Venerdì 30 Novembre 2007
di Filippo Facci
Si vergognino e basta.
Lo facciano quei conduttori di talkshow che pensano che parlare del Dalai Lama e della Cina non faccia ascolti, e che un delitto molto vicino sia più interessante di carneficine molto lontane. Lo facciano quei miei colleghi, intrisi di realpolitik da cortile, che passano la vita a sezionare le cose bianche e le cose rosse naturalmente la milionesima ipotesi di proporzionale alla tedesca con soglia di sbarramento alla norvegese e scorporo alla molisana: convinti che determinate questioni siano solo velleità da idealisti e da radicaloidi anziché sostanza politica pura, allo stato brado.
Si vergogni il presidente della Camera Fausto Bertinotti, capace di intrattenersi 50 volte al giorno coi cronisti e però incapace di dare una risposta ufficiale ai 285 parlamentari che per iniziativa di Benedetto della Vedova gli hanno chiesto di ricevere il Dalai Lama con tutti i crismi, e se possibile di farlo parlare nell’emiciclo parlamentare.
Si vergogni Romano Prodi, l’uomo che vorrebbe sospendere l'embargo delle armi alla Cina, il presidente del consiglio che non incontrerà il Dalai Lama questo dicembre come non volle incontrarlo nell’ottobre 2006: nel 1994, diversamente, il Dalai Lama fu ricevuto ufficialmente dal Capo dello Stato e dal presidente del Consiglio: eppure l’import-export con la Cina rimase in piedi.
Si vergognino pure, dal primo all’ultimo, i comunisti italiani: è l’unico gruppo dove non compare neppure un firmatario tra i 285 che hanno chiesto a Bertinotti d’incontrare il leader tibetano.
Rifondazione comunista? Solo Pietro Folena e Maurizio Acerbo: solo loro due riescono a scacciare il sospetto che la sinistra italiana sia multilaterale solo in chiave antiamericana.
Poi c’è il Vaticano, che ha certo responsabilità più complicate giacchè milioni di cattolici cinesi rischiano persecuzioni ogni giorno: ma va detto che neppure Benedetto XVI, che a sua volta non incontrerà il Dalai Lama, ne esce infine splendidamente.
Ma è tutto il nostro Paese a uscirne come il solito paesaggio di mezze stature e piccoli interessi: nei mesi scorsi gli Usa e George Bush hanno ricevuto il Dalai Lama inteso come rifugiato politico dalla Cina, e gli hanno pure appigliato la medaglia d’oro del Congresso: se ne sono fregati degli strepiti altezzosi e delle minacce di ritorsioni di Pechino. Lo stesso hanno fatto Canada e Austria e Germania: e basti che lo Stato guidato da Angela Merkel è il primo paese europeo per interscambio ed export e investimenti verso la Cina.
E’ difficile dar torto al riformatore liberale Benedetto Della Vedova: quello del Dalai Lama è un problema politico, non diplomatico o protocollare, e ciònonostante il governo sta ostentando un silenzio perfettamente allineato ai desiderata di Pechino. Ma non occorre essere degli economisti per comprendere che è Pechino, in primo luogo, a non potersi permettersi di azzerare l’interscambio commerciale con l’Occidente. Certo, Cina non olet, e l’economia più di tanto non può certo farsi condizionare dai dati sulla pena di morte in Cina, dalle notizie sugli organi espiantati e rivenduti senza il consenso dei familiari, dalle torture, dai cattolici ammazzati, dai dissidenti imbottiti di psicofarmaci, dai lager dove milioni di uomini imprigionati senza processo alimentano un'economia anche fondata sullo schiavismo. I maestri della realpolitik possono raccontarsi che la libertà economica porterà anche alla libertà democratica dei cinesi, e pazienza se di questo processo per ora non v’è traccia, anzi. Pazienza se nessuno condannerà la Repubblica Popolare Cinese per la sua produzione industriale e manifatturiera operata nei lager, e se nessuno boicotterà le Olimpiadi come proposto anche da Don Pietro Gheddo su questo giornale.
