un pochino, in fondo come tutti, chi più chi meno – siete sfigati.
certo che Veronesi è un po’ esagerato, però…
Dimenticavo di aggiungere che certo modo di fare è proprio uguale a quello di Lorenzetto. Viene paro paro da certi giornali, certi giornalisti. Letto, e mutuato da certi lettori e commentatori che però negano, fortissimamente negano che ci sia questa influenza. Nel momento stesso in cui ne fanno sfoggio.
OT: virginia,
ma quante volte hai guardato la corazzata potemkin?
Virginia, la tua perentoria definizione di virgolettato te la sei inventata un po’ così, di’ la verità. Di quale responsabilità parli, giuridica, morale, o che cosa? No, perché se parli di quella giuridica ti sbagli, almeno secondo la giurisprudenza assolutamente prevalente.
Quanto alla quasi derisione della Torri, sei sicura? Cioè, se uno si prova a ipotizzare che il suo libro semplicemente potesse essere poco interessante o scritto male è quasi derisione?
“Pensa te se uno che intervista un altro riportando le sue risposte debba andare a verificarle tutte.”
Ma infatti, pensa te.
Virginia, Italia, 2008.
Permettetemi di consigliarvi questa pagina. http://www.stefanolorenzetto.it/pagine/fotografie.htm
Da quando l’ho vista, non ho paura di pronunciare la parola “devozione”. Prima, non so perché, ne avevo tantissimissima.
Leo, in quale paese che non sia “Italia 2008″ i giornalisti verificherebbero tutte le risposte dell’intervistato *che riportano in virgolettato*? Me lo dici, per cortesia?
Il virgolettato riporta in maniera testuale le risposte dell’intervistato, punto. A me, sinceramente, non frega nulla che il giornalista mi vada a verificare se tutto quello che dice l’intervistato è vero: a me interessa che mi riporti fedelmente quel che l’intervistato dice, questo si’!
Allora anche le interviste televisive dovrebbero subire lo stesso trattamento, giusto? Prima di essere trasmesse bisognerebbe andare a verificare OGNI risposta dell’intervistato?
Fatemi capire:
- Lorenzetto scrive un articolo senza verificarlo e facendo allusioni maliziose su azioni altrui, cioè comportandosi come la maggior parte dei giornalisti italiani;
- Indignato perché tirato in causa, lo scrittore Veronesi non trova di meglio che ribattere definendolo “brutta testaccia di cazzo” prima e mandandolo “a farselo stroncare in culo per il resto dei suoi giorni” poi, in un chiaro guizzo di creatività letteraria;
- Ma lo fa contro uno che lavora per il Giornale e ha scritto un libro “pro-life” con prefazione di Giuliano Ferrara, quindi per Neri e per la maggior parte dei commentatori va bene e Veronesi è un grande.
Giusto? Se sì… siamo messi proprio bene!
Esatto Paolo, hai capito tutto.
Paolo, tutto giusto tranne il primo punto.
Non è Lorenzetto che fa allusioni maliziose, ma la sua intervistata che dichiara che il Veronesi ha “accampato una scusa”.
Ecco, diciamo che tutta l’incazzatura del Veronesi, e del di lui fratello, è causata da quel verbo, “Accampare”, presente nella dichiarazione dell’intervistata.
Ma infatti, ma perchè poi prendersela tanto con Lorenzetto. Lui ha SOLO riportato fedelemente le parole della Torri.
Poi, oh, se nell’articolo che ha scritto non compaiono i nomi di Belpietro, Farina, Feltri, beh, sarà stato un errore del giornale.
E non si insinui che non lo abbia fatto per una precisa scelta politica, per favore. Queste sono stupidaggini da sinistrorsi che hanno perso, poveri rosiconi, perepepè.
Sì, Angelo, anche in tv.
Se l’intervista è in differita, il controllo si fa prima.
Se l’intervista è in diretta, il controllo si fa dopo.
E poi c’è il diritto di replica.
Ti sembra fantascienza, lo so, ma è semplicemente il Resto del mondo.
Facciamo un giochetto :)
Il Neri in questo post scrive:
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“Siamo a qualche giorno fa: il Giornale pubblica – firmata da Stefano Lorenzetto – un’intervista con la scrittrice, definita “in fin di vita dopo una solitaria battaglia per dimostrare l’innocenza di Annamaria Franzoni“. Il passo chiave è, ovviamente, “dopo una solitaria battaglia”.”
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In questo caso il Neri compie una manipolazione bella e buona.
Nell’intervista di Lorenzetto, quella che ha mandato in bestia il Veronesi, tale passaggio non esiste.
Quello che il Neri definisce il “passo chiave”, semplicemente non c’è.
Quella frase il Lorenzetto la scrive solo dopo aver ricevuto la prima risposta del Veronesi, solo dopo essersi preso della “testaccia di cazzo”, e poco prima di essere mandato a fare in culo.
Nell’intervista originaria, tra l’altro, il Lorenzetto non accosta assolutamente il rifiuto dei vari intellettuali alla malattia della scrittrice, come sembrerebbe da questo post.
Scrive anzi:
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Maria Grazia Torri ha fatto di più: sta dando la vita per una persona che non è sua amica, che non conosce, che non ha mai incontrato, che non le ha mai rivolto la parola, che non le ha scritto neppure una cartolina. È una donna rinchiusa nel carcere bolognese della Dozza. Si chiama Annamaria Franzoni.
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Ora, se qualcuno qui ha trovato giusto che al Lorenzetto fosse augurato di finire i suoi giorni sodomizzato a sangue, se i guardiani della deontologia giornalistica trovano adeguato che al Lorenzetto venga sputato in faccia, mi chiedo: cosa sarebbe giusto augurare al Neri?
:)
Come sempre MJ ci delizia con una puttanata delle sue: “verificate gente, verificate”, ammonisce. E poi spiega che Lorenzetto non ha riportato le accuse della Torri a Belpietro e Feltri.
Cosa ne sai, Mj, che nell’intervista la Torri quelle accuse le ha rinnovate? Dove hai verificato questa notizia? Hai per caso letto nella mente del cadavere della Torri?
* * *
Continua ad essere poco chiaro il presunto errore di Lorenzetto. I fatti raccontati dalla Torri – mi sono rivolta a vari personaggi senza esito – sono veri (anche se, ripeto: poteva dire qualunque cosa, pure che Biagi è stato cacciato, che l’intervista deve riportare quelle parole e stop).
Se la Torri riteneva che Veronesi si nascose dietro la malattia del padre per non occuparsi del suo libro, questa è un’opinione e non va verificata.
E anzi, se davvero Lorenzetto avesse voluto ordire questo complotto (ovvio, con l’aiuto della CIA e dei servizi deviati) ai danni dei Veronesi, egli avrebbe potuto (dovuto) fin da subito avvalorare l’idea della Torri raccontando che, nel mentre che il padre PURTROPPO (parola che Neri può scrivere ma Facci no. Vediamo se a me è concesso…) si andava spegnendo, il figlio faceva e diceva di tutto e di più. Ma non l’ha fatto.
Tutto vero, quindi. Qual è il problema?
Fiandri, perentoria definizione di virgolettato? Per me se uno mette le virgolette vuol dire che riproduce letteralmente una dichiarazione altrui. Sino a smentita degli altri il cui pensiero è stato virgolettato. È quindi responsabile di aver riportato correttamente le sue dichiarazioni. A quello serve il virgolettato. Però ti prego, anche Leo, spiegatemi qual è la “giurisprudenza assolutamente prevalente” in merito.
Commento 80: “Lorenzetto scrive un articolo senza verificarlo e facendo allusioni maliziose su azioni altrui, cioè comportandosi come la maggior parte dei giornalisti italiani”. Questo genio pieno di prosopopea ha fatto la sintesi senza aver letto un cavolo.
O ma l’avete letta l’intervista piuttosto che gettarvi a zerbino sull’analisi socio demografica degli orientamenti politici del Paese e tutte le solite baggianate? “Idem Sandro Veronesi, altro scrittore di grido: ha accampato la scusa che aveva qualcuno malato in famiglia”. Cioè, nel pezzo non è Lorenzetto che millanta senza verificare. Quanto alla baggianata tanto per dire che non si parla di Belpietro, Farina, ecc., la Torri dice: «Ho perso il conto dei direttori di giornale, dal Corriere della Sera in giù, alle cui porte ho bussato invano”.
Ma il punto (toc-toc…) non è questo e tutte le solite minchiate sul Paese. A me sembra evidente che il libro c’entri poco e che non sia necessario il cucchiaino per comprendere che una persona gravemente malata abbia poco interesse alla sua pubblicazione, mentre ne abbia molto di più per la diffusione di una storia in cui crede quasi irrazionalmente, plausibile o meno che sia. E che però, che cazzo, Veronesi s’è offeso e quello scrive per il Giornale. Fanculo il resto, 2008, che brutto Paese, facciamoci un girotondo.
Ah ecco Virginia, per te. Mi confermi che questa perentoria definizione te la sei inventata in po’ così, basta intendersi.
Quanto alla giurisprudenza assolutamente prevalente, fra le tante, CASS. SEZIONI UNITE 16 ottobre 2001, n. 37140, in Dir. informatica 2001, 827; CASS. 15 dicembre 2004, n. 23366, in banca dati La Legge, Ipsoa, n. 3/2008; CASS. 9 luglio 2004, n. 37435, in Dir. e giustizia 2004, fasc. 36, 36; CASS. 17 febbraio 1995, n. 1618, in banca dati La Legge, Ipsoa, n. 3/2008.
A titolo di esempio, la citata sentenza delle S.U. dice che «In tema di diffamazione a mezzo stampa, la condotta del giornalista che, pubblicando il testo di un’intervista, vi riporti, anche se “alla lettera”, dichiarazioni del soggetto intervistato di contenuto oggettivamente lesivo dell’altrui reputazione, non è scriminata dall’esercizio del diritto di cronaca, in quanto al giornalista stesso incombe pur sempre il dovere di controllare veridicità delle circostanze e continenza delle espressioni riferite. Tuttavia, essa è da ritenere penalmente lecita, quando il fatto in sé dell’intervista, in relazione alla qualità dei soggetti coinvolti, alla materia in discussione e al più generale contesto in cui le dichiarazioni sono rese, presenti profili di interesse pubblico all’informazione tali da prevalere sulla posizione soggettiva del singolo e da giustificare l’esercizio del diritto di cronaca, l’individuazione dei cui presupposti è riservata alla valutazione del giudice di merito che, se sorretta da adeguata e logica motivazione sfugge al sindacato di legittimità.»
