Arriva il Dalai Lama. E chi se ne frega

Si vergognino e basta.
Lo facciano quei conduttori di talkshow che pensano che parlare del Dalai Lama e della Cina non faccia ascolti, e che un delitto molto vicino sia più interessante di carneficine molto lontane. Lo facciano quei miei colleghi, intrisi di realpolitik da cortile, che passano la vita a sezionare le cose bianche e le cose rosse naturalmente la milionesima ipotesi di proporzionale alla tedesca con soglia di sbarramento alla norvegese e scorporo alla molisana: convinti che determinate questioni siano solo velleità da idealisti e da radicaloidi anziché sostanza politica pura, allo stato brado.

Si vergogni il presidente della Camera Fausto Bertinotti, capace di intrattenersi 50 volte al giorno coi cronisti e però incapace di dare una risposta ufficiale ai 285 parlamentari che per iniziativa di Benedetto della Vedova gli hanno chiesto di ricevere il Dalai Lama con tutti i crismi, e se possibile di farlo parlare nell’emiciclo parlamentare.

Si vergogni Romano Prodi, l’uomo che vorrebbe sospendere l’embargo delle armi alla Cina, il presidente del consiglio che non incontrerà il Dalai Lama questo dicembre come non volle incontrarlo nell’ottobre 2006: nel 1994, diversamente, il Dalai Lama fu ricevuto ufficialmente dal Capo dello Stato e dal presidente del Consiglio: eppure l’import-export con la Cina rimase in piedi.

Si vergognino pure, dal primo all’ultimo, i comunisti italiani: è l’unico gruppo dove non compare neppure un firmatario tra i 285 che hanno chiesto a Bertinotti d’incontrare il leader tibetano.
Rifondazione comunista? Solo Pietro Folena e Maurizio Acerbo: solo loro due riescono a scacciare il sospetto che la sinistra italiana sia multilaterale solo in chiave antiamericana.

Poi c’è il Vaticano, che ha certo responsabilità più complicate giacchè milioni di cattolici cinesi rischiano persecuzioni ogni giorno: ma va detto che neppure Benedetto XVI, che a sua volta non incontrerà il Dalai Lama, ne esce infine splendidamente.

Ma è tutto il nostro Paese a uscirne come il solito paesaggio di mezze stature e piccoli interessi: nei mesi scorsi gli Usa e George Bush hanno ricevuto il Dalai Lama inteso come rifugiato politico dalla Cina, e gli hanno pure appigliato la medaglia d’oro del Congresso: se ne sono fregati degli strepiti altezzosi e delle minacce di ritorsioni di Pechino. Lo stesso hanno fatto Canada e Austria e Germania: e basti che lo Stato guidato da Angela Merkel è il primo paese europeo per interscambio ed export e investimenti verso la Cina.

E’ difficile dar torto al riformatore liberale Benedetto Della Vedova: quello del Dalai Lama è un problema politico, non diplomatico o protocollare, e ciònonostante il governo sta ostentando un silenzio perfettamente allineato ai desiderata di Pechino. Ma non occorre essere degli economisti per comprendere che è Pechino, in primo luogo, a non potersi permettersi di azzerare l’interscambio commerciale con l’Occidente. Certo, Cina non olet, e l’economia più di tanto non può certo farsi condizionare dai dati sulla pena di morte in Cina, dalle notizie sugli organi espiantati e rivenduti senza il consenso dei familiari, dalle torture, dai cattolici ammazzati, dai dissidenti imbottiti di psicofarmaci, dai lager dove milioni di uomini imprigionati senza processo alimentano un’economia anche fondata sullo schiavismo. I maestri della realpolitik possono raccontarsi che la libertà economica porterà anche alla libertà democratica dei cinesi, e pazienza se di questo processo per ora non v’è traccia, anzi. Pazienza se nessuno condannerà la Repubblica Popolare Cinese per la sua produzione industriale e manifatturiera operata nei lager, e se nessuno boicotterà le Olimpiadi come proposto anche da Don Pietro Gheddo su questo giornale.

Sono sogni, velleità da idealisti. Se tuttavia riuscissimo perlomeno a non farci dettare l’agenda istituzionale dai cinesi, non rifiutandoci vergognosamente d’incontrare un leader spirituale e nonviolento che ha la valenza civile e democratica di mille monaci birmani, sarebbe qualcosa.

***

Al Presidente
della Camera dei Deputati
On. Fausto Bertinotti

Il Dalai Lama sarà in Italia nel prossimo dicembre, e, come è ovvio attendersi, le autorità di Pechino chiederanno alle istituzioni italiane di trattarlo da ospite non gradito. In questo, suoneranno persuasive la ritorsioni annunciate dalla Repubblica Popolare di Cina nei confronti di Germania e Stati Uniti, i cui capi di governo hanno avuto la “sfrontatezza” di incontrare il Dalai Lama.
Un paese, come l’Italia, che ha guardato con preoccupazione e simpatia alla protesta nonviolenta dei monaci buddisti birmani, repressa nel sangue dalla giunta militare di Rangoon, deve operare per impedire l’isolamento internazionale del Dalai Lama e la sua emarginazione civile e politica.
Pechino ritiene che il Dalai Lama sia un terrorista. La realtà, che tutti ben conoscono, è un’altra: il Dalai Lama (piacciano o meno le sue parole) è una delle poche personalità mondiali ad avere sempre, senza eccezioni, usato la propria influenza per educare alla nonviolenza; una nonviolenza di origine religiosa, ma di fortissimo impatto civile.
È il Parlamento a rappresentare i sentimenti e gli orientamenti dell’opinione pubblica; ed è il Parlamento dunque a dovere esprimere l’attenzione e il rispetto che il nostro paese tributa, quasi unanimemente, alla figura del Dalai Lama. Chiediamo dunque che la Camera dei deputati ospiti, in seduta plenaria, la persona e la “voce” del Dalai Lama, sicuri che, come sempre, le sue parole saranno nel segno di libertà, pace, nonviolenza e riconciliazione.
Ci rimettiamo alla sua valutazione, chiedendoLe di coinvolgere in essa, nelle forme opportune e istituzionalmente dovute, i rappresentanti dei gruppi parlamentari. In attesa di una sua risposta, La salutiamo cordialmente.

AN – Marco Airaghi, Giovanni Alemanno, Francesco Maria Amoruso, Giuseppe Angeli, Pietro Armani, Filippo Ascierto, Domenico Benedetti Valentini, Giulia Bongiorno, Nicola Bono, Carmelo Briguglio, Antonio Buonfiglio,Carla Castellani, Giuseppina Castiello, Basilio Catanoso, Carlo Ciccioli, Edmondo Cirielli, Giuseppe Consolo, Giorgio Conte, Manlio Contento, Giulio Conti, Giulia Cosenza, Riccardo De Corato, Angela Filipponio Tatarella, Tommaso Foti, Paola Frassinetti, Pierfrancesco Emilio Romano Gamba, Maurizio Gasparri, Maria Ida Germontani, Alberto Giorgetti, Giorgio Holzmann, Ignazio La Russa, Donato Lamorte, Mario Landolfi, Maurizio Leo, Ugo Lisi, Antonino Lo Presti, Gianni Mancuso, Marco Martinelli, Antonio Mazzocchi, Giorgia Meloni, Roberto Menia, Riccardo Migliori, Eugenio Minasso, Silvano Moffa, Bruno Murgia, Angela Napoli, Vincenzo Nespoli, Carmine Santo Patarino, Riccardo Pedrizzi, Antonio Pepe, Flavia Perina, Carmelo Porcu, Francesco Proietti Cosimi, Enzo Raisi, Fabio Rampelli, Andrea Ronchi, Guglielmo Rositani, Stefano Saglia, Giuseppe Scalia, Marcello Taglialatela, Mirko Tremaglia, Roberto Ulivi, Marco Zacchera.

DCA –NPSI- Lucio Barani.

FI – Gioacchino Alfano, Sabatino Aracu, Maria Teresa Armosino, Claudio Azzolini, Giacomo Baiamonte, Simone Baldelli, Maurizio Bernardo, Isabella Bertolini, Mariella Bocciardo, Margherita Boniver, Gabriele Boscetto, Aldo Brancher, Donato Bruno, Giovanbattista Caligiuri, Cesare Campa, Mara Carfagna, Gabriella Carlucci, Luigi Casero, Fiorella Ceccacci Rubino, Remigio Ceroni, Guido Crosetto, Ida D’Ippolito Vitale , Benedetto Della Vedova, Simeone Di Cagno Abbrescia, Manuela Di Centa, Domenico Di Virgilio, Luigi Fabbri, Gaetano Fasolino, Luigi Fedele, Salvatore Ferrigno, Giuseppe Fini, Raffaele Fitto, Gregorio Fontana, Pietro Franzoso, Daniele Galli, Fabio Garagnani, Elisabetta Gardini, Mariastella Gelmini, Basilio Germanà, Gaspare Giudice, Ugo Grimaldi, Antonello Iannarilli, Giorgio Jannone, Enrico La Loggia, Giorgio Lainati, Giancarlo Laurini, Luigi Lazzari, Vanni Lenna, Simonetta Licastro Scardino , Giuseppe Marinello, Giovanni Marras, Antonio Martino, Antonio Martusciello, Giustina Mistrello Destro, Filippo Misuraca, Nino Mormino, Chiara Moroni, Osvaldo Napoli, Francesco Nucara, Antonio Palmieri, Patrizia Paoletti Tangheroni, Maurizio Paniz, Gaetano Pecorella, Paola Pelino, Mario Pepe, Mario Pescante, Guglielmo Picchi, Sergio Pizzolante, Stefania Prestigiacomo, Laura Ravetto, Massimo Romagnoli, Paolo Romani, Giuseppe Romele, Luciano Rossi, Roberto Rosso, Paolo Russo, Iole Santelli, Angelo Santori, Giorgio Simeoni, Francesco Stagno D’Alcontres, Franco Stradella, Piero Testoni, Renzo Tondo, Roberto Tortoli, Paolo Uggè, Mario Valducci, Antonio Verro, Luigi Vitali, Marino Zorzato.

