Rivoluzione dei costumi


Cuba, scuola primaria (via Flickr)

Mantra: il problema di questo Paese non è che si parli di come vestire la giovane Nazione prima di risolvere il problema della fame nel Mondo; problema di questo paese è che per vestire un esercito d’italiani (purché senz’armi) s’apre il pubblico dibattito democratico, il quale – senti un po’ come finisce – darà occasione ad un gruppo di pornomani sui tredici di dire la loro circa l’illiberalità dell’articolo 3 della Costituzione. Su Lucignolo.

È la declinazione italiana dei concetti di Libertà e Democrazia, bellezza.

Sasaki, che sa di dire qualcosa di Sinistra, è per il ritorno dell’uniforme a scuola. Chi scrive, senza lodi a Mariastella Gelmini – che dovrebbe solo svolgere il compitino senza chiedere il permesso alla Maestra -, crede che le divise scolastiche nazionali (pussa via fazzoletto verde) dovrebbero essere spedite a tutte le famiglie con figli, a spese di chi se le può permettere e con buona pace dei Presidi, entro il 31 30 settembre. Dalle elementari fino alle scuole superiori o, concedo, fino alla maggiore età.


Cuba, scuola secondaria (via Flickr)

Prima l’alta moda in Italia, le eccellenze, il made-in-Italy, e vorrete mica dire – adesso – che in due mesi è impossibile far uscire da fabbriche tessili qualche milione di divise?
Eppure stiamo qui a parlarne. E a sentire sempre le stesse tabelline imparate a memoria.

Che pensi al finanziamento della scuola pubblica, la Gelmini. E che diamine, quando andate dal fornaio incontrerete mica uno che v’ammonisce per essere lì, in quello stesso momento, e non al fianco di chi muore di stenti? La scuola pubblica non funziona, certo, perché tagliare fondi all’istruzione per sedare camionisti è da gente che merita di perdere le elezioni. Al pari, pensare che la scuola pubblica non funzioni solo perché la busta paga degli insegnanti è magra, beh, se la gioca con il credere che le divise scolastiche risolvano non già il problema della fame nel mondo, ma anche solo il marcimento culturale.

La divisa scolastica è una violazione del diritto d’autodeterminazione. Che ormai questo è il destino semantico della parola: individualismo giovanile.
(Variante). La divisa scolastica preclude la libertà d’espressione e rende tutti uguali. Paura, eh? Non chiedetevi cosa può fare un vestito per voi, chiedetevi cosa voi potete fare con qualsiasi vestito addosso. Assumiamo poi che ogni persona sia diversa dall’altra: basta, per annullarla, qualcosa d’identico che copri il nudo? Me cojoni, che unicità.

Il Fascismo, a chiudere c’è il Fascismo. Perché il Fascismo, si sa, è da ricordare per la divisa dell’Opera Nazionale Balilla. Non si può non averne coscienza, della divisa dell’Opera Nazionale Balilla. Che diamine: la democraticissima Russia post-comunista, slanciata verso il futuro, baluardo di Libertà e Giustizia, tagliò negli anni ’90 con il passato, abolendo le fin lì indigeste uniformi scolastiche comuniste.

Mariastella Gelmini: convochi stilisti, imprenditori del tessile e spedizionieri; vedrà che farà bene anche all’economia. Che sennò alla prossima si apre un dibattito serrato tra penna blu e penna nera nelle scuole.

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36 Comments

  1. La scuola pubblica non funziona anche e soprattutto perché la busta paga degli insegnanti è magra.
    Le divise sono -probabilmente- una delle ennesime stronzate.
    Macchianera langue.

  2. Morosita, “Macchianera langue” te lo puoi risparmiare. Grazie cara. Che langua per via della mia presenza potrebbe anche starci, se non fosse una presenza tanto episodica per via del tempo rapinatore. Per il resto, nulla langue.

    Quanto alla sostanza: gli stipendi degli insegnanti non-precari (quello dei precari è un altro mondo, di fame) sono bassi, e siamo d’accordo. “Bassi” specie se rapportati al contributo dato alla collettività, come si sarebbe detto una volta.
    Ma vuoi dirmi che un insegnante lavorerebbe con più motivazioni, stimoli e slanci qualora guadagnasse 100 euro in più al mese. Permettimi, ma l’immagine non è bellissima.