Ora che te l’ho spiegato qual è la giurisprudenza assolutamente prevalente, secondo me, o dovresti dimostrarmi che non è assolutamente prevalente, oppure dovresti essere un po’ meno arrogante. Ma, sempre secondo me, non avverrà niente di tutto questo.
Lorenzo, c’è solo il piccolo particolare che nel link dell’ amica Agnese Pozzi c’è il testo dell’email che la Torri ha inviato a diversi soggetti. Tra questi, IlGiornale. In questa email lei fa il nome appunto di Belpietro, etc…E secondo me è stata da quell’email che è nata l’intervista.
Certo, è possibile che Lorenzetto, così ansioso di perorare la causa della Torri , non ne sapesse niente. Così come è possibile che la Torri non abbia detto quei nomi nell’intervista. Così come è possibile che il Lorenzetto si sia semplicemente basato solo sulle parole della Torri e non abbia fatto nemmeno un riscontro, non abbia chiesto in giro , nemmeno agli editori e nemmeno una ricerchina sul blog. Quanto questo vada a favore della sua professionalità lo lascio alla tua capacità di analisi. Fai tu.
Apelle, non accosta direttamente la causa della malattia al rifiuto degli scrittori. Ma mette tutto insieme in modo un po’ tendenzioso. Le chiede espressamente se il suo aggravamento dipende dalla battaglia e all’inizio scrive che la Torri ha sbattuto contro il rifiuto degli scrittori.
No. Non hai spiegato nulla. Perché non si copincollano giurisprudenze a caso se non le sai collegare al fatto di cui si sta parlando, ma soprattutto se non le si interpretano. “In tema di diffamazione a mezzo stampa”, “contenuto oggettivamente lesivo dell’altrui reputazione”
Come la mettiamo con le risposte dei Veronesi, giurisprudenzialmente parlando?
E che tu sia in malafede è provato dal fatto che hai assentito al commento 80 (allusioni maliziose).
Virginia, al commento 80 ho assentito in un tentativo di sarcasmo che – evidentemente – non è andato a segno. Per il resto, immaginavo che non avresti riconosciuto la tua figuraccia, pazienza.
Virginia, ma la tua è mancanza di ironia in fase terminale? Dev’essere brutto. Sarà colpa di qualcuno che ha rifiutato di pubblicarti qualcosa?
In pratica, cara MJ, mi stai confermando che non hai verificato affatto se la Torri abbia fatto i nomi di Belpietro, Feltri, Santoro o Biscardi nel corso dell’intervista con Lorenzetto. Però lo hai scritto.
Proprio quello che ho detto. Grazie.
Virginia, le risposte dei Veronesi sono turpiloquio, e come tali probabilmente passibili di denuncia. Però, sai cosa c’è? C’è che non si parlava di questo. Perlomeno, non ne parlavo io.
Io parlavo dell’obbligo di verificare i virgolettati.
Tu mi hai detto: citami la giurisprudenza.
Un’altra persona (che ringrazio) te l’ha citata.
Tu hai cercato di cambiare argomento.
Ma non è colpa tua: siamo in Italia, cresci respirando merda e sei convinta sia aria buona.
Lorenzo, peccato ancora che invece io non mi riferissi ( soltanto ) all’intevista.
No, poi uno dice.
Io non ho affatto cambiato argomento. Si parla di virgolettati? Bene.
Tu sostieni che un intervistatore deve verificare tutti i virgolettati riportati dalla sua intervista. Non già per l’accuratezza nel riportare correttamente ciò che è detto dall’intervistato, ma anche per il cosiddetto fatto del terzo.
Tipo non so. Se uno racconta di aver avuto alle elementari una maestra con gli occhiali (cosa che viene riportata con un virgolettato), il giornalista deve andare a verificare se sia vero, perché altrimenti può saltar fuori una maestra senza occhiali che s’incavola come una bestia …
E poi si cita la giurisprudenza sul reato di diffamazione a mezzo stampa che non c’entra un cavolo coll’eventuale decalogo del bravo intervistatore sancito dalla legge.
Dove sta qui il contenuto diffamatorio e oggettivamente lesivo dell’altrui reputazione? Sono le premesse che non esistono.
La frase finale faccio finta di non averla letta perchè non se ne può più di queste puttanate.
Vediamo un po’ se così capisci, Virginia:
- 58: io ho detto che il giornalista, anche quando riporta una intervista, deve operare un vaglio sulle dichiarazioni in modo da valutarne la veridicità
- 72: tu hai detto che ti fa ridere, perché il virgolettato è una dichiarazione sotto responsabilità del dichiarante;
- 76: io ho detto che se parli di responsabilità giuridica ti sbagli, secondo la giurisprudenza prevalente, infatti anche il giornalista ha una responsabilità al riguardo;
tu hai chiesto a me ed a Leo di spiegarti quale fosse la “giurisprudenza prevalente”;
- 88: io ti ho portato alcune pronunce della S.C. che dicono che il giornalista, in tema di diffamazione a mezzo stampa, ha il dovere di controllare veridicità delle circostanze e continenza delle espressioni riferite;
- 90, 96: tu dici che no, non va bene, perché nelle pronunce citate di parla di diffamazione a mezzo stampa e non c’entra un cavolo «coll’eventuale decalogo dell’intervistatore sancito dalla legge». Che non so che cosa sia ma forse lo sai tu.
Ora. Con estrema calma. Io ti chiedo:
dal momento che io parlavo di responsabilità giuridica, quali altre responsabilità giuridiche conosci, oltre a quella per diffamazione a mezzo stampa, riguardo al giornalista che pubblichi una intervista? Se ne conosci dimmelo, così capisco che che cosa parlavi, perché ti assicuro che io queste cose un pochino le pratico, ma il decalogo di cui parli non lo conosco proprio. In caso contrario, soddisfa il mio desiderio di allegria e spiegami bén per quale motivo le sentenze citate non riguarderebbero il tema di cui parliamo.
Si prenda il commento di Angelo (52).
“Se io, giornalista, intervisto Luigi, e la persona mi dice “ho detto CIAO a Gianni”, io PRIMA di poter pubblicare questa dichiarazione in virgolettato devo verificare con Gianni se è vero che Luigi gli ha detto ciao?”
La risposta, da un punto di vista giuridico, è no. Il giornalista è tenuto a verificare solo quando la dichiarazione costituisca una diffamazione. In tutti gli altri casi la verifica è a sua discrezione.
Con estrema calma, naturaliter.
Credo che basta il buon senso per capire che questo era il caso in cui una dichiarazione può costituire una diffamazione.
C’è forse una lieve, diciamo così, flessione nel buon senso del giornalista, che forse gli deriva dall’avere un ufficio legale a disposizione.
Caro Fiandri, il giochino del recap bisogna saperlo fare, senza poi prendertela perché quelli non capiscono.
Tu hai parlato di limite della verità riferendoti al lavoro di “un giornalista che prende per buone accuse così basse”. Già qui adombrando l’esistenza di un reato. E riporto qui la frase contenente le accuse basse, pronunciata dalla Torri: “Idem Sandro Veronesi, altro scrittore di grido: ha accampato la scusa che aveva qualcuno malato in famiglia”.
Io ho risposto che i puristi dell’intervista mi fanno un po’ ridere quando fanno le pulci a intermittenza e a chi pare a loro. E che se gli attori della vicenda fossero stati altri, questi puristi si sarebbero bevuti tutto in nome della libertà di stampa, ecc.
Tu e Leo avete detto che chiunque intervisti e riporti dei virgolettati è tenuto a verificare la qualsiasi per legge.
E qual è questa legge, chiedo io, il decalogo del bravo giornalista (ironia)?
Risposta: no, ai fini del reato di diffamazione a mezzo stampa, ecc.
Domanda con annesso esempiuccio della maestra delle elementari (ma va anche bene quello di Angelo): dove sono i presupposti per il reato di diffamazione e lesione oggettiva dell’altrui reputazione in questo caso?
Risposta: non capisci, respiri merda.
E’ un loop.
Ma io più che altro credo che basti il buon senso per capire che il suddetto giornalista, nel suo fervore semi-delirante, abbia pestato una merda di dinosauro e, anziché ripulirsi con una garbata nota di scuse, abbia deciso di tuffarcisi di testa, in questa frittatona di merda, andando a pescare quello che ha fatto Veronesi in questi mesi per dire “ah ah, lo vedi? Ma allora non era vero che dovevi passare 24 ore al capezzale del tuo povero padre”. Capito? Veronesi dovrebbe giustificarsi per non aver detto alla signora Torri “guarda, il tuo libro è una troiata senza fine e io ho cose più importanti a cui pensare”. No, siccome lui ha detto solo la seconda parte della frase questo coglione si sente autorizzato a spulciare quello che Veronesi ha fatto ultimamente per dimostrare che era una scusa. Ma io vabè, che dire.
Virginia, io non so se tu faccia la giornalista.
Magari no.
Però se lo fai, ci stai dando una lezione impagabile sullo Stato dell’Arte nel 2008: scarsa conoscenza della propria deontologia professionale, mancanza di semplice buon senso, arroganza che ne consegue, tentativi miseri di rivoltare frittatine ributtanti.
Quando la realtà è molto semplice.
Se qualcuno viene a dirti cose infamanti su un terzo, e tu decidi di riportarle, ne sei responsabile. Non puoi rifugiarti nei virgolettati, non funziona cosi. Anche se ti hanno insegnato a fare spallucce e a menare il can per l-aia, non puoi.
Niente, vedo che non vuoi rispondere.
“Io ho risposto che i puristi dell’intervista mi fanno un po’ ridere quando fanno le pulci a intermittenza e a chi pare a loro. E che se gli attori della vicenda fossero stati altri, questi puristi si sarebbero bevuti tutto in nome della libertà di stampa, ecc.”
A me questo passaggio di Virginia fa troppo sangue, comunque :)
Leo, per intanto, ti pregherei di non buttarla sul personale identificandomi con categorie, aggettivi ed altre cose per te le più spregevoli. Altrimenti sei tu quello meno intitolato da dare lezioni.
Io non l’ho fatto e quindi attieniti al punto e non disegnare la realtà.
Una donna in fin di vita viene intervistata da un giornalista del Giornale. Questa donna si è appassionata enormemente al fatto di Cogne. Scrive in un libro le sue teorie, racconta che nessuno lo prende in considerazione. Fra i tanti citati c’è uno scrittore che secondo lei ha accampato la scusa di un parente ecc. Tutto domanda e risposta. Questo è il caso.
