Travaglio è colluso con dei mafiosi, direbbe Travaglio

Non è uno scherzo. Nè io penso niente del genere.
Ma quello che segue è l’articolo di oggi del vicedirettore di Repubblica Giuseppe D’Avanzo (pagina 39 del quotidiano) dove in coda si citano delle intercettazioni secondo le quali, nel 2002, i mafiosi Michele Aiello e Giuseppe Ciuro hanno pagato la villeggiatura in un residence siciliano a Travaglio. Da immaginarsi che cosa scriverebbe quest’ultimo di se stesso.


Non sempre i fatti sono la realtà

di GIUSEPPE D’AVANZO

Non so che cosa davvero pensassero dell’allievo gli eccellenti maestri di Marco Travaglio (però, che irriconoscenza trascurare le istruzioni del direttore de il Borghese). Il buon senso mi suggerisce, tuttavia, che almeno una volta Montanelli, Biagi, Rinaldi, forse addirittura Furio Colombo, gli abbiano raccomandato di maneggiare con cura il “vero” e il “falso”: “qualifiche fluide e manipolabili” come insegna un altro maestro, Franco Cordero.

Di questo si parla, infatti, cari lettori – che siate o meno ammiratori di Travaglio; che siate entusiasti, incazzatissimi contro ogni rilievo che gli si può opporre o soltanto curiosi di capire.

Che cos’è un “fatto”, dunque? Un “fatto” ci indica sempre una verità? O l’apparente evidenza di un “fatto” ci deve rendere guardinghi, più prudenti perché può indurci in errore? Non è questo l’esercizio indispensabile del giornalismo che, “piantato nel mezzo delle libere istituzioni”, le può corrompere o, al contrario, proteggere? Ancora oggi Travaglio (“Io racconto solo fatti”) si confonde e confonde i suoi lettori. Sostenere: “Ancora a metà degli anni 90, Schifani fu ingaggiato dal Comune di Villabate, retto da uomini legato al boss Mandalà di lì a poco sciolto due volte per mafia” indica una traccia di lavoro e non una conclusione.

Mandalà (come Travaglio sa) sarà accusato di mafia soltanto nel 1998 (dopo “la metà degli Anni Novanta”, dunque) e soltanto “di lì a poco” (appunto) il comune di Villabate sarà sciolto. Se ne può ricavare un giudizio? Temo di no. Certo, nasce un interrogativo che dovrebbe convincere Travaglio ad abbandonare, per qualche tempo, le piazze del Vaffanculo, il salotto di Annozero, i teatri plaudenti e andarsene in Sicilia ad approfondire il solco già aperto pazientemente dalle inchieste di Repubblica (Bellavia, Palazzolo) e l’Espresso (Giustolisi, Lillo) e che, al di là di quel che è stato raccontato, non hanno offerto nel tempo ulteriori novità.

E’ l’impegno che Travaglio trascura. Il nostro amico sceglie un comodo, stortissimo espediente. Si disinteressa del “vero” e del “falso”. Afferra un “fatto” controverso (ne è consapevole, perché non è fesso). Con la complicità della potenza della tv – e dell’impotenza della Rai, di un inerme Fazio – lo getta in faccia agli spettatori lasciandosi dietro una secrezione velenosa che lascia credere: “Anche la seconda carica dello Stato è un mafioso…”. Basta leggere i blog per rendersene conto. Anche se Travaglio non l’ha mai detta, quella frase, è l’opinione che voleva creare. Se non fosse un tartufo, lo ammetterebbe.

Discutiamo di questo metodo, cari lettori. Del “metodo Travaglio” e delle “agenzie del risentimento”. Di una pratica giornalistica che, con “fatti” ambigui e dubbi, manipola cinicamente il lettore/spettatore. Ne alimenta la collera. Ne distorce la giustificatissima rabbia per la malapolitica. E’ un paradigma professionale che, sulla spinta di motivazioni esclusivamente commerciali (non civiche, non professionali, non politiche), può distruggere chiunque abbia la sventura di essere scelto come target (gli obiettivi vengono scelti con cura tra i più esposti, a destra come a sinistra). Farò un esempio che renderà, forse, più chiaro quanto può essere letale questo metodo.