Sono sogni, velleità da idealisti. Se tuttavia riuscissimo perlomeno a non farci dettare l’agenda istituzionale dai cinesi, non rifiutandoci vergognosamente d’incontrare un leader spirituale e nonviolento che ha la valenza civile e democratica di mille monaci birmani, sarebbe qualcosa.
***
Al Presidente
della Camera dei Deputati
On. Fausto Bertinotti
Il Dalai Lama sarà in Italia nel prossimo dicembre, e, come è ovvio attendersi, le autorità di Pechino chiederanno alle istituzioni italiane di trattarlo da ospite non gradito. In questo, suoneranno persuasive la ritorsioni annunciate dalla Repubblica Popolare di Cina nei confronti di Germania e Stati Uniti, i cui capi di governo hanno avuto la “sfrontatezza” di incontrare il Dalai Lama.
Un paese, come l’Italia, che ha guardato con preoccupazione e simpatia alla protesta nonviolenta dei monaci buddisti birmani, repressa nel sangue dalla giunta militare di Rangoon, deve operare per impedire l’isolamento internazionale del Dalai Lama e la sua emarginazione civile e politica.
Pechino ritiene che il Dalai Lama sia un terrorista. La realtà, che tutti ben conoscono, è un’altra: il Dalai Lama (piacciano o meno le sue parole) è una delle poche personalità mondiali ad avere sempre, senza eccezioni, usato la propria influenza per educare alla nonviolenza; una nonviolenza di origine religiosa, ma di fortissimo impatto civile.
È il Parlamento a rappresentare i sentimenti e gli orientamenti dell’opinione pubblica; ed è il Parlamento dunque a dovere esprimere l’attenzione e il rispetto che il nostro paese tributa, quasi unanimemente, alla figura del Dalai Lama. Chiediamo dunque che la Camera dei deputati ospiti, in seduta plenaria, la persona e la “voce” del Dalai Lama, sicuri che, come sempre, le sue parole saranno nel segno di libertà, pace, nonviolenza e riconciliazione.
Ci rimettiamo alla sua valutazione, chiedendoLe di coinvolgere in essa, nelle forme opportune e istituzionalmente dovute, i rappresentanti dei gruppi parlamentari. In attesa di una sua risposta, La salutiamo cordialmente.
AN - Marco Airaghi, Giovanni Alemanno, Francesco Maria Amoruso, Giuseppe Angeli, Pietro Armani, Filippo Ascierto, Domenico Benedetti Valentini, Giulia Bongiorno, Nicola Bono, Carmelo Briguglio, Antonio Buonfiglio,Carla Castellani, Giuseppina Castiello, Basilio Catanoso, Carlo Ciccioli, Edmondo Cirielli, Giuseppe Consolo, Giorgio Conte, Manlio Contento, Giulio Conti, Giulia Cosenza, Riccardo De Corato, Angela Filipponio Tatarella, Tommaso Foti, Paola Frassinetti, Pierfrancesco Emilio Romano Gamba, Maurizio Gasparri, Maria Ida Germontani, Alberto Giorgetti, Giorgio Holzmann, Ignazio La Russa, Donato Lamorte, Mario Landolfi, Maurizio Leo, Ugo Lisi, Antonino Lo Presti, Gianni Mancuso, Marco Martinelli, Antonio Mazzocchi, Giorgia Meloni, Roberto Menia, Riccardo Migliori, Eugenio Minasso, Silvano Moffa, Bruno Murgia, Angela Napoli, Vincenzo Nespoli, Carmine Santo Patarino, Riccardo Pedrizzi, Antonio Pepe, Flavia Perina, Carmelo Porcu, Francesco Proietti Cosimi, Enzo Raisi, Fabio Rampelli, Andrea Ronchi, Guglielmo Rositani, Stefano Saglia, Giuseppe Scalia, Marcello Taglialatela, Mirko Tremaglia, Roberto Ulivi, Marco Zacchera.