Io non sto facendomi un baffo del reato di diffamazione né sputando sopra la deontologia professionale di chiunque. La domanda è: c’è stata diffamazione? Secondo me no. Tu ora invece sei giunto persino a dire che il giornalista si è nascosto dietro i virgolettati per nascondere la sua corresponsabilità nella diffamazione acclarata. Ora di stasera io sarò una ladra e quello un assassino.
a dare. Sono di fretta.
Di fretta o no, hai idee ben confuse.
Guarda che identificarti con una categoria e buttarla sul personale sono due cose diverse, quasi antitetiche.
Non l’ho buttata sul personale perché non ho la minima idea di chi tu sia, e ti ho identificato con una categoria perché mi faceva comodo ai fini della discussione. Anche tu l’hai fatto con me, del resto.
Secondo te non c’è stata diffamazione? Secondo me ti sbagli. E sempre secondo me ti sfugge tutta la gravità della cosa, il fatto di trovarsi alla mattina crocefisso a mezzo stampa per una cosa che non si ha fatto e che il giornalista non si abbasserà nemmeno a smentire. E’ una mancanza di sensibilità, oltre che di buon senso, che sfugge a molti giornalisti italiani, coincidenza.
Comunque quella cosa di essere “intitolati” a dar lezioni è fantastica. E non dire che è un lapsus, dai. E’ proprio che ne hai prese poche, di lezioni.
1 – intervista sul letto di morte a MG Torri, pubblicata il 29 giugno 2008, virgolettati attributi all’intervistata
2 – lettera autografa di MG Torri alla Franzoni, 22 maggio
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1. Ho parlato con Carlo Lucarelli, il conduttore di Blu notte: ha letto la prima bozza del libro, l’ha definito molto interessante ma al dunque s’è tirato indietro
2. Ho parlato con Carlo Lucarelli (…) ha letto la prima bozza del mio libro, l’ha definito molto molto interessante, ma, al dunque (…) si è tirato indietro.
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1. Ho parlato con lo scrittore Tiziano Scarpa, che credevo un amico; già una volta aveva scambiato la mia rasatura da chemioterapia per un taglio di capelli all’ultima moda; ha fatto lo stesso col caso Cogne: non sapendo nulla di aneurismi cerebrali infantili – lui è un romanziere e un poeta, si sa – ha dato il mio libro all’Einaudi ma, invece di appoggiarlo, l’ha stroncato con una scheda di lettura in cui demoliva le “mie” teorie mediche e paragonava i neurochirurghi da me interpellati a “giullari fantasiosi”.
2. Ho parlato con Tiziano Scarpa, che credevo un amico (…) per quanto avesse già una volta scambiato la mia rasatura da chemio per un taglio alla moda, ha fatto lo stesso anche col Caso Cogne. Ha finto di dare il mio libro all’Einaudi per poi stroncarlo lui stesso con una (…) scheda di lettura, dove mi criticava demolendo ‘solo le teorie mediche’. Scarpa, che fa lo scrittore o il poeta, non sapendo nulla né di aneurismi cerebrali infantili (…) si è messo a dire che i neurochirurghi portatori di una simile ipotesi erano dei ‘giullari fantasiosi’.
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1. Mi sono rivolta al giallista Andrea Pinketts: altro bidone.
2. Sono andata da quel gran bevitore di Andrea Pinketts (…) mi bidonò
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1. Ho scritto indignata sul mio blog un’apologia di Émile Zola sul caso Dreyfus: mi ha risposto stizzito Antonio Scurati, il vincitore del premio Campiello che avrebbe voluto far morire Bruno Vespa per interposto killer, dicendomi di mandargli il libro al volo perché lui non era “né un disimpegnato né un pesce lesso”. L’ho fatto: inutilmente.
2. Scrissi allora indignata sul mio Blog un’apologia di Zolà sul caso Dreyfus (…). Mi rispose indignato un tal Antonio Scurati, dicendomi di mandargli il libro al volo che lui non era né un disimpegnato né un pesce lesso. (…) ANCHE CON LUI CI FU UN SILENZIO TOTALE
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1. Idem Sandro Veronesi, altro scrittore di grido: ha accampato la scusa che aveva qualcuno malato in famiglia.
2. Volete sapere cosa mi ha risposto Veronesi? Che aveva qualcuno ammalato in famiglia
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1. Allora mi sono rivolta a La 7, a Daria Bignardi, direttrice di Donna quando io curavo una rubrica per quel mensile, ma per lei “non era abbastanza chic” occuparsi di Cogne»
2. in La Sette ho cercato inutilmente di coinvolgere la persona con cui ho collaborato come redattrice del femminile Donna, quando lei era direttrice,la fantomatica Daria Bignardi. Ma per lei ‘non era abbastanza chic’ occuparsi di Cogne.
1- http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=272474
2 – http://agnesepozzi.splinder.com/post/17236424/MORIRE+DI+CENSURA (la lettera della Torri è stata pubblicata sul web il 25 maggio 2008)
COMMENTO:
Stesse parole (in molti passaggi perfettamente identiche), stesse espressioni, stessi termini virgolettati, stesso ordine di elencazione degli scrittori: è a mio modo di vedere abbastanza fantascientifico che la povera Torri, intubata e ridotta al lumicino, ripetesse a macchinetta (stesse parole, stesso ordine degli scrittori) quanto aveva scritto nella lettera alla Franzoni il 22 maggio. Spingendo addirittura con l’intonazione Stefanetto a virgolettare quelle stesse parole che lei stessa aveva virgolettato scrivendo la lettera! (‘giullari fantasiosi”, “non era abbastanza chic”).
Ritengo, perciò, più che possibile che Stefanetto abbia rimpolpato l’intervista coi virgolettati della Torri sugli scrittori non raccogliendoli nell’intervista a viva voce con la giornalista, ma dal detto testo presente sul web dal 25 maggio.
Se questo è il caso, che l’abbia fatto di sua iniziativa o su indicazione e incoraggiamento della Torri stessa, non cambierebbe molto a proposito dei seguenti due fatti:
1) dall’elenco degli “stronzi” sono magicamente spariti tutti gli “stronzi” di destra (Feltri, Belpietro etc)
2) la parte relativa a Veronesi è stata sensibilmente modificata. Da un formalmente neutro e inattaccabile “Volete sapere cosa mi ha risposto Veronesi? Che aveva qualcuno ammalato in famiglia ” si è passati a un ben più marcato “Veronesi ha accampato la scusa che aveva qualcuno malato in famiglia”.
Se la cosa ti rassicura, correggi pure tutti i miei errori e pensa pure che io sia ignorante. Siccome non saprai mai chi fra me e te ha preso meno lezioni, sei libero di pensare ciò che vuoi.
Tuttavia, ti consiglierei almeno di non ostentare sicumera … Che già in passato hai preso delle sonore legnate, su temi specifici ovviamente.
“Guarda che identificarti con una categoria e buttarla sul personale sono due cose diverse, quasi antitetiche.”
Lascia perdere, persisti col personale. Non capisco da dove ti arrivi questa specie di repressione che somiglia vagamente all’invidia. Non riesci proprio a evitarla?
Pruno, io avevo notato soprattutto quella differeza tra ” mi ha risposto che aveva un parente malato” e ” ha ACCAMPATO La scusa di avere un parente malato”
Mi chiedevo: ma come può un malato , e grave, parlare di un malato come una ” scusa da accampare” ?
Nessuna pietà di malato verso chi è o ha un parente malato? Insomma, c’era da perplimersi.
Ora tu fai notare le somiglianze delle risposte. Già, anch’io penso che una persona in fin di vita forse non ricorderebbe bene tutte le parole, le similitudini, etc…
La seconda versione mi sembra…peggiorativa, ecco. Mantenendosi entro certi limiti, ma peggiorativa.
Scusate ma perché tutti date per scontato che il libro fosse una schifezza e scritto male? Qualcuno l’ha letto?
Neri, tu l’hai letto?
Tiziano Scarpa, per dire, nella sua nota dice che è scritto bene. Ci sarebbero da fare delle correzione, da togliere qualcosa, ma ha “trovato la lettura interessantissima per vari aspetti” tra i quali “per la scrittura vivace, avvincente e coinvolta dell’autrice (fatti salvi gli eccessi “patetizzanti” o le puntualizzazioni inutili che ho menzionato sopra).”
Non ho capito: cencio dice male di straccio? Basta saperlo.
Secondo Wikipedia oggi, 11 luglio, Lorenzetto compie 52 anni.
Spider, nessuno lo dà per scontato, è piuttosto il contrario: il libro non aveva successo e l’autrice dava per scontato che le ragioni del suo insuccesso fossero di ogni natura possibile, tranne che potesse essere scritto male, o che fosse poco interessante.
Quanto alle impressioni di lettura di Scarpa, la mia idea è che cercasse di non stroncare un libro scritto da un’amica, ma che non gli sembrasse un capolavoro. Questa è l’idea che mi son fatto io.
A proposito Virginia, ma non sarai mica te la Sanjust? :P
http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/politica/berlusconi-intercetta-2/caso-sanjust/caso-sanjust.html?ref=search
Se volete un banale contributo di un giornalista banale, qui il punto non è tanto nei virgolettati, ma fuori. Il punto è che l’endorsement di Lorenzetto pare abbastanza evidente a chiunque legga, di destra o di sinistra (nonché del resto – se ne è rimasto).
Per fare un esempio, la circostanza che davvero la Bignardi sia stata così goffa da rispondere in quel modo (…sinceramente penso sia troppo chic, per essere così goffa) diventa quasi irrilevante. Selezionando quel passaggio (nota bene, fuori dalla parte Q&A) e in quel modo, con quel tono, Lorenzetto ottiene comunque come effetto di portare dalla sua il lettore del Giornale che, sospetto, è già intimamente convinto che la Bignardi sia una virago radical-chic e tutti gli altri citati una manica di schifosi. Per chi legge, che questa dichiarazione – come le altre – sia verificata o che sia un po’ caricata dalla brava Torri, diventa semiirrilevante, se mi seguite.