  3. Gentile Diego,
    non era affatto mia intenzione collegare la tua firma al fatto che Macchianera langua. Ti chiedo scusa se ho offeso la tua sensibilità, ho fatto un accostamento poco felice, in effetti, ma ti garantisco che pensavo a tutt’altro e che per natura non sono mai così stronza :)
    Tornando al post, sì, Diego, ti garantisco che l’incentivo dei soldi, più banalmente detto, è uno stimolo importante e pazienza se l’immagine non sia da libro Cuore, ma è esattamente questo.
    Potrei scrivere un libro sulle esclamazioni di chi fa questo lavoro e gira gira finiscono tutte sul discorso stipendio e credo che ciò avvenga più che in ogni altro lavoro. Il perchè non lo so o meglio, lo so, ma non mi va di alimentare la fiera dei luoghi comuni né in questo posto né altrove.
    Un abbraccio.

  4. “La scuola pubblica non funziona anche e soprattutto perché la busta paga degli insegnanti è magra.”

    Eh si…diamogli altri 2 soldi a sti funkcazzisti menefreghisti ignoranti post sessantottini

  5. Non sei parsa stronza (e poi io AMO una stronza), semplicemente cazzara, se posso permettermi. E la mia sensibilità non ne risente, sono fatto di tungsteno.

    Sull’affaire busta-paga: beh, lavorare per passione (lavorano mica in un’acciaieria) con uno stipendio dignitoso anche se PARZIALE rispetto a sacrifici e contributo, non mi sembra un’immagine da libro Cuore. Mi sembra invece molto borghese e capitalista l’idea che per lavorare di più e meglio, PERFINO nella Scuola, la leva máxima sia la carta moneta.

  6. “La scuola pubblica non funziona” perché tutti i genitori hanno il figlio perfetto e l’insegnante vuole punire il bimbo e quindi non ha nessuna autorità e nessun metro di giudizio valido.

    “La scuola pubblica non funziona perché LA FAMIGLIA NON FUNZIONA”

  7. Beh, Stefano, ci siamo. Ma vai un po’ a decostruire il mito della famiglia, in questo paese.

    Prima ancora della proprietà privata, andrebbero abolite le associazioni dei genitori.

  8. Anche io la pensavo come te e consideravo un capriccio capitalistico questo dello stipendiuccio in più e inorridivo al pensiero che tale capriccio fosse apparso anche tra i banchi di scuola, poi ho cambiato idea, quando ho capito che il danaro serve innanzitutto alla dignità professionale, e soprattutto in questa società di Costantini e zoccoline-zoccolone, e poi a vivere.

    P.S.
    1) cazzaro è una parola che non mi piace. Preferisco gattara.
    2) Alle persone di tungsteno non credo mai (in senso ontologico, non credo che esistano). Al limite credo all’omino della Bialetti.
    3) Mi fa piacere che tu ami una stronza.
    Porgile le mie più sentite condoglianze.

  9. Da secoli le divise sono sempre piaciute soprattutto ai regimi, siano essi di destra o di sinistra.
    Guardatevi intorno e individuate chi porta una divisa, sono militari e gente che si occupa del contatto col pubblico in grandi aziende.
    Il valore simbolico è comunque sempre lo stesso, l’umano in divisa è in divisa per un preciso motivo, perché in quel momento è prima di tutto parte del gruppo che la divisa rappresenta che un individuo.
    Il sottotesto dell’imporre una divisa è molto chiaro: “qui le tue idee non contano, sei in un gruppo con delle regole che non decidi tu e non seguirai le regole perché ti sembrano ragionevoli o giuste ma solo perché sono le regole e proprio per questo motivo cominci subito a seguirne una senza nessuno scopo pratico: vestirti come vogliono le regole, non puoi controllare nemmeno una cosa superficiale come il tuo aspetto”.

    E’ di sinistra tutto ciò? Sì, una certa sinistra sì.

  10. PS. In realtà la storia del grembiulino è aberrante solo accidentalmente, a qualche rincoglionito probabilmente fa piacere vedere tutti gli studenti col grembiulino ma non è per questo che si vuole fare.

    E’ tutto parte del piano più grande che comprende anche gli esami di riparazione e l’altra storia dei debiti da saldare entro agosto (?). Chiamiamola “operazione serietà”, qualcuno deve aver deciso che la scuola italiana deve sembrare più seria. Ma tutte queste manovre sono solo apparenza (specie i grembiulini), se si volesse una scuola più seria bisognerebbe cominciare ad eliminare i tanti insegnanti incompetenti che bazzicano il luogo e poi passare a segare davvero gli studenti, senza tanti esami, esamini e esami di riparazione a rimandare la bocciatura.

  11. E[X], per prima cosa a me il grembiule fa schifo. L’ho portato, ed era davvero brutto. Parlo di divise, uniformi: che siano vestiti, non parananze.