DCA –NPSI- Lucio Barani.
FI - Gioacchino Alfano, Sabatino Aracu, Maria Teresa Armosino, Claudio Azzolini, Giacomo Baiamonte, Simone Baldelli, Maurizio Bernardo, Isabella Bertolini, Mariella Bocciardo, Margherita Boniver, Gabriele Boscetto, Aldo Brancher, Donato Bruno, Giovanbattista Caligiuri, Cesare Campa, Mara Carfagna, Gabriella Carlucci, Luigi Casero, Fiorella Ceccacci Rubino, Remigio Ceroni, Guido Crosetto, Ida D’Ippolito Vitale , Benedetto Della Vedova, Simeone Di Cagno Abbrescia, Manuela Di Centa, Domenico Di Virgilio, Luigi Fabbri, Gaetano Fasolino, Luigi Fedele, Salvatore Ferrigno, Giuseppe Fini, Raffaele Fitto, Gregorio Fontana, Pietro Franzoso, Daniele Galli, Fabio Garagnani, Elisabetta Gardini, Mariastella Gelmini, Basilio Germanà, Gaspare Giudice, Ugo Grimaldi, Antonello Iannarilli, Giorgio Jannone, Enrico La Loggia, Giorgio Lainati, Giancarlo Laurini, Luigi Lazzari, Vanni Lenna, Simonetta Licastro Scardino , Giuseppe Marinello, Giovanni Marras, Antonio Martino, Antonio Martusciello, Giustina Mistrello Destro, Filippo Misuraca, Nino Mormino, Chiara Moroni, Osvaldo Napoli, Francesco Nucara, Antonio Palmieri, Patrizia Paoletti Tangheroni, Maurizio Paniz, Gaetano Pecorella, Paola Pelino, Mario Pepe, Mario Pescante, Guglielmo Picchi, Sergio Pizzolante, Stefania Prestigiacomo, Laura Ravetto, Massimo Romagnoli, Paolo Romani, Giuseppe Romele, Luciano Rossi, Roberto Rosso, Paolo Russo, Iole Santelli, Angelo Santori, Giorgio Simeoni, Francesco Stagno D’Alcontres, Franco Stradella, Piero Testoni, Renzo Tondo, Roberto Tortoli, Paolo Uggè, Mario Valducci, Antonio Verro, Luigi Vitali, Marino Zorzato.
IDV – Carlo Costantini, Massimo Donadi, Leoluca Orlando, Stefano Pedica, Pino Pisicchio, Antonio Razzi.
LEGA NORD – Angelo Alessandri, Stefano Allasia, Lorenzo Bodega, Matteo Brigandì, Davide Caparini, Roberto Cota, Guido Dussin, Giovanni Fava, Alberto Filippi, Maurizio Fugatti, Massimo Garavaglia, Andrea Gibelli, Giancarlo Giorgetti, Paola Goisis, Paolo Grimoldi, Carolina Lussana, Roberto Maroni, Enrico Montani, Gianluca Pini.
MISTO - Giorgio Carta, Daniela Garnero Santanchè, Franco Grillini, Carmelo Lo Monte, Ricardo Merlo, Marco Pottino.
PD - ULIVO Khaled Fouad Allam, Rolando Nannicini, Mariza Bafile, Franca Bimbi, Gino Bucchino, Gianfranco Burchiellaro, Marco Calgaro, Enzo Carra, Franca Chiaromonte, Lucia Codurelli, Paolo Fadda, Enrico Farinone, Giuseppina Fasciani, Emanuele Fiano, Giampaolo Fogliardi, Laura Froner, Roberto Giachetti, Oriano Giovannelli, Giuseppe Giulietti, Maria Fortuna Incostante, Maria Leddi, Donata Lenzi, Mario Lovelli, Mimmo Lucà, Giuseppe Lumia, Antonio Luongo, Pierluigi Mantini, Daniele MaratelliPietro Marcenaro, Maino Marchi, Michele Meta, Carmen Motta, Franco Narducci, Francesco Piro, Rino Piscitello, Salvatore Raiti, Elisabetta Rampi, Ermete Realacci, Ruggero Ruggeri, Marilena Samperi, Emanuele Sanna, Amalia Schirru, Giuseppina Servodio, Salvatore Tomaselli, Silvia Velo, Riccardo Villari, Angelo Zucchi.
