12 Comments

  1. Morirò senza capire la solidarietà, anche in abito di satira, agli zingari.

    Mi pare la difesa di una causa ove le presunte vittime hanno più torti dei loro presunti persecutori.

    Non è chiaro, spesso, di cosa vivano.
    Non è chiaro, spesso, come trattino i bambini. Non è chiaro, mai, quale sia il loro contributo a una società dalla quale qualcosa pure chiedono, fosse anche l’allaccio elettrico o i servizi igienici, che non pagano.
    E’ chiara la loro intenzione di non integrarsi. Padronissimi. Però, altrove, grazie.

  2. Io invece la solidarietà l’ho capita eccome e l’ho capita proprio perché, abitando esattamente sopra il campo milanese sgomberato l’altro ieri, da un po’ ho avuto modo di conoscere i “solidali” che gli gravita(va)no attorno.

    E’ la solita meschina solidarietà di chi ha bisogno del poveraccio per costruirsi il suo posto in paradiso.
    Quelli, insomma, che in un mondo ideale fatto di tutti i problemi risolti, fatto di assenza di “ultimi”, non avrebbero alcuna ragione di vita poiché la loro ragione di vita è direttamente proporzionale al bisogno costante e continuo degli altri.

    Qando gli ultimi vengono salvati, i misericordiosi non hanno più nulla da sbandierare per mostrare la loro grandezza caritatevole e il loro mondo finisce.
    Ecco perché quelli tutt’altro che interessati alla soluzione del problema sono principalmente loro.

    Un po’ come dei medici che vivono delle malattie altrui, senza le quali non avrebbero valore nella società.

    Altrettanto chiaro mi è, abitandoci appunto sopra (si intende come finestre), di cosa vivano, come trattino i loro bambini e soprattutto il loro contributo alla società nella quale vogliono vivere.
    Il loro contributo è mantenere appunto in vita i caritatevoli.
    E non è mica poco, in tempi come questi.

    L’emergenza rom è, per fare un parallelo con l’attualità, per le associazioni di volontari che li aiutano, fondamentale quanto la 194 lo è per i movimenti per la vita.

    Solo chi ha vissuto per un tempo sufficientemente lungo (io due anni, terminati con mia immensa gioia l’altro ieri) accanto a un campo rom di quasi mille persone può sapere cosa significhi, chi siano e cosa portino alla società dalla quale pretendono di essere accolti.

    Gli altri facciano pure discorsi di intregrazione e di poche mele marce.

    In fondo oggi si affrontano così i temi.
    Se il tavolo di trattative sulla 194 vede seduti quasi solo uomini, non vedo perché chi non li ha mai avuti come vicini di casa non possa essere convinto di sapere di cosa parli e di poter quindi dire al mondo quale sia la soluzione.

    Io intanto brindo a una delle notizie più belle dell’ultimo anno: lo sgombero.
    Di cosa ne sia di loro da oggi in poi, francamente non me ne può fregar di meno.
    Spero li abbiano accampati sotto casa di quelli che arrivavano qui per aiutarli ma poi sempre in altre zone tornavano la sera a casa, lasciando che a goderci i riflettori spenti fossimo noi.

  3. Caro broono, su tutto posso esser d’accordo con te fuorchè su una cosa fondamentale, il tuo iniquo giudizio sui volontari che aiutano i Rom: dove sta la loro “meschina solidarietà”, della quale parli tu? Vorrei che me lo spiegassi, perchè ragionando secondo questo tuo metro, tutti quelli che aiutano il prossimo senza riceverne alcunchè – se non appunto la normale soddisfazione di essersi comportati da esseri umani – sono degli esibizionisti? Con nessun’altro fine, nel loro agire in aiuto degli altri, che quello di farsi elogiare, di sentir pubblicamente tessere le proprie lodi? Ci sarà sicuramente anche qualcuno che lo fa per questo, non lo metto in dubbio: come non ho dubbi che però rappresenti un’esigua minoranza in quell’esercito di persone che quotidianamente fanno del bene a chi ne ha bisogno. Ho amici e parenti che hanno lavorato su ambulanze, cosa che ad esempio io non farei mai, perchè morirei di dispiacere nel raccogliere feriti gravi o morenti (mi è bastato tenere la mano ad un moribondo dopo un incidente stradale, i genitori di me non sanno ancora niente dopo quasi 7 anni): e ti assicuro che lo facevano e lo fanno solo per far del bene agli altri (come, se non sbaglio, c’ha insegnato un certo Gesù poco
    più di 2000 anni fa): se poi in cuor loro lo fanno
    anche per sentirsi utili, amati, elogiati, concedi loro almeno che questo appartiene esclusivamente alla loro coscienza, sulla quale io non mi sento di indagare; quel che conta è che loro, come tantissimi altri, FANNO, e per giunta in silenzio, senza compiacimenti o arie di sorta; o devo pensare invece che il tuo problema sono solo i volontari che lavorano con i Rom, magari anche per il loro colore politico? Ciao

