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  1. Una trasmissione intelligente che viene chiusa è un lutto (pallido eufemismo), questo dovrebbero ammetterlo tutti, estimatori e detrattori di Daniele Luttazzi. Nell’ambito della comunicazione sono di più i secondi, questo è chiaro. Ieri alla notizia (che La7 non ha diffuso tramite il suo tg, ricordiamolo) della cancellazione di Decameron, ho letto un articolo di puro giubilo (Volpe del Corriere), uno completo (D’Amico del tg.com!); oggi uno distratto (Grasso), uno semi-riciclato (Facci), un commento che si commenta da solo “la scelta di sospendere Decameron la definirei sentimentale, emotiva”, Bignardi. Quasi tutte reazioni inspiegabilmente tardive perché lo show è andato in onda sabato 1° dicembre, replicato giovedì scorso ed è stato scaricabile dal sito de La7 per qualche giorno. Luttazzi non è un comico, non so se è giornalista, ma in fondo il patentino non l’han negato neanche Adriana Volpe. Fa satira. Punto. Qualcosa di accettabile da noi un tempo solo se connotato da aspetti umoristici familiari, troppa merda o morte non sono sopportabili. La libertà di espressione è un pongo che rivediamo di volta in volta a seconda delle esigenze politiche (nel senso più largo del termine) del momento. Questa faccenda non avrà grandi strascichi: Luttazzi è ostico e poco amato dai media, dai blog: solo dalle tricoteuses. Uno bravo che non piace quasi a nessuno degli addetti ai lavori e infatti la reazione più benevola in tal senso sarà un “è bravo ma ha esagerato”. Noi italiani dobbiamo stare tranquilli, non possiamo scuoterci troppo: noi ridiamo con Maurizio Crozza che canta una canzone spiritosa a Rosy Bindi con Francesco Renga. Per tutti gli altri forse picchi di due milioni etc. occorrerà recarsi in quei deprecabili luoghi chiamati teatri o aspettare il 2014, quando Luttazzi rientrerà su Odeon TV

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