The classifica 11. E si potevano mangiare anche le fragoleee

Eh, beh.

E d’altra parte, come poteva andare, nella VascoLigacrazia?
Nel paese dove i rocker sono da anni impegnati a convincere gli schiavi in
catene che “Non è tempo per noi”, che “Ci si deve accontentare”, che “Ci pensa
la vita, mi han detto così”, che “Cosa possiamo fare noi se non “finire
male”. E questa sarebbe la
Musica
ribelle che ti urla di cambiare? E questo sarebbe il messaggio
al Pueblo unido, ricordargli che serà siempre vencido – però, gente, vi consolerete con le
rovesciate di Boninsegna e il whisky al Roxy Bar? Sentite, poi per forza la
gente vota quelli che ce l’hanno duro. E tra poco c’è il concerto del primo
maggio, il cui tema è l’omaggio a Celentano – ottima scelta da parte dei sindacati, Chi non
lavora non fa l’amore
sarà l’adeguata apoteosi.


La classifica è coerentemente conservatrice: unica nuova
entrata la nuova Fanciulla Caruccia, Duffy – le nuove entrate entrano spesso al
n.6, per qualche motivo misterioso. Ma l’olimpo di hit-parade recita ancora
Vasco Rossi, Jovanotti e R.E.M., seguiti da Amy Winehouse e Gianna Nannini.
Cede la sesta posizione la new entry della settimana scorsa, Moby, e va al n.7.
Chiudono la top ten i Sonohra – che sono chiaramente il voto dell’antipolitica
Sergio Cammariere e i Pooh. Viene spinto fuori dalla coalizione Eddie Vedder: la colonna
sonora di Into the wild è ora al n.20, il film dopo dieci
settimane ha fatto il suo tempo. Detto con tenerezza delle altre nuove entrate
ovvero Adele, Bugo e Punkreas (n. 56, 62 e 63), direi di tirare la fine del
pezzo segnalando i balzi in avanti. La cabina elettorale premia il lavoro porta a porta di Michele Zarrillo
mai darlo per morto, perché come in un horror, mentre stai per uscire dalla
casa maledetta senti un rumore di elefante e farfalla alle tue spalle, ed eccolo
lì, passato dal n.44 al 16 in
una settimana. E poi la vincitrice di Sanremo Lola Ponce, dal n. 68 al 34. MA
ANCHE l’entrata a gonfie vele di Made in Japan dei Deep Purple, ennesima
edizione per l’ennesimo anniversario, dal n.72 al n.39 – così come Mario Capanna tira
avanti coi fumogeni del ’68, quanta gente tira avanti con lo Smoke on the
waaaaater
– zan zan zan, zan zan zazan!
Comunque questa rubrica si duole della
propria menosa insistenza su una tesi di fondo, ovvero che la penisola sia
rassicurata da tutto ciò che non cambia. E pertanto fa dolorosa autocritica cambiando chart, per entrare nel regno giovane delle canzoni più scaricate. Ecco, al numero uno c’è Madonna. Una
cinquantenne che a colpi di bisturi mantiene la faccia sempre uguale, per
presentarsi in copertina a cosce aperte e vestita in pelle. Uhmm. Eh, sì, non lo ha
mai fatto. Ma dove le prende certe idee? Capperi. Hanno ragione quelli che
parlano della sua straordinaria capacità di cambiare continuamente. Sono solo
io che non la vedo.

 

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4 Comments

  1. l’unica variazione accettabile per Lola Ponce è passare dalla 70 alla 68, e poi tornare alla 70. Sostando a lungo a metà percorso.

  2. Beh però Madonna una cosa la cambia, ogni disco che fa: il produttore.
    Mai vista una “sanguisuga” come lei nel cercare di restare attuale più con i suoni che con il lifting.
    Se penso a come era il suo sound dei tempi Stephen Bray (adesso furbescamente ripreso dai Maroon 5) e com’è adesso……è ‘na fija de mignotta mica da ridere!

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