Tanto per cambiare

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12 Comments

  1. Intanto il PD candida Ichino, Calearo, Colaninno perchè è ora che in Italia i lavoratori smettano di spassarsela, pagati troppo per fare niente. Eh, se ne sentiva il bisogno di sentire la voce e il polso del padrone, dopo tutti questi anni di dittatura del proletariato.

  2. Scena. La macchina del tempo ci riporta agli anni Settanta e precisamente davanti ai cancelli di Mirafiori, a Torino, con gli operai furibondi che tuonano contro il padronato borghese e col Partito comunista che soffia sul fuoco.
    Immaginiamo questo: che quel punto, noi, uomini di un altro tempo, vogliamo dire qualcosa di sconvolgente a quegli operai circa il loro futuro.
    Che cosa gli diciamo, per lasciarli basiti?
    Che il loro Pci cambierà nome per quattro volte?
    Che sparirà la parola «comunista»?
    Che sparirà anche «Partito»?
    Che Falce & Martello verrà svenduto a certi Garavini e Bertinotti? Sconvolgente, certo, ma sino a un certo punto.
    E allora che gli diciamo?
    Che un ex radicalino, certo Rutelli, sarà il loro sindaco? Che si prostrerà davanti al Papa?
    Che il loro Pci candiderà Badaloni, De Mita, Follini, Rosy Bindi e un ex boiardo dell’Iri?
    Sconvolgente, certo: ma stiamo parlando pur sempre con operai metalmeccanici cui interessa principalmente di se stessi, del proletariato, del padronato, del salario, la lotta di classe eccetera.
    Che gli diciamo?
    Questo: che il partito dei metalmeccanici, il loro partito, nell’anno 2008 candiderà direttamente il padrone, e attenzione, non solo un industriale metalmeccanico: il presidente degli industriali metalmeccanici, Massimo Calearo.
    Poi guardiamo la faccia che fanno.

  3. ditegli anche che proprio nel loro collegio di Mirafiori si candiderà e sarà eletto – per Forza Italia – quel giovane della FGCI-Federazione Giovanile Comunista Italiana, poi Radicale, poi verde, poi.. chiamato
    Alessandro Meluzzi, psichiatra, oggi sostenitore della Cristoterapia e portavoce della Comunità Incontro del fu-don Pierino Gelmini, rinviato a giudizio per pedofilia.

    Poi guardiamo la faccia che fanno.

  4. Cari operai degli anni 70.
    Aggiungete la carta assorbente all’elenco delle vostre rivendicazioni sindacali: nel 2000 va di moda morire fritti.

  5. A forza di scelte presentate come solo apparentemente dure e dolorose ma che sarebbero dovute poi risultare, alla lunga, vantaggiose per i lavoratori (la scala mobile abolita, la precarietà, la pensione sempre più avanti, i sub appalti) i risultati si vedono. Si è sempre nella fase uno, quella della fregatura. Del resto, è stato fatto cadere il governo a pochi giorni dall’inizio della fase di redistribuzione…

    Facci, bel commento, davvero.

  6. Qualche anno fa erano i pitbull, che giornalmente azzannavano qualcuno.
    A un certo punto hanno ceduto il posto alle rapine in villa, più d’una la settimana ci scappava.
    Poi è stato il turno delle tragedie aeree, sfiorate quasi quotidianamente.
    Passano i mesi, arrivano gli stupri giornalieri degli extracomunitari.
    Oggi sono i morti sul lavoro, almeno un incidente al giorno nei TG.
    E domani?

  7. Facci, non hai scritto una cazzata e te ne ringrazio. Pubblicalo, quel commento, fallo girare: non muove voti, ma qualche coscienza forse sì.
    Nasco con la tradizione metalmeccanica in casa, e quelle facce le ho viste senza voli pindarici. Oggi, perché sono le stesse da quando sono nato.

    Però, Facci, pane-al-pane-e-vino-al-vino: ti riesce davvero comprendere la sensibilità operaia (che – cristosanto – esiste perché esistono gli operai, oggi, e fanculo i modernisti)? Quanto tempo hai speso fin qui per parlare in faccia con un operaio, e quanto invece per fare la rassegna stampa nella tivvù libera delle libere libertà?

  8. E che dire di quel Ferrara che nel 1973 diventò “responsabile fabbriche” del Partito Comunista Italiano a Torino?

  9. se li definissero per quello che sono, ovvero OMICIDI SUL LAVORO, forse la gente si scandalizzerebbe di più e i politici prenderebbero provvedimenti seri!

  10. A me pare che, al netto degli enormi interessi che stanno dietro a queste cose (la sicurezza costa e i nostri imprenditori hanno una mentalità particolarmente sparagnina, come dimostrano innumerevoli aspetti), ci sia un limite culturale dello stesso tipo di quello per cui si punisce troppo poco chi uccide al volante.

    Sia nelle morti sul lavoro sia in quelle sulla strada la punizione è molto più lieve rispetto a un omicidio tout court. La differente valutazione immagino che consista nell’intenzionalità. Se se io ammazzo, per dire, Pinco Pallino perchè lo odio, o per vendetta o per soldi o per motivi di figa, allora sono un assassino e posso prendermi (in teoria) parecchi anni di carcere. Se invece io ammazzo Pinco Pallino perchè guido ubriaco o troppo velocemente, o lui muore perchè io, suo datore di lavoro, non ho provveduto alla sicurezza, allora la pena è molto minore perchè manca l’intenzione.

    E qui forse il retaggio della mentalità cattolica si paga: le intenzioni sono fondamentali per la salvezza dell’anima (per chi ci crede).

    Ma questa cosa è incongrua se portata nella vita civile. Uccidere perchè si è noncuranti delle conseguenze facilmente prevedibili di scarrsa sicurezza (sia alla guida sia nel lavoro) dovrebbe essere considerato alla pari di un omicidio intenzionale. E’ vero che Pinco Pallino l’ho ucciso mentre guidavo ubriaco ma non ce l’avevo con lui ed è altrettanto vero che posso averlo ucciso perchè gli ho imposto modalità di lavoro che non considerano il pericolo, ma senza volerlo ammazzare espressamente.
    Ma siccome le conseguenze non erano impensabili, anzi, visto che sono molto frequenti, non ci si può attaccare alla preterintenzionalità. E quindi chi provoca morti sulla strda o sul lavoro va considerato esattamente come un assassino dichiarato e comprovato.

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