RIF-COM - Maurizio Acerbo, Pietro Folena.
RNP - Marco Beltrandi, Enrico Buemi, Sergio D’Elia, Cinzia Dato, Bruno Mellano, Angelo Piazza, Donatella Poretti, Lanfranco Turci, Maurizio Turco, Roberto Villetti.
SD - Fulvia Bandoli, Arturo Scotto.
UDC - Vittorio Adolfo, Ciro Alfano, Emerenzio Barbieri, Francesco Bosi, Luisa Capitanio Santolini, Luciano Ciocchetti, Luigi D’Agrò, Giampiero D’Alia, Teresio Delfino, Armando Dionisi, Alessandro Forlani, Gianluca Galletti, Leonardo Martinello, Erminia Mazzoni, Antonio Mereu, Ettore Peretti, Michele Pisacane, Giuseppe Ruvolo, Bruno Tabacci, Mario Tassone, Michele Tucci, Michele Vietti, Luca Volontè, Domenico Zinzi.
UDEUR - Gino Capotosti, Mauro Fabris, Pasqualino Giuditta, Vito Li Causi, Giuseppe Morrone, Angelo Picano.
VERDI Paola Balducci, Angelo Bonelli, Arnold Cassola, Grazia Francescato, Massimo Fundarò, Marco Lion, Tommaso Pellegrino, Camillo Piazza, Giuseppe Trepiccione, Luana Zanella.
89 Comments
Per la grande emme
“a quell'altro genio lassu' che dice che uso l'aggettivo 'fascista' per non affrontare la realta, devo dire che non sono e non sono mai stato comunista”
E allora, se non sei un compagno, non dovresti avere problemi a chiamare le cose con il loro nome. O no?
“l'ultimo giro ho votato Di Pietro e in futuro non votero' piu' fin che ci sono 'ste facce da stronzi in giro, tutte.”
Aspetto con ansia che ti canditi tu, che sei il più bello e il più simpatico di tutti. Immagino già l’assalto ai seggi per votarti.
“La chiamo dittatura fascista, geniaccio, perche' una dittatura comunista, almeno all'apparenza e in teoria, mette al centro i bisogni e le rivendicazioni dei lavoratori e piu' di ogni cosa osteggia le sperequazioni (ripeto, tutta teoria), come tutti sanno”
Trattasi appunto di teoria. Anzi, di retorica e di propaganda, ripetuta ancora qualche settimana fa dalla tribuna dell’ultimo congresso del PCC. Una bel pacco avvolto in una splendida carta regalo color rosso-oro al cui interno però c’è sempre la solita merda. Le sperequazioni, i milionari e gli schiavi non sono un’esclusiva del Partito Comunista Cinese. Le dacie moscovite, le ville di Pankow, le piscine di Fidel, gli armadi pieni zeppi di pellicce e gioielli di Elena Ceausescu fanno parte integrante della gloriosa storia dell’idea comunista. Che poi i comunisti cinesi si siano spinti un po’ più avanti sulla strada del ‘tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri’, è un altro discorso.
Quanto al lavoro servile, certo non erano uomini liberi coloro che con le catene ai piedi e un fucile puntato alla schiena, fecero fare i ‘grandi balzi’ all’economia sovietica e cinese scavando dighe e canali. A confronto, gli schiavi neri delle piantagioni della Virginia erano villeggianti Valtur.
Se invece, usando il termine ‘fascista’, vuoi far intendere che tra comunismo, nazismo e fascismo dal punto di vista sostanziale non ci sono poi grandi differenze, e quindi i termini sono intercambiabili, allora hai perfettamente ragione. In fondo, al di là delle belle parole, il risultato di tutti quanti è sempre lo stesso: fame, miseria, e montagne di cadaveri.
