Quella dove il Cuore smette di battere /1

Clarence Story

Di tutti i momenti che uno potrebbe scegliere per iniziare a raccontare la storia di Clarence, questo è probabilmente il più appropriato.

Cuore: due mesi prima del numero zero

Ci troviamo a Milano, in corso Garibaldi, al numero civico 49, nel signorile e un po’ anonimo palazzo che Claudio Sabelli Fioretti scelse come redazione quando assunse la direzione di Cuore, il “settimanale di Resistenza Umana” creato l’8 gennaio 1989 dall’allora giornalista de l’Unità specializzato in sport e spettacolo Michele Serra, dal caporedattore delle pagine culturali Andrea Aloi e dallo scrittore-giornalista Piergiorgio Paterlini.

Il quartiere è Brera: l’ultimo avamposto della vecchia Milano, popolato da artisti squattrinati, pittori, poeti, scrittori e mantenuti di vario tipo. A due passi ci sono via Solferino e il tempio del giornalismo italiano: la sede del Corriere della Sera.

Quella tra il Corriere e Sabelli Fioretti è la classica storia di amore-odio tra amanti che non possono fare a meno di frequentarsi malgrado i rispettivi tradimenti. Quando accettò – con una certa temerarietà, va detto – di intraprendere l’avventura di Cuore andando a sostituire il guru riconosciuto del popolo dei “cuoristi” Michele Serra, Sabelli era direttore di Sette, il magazine del giovedì allegato al quotidiano.

Nel momento in cui l’editore Giampaolo Grandi lo chiamò alla guida del settimanale di satira per eccellenza, Sabelli Fioretti sapeva che aveva tutto da perdere, eppure probabilmente non si aspettava l’accoglienza che gli riservarono i redattori storici. Nel corso della riunione di presentazione del nuovo progetto editoriale, alla domanda: “Avete qualcosa da chiedermi?”, Lia Celi – storica penna satirica nata con Cuore e cresciuta all’ombra di Michele Serra – raccolse l’invito, alzò la mano e chiese: “Sì: che cazzo ci sei venuto a fare qui?”.

Sabelli Fioretti, con un invidiabile aplomb, ripeté cosa cazzo era andato a fare lì: una sorta di Canard Enchaîné italiano, ovvero satira mista a giornalismo d’inchiesta. Giornalismo duro, capace di creare scandali, tagliare teste e fare cadere governi.

Cuore: Hanno la faccia come il culo

Il vecchio Cuore – quello dei titoloni sparati in prima pagina, tipo “Hanno la faccia come il culo”; “Pensiero stupendo“, abbinato alla foto di Bettino Craxi dietro le sbarre; “Prodi mostra i coglioni”, a corredo di una foto che ritraeva tutti i ministri del nuovo governo di sinistra; o “Salvo Lima come John Lennon: ucciso da un fan impazzito” – non esisteva più. Ora c’era Claudio Sabelli Fioretti, uno che era nato col Panorama di Lamberto Sechi e che, dal 1974, aveva diretto ABC, il settimanale politico (poco) e di costume (molto, a giudicare dalle copertine che ritraevano quasi esclusivamente bellezze al bagno) di Gaetano Baldacci. Uno che aveva scritto le biografie di Giovanni Spadolini e Gigliola Guerinoni, la “mantide di Cairo Montenotte”. Uno che, insomma, tanto aveva fatto fino allora – compreso lavorare per la Repubblica, il Tempo Illustrato, l’Europeo e il Secolo XIX – tranne che avere a che fare con la satira, anche solo di striscio.

La motivazione ufficiale per cui Giampaolo Grandi – che pur ricoprendo la carica di direttore per l’Italia delle edizioni Condé Nast, di Cuore era editore in privato, quasi fosse un hobby che nulla aveva a che fare con il lavoro – chiamò Claudio Sabelli Fioretti alla direzione fu che Cuore perdeva copie: dalle storiche 120.000 (un’enormità, per chi si intende di editoria) del debutto in edicola non più come semplice inserto de l’Unità ma come settimanale indipendente, cinque anni e mezzo prima, fino alle 160.000 del periodo Tangentopoli, quando la Procura di Milano inviò il primo avviso di garanzia a Bettino Craxi, si era scesi ad una media di 40-60.000. Forse la satira da sola non rendeva più. Forse Michele Serra aveva fatto il suo tempo come giullare ed era pronto per debuttare nelle vesti di serioso editorialista per la Repubblica. Forse la sinistra al governo non si aspettava – assieme a chi ce l’aveva mandata – di essere presa per i fondelli sulla base dello stesso metro che era stato utilizzato con la destra berlusconiana. Sta di fatto che il calo delle vendite imponeva un cambiamento radicale.

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8 Comments

  1. bel post (e bello era quel “vecchio cuore” lì, dio bono ero al liceo – CRAXUS L’ORRENDA DIVINITA’ FENICIA E’ ANCORA VIVO E CHIEDE SACRIFICI)

  2. Anch’io ero al liceo: che ricordo meraviglioso leggere le verdi pagine di Cuore sulla verde fòrmica dei banchi. In un momento della vita in cui se non sei stato di sinistra sarai diventato una brutta persona.

  3. “Sì: che cazzo ci sei venuto a fare qui?”:

    che esprit de finesse!! Che determinazione!! Che divina femminilità!!

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