IDV – Carlo Costantini, Massimo Donadi, Leoluca Orlando, Stefano Pedica, Pino Pisicchio, Antonio Razzi.

LEGA NORD – Angelo Alessandri, Stefano Allasia, Lorenzo Bodega, Matteo Brigandì, Davide Caparini, Roberto Cota, Guido Dussin, Giovanni Fava, Alberto Filippi, Maurizio Fugatti, Massimo Garavaglia, Andrea Gibelli, Giancarlo Giorgetti, Paola Goisis, Paolo Grimoldi, Carolina Lussana, Roberto Maroni, Enrico Montani, Gianluca Pini.

MISTO – Giorgio Carta, Daniela Garnero Santanchè, Franco Grillini, Carmelo Lo Monte, Ricardo Merlo, Marco Pottino.

PD – ULIVO Khaled Fouad Allam, Rolando Nannicini, Mariza Bafile, Franca Bimbi, Gino Bucchino, Gianfranco Burchiellaro, Marco Calgaro, Enzo Carra, Franca Chiaromonte, Lucia Codurelli, Paolo Fadda, Enrico Farinone, Giuseppina Fasciani, Emanuele Fiano, Giampaolo Fogliardi, Laura Froner, Roberto Giachetti, Oriano Giovannelli, Giuseppe Giulietti, Maria Fortuna Incostante, Maria Leddi, Donata Lenzi, Mario Lovelli, Mimmo Lucà, Giuseppe Lumia, Antonio Luongo, Pierluigi Mantini, Daniele MaratelliPietro Marcenaro, Maino Marchi, Michele Meta, Carmen Motta, Franco Narducci, Francesco Piro, Rino Piscitello, Salvatore Raiti, Elisabetta Rampi, Ermete Realacci, Ruggero Ruggeri, Marilena Samperi, Emanuele Sanna, Amalia Schirru, Giuseppina Servodio, Salvatore Tomaselli, Silvia Velo, Riccardo Villari, Angelo Zucchi.

RIF-COM – Maurizio Acerbo, Pietro Folena.

RNP – Marco Beltrandi, Enrico Buemi, Sergio D’Elia, Cinzia Dato, Bruno Mellano, Angelo Piazza, Donatella Poretti, Lanfranco Turci, Maurizio Turco, Roberto Villetti.

SD – Fulvia Bandoli, Arturo Scotto.

UDC – Vittorio Adolfo, Ciro Alfano, Emerenzio Barbieri, Francesco Bosi, Luisa Capitanio Santolini, Luciano Ciocchetti, Luigi D’Agrò, Giampiero D’Alia, Teresio Delfino, Armando Dionisi, Alessandro Forlani, Gianluca Galletti, Leonardo Martinello, Erminia Mazzoni, Antonio Mereu, Ettore Peretti, Michele Pisacane, Giuseppe Ruvolo, Bruno Tabacci, Mario Tassone, Michele Tucci, Michele Vietti, Luca Volontè, Domenico Zinzi.

UDEUR – Gino Capotosti, Mauro Fabris, Pasqualino Giuditta, Vito Li Causi, Giuseppe Morrone, Angelo Picano.

VERDI Paola Balducci, Angelo Bonelli, Arnold Cassola, Grazia Francescato, Massimo Fundarò, Marco Lion, Tommaso Pellegrino, Camillo Piazza, Giuseppe Trepiccione, Luana Zanella.

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41 Comments

  1. Per la grande emme

    “a quell’altro genio lassu’ che dice che uso l’aggettivo ‘fascista’ per non affrontare la realta, devo dire che non sono e non sono mai stato comunista”

    E allora, se non sei un compagno, non dovresti avere problemi a chiamare le cose con il loro nome. O no?

    “l’ultimo giro ho votato Di Pietro e in futuro non votero’ piu’ fin che ci sono ‘ste facce da stronzi in giro, tutte.”

    Aspetto con ansia che ti canditi tu, che sei il più bello e il più simpatico di tutti. Immagino già l’assalto ai seggi per votarti.

    “La chiamo dittatura fascista, geniaccio, perche’ una dittatura comunista, almeno all’apparenza e in teoria, mette al centro i bisogni e le rivendicazioni dei lavoratori e piu’ di ogni cosa osteggia le sperequazioni (ripeto, tutta teoria), come tutti sanno”

    Trattasi appunto di teoria. Anzi, di retorica e di propaganda, ripetuta ancora qualche settimana fa dalla tribuna dell’ultimo congresso del PCC. Una bel pacco avvolto in una splendida carta regalo color rosso-oro al cui interno però c’è sempre la solita merda. Le sperequazioni, i milionari e gli schiavi non sono un’esclusiva del Partito Comunista Cinese. Le dacie moscovite, le ville di Pankow, le piscine di Fidel, gli armadi pieni zeppi di pellicce e gioielli di Elena Ceausescu fanno parte integrante della gloriosa storia dell’idea comunista. Che poi i comunisti cinesi si siano spinti un po’ più avanti sulla strada del ‘tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri’, è un altro discorso.
    Quanto al lavoro servile, certo non erano uomini liberi coloro che con le catene ai piedi e un fucile puntato alla schiena, fecero fare i ‘grandi balzi’ all’economia sovietica e cinese scavando dighe e canali. A confronto, gli schiavi neri delle piantagioni della Virginia erano villeggianti Valtur.
    Se invece, usando il termine ‘fascista’, vuoi far intendere che tra comunismo, nazismo e fascismo dal punto di vista sostanziale non ci sono poi grandi differenze, e quindi i termini sono intercambiabili, allora hai perfettamente ragione. In fondo, al di là delle belle parole, il risultato di tutti quanti è sempre lo stesso: fame, miseria, e montagne di cadaveri.

    “Ha piu’ i contorni di una dittatura fascista, che tende ha stabilire legge e ordine perche’ l’economia cresca senza ostacoli e senza spazi per le rivendicazioni dei lavoratori.”

    Come se a Cuba o nella Corea del Nord, invece, non si facesse di tutto, ma proprio di tutto, per mantenere legge e ordine, e propiziare così la programmazione economica. E come se le rivendicazioni dei lavoratori trovassero chissà quali spazi di espressione. Come se gli operai sotto Stalin avessero avuto più tutele e più garanzie che sotto Hitler o Mussolini.

  2. @ Broono

    ( su, dai, non farmi subito passare per l’orco cattivo…mi ha solo stuzzicato il commento di Gino, e sono intervenuto…poi l’abitudine mi ha fatto aprire la parentesi, e iniziare la solita seduta terapeutica volta a guarirti da quei 2 problemucci lì, che hai con il Silvio e gli USA…)

    “Dove, di grazia, avrei fatto di questo tema un manifesto anti-americano?”

    E dove, di grazia, Facci è riuscito a farne il solito manifesto pro-berlusconi?
    ( lo sai che mi piace risponderti con un’altra domanda…viene sempre così bene )

    “Se vai a rileggerla noterai che non ne ho assolutamente fatto un manifesto anti americano, ma semplicemente mi dissi “in attesa” di ben più importanti dimostrazioni di chiusura che non fossero una medaglia al Dalai Lama, prima di dire che gli USA hanno deciso di prendere la via della contestazione al Dragone Rosso.
    Non dissi che non la prenderanno”

    Mi pare che l’attuale amministrazione non si sia limitata alle declamazioni retoriche ( anche se, in casi come questi, anche la riaffermazione chiara e forte di certi principi è abbastanza utile, sicuramente meglio di un religioso silenzio ), ma abbia messo in atto tutta una serie di iniziative politiche. Il rafforzamento dei legami con l’India e il Vietnam, storici rivali della Cina, la tutela dell’indipendenza di Taiwan, il riarmo del Giappone, le pressioni continue e costanti perché Pechino mollasse almeno Kim Jong Il, la battaglia in difesa dei dissidenti, mi sembra che Bush abbia fatto parecchio di più del suo predecessore per contenere l’influenza cinese e favorire la dissidenza interna. Non gli ha dichiarato guerra, ecco. Ma certo nella Città Proibita Giorgi non deve avere molti fans, viste anche tutte le manovre cinesi per farla pagare agli americani in Iraq e Iran.
    Ma poi cos’è tutto ‘sto guardare all’atteggiamento americano? Guardassi per una volta in casa nostra. Il caro Romano ha proposto addirittura di riaprire il commercio delle armi con Pechino. Quanto invece al ministro del commercio estero, molto brava ai suoi tempi ad imbavagliarsi in diretta Tv per protestare contro l’orrido regime partitocratrico italiano, e reduce da diversi digiuni per i monaci tibetani, non le ho sentito fare grandi dichiarazioni in difesa dei diritti umani quando era in giro per fiere tra Shanghai e Canton. Anzi, mi è parsa stranamente silenziosa. Evidentemente non ha trovato né sedie né cartelli né bavagli per qualche bella contestazione old style. E a tavola non se l’è sentita di rinunciare manco a una ciotola di riso. Prima di fare la morale agli americani, sarebbe proprio il caso di guardare a noi stessi ( e per noi stessi intendo soprattutto chi, come te, l’Emma l’ha proprio votata ).