“Ha piu' i contorni di una dittatura fascista, che tende ha stabilire legge e ordine perche' l'economia cresca senza ostacoli e senza spazi per le rivendicazioni dei lavoratori.”
Come se a Cuba o nella Corea del Nord, invece, non si facesse di tutto, ma proprio di tutto, per mantenere legge e ordine, e propiziare così la programmazione economica. E come se le rivendicazioni dei lavoratori trovassero chissà quali spazi di espressione. Come se gli operai sotto Stalin avessero avuto più tutele e più garanzie che sotto Hitler o Mussolini.
@ Broono
( su, dai, non farmi subito passare per l’orco cattivo…mi ha solo stuzzicato il commento di Gino, e sono intervenuto…poi l’abitudine mi ha fatto aprire la parentesi, e iniziare la solita seduta terapeutica volta a guarirti da quei 2 problemucci lì, che hai con il Silvio e gli USA…)
“Dove, di grazia, avrei fatto di questo tema un manifesto anti-americano?”
E dove, di grazia, Facci è riuscito a farne il solito manifesto pro-berlusconi?
( lo sai che mi piace risponderti con un’altra domanda…viene sempre così bene )
"Se vai a rileggerla noterai che non ne ho assolutamente fatto un manifesto anti americano, ma semplicemente mi dissi "in attesa" di ben più importanti dimostrazioni di chiusura che non fossero una medaglia al Dalai Lama, prima di dire che gli USA hanno deciso di prendere la via della contestazione al Dragone Rosso.
Non dissi che non la prenderanno"
Mi pare che l’attuale amministrazione non si sia limitata alle declamazioni retoriche ( anche se, in casi come questi, anche la riaffermazione chiara e forte di certi principi è abbastanza utile, sicuramente meglio di un religioso silenzio ), ma abbia messo in atto tutta una serie di iniziative politiche. Il rafforzamento dei legami con l’India e il Vietnam, storici rivali della Cina, la tutela dell’indipendenza di Taiwan, il riarmo del Giappone, le pressioni continue e costanti perché Pechino mollasse almeno Kim Jong Il, la battaglia in difesa dei dissidenti, mi sembra che Bush abbia fatto parecchio di più del suo predecessore per contenere l’influenza cinese e favorire la dissidenza interna. Non gli ha dichiarato guerra, ecco. Ma certo nella Città Proibita Giorgi non deve avere molti fans, viste anche tutte le manovre cinesi per farla pagare agli americani in Iraq e Iran.
Ma poi cos’è tutto ‘sto guardare all’atteggiamento americano? Guardassi per una volta in casa nostra. Il caro Romano ha proposto addirittura di riaprire il commercio delle armi con Pechino. Quanto invece al ministro del commercio estero, molto brava ai suoi tempi ad imbavagliarsi in diretta Tv per protestare contro l’orrido regime partitocratrico italiano, e reduce da diversi digiuni per i monaci tibetani, non le ho sentito fare grandi dichiarazioni in difesa dei diritti umani quando era in giro per fiere tra Shanghai e Canton. Anzi, mi è parsa stranamente silenziosa. Evidentemente non ha trovato né sedie né cartelli né bavagli per qualche bella contestazione old style. E a tavola non se l’è sentita di rinunciare manco a una ciotola di riso. Prima di fare la morale agli americani, sarebbe proprio il caso di guardare a noi stessi ( e per noi stessi intendo soprattutto chi, come te, l’Emma l’ha proprio votata ).
“Magari non ci saranno, gli americani, alle olimpiadi, e io farò clap clap alla loro lotta per i diritti civili in cina.”
