Maurizio Milani
15 apr
15 apr
15 apr
Dopo tanti anni all’estero si sviluppa un sentimento strano; la
distanza rende tutto meno preciso, e i neuroni ti si accendono solo per
eventi di un certo rumore, siano essi sportivi, sociali o politici. Per
cui finisci per vedere il tuo paese come un fratello minore, magari più
piccolo di te di tanti anni, e che vive in un’altra città; un fratello
che fa le sue cazzate, che esce con una che è una poco di buono da
tanto tempo; e con questa si prende e si lascia, perchè lei gli
solletica l’istinto e a lui gli piace; lo vedi perdersi negli studi o
nel lavoro. Lo vedi cercare per anni la sua strada, e tu stai lì e
gliela vorresti dire.
Poi però non gliela dici. Lo guardi sbagliare.
E, con il tempo, neanche gli fai notare le stupidaggini che ha fatto.
Perchè tanto sai che è uno di famiglia, è bravo e ce la farà. Anche se
magari poi, per riprendersi, dovrà fare le nottate e dovrà sudare.
Dentro
di te ti continui a chiedere: ma come fa a non accorgersene che sta
sprecando la sua vita dietro ad una stupidaggine? All’inizio gli facevi
le filippiche, gli spiegavi questo e quello. Ma da tanto tempo hai
smesso e ti sei trincerato dietro ad un misto di distacco fisico e
mentale. Pensi: un giorno se ne accorgerà da solo e tu sarai sempre lì
pronto a dargli una mano. Perchè dentro di te rimane e rimarrà sempre
tuo fratello minore; quello un po’ fuori, quello che prende le
decisioni come gli capita.
Anche se certe volte, dopo l’ennesima
decisione presa a cavolo, vorresti metterlo con le spalle al muro,
fissarlo negli occhi e dirgli: a frate’, ma che cazzo fai?
15 apr
Quando gli italiani avranno fatto
l’esperienza del Berlusconi politico, se ne allontaneranno: sarà come
fare il vaccino, si creeranno gli anticorpi contro una tal politica.
(Indro Montanelli)
E quelli leccarono il vetrino con l’Herpes.
14 apr

Senza alcuna intenzione di battere lo scorso record, oggi, a partire dalle 15 e fino a mezzanotte, su RadioNation 1 i soliti brutti ceffi di Macchiaradio commentano i risultati delle elezioni man mano che vengono resi disponibili.
Dietro i microfoni ci saranno: Matteo Bordone (dalle 20), Laura Carcano, Maurizio .mau. Codogno (dalle 17,30), Filippo Facci (a sorpresa, tra una trasmissione e l’altra), Enrica Garzilli (dalle 20), Gaia Giordani (dalle 19), Paolo Madeddu (dalle 17), Ilaria Mazzarotta (dalle 21), Gianluca Neri (dalle 15), Simona Siri (dalle 21), Guia Soncini (dalle 22), Simone Tolomelli (dalle 19).
Non mancheranno le sorprese.
Chi perde la puntata potrà rifarsi con il podcast.
(o cliccare qui per aggiungerlo in iTunes). |
…oppure puoi riascoltare la trasmissione in questa stessa pagina, cliccando “Play” |
Ecco cosa puoi fare:
• Ascoltare la radio mentre continui a navigare (apre un piccolo player, così puoi uscire da questa pagina)
• Chiamare in diretta via Skype (abbassando il volume della radio e avendo cuffie e microfono)
• Entrare in chat via web
• Entrare in chat via IRC (installa il programma necessario: Windows | MacOS | Linux )
• Consultare il palinsesto di RadioNation su Google Calendar (
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Se vuoi interagire in diretta con il programma, entra nella chat IRC di RadioNation cliccando sul link “Continua a leggere…” sulla destra, oppure qui. Se invece utilizzi un programma in grado di collegarsi a IRC, è sufficiente cliccare qui.
14 apr
14 apr
14 apr
14 apr
Benito Mussolini
14 apr
Affinché il poco che è rimasto della Democrazia non si fermi ad Eboli (e dintorni) bisogna che vi alziate e camminiate. Fino al seggio, prima o dopo la pausa pranzo. Perché stare qui a prendersi per il culo va bene solo per un po’: il calo dell’affluenza del 6% è padre di un’immagine raccapricciante: vivere gran parte dei vent’anni (dei trenta, dei quaranta, dei cinquanta, fa lo stesso) sotto Silvio Berlusconi e la sua idea d’Italia, della persona, del successo, del riscatto sociale che si esaurisce in quello economico. Segue un manifesto di vita, oltre che di voto.
14 apr
13 apr
Due anni fa di questo periodo mi ero già preso la maggior parte dei vostri vaffanculo. A questo giro, forse, faccio appena in tempo.
Avevo avuto l’ardire di sostenere che per quanto uno fosse di sinistra e non volesse Silvio Berlusconi al governo, l’ipotesi di votare Romano Prodi era insostenibile e moralmente inaccettabile:
Sostenevo, anche, che se questa sinistra sentiva la necessità di mascherarsi da centro per circuire i cattolici e presentarsi per quello che non è, beh, allora questa sinistra non aveva il diritto di andarci, al governo.
Nel frattempo questa sinistra al governo ci è andata: voi dite che è perché ha vinto; io dico che vincere dopo 96 minuti di melina e con un rigore che non forse c’era non è vincere, è rimandare la tranvata a domani.
Lo dico a quelli che nel 2006 fa sostennero che al governo bisognava andarci, a tutti i costi, pure al 96° e grazie a un rigore: domani è oggi. E se oggi ci troviamo con la matita copiativa nuovamente in mano è quasi tutta colpa vostra.