Perciò, nonostante sia certamente cento volte più bravo di me e sia stato fotografato con tutte quelle persone importantissimissime (…ma io ho una foto spalla a spalla con Ozzy Osbourne. Tiè), e sul suo sito collezioni dichiarazioni di colleghi che ne attestano la giganteggiante figura di intervistatore, secondo me non ha fatto un buon lavoro. Non ha preso alcuna distanza. Vista la circostanza, umanamente può anche essere comprensibile, ma un intervistatore di livello assoluto come lui forse, dico forse, poteva fare di meglio.
PS
Più prudente di così non lo potevo scrivere. Vedete, dopo che i quattro avvocati di Zampaglione mi hanno comunicato l’intenzione di togliermi la casa per una recensione che non gli era garbata punto, non so’ più er ghepardo di una volta.
“PS
Più prudente di così non lo potevo scrivere. Vedete, dopo che i quattro avvocati di Zampaglione mi hanno comunicato l’intenzione di togliermi la casa per una recensione che non gli era garbata punto, non so’ più er ghepardo di una volta.”
Anvedi che ti combinano ‘sti radicalscicche… :P
Oddio! Ancora co sta roba? Ma che palle!
caro macchianera, chi giudica gli altri indegni di visvere e’ a mio parere uno stronzo fascista pure se de’ sinistra, e a scanso d’equivoci le vergini sono 72 (6*12) e ti toccano solo se muori in Jihad
” di destra o di sinistra (nonché del resto – se ne è rimasto).”
eccome, se ne è rimasto, ormai sul web il sedicente “resto” va per la maggiore…
(non c’entra niente ma era irresistibile)
“Per fare un esempio, la circostanza che davvero la Bignardi sia stata così goffa da rispondere in quel modo (…sinceramente penso sia troppo chic, per essere così goffa) ”
Ma solo a me la Bignardi sembra la prima cafonal choc d’Italia?
…ok ok la smetto
L’Italia è piena di stronzi, questo si sapeva già.
I giornalisti italiani in media:
a) non sanno fare il proprio lavoro
b) non sono incentivati a fare bene il proprio lavoro
Anche questo si sapeva già da tempo.
I fratelli Veronesi hanno perso un genitore e, dato ciò, se la sono presa per un articoletto su di un house-organ.
La storia della Franzoni è puramente incidentale in tutto questo, è drammatico oltrechè incredibile che venga ancora usata una povera donna come bandiera (“flag”) per spingere biechi contrasti politici.
Ma, letti tutti i commenti, pare che funzioni molto bene.
L’Italia è piena di stro**i ( ” a**holes “) questo si sapeva.
E’ avvilente ( ” depressing, disheartening, demoralizing, miserable “) che chi ha capito ( o vuole capire ) la questione del post alla ca**o di cane ( ” dog “), si senta poi in dovere di fare un commento dello stesso livello , alla ca** ( dick) di cane ( dog)
cock, non dick… la dance anni 90 è passata di moda negli 80′
Giorgio, ma si dice dickhead, non cockhead.
Da cui…
Ma se si potesse evitare di impelagarci in tale discussione sotto questo post…Te la passerei perfino per buona.
….(da articolo Lorenzetto ) …”Vi do conto, dunque, del «quasi nient’altro» di cui s’è potuto occupare negli ultimi sei mesi Sandro Veronesi, trattenuto al capezzale del padre: dichiarazione all’Ansa per segnalare di non essere «per nulla offeso della presunta “morettizzazione” di Caos calmo» (1 febbraio); conferenza stampa per rispondere alle critiche mosse dalla Cei al film tratto dal suo romanzo (13 febbraio); adesione all’«Unità day» a sostegno del giornale fondato da Antonio Gramsci (17 febbraio); dichiarazione all’Ansa per segnalare di essere «stupito e anche molto seccato», e più oltre «allibito», per il fatto «che sia stata tirata in ballo senza alcun fondamento» una scena di Caos calmo con un bambino down (17 febbraio); partecipazione a una puntata di Otto e mezzo su La7 (22 febbraio); presenza sul palco in piazza Duomo a Prato per il comizio di Walter Veltroni, candidato premier del Pd (2 marzo); annuncio della partecipazione al varietà Dottor Djembe via dal solito Tam Tam su Radiotre (14 marzo); annuncio della partecipazione al Perfect day organizzato a Torino dalla scuola di scrittura Holden (15 marzo); polemica col governatore del Veneto, Giancarlo Galan, che aveva trovato un’edizione tascabile di un romanzo pubblicato con Mondadori nel 2001, nonostante Veronesi dichiari d’aver lasciato questa casa editrice nel 1994 (26 marzo); ritiro del Prix Méditerranée a Parigi (1 aprile); partecipazione alle operazioni di voto del comitato artistico di garanzia del Musicultura festival di Macerata (29 aprile); annuncio della partecipazione alla seconda edizione di Officina Italia, festival dedicato alla creatività artistica italiana organizzato alla palazzina Liberty di Milano (12 maggio); invito (si ignora se accettato) sull’isola dell’Asinara per la rassegna cinematografica Nuovo Carcere Paradiso (16 giugno); dichiarazione all’Ansa sulla partita Italia-Spagna degli Europei: «Se la mettiamo sul testa a testa individuale, tra Calatrava e Piano lo spagnolo non tocca palla» (18 giugno). Il padre di Veronesi moriva una settimana dopo….”
Riporto questo pezzo per la precisione.
Mi dispiace immensamente che si continui con scritti velenosi solo per partito preso. Non è un modo logico di procedere. Maria Grazia Torri non aveva certo bisogno di un libro per farsi pubblicità. Era abbastanza conosciuta nel mondo dell’arte. Purtroppo non era in grado di leccare il culo a nessuno e meno che mai a questo o quel politico per far si che le sue “schifezze letterarie” diventassero dei best-sellers. Cosa che invece è capitata ad altri. Il suo destino ha incrociato la vicenda di Cogne e da giornalista qual’era, anche se di arte fino a quel punto, si è interessata, ha lottato per mostrare un’altra via per la soluzione del caso. “Chi cazzo gliel’ha fatto fare” sicuramente è stata la sua coscienza. Perchè esiste chi questa cosa ce l’ha e la riconosce in sè e la suppone negli altri. Lei era già affetta da un cancro che l’aveva devastata. Lei per la medicina ufficiale era un morto che cammina, ma camminava da sette anni. L’avevano aiutata la meditazione sui colori di Martin Broffman e la medicina omeopatica; completamente allergica a qualunque medicina. Lo stress patito per portare avanti il suo rapporto, l’unico che si basava su pareri medici e rilievi medici e non su gossip di ballerine, giornalisti da strapazzo disinformati, soubrettes, preti, criminologi. Mi chiedo se Neri lo abbia letto prima di parlarne male.
Eppure Maria Grazia ha citato Veronesi, e me ne aveva parlato molto bene di quel “caos calmo” ed aveva analizzato quel silenzio emozionale di fronte alla morte.
Maria Grazia Torri ha combattuto fino alla fine. Ed un tumore non “è un tumore punto e basta” come possono pensare gli ignoranti in materia. Il suo cancro si è risvegliato proprio per tutte le vicende legate a Cogne, al rapporto che lei ha scritto, alla verità che lei ha cercato anche stando fisicamente molto male. Non gliene importava assolutamente nulla del ritorno economico (cosa che invece importa molto a chi è sempre pronto a mettersi in vendita), lei voleva il ritorno al cuore. Perchè lei un cuore lo aveva e non avrebbe mai osato infierire su un malato terminale così come è stato fatto nei suoi confronti da gente che principalmente non ha rispetto per se stessa e poi non sa ripettare gli altri.
Quali sarebbero poi le teorie retrive che sono state diffuse in virtù della morte di Maria Grazia non è dato sapere. Piuttosto occorrerebbe andare a studiare le teorie più moderne e tra tutti la PNEI.
Anche Neri scrive in malafede, con rabbia e da disinformato. Come tanti del resto. Uno, nessuno, centomila.
dimenticavo di precisare:
SAMUELE si chiamava LORENZI e non FRANZONI …
Agnese Pozzi
Vi posso assicurare che in questi due anni sono stata testimone dei rifiuti che Maria Grazia riceveva e che sistematicamente mi comunicava, in tempi “non sospetti”. Posso anche rassicurarvi che Lorenzetto non ha cambiato una virgola di quanto dichiaratole da Maria Grazia, aiutata nelle sue dichiarazioni da due amici che conoscevano le vicende. Vi posso anche dire che mi sono incazzata per l’ennesima volta perchè lei avrebbe dovuto dire agli amici o a Lorenzetto: “contattate Agnese Pozzi per la parte medica che la riguarda”; invece nessuno mi ha contattata, tant’è che su un numero del giornale compare la mia risposta “diritto/dovere di replica” che però intendevo fosse un piccolo articolo e non una lettera al direttore. Il mio articolo diritto/dovere di replica, per supposte ragioni di spazio non è stato riportato integralmente, ma ve lo riporto qui:
OGGETTO: DIRITTO DI REPLICA (articolo Tipi Italiani-Cronache-del 29 giugno 2008)
Gent.le Dr.Lorenzetti, innanzitutto la ringrazio per aver finalmente rotto il muro di silenzio su Maria Grazia Torri ed il suo libro, per il quale ho avuto il piacere di collaborare quale autrice “a latere” per i commenti all’Atto d’accusa, i commenti alle tre relazioni mediche e per le contestazioni alla perizia Viglino; libro che le è costato un riacutizzarsi delle sue sofferenze, tanto dal ridurla in fin di vita. Spero, e prego che Dio l’aiuti ancora una volta e che sia resa giustizia all’impegno prodotto oltre le poche forze che aveva, quando ha cominciato ad occuparsi del caso Cogne.