8 agosto del 2002. Marco telefona a Pippo. Gli chiede di occuparsi dei “cuscini”. Marco e Pippo sono in vacanza insieme, concludono per approssimazione gli investigatori di Palermo. Che, durante le indagini, trovano un’ambigua conferma di quella villeggiatura comune. Prova maligna perché intenzionale e non indipendente. Fonte, l’avvocato di Michele Aiello. Il legale dice di aver saputo dal suo assistito che, su richiesta di Pippo, Aiello ha pagato l’albergo a Marco. Forse, dicono gli investigatori, un residence nei dintorni di Trabia.

Michele Aiello, ingegnere, fortunato impresario della sanità siciliana, protetto dal governatore Totò Cuffaro (che, per averlo aiutato, beccherà 5 anni in primo grado), è stato condannato a 14 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso. Pippo è Giuseppe Ciuro, sottufficiale di polizia giudiziaria, condannato a 4 anni e 6 mesi per aver favorito Michele Aiello e aver rivelato segreti d’ufficio utili a favorire la latitanza di Bernardo Provenzano. Marco è Marco Travaglio.
Ditemi ora chi può essere tanto grossolano o vile da attribuire all’integrità di Marco Travaglio un’ombra, una colpa, addirittura un accordo fraudolento con il mafioso e il suo complice? Davvero qualcuno, tra i suoi fiduciosi lettori o tra i suoi antipatizzanti, può credere che Travaglio debba delle spiegazioni soltanto perché ha avuto la malasorte di farsi piacere un tipo (Giuseppe Ciuro) che soltanto dopo si scoprirà essere un infedele manutengolo?

Nessuno, che sia in buona fede, può farlo. Eppure un'”agenzia del risentimento” potrebbe metter su un pirotecnico spettacolino con poca spesa ricordando, per dire, che “la mafia ha la memoria lunghissima e spesso usa le amicizie, anche risalenti nel tempo, per ricattare chi tenta di scrollarsele frettolosamente di dosso” . Basta dare per scontato il “fatto”, che ci fosse davvero una consapevole amicizia mafiosa: proprio quel che deve essere dimostrato ragionevolmente da un attento lavoro di cronaca.

Cari lettori, anche Travaglio può essere travolto dal “metodo Travaglio”. Travaglio – temo – non ha alcun interesse a raccontarvelo (ecco la sua insincerità) e io penso (ripeto) che la sana, necessaria critica alla classe politico-istituzionale meriti onesto giornalismo e fiducia nel destino comune. Non un qualunquismo antipolitico alimentato, per interesse particolare, da un linciaggio continuo e irrefrenabile che può contaminare la credibilità di ogni istituzione e la rispettabilità di chiunque.

(Repubblica, 14 maggio 2008)

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22 Comments

  1. Titanic quella di Travaglio non è pillola di cultura giuridica, una semplice constatazione sociologica. Il “one hit wonder” nella criminalità non è una cosa comune, di conseguenza se tu hai un reato accertato hai una alta probabilità statistica di averne un’altro non accertato. Prova a chiedere ad un esperto del settore.
    Poi se ti sta antipatico Travaglio, vedi un po’ tu…

  2. Nessuno coglie la differenza? La fonte.
    Una cosa sono atti pubblici, cose note essenzialmente a tutti, altra è quella che deriva da un avvocato(per definizione “di parte”). Non mi sembra proprio proprio identico. La contestazione dei fatti avrebbe un fondamento, pur spettando l’ ultima parola all’ autorità giudiziaria.
    Ultima nota. Mi è sfuggito quando, esattamente, Marco Travaglio si sia presentato per un carica istituzionale.

  3. E aggiungerei che le statistiche dicono esattamente che viene punito un reato ogni dieci (in realtà negli ultimi anni qualcosa di meno).
    Ora, tu puoi credere che tutti i reati impuniti siano stati compiuti da altre persone incensurate, dei veri geni del crimine che non vengono mai individuati. Oppure puoi accettare l’idea che chi delinque, una volta rotto il muro dello scrupolo morale e della paura della pena, continui a farlo, visto che ne ha vantaggio e non viene punito.