  4. Caro Carlo.

    No, il problema (mio) nei confronti del volontariato prima di tutto non è un “problema” come si intende problema comunemente, ma solo un mio modo di pensare, ma soprattutto non è circoscritto a “quelli che lavorano con i rom” per il loro colore politico.
    Ho solo una concezione mia dell’istinto che porta le persone a “fare”, come dici tu e secondo questa concezione i volontari sono tra le persone più egoiste ed egocentriche esistenti sulla terra.
    E la cosa è direttamente proporzionale, in genere, al loro essere più o meno vicine ai valori della chiesa.

    Poi se mi chiedi se questo significhi che secondo me “non fanno” certamente non sarei così scemo da dirti di no.
    Certo che fanno, certo che chi riceve il loro aiuto ha dei vantaggi innegabili e spesso li ha solo se incontra queste persone, perché dagli altri manco una pacca sulla spalla, ma questo non cambia la mia idea di chi “fa” e del fatto che il volontariato è così diffuso proprio perché a guadagnarci sono entrambi e in genere ci guadagna di più proprio chi lo fa e non chi lo riceve.

    Non ne faccio affatto un discorso di esibizionismo, anche se è una componente molto importante che quasi sempre sta ai primi posti (chi fa volontariato difficilmente lo tiene segreto) ma ne faccio un discorso di percezione di sé stessi.
    Il volontario, soprattutto quando mosso da valori cristiani, sente il suo valore personale crescere di pari passo con lo sporco che si ritrova sulle mani e questo fa sì che più lui avrà bisogno di costruirsi un “personale” di cui andar fiero, più avrà bisogno di malati da accudire, di poveri da sfamare, di ultimi da aiutare.
    La carità è tutt’altro che caritatevole.
    Per ogni culo che hai pulito, a uscire più lindo è il valore che dai a te stesso.
    E più avrai bisogno di sentirti vicino a dio più culi cercherai da pulire.

    Sarebbe idiota da parte mia negare che nel frattempo intanto comunque i culi li pulisci, ovviamente, ma questo non mi impedisce di trovare meschino chi di tutto questo meccanismo nega l’innegabile vantaggio, molto più grande, che riceve chi “pulisce” rispetto a chi viene pulito e che questo è il reale motivo per cui chi “aiuta” in realtà aiuta.
    Lo fa per sè stesso.
    Il vantaggio per l’altro è solo una conseguenza.
    Ma principalmente lo stai facendo per te stesso, per sentirti migliore, per conquistarti il tuo posto in paradiso, per far crescere la quota bontà dei mattoncini che costiuiscono il tuo percorso.

    Non lo voglio aprire il capitolo gigantesco di “certi” misericordiosi, ma giusto per capirci ti faccio l’estremo più estremo che esista in questo discorso: Madre Teresa è stata la donna forse più egoista passata su questa terra.
    Significa che neghi l’esistenza dell’incredibile numero di malati di cui si è occupata?
    Affatto.
    Significa che per ognuno di quei malati io vedo prima il vantaggio che ne ha tratto lei.
    E non in termini di esibizionismo, ma di percorso personale e intimo riguardo a una battaglia tutta sua per valori tutti suoi che poi, che quando davvero eclatante, si traduce anche in vantaggi esterni.
    La cultura della sofferenza, quella secondo la quale più soffri e più sei vicino a dio, non l’ho inventata io, del resto.

    Ecco, per persone così, la presenza di ultimi da aiutare è la caratteristica base di un mondo nel quale è possibile vivere percependosi “importanti”.
    Senza questi, senza malati, senza ultimi, il 90% dei “volontari” avrebbero dei grossissimi problemi di percezione di valore.
    Il malato risolve questo problema.
    Quando (se) guarisce, si ha bisogno di trovarne subito un altro.
    Se si può far qualcosa per non farli guarire, anche se in maniera molto sottile lo si fa.

    Con i rom è andata così.Non te la riassumo tutta perché se no esce un’altra pagina.
    Ti metto il link al post che racconta la riunione alla quale ho partecipato il giorno prima, organizzata da questi movimenti di volontari che “li aiutano”, così capisci cosa intendo.

    http://ilmiomanifesto.blogspot.com/2008/03/gli-ultimi-saranno-i-primi-morire.html

  5. Quindi il tuo discorso vale anche per quelli che si oppongono agli sgomberi ma che sono di diverso colore politico? O loro sono davvero caritatevoli?