Dal momento che Maria Grazia mi ha fatto sapere che nella stesura dell’intervista è stata coadiuvata dai suoi amici essendo allo stremo delle forze, so bene che gli stessi amici, non medici, potevano solo conoscere bene la storia personale di Maria Grazia Torri, non certo quella scientifica, per la quale nell’articolo ci sono delle imprecisioni che ho il dovere/diritto di sanare per amore della precisione. La tesi del neurochirurgo del Fatebenefratelli di Milano riguarda la rottura spontanea di un aneurisma congenito (ipotesi originariamente formulata dalla Dr.ssa Satragni), in seguito al quale si è prodotta emorragia sub aracnoidea con inondamento ventricolare, l’ipertensione endocranica, il vomito a getto, la crisi epilettica con il complesso fratturativo conseguente. Quindi per il Neurochirurgo si tratta di evento spontaneo emorragico primario endocranico. Le mie osservazioni riguardano invece altri aspetti e sono rilievi sulla dinamica fratturativa. Viglino omette di segnalare al Giudice, nelle conclusioni, la frattura occipitale (unica non accompagnata da lesione tegumentaria) che egli definisce “a mappamondo”. Questo tipo di fratture si producono per impatto violento contro superfici ampie, piatte, e dure: quindi non può essere una frattura prodottasi per rimbalzo sopra il materasso. Alcune lesioni della superficie cranica che è convessa, riguarderebbero a dire di Viglino “il solo tavolato esterno”. Anche questa affermazione confligge con la tesi di aggressione frontale in quanto un colpo inferto sulla superficie convessa del cranio in direzione antero-posteriore provoca prima le lesioni del tavolato interno che ha un minore raggio di curvatura. Inoltre le ferite tegumentarie sono talmente polimorfe che, supposto un aggressore, bisognerebbe considerare sia l’utilizzo di più armi, sia di entrambe le mani per colpire, sia di una diversa forza vulnerante. Già questi tre rilievi comprometterebbero tutto l’impianto accusatorio e non su ipotesi che sarebbe difficile dimostrare (non sappiamo, infatti, se e come sia stato conservato l’encefalo, né se sia possibile fare, dopo questi anni, ulteriori indagini sui vasi cranici, né se l’emorragia sub aracnoidea qualora verificatasi potesse essere stata di quelle senza alterazioni rilevabili dei vasi, come però potrebbe accertarsi solo sui vivi mediante angiotac). I rilievi che ho fatto si basano esclusivamente sulle affermazioni di Viglino e quindi sono dati oggettivi e non confutabili; ce ne sono comunque altri, come meglio specificato nel libro. Ad onor del vero devo anche dire che non concordo con l’ipotesi di aneurisma, sebbene abbia sempre affermato che questa possibilità andava rigorosamente considerata da Viglino insieme a tutte le altre cause possibili di emorragia sub aracnoidea, che non sono solo traumatiche e che qualora traumatiche non tutte queste sono di origine criminosa. Il piccolo ad esempio, nel tentativo di scendere dal letto, per seguire mamma e fratello, potrebbe aver perso l’equilibrio ed aver battuto violentemente l’occipite contro la testiera del letto (frattura a mappamondo altrimenti NON collocabile). Da lì potrebbero aver trovato inizio tutte le sequele, perché il cervello reagisce conseguentemente ma anche indipendentemente da un trauma e dall’entità dello stesso. Un trauma occipitale ripercuote le onde d’urto esattamente in regione anteriore frontale e fronto-orbitaria, proprio dove Samuele mostrava le uniche due lesioni di maggiore entità. Il resto sono piccole ferite di pochi millimetri e di varia foggia che non è plausibile essere state causate da un assassino che colpisce con rabbia o con cieca ferocia, con un’arma sola e con una sola mano. Sono esiti di trazioni dell’osso su galea e cute sovrastante ed esiti di tagli della cute da parte delle stesse ossa, molto sottili e taglienti, così come le descrive Viglino. L’ipertensione endocranica avrebbe diastasato fratture già prodottesi per ripercussioni anteriori dell’urto dell’occipite. Ad ogni modo invito a leggere il libro, ingiustamente ignorato dai media, per avere un quadro completo e per evitare di dilungarmi oltre. Spero di aver fatto chiarezza e proprio per chiarezza e completezza vi esorto a pubblicare per diritto di replica queste precisazioni.
Cordiali saluti
Dr. Agnesina Pozzi, Medico.
Poi fate il confronto con la lettera apparsa il 3 luglio 2008 sul “giornale”.
Ho pubblicato sul mio blog la primissima mail di Grazia;
ogni strumentalizzazione politica è inopportuna. Per quanto mi riguarda ho interpellato TUTTE le testate a suo tempo, sia di sinistra (e prima quelle) e poi di destra.
Proprio a sinistra, dove cercavo e speravo di trovare ascolto, comprensione solidarietà, e sopratutto nei blog estremi, mi sono sentita tacciare da SPAMMER, oppure zittire che tanto non fregava niente a nessuno, e così anche su un sito che credevo fosse di Travaglio ma si chiamava solo così. Scrissi anche al blog di Grillo chiedendo aiuto perchè c’era una censura mediatica TERRIBILE, ma neppure una risposta. E per verificare quello che dico c’è la cache in rete e potete cercare tutti i miei interventi nel tentativo di aprire uno spiraglio sull’altra verità.
Che il giornale sia di destra non me ne fotte un emerito c***, è stato l’unico quotidiano a rompere il muro di silenzio sull’altra verità di Cogne.
L’aneurisma è solo una delle ipotesi, ma guarda caso la censura PERSISTE, perchè delle mie osservazioni, fatte sulle dichiarazioni dell’anatomopatologo e su i suoi stessi rilievi e quindi inconfutabili, NESSUNO ANCORA NE PARLA e nemmeno Lorenzetto ne ha parlato o ha voluto approfondire con me la questione. Viglino resta intoccato e senza responsabilità, nonostante le precise posizioni del rapporto Torri.
Ora che c’entra la destra e la sinistra? Nulla. Son tutti uguali nell’informazione/disinformazione/manipolazione/strumentalizzazione/censura/preparazione/onestà intellettuale ecc ecc.
Ormai per sapere cos’è la destra e cos’è la sinistra mi dovrò rivolgere a Gaber perchè sinceramente non lo so più. Ora per me contano solo i singoli. Tutti i colori sono sbiaditi e sintetici simulacri di potere. Potere diverso ma potere, poltrone e basta;
e la base, imbecille,io, ha creduto, ha lottato per una vita dalla parte sinistra della barricata credendoci in modo acritico. Sarà la vecchiaia ma riesco a vedere il rosso, il nero, il bianco, il verde, il rosa, il giallo, solo sulla pelle e le piaghe dei malati. E basta.
ciao a tutti e scusatemi se ho scritto troppo. Non lo farò più.
Grazie della voce su questo spazio.
Agnese Pozzi
Agnese, io posso anche capire il suo dolore. Cioè, potrei-. Però, lei continua a ri-pubblicare tutte le varie manifestazioni cui avrebbe partecipato Veronesi. Come se dovesse scusarsi di qualcosa.
Mi pare che non riesca a capire che lei non ne ha NESSUIN Diritto, perchè Veronesi, per le sue vicende, non deve scusarsi di NULLA. SE non capisce questo, videntemente devo dedurne che il dolore la rende più sensibile solo verso i soggetti che le interessano e basta.
Agnese mi dispiace per la perdita subita, e lo dico da una che si è vista massacrare praticemente tutta la famiglia dal cancro nelle sue più svariate e sorprendenti forme. Però qua non si tratta di censura, no proprio per niente. Non era un bel libro punto. Poi sul livore delle risposte, Lorenzetto e Veronesi, possiamo argomentare quanto si vuole, ma censura no. Evidentemente era un libro brutto mi dispiace, ma se persino Moccia ha traovato un editore, abbi pietà evidentemente il testo della Torri era impubblicabile e non certo perchè non sapesse leccare il culo. E mi dispiace (e trovo sinceramente orribile) che tu abbia tirato fuori in maniera minuziosa tutti gli impegni di Veronesi…alle ore 12 del giorno X… per quanto mi riguarda potrebbe essere andato anche a troie la notte che gli è morto il padre e sarebbero comunque affari suoi. Quando morì mia nonna, la sera stessa dopo il funerale, uscii in paese e andai al bar a comprarmi una birra e delle patatine. Dopo qualche minuto chiunque passasse per quella fottuta piazza si sentì in dovere di dirmi che ero una stronza di merda a fare questo alla buon anima di mia nonna ancora calda nella bara. Rimasi a quel bar fino alle 5 di mattina del giorno dopo. Erano solo cazzi miei ed era solo il mio dolore. Attenzione quindi a giudicare le manifestazioni altrui.
Vi consiglio di guardare su internet chi è Agnese Pozzi e con quanto livore scriva ovunque, sempre.
A parte questo, un rapporto che cita semplicemente la diagnostica dell’idrocefalo (vomito a getto, ipertensione endocranica, hanno dimenticato nausea, cefalea, afasia e compagnia triste) in un bambino che non aveva l’idrocefalo, per giustificare una crisi convulsiva talmente violenta (e il bambino poi si è rimesso sdraiato ben bene in attesa dei soccorsi?) da procurare ferite che, toh, sembra siano state infilitte dall’esterno…
che dire?
Dio ci scampi da certi medici.
Soprattutto da quelli che credono che sia l’omeopatia, e non il cervello che crede nell’omeopatia, a tenere a bada un cancro.
p.s. Per farvi meglio capire la personalità della Pozzi vi invito ad andare sul suo blog e leggere il post ‘dedicato’ a Gavino Sundas.
Un post lunghissimo pieno di doppie a mò di sfottimento del suo essere sardo.
Questo per farvi capire che genere di persona è, quanto è matura, non per dar giudizio sulla Torri che poteva essere una degnissima persona, per carità.
Forse Agnese non ha compreso le modalità del post. Non penso che Neri sia stato pervaso da livore. Ha scritto un pezzo furbo per mettere il cappello sulle ragioni di Veronesi, icona culturale stradifendibile, soprattutto se contrapposta ad un facile bersaglio mediatico come il Giornale. E infatti tutti ci si è improvvisati giornalisti professionisti, giuristi e persino critici letterari, sempre in virtù di quel partito preso.
Io sarei propensa a prestar fede alla sincerità della passione folle della Torri senza soffermarmi sulla consistenza delle sue teorie. Per me conta zero disquisire sulle qualità letterarie del suo libro. Sarebbe ridicolo, data la mole di spazzatura che si riversa in librerie e supermercati, ma soprattutto sulla rete. Visto che su quest’ultima, poi, siamo abituati a leggere le più fantasiose teorie su complotti di natura interplanetaria. E men che meno val la pena di stare a cavillare astiosamente sulla qualità delle reazioni conseguenti alla morte di una persona cara, con allegate assegnazioni di diritti alle scuse.
L’unica cosa che mi sento di dire ad Agnese, e credo che sia un dato da oggettivo, è questa.
I fatti di Cogne hanno subito una tale consunzione mediatica, uno sfruttamento talmente vergognoso, non senza la connivenza della stessa Franzoni, che chiunque oggi è pronto a fuggire anche dalle verità più acclarate, per timore di cadere nel ridicolo.
Lorenzetto ha portato alla ribalta questa passione della Torri e la reazione di Veronesi è stata come minimo evitabile nei toni.