    E comunque i paesi dove sono più diffuse le uniformi scolastiche sono quelli anglosassoni, con l’aggiunta di qualche democrazia asiatica e qualche PVS (in rispetto di un’eguaglianza almeno formale). Non mi risulta siano mondi orwelliani, ad eccezione di uno dove anche con le uniformi sono riusciti a far emergere disuguaglianze.

    Tu pensi ad Orwell, io penso solo ad un po’ di pacifica disciplina. E non dispiacerebbe neppure l’alzata di bandiera.

  12. Pensa un pò, a me sembra invece molto borghese, snob e radical chic l’idea che per lavorare bene il compenso sia un qualcosa di marginale.

    Comunque per una volta son d’accordo. Anzi io oltre a reintrodurre le divise, farei recitare ogni mattina l’Inno Nazionale con la mano sul cuore.

  13. Un po’, si scrive un po’ e non un pò, per la miseria…

    Insomma, gli insegnanti dovrebbero guadagnare molto di più (e anche lavorare un po’ di più). Dovrebbero essere sottoposti a rigorosi controlli circa la loro produttività e mandati a casa senza remissione dei peccati al primo errore. Le famiglie dovrebbero entrare a scuola chiedendo il permesso e stando zitti e muti davanti agli insegnanti e i ragazzi dovrebbero studiare di più, molto di più altrimenti calci in culo. Solo così si risolverebbero, in minima parte, i problemi della scuola italiana. Se poi si abolisse l’apposito ministero e si facesse fare tutto a una squadra di presidi dopo 20 anni di esperienza non sarebbe male. La Gelmini? In miniera. In grembiule, naturalmente…

  14. 1) il controllo della produttività degli insegnanti, fatta eccezione per alcuni dati formali (presenza in sala insegnati o numero di pomeriggi passati a scrutinare) è controllo degli insegnati. Non meniamocela. Un lavoro qualitativo, empatico, legato a infinite variabili personali di docente, discente e contesto nonè commensurabile. Lo pensano solo torvi aziendalisti che pensano che il sapere sia simile ai bulloni che fuoriescono dalla fabbrichete che tanto amano.

    2) Il salario. non capisco perchè l’insegnate debba essere un curioso idealista fuori dal mondo, tipo un amish, per non pensare ai soldi che prende nel suo lavoro. La nostra identità è data anche dal denaro (sono tentato di dire soprattutto, ma stiamo bassi). O qualcuno pensa che sia possibile insegnare e risultare credibili agli occhi del figlio dell’idraulico che prende di paghetta dal babbo quanto una mesata del prof?

    3) la divisa, peur nella giustificazione non peregrina di attenuare (forse) la gara alla griffe dei ragazzi, è sostanzialmente una forma di uniformità estetica che non promette granchè?

    4) l’alzata di bandiera in questo Paese, dove il leader di una forza di governo disse di volerla gttare nel cesso, è ridicola. Siamo uomini o caporali?

    5) varie ed eventuali

  15. “Tu pensi ad Orwell, io penso solo ad un po’ di pacifica disciplina”

    Io penso che la scuola sia un posto per imparare a pensare in modo originale e intelligente, non per imparare la disciplina dell’obbedire a regole stupide.

    Il feticismo acritico della bandiera invece mi fa soprattutto schifo.

  16. @ piti: non so quale sia la tua esperienza ma con il passare degli anni ho scoperto che molti dei miei insegnanti non conoscevano bene la materia che insegnavano. La loro ignoranza era decisamente commensurabile.

  17. lungi da me la difesa degli insegnanti che non sanno, e ce ne sono, certo.
    ma insegnare è per un quarto sapere e per tre quarti trasmettere. Ci sono fior di luminari che non saprebbero insegnare tre per quattro.
    Data una soglia minima, sulla quale concordo, il resto è capacità empatica.
    Come si misura l’empatia?

  18. Murmur, sono d’accordo. Peccato che non l’abbia mai detto. Ho detto che sulla BASE di uno stipendio dignitoso (altro che margine, è presupposto), non è la leva della carta moneta che fa lavorare di più e meglio.

    E[X], allora dimmi: vedi in giro tanta originalità? No, perché senza che si siano imparati – quanto a media – i fondamenti della disciplina, che sono i fondamenti del rispetto, e senza che si siano seguite regole “stupide”, io tutti questi risultati non li ho visti. E sono il primo ad esigerli. Vedo il processo opposto, semmai: conformismo.