    “Magari non ci saranno, gli americani, alle olimpiadi, e io farò clap clap alla loro lotta per i diritti civili in cina.”

    Il boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca nel 1980 non accorciò di un solo giorno l’occupazione sovietica dell’Afghanistan. Le Olimpiadi possono essere però una buona occasione per esercitare ulteriori pressioni sul regime. Negli Stati Uniti, comunque, la questione è aperta, e si scontrano diverse linee di pensiero. Da noi, invece, Massimo ed Emma l’hanno già pensata, e decisa, bene. Né pressioni né boicottaggi. Si resta attaccati alla linea che più si commercia con Pechino, più si aprono i mercati, più circolano idee e diritti. In pratica la linea Clinton, che pensava che la rivoluzione democratica in Cina sarebbe arrivata con il telefonino. Una linea che consente di continuare a farci i nostri porci comodi, e buoni affari . Tibetani, dissidenti, lavoratori sfruttati possono intanto mettersi il cuore in pace, ed aspettare la telefonata giusta, quella che gli cambia la vita. Ma tu continua pure ad occuparti degli Stati Uniti. Forse è meglio.

  3. @Arcroyal: la descrizione che fai del Tibet dopo l’invasione cinese è assolutamente esatta, ma quella del “prima” è assolutamente edulcorata. Nel Tibet di allora esistevano la schiavitù e la servitù della gleba, e i monaci non erano richiusi in capanne di fango a meditare, ma gestivano ricchezze e beni materiali. Lo stesso Dalai Lama viveva in un sontuoso palazzo, alla faccia dell’ascetismo e del distacco dai beni materiali. Qualche riferimento si può trovare qui: http://www.michaelparenti.org/Tibet.html ma basta una ricerchina su Google per capire che le cose sono un pochino diverse da come sembrano e che la svolta pacifista/meditativa è una mossa degli ultimi anni: dal 1959 al 1972 la CIA ha addestrato, ovviamente in accordo col Dalai Lama, la popolazione tibetana alla guerriglia in funzione anti-cinese. La precisazione di Facci sul fatto che il Dalai Lama è favorevole alla democrazia (e vorrei ben vedere che dichiarasse il contrario) è una classica scusa non richiesta, ma la realtà è che il tentativo di piegare la storia alle ragioni della politica contemporanea, spesso riesce male…

  4. Piantatela di ragionare così. Anche prima dell’avvento di Hitler la Germania stava peggio. Guardate all’oggi. C’è un popolo, il tibet, che ga dovuto rinunciare a lungua, cultura e autodeterminazione. Dal 1950 sono stati distrutti oltre 2 mila monasteri tibetani e viene praticato uno stretto controllo sull’attività dei religiosi buddisti. Decine di monaci sono detenuti e si hanno di frequente condanne a morte e casi di tortura: lo scorso maggio, 2 monaci sono stati condannati a 11 anni di detenzione “per avere esposto una bandiera nazionale del Tibet”. Il Dalai Lama nel 1995 ha riconosciuto il nuovo Panchen Lama, suo successore, nell’undicenne Gedhun Choekyi Nyima. Pechino ha sequestrato il ragazzo con la sua famiglia – da allora non se ne hanno notizie – ed ha nominato un diverso Panchen Lama. Lo scorso luglio Qiangba Pncog, capo della provincia, ha detto che alla scomparsa del leader religioso in esilio il successore sarà scelto da Pechino.
    Il Tibet è di fatto dominato dalla Cina sin dall’invasione del territorio himalayano da parte dell’Esercito di Liberazione popolare nel 1950. Nel 1959 il Dalai Lama dovette fuggire in esilio dopo il fallimento di una sollevazione contro la dominazione cinese.

    Da allora Pechino incoraggia la migrazione in Tibet dell’etnia cinese Han, sia per sostenere le sue pretese sul Tibet sia nella speranza che i discendenti dei migranti possano prendere un ruolo guida nella società locale. Il governo centrale, sempre a detta degli osservatori, non ha provveduto allo sviluppo economico, sociale e culturale della popolazione tibetana (in maggioranza agricoltori) ma si è impegnato soprattutto per favorire le attività degli Han. La scelta di Pechino ha creato un enorme divario tra ricchi e poveri, che in gran parte corrisponde al divario fra Han e tibetani.
    Il governo Tibetano annuncia un tasso di crescita del 12% negli ultimi 4 anni, conseguenza di massicci investimenti provenienti da Pechino. Le decine di miliardi di yuan investiti vanno però a beneficiare soprattutto i cinesi emigrati da altre regioni, che godono di incentivi quali permessi di residenza e licenze per negozi. Nelle principali città vengono costruiti edifici moderni, alberghi a 5 stelle, negozi, ma non si interviene nelle campagne per aiutare a modernizzare l’agricoltura. Nelle scuole si usa come lingua il mandarino ed è vietato insegnare la cultura, la lingua e la religione tibetana prima dei 18 anni dello studente.

  5. “Anche prima dell’avvento di Hitler la Germania stava peggio. Guardate all’oggi.”
    questa è na mezza cazzata, anche perchè hitler fu cancelliere nel 33 al 45, e su dodici anni di governo 6 furono di guerra totale, mo mi sembra difficile considerare l’iperinflazione peggio della guerra totale.

  6. “questa è na mezza cazzata”

    A me non sembra una cazzata. L’avvento del regime nazista segnò un sensibile miglioramento delle condizioni di vita in Germania. Il programma di lavori pubblici, le commesse all’industria degli armamenti, gli aiuti alle classi lavoratrici, l’attivismo commerciale all’estero segnarono decisi miglioramenti economici rispetto agli ultimi anni della repubblica di Weimar. Persino nei primi anni di guerra la Germania godette di un tenore di vita molto alto, sicuramente superiore a quello degli altri paesi europei. Certo influirono le rapine e i saccheggi ai danni delle nazioni occupate, ma i dati sono quelli. Alcuni ritengono persino che la mancata totale conversione dell’industria dei beni di consumo in produzione bellica, fu uno dei fattori che portarono alla sconfitta del Reich. Fino al 1942 il regime sembrò più preoccupato di produrre panetti di burro piuttosto che carri armati. Hitler, quando scelse di privilegiare i consumi dei tedeschi e di evitare un severo regime di razionamenti, aveva ben presente cosa era successo durante la prima guerra mondiale, quando i tedeschi persero la guerra non sul campo di battaglia, ma per il collasso del fronte interno.

  7. Per MR

    “la descrizione che fai del Tibet dopo l’invasione cinese è assolutamente esatta, ma quella del “prima” è assolutamente edulcorata.”

    A me sembra di aver parlato di ‘condizioni di vita medioevali’, e quindi non ho edulcorato proprio un bel niente. E’vero però che mi sono tenuto prudente, non scendendo in dettagli e ficcandoci un bel ‘pare che’ davanti alle presunte atrocità tibetane.
    Nell’aprile del 1959, su espresso ordine di Mao, partì in Cina una vigorosa campagna d’informazione volta a dimostrare che il Tibet era un luogo di barbarie. Furono raccolte ‘testimonianze’ di orrori indicibili che, se fossero veri, avrebbero giustificato la ‘liberazione’ del popolo tibetano da parte dell’Armata popolare.

    Michael Parenti, che tu hai linkato, cita diverse opere ed articoli, ma solo due sono risalenti agli anni cinquanta e sessanta, e possono essere intesi come fonti dirette. Il primo è ‘Interviste tibetane’ di Anna Louise Strong, ed è stato stampato nel 1959 a Pechino, luogo dove notoriamente la libertà di stampa è rispettata e praticata. Il secondo è un ‘Viaggi in Tibet’ di Stuart Gelder and Roma Gelder, stampato nel 1964 e riportante esperienze di viaggio fatte in Tibet quando era ormai saldamente nelle mani dei comunisti cinesi.

    Se permetti MR, sia l’articolo di Parenti sia le sue fonti primarie delle ‘atrocità tibetane’ li considero del tutto inattendibili e fuorvianti. Fino a quando il Tibet non sarà di nuovo libero, e non sarà possibile condurre ricerche indipendenti sulla storia di quel paese, tutto quello che viene detto da parte della Cina va preso con le pinze, e in gran parte scartato come inattendibile.

    Le dittature totalitarie hanno il brutto vizio di riscrivere costantemente la storia secondo le proprie esigenze. Se Hitler avesse vinto la guerra, l’invasione della Polonia sarebbe sta fatta passare per una liberazione delle popolazioni di stirpe germaniche di Danzica e della Slesia dal crudele regime militare polacco. E si sarebbero letti chissà quali poderosi tomi sulla barbarie polacche nei secoli. Naturalmente i colonnelli e i generali polacchi non erano frati francescani dediti alla carità e all’amore del prossimo, ma a confronto di chi ha preso il loro posto sono un modello ineguagliabile di libertà e tolleranza.
    Morale della favola: le dittature totalitarie non sono credibili, e tutto quello che viene da loro sostenuto andrebbe buttato nel cesso. Dopo che i regimi vengono abbattuti, c’è sempre tempo per riprendere in mano la storia e distinguere le verità dalle menzogne.

