Condor Tanica

Condor - Radio 2Oggi a Condor (Radio 2, dalle 16 alle 17) hanno ospite Rocco Tanica, il che mi dà l’occasione di poter finalmente citare in un post una strofa di “Parco Sempione” degli Elii che merita la ola di tutti i blogger, giù da Samuele Silva fin su a Mantellini e ritorno (avrei dovuto farlo qualche tempo fa, quando la canzone uscì, ma per qualche motivo che non ricordo non ne ebbi il modo):

Sedicimila firme
niente cibo per Rocco Tanica
ma quel bosco l’hanno rasato
mentre la gente era via per il ponte

Se ne sono sbattuti il cazzo
ora tirano su un palazzo
han distrutto il bosco di Gioia
questi grandissimi figli di troia.

Il Bosco di Gioia visto dal satellite

Del “Bosco di Gioia” su queste pagine si è ampiamente parlato e, anche se oggi da Sofri e Bordone si parla del suo ultimo libro (Scritti scelti male, Bompiani, € 14,00) non posso non ricordare che proprio Tanica fu ospite al telefono il 29 dicembre 2005, in una delle quindici puntate di Condor in ebbi l’occasione di fare da supplente all’allora unico conduttore Luca Sofri.

L’audio è quel che è (registrai quella puntata da un apparecchio radio che non era il massimo in quanto a capacità di sintonizzazione dei canali), ma quel che c’è è abbastanza per sentire a un certo punto il rumore delle ruspe che si portano via quel bosco, in diretta.


Clicca “Play” per ascoltare
(Visited 16 times, 1 visits today)

22 Comments

  1. il ‘Bosco di Gioia’ non è mai esistito. Si tratta di un’area dismessa da anni dove era cresciuta della vegetazione spontanea. L’area non era frequentabile, uno schifo denunciato da tutto il quartiere.
    E’ stata chiamata ‘Bosco di Gioia’ solo per motivi di propaganda politica quando la regione LOmbardia ha rilevato l’area per costruirvi la nuova sede della regione.
    Svegliatevi!

  2. Ragazzi, ellebi ha ragione, il “bosco di gioia” era uno spazio pieno di erbacce cresciute troppo, ma Dario Fo e tutta la banda dei signor-no “nimby” aveva deciso che trattavasi di un parco storico di importanza strategica, tanto importante da bloccare lo sviluppo del quartiere Gioia che era abbandonato dai bombardamenti del ’44!
    Veramente non riesco a capire questo continuo fronte del no che in italia blocca tutto, che sia la tav, i rigasificatori, le centrali eoliche, quelle a gas, gli inceneritori. A milano vorrebbero persino bloccare la demolizione della vecchia fiera, dove sorgeranno , è vero 3 grattacieli (a mio parere bellissimi), ma anche un parco di ragguardaevoli dimensioni. Il comitato per il no è arrivato a voler bloccare i lavori perchè le tre torri farebbero ombra, vedete un pò voi!
    Tanica mi sta molto simpatico, ma su questa battaglia ha detto cazzate

  3. Ellebi56, Dario: io intervengo raramente nei commenti. Il fatto che lo faccia in questa occasione dovrebbe farvi pensare che ci sia una ragione. Cercatela, lì, in giro fra i neuroni: eccone uno che si accende. Dice: “Non è che per caso ho detto un cumulo di cazzate?”.

    Il “Bosco di Gioia” è stato, in anni successivi al citato ’44, un vivaio della famiglia Fumagalli. Trovo per lo meno strano che vendessero erbacce.

    E per una volta una, non lasciate che vi scoppi l’embolo al solo pronunciare i nomi di Dario Fo o Beppe Grillo: come potete verificare se avete occasione di passare quotidianamente accanto all’ex “Bosco di Gioia”, i grattacieli si costruiscono velocemente; i faggi, no.

  4. Peccato che nel progetto della vecchia fiera ci siano dei problemi di scala urbana con il resto delle abitazioni, almeno sui margini, e che il parco non sia poi eccezzionale, ma bensì frammentato, si è persa un altra occasione di fare città e non solo quartieri; il concorso per l’ex-fiera è stato vinto non dal progetto migliore, ma da quello che monetizzava di più…

  5. Premesso che chiamare bosco un pezzo di terra di 10.000 metri quadri abbandonato sia un po’ pretenzioso, e che di quel presunto bosco almeno la metà dei pochi veri alberi erano comunque da abbattere perché variamente malati, sarebbe anche corretto dire che il grattacielo della regione Lombardia fa parte di un progetto più ampio, che abbraccia tutta la zona Garibaldi-Varesine.
    Progetto che prevede, dove per decenni vi è stato il deserto, un parco di più di 100.000 metri quadri.
    Quindi, magari, quel “figli di troia” il buon Tanica se lo sarebbe potuto risparmiare.