  4. Fino a quando Repubblica non assume giornalisti somiglianti a Fabrizio Romano -chiunque egli sia-, smetto di comperarla. Smetterei di leggere Macchianera per Facci ma poi penso che si tratta di Facci e ridimensiono l’accaduto.

    Questa storia è di una noia assoluta.

  5. A me Travaglio non interessa: mi interessano le idee che esprime. E cioè che si debba credere che chi ha commesso un reato sicuramente ne avrà commessi degli altri.
    Ma, in tutto ciò, la presunzione d’innocenza dov’è? Ed il reinserimento sociale? (in parole povere dov’è Beccaria?)

    P.S. comunque se date uno sguardo anche di sfuggita alle statistiche ISTAT vi renderete conto che il fenomeno della recidiva non è così alto come si vuole far credere (né per i delitti contro il patrimonio, né contro la persona).
    P.P.S. per Fabrizio Romano: le fonti sono certamente diverse. In un caso è Schifani stesso a parlare della vicenda, nell’altro caso un avvocato. Ma questo non cambia il punto e cioè che l’essere stati soci di due che molti anni dopo sarebbero stati condannati per mafia non fa di qualcuno un mafioso. Travaglio, che questo lo sa benissimo (cioè che non può dare del mafioso a Schifani), lascia scivolare il sospetto. Ma è un sospetto talmente inconsistente che nessun magistrato se n’è voluto occupare. Nemmeno la procura di Palermo (Palermo).

  6. Il confronto tra schifani e travaglio è talmente stupido che sarebbe degno di Facci.
    Come già detto da altri, Travaglio non è presidente del Senato. E poi chi cazzo è colui che decide se un fatto è rilevante o meno?? ricordo che essere condannati per mafia 18 anni dopo vuol dire spesso essere scoperti o traditi 18 anni dopo; che malpensante che sono, sicuramente nel ’79 erano paladini del vivere giusto.SVEGLIA!!!la notizia che ha dato travaglio (che personalmente detesto) ha dato fastidio perché non c’era un leccaculo che la rigirava a suo piacere.
    Il sito del Corriere ha la decenza di pubblicare un estratto del libro vecchiotto (facci fai pena)

    http://www.corriere.it/politica/08_maggio_14/complici_abate_gomes_5d1f8ab4-21b2-11dd-b258-00144f486ba6.shtml

  7. Certo, ai D’Avanzo, Facci, Merlo vi basta parlare di un Travaglio qualsiasi per diventare qualcosa.

  8. Sì ma Travaglio è o non è colluso con la mafia?
    Uno o è colluso o non lo è.
    Tutti questi distinguo – quello è Presidente del Senato vuoi mettere, smetto di leggere La Repubblica che passa la bua, chi si crede d’essere D’Avanzo, ma che c’entra, conta la fonte, ecc.
    Ci sono dei Fatti, la Realtà.
    Allora (come dicono quelli duri e puri), è vero o no? Chi me la spiega questa cosa?
    Insomma, venga qui Travaglio e ci risponda.
    E giacchè c’è, vada dal parrucchiere.

  9. Precisazioni per i deficienti, o i distratto, a margine di un post dove pure ho semplicemente riportato un articolo altrui.

    – La dichiarazione dei redditi di Grillo di cui ho parlato io non è del 2005, è dell’anno scorso. Non riguarda tutte le dichiarazioni uscite su internet: me l’ero già procurata da solo, prima, nel condurre l’inchiesta su Grillo che ho fatto.

    – Ringrazio chi ha riportato anche la lettera di cui lo scritto di D’Avanzo è la risposta: io non ce l’avevo in elettronico.

    – Ribadisco di aver lavorato per poco tempo e fieramente all’ortomercato di Milano (avevo 24 anni ed ero disoccupato) e di aver smesso perché ero discrimintato in quanto unico bianco. In vita mia ho fatto anche il barista, il venditore porta a porta, l’animatore turistico, il musicista, l’attore teatrale e l’assistente sociale (qui, intrattenendomi con voi).