    “…dal 1959 al 1972 la CIA ha addestrato, ovviamente in accordo col Dalai Lama, la popolazione tibetana alla guerriglia in funzione anti-cinese”

    Ma va? Cosa mi dici mai? Calcolando che a quei tempi gli Stati Uniti e i loro alleati affrontavano i comunisti cinesi in Corea, Indonesia, Malesia ed Indocina, mi parrebbe invece strano ed insolito se non avessero aiutato i tibetani. Cosa mai c’è di sbagliato ad aiutare un popolo sottoposto ad una dominazione selvaggia e inumana? Non è forse quello che ci si dovrebbe aspettare da una democrazia interessata alla difesa della libertà nel mondo? Non ti accorgi di usare la stessa retorica e gli stessi argomenti( “dal 1959 al 1972 la CIA ha addestrato, ovviamente in accordo col Dalai Lama, la popolazione tibetana alla guerriglia in funzione anti-cinese” blablabla… ) della propaganda maoista?

  8. allora primo pure tu parli degli ultimi anni della repubblica di weimar e non di tutti gli anni della repubblica di weimar perchè gli anni venti furono ruggenti anche in germania. secondo l’economia nazista fu totalmente incentrata sin dall’inizio nello sviluppo bellico, quindi era un’economia che non poteva portare ad altro.

  9. allora primo pure tu parli degli ultimi anni della repubblica di weimar e non di tutti gli anni della repubblica di weimar perchè gli anni venti furono ruggenti anche in germania. secondo l’economia nazista fu totalmente incentrata sin dall’inizio nello sviluppo bellico, quindi era un’economia che non poteva portare ad altro.

  10. Trovo geniali queste manifestazioni di interesse per le sofferenze dei popoli lontani, agite ed agitate come clave.

    Il povero Facci si preoccupa della subordinazione al potere monetario e commerciale dei cinesi, dimenticando ce è ampiamente compartecipato dall’Occidente e dimenticando altri popoli lontani colpiti da sofferenze anche maggiori.

    Che dire del “mattatoio Mogadiscio” allora?
    Una settimana fa La Repubblica ci ha fatto un reportage di 3 pagine, descrivendo stragi e pezzi di corpi appesi per intimorire la popolazione e molto altro; anche di peggio.

    In una settimana non ha fiatato nessuno, eppure il regime etiope di Zenawi è forse il peggiore sdul pianeta al momento, visto che reprime con la stessa sanguinaria ferocia anche la regione dell’Ogaden.

    Ma a Facci e a quelli come lui non iteressa; i diritti umani e le sofferenze diventano utili solo quando siano agibili a sostegno delle proprie simpatie e dei propri interressi politici; in assoluto interessano davvero a pochi e Facci non è tra questi.

    Non perchè sia filoamericano fino al ridicolo, ma perchè -evidentemente- interpreta la sua funzione in maniera del tutto esibizionistica. Non gli manca l’intelligenza, gli mancano cuore ed onestà intellettuale.

  11. “I diritti umani e le sofferenze diventano utili solo quando siano agibili a sostegno delle proprie simpatie”? Un commento del genere può venire in mente solo a chi è abituato a strumentalizzare la realtà pur di essere sempre dalla parte del giusto. Rabbrividisco.

  12. “non sarà di nuovo libero”
    ma come si fa a considerare libero un paese in cui vigeva la servitù della gleba?

  13. “Un commento del genere può venire in mente solo a chi è abituato a strumentalizzare la realtà pur di essere sempre dalla parte del giusto”

    Cosa significherebbe questa frase?

    Non mi pare di aver strumentalizzato un bel niente, la realtà in Somalia è quella che è, non interessa a nessuno, nemmeno a Facci.

    La Somalia è una nostra ex-colonia. come l’Etiopia. L’Etiopia sta conducendo un massacro con tutti i crismi del genocidio e nel nostro paese l’afflato dei preoccupati per i diritti umani si risolve nel mettere la sciarpina arancione, non per sostenere i tibetani, ma per attaccare la Cina.

    C’è una guerra in Somalia, ‘è un massacro in Ogaden, in Ciad e Repubblica Centrafricana ci sono due dittatori che hanno fatto stragi e mezzo milione di profughi ciascuno con l’aiuto militare della Francia; adesso parte una missione ONU-UE in Ciad, con la pretesa di servire alle sorti del popoplo del Darfur e con il malcelato scopo di legittimare le operazioni militari illegali della Francia nei due paesi centrafricani.

    Di questo non se ne parla, ma ci si agita per la sorte del Tibet.

    Qui parliamo di pratiche genocidarie, di milioni di profughi, di crimini contro l’umanità, genocidi e stupri a tappeto.

    Mettetevi la sciarpina gialla, ma non provatevi a dire che chi si preoccupa per le vittime delle politiche occidentali (e in parte minore, anche orientali) in Africa, lo faccia in maniera strumentale.

    Risultereste più ridicoli di Bush quando dice che Musharraf è occupato a limitare la proliferazione nucleare dopo che ha consegnato parecchie testate atomiche ad Iran ed Arabia Saudita.

  14. Arcroyal, gli studi di Parenti vanno ovviamente presi con un pizzico di precauzione, questo è vero, ma il problema è che la visione del Tibet pre-1959 come un paradiso di pace e spiritualità (più o meno le parole del Dalai Lama, mi scuso per l’imprecisione) è una pura invenzione. E la tua idea che Kissinger e la CIA facessero benissimo ad aiutare i poveri tibetani, in quanto oppressi la trovo ripugnante: glielo spieghi tu ai cileni che hanno beneficiato del fraterno aiuto che portò al potere Pinochet? Oppure a tutti quelli massacrati in qualche black operation? La verità è che la politica degli USA, allora come ora, se ne fregava e se ne frega altamente di quanto un popolo sia oppresso e del perché, ma guardava solamente agli interessi nazionali. Tutto il resto son considerazioni etico/estetiche appiccicate in modo raffazzonato. Per quanto riguarda la “propaganda maoista”, che immagino sia molto simile alla “propaganda cubana”, lungi da me lo smentirne l’esistenza, peccato che a volte le cose siano complicate e non esistano solo verità da un lato e menzogne dall’altro, e che il mescolare sacrosante aspirazioni a libertà, democrazia e indipendenza con la religione, evitando di parlare di cose spiacevoli non sia esattamente il massimo. Sì, nella riga sopra ho detto “sacrosante aspirazioni”, perché che quella cinese sia una dittatura feroce non lo nega nessuno, tantomeno io, però bisognerebbe abituarsi a fare ragionamenti un po’ più complessi quando si affrontano alcuni argomenti. E per dirti quanto sono filo-cinese e filo maoista, io sono uno del centinaio di “imbecilli” che nell’89, dopo Tien An Men, per protesta stazionò per una decina di giorni, giorno e notte, davanti all’ambasciata cinese a Roma…

  15. Mazzetta, mia madre è una profuga eritrea. Una piccola idea sulla crudeltà umana me la sono fatta, anche se, e ringrazio il cielo per questo, posso dire di vivere nella bambagia. Non faccio politica di mestiere, non scrivo per professione e tanto meno ho la vocazione del missionario, in sintesi quello che accade in Cina, Birmania o Somalia non mi riguarda. Ma sento il sangue esplodermi dalle vene, davanti a vite distrutte in nome di qualsivoglia ideologia e non mi interessa la classifica degli stati più in guerra al mondo, è la nostra dignità in quanto esseri umani che dobbiamo tutelare e difendere in ogni angolo del globo.

  16. elfi visto che tua madre è eritrea, ti sarebbe sembrato uno scandalo se qualcuno non avesse accolto con tutti i crismi il negus in esilio dopo l’invasione italiana?

  17. “Il povero Facci si preoccupa della subordinazione al potere monetario e commerciale dei cinesi, dimenticando ce è ampiamente compartecipato dall’Occidente e dimenticando altri popoli lontani colpiti da sofferenze anche maggiori”.

    Ma senti questa testa di cazzo.
    Io non dimentico niente, idiota, almeno fatti una ricerchina su internet prima di riempirti la bocca col mio nome. Sono così dimentico che sono favorevole al boicottaggio delle Olimpiadi e a che sia reato l’acquisto di beni prodotti nei laogai.
    Dopodichè questo è un post sull’Italia e sul Dalai Lama e sul Tibet, benaltrista dei miei coglioni. Quando ci sarà il problema di un rifiugiato somalo che nessuno vuole incontrare vedremo che fare.
    Testa di cazzo.

  18. caro Facci, piano con le offese.
    Se ci tieni tanto alla causa, scrivine più spesso su “Il Giornale”, magari facendo nomi e cognomi di chi fa affari con la Cina, invece di venire a smarronare noi sinistri filo-maoisti.
    Comunque, Rampini, che di Cina se ne intende, non è tenero nei suoi libri con il Tibet ante-Cina. E lui è uno che scrive da lì, mica da una comoda poltrona in pelle (magari fatta in Cina) nel salotto di casa…:-))))
    Non ti offendere dai, fumati una paglia e relax

  19. @ Gino

    “allora primo pure tu parli degli ultimi anni della repubblica di weimar e non di tutti gli anni della repubblica di weimar perchè gli anni venti furono ruggenti anche in germania.”