Ma oggi si prende posizione persino sulle previsioni del tempo. Si presta fede alle teorie più astruse e folli, sempre per partito preso. E quindi non capisco perché si debba far la corsa a dar della folle alla Torri o alla Pozzi solo perché dio Veronesi s’è incazzato per un pezzo del becero giornalista del Giornale.
Proverei a guardare in prospettiva. Si guardi ad esempio – su un piano mediatico di ben altro spessore – come si sta evolvendo la storia di un’icona mondiale come Betancourt, che nessuno si permette di criticare in virtù del dramma che ha vissuto, neppure se oggi ammazzasse qualcuno. Io sono stata strafelice per la sua liberazione, ma dopo poco si sono sentite tali cazzate (sparate da lei e poi da altri) che non so sino a che punto mi sentirò di restare in muto e ossequioso rispetto per la sua vicenda.
Purtroppo la malattia della Torri è intervenuta con tempismo eccessivo. Fra qualche tempo, magari, sorgerà fior di letteratura sulle sue teorie. Fondate o meno che fossero. E ripartirà il circo mediatico.
Virgina,
prova, semplicemente, a metteri nei panni di Veronesi e a sentirti ” accusare” di usare tuo padre malato come ” scusa”.Poi tuo padre muore Dopodichè, prova ad immaginarti di scrivere ad un giornale adirato, certo, perchè vuoi chiarire che invece la cosa è vera, e il tizio che ha riportato la cosa, invece di rispondere qualcosa tipo:” devo riconoscere che Veronesi ha ragione, pur non accettando il suo tono. D’altra parte, io ho solo riportato le parole dell’intervistata , ma chiedo scusa se la cosa è risultata offensiva o fuori luogo.
Ecco, prova ad immaginare tutto questo e poi dopo vedi se riesci ad immaginare come appaiono i tuoi tentativi di ” inquadrare” e mettere in prospettiva ( e non può mancare la frecciatina verso i meriti di Veronesi, il suo status di intellettuale ) e i perchè e percome e poi dimmi se il tuo commento non sembra quello che è: solo un patetico tentativo di eludere la questione .
Virginia, quanto all’improvvisarsi giuristi non so se ti riferissi a me, ma se ti riferivi a me ti invito prima a rispondere al mio quesito, altrimenti qualcuno potrebbe anche pensare che parli a vanvera.
“solo un patetico tentativo di eludere la questione”.
Dinanzi alla pluri-campionessa olimpica di patetismo faccio un passo indietro. Eludere la questione. No dico, come se si fuggisse dinanzi alla giustizia: “Imputato! È vero o no che lei …” Ma che è, parliamo di tasse, c’è da confessare un reato?
Fiandri, occhio al labiale: “ci si è”. Dai, guarda che non l’hai inventato tu il reato di diffamazione. Forse non ti rendi conto che sei tu quello sull’orlo del vaneggiamento. O continui a proporre un quesito inesistente perché convinto di essere diventato membro onorario del Csm oppure non hai diciamo letto qualche mio commento precedente.
Virginia, forse non sai che non è obbligatorio scrivere commenti. Non solo, può pure evitare di fare brutte, pessime figure. Per dire, eh?
La conclamata incapacità di entrare nelle questioni, di esprimere opinioni proprie di senso compiuto trova sfogo nell’insultino personale, nel moralismo d’accatto, nei processini idioti. A mo’ di auto-rassicurazione, “tiè, gliene ho cantate quattro”.
Lo dico per l’ultima volta, soprattutto per liberarmi definitivamente di questa zecca che periodicamente si attacca ossessiva alle mie caviglie: discuto anche accanitamente, ma sulle idee, i fatti. I riferimenti personali fini a se stessi sono vigliaccate di una tale miseria che non prenderò MAI PIU’ in considerazione i loro autori. S-ciaf (ciabattata sulla zecca).
Sul tema non ho più nulla da dire. Saluti.
Virginia, i commenti tuoi li ho letti, ma non mi pare chetu mi abbia detto che quali altre responsabilità giuridiche conosci, oltre a quella per diffamazione a mezzo stampa, riguardo al giornalista che pubblichi una intervista. Ti ripeto il quesito, tanto per divertirmi a vedere quali altri giri ti inventerai pur di non ammettere la figuraccia.
Virginia, tu hai scritto:
” E men che meno val la pena di stare a cavillare astiosamente sulla qualità delle reazioni conseguenti alla morte di una persona cara, con allegate assegnazioni di diritti alle scuse.”
Dato che sono io quella che aveva parlato di ” diritto alle scuse” , allora mi sono sentita in in dovere di rispondere lla parte del tuo commento che riguardava me per spiegare perchè , secondo me, bisognava solo tacere, di fronte alla situazione di Veronesi. Ma niente, preferisci ancora una volta svicolare, e ritornare ( tentare di, veramente ) al tuo solito ruolo di fustigatrice dei commentatori.
P.S Saresti quasi divertente nel ruolo della scocciata che vuole liberarsi di un fastidio, se non fosse che sei quella che invece in questo commentario sta prendendo discrete sberle ( metaforiche) Cosa tra l’altro abbastanza evidente , te lo assicuro. E se non fosse che sei TU che sei intervenuta per criticare le posizioni degli altri. Quindi, non fare la poveretta che viene attaccata, appellandoti pure a presunti attacchi personali che esistono solo nella tua fantasia.
Adesso vi dirà che la state invidiando intensamente.
Devo una risposta da ieri, ma poi MN è saltata.
Sarò lunga e noiosa, ma siccome vedo che Fiandri permane incaponito – e si fa pure bello – sul concetto che io abbia fatto una figuraccia ecc., approfondisco. Così mi diverto un po’ anch’io.
Non ho dato alcuna definizione perentoria di virgolettato, ma solo la mia interpretazione.
Penso che un intervistatore che ricorre all’uso del virgolettato debba innanzitutto premurarsi di riportare accuratamente il pensiero dell’intervistato. Non credo che debba stare a verificare la veridicità di ogni singola risposta (esempiuccio della maestra con gli occhiali) come avete sostenuto. Altrimenti, in nome del “c.d. limite di verità” a 360°, dovrebbe vagliare tutto, anche le affermazioni più semplici: date, parentele, “ieri sono andato in bagno”, “mio fratello è stato bocciato in prima elementare”, “Ferrara Platinette barbuta”, “Bush vinse le elezioni a mani basse”, “mi ruppi un braccio in terza media”, eccetera.
Ora Fiandri, mentre io esponevo il mio misero pensiero senza aiutini nei commenti 87 e 96 (non essendo né giornalista né avvocato di professione, anche se per lavoro mi è sempre stata sottintesa la capacità di comprensione del codice civile), si è fatto bello copincollando 4 sentenze di Cassazione. Sentenze che, a quanto pare, non ha compreso se non addirittura letto (mio commento 90).
Prendiamo una delle quattro sentenze citate da Fiandri, quella del 15 dicembre 2005:
“IL GIORNALISTA INTERVISTATORE E’ ESENTE DA RESPONSABILITA’ PER LE DICHIARAZIONI RESE DALL’INTERVISTATO, SE LE RIFERISCE CORRETTAMENTE
(Cassazione Sezione Terza Civile n. 23366 del 15 dicembre 2004, Pres. Vittoria, Rel. Talevi).
Nel caso in cui il giornalista intervistatore si limiti a riferire parole effettivamente dette dell’intervistato senza modifiche o commenti, affinché possa parlarsi di legittima espressione del diritto di cronaca e si applichi quindi l’esimente dalla responsabilità civile per danni, debbono sussistere i seguenti elementi:
A) la verità (oggettiva o anche soltanto putativa, purché l’intervista sia stata raccolta in modo serio e diligente) circa il fatto che nelle circostanze di tempo e di luogo indicate dal giornalista il soggetto intervistato ha effettivamente esposto le affermazioni in questione; verità che non è rispettata quando, pur essendo vere le affermazioni riferite, ne siano, dolosamente o anche soltanto colposamente, taciute altre, idonee a mutare pesantemente il significato delle prime; ovvero quando, con il ricorso ad accostamenti suggestionanti di singole affermazioni dell’intervistato capziosamente scelte e/o mutamenti dell’ordine di esposizione delle medesime, si pervenga ad una presentazione dell’intervista oggettivamente idonea a creare nella mente del lettore (od ascoltatore) una rappresentazione della realtà dell’intervista medesima falsa in tutto od in parte (rilevante);
B) la sussistenza di un interesse pubblico all’informazione in questione, derivante dalla qualità dei soggetti coinvolti, dalla materia in discussione o da altre caratteristiche dell’intervista”
Nell’ambito della sentenza del 9 luglio 2004, sempre citata da Fiandri, la parte che ci interessa al limite (ma non ci siamo) è quella che si riferisce all’intervista:
“Nel caso di intervista a contenuto oggettivamente diffamatorio, l’intervistatore ed il direttore responsabile del giornale non rispondono del delitto di diffamazione, per la sussistenza della scriminante della verità putativa, se l’autorevolezza della persona intervistata, valutata in una con tutte le circostanze del caso concreto, lasciava ragionevolmente presupporre la veridicità delle dichiarazioni rese dall’intervistato.”
Tra l’altro, ne ho per caso scovata un’altra:
“Il giornalista non risponde per avere pubblicato un’intervista a contenuto diffamatorio, quando abbia correttamente indicato che le opinioni riportate sono altrui, e non abbia mostrato – neanche surrettiziamente – di aderire a esse. Cassazione penale, sez. V, 16 dicembre 2004, n. 4009”
Siccome penso che sia abbastanza vile ricorrere agli aiutini googlando e copincollando testi (senza peraltro leggerli) e berciare alla figuraccia altrui, dando dimostrazione di essere sprovvisti di un minimo di correttezza – ché pretendere capacità di interpretazione o cognizioni, a questo punto, è mera illusione – resterei sulle opinioni personali. Al momento, quelle di Fiandri non mi sono ancora chiare, visto che ha citato sentenze che affermano il contrario delle sue teorie. Le sfide sulle capacità di copincollare le lascio ai segaioli pseudo-ideologici che affollano la rete.
Per me se l’intervistato esprime una sua opinione, all’intervistatore spetta anche il compito di valutarne le implicazioni e le conseguenze sia in capo al dichiarante, che è il primo responsabile di ciò che dice, sia dinanzi al rischio giuridico nei confronti dei terzi, in caso di presenza di “lesioni oggettive della altrui reputazione”. Penso che questo tipo di responsabilità sia soprattutto professionale.