Il boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca nel 1980 non accorciò di un solo giorno l’occupazione sovietica dell’Afghanistan. Le Olimpiadi possono essere però una buona occasione per esercitare ulteriori pressioni sul regime. Negli Stati Uniti, comunque, la questione è aperta, e si scontrano diverse linee di pensiero. Da noi, invece, Massimo ed Emma l’hanno già pensata, e decisa, bene. Né pressioni né boicottaggi. Si resta attaccati alla linea che più si commercia con Pechino, più si aprono i mercati, più circolano idee e diritti. In pratica la linea Clinton, che pensava che la rivoluzione democratica in Cina sarebbe arrivata con il telefonino. Una linea che consente di continuare a farci i nostri porci comodi, e buoni affari . Tibetani, dissidenti, lavoratori sfruttati possono intanto mettersi il cuore in pace, ed aspettare la telefonata giusta, quella che gli cambia la vita. Ma tu continua pure ad occuparti degli Stati Uniti. Forse è meglio.
Per MR
"la descrizione che fai del Tibet dopo l'invasione cinese è assolutamente esatta, ma quella del "prima" è assolutamente edulcorata."
A me sembra di aver parlato di 'condizioni di vita medioevali', e quindi non ho edulcorato proprio un bel niente. E'vero però che mi sono tenuto prudente, non scendendo in dettagli e ficcandoci un bel 'pare che' davanti alle presunte atrocità tibetane.
Nell'aprile del 1959, su espresso ordine di Mao, partì in Cina una vigorosa campagna d'informazione volta a dimostrare che il Tibet era un luogo di barbarie. Furono raccolte 'testimonianze' di orrori indicibili che, se fossero veri, avrebbero giustificato la 'liberazione' del popolo tibetano da parte dell'Armata popolare.
Michael Parenti, che tu hai linkato, cita diverse opere ed articoli, ma solo due sono risalenti agli anni cinquanta e sessanta, e possono essere intesi come fonti dirette. Il primo è 'Interviste tibetane' di Anna Louise Strong, ed è stato stampato nel 1959 a Pechino, luogo dove notoriamente la libertà di stampa è rispettata e praticata. Il secondo è un 'Viaggi in Tibet' di Stuart Gelder and Roma Gelder, stampato nel 1964 e riportante esperienze di viaggio fatte in Tibet quando era ormai saldamente nelle mani dei comunisti cinesi.
Se permetti MR, sia l'articolo di Parenti sia le sue fonti primarie delle 'atrocità tibetane' li considero del tutto inattendibili e fuorvianti. Fino a quando il Tibet non sarà di nuovo libero, e non sarà possibile condurre ricerche indipendenti sulla storia di quel paese, tutto quello che viene detto da parte della Cina va preso con le pinze, e in gran parte scartato come inattendibile.
Le dittature totalitarie hanno il brutto vizio di riscrivere costantemente la storia secondo le proprie esigenze. Se Hitler avesse vinto la guerra, l'invasione della Polonia sarebbe sta fatta passare per una liberazione delle popolazioni di stirpe germaniche di Danzica e della Slesia dal crudele regime militare polacco. E si sarebbero letti chissà quali poderosi tomi sulla barbarie polacche nei secoli. Naturalmente i colonnelli e i generali polacchi non erano frati francescani dediti alla carità e all'amore del prossimo, ma a confronto di chi ha preso il loro posto sono un modello ineguagliabile di libertà e tolleranza.
Morale della favola: le dittature totalitarie non sono credibili, e tutto quello che viene da loro sostenuto andrebbe buttato nel cesso. Dopo che i regimi vengono abbattuti, c'è sempre tempo per riprendere in mano la storia e distinguere le verità dalle menzogne.