    A dir la verità ho confrontato gli ultimi anni di Weimar con i primi 10 del nazismo perché risultasse evidente il miglioramento del tenore di vita dei tedeschi. Ma se vuoi, mi spingo oltre. Anche rispetto ai ‘ruggenti anni venti’, ci fu un miglioramento. Nel 1928, anno di massima espansione economica per la Repubblica di Weimar, il tasso di disoccupazione era pari al 6,3%. Nel 1937 era sceso al 4,1%. Nel 1938 all’1,9%. E questo non è frutto della propaganda di regime, ma è stato allora riscontrato da diversi osservatori internazionali, oltre che da una miriade di studi successivi alla seconda guerra mondiale.

    “secondo l’economia nazista fu totalmente incentrata sin dall’inizio nello sviluppo bellico, quindi era un’economia che non poteva portare ad altro.”

    Questo non è proprio vero. L’economia nazista, pur avendo come obbiettivo principale il riarmo, non fu affatto “totalmente incentrata sin dall’inizio nello sviluppo bellico”. Due dati. Nel 1942, a guerra iniziata da quasi 3 anni, la produzione di beni di consumo era appena del 3% inferiore a quella del 1939, e Hitler nelle riunioni con i responsabili industriali chiedeva di riconvertire molte aziende del settore militare per incrementarla. E tutto questo quando i suoi nemici inglesi e russi avevano ormai introdotto severissimi razionamenti per concentrarsi del tutto sulla produzione bellica. Ma c’è un altro numero che dimostra una volta per tutte il ritardo dell’industria militare nazista. Tra il 1939 e il giugno del 1942, la Germania produsse solo 8300 carri armati e 31000 aerei. Tra il luglio del 1942 e il 1945, cioè nel periodo in cui la produzione industriale fu completamente centrata sulle esigenze militari, uscirono dalle fabbriche 39000 carri armati e 82000 aerei. E notare che nel secondo periodo, quello effettivamente di ‘economia di guerra’, era ormai entrata a pieno regime l’offensiva aerea anglo-americana che portò a sensibili cali di produzione. Mi fermo, ma si potrebbero citare una miriade di altre cifre. Prima di dire che gli altri sparano cazzate, sarebbe il caso di informarsi.

    “elfi visto che tua madre è eritrea, ti sarebbe sembrato uno scandalo se qualcuno non avesse accolto con tutti i crismi il negus in esilio dopo l’invasione italiana?”

    Guarda che gli eritrei hanno combattuto per decenni per liberarsi degli etiopi sia quando sul trono c’era il Negus neghesti, sia quando ci salì Menghistu Haile Marian, il Negus rosso. Il Dalai Lama è tibetano, e quindi certo non può essere considerato un invasore. I Negus erano etiopi, e per gli eritrei rappresentarono l’imperialismo più odioso. Un paragone più sballato era difficile da trovare.

    “ma come si fa a considerare libero un paese in cui vigeva la servitù della gleba?”

    Intendevo ‘libero dall’occupazione cinese’. A me interessa che i tibetani si riapproprino della loro indipendenza e del diritto a governarsi come meglio credono. Il destino politico del Dalai Lama è del tutto secondario, e dipenderà appunto dalla volontà dei tibetani ( ma non dei cinesi ).

    Torniamo a noi. Prima hai cercato di far passare il Dalai Lama per un ‘dittatore’, quando il termine esatto era autocrate o monarca assoluto. Quasi che volessi insinuare che tra il ‘dittatore’ Dalai Lama e il dittatore Mao, non ci fosse alcuna differenza. E aggiungiamoci pure quello che ti ha sottolineato Facci: lo stesso attuale Dalai Lama ha più volte ribadito la sua scelta per la democrazia e le libere elezioni. E non si è fermato lì. Ha pure chiesto scusa per le corvè medievali e per i sistemi feudali di tassazione a cui erano sottoposti i tibetani durante il regno dei Lama ( persino nel link di MR vengono ricordati questi fatti ). E’appena il caso di ricordare che all’inizio degli anni cinquanta, in Asia, muovevano i loro primi passi verso la democrazia solo due paesi: l’India e il Giappone. Nella prima ce l’avevano esportata gli inglesi. Nella seconda era arrivata con le truppe americane. Tanto per sottolineare quanto sia anacronistico e inappropriato tutto questo tuo giudicare, sulla base di parametri contemporanei, nazioni e regimi lontanissimi nello spazio e nel tempo dalla nostra realtà.

    Poi ti sei messo a sottolineare la ‘servitù della gleba’ vigente in Tibet prima dell’arrivo di Mao con una foga degna di una Guardia rossa della Rivoluzione culturale ( era uso a quei tempi apostrofare il Panchen Lama, allora prigioniero dei cinesi, con gli epiteti “schiavista reazionario” e “il più grosso parassita e sanguisuga” ). A nulla è valso richiamarti alla triste realtà: prima dell’arrivo dei comunisti cinesi in Tibet non c’era mai stata la fame, e non si era mai assistito a simili massacri. Ma tu hai preferito far finta di niente.
    A questo punto, visto il linguaggio da assemblea di Servire il Popolo, sorge spontanea una domanda. Stai per caso sostenendo che in fondo Mao ha liberato i tibetani dal feudalesimo, e che quindi non tutto il male è venuto per nuocere? Al di là degli slogan e dei riferimenti storici azzardati, un minimo di chiarezza da parte tua sarebbe gradita.

  20. @MR
    “questo è vero, ma il problema è che la visione del Tibet pre-1959 come un paradiso di pace e spiritualità (più o meno le parole del Dalai Lama, mi scuso per l’imprecisione) è una pura invenzione”

    Vorrei proprio che tu mi citassi le esatte parole del Dalai Lama, e magari anche la data dell’esternazione. Comunque qui nessuno ha sostenuto che, prima dell’arrivo di Mao e compagni, in Tibet ci fosse una specie di Arcadia con i pastorelli e le caprette saltellanti. Quello che semplicemente si vorrebbe far arrivare allo spettabile pubblico, è che con Mao in Tibet si sono aperte le porte dell’inferno.

    “E la tua idea che Kissinger e la CIA facessero benissimo ad aiutare i poveri tibetani, in quanto oppressi la trovo ripugnante: glielo spieghi tu ai cileni che hanno beneficiato del fraterno aiuto che portò al potere Pinochet? Oppure a tutti quelli massacrati in qualche black operation?”

    Figuriamoci se non arrivavamo al Cile. Almeno quell’altro era stato più originale tirando fuori la Somalia. Vabbèh….
    Mi piacerebbe però capire la logica. Se la Cia ha sbagliato in Cile, di riflesso ha sbagliato pure in Tibet? Oppure è inserita l’ideuzza raffinata, e soprattutto nuova, che sbagliano sempre in quanto braccio armato dello Stato Imperialista delle Multinazionali?

    Perché, se le cose stanno così, bisogna riconsiderare pure i lanci di armi ai partigiani dell’Europa invasa dai nazisti, e dell’Estremo Oriente invaso dai giapponesi. Per non parlare dell’assistenza fornita agli eritrei in lotta contro gli occupanti etiopici sostenuti da cubani e sovietici. E anche l’aiuto dato ai dissidenti dell’Europa orientale durante i lunghi anni della Guerra Fredda, entra decisamente sotto una luce sinistra. Perché, se la politica USA è sempre male, indipendentemente dalle diverse amministrazioni e dai diversi presidenti, allora bisogna rivedere tutto. E dar ragione a quei geni insuperabili di Hitler, Mussolini e Stalin che avevano capito subito la natura infida e avida degli americani.

    Hai parlato di Cile, e mi è venuto in mente un fatto curioso proprio a riguardo. Nel 1988 l’amministrazione Reagan costrinse Pinochet ad un plebiscito sul rinnovo del suo mandato. Pinochet lo perse. Non di tanto, ma lo perse. E gli venne l’idea di far finta di nulla. E allora gli americani, quei cattivoni guidati da quell’attore fallito di Reagan, si rivolsero ai colleghi in uniforme di Pinochet perché si recassero dal generalissimo e gli comunicassero che la guerra fredda era finita, ed era tempo di sloggiare. Da allora il Cile è tornata ad essere la più solida e fiorente democrazia dell’America Latina. Sbagliarono anche nel 1988-89, caro MR? Oppure sbagliarono Nixon e Kissinger, e fece bene Reagan? Vorrei davvero capire.

    “Tutto il resto son considerazioni etico/estetiche appiccicate in modo raffazzonato”

    Ecco, ecco…le mie considerazioni sarebbe robaccia etico-estetica appiccicata lì a caso. Va bene… ma, sempre dal punto di vista etico e soprattutto estetico, come giudichi adesso quel link di MR Parenti che ci hai buttato tra i piedi per far vedere quanto sei bravo tu, e ignoranti e faziosi, e retrogradi noi? Ti sei accorto che quella roba marrone non sono profitterol al cioccolato? Spero che tu lo abbia almeno assaggiato, prima di darcelo in pasto.