  6. Caro Gianluca, preoccupati dei tuoi di neuroni che io penso ai miei che, considerando la quantità di alcool ingurgitata in 35 anni di vita funzionano molto bene, ok?
    Ora, visto che sono una persona che ama documentarsi, ho visto or ora un video su youtube del bosco di gioia. Ebbene, in effetti non era la distesa di erbacce di cui avevo letto in giro, ma comunque sembra molto piccolo. E poi a fine lavori ci sarà la biblioteca degli alberi o come cazzo si chiama, grande 5 volte il “bosco di gioia”. Per quanto riguarda poi mac1x82, se lo dici tu che non ha vinto il progetto migliore per l’ex fiera, allora benissimo. In base a quali criteri, di grazia? I tuoi, quelli della tua portinaia? Io non so se ha vinto il progetto migliore, però vedo che ad ogni proposta, anche su terreni abbandonati per 60 anni, siete sempre pronti a criticare chi decide, qualunque cosa decida. Tutto qui.

  7. Ora, visto che sono una persona che ama documentarsi, ho visto or ora un video su youtube del bosco di gioia. Ebbene, in effetti non era la distesa di erbacce di cui avevo letto in giro, ma comunque sembra molto piccolo.

    Esempio di comicità involontaria di tal Dario. A lui piace documentarsi ma parla per sentito dire. Così come gli Stati Uniti fan la guerra preventiva, lui si informa successivamente. E bravo Dario, che bella figura. Io cancellerei dall’Italia il fronte del no ad oltranza, è vero, ma anche chi parla approssimativamente e per sentito dire di questioni che non conosce. Precedenza a questi, anzi.

  8. Insomma siamo sempre qui fermi al ragazzo della via Gluck che si autocommisera (e poi svoltato l’angolo si costruisce la villa, si sa che la doppia morale va forte da queste parti).
    Pur di non dare soddisfazione, pur di dire di no a tutto ciò che si muove, pur di conservare ad oltranza l’esistente si arriva a difendere qualsiasi cosa.
    Ora signori, a me visto dal satellite questo lotto non mi sembra per nulla un bosco. D’altronde forse molti di voi non hanno mai visto un bosco. Quindi l’equivoco ci sta tutto.

  9. Caro Axo, ti ringrazio per la stima, che contraccambio. Ora, sulla vicenda ho letto moltissimo quando un paio di anni fa quando è saltata fuori tutta la polemica. Non mi sono preso la briga di andare a vedere il bosco di persona, anche perchè, essendo milanese da sempre e non avendone MAI sentito parlare prima, ho (giustamente) ritenuto fosse poco più di una pezza di verde. Facendo poi un calcolo matematico che evidentemente risulta a te e al neri troppo arduo, ho pensato che se mi tolgono 10.000 metri di verde per darmene 60.000 tra qualche anno, si tratta di un buon affare. Continuate a parlare di Amici e del Grande Fratello và, che ognuno è responsabile dei suoi di neuroni….

  10. caro dario, i criteri è vero sono i miei, personalissimi, di laureando in architettura; con Domus un paio di anni fa era uscito un fascicolo che raccontava con foto dei plastici e planimetrie i vari progetti arrivati alla selezione finale e di come il progetto di Renzo Piano fosse quello più completo e desse le risposte migliori al contesto, ovvero un unico grattcielo, e degli isolati più vicini alla Milano esistente, e un parco unitario, aperto alla città e non del verde pubblico interstiziale tra i vari edifici ad uso dei soli residenti o giù di lì.
    Per quando riguardo il bosco di gioia, se verrà realizzato il parco da 60.000m2, non posso che esserne contento.