Secondo me Lorenzetto ha riportato le affermazioni di Torri non riscontrando alcun tipo di illecito giuridico. Per giunta, se la Torri, nella sua appassionata voglia di denunciare le sue opinioni, ha interpretato la risposta di Veronesi come l’ennesimo pretesto a testimoniare il totale disinteresse delle persone a cui si è rivolta, non vedo dove stia la responsabilità giuridica del giornalista, peraltro delimitata già dalle sentenze riportate da Fiandri..
A chi poi ha avuto la compiacenza di riportare le dichiarazioni dell’articolo confrontandole con quelle contenute nella lettera, forse sarà sfuggito che nella lettera c’erano affermazioni nei confronti di terzi queste sì passibili di conseguenze giuridiche. Affermazioni che nell’articolo sono state omesse, salvo che la Torri non le abbia ribadite nell’intervista.
Quanto a Veronesi, penso che avesse il diritto di infuriarsi. Ma non in quel modo, aggiungendo pure la sua personale visione sul Giornale e sul giornalista. In quel modo. Anche perché, in nome del “c.d. limite di verità” citato da Fiandri, noi non possiamo sapere se quello fosse o no un pretesto, aldilà delle successive verifiche svolte da Lorenzetto.
Ripeto infine che mi fanno ridere le considerazioni dei puristi del virgolettato a intermittenza. Soprattutto quando, in nome della libertà di stampa, di espressione, della satira, di varie ed eventuali, più famosi giornalisti se ne fregano bellamente della responsabilità giuridica, ricevono querele, magari le perdono pure e restano delle grandi penne del giornalismo nazionale nell’opinione di alcuni.
Molto bene, Virginia, vedo che non rispondi alla mia domanda ma implicitamente, forse senza accorgertene, una risposta me la dai. Le sentenze che mi hai citato lo sai che cosa trattano? Te lo dico io così facciamo prima: della diffamazione a mezzo stampa. Allora dovresti deciderti, una volta per tutte, se la diffamazione a mezzo stampa c’entra con la responsabilità di cui parlavo io oppure no. Ti rispondo io, che sono avvocato, che mi occupo proprio di diritto dell’informazione e che le sentenze in questione le ho citate già in altre occasioni (forse in modo pertinente, visto che mi hanno dato ragione): sì, la responsabilità giuridica tipica del giornalista che riporti una intervista è quella per diffamazione a mezzo stampa.
Scendo un filo nel dettaglio non tanto per amore di verità o perché speri di farti capire (visto che, se dovessi giudicarti solo da quello che leggo qui, non mi sembreresti proprio in grado di capire queste cose), ma per puro spirito polemico e perché quando sento una persona dire cose molto sciocche con l’aria di aver capito tutto, mi va il sangue alla testa. È un mio difetto. Quanto alla viltà dei miei comportamenti, lascia stare che ci fai più bella figura.
Come ho – invano – tentato di spiegarti, nel commento 58 avevo detto che il giornalista deve operare un vaglio sulle dichiarazioni dell’intervistato in modo da valutarne la veridicità, alla luce ad esempio dell’autorevolezza della persona intervistata e delle «ulteriori circostanze del caso». Visto che si uso testualmente le parole delle sentenze che poi ho riportato, poi magari mi spiegherai (ma so che non lo farai) perché tali sentenze affermerebbero il contrario di quello che dico.
E infatti tu, non io, hai detto che un virgolettato è una dichiarazione sotto responsabilità del dichiarante e che l’intervistatore è esente da responsabilità se riporta fedelmente le parole dell’intervistato. Io allora ti ho spiegato che la giurisprudenza assolutamente prevalente dice il contrario di quello che dici tu. Ed è proprio così. Le sentenze che “ti danno ragione” (i.e.: che dicono che all’intervistatore basta riportare per filo e per segno le parole, per essere esente da responsabilità giuridica) sono assolutamente minoritarie, non ho detto che non ve ne siano, no detto che sono assolutamente minoritarie (provo a ripetere più volte il concetto e a metterlo in grassetto, tante volte ti servisse a comprenderlo). Peraltro forse non sai (ma, se uno non conosce troppo bene una cosa, dal mio punto di vista farebbe meglio ad essere meno presuntuoso) che gli orientamenti delle Sezioni Unite della Cassazione sono – quanto ad importanza e autorevolezza, certo da noi non v’è il precedente giudiziario vincolante – di gran lunga prevalenti su tutte le altre, e che le Sezioni Unite hanno detto che non basta al giornalista riportare alla lettera le dichiarazioni dell’intervistato, dovendo comunque controllare la veridicità delle circostanze e la continenza delle espressioni riferite, salva la possibilità di effettuare tale controllo mediante altri elementi, fra i quali la qualità dei soggetti coinvolti, ed altri elementi: sono le famose ulteriori corcostanze del caso di cui si parlava prima.
Quanto alla questione del limite della verità, ancora una volta Virginia, ti stai avventurando in un campo che non è il tuo, ma non è così facile, un po’ tocca studiare se si vuol fare i giuristi. Il limite della verità (come quello della continenza espressiva, come quello dell’interesse pubblico: sono questi i tre “canoni”) costituisce, tecnicamente, una “scriminante” alla diffamazione a mezzo stampa. Cioè: tu commetti l’illecito di diffamare qualcuno sul giornale (oppure ti accusano di averlo fatto), e tu dici “l’illecito ci sarebbe, ma ho la scriminante (detta anche “causa di giustificazione”) che stavo correttamente esercitando il diritto di cronaca, dal momento che i tre canoni della verità, continenza e interesse pubblico erano rispettati”. Ora, se uno dice “Mi ruppi un braccio in terza media”, oppure gli altri esempi porti tu, dove starebbe la diffamazione? L’esempio da fare è un altro: se io in una intervista dico “Pinco Pallino è un ladro”, allora Pinco Pallino mi può fare causa sentendosi diffamato (e può farla al giornalista per omesso vaglio sulla veridicità), e io gli posso opporre un documento che prova che lui è proprio un ladro, e che quindi è rispettato il limite della verità.
Fiandri, non farti venire il sangue alla testa. Il fatto che tu sia avvocato e ti occupi di informazione, sebbene ti riabiliti ai miei occhi – data la mole di sedicenti professionisti che googlando oggi si credono medici, domani avvocati e dopodomani premi Nobel – non fa di te un padreterno, posto che non sai che cognizioni ed esperienze io abbia. Non essendo un avvocato, non tengo il computo di sentenze di Cassazione o quant’altro. Ma ho scritto decine e decine di comunicati stampa con annessi virgolettati, molti dei quali di una certa delicatezza, che ho dovuto vagliare non solo in rapporto al codice, ma anche alle disposizioni Consob.
Troppo spesso voi avvocati vi attorcigliate verbosamente su questo o quel disposto, perdendo di vista il punto per il quale vi si consulta. Almeno, questa è la mia esperienza. E ti assicuro che, nel consultarmi con loro (alcuni dei quali molto noti), ho faticato non poco per ricevere una risposta pertinente al caso che sottoponevo. E con questo mi auguro che tu abbia sgombrato il campo dalla certezza di avere a che fare con persone molto sciocche con l’aria di aver capito tutto.
Qui non stiamo discutendo se il reato di diffamazione a mezzo stampa c’entri con la stampa, non credi? Non stiamo ragionando di fattispecie giuridiche. Il punto – almeno il mio – è che siccome si è adombrato che il giornalista in questione non fosse stato accurato sulla storia dello scrittore e che quindi potesse essere incorso nel reato di diffamazione perché tenuto a verificare tutto, ma proprio tutto ciò che gli veniva riferito, io nel commento 87 ho detto che egli è responsabile di aver riportato fedelmente il pensiero dell’intervistato attraverso il virgolettato. Fatti salvi i contenuti oggettivamente offensivi, tipo quelli a mio parere apparsi nella lettera. E questo credo che rientri in primis nella sua responsabilità professionale. Qui pensavo di averti dato una risposta sostanziale, prima che formale. In generale, se tu non svolgi accuratamente il tuo mestiere, prima di tutto rischi di perdere il lavoro o, come minimo, di vedere compromesse la tua credibilità e le tue possibilità di carriera.
Tu hai sostenuto che no, il giornalista era senz’altro passibile di accusa per diffamazione nel caso (cit. :“Non so se tu riesca a definire serio il lavoro di un giornalista che prende per buone accuse così basse e le riporta senza alcuna verifica, senza nemmeno dare la possibilità agli accusati di difendersi: io no.”). Sei partito già dal presupposto che si fosse in quell’ambito. Io no. Quindi è inutile che mi ricordi che le sentenze pertengono al reato di diffamazione eccetera. Qual era infine la questione: che il parente dello scrittore stesse realmente male o che egli avesse preso a pretesto quel fatto reale per rigettare le richieste della Torri?
Poi ti sei peritato di citare sentenze che in sostanza attestavano l’esenzione da responsabilità dell’intervistatore per le dichiarazioni rese dall’intervistato. E quella del dicembre dà pure definizione di verità nella fattispecie: “La verità che deve sussistere è “(oggettiva o anche soltanto putativa, purché l’intervista sia stata raccolta in modo serio e diligente) circa il fatto che nelle circostanze di tempo e di luogo indicate dal giornalista il soggetto intervistato ha effettivamente esposto le affermazioni in questione”. A me è parsa chiara. Ora, se questa sia minoritaria o meno, non lo so. Ma il fatto che tu l’abbia citata presumerei che sia autorevole.
Quanto al testo da te successivamente riportato, che presenta le premesse “Nel caso di intervista a contenuto oggettivamente diffamatorio” (siamo in quel caso?), direi che ci sono ampiamente gli estremi perché le circostanze lasciassero “ragionevolmente presupporre la veridicità delle dichiarazioni rese”.
Quanto infine alla tua conclusiva asserzione sul limite della verità, ove mi starei avventurando, mi spiace, ma nella fattispecie, seppur sgradevole, Lorenzetto ha risposto.
PS: non so usare il grassetto nei commenti e detesto l’uso delle maiuscole.
Direi che dici schiocchezze anche se fossi Franzo Grande Stevens, non mi interessa quali esperienze tu abbia avuto, leggo quello che scrivi qui. E, nota bene, non ho affatto detto che sei sciocca, ma che dici sciocchezze. Così come spero che tu non stessi dicendo che sono vile e scorretto
E ora veniamo ai contenuti.
