Il calvario della Rai

Biggus.jpgÈ da molto tempo che auspichiamo le dimissioni del Presidente della Rai, Claudio Petruccioli, ternano inossidabile, classe 1941. Ma era inutile sperarlo. Tronisti di quella stazza difficilmente si smuovono dal loro trono. Nemmeno col carro attrezzi. Alla fine, comunque, il nostro desiderio verrà esaudito fisiologicamente con lo scadere del suo mandato. Ricordiamo a chi non c’era (e se c’era dormiva), che fra tutti i presidenti della tv di Stato, Petruccioli è quello che più assomigliava a Ponzio Pilato. Forse anche fisicamente. Solo che sulla croce c’era ormai l’indipendenza politica della Rai. Su di essa la sinistra tramanda ancora molte parabole.


Ma ci sono anche i laici. Peter Gomez e Marco Travaglio, nel loro libro Regime, sono stati i primi a mettere in dubbio le credenze popolari, dal momento che Petruccioli è notoriamente amico del presidente Mediaset Fedele Confalonieri e il figlio di sua moglie, Giangiacomo Mazzucchelli, lavora al TG5. Ma questi più che fatti sono fattoidi (la stessa differenza che c’è fra le parabole e i paraboloidi): più di tutto parlano le sue scelte editoriali, le mancate prese di posizione, le risposte date spesso troppo tardi, nemmeno fosse, lui stesso, un collegamento Rai in differita.
Petruccioli era già stato sfiduciato dalla commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai nell’ottobre del 2007, con un voto bipartisan a cui avevano partecipato la Rosa nel pugno, l’Italia dei Valori, l’Udeur e la Casa delle libertà. Ma a lui scivola tutto e, da vero presidente, è rimasto al suo posto imperturbabile. Così, gli è scivolata anche la dichiarazione del Garante per le Comunicazioni lo scorso marzo. Sotto elezioni, alcuni rappresentanti dei partiti minori avevano manifestavano davanti a viale Mazzini invocando la par condicio. Petruccioli, sceso per strada, li aveva tranquillizzati affermando l’assoluta imparzialità del servizio pubblico. Invece, il Garante lo corresse dichiarando che dall’informazione pubblica emergevano “dati di forte squilibrio, sia tra le due forze politiche maggiori e il complesso delle altre, sia nel rapporto tra queste ultime sia, anche, in una certa misura, tra il Pdl e il Pd a favore del primo”. Nemmeno in quell’occasione Petruccioli fece una piega. Neanche un plissè.
Qual è il suo segreto? Il sonno. Sembra che dorma come un orso. Sembra. Ma è capace di svegliarsi improvvisamente e di scagliarsi contro il primo malcapitato come solo un orso a cui rompi i coglioni in piena pennica è capace di fare. Così ha fatto recentemente con Santoro quando ha mandato in onda uno spezzone in cui Beppe Grillo dava del “Morfeo” a Napolitano. Forse il presidente si era abbioccato un attimo davanti al televisore. Capita. Soprattutto dopo una cena un po’ pesante. Devono averlo svegliato le urla di Sgarbi. Gli è bastato un attimo per riprendere la lucidità. Dare del “Morfeo” al Presidente della Repubblica è infinitamente più grave del “pezzo di merda” detto ben due volte, nel corso della diretta, da Sgarbi a Travaglio anche lui ospite della trasmissione. Nessuna parola è stata spesa da Petruccioli per questi insulti gravissimi e ingiustificati da parte del massimo intellettuale di destra. E che sarà mai? In fondo “cacca” lo dicono anche i bambini. Non è diseducativo per loro. E poi a quell’ora i bambini sono tutti a letto. E Sgarbi è solo un simpaticone che a volte usa un linguaggio un po’ colorito. Si potrebbe dare del “Morfeo” a chiunque, perfino al presidente della Rai ma darlo a Napolitano, questo proprio no. “Anno Zero” potrebbe anche chiudere per questo. Ci si penserà. Intanto Petruccioli ha in mente grandi cose per Rai 3. Come, ad esempio, spostare “Primo Piano” in secondo piano. Cioè dalla prima serata alla mezzanotte. Però gli si danno ben sessanta minuti, dalla mezz’ora striminzita che aveva! In questo modo si valorizza la trasmissione perché non viene cannibalizzata da altri programmi interessanti che la Rai dà alla stessa ora. Per non parlare di Mediaset!
Ma quello che bisogna riconoscere a Petruccioli è di essersi battuto strenuamente a favore del pluralismo. Per lui, questa doveva essere una battaglia imprescindibile. Senza se e senza ma. E infatti oggi anticipa ai giornalisti la sua intenzione di portare i tre TG della Rai sotto un unico direttore. “Come alla BBC!”, ha esclamato con tono cosmopolita. Dunque il calvario della Rai è finito. Prima di lasciare la Rai, Petruccioli porterà a termine il lavoro di distruzione totale iniziato dai “professori” e da Letizia Moratti. Dopo i colpi di Letizia, il colpo di grazia. Per conto di chi si attui questo piano, non è dato saperlo. Lungi da noi il complottismo. Ma sappiamo quale sarà il dopo-Petruccioli. Il presidente uscente passerà alla storia per aver effettivamente abolito la lottizzazione in Rai. C’era un solo modo per farlo: consegnando l’ente pubblico in mano a Veltrusconi.