    – Per Old Major: io non ho neppure l’antenna televisiva, a casa. Dal 2003. Se m’interessa qualcosa lo recupero il giorno dopo.

    – Non ho mai dichiarato da nessuna parte di essere ‘virilissimo’ né niente del genere. Non partecipo, benchè m’invitino, a programmi leggeri e che parlano di queste cose.

  10. I distinguo vanno fatti visto che se uno è presidente del senato diventa intoccabile, o ti sembra una distinzione infantile??
    Se travaglio è colluso fuori dai coglioni anche lui!!!
    Ricordo che essere presidente del Senato non è uno scherzo, fa la differenza eccome!!

  11. Si scaldano gli animi, intanto “il giornalista più meshato d’Italia” (queste parole le ho riprese perché dicono tutto ma proprio tutto sul soggetto che le ha diffuse) se la spassa leggendo certi commenti che a pensarci bene ti fanno pure venire l’ansia :-)

    Ma la goduria massima Filippo Facci l’avrà avuta quando ha postato il topic “Grillo brilla di luce altrui” … poiché che schiaffo per una buona parte di codesti commentatori, la cosiddetta elite della verità assoluta, che ha creduto far parte degli eletti, ossia coloro che hanno sempre capito tutto, mentre poi non hanno neppure minimamente percepito una sola di quelle mega-supposte marca “Panzan”, dei veri e propri siluri simili al pesce omonimo, rifilate loro quotidianamente nel sedere dal mega-santone.

    Grillo? Azz … me lo sono sempre sciroppato tutto, racconteranno un giorno ai loro nipotini … e chissà quante risate beffarde dovranno poi incassare …

    Il merito di Filippo Facci? Averci raccontato tutto senza risparmiarci la stessa sua goduria nell’immaginarsi certe facce ansiose nel mentre apprendevano articolo per articolo di essere sempre più stupidi :-)

    Grazie Filippo. Grande.

  12. “…se la spassa leggendo certi commenti…”

    “Ma la goduria massima Filippo Facci l’avrà avuta…”

    “Il merito di Filippo Facci? Averci raccontato tutto senza risparmiarci la stessa sua goduria nell’immaginarsi certe facce ansiose nel mentre apprendevano articolo per articolo di essere sempre più stupidi” :

    a parte il fatto che questi giudizi sulla stupidità altrui li dici a tua sorella: per esprimere il tuo pensiero non c’è bisogno di fare TU il superiore e insultare gli altri; se poi Facci si diverte veramente così è solo da compatire, poveraccio…

  13. Ma alla fine grillo nel 2005 ha denunciato 4 milioni e rotti e l’anno scorso quanto?scusate ma ho perso i conti

  14. Virginia, il ca**aro New Italy net, Etc…che incrocio a postare sempre la stessa roba.

    FORSE, dico FORSE, un giorno capirete che non è questione di essere buoni, o etici. Si tratta di essere FURBI, invece, Quando di pretende che i nostri politici non siano corrotti, collusi con la mafia o che abbiano avuto amicizie discutibile non si sta facendo opera di moralizzazione. Non solo. Si sta agendo per interesse.

    Ma voi vi siete costruita un’immagine, di Grillo, di Travaglio, e dei loro estimatori e di ciò che si muove dietro che vi fa credere che ci sia un gruppo di idioti che venerano il Santone che dice loro cosa è bene e giusto. E fate anche del sarcasmo su. Non vi rendete conto che il vostro sarcasmo cade nel vuoto perchè è rivolta a gente che non esiste, perchè esiste solo nella vostra fantasia.

    Vi divertite, a fare tutto da soli? Non è il massimo dell’onanismo costruirsi una fantasia che non c’è e poi masturbarsi su questa fantasia?

    Fate ridere molto più di Grillo, credetemi.

