Daniele aveva un cane.

Daniele aveva un cane. Il cane e Daniele stavano sempre insieme, credo. Io Daniele non lo conoscevo. Non sapevo nemmeno il suo nome. Non ricordo la sua faccia, non so quanti anni aveva. Daniele sembrava molto giovane e stanco, ma non ci ho mai fatto davvero caso. Sono passata davanti a Daniele senza vederlo, tutti i giorni due volte al giorno per circa sei mesi, andando al lavoro e tornando a casa. 

Daniele non credo avesse un lavoro e nemmeno una casa. Però aveva un cane di grossa taglia che sembrava randagio. Invece era di Daniele, mi pare. Non saprei, non gliel’ho mai chiesto. Io non mi sono mai fermata a parlare con Daniele. Daniele invece una volta mi ha chiesto una sigaretta. Andavo al lavoro di fretta. Ho un lavoro io, mica come Daniele che se ne stava al bivacco giorno e notte, estate e inverno, con la pioggia e col sole, sul marciapiede davanti all’Upim di Corso San Gottardo. Ho fatto finta di non aver sentito e ho tirato dritto.

Non ricordo la voce di Daniele. Non ricordo il suo sguardo perché non l’ho mai incrociato. Le persone come me hanno paura delle persone come Daniele. Hanno paura di diventare Daniele e allora rivolgono gli occhi altrove. Preferiscono non sapere che lì, buttato sul marciapiede, c’è un mucchio di sogni infranti uguali ai propri; che avvolto in una coperta assieme a un bastardo fedele, c’è questo Daniele.

Non so chi fosse Daniele, non sapevo nemmeno il suo nome fino a ieri sera. Tornavo dal lavoro e ho visto fiori e biglietti sul marciapiede al posto di Daniele. Non conoscevo Daniele. Daniele aveva un cane, mi pare.

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45 Comments

  1. Attestato di stima condizionato…
    Spesso trovo i tuoi post un po’ troppo melliflui….
    non mi unisco certo all’eletta schiera che ci sputa sopra come su quello di una milano piovosa, ma sinceramente leggo un po’ troppo poco cinismo per la realtà che ci circomda…
    Questa volta credo che le tue parole delicate come sempre siano le più giuste per dare un pugno nello stomaco di tutti noi che tiriamo dritto…
    senza paternalismi ne attacchi a questa società infame che non sempre dà da mangiare…
    Nzomma grazie..
    zao zao

  2. Grazie Pruno, quella foto è un colpo allo stomaco. E’ esattamente la scena che ho visto io quella sera. Il post lì sopra l’ho scritto un anno fa per la mia rubrichina su E Polis. Quando è uscito, pochi giorni dopo, qualcuno l’ha ritagliato e l’ha appeso assieme ai bigliettini di cordoglio.

  3. Questo è un bel post.
    Oserei però dire che stava meglio con i comments off.
    Perchè dice tutto nel giusto modo e nei giusti toni, i commenti possono solo togliere.

  4. Letto. Visto (lo foto). Sentito. Una realtà che sentiamo sempre lontana non è mai in realtà stata così vicina. Potrei parlarvi di una “Daniela” che ha avuto la forza, la fortuna e il coraggio (anche delle persone che le stavano intorno… anche se non la conoscevano)) di ricostruire i sogni che la realtà le aveva infranto. Non a tutti riesce, ma è per questo che sarebbe giusto lottare al fianco di Daniele e soprattutto farlo contro l’impotente indifferenza di chi ignora senza conoscere. Forse io, per primo. Mi scende una lacrima. Di disperazione.

  5. Ma chi era De Amicis in confronto a voi? Io in ogni caso continuo a preferire Franti alla piccola vedetta lombarda, con o senza cane.
    E davvero non capisco perchè questa storia sia un pugno nello stomaco, non è che in Italia manchino le strutture per curare i tossicodipendenti (soprattutto se di famiglia benestante).
    Ma se uno sceglie liberamente e serenamente di fare una certa vita che diavolo c’entra la società infame? Ah già dimenticavo.. è SEMPRE colpa della società, che si sa a costituita da alieni venuti da Antares IV non da noi tutti, comprese le vedette lombarde e i piagnoni per un giorno.