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7 Comments

  1. Ma Ballardini non c’ha proprio niente da fare? Cazzo, posta un “articolo” nuovo ogni 4-5 ore! Ballardini: là fuori c’è tutto un mondo da scoprire… ogni tanto mollala ‘sta tastiera!

  2. Stefanuccio, invece ho un sacco da fare. Pensa che scrivo giorno e notte. E nelle pause, per rilassarmi, scrivo qui.

  3. qualcuno mi sa dire se Petruccioli ha ache fare anche con l-incredibile vicenda Meocci?
    per memo ecco una news del 2007:

    Rai. Consiglio di Stato boccia il ricorso di Meocci e di viale Mazzini: illegittima la nomina a direttore generale

    Alfredo Meocci non poteva essere nominato direttore generale della Rai. E’ quanto ha affermato oggi la sesta sezione del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso del giornalista e dell’azienda di viale Mazzini, contro il provvedimento dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che aveva dichiarato, nell’aprile scorso, l’incompatibilità della carica con quella di membro uscente dell’Authority. Non è tutto. Con lo stesso provvedimento Meocci era stato condannato alla sanzione amministrativa di circa 373mila euro. La nomina, avvenuta nell’agosto 2005, ha dunque avuto vita breve. Il difensore dell’ex deputato, il professor Franco Gaetano Scoca, aveva fatto ricorso al Tar del Lazio per l’annullamento della delibera della A.G.Com. Il Tribunale amministrativo l’aveva respinto con una sentenza depositata lo scorso 20 luglio.

    Due i motivi su cui ha insistito la difesa del vertice Rai. L’incompetenza dell’Autorità a erogare il provvedimento e l’impossibilità di sanzionare un suo ex dipendente. Tanto più che Meocci, era giornalista dell’azienda di Viale Mazzini fin dal 1982. Così la questione è approdata di fronte al Consiglio di Stato. Oggi la decisione di Palazzo Spada: l’incompatibilità c’è.

    Una decisione questa che sicuramente peserà nell’inchiesta, aperta dalla Procura di Roma, sulle presunte irregolarità legali nella nomina di Meocci. Solo due giorni fa Domenico Siniscalco era stato sentito dal Pm romano, Adelchi D’Ippolito, come persona informata sui fatti. Subito dopo il magistrato aveva raccolto le dichiarazioni dell’attuale direttore generale della Rai, Claudio Cappon. Ora le accuse mosse ai cinque consiglieri dell’azienda di Viale Mazzini, tutti rappresentanti della Casa delle libertà, sulle presunte irregolarità della nomina avranno un peso maggiore.

  4. Salva sig. Ballardini.

    La conoscevo come professore e scrittore (ho letto il libro “Gesù lava più bianco […]”) ma non sapervo che scrivesse anche sulla rete…o meglio, non conoscevo questo sito.

    Buono a sapersi!

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