1) «Qui non stiamo discutendo se il reato di diffamazione a mezzo stampa c’entri con la stampa, non credi?» (Virginia, commento 145). «E poi si cita la giurisprudenza sul reato di diffamazione a mezzo stampa che non c’entra un cavolo coll’eventuale decalogo del bravo intervistatore sancito dalla legge.» (Virginia, commento 96). Ti rendi conto della contraddizione? Ecco.
2) «Tu hai sostenuto che no, il giornalista era senz’altro passibile di accusa per diffamazione nel caso [...] Sei partito già dal presupposto che si fosse in quell’ambito.» (Virginia, commento 145). Ma quando l’avrei detto? Non mi attribuire cose che non ho detto. Io non sono partito da questo presupposto e anzi mi ero nemmeno posto il problema riguardo a Lorenzetto: se leggi bene il mio commento 58, vedi che ho parlato della sua serietà ma non ho mai, proprio mai, detto che fosse passibile di accusa per diffamazione. Della responsabilità giuridica “dei giornalisti” (non ho affatto parlato di Lorenzetto), così come di quella “etica”, io ho parlato per rispondere ad Angelo, che diceva che basta riportare fedelmente le parole dell’intervistato per essere immuni da critiche (o da crucifige).
3) Se rispondi a me, te lo dico ancora, devi basarti su quello che dico io. Io non mi sono mai sognato di dire che il giornalista è tenuto a verificare tutto, ma proprio tutto ciò che gli viene riferito: ho detto – e ripeto – che deve operare un vaglio sulle dichiarazioni dell’intervistato in modo da valutarne la veridicità, alla luce ad esempio dell’autorevolezza della persona intervistata e delle «ulteriori circostanze del caso». Non ho ancora capito perché queste “mie teorie” sarebbero smentite dalle sentenze che ho citato, meno che mai dalle S.U. le quali proprio dicono che «al giornalista stesso incombe pur sempre il dovere di controllare veridicità delle circostanze e continenza delle espressioni riferite». Il che non significa mettere automaticamente in dubbio tutto ciò che l’intervistato dice, ma nemmeno sentirsi dispensati da qualsiasi responsabilità per il semplice fatto di aver riportato fedelmente un virgolettato. E qui non sto a dilungarmi sul significato che dottrina e giurisprudenza attribuiscono all’espressione «purché l’intervista sia stata raccolta in modo serio e diligente», diciamo che al riguardo posso richiamare il commento 118 di Paolo Madeddu.
4) Sul limite della verità io, lo ripeto ancora, non ho mai detto che Lorenzetto ha diffamato o che ha scritto cose diffamatorie. Credo che abbia accostato affermazioni e dati in modo volutamente suggestivo, malizioso e scorretto. Credo che non si sia comportato come una persona e un giornalista serio. Ma questo non c’entra, io rispondevo ai tuoi esempi e ti spiegavo che il limite della verità non deve essere sempre invocato sempre e per qualsiasi parola venga stampata, ma solo allorquando qualcuno vi sia l’accuso di aver diffamato, ecco perché i tuoi esempi erano fuori bersaglio.
Veniamo al punto. Non essendo io avvocato, Franzo Grande te lo rimbalzo serenamente. E siccome ti sei premurato di precisare di non avermi dato della sciocca, ti rimembro il precedente: “non mi sembreresti proprio in grado di capire queste cose”. E poi ti faccio notare che tu hai tenuto a precisare di essere un avvocato eccetera e io ti ho risposto in merito. Capisco che tu abbia pensato di assestare un colpo mortale dicendo di essere avvocato. Però, siccome la tua precisazione ha sortito pochi effetti, facciamo conto che ognuno di noi si basi solo su ciò che si scrive qui.
È evidente che non condividiamo il concetto di contenuti.
1. Non copincollo un bel niente. Se uno dice che c’è giurisprudenza sul comportamento di un intervistatore professionista, mi sono chiesta – ironicamente – se esistesse un decalogo ad hoc, sancito dalla legge. Qualcosa che disciplinasse il tutto, al di fuori della deontologia professionale, insomma. E uno tira fuori le delibere di Cassazione sul reato di diffamazione.
2. Certo. Però il post parla di Lorenzetto e non di Marco Travaglio. Vedi che la serietà di un giornalista è un concetto che non puoi dirimere giuridicamente. Se tu fai un elenco di giurisprudenze sul reato di diffamazione senza esporre un tuo pensiero personale onesto, sono io che ti chiedo di rispondere alle mie domande.
3. “Io non mi sono mai sognato di dire che il giornalista è tenuto a verificare tutto, ma proprio tutto ciò che gli viene riferito”, ecc. Ah no? Lasciamo perdere. Resta sul punto e molla la dottrina. Se sei avvocato dovresti sapere che questa va pure interpretata. Che cavolo vuoi dire, in sostanza, in soldoni o quello che ti pare, sul tema? Se la questione è che Lorenzetto non sia un giornalista serio, potevi risparmiarti i riferimenti alla Cassazione, che, per quanto tu riporti ulteriori minutaglie, la sostanza è, date le premesse stracitate, l’esenzione da responsabilità dell’intervistatore. Arrivi persino a citare il Madeddu, come se fosse un testo da opporre in un dibattimento ….
4. Bene. Ora ti discosti dalla diffamazione, ma: “Credo che non si sia comportato come una persona e un giornalista serio”. Questa è una tua opinione che vale tanto quanto la mia, ma come pure, alla peggio, quella di chi copincolla. Oppure, mediamente, come quella di chi, pur essendo avvocato, manifesta orientamenti politici. Peraltro legittimi.
Quindi, per quanto mi stia divertendo in questo scambio, ti pregherei di non tediarmi ulteriormente con le tue lezioni di legge.
Virginia, io non sarò intitolato, ma tu stai veramente a spaccare il capello per una sciocchezza. Bastava un po’ di buon senso.
C’è un virgolettato con accuse gravi? Si controlla.
Altrimenti poi nascono casini, come questo.
Il problema è che certi giornali sui casini ci campano, è vero pure questo.
Niente Virginia.
Avevo detto che se dovessi giudicarti solo da quello che leggo qui, non mi sembreresti proprio in grado di capire queste cose, ma ora dico che se dovessi giudicarti solo da quello che leggo qui, non mi sembreresti proprio in grado di capire un bel po’ di cose.
Per cui lascio perdere.
Continuate, vi prego!
” E poi ti faccio notare che tu hai tenuto a precisare di essere un avvocato eccetera e io ti ho risposto in merito. Capisco che tu abbia pensato di assestare un colpo mortale dicendo di essere avvocato. Però, siccome la tua precisazione ha sortito pochi effetti, facciamo conto che ognuno di noi si basi solo su ciò che si scrive qui.”
Questa è proprio bella. Una scrive ” fantasiosi giuristi”, oppure ” gente che crede che basti cercare su google, l’altro gli risponde: ” veramente , putacaso,io sarei del ramo…” ed ecco che si risponde ” hai TENUTO a precisare che sei avvocato” e ” la tua precisazione ha sortito pochi effetti” , come se niente fosse. ( quello di mandare a ramengo i commentini pretenziosi sulle competenze evidentemente NON acquisiti con google, no?)
Ovvero, la credenziale della competenze viene richesta a seconda che faccia comodo o no.
Davvero, avete finito? No, perchè era piuttosto divertente.
No Mj, non ce la faccio più
:)
Io sono troppo poco intitolato per continuare.
No dai. Ti sei intitolato da solo tante di quelle volte che ormai hai una wild card a vita.
E stavolta, infine, “bastava un po’ di buon senso”.
Per Fiandri e quello Intitolato. Quando si parla di contenuto diffamatorio dei virgolettati, di responsabilità, di affermazioni gravi, di andare a verificare, di giornalisti poco seri, buon senso, ecc. (Sinceramente, buon senso qui mi fa ridere).
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna¤tArticle=IS21Q
E quando si parla di pietose spiegazioni, scorrettezze, indignazioni varie, come si permette, giornale di cialtroni, ecc.
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna¤tArticle=IS0WA
Segnalo questo passo memorabile: “C’è il giornalismo che pretende di ricostruire la verità. C’è un altro giornalismo che sa di non poter afferrare con una presa sicura l’intera storia che racconta. E’ un giornalismo consapevole di un limite e accetta di lavorare a una continua approssimazione della verità, cosciente che non saprà mai davvero che cos’è la verità, ma saprà che cos’è la menzogna. La indicherà ai suoi lettori. Vi si opporrà, per quel che poco o molto che è in grado di fare. E potrà ripetere ai pochi o ai molti che gli concedono ogni giorno fiducia: “Non vi abbiamo mentito”.”
Ecco, questo passo lo porterei in Cassazione perché rielaborino le loro sentenze. L’”approssimazione della verità”. E costui, se non sbaglio, è pure vice-direttore.
Tolgo un link, causa moderazione. Per Fiandri e quello Intitolato. Quando si parla di contenuto diffamatorio dei virgolettati, di responsabilità, di affermazioni gravi, di andare a verificare, di giornalisti poco seri, buon senso, ecc. (Sinceramente, buon senso qui mi fa ridere).
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna¤tArticle=IS21Q
E quando si parla di pietose spiegazioni, scorrettezze, indignazioni varie, come si permette, giornale di cialtroni, ecc. leggere pezzo dell’intervistatore in merito.
Segnalo questo passo memorabile: “C’è il giornalismo che pretende di ricostruire la verità. C’è un altro giornalismo che sa di non poter afferrare con una presa sicura l’intera storia che racconta. E’ un giornalismo consapevole di un limite e accetta di lavorare a una continua approssimazione della verità, cosciente che non saprà mai davvero che cos’è la verità, ma saprà che cos’è la menzogna. La indicherà ai suoi lettori. Vi si opporrà, per quel che poco o molto che è in grado di fare. E potrà ripetere ai pochi o ai molti che gli concedono ogni giorno fiducia: “Non vi abbiamo mentito”.”
Ecco, questo passo lo porterei in Cassazione perché rielaborino le loro sentenze. L’”approssimazione della verità”. E costui, se non sbaglio, è pure vice-direttore.
” ma saprà che cos’è la menzogna.”
Appunto, Virginia. Grazie di avere pubblicato questo pezzo.
Lorenzetti aveva gli strumenti per sapere cosa era menzogna e cosa no. Non li ha utilizzati.
Ognuno può giudicare se è stato perchè non ha potuto o non ha voluto.
[...] Neri, Macchianera, 9 luglio [...]
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