  6. Un inchino a Gaia Giordani per questo suo delicato ricordo ed un pensiero speciale a Daniele, una delle tante vittime del nostro egoismo cosi tanto bene espresso dal commento di @Alessio

    @Alessio scusa ma nel post c’è forse scritto che Daniele era un tossicodipendente? Sai caro Alessio quante persone finiscono sulla strada NON per scelta ( e anche qui ci sarebbe da dire) ma perchè finite sul lastrico da un giorno all’altro e prive di qualunque sostegno familiare o di semplice amicizia? Ogni tanto cercate di ragionare andando un po’ più in là del vostro naso per favore…

  7. ma perchè dovrei commuovermi per l’ennessimo punkabbbestia che crepa per overdose?
    perchè dovrei sentirmi in colpa se io vado a lavorare e lui invece viveva al bivacco estate e inverno?
    lui ha scelto la sua vita e lasua morte. massimo rispetto ma perchè dovrei sentirmi in colpa?
    a questi qui io non do mai nulla ne soldi ne sigarette, se tutti quanti facessimo cosi andrebbero alvorare invece di stare a dividersi le pulci con i cani con cui si accompagnano.

    io inserirei tra i reati anche il vagabondaggio oltre all’immigrazione clandestina.
    cosi sparirebbero anche tutti sti punkabbestia puzzolenti.

  8. Il tuo post è molto toccante, ma non dimenticare che ci sono persone per cui quella è una vera e propria scelta di vita, di gran lunga più comoda della vita di gran parte dei lavoratori onesti.

    Quando lavoravo alla COIN c’era OGNI SANTA MATTINA un viandante che ci portava 80/100€ in monetine AL GIORNO da cambiare in soldi cartacei… io me li sogno 80€ al giorno di guadagno….

  9. Premesso che il pezzo mi è sembrato abbastanza banale, “io inserirei tra i reati anche il vagabondaggio oltre all’immigrazione clandestina.
    cosi sparirebbero anche tutti sti punkabbestia puzzolenti”
    Cosa voti il partito per la razza ariana?
    Ma uno sarà libero di fare quello che cazzo gli pare? E comunque esiste già il reato di vagobondaggio, contento?

  10. Bel pezzo, adesso Zampaglione ci mette la musica e va a Sanremo, poi litiga con Frankie perchè non gli vuole prestare la Porsche.

  11. allora sotto il cielo berlusconiano di milano c’è qualche speranza.
    sono scelte di vita, ovvio , ma davanti alla morte siamo tutti uguali, o no?

  12. Appunto, cara, ci sei passata davanti per sei mesi senza farci davvero caso. Potevi almeno farci caso, guardarlo, e decidere che di lui non t’importava niente. Invece no. Nemmeno del tuo disprezzo l’hai onorato.

  13. Io di falso buonismo ne vedo poco.
    Anzi, non ne vedo per niente.
    Dietro ad ognuno di noi c’è una storia da raccontare.Non è importante chi poi la racconti e con che stile, o con quali parole.C’è una storia.Punto.
    E, questa, è la storia di Daniele.E mi ha colpita.
    Punto.

  14. MENDICANTE: “che c’hai un euro?”
    INTELLETTUALE: (lo ignora)
    MENDICANTE: “aho, tu, che c’hai un euro?”
    INTELLETTUALE: “no, caro amico. Però sappi che se e quando morirai, scriverò un pezzo commemorativo sulla tua vita che si consuma in mezzo all’indifferenza della gente, in questa città che ci logora e ci rende cinici e indifferenti, virgola, e mi pentirò del mio attuale non darti un euro. ”
    MENDICANTE: “Grazie, grazie tante!”

  15. bella cinico,
    hai descritto bellamente l’ipocrisias della giordani, che se vede uno zingaro/punkabbestia/romeno/vagabondo cambia strada.
    però poi si commuove se lo stile di vita dei sudetti li porta a morte porematura.
    uno stato che permette queste forme di degrado non è uno stato civile.
    la falsa solidarietà fa più danni di un sano regime di tolleranza zero.
    mandare ai lavori forzati gli zingari, extracomunitari senza permesso di soggiorno, punkabbestia ecc. renderebbe questo paese più pulito e sicuro.

  16. sono d’accordo con chi propone i campi di lavoro per i punkabbestia, clandestini e nomadi.

  17. Se ho scritto di Daniele, è perché ho conosciuto Daniele, ho parlato con lui, gli ho dato più di una sigaretta e mi sono fermata a fumarla con lui.

    In questo articolo mi sono fatta portavoce dell’indifferenza altrui.