  11. è sempre interessante scoprire che il nostro non è solo il paese dei sessanta milioni di commissari tecnici, ma anche dei sessanta milioni di urbanisti.
    Partendo dal principio che tra non si sa bene quanti anni ci saranno i 60.000 metri quadri di verde, resterebbe da chiedersi (a) se Roberto Formigoni aveva proprio tutta la necessità di costruire la Seconda Sede della Regione Lombardia in una zona dove la quantità di grattacieli con su scritto “affittasi” è assurda; e (b) se era proprio quel trapezio di terra il posto migliore in tutta la Lombardia per fare la Seconda Sede della Regione Lombardia.

  12. @.mau.: lungi da me dal voler fare l’urbanista, e dal sapere se la regione lombardia avesse realmente necessità di una nuova sede.
    Ragiono solo sulle condizioni in cui versava il famoso “bosco di Gioia”, sulle sue dimensioni e sul fatto che, anche quando rimesso a nuovo, sarebbe rimasto un misero parchetto che ben poco avrebbe potuto dare agli abitanti della zona, in quanto inserito in un contesto caotico e degradato quale attualmente è tutta la zona Garibaldi.
    Questa invece è un’immagine di come dovrebbe diventare l’area tra 5/6 anni:

    http://i18.tinypic.com/2zylwrr.jpg

    Il “bosco di Gioia” si trovava nell’angolo in basso a destra, e occupava una parte dell’area in cui sorgerà il grattacielo della regione.

    Ovvio che poi ognuno è libero di giudicare come meglio crede; magari senza dare del figlio di troia a nessuno.

  13. siccome i soldi pubblici si sa, non ci sono per tutti, speriamo che il progetto “biblioteca deglia alberi (giardini di porta nuova), ovvero il verde al posto del “bosco di gioia”, venga realizzato e non come tutte le opere pubbliche a servizio della città, come la Beic, Biblioteca europea di informazione e cultura, di Bolles + Wilson, ancora in sospeso, o Darsena del Naviglio e l’Arengario-Museo del Novecento di Italo Rota, tutti e due a rilento..come dire, a Milano la speranza c’è, speriamo anche la buona volontà dei nostri amministratori.

  14. Che il progetto di Piano fosse il migliore l’aveva stabilito il comune stesso. Avevano classificato i vari progetti per criteri urbanistici e di sostenibilità e quello di Piano era primo. Poi hanno scelto il secondo in classifica, perchè portava più soldi.

    I famosi progetti per la città, i parchi, i musei, non sono quasi mai sorti, ma resta da capire chi troverebbe gradevole sdraiarsi sull’erba a prendere il sole sotto a un monolite di cemento di cento metri…

    Rimango sempre piuttosto perplesso da questa voglia di potere, di un brillante e opulente futuro a tutti i costi, di questa fame di Europa e successo. Perchè uno vuole tutti questi enormi grattacieli in una città come Milano, ormai sempre più lontana dai grandi giri, rappresentante di un paese in una evidente crisi economica? Cosa attrae di questi grattacieli? Banale fame di cazzo?

    Ps il museo del cinema a Milano c’entra come il Padiglione della Cassoeula a Monte Mario…

  15. Lorenzo scusa, che Milano sia sempre più lontano dall’Europa lo dici tu, e non sono d’accordo. Milano resta uno dei 4-5 gangli nevralgici dell’economia europea, e si, io la voglio competitiva e inserita a pieno titolo tra le grandi europee. Non mi metto seduto a vedere l’Italia perdere competitività, ma cerco di recuperare il divario che oggettivamente c’è. Con 3 nuove linee metropolitane che arriveranno con l’expo, il recupero di Malpensa non più ancorata ad una compagnia traballante e i grandi progetti di riqualificazione (Santa Giulia, Ex Falck a Sesto, Citylife e tutti gli altri recuperi di zone ex industriali), l’altà velocità verso Roma, Venezia e Torino, a mio avviso questo divario sarà colmato. Certo se l’idea è invece quella che non c’è più niente da fare, allora sarebbe inutile fare qualsiasi cosa….Certo, quando si fanno le cose si può anche sbagliare, magari il progetto citylife non era il migliore in assoluto, ma si sa,l’unico modo per non sbagliare è non fare niente…