"...dal 1959 al 1972 la CIA ha addestrato, ovviamente in accordo col Dalai Lama, la popolazione tibetana alla guerriglia in funzione anti-cinese"
Ma va? Cosa mi dici mai? Calcolando che a quei tempi gli Stati Uniti e i loro alleati affrontavano i comunisti cinesi in Corea, Indonesia, Malesia ed Indocina, mi parrebbe invece strano ed insolito se non avessero aiutato i tibetani. Cosa mai c'è di sbagliato ad aiutare un popolo sottoposto ad una dominazione selvaggia e inumana? Non è forse quello che ci si dovrebbe aspettare da una democrazia interessata alla difesa della libertà nel mondo? Non ti accorgi di usare la stessa retorica e gli stessi argomenti( "dal 1959 al 1972 la CIA ha addestrato, ovviamente in accordo col Dalai Lama, la popolazione tibetana alla guerriglia in funzione anti-cinese" blablabla... ) della propaganda maoista?
"Un commento del genere può venire in mente solo a chi è abituato a strumentalizzare la realtà pur di essere sempre dalla parte del giusto"
Cosa significherebbe questa frase?
Non mi pare di aver strumentalizzato un bel niente, la realtà in Somalia è quella che è, non interessa a nessuno, nemmeno a Facci.
La Somalia è una nostra ex-colonia. come l'Etiopia. L'Etiopia sta conducendo un massacro con tutti i crismi del genocidio e nel nostro paese l'afflato dei preoccupati per i diritti umani si risolve nel mettere la sciarpina arancione, non per sostenere i tibetani, ma per attaccare la Cina.
C'è una guerra in Somalia, 'è un massacro in Ogaden, in Ciad e Repubblica Centrafricana ci sono due dittatori che hanno fatto stragi e mezzo milione di profughi ciascuno con l'aiuto militare della Francia; adesso parte una missione ONU-UE in Ciad, con la pretesa di servire alle sorti del popoplo del Darfur e con il malcelato scopo di legittimare le operazioni militari illegali della Francia nei due paesi centrafricani.
Di questo non se ne parla, ma ci si agita per la sorte del Tibet.
Qui parliamo di pratiche genocidarie, di milioni di profughi, di crimini contro l'umanità, genocidi e stupri a tappeto.
Mettetevi la sciarpina gialla, ma non provatevi a dire che chi si preoccupa per le vittime delle politiche occidentali (e in parte minore, anche orientali) in Africa, lo faccia in maniera strumentale.
Risultereste più ridicoli di Bush quando dice che Musharraf è occupato a limitare la proliferazione nucleare dopo che ha consegnato parecchie testate atomiche ad Iran ed Arabia Saudita.
@ Gino
"allora primo pure tu parli degli ultimi anni della repubblica di weimar e non di tutti gli anni della repubblica di weimar perchè gli anni venti furono ruggenti anche in germania."
A dir la verità ho confrontato gli ultimi anni di Weimar con i primi 10 del nazismo perché risultasse evidente il miglioramento del tenore di vita dei tedeschi. Ma se vuoi, mi spingo oltre. Anche rispetto ai ‘ruggenti anni venti’, ci fu un miglioramento. Nel 1928, anno di massima espansione economica per la Repubblica di Weimar, il tasso di disoccupazione era pari al 6,3%. Nel 1937 era sceso al 4,1%. Nel 1938 all’1,9%. E questo non è frutto della propaganda di regime, ma è stato allora riscontrato da diversi osservatori internazionali, oltre che da una miriade di studi successivi alla seconda guerra mondiale.
"secondo l'economia nazista fu totalmente incentrata sin dall'inizio nello sviluppo bellico, quindi era un'economia che non poteva portare ad altro."
Questo non è proprio vero. L’economia nazista, pur avendo come obbiettivo principale il riarmo, non fu affatto “totalmente incentrata sin dall’inizio nello sviluppo bellico”. Due dati. Nel 1942, a guerra iniziata da quasi 3 anni, la produzione di beni di consumo era appena del 3% inferiore a quella del 1939, e Hitler nelle riunioni con i responsabili industriali chiedeva di riconvertire molte aziende del settore militare per incrementarla. E tutto questo quando i suoi nemici inglesi e russi avevano ormai introdotto severissimi razionamenti per concentrarsi del tutto sulla produzione bellica. Ma c’è un altro numero che dimostra una volta per tutte il ritardo dell’industria militare nazista. Tra il 1939 e il giugno del 1942, la Germania produsse solo 8300 carri armati e 31000 aerei. Tra il luglio del 1942 e il 1945, cioè nel periodo in cui la produzione industriale fu completamente centrata sulle esigenze militari, uscirono dalle fabbriche 39000 carri armati e 82000 aerei. E notare che nel secondo periodo, quello effettivamente di ‘economia di guerra’, era ormai entrata a pieno regime l’offensiva aerea anglo-americana che portò a sensibili cali di produzione. Mi fermo, ma si potrebbero citare una miriade di altre cifre. Prima di dire che gli altri sparano cazzate, sarebbe il caso di informarsi.