    Alcuni di voi hanno il cervello grande quanto l’escremento di un topo.

  18. La mentalità di certa sinistra è identica a quella della tanto detestata chiesa cattolica: far sentire in colpa qualunque uomo, per ogni singolo male del mondo, sempre e comunque. Anche per il punkabbestia sottocasa.

  19. A volte, non sempre, ma a volte, sui commenti dei blog si assembrano talmente tante teste di cazzo – e tali teste di cazzo – dannose per l’umanità al punto che che ho paura che prima o poi mi chiedano il porto d’armi.
    Poi però, fortunatamente, ci sono anche quelli che non si chiamano Martina o Peppe.

  20. Poi, naturalmente, i cuor di leone che si chiedono “ma che cazzo state a di’” lasciano come e-mail cose farlocche tipo “daniele@daniele.com”, perché hanno il coraggio delle proprie idee e non se ne vergognano nemmeno un po’, loro.

  21. Sara’ che la citta’ dove vivevo da studente e’ piu’ piccola, sembra piu’ un insieme di piccoli paesi, pero’ da noi la mentalita’ e’ un’altra. Di “barboni” e punkabbestia ne ho conosciuti alcuni, non conosco le loro storie se non per sommi capi, e generalmente solo i loro viaggi, mai i punti di partenza, perche’ non si parla di queste cose, parlano piu’ volentieri delle storie dei loro cani, con questo sottintendendo le loro, piu’ spesso inventando vite mai vissute, ma si sa, la fantasia (o se prefereite, i sogni) aiuta (aiutano) tutti.
    E’ capitato di prendere una birra insieme, fuori dai locali, o a qualche concerto, a volte offrivo io a volte offrivano loro, piu’ spesso ognuno pagava il suo. Non capisco perche’ dobbiamo pensare non siano felici, e’ una scelta di vita, e alle “cose che capitano” ognuno reagisce come puo’ e/o vuole.

    Forse poteva andargli meglio, forse potevano capitare in una citta’ dove la gente non li ignora.

  22. Cara Gaietta,
    ma come puoi pensare di non essere presa per il culo, se scrivi un post sull’ oddioquantaindifferenzacènelmondo stile Studio Aperto e dopo, non contenta, fai seguire un commento sull’ oddiosonounacrocerossinaslashMariaTeresadiCalcutta?

    Qui pare ci sia qualcuno con un cervello grande quanto l’escremento di un Paedocypris.

  23. la paratassi sincopata è decisamente stucchevole. scritto in un altro modo il post sarebbe risultato comunque un po’ ipocrita e buonista, ma almeno non fastidioso.

  24. chissa perchè non se li tengono a casa loro, questi profumati personaggi i vari miliardari tenutari di blog multi autore.
    questi copy che se non hai la maglietta firmata non ti cagano nemmeno di striscio, si rattristano perchè c’è gente che si scansa al fetore di questi personaggi.
    certo sono pittoreschi e alcuni possono anche essere simpatici.
    ma resto dell’idea che un paese civile non dovrebbe consentire a taluni di vivere nel degrado più totale.
    magari anche perseguendoli penalmente.

  25. Caro Peppe è lo stesso principio delle dame di carità, gli emarginati sono strumento di affermazione proprio ego, servono a dimostrare qualcosa.
    Vanno quindi bene per scrivere insulsi articoli strappalacrime o per dimostrare al mondo, e soprattutto a sè stessi, di essere migliori e più buoni degli altri solo perchè ci si è commossi per questa edificante e stucchevole storia che starebbe bene tra un raccontino di De Amicis, una poesia di Guido Gozzano e un libro di Liala.
    Ora però la ricreazione è finita ragazzi, toglietevi la maschera da samaritano e asciugate le lacrime, tanto non ci crede nessuno.

  26. In quella second life fatta di crudeltà e paura in cui decisero di trasferirsi gli italiani, l’ultimo scandalo possibile, l’unico oltraggio percepibile erano i buoni sentimenti. Wii Fear.

  27. Non puzzano solo i mendicanti e coloro che non si lavano. Il fetore si leva insopportabile ed evidente anche dal razzismo di certi pensieri, poco sopra espressi nel più totale degrado neuronico. Somiglianti molto nel loro modo di esprimersi all’espulsione incontrollata di gas intestinali, con sgommatina finale.

