Dopo tanti anni all’estero si sviluppa un sentimento strano; la
distanza rende tutto meno preciso, e i neuroni ti si accendono solo per
eventi di un certo rumore, siano essi sportivi, sociali o politici. Per
cui finisci per vedere il tuo paese come un fratello minore, magari più
piccolo di te di tanti anni, e che vive in un’altra città; un fratello
che fa le sue cazzate, che esce con una che è una poco di buono da
tanto tempo; e con questa si prende e si lascia, perchè lei gli
solletica l’istinto e a lui gli piace; lo vedi perdersi negli studi o
nel lavoro. Lo vedi cercare per anni la sua strada, e tu stai lì e
gliela vorresti dire.
Poi però non gliela dici. Lo guardi sbagliare.
E, con il tempo, neanche gli fai notare le stupidaggini che ha fatto.
Perchè tanto sai che è uno di famiglia, è bravo e ce la farà. Anche se
magari poi, per riprendersi, dovrà fare le nottate e dovrà sudare.
Dentro
di te ti continui a chiedere: ma come fa a non accorgersene che sta
sprecando la sua vita dietro ad una stupidaggine? All’inizio gli facevi
le filippiche, gli spiegavi questo e quello. Ma da tanto tempo hai
smesso e ti sei trincerato dietro ad un misto di distacco fisico e
mentale. Pensi: un giorno se ne accorgerà da solo e tu sarai sempre lì
pronto a dargli una mano. Perchè dentro di te rimane e rimarrà sempre
tuo fratello minore; quello un po’ fuori, quello che prende le
decisioni come gli capita.
Anche se certe volte, dopo l’ennesima
decisione presa a cavolo, vorresti metterlo con le spalle al muro,
fissarlo negli occhi e dirgli: a frate’, ma che cazzo fai?