"elfi visto che tua madre è eritrea, ti sarebbe sembrato uno scandalo se qualcuno non avesse accolto con tutti i crismi il negus in esilio dopo l'invasione italiana?"
Guarda che gli eritrei hanno combattuto per decenni per liberarsi degli etiopi sia quando sul trono c’era il Negus neghesti, sia quando ci salì Menghistu Haile Marian, il Negus rosso. Il Dalai Lama è tibetano, e quindi certo non può essere considerato un invasore. I Negus erano etiopi, e per gli eritrei rappresentarono l’imperialismo più odioso. Un paragone più sballato era difficile da trovare.
"ma come si fa a considerare libero un paese in cui vigeva la servitù della gleba?"
Intendevo ‘libero dall’occupazione cinese’. A me interessa che i tibetani si riapproprino della loro indipendenza e del diritto a governarsi come meglio credono. Il destino politico del Dalai Lama è del tutto secondario, e dipenderà appunto dalla volontà dei tibetani ( ma non dei cinesi ).
Torniamo a noi. Prima hai cercato di far passare il Dalai Lama per un ‘dittatore’, quando il termine esatto era autocrate o monarca assoluto. Quasi che volessi insinuare che tra il ‘dittatore’ Dalai Lama e il dittatore Mao, non ci fosse alcuna differenza. E aggiungiamoci pure quello che ti ha sottolineato Facci: lo stesso attuale Dalai Lama ha più volte ribadito la sua scelta per la democrazia e le libere elezioni. E non si è fermato lì. Ha pure chiesto scusa per le corvè medievali e per i sistemi feudali di tassazione a cui erano sottoposti i tibetani durante il regno dei Lama ( persino nel link di MR vengono ricordati questi fatti ). E’appena il caso di ricordare che all’inizio degli anni cinquanta, in Asia, muovevano i loro primi passi verso la democrazia solo due paesi: l’India e il Giappone. Nella prima ce l’avevano esportata gli inglesi. Nella seconda era arrivata con le truppe americane. Tanto per sottolineare quanto sia anacronistico e inappropriato tutto questo tuo giudicare, sulla base di parametri contemporanei, nazioni e regimi lontanissimi nello spazio e nel tempo dalla nostra realtà.
Poi ti sei messo a sottolineare la ‘servitù della gleba’ vigente in Tibet prima dell’arrivo di Mao con una foga degna di una Guardia rossa della Rivoluzione culturale ( era uso a quei tempi apostrofare il Panchen Lama, allora prigioniero dei cinesi, con gli epiteti “schiavista reazionario” e “il più grosso parassita e sanguisuga” ). A nulla è valso richiamarti alla triste realtà: prima dell’arrivo dei comunisti cinesi in Tibet non c’era mai stata la fame, e non si era mai assistito a simili massacri. Ma tu hai preferito far finta di niente.
A questo punto, visto il linguaggio da assemblea di Servire il Popolo, sorge spontanea una domanda. Stai per caso sostenendo che in fondo Mao ha liberato i tibetani dal feudalesimo, e che quindi non tutto il male è venuto per nuocere? Al di là degli slogan e dei riferimenti storici azzardati, un minimo di chiarezza da parte tua sarebbe gradita.
Eh, sì, a volte capita di condividere anche quello che dice FF... mi mette a disagio, ma è così. Bravo.