    E probabilmente appartenenti alla stessa categoria di pensiero che ritiene faticoso raccogliere le smerdate dei propri cani sul marciapiede, che se ne frega di parcheggiare il proprio suv sugli scivoli per portatori di handicap, che pontifica tracotante da dietro il bancone di un pub circondato dai propri scalzacani palestrati, che si vanta allampadato di essersi fatto fare un pompino in discoteca da una siliconata, che non gl… vabbè smetto.

    Concludo: quando si elargisce qualche moneta o una sigaretta ad un mendicante lo si fa come atto di carità laica. Per contribuire ad una sopravvivenza. E’ un atto indirizzato a chi lo riceve, non è previsto un ritorno di immagine.

  28. Io sono d’accordo con Sofri. In questa Italia cinica, piena di paura e di decadenza abbiamo bisogno di maestre, e di retorica, quella vera conservatrice dei sentimenti. In certi momenti difficili non si deve aver timore o pudore di ritornare ai fondamentali. Back to basic. Abbiamo bisogno del libro “Cuore” di De Amicis, del “10 Agosto” di Pascoli, a proposito di paratassi, per cui premio Gaia che ha speso del suo tempo e della creatività per ricordare un uomo tra gli ultimi.

    X AGOSTO
    di Giovanni Pascoli

    San Lorenzo, io lo so perché tanto
    di stelle per l’aria tranquilla
    arde e cade, perché si gran pianto
    nel concavo cielo sfavilla.
    Ritornava una rondine al tetto:
    l’uccisero: cadde tra i spini;
    ella aveva nel becco un insetto:
    la cena dei suoi rondinini.

    Ora è là, come in croce, che tende
    quel verme a quel cielo lontano;
    e il suo nido è nell’ombra, che attende,
    che pigola sempre più piano.

    Anche un uomo tornava al suo nido:
    l’uccisero: disse: Perdono;
    e restò negli aperti occhi un grido:
    portava due bambole in dono.

    Ora là, nella casa romita,
    lo aspettano, aspettano in vano:
    egli immobile, attonito, addita
    le bambole al cielo lontano.

    E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
    sereni, infinito, immortale,
    oh! d’un pianto di stelle lo inondi
    quest’atomo opaco del Male!

  29. Scrive Serra, giusto ieri, e per quel che conta, sottoscrivo in pieno:

    Ma le prostitute, i migranti, gli zingari, i senza dimora e i senza ruolo, con la loro scia di marginalità, di reati, di disperazione e di “pericolosità sociale”, non sono sempre esistiti? Non sono sempre state infestate di mendicità e di ladri, di sesso “sporco” e di devianza, le grandi città del mondo? La New York delle origini raccontata da Scorsese e quella di West Side Story, la Londra sordida e infida di Dickens, la Napoli brulicante e sfasciata della Serao, la Milano elemosinante e cenciosa di Carlo Porta, sono invenzioni letterarie oppure ogni società ha avuto in sorte la sua dose fisiologica di devianza, di insicurezza, di miseria e di sangue? Da quando, di grazia, esistono società di tutti belli tutti ricchi e tutti gentilissimi?
    Me lo chiedo perché, in Italia, la questione pare di recentissimo conio, come se un governo Mastro Lindo avesse d´un tratto snidato lo sporco e si apprestasse a distruggerlo. La brava gente (definizione che uso senza ironia) ha sempre cercato di difendersi riparandosi sotto l´ombrello della legge, ma questa repentina smania di igiene totale, di cancellazione del Male, ha qualcosa di sinistro e di patetico. Di sinistro perché il Male in questione ha forma umana, e non è che lo si può annegare nell´ammoniaca. Di patetico perché, come sanno bene le massaie di lungo corso, il sogno della Pulizia Finale è vano e frustrante. Crea nevrosi, e in fondo alla nevrosi la depressione.

  30. Fuori da questo stivaletto ci sono chilometri di marciapiede e realtà chirali cioè specchiate capovolte inverse, mi pare. 287 giorni fa trotterello verso Valencia St con una copia di The Believer sotto il braccio per farmela autografare dalla moglie del formidabile genio, quando inciampo su un homeless biondino che sembra Daniele. Vicino a lui c’è un cartello con scritto I NEED A GIRLFIREND. Dargli un bacio mi pare troppo, allora gli ho dato un quarto di dollaro. Tre giorni dopo in volo verso Denver un vecchio negro che sembra Cliff Robinson mi spiega la teoria delle finestre rotte. Rudolph Giuliani ha il cancro alla prostata o da qualche altra parte e non è mai ufficialmente andato a puttane.