    “Per quanto riguarda la “propaganda maoista”, che immagino sia molto simile alla “propaganda cubana”, lungi da me lo smentirne l’esistenza, peccato che a volte le cose siano complicate e non esistano solo verità da un lato e menzogne dall’altro”

    A volte capita così. Altre volte invece capita che la verità stia proprio solo da una parte, e non dall’altra. Per esempio quando da una parte c’è una dittatura feroce e dall’altra un popolo oppresso, io tendo sempre a dar retta a chi viene massacrato, piuttosto che ai massacratori. E tu?

    “…e che il mescolare sacrosante aspirazioni a libertà, democrazia e indipendenza con la religione, evitando di parlare di cose spiacevoli non sia esattamente il massimo”

    Tòh…ma guarda…è più o meno quello che ha fatto MR Parenti.

    “E per dirti quanto sono filo-cinese e filo maoista, io sono uno del centinaio di “imbecilli” che nell’89, dopo Tien An Men, per protesta stazionò per una decina di giorni, giorno e notte, davanti all’ambasciata cinese a Roma…”

    E allora vuol dire che sei invecchiato male, se adesso ti metti a postare articoli in cui, pari pari, si riprendono gli argomenti di chi nel 1989 passava con i cingoli sopra agli studenti di Pechino.

  21. “A me interessa che i tibetani si riapproprino della loro indipendenza e del diritto a governarsi come meglio credono.”

    ah prima dei cinesi c’erano libere elezioni in cina.
    tra autocrate, monarca e dittatore assoluto non cambia molto nella sostanza. poi vorrei vedere dove sono questi dati economici e quanto efficente fossero la raccolta di dati statistici di un paese in cui vigeva la servitù della gleba.
    l’esempio del negus è calzante per il semplice fatto che come dici tu erano tutti e due degli autocrati

  22. poteva essere sbagliato l’appello,non l’esempio ma io non credo perchè proprio perchè eritreo, proprio perchè aveva provato anche l’oppressione etnica, sapeva che un dittatore considerato un dio vivente, anche se in esilio e scacciato da un altro sempre un dittatore rimane.
    non è che il negus abbia oppresso solo gli eritrei per quello il paragone era calzante due dittatori, considerati dei scesi in terra in esilio perchè cacciati da forze potenze straniere.

  23. oltretutto vorrei sapere visto che non è mai esistita la fame perchè il tibet è un paese scarsamente popolato?

  24. Stamattina mi ero scordato un breve pezzo della risposta a

    @MR

    “Arcroyal, gli studi di Parenti vanno ovviamente presi con un pizzico di precauzione”

    Ahhhhh…ci vorrebbe un “pizzico di precauzione”… però…Forse allora è proprio il caso allora di esaminare due o tre passaggi dell’articolo di Mister Parenti. Dopo tutto questo deviare verso Etiopia ed Eritrea via Germania, fa anche bene.

    Ad un certo punto il Parenti riporta, estrapolandola dal contesto, una frase dell’antropologo americano Melvyn Goldstein, uno dei maggiori esperti mondiali di Tibet, che a proposito del periodo tra il 1951 e il 1959, dice:

    “Contrariamente a quanto si crede in Occidente, i cinesi si presero cura di mostrare rispetto per la cultura e la religione tibetane”.

    Mister Parenti ficca queste illuminanti parole in mezzo a una ricostruzione secondo la quale Mao nel 1951 si limitò a firmare un trattato con il Dalai Lama, che prevedeva il controllo militare cinese sul Tibet e il diritto di condurne la politica estera. Oltre a questo, secondo MR Parenti, il buon Mao voleva solo introdurre alcune riforme sociali e costruire strade ed ospedali, astenendosi dall’interferire negli affari religiosi e civili del Tibet. A controprova di ciò, cita il fatto che tra il 1951 e il 1959 non ci furono né espropri di terre né chiusura di monasteri. A far precipitare la situazione sarebbero poi stati l’aristocrazia reazionaria tibetana e la casta dei lama in combutta con la diabolica CIA. Sarebbero stati loro ad istigare il popolo ignorante, e avvelenato dall’oppio religioso, a rivoltarsi contro i loro benefattori cinesi.

    Difficilmente si potrebbe immaginare una ricostruzione più falsa e più menzognera.

    Mao dovette attendere il 1959 per esportare la rivoluzione rossa in Tibet semplicemente perché gli mancavano i mezzi militari per farlo. Le condizioni ambientali proibitive e soprattutto la mancanza di strade, ostacolavano qualsiasi offensiva militare. Solo dopo aver terminato la costruzione di alcune vie di comunicazione, potè procedere all’annessione completa. Teniamo poi conto che ai confini del Tibet propriamente detto, c’erano diverse province cinesi con una forte presenza di popolazioni tibetane che, a causa proprio delle requisizioni, della collettivizzazione forzata e della miseria indotta, erano insorte e costringevano i cinesi a durissime campagne di repressione. La contemporanea guerra in Corea, infine, impegnò ulteriormente l’Esercito di liberazione cinese.

    Comunque, che le intenzioni verso il Tibet non fossero affatto pacifiche è dimostrato dalle lettere che Mao si scambiò con Stalin nel corso del 1950. In esse il dittatore cinese fa richiesta al collega sovietico di appoggio aereo per rifornire le forze di invasione in Tibet. All’accorata richiesta di Mao, Stalin rispose con una raccomandazione: si doveva assolutamente ‘ripopolare’ il Tibet con coloni cinesi, in modo da alterare l’assetto demografico di quella regione. Cosa che poi Mao puntualmente fece. Tutto questo viene da MR Parenti sistematicamente taciuto.

    Ma c’è di peggio. Ad un certo punto, in quell’articolo che secondo te dovrebbe essere letto con un pizzico di precauzione, inizia l’elenco delle tante belle cose che gli illuminati e progressisti comunisti cinesi avrebbero regalato al Tibet. Ne faccio un veloce sunto:

    1)eliminazione di molte tasse feudali
    2)avvio di lavori pubblici
    3)introduzione di nuove coltivazioni e forme di allevamento
    4)sensibile riduzione di disoccupati e mendicanti
    5)apertura di scuole laiche, e fine del monopolio religioso nel campo dell’istruzione
    6)costruzione di dighe per la produzione elettrica.

    Ora, dopo aver letto di questi straordinari doni, verrebbe da dar ragione al Gino di Servire il Popolo, e alzarci tutti quanti in piedi a cantare l’Internazionale. Ed invece le cose sono un tantino diverse.

    1)Vero. Le tasse furono soppresse, ma semplicemente perché la proprietà privata venne abolita e alla gente non rimase nulla con cui pagarle: vennero sequestrate case, animali, mobili, e le donne furono persino obbligate a consegnare tutti i gioielli e i monili, destinati alla produzione di ‘acciaio’.
    2)Vero. La popolazione fu costretta a costruire dei canali di irrigazione assolutamente inutili, sulla base di quanto si faceva nel resto della Cina. Non si tenne conto del fatto che i corsi d’acqua in Tibet dipendono dallo scioglimento dei ghiacciai, e sono quindi imprevedibili. I canali rimasero quasi tutti secchi ed inutilizzati. Venne avviato un grandioso piano di terrazzamenti, anche qui seguendo modelli adottati in altre parti della Cina, che si rivelarono un gigantesco fallimento. Vennero infine costruite strade e linee ferroviarie, su cui però non viaggiavano i tibetani, obbligati dal regime a non muoversi di un millimetro dal luogo assegnato dal partito, ma che servirono a spostare truppe e materiali per le esigenze militari. Il costo umano di queste follie fu altissimo. Il clima e le altitudini macinarono decine di migliaia di vite, abituate a ben altri regimi di vita e di lavoro.
    3)Vero. A scapito della coltivazione dell’orzo e dell’allevamento dello yak, le tradizionali attività nel Tibet, furono introdotti il frumento e una nuova razza di pecore. Un disastro di proporzioni bibliche. Il suolo del Tibet era del tutto inadatto a grano e frumento. La coltivazione intensiva ( i gerarchi comunisti pretendevano 3 raccolti all’anno ) inaridì la terra. Le pecore, causa il clima proibitivo, morirono in massa. Il risultato fu una carestia senza precedenti per il Tibet. La gente trascorse gli inverni a scavare la terra in cerca di radici e tuberi. Molti di nascosto si recavano nelle vicinanze delle basi militari cinesi per cercare se tra il letame prodotto dai cavalli, c’era ancora qualche cereale integro. Infine si registrarono non pochi casi di cannibalismo e di brodi arricchiti con le ossa dei defunti.
    4)Vero. Disoccupati e mendicanti scomparvero. La gente fu deportata in comuni e fattorie collettive, e venne introdotto il lavoro obbligatorio, consistente in 12 ore al giorno di fatiche bestiali per attività sostanzialmente inutili, o, meglio, sostanzialmente utili ad ammazzare più gente possibile. Ovviamente, come sempre capita in tutti i regimi comunisti, ogni spostamento, anche di pochi chilometri, era proibito.
    5)Vero. Vennero aperte alcune scuole pubbliche, mentre vennero chiuse quasi tutte quelle religiose. A parte che l’insegnamento – ma sarebbe il caso di chiamarlo indottrinamento – era fondamentalmente basato sulla ripetizione all’infinito della vita e delle opere del Caro Leader, ma l’accesso non fu affatto aperto a tutti. Furono privilegiati i figli dei coloni cinesi e dei membri del partito comunista. Ancora a metà degli anni novanta il tasso di alfabetizzazione in Tibet era del 30%, il più basso del paese.
    6)Vero. Le dighe e l’aumento della produzione elettrica non erano però indirizzati al benessere della popolazione, ma servirono alle basi e ai laboratori destinati allo sviluppo e alla produzione degli armamenti nucleari cinesi. Fin dal primo giorno dell’occupazione, infatti, il Tibet fu scelto come regione privilegiata degli esperimenti nucleari. Inutile aggiungere che non fu costruita alcuna industria di rilievo. Ancora oggi il Tibet, nonostante questa pioggia di interventi ‘benefici’, è una delle zone più povere e disastrate della Cina.