    Così, giusto per essere chiari.

  6. Il mio discorso vale per chiunque strumentalizzi la debolezza di qualcun altro per fini e guadagni personali.
    Non ho capito perché sia così fondamentale il colore politico in questo discorso.

    Poi io mi spiego male e spendo mille parole quando altri sarebbero capaci di dire le stesse cose con due, lo so, è un mio difetto che spesso rende confuso ciò che scrivo, ma direi che il senso del mio discorso non è in alcun modo politico e anzi è in ogni sua virgola umano (nel senso di persone).
    Quindi cosa c’entra il colore politico?

    Così, giusto per esser chiari, ti faccio un altro parallelo che forse risolve il tuo dubbio:
    La candidatura dell’operaio Thyssen da parte del pd per me ha dietro lo stesso schema mentale di cui ho parlato sopra.
    Sembrano cose distanti mille chilometri una dall’altra e invece hanno la stessa identica radice.

    Più chiaro?

  7. Caro Broono, l’etica del sacrificio, della quale tu parli, è innegabilmente connaturata al cristianesimo fin dal suo atto di fondazione, la crocefissione di Gesù (in antropologia culturale, se la memoria non fa difetto, quest’ultima ripete lo schema mitico-rituale del “roi sacrée”, il “re sacrificato”, vedi il “Rex nemorensis” e il Rex “Saturnalium romani”): era tuttavia un’etica nata per particolari ragioni in un particolare periodo storico, sulle quali ora non mi dilungo per non essere noioso; pure, come ti sarà sicuramente capitato di sentire o leggere, la morale del cristianesimo prima, (già nel Vangelo) e quel del cattolicesimo poi, condannano duramente la superbia e la vanagloria di chi compie atti di umanità, di bene verso il prossimo che ne ha bisogno per ottenerne solo o anche lodi altrui e/o segreta gratificazione personale (anche se, ripeto, per me quest’ultima appartiene proprio e solo alla propria coscienza personale).

    Personalmente, peraltro, pur essendo io un agnostico – quasi ateo profondissimamente laico, non posso non sentirmi e non dirmi “cristiano” (per dirla con Benedetto Croce), costituzionalmente parlando: e quindi non sono assolutamente d’accordo con te quando definisci Madre Teresa “la donna forse più egoista passata su questa terra”: quali vantaggi può aver voluto deliberatamente e consapevolmente conseguire lei dalla sua attività missionaria? Di fronte alla quale io mi inchino con grande ammirazione e rispetto: se non altro per i concreti risultati e l’autentico (ne sono profondamente convinto) spirito d’amore che ha dimostrato. O secondo te, in chiave paraeugenetica e paramalthusiana (insomma in senso quasi selettivo-naturale e sociale), dovremmo lasciare che solo medici, infermieri, assistenti sociali e quant’altre figure istituzionali a ciò deputate, si occupino di malati terminali, anziani, disabili, tossicodipendenti, eccetera? Cioè prendiamo anche quel poco di spirito autenticamente cristiano, vale a dire umano, che è rimasto nella nostra società e lo buttiamo al cesso?
    Oppure seguiamo in toto la visione hitleriana delle cose e sterminiamo tutti i malati, i disabili, etc, e così rendiamo finalmente il mondo perfetto o quasi?
    Ben altra cosa è la scelta del Pd di quell’operaio, che probabilmente è una gran paraculata, come quella di candidare l’improponibile Colaninno jr.: mentre non lo è quella di Diliberto di rinunciare al suo posto in lista sempre a favore di un operaio, coerentemente – quanto meno nella forma – con la sua ideologia comunista e la sua visione egualitaria della società.
    Non ho potuto purtroppo visionare il video da te linkato nel tuo blog, quello nel quale parla Roberto Poletti, perchè le strameledette casse del mio pc si rifiutano di funzionare da due giorni: provvederò al più presto. Sul prode Poletti intanto ho trovato sul web queste sue belle e nobili dichiarazioni su un numero della Padania dell’agosto ’97:

    “Quando ci libererete dai negri, dalle puttane, dai criminali, dai ladri extracomunitari, dagli stupratori color nocciola e dagli zingari che infestano le nostre spiagge, le nostre vite, le nostre menti?” ; preferisco non commentare, ci andrei giù pesante come la scure di un boia.

    A Srbija: che cos’è “l’Umanitaria Insciallah di Babsi Jones” ?

  8. Concordo con Brono e aggiungo che su Antares IV gli zingari starebbero benissimo e nessuno li rimpiangerebbe di certo. Tranne i soliti pelosi moralisti, ma a quelli ormai abbiamo fatto il callo. Sono come l’influenza, fastidiosissimi e inevitabili.

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