  31. Ma poveri piccoli cari, poveri pezzenti d’animo, voi che avete sempre fatto la cosa giusta e nonostante tutto continuate a vivere nell’anonimato delle vostre esistenze grige e piatte come il vostro encefalogramma. Nessuno che vi apprezzi, nessuno che si accorga di voi, uno vale l’altro, siete interscambiabili come i mattoncini del Lego, tutti uguali, tutti inutili, tutta carne da macello per chi ha bisogno delle vostre paure per aumentare il suo potere.
    Ma quanta paura sono riusciti ad inculcarvi? Quanto siete influenzabili e psicolabili e ingenui? E quanto invidiosi, rancorosi, tristi e patetici?
    Bravi soldatini, tappatevi nelle vostre piccole e squallide gabbiette mentali e fate cip cip che qualche briciola di attenzione oggi è toccata anche a voi.

  32. “uno vale l’altro, siete interscambiabili come i mattoncini del Lego, tutti uguali, tutti inutili, tutta carne da macello per chi ha bisogno delle vostre paure per aumentare il suo potere.
    Ma quanta paura sono riusciti ad inculcarvi? Quanto siete influenzabili e psicolabili e ingenui? E quanto invidiosi, rancorosi, tristi e patetici?”

    Sei riuscita a fare una descrizione magnifica degli antiberlusconiani…

  33. certo che se anche il post sul decesso di un bohémien produce nella parabola di 30-40 commenti il ritorno al punto zero dell’eterna partita di calcetto tra berlusconiani e antiberlusconiani, stiamo messi proprio bene. pure il nostro immaginario metafisico ha colonizzato. davanti alla morte indaghiamo come questa morte si situa rispetto all’orizzonte di riferimento della nobile gara tra i cazzari del loft e quelli di cologno monzese.
    non oso immaginare gli osceni meccanismi proiettivi che investiranno il match italia vs romania. io mi premunisco e spero in mutu.

    aveva ragione diamonddog in uno dei primi commenti. giusto quando affermava “meglio i commenti off”. forse era meglio off pure il post, considerato il contesto.

  34. Il post è bello e un po’ commovente. La cretineria di molti commenti è motivata dal desiderio di protagonismo.
    È anche vero che ex-post, con la morte di Daniele, liriche e umanitarismo sono facili. Non so nulla della storia di questa persona, come di tante che capitano sulla mia strada. Non so se siano delinquenti, infelici, vittime della droga o chissà che altro. Sento però che è ingiusto che ognuno di noi debba sentirsi indistintamente colpevolizzato per il suo destino come per quello di tutti gli altri. Né che si debba brandire l’arma ideologica dell’attenzione o della paura della popolazione verso i problemi di sicurezza per farne la solita battaglia riconoscibile immediatamente.
    Sarà ottimista, ma penso che a Milano la gente sia molto sensibile, ma anche attenta nei confronti di queste persone.
    Davanti all’Esselunga vicino casa mia c’è un ragazzo che chiede l’elemosina insieme ad un cane bellissimo. Ogni volta che lo vedo sono tentata di dargli qualcosa, non per lui ma per il cane, peraltro di razza. Poi desisto, perché ho il sospetto che il tipo lo usi come esca per fini suoi, visto che poi l’ho incontrato glorioso e trionfante in zone limitrofe.
    Una volta, a casa mia al mare, mi sono ritrovata dei barboni forse tedeschi circondati da cani emaciati. Sono corsa a casa a prendere ogni genere di conforto per quei poveri animali e quando ho portato loro cibo e altre cose, ho incontrato lo sguardo un po’ ostile e deluso di quei barboni.
    Di converso qui c’è, ad esempio, un’anziana signora, che gira con cappellino e adidas logore ai piedi. Non chiede l’elemosina, ma si offre di pulire cortili e giardini. È deliziosa, ha una sua personalissima dignità, la conoscono tutti e tutti le danno una mano.
    Questo solo per dire che il berciare, da una parte in favore di un umanitarismo indistinto e ipocrita, e dall’altra in nome di un qualunquismo protagonistico, è un esercizio inutile. Sarò ottimista, ma per me a Milano, con tutti i problemi che può avere una grande città, c’è una sensibilità e una civiltà che forse altrove si sognano, e che non ha né il colore politico dell’amministrazione né l’inutile rumore propagandistico di altri luoghi.

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