    Infine la ciliegina sulla torta.
    MR Parenti, la fonte a cui il nostro MR ha invitato ad abbeverarci per meglio capire il Tibet, si mette pure a giocare con i numeri della strage. Secondo le sue fonti ( cioè i dati dei censimenti cinesi del 1953 e del 1964, che peraltro non sono mai avvenuti: i regimi totalitari hanno una sfacciataggine illimitata nell’inventare balle…quelli che i cinesi chiamano ‘censimenti’, in realtà sono semplici statistiche fatte a Pechino ) non è vero quello che sostiene il Dalai Lama: non ci sarebbe stato alcun genocidio.
    Gli ultimi studi realizzati negli anni novanta e che si sono basati su diverse serie di dati e di testimonianze, pur ammettendo in partenza che non si saprà mai il numero effettivo dei morti, collocano il numero delle vittime dell’occupazione cinese tra il 1959 e il 1980 in una cifra oscillante tra un minimo di mezzo milione di persone e un massimo di ottocentomila. Una cifra enorme in ogni caso, visto che la popolazione tibetana prima dell’invasione cinese è stimata intorno a 2 milioni e ottocentomila unità. Alla faccia di MR Parenti e delle sue ignobili manipolazioni, degne di quegli altri suoi compari che dalle nostre parti giocano con i numeri dell’Olocausto.

    Tutta questa pappardella, caro MR, sta a dimostrarti che l’unico ‘pizzico di precauzione’ possibile con il tuo link è quello che si è soliti usare con la carta igienica. Dopo averla usata, naturalmente.

  25. Arcroyal, nella tua furia cieca nel darmi, a sproposito, del filo-cinese e amico dei massacratori e delle dittature ti sei dimenticato un dettaglio: che anch’io ho scritto quella cinese è una dittatura spietata e, si intende, che le sue azioni sono imperdonabili; ho anche scritto che le aspirazioni all’indipendenza e alla libertà per il Tibet sono sacrosante, ma tutto ciò l’hai trascurato. Hai contestato molte delle cose riportate da Parenti, e ben venga, come sempre in questi casi. Però, molto onestamente, di difendere, come hai fatto tu, l’operato della CIA, solo perché per una volta coincide con la parte giusta da cui stare, non mi pare il caso. Allo stesso modo non me la sento di appoggiare in modo indiscriminato un’autorità che crea una pericolosa confusione tra leadership politica e religiosa, mentre a te evidentemente non crea problemi. Pero’, permettimi, io posso anche scegliere un link dubbio per dire quello che ho da dire, ma almeno non ho la tua spocchia e arroganza, nel dire cose del tipo “invecchiato male” e “almeno quell’altro era più originale”, parlando del Cile. A proposito, la citazione del DL che chiedi, onestamente, non mi va di cercarla per compiacerti; in compenso quella con cui chiedeva, nel 1999, che Pinochet non fosse estradato in Spagna ha fatto il giro del mondo. Ovvio che questo non inficia ciò che di buono (e ce n’è a iosa) ha detto, né la lotta dei tibetani, ma certo fa capire, almeno a chi vuole intendere, che non tutto è bianco o nero come credi tu, e che si può essere favorevoli alla lotta e alla libertà del Tibet anche se alcuni aspetti, e personaggi, appaiono controversi.

  26. @ Gino

    “dit|ta|tó|re= capo di un governo assoluto totalitario”

    Il termine dittatore nel senso di ‘capo di un governo assoluto totalitario’ è spendibile solo in un contesto moderno. Prima del 20° secolo non ha senso. Per avere un controllo assoluto, totale su una società ci vuole una burocrazia efficiente. Ci vogliono i telefoni per chiamare rapidamente la Gestapo e mandarli a prendere i ‘nemici dello stato’. Ci vogliono gli autocarri per caricare i ‘nemici dello stato’ e per portarli alla stazione. Ci vogliono i treni per portare gli arrestati dalla stazione ai campi di concentramento. Ci vogliono le mitragliatrici, il filo spinato e le reti elettriche per impedire che qualcuno scappi dal campo di concentramento. E ci vogliono infine il gas o i campi di lavoro per togliere dai piedi i deportati, e rendere sicura la nazione. Ci vogliono poi, in ogni caso, un paio di ‘idee assassine’ come il comunismo e il nazismo che forniscano la benzina necessaria per far partire l’intera macchina. Insomma ci vogliono tante cose che fino alla seconda rivoluzione industriale semplicemente non c’erano.

    I monarchi assoluti, anche nei loro periodi di massima potenza, non ebbero mai il controllo totale dei loro stati. Luigi XIV doveva confrontarsi con la Chiesa, con la sua Corte, con i Grandi di Francia, con i parlamenti cittadini, con le corporazioni, ecc. ecc. Neppure il Re Sole ebbe mai lontanamente quel controllo totale dello stato e della società che ebbero Hitler e Stalin. Uno squadrone di dragoni non ha mai avuto la forza e l’efficacia di un plotone delle SS o di una squadra della NKVD.
    Quanto al Tibet il Dalai Lama ebbe sempre dei rivali nel controllo del paese. La seconda autorità tibetana, il Panchen Lama, fu molto indipendente e spesso in concorrenza con il suo ‘capo’. Poi c’erano i grandi latifondisti, i clan familiari, i lama più influenti, le tribù nomadi che limitavano molto il potere del Dalai Lama. Insomma in Tibet c’erano sì i ‘servi della gleba’, ma c’erano ancora spazi di libertà che sono inimmaginabili in un regime totalitario. Nella Cina di Mao, invece, c’era un unico uomo libero e una massa sterminata di schiavi.

    “oltretutto vorrei sapere visto che non è mai esistita la fame perchè il tibet è un paese scarsamente popolato?”

    Visto che sei stato tanto bravo da andare a prendere il dizionario d’italiano, magari adesso potresti dare un’occhiata all’atlante. Soprattutto alle foto del Tibet. Perché, sai Gino, anche le nostre Alpi sono da sempre molto meno popolate della pianura. E la colpa non è dei lama che, perfidi, rubano la pagnotta ai valligiani.

  27. @ MR

    “Però, molto onestamente, di difendere, come hai fatto tu, l’operato della CIA, solo perché per una volta coincide con la parte giusta da cui stare, non mi pare il caso”

    E quale sarebbe questa sola volta in cui la CIA l’avrebbe fatta giusta? Quando distribuiva armi ai maquis francesi? Quando aiutava i guerriglieri filippini contro i giapponesi? Quando forniva denaro ai dissidenti russi? Quando cercava di impedire che la Corea del Sud fosse annessa al regno di Kim Jong Il? Quando faceva scappare i rivoltosi ungheresi prima che i russi li prendessero e li fucilassero? Quando si dava da fare per liberare i diplomatici sequestrati a Teheran? Quando cercava di documentare il genocidio cambogiano? Quando andava a recuperare i boat people vietnamiti prima che finissero mangiati dagli squali o uccisi dai pirati? Quale tra queste ripugnanti azioni tu salveresti dalla giusta e inevitabile condanna?

    Sai una cosa, MR. Penso che anche uno solo di quegli agenti della CIA caduti in Tibet mentre cercavano di aiutare un popolo violentato e massacrato, valga di più per coraggio e coerenza di tutti quelli che si trovarono nel 1989 attorno all’ambasciata cinese a Roma. Forse, prima di sputarci sopra, un esamino di coscienza lo dovresti fare.

    “Allo stesso modo non me la sento di appoggiare in modo indiscriminato un’autorità che crea una pericolosa confusione tra leadership politica e religiosa, mentre a te evidentemente non crea problemi”

    Mi crea così pochi problemi che, fin dal mio primo intervento, ho parlato di certe usanze poco simpatiche nel Tibet pre-invasione maoista. Ho poi anche aggiunto che del destino politico del Dalai Lama non mi importa un fico secco: saranno i tibetani a decidere che ruolo dargli quando mai saranno di nuovo indipendenti. Ma forse non hai letto ( come non hai sicuramente letto tutto l’articolo di Parenti, altrimenti avresti avuto qualche scrupolo a postarlo).

    “Pero’, permettimi, io posso anche scegliere un link dubbio per dire quello che ho da dire, ma almeno non ho la tua spocchia e arroganza”

    La spocchia e l’arroganza sono perfettamente giustificate dal linkaggio di Parenti, fatto con il tono della profia che dà i compiti delle vacanze allo studente con il debito. E oltre al ‘libro da leggere’ hai pure ‘suggerito’ una “ricerchina su Google”. Per non parlare di quelle “considerazioni etico/estetiche appiccicate in modo raffazzonato”, che sanno tanto di giudizio finale su un compito malsvolto. Con chi è spocchioso e arrogante, sono solito esserlo altrettanto. E magari qualcosa di più ( perché io, il tuo link, me lo sono sorbito tutto: tu no ).