    L’alzata di bandiera era una boutade, e figuriamoci: speravo che Mutu segnasse quel rigore per veder togliere quei tricolori impolverati.

    Piti, sul controllo degli insegnanti ti do ragione tutta la vita. Quanto al salario: beh, io credo che andrebbe ridiscussa TUTTA la struttura salariale del Paese, e figuriamoci se non sarei favorevole ad un aumento retributivo per gli insegnanti. Ecco, però io credo che sia ora di pensare alle identità di categoria scindendole dal reddito: se il figlio dell’idraulico si sente un potere attributivo di credibilità basato sulla busta paga, non per questo va adeguata la busta paga, ma va educato il figlio dell’idraulico. Difficile, frustrante ma, dici bene, state lì per trasmettere.

  19. Sul fatto che insegnare sia per tre quarti trasmettere mi trovo pienamente d’accordo. Fare l’insegnante richiede (purtroppo?) molta più vocazione che fare l’operaio o, forse, anche il neurochirurgo.

    Da questo a dire che non è possibile valutare minimamente la “bontà” complessiva di un insegnante, mi sembra un atteggiamento troppo arrendevole o fatalista.

    Come tutti, anch’io ho conosciuto molti insegnanti assolutamente incompetenti (quasi mai per preparazione, quasi sempre per fannulloneria o assoluta mancanza di vocazione), e il controllo sul loro operato era praticamente nullo. Questo non è accettabile.

    Ma la cosa più importante di tutte e di cui spesso non ci si rende conto, è che avere pessimi insegnanti si ripercuote soprattutto sul figlio dell’operaio. Ché il figlio del torvo aziendalista si può permettere, in ordine crescente di censo, corsi di ripetizione, scuole private, o di fermarsi alla licenza media.

  20. morosita, per dire, io ti amo da mesi, forse da anni. Tempo fa ho fatto un giro nel tuo blog e mi sono convinto che la donna per me esiste, e sei tu.

    Mi parevi sprezzante ultimamente nei miei confronti.

    Sono tuo.

  21. murmur, buono il finale scolastico in crescendo del ricco!

    diego, sul fatto di rieducare il figlio dell’idraulico a che metta al primo posto l’insegnante e non la busta paga mi sento di dire una sola cosa: vasto programma…

  22. Sono solo io a non capire mai niente di quello che scrive Diego, per la maniera contorta in cui scrive?

  23. Per Carlo M.:
    Alle volte è contortissimo Diego, ma ammetto che in questo post è più comprensibile (ha messo le figure :))

    Per Diego:
    scherzo, tu che sei di tungsteno

    Per Piti:
    corri a prendermi su un cavallo bianco ed entreremo nella storia degli spot dei docciaschiuma.
    I’m waiting for you, ya..

  24. Quest’anno mio figlio era d’esame di III° media, ho implorato gli insegnanti di bocciarlo (vi assicuro somaro vero) sono stato guardato e giudicato un padre pazzo sia dai genitori dei compagni di mio figlio sia dagli insegnanti….ha ragione Stefano.

  25. La divisa limiterebbe le differenze tra i ricchi ed i poveri eallevierebbe le spese ai parenti.
    La divisa annullerebbe i problemi che nascono dal diritto degli arabi di far portare il velo alle loro donne.
    Nei migliori collegi inglesi, ci si identifica con il colore della cravatta ed il blazer blu o verde. Non vedo che mancanza di libertà ci sia per un’infermiera o un dottore di portare un camice o a un meccanico di vestire una tuta. Naturalmente, perché siamo in Italia, la divisa dev’essere subito firmata da qualcuno sennó non é buona. . .Con la carta igienica assortita forse?

  26. Ho letto solo oggi tutti questi commenti e vorrei dire la mia: sono un’insegnante.
    Per quanto riguarda i soldi sto con chi dice che il denaro non è tutto, importante è lavorare bene e vedersi riconoscere i propri valori sia dai genitori che dalle istituzioni, io conosco un’altra scuola da quella descritta dai ministri! …la divisa è veramente un tuffo nel passato e nel fascismo (se è obbligatoria)! Se i migliori psico pedagogisti fino ad ora ci hanno parlato di benessere a scuola da un punto di vista fisico e psichico, non capisco perchè dobbiamo imprigionare i bambini in grembiuli, spesso scomodi e stretti, che fanno caldo, che rendono goffi ed impacciati e che non rendono tutti uguali, perchè a volte purtroppo non lo siamo (quando si parla di diritti) e sempre (“se Dio vuole”) siamo tutti per natura e cultura diversi!

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