  15. Tralasciando la “Ferraresca” acrimonia di Filippo Facci nei confronti di Marco Travaglio, acrimonia dovuta probabilmente ad un mal represso sintomo di “vorrei ma non posso”, è bene chiarire la differenza tra i fatti “personali” di un privato cittadino, quand’anche di un giornalista, dai fatti “privati” ma tuttavia rilevanti delle cariche cello stato…

    Facci, apprezzo vivamente lo sforzo, tuttavia nonostante l’impegno continui a proporre gossip e non giornalismo, non ti crucciare, ognuno di noi ha dei limiti e forse tu più di tanto non puoi dare…

  16. Mattia, come se?
    Voglio la verità su Travaglio. Punto.
    E chi lascia commenti senza costrutto si ammazzi.
    Accendiamo un faro su Travaglio e sul suo amico Pippo. Facciamo un mini Annozero senza contraddittorio. Dai.
    Che male c’è? Siamo tutte persone di mondo, all’occorrenza anche mafiosi, no?
    E poi qui non arriva l’Authority a censurare. Dai.
    In seguito, per par condicio, ma solo in seconda battuta, accendiamo un faro pure su D’Avanzo. Quello che prima vi andava bene.

  17. Gentile signor Facci mi auguro che lei mi consideri un distratto e non un deficiente.
    Continuo a pensare che dovrebbe tenere a bada il suo ego e magari tornare ad un colore di capelli più consono all’immagine di giornalista serio. Capisco la sua ansia di essere considerato una “penna pesante” ma credo che l’unico modo per lei di essere un giornalista di peso sia quello di ingrassare.
    Cordiali saluti

  18. Carlo Asili

    Non scaldarti, visto che ti reputi migliore, non influenzabile, quindi non incluso nel gruppetto dei fessacchiotti o sbaglio?

    Ma allora non potrai nemmeno escludere che qualcuno qui dentro qualche mega-panzana di troppo l’abbia ingoiata senza fiatare, dico bene?

    Suvvia, Carlo, bando all’ipocrisia e fuori questa tua tanto decantata onestà, il Grullo che parla di risparmio energetico e poi consuma quanto 12 famiglie messe insieme non ti dice niente?

    Nemmeno l’ambientalista che cavalca le onde del mare con uno scafo super inquinate?

    Ti devo postare l’intero elenco o hai l’onestà di ammettere che il torto è dalla tua quando difendi l’indifendibile?

  19. O facci non ci prendere in giro. tu dicevi che travaglio mentiva quando affermava che non era vero che grillo avesse avuto questo exploit finanziario a seguito dell’apertura del blog e dei v-day, in quanto la dichiarazione dei redditi da 4 milioni era del 2005, quando sul blog c’erano si e no 10 gatti (e soprattutto non vendeva ancora niente) e del vday manco si parlava. ora tu confermi che nell’ultimo anno la dichiarazione è sempre intorno ai 4 milioni di euro, a ulteriore conferma che questi ricavi non hanno niente a che vedere con blog e vday, che è la tesi sostenuta da travaglio contro chi, come te, accusava grillo di fare le sue battaglie per soldi e che la sua dichiarazione dei redditi lo provava.

    ora coda tra le gambe e a casa, che se ti smerda un ingegnere sui tuoi temi è meglio che cambi mestiere e torni a scaricare cassette. non preoccuparti che la concorrenza di colore ci pensa borghezio a cacciarla dal Paese, e per te si apriranno enormi opportunità lavorative. ma mi raccomando questa volta, non rubare!

  20. Da quando Giuseppe Grillo ha virato bruscamente sull’antipolitica, dal 2005, anno peraltro dell’apertura del blog, i suoi redditi sono raddoppiati. Fine. A casa.
    Ciò non gli ha impedito di pietire (21 febbraio scorso) i soldi per il V-day: i suoi guadagni non devono prevedere spese d d’impresa.

    Un consiglio ai livorosi professionali: piantatela di cercar di sminuirmi dicendo cazzate che rimarranno confinate in un angusto blog e pronunciate da anonimi. Là fuori c’è un Paese che mi considera, da molti anni, tra i più brillanti giornalisti in circolazione: prendetevela col Paese.

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