    “nella tua furia cieca…”

    Qui hai perfettamente ragione. Ero furioso. Allo stesso modo di come lo sarei se qualcuno, posto di fronte al massacro di milioni di polacchi da parte dei nazisti e dei sovietici, si mettesse a discettare sul carattere reazionario del governo polacco in esilio. O come se qualcuno, mentre si ricordano Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema, si mettesse a parlare delle stragi compiute dai partigiani comunisti. Sono cose che mi fanno salire il sangue agli occhi.

  28. ArcRoyal, visto che la CIA non è la Spectre, è banale dire che qualcosa di “buono” l’ha sicuramente fatto, e nessuno lo contesta. Però non puoi sceglierti gli esempi che ti fanno comodo (sarà per te banale e ripetitivo, ma prova a chiedere a un Cileno. a un Nicaraguense, o a qualsiasi altro abitante del “cortile di casa” che ne pensano); e dall’altro lato toccherebbe anche chiedersi cosa avrebbero fatto quegli stessi eroici (e lo dico senza un filo d’ironia) agenti se gli interessi americani in una data area fossero stati di segno opposto. E’ una domanda che io mi faccio, e tu no. E mi scuso anche a nome di tutti quelli che vent’anni fa, all’ambasciata cinese o altrove, protestarono contro il “governo” cinese definendolo una banda di assassini, invece di lasciar fare tutto alla CIA e al governo USA, che sono sicuramente più coerenti visto che fanno sempre quello che conviene loro. Poi ammetto senza problemi che, per essere sbrigativo, ho peccato di “eccesso di sicurezza” anche riguardo alle fonti che mi sono scelto. Però, almeno, cerco di guardare alle cose nella loro complessità, invece che definire schiavitù e servitù della gleba come “cose poco simpatiche”.

  29. Farei presente all’ignoranza collettiva che la colonizzazione Han è molto più pesante nei confronti degli uyguri, che però sono musulmani e reattivi e allora non interessano a nessuno.

    Trovo l’articolo fondato su un’evidente ignoranza del tema trattato e viziato da partigianeria, non me ne vorrete, spero.

  30. bonjour finesse!

    Scommetto che il povero Facci non è capace di mostrare un solo prodotto cinese confezionato in un laogai; chiedetevi perchè. lol

    Quanto al boicottaggio delle olimpiadi è una fesseria già dimostrata, se vuoi boicottare la Cina fai un bell’elenco di aziende, italiane e non, che producono là e chiedine il boicottaggio.

    Capisco che sia un’azione che potrebbe non far piacere a molti media che poi potrebbero non gradire pagarti uno stipendio, ma di norma gli atti veramente “etici” prevedono che si accetti la possibilità di pagarne qualche prezzo. Troppo comodo chiamare al boicottaggio delle olimpiadi e farsi intransigenti sapendo in anticipo che non succederà un bel niente.

    Il povero Facci sembra volerci dire che i problemi ci sono quando nessuno vuole incontrare il represso di turno, ma secondo me i problemi ci sono quando si nascondono i massacri dolosamente, quando si sopprime l’informante nativo (Spivak) negandogli il diritto d’esistenza nel pubblico discorso. Credi che le forze politiche d’opposizione in Ciad, RCA, Somalia ed Ogaden non lancino e abbiano lanciato appelli e non chiedano soccorso?

    Quante volte hai dato voce a uno di questi appelli?
    Never, I suppose…

    I problemi ci sono quando sanguinari regimi compiono stragi in nostro nome e noi voltiamo la testa dall’altra parte

    Quindi, per favore, se non sei capace di fare di più oltre ad evocare il benaltrismo e a dire cacca e pupù, evita.

    Frtasi come: “Dopodichè questo è un post sull’Italia e sul Dalai Lama e sul Tibet, benaltrista dei miei coglioni. Quando ci sarà il problema di un rifiugiato somalo che nessuno vuole incontrare vedremo che fare.” sono offensive non per me, ma per la pubblica decenza.

    Quando il rifugiato somalo e quello ciadiano, etiope, centrafricano, sudanese busseranno alla porta, gli dirai che mentre ammazzavano i suoi eri troppo preso a sostrenere il Dalai Lama?

    Stiamo parlando di centinaia di migliaia di morti e milioni di provughi
    Non è mia abitudine denunciare gli scostumati e chi offende quando è a corto di argomenti e dovresti saperlo, ma il rischio di fare una figura da fesso colossale c’è tutto.

    bilivmi

    Chi ha sostenuto tutte le ultime avventure belliche non ha alcuna autorità morale per ergersi a giudice di altri paesi. Ancora meno chi ha sostenuto acriticamente le guerre d’aggressione dell’amministrazione Bush.

    Scommetto che nemmeno tu hai mai speso una riga per condannare le dittature che stanno massacrando in nostro nome in Africa, right?
    Scommetto che non sei mai andato davanti all’ambasciata USA per protestare contro l’impiego della tortura e l’uso di armi chimiche, vero?

    mazzetta

    p.s.
    Per scrostare un po’ i tuoi balzani convincimenti, sappi che “benaltrismo” è un termine inapplicabile alla situazione. Semmai si tratta di benegoismo (mai sentito?); avere un dibattito depurato dalla valanga di assurdità che tanti come te producono, è prima di tutto un atto di sana ed egoistica autotutela. Non ti ho risposto in quel modo per cercare il bene degli altri, ma per evitare il male che mi fa leggere appelli e stronzate del genere nel 2007.

    Stammi bene e impara che le offese non coprono l’assenza d’argomenti, se vuoi fare una gara d’insulti faresti meglio ad organizzarla altrove

    aloha
    ;)

    (lo rimando solo perchè voglio capire se davvero è un commento così molesto da essere censurato)

  31. Ovviamente approviamo incondizionatamente il blog!
    La nostra associazione aveva proposto al Sindaco di Milano, Moratti, di conferire la Cittadinanza Onoraria e le Chiavi della Città al Dalai Lama!
    Ovviamente la nostra proposta NON è stata presa in considerazione: Milano ha subito vigliaccamente il ricatto cinese!

  32. Forse è un pò tardi , ma ho scoperto solo ora questi commenti su Sua Santità il Dalai Lama e ci tengo a dire che il Dalai Lama è stato riconosciuto come tale in una famiglia molto numerosa di poveri contadini ed era il continuum mentale del XIII Dalai Lama, il precedente capo spirituale e temporale del Tibet che si era proclamato indipendente nel 1911 dopo l’ennesima invasione cinese.
    L’attuale Dalai Lama, Tenzin Gyatso nacque nel 1935 in una remota regione nordorientale del Tibet e all’epoca del primo ingresso in tibet da parte dei cinesi che volevano “liberare il paese”, ovvero nel 1949 egli aveva 14 anni e ha dovuto prendere in mano il potere temporale e occuparsi di vicende a lui sconosciute.
    Egli stesso riconosce che la situazione del suo paese andava migliorata e credeva nella necessità di alcune riforme ma era davvero molto giovane quando sono arrivati i funzionari cinesi per liberare il Tibet dal loro buio medioevale.
    L’autobiografia del Dalai Lama è molto interessante da leggere , my people my land è stato scritto nel 1962 edito dalla sperling and kupfer e non è più in ristampa ma se ne trovano probabilmente altre scritte più tardi .
    Il Dalai Lama è una persona di grande intelligenza e di grande umorismo, è considerato non solo dal suo popolo una divinità e trovo molto sconveniente giudicarlo un dittatore.
    L’istruzione di un monaco inizia molto presto con la filosofia , la metafisica, il dibattito e la memorizzazione di una grande quantità di testi filosofici; l’interesse e la conoscenza che ha il dalai lama nei confronti della scienza e della biologia ha spinto grandi università a conferirgli numerose lauree ad honorem, per non parlare dei premi….
    In occasione dei suoi insegnamenti ai quali sono presenti migliaia di persone, egli sottolinea sempre l’importanza di restare sulle proprie tradizioni religiose e di non cambiare religione perché in fondo le basi sono le stesse : cerca di aiutare gli altri ma se non puoi farlo, cerca almeno di non danneggiarli….

    p.s. secondo me sarebbe meglio usare un linguaggio più pulito ma forse io vivo in un altro mondo

  33. Sono cinese, e ho visto che tutti loro che non sanno niente della storia di tibet e particolarmente la storia sotto la repressione crudissima del Dalai Lama come dittatore politico e religioso e la situazione attuale dei tibetani che hanno democrazia vera nella loro terra e vivono insieme colle altre 55 nazioni cinesi in un gran terra, e quando il Tibet si è unita in Cina, non c’è ancora gli stati europei e americani. Il Dalai Lama sa che il Tibet si è sempre unita in Cina e pronunzia che non vuole l’indipendenza ma voi volete. Anche il nome di Dalai Lama non è un vocabolo tibetano, ma è dato da Qianlong, l’imperatore cinese in Qing dinastia. Prima di giudicare, leggete la storia e vate in Tibet, parlate cogli altri 95% popoli tibetani eccetto quelli 5%°nobili° come Dalai e i suoi seguaci. Potete anche vedere l’istituzione del governo in esilio, nella quale scrive che il Dalai Lama è come sia imperatore religioso che politico…

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  35. Va bene, Lavoro in New York. Contatta un Avvocato d’Immigrazione a New York per assistenza nell’ottenimento della Green Card USA (EB5) da investimenti. Grazie.

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