  16. Che si sia sempre più lontani dall’Europa lo dicono i freddi dati. Salari a livelli moldavi, costo della vita altissimo, i servizi bancari e assicurativi più cari e inefficienti d’Europa,distruzione del ceto medio, imbarbarimento dei costumi, fuga dei cervelli, assenza praticamente assoluta di aziende nei settori fondamentali che siano fra i maggiori competitors mondiali, non abbiamo una compagnia aerea, non abbiamo una fabbrica che produca auto, siamo il popolo al mondo che compra più telefonini, ma non ne produciamo, non abbiamo industria pesante, nonostante la distruzione del welfare continuiamo ad avere un costo del lavoro esoso per sostenere un debito ormai schiacciante. Se vuoi vado avanti per dei giorni. Siamo in ginocchio e vogliamo fare finta di nulla. Perfino la moda inizia a battere in testa, con i vecchi leoni che si ritirano o vendono (e Armani potrebbe vendere a mani straniere), i giovani che hanno guai assortiti e l’interesse del mondo che è molto più concentrato su Anversa (anversa… avessi detto Londra) che su Milano…
    Credo che il futuro si giochi su altri tavoli, che in futuro conterà sempre meno “la roba” e conterà sempre di più il know how, la cultura. Scuole migliori, ecco di cosa abbiamo bisogno. Ci daranno cittadini migliori. E non intendo le scuole del cazzo come quella dove insegnavo io, lo Ied. Nessuna città può dare al mondo 200 registi l’anno, neanche New York, figuriamoci Milano. E invece sono quelli che escono da Ied, Civica e compagnia cantante…
    Parlo di scuole elementari, di medie, di quelle scuole da cui oggi escono storie di bullismo, di degrado, di ragazzini di 12 anni che riprendono stupri di gruppo o pestaggi di handicappati…
    Invece questi pensano di risolvere tutto con il cemento. Ma guarda, non lo pensano neanche.

    Santa Giulia è già scoppiato. Foster settimana scorsa si è sfilato dall’operazione. Motivo? Non hanno venduto niente. Niente. Hai presente Orti Antichi? Altro buco. I soldi sono finiti. Sono finiti nelle tasche di aziende e banche improduttive, che approfittano del complesso connubio politica-affari di questo paese. Paese che cancella il falso in bilancio proprio quando nel mondo diventa un’emergenza conclamata. E sia chiaro che questa responsabilità è bipartisan.

    Non mi è chiaro, da bocconiano pentito, in che modo le infrastrutture migliori (sempre ammesso che Lufthansa faccia davvero qualcosa a Malpensa, di lettere di intenti è lastricato il cammino per l’inferno…) dovrebbero risolvere i problemi strutturali e profondi di un’economia. Bello avere un areoporto figo e un metrò figo, ma passati i sei mesi di orgia dell’Expò le rovine chi se le beccherà? Chi le pagherà? Chi le manterrà? Perchè qualcuno dovrebbe venire qua? siamo territorio di conquista. Chi viene qua viene per il nostro mercato che ancora genera dei bei volumi. Ma noi dove andiamo? Cosa vendiamo? A chi? A parte il lusso e il turismo, intendo. Cosa servono i grattacieli se facciamo tutti i calzolai e i camerieri?

    Soprattutto: se l’Expo è questa grande figata, com’è che Milano era in finale con Smirne e non con Mosca o Dubai o Parigi? Fra l’altro Smirne non era neanche sostenuta dal proprio governo, che è di marca musulmana mentre Smirne è la capitale dell’ateismo turco…

  17. la canzone è bellissima ed è inascoltata visto che al sempione i fattoni coi bonghi imperversano ignari; l’ultimo album forse un po’ meno spontaneo ma bellissimo e l’ho comprato, non scaricato, dando soldi a quei marcioni del gruppo l’espresso. ma gli eelst sbagliano se pensano
    a) di influenzare qualcuno con la musica;
    b) che quelli che li ascoltano e pur li apprezzano la pensino come loro.
    ora, ciò premesso, viva il vero e si ricordi come il “bosco di gioia”, nome coniato dopo l’abbattimento, era l’area inaccessibile di un privato dove cresceva di tutto e non certo un parco pubblico, peraltro di ridotta estensione. certo è meglio avere più verde (wow!) ma francamente mi sembra trascinata sta storia e ha anche un po’ rotto.