Veltroni, per dire, avreste potuto tirarlo fuori dal cappello due anni fa. Invece voi no: avete partecipato alle primarie in quattro milioni, versando cinque euro a testa, per arrivare alla fine della la fila e dire semplicemente che a voi stava bene quello che aveva deciso il Partito.
Fa niente se il Partito, già prima di indire le primarie, aveva già deciso per Romano Prodi; il nocciolo della questione è che a voi stava bene.
Ora, anche se so che significa infierire, sono costretto a ricordarvi che duecentocinquantamilia di quei quattro milioni di voi furono quantomeno più originali, scegliendo come proprio candidato premier Clemente Mastella.
Certo, è molto più colpa loro, ma ciò non toglie che sia anche colpa vostra.
Non che da voi ci si potesse aspettare qualcosa di più: alle primarie per scegliere il candidato sindaco a Milano il Partito vi intimò di scegliere uno di cui forse non ricordate nemmeno il nome, tante erano le possibilità che aveva di vincere contro Letizia Moratti. Ve lo dico io come si chiamava: Bruno Ferrante. Un altro che vi siete fatti andare bene perché vi era stato detto che così era stato deciso, les jeux sont faits, e fine alle discussioni.
Siamo ad oggi: il governo che due anni fa avete proposto per guidare il paese, un pastrocchio centrosinistro appesantito, tra gli altri, dai nomi di Intini, De Mita e Rutelli, non è riuscito a durare nemmeno la metà del tempo che si era ripromesso di restare in carica. Per la legge dell’alternanza che la scorsa volta ci permise uno scarto positivo dello 0,7 per cento, questa volta toccherà inevitabilmente agli altri e, indovinate? E’ tutta colpa vostra.
E malgrado nel corso di questo periodo parecchie persone (che pure, per la maggior parte, vi avevano seguito buttando giù il beverone cattolicheggiante che sapeva di fialette puzzolenti, perché credevano in buona fede che avere il potere equivale ad avere la possibilità di cambiare le cose) abbiano cercato di forgiare e proporre una nuova classe dirigente di sinistra (io ne ricordo almeno Mille, ma chissà quanti altri ce ne saranno stati) voi, come se nulla fosse, a governo caduto a causa della vostra inettitudine, vi siete ripresentati assicurando una poltrona alla Binetti e concedendo a mo’ di beffa un posto in lista come primo tra in non eleggibili a una persona sicuramente degna quale è ad esempio Ivan Scalfarotto.
Che poi uno avrebbe potuto esprimere magari una preferenza diretta a Scalfarotto o chi per lui (scegliete l’endorsement che più vi aggrada), se nel periodo in cui siete stati al governo foste riusciti a cambiare questa spregevole legge elettorale di cui tanto avete parlato male e che tanto vi faceva schifo che alla fine non l’avete nemmeno toccata.
“Possiamo intercettare esigenze di mondi diversi, cercando nella diversità l’elemento di ricchezza e non quello della conflittualità”: sono parole di Paola Binetti, quella che a rigor di logica dovrebbe militare in un partito diverso dal vostro, diverso da quello che oggi voterete, e alle quali l’unica risposta umanamente possibile è: intercettatevi ’sta fava. La diversità è diversità, punto.
Una che sostiene (e qui davvero ho l’imbarazzo della scelta) che “la mortificazione cristiana è un valore”; che “il liquido amniotico è l’ambiente naturale del feto e non bisogna abusarne”; che la vedova Coscioni “esagera” quando chiede a Prodi di essere più coraggioso sui Pacs; che fece bene a lasciare il proprio unico fidanzato “quando i valori cristiani cominciarono a occupare tutto il mio spazio esistenziale”; che “la Dc era un partito che voleva tradurre i valori in progetti e che ha contribuito alla crescita del Paese”; che Piergiorgio Welby, scegliendo di morire “ha subito una manipolazione e avrebbe dovuto dare un senso diverso alla sua sofferenza”; che “l’omosessualità è una devianza della personalità”; bene, a rigor di logica una che pensa queste cose dovrebbe essere diversa da me e da voi.
Dico “dovrebbe”, perché voi invece voterete il partito che la presenta.
13 apr
Un ecologista con yacht, fuoristrada, Ferrari e una villa che consuma come una discoteca riminese: l’accusano di tutto, Beppe grillo, e il problema è che è tutto vero.
L’altro giorno il settimanale Vanity Fair ha reso nota un’intervista di Chicco Testa, ex amministratore di area diessina: «Grillo non mi piace», dice Testa, «e il suo blog è un concentrato di leggende metropolitane e populismo. Ai tempi in cui ero ancora presidente del Consiglio di amministrazione dell’Enel», racconta, «Grillo diceva che a casa sua, con il solare, produceva tanta energia da vendere poi quella in eccesso. Ma feci fare una verifica e venne fuori che da solo consumava come un paesino».
Accidenti.
13 apr
13 apr
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Assassini! Avrete sulla coscienza tutti quei pulcini. |
Dal momento che mi preme da parecchio e non ho mai avuto tempo e occasione per scriverla, aggiungo una cosa: che cazzo di nome è, per una lista, “Aborto? No grazie!”?
Come se esistesse un’alternativa “Aborto? Uhm… Massì! Sai che ora che mi ci fai pensare ne avevo proprio voglia?” o “Aborto? Come no! Però questa volta offro io”.
Il Cristo del Crocifisso dell’aula scompare e lì vicino compaiono tanti passettini neri che si allontanano in direzione della porta. Non v’è rispetto per la religione, chiedo la sospensione della classe.
— (nota sul registro, dal sito “Sette in condotta“)