  18. Marziano, per quanto ne so io il punto è proprio questo. Il cosidetto Bosco di Gioia era uno spiazzo privato, un ex vivaio abbandonato. L’ultima proprietaria l’aveva lasciato in eredità al Comune vincolando il lascito alla trasformazione in parco pubblico. Insomma, il parco non c’era ancora, doveva essere fatto dal Comune! Che invece ha preferito farne altro.
    Non te lo giuro, non ho seguito la questione e non saprei neanche dirti su che giornale l’avevo letto, ma è pacifico che lì non ci fosse un parco e che il “bosco di gioia” fosse il nome di un progetto e non di una realtà.
    Per altro credo che Gioia fosse il nome della tizia che lo voleva intitolato a sè stessa…

  19. no, penso dalla via Melchiorre Gioia…Lorenzo, qua vieni attaccato se metti una virgola sbagliata, cerca di non fare questi errori, ti sbranano. Inoltre non sarei così pessimista, le altre città sede dell’expo sono state, o lo saranno:

    * 1998 – Lisbona, Portogallo – Expo ’98
    * 2000 – Hannover, Germania – Expo 2000
    * 2002 – Bienne, Murten, Neuchâtel e Yverdon-les-Bains in Svizzera – Expo 2002
    * 2005 – Aichi, Giappone Expo 2005
    * 2008 – Zaragoza, Spagna Expo 2008
    * 2010 – Shanghai, Cina – Expo 2010
    * 2012 – Yeosu, Korea – Expo 2012
    * 2015 – Milano, Italia – Expo 2015

    quindi non proprio città di provincia…suvvia, non sputiamoci addosso per niente! é un occasione, sfruttiamola

  20. Lorenzo, mi spiace vedere tanto pessimismo. I problemi ci sono, non voglio negarlo, ma Milano è e resta la punta di diamamnte economica della 7° potenza mondiale. Non lo dico per sperticarmi in lodi del modello Italia, tutti ne conosciamo i limiti, ma il processo è assolutamente reversibile. Se l’Expo è uno strumento per rilanciarci (e penso che lo sarà), benvenga l’Expo. Non sono stato a Torino negli ultimi anni ma mi è stato detto che con le Olimpiadi la città ha cambiato faccia e soprattutto Torino è diventata una meta turistica! Non so se vi ricordate com’era e com’era percepita Torino anche solo 10 anni fa…
    che l’Italia sia sparita dal panorama industriale non è assolutamente vero, e ti basterà farti un giro in Brianza, nel Varesotto o nel Triveneto per rendertene conto. Certo che se poi non si può recuperare un’area abbandonata da 60 anni, ci fermiamo per salvare 10.000 mq (2 campi da calcio) perchè i residenti protestano, allora sarà un pò più difficile competere con gli altri…

  21. per Mac: infatti ho scritto “credo”. NOn ne sono sicuro. Da milanese non ho mai sentito dire “Gioia” senza “Melchiorre” prima quando si parla della via, ma probabile che tu abbia ragione…
    Sulla lista delle città: insomma, proprio roba fighissima non ne ho vista, ma mi sbaglierò…

    per Dario: al di là del fatto che non siamo la settima potenza industriale al mondo manco per il ciufolo, secondo me il punto è che cosa vuol dire recuperare. Costruire dei grattacieli che rimarranno vuoti o che se non lo saranno, saranno riempiti da ciò e da chi fino al giorno prima ne riempiva altri non mi pare abbia nessun senso. Si tratta comunque di produrre rovine in cemento armato. E rovina per rovina, meglio le sterpaglie del cemento armato. Questi recuperi non funzionano o funzionao parzialmente perchè non rispondono a nessuna vera esigenza di espansione. Non abbiamo nuove attività, nuove esigenze, nuove ricchezze. Io abito praticamente in Bicocca e sinceramente fa più schifo di prima. Era senza vita prima ed è senza vita adesso, a parte l’università. Certo, meglio che intasare Festa del Perdono o sparpagliare tutti e tutto per cinema periferici tipo il Cinema Oscar, ma non riesco a vedere dove sia il “recupero”. Era un posto orribile, è rimasto un posto orribile. Forse dovremmo cercare di ridefinire il concetto di questa città: l’espansione urbanistica infinita temo sia un’illusione come la crescita economica infinita. Non sono pessimista, non lo sono di natura. Credo che in futuro sarà decisivo chi riuscirà a produrre cose essenziali con minimi costi ambientali e quindi le tecnologie, la cultura, la capacità di inventare. Non credo che i grattacieli in questo siano di nessun aiuto. Tutto qua.

1 Trackback / Pingback

  1. Condor

Rispondi