Tartufi e altri tuberi

Non so a chi interessi, ma Francesco Merlo, su Repubblica, ha scritto un lungo fondo su «I tartufi del giornalismo» mettendo al fuoco anche troppa carne o funghi, secondo me. Comunque sia, ha chiesto cordialmente che in merito opinassero alcune persone tra le quali lo scrivente e Mario Cervi.
Non vado particolarmente orgoglioso di quello che ho scritto, perchè mi sembra d’aver detto solo un paio delle cento cose che avrei potuto dire.
Comunque, i tre articoli son qua sotto.


I tartufi del giornalismo
di Francesco Merlo

Mi rendo conto che è difficile rompere le abitudini mentali, ma questo non è un articolo contro Silvio Berlusconi e la sua parte politica. Si sa che non c’è vera libertà di stampa senza sapienza di lettura, senza la libertà di chi legge. Ebbene, io mi prendo la libertà, scorrendo l’elenco dei giornalisti intercettati o coinvolti nelle intercettazioni Rai-Mediaset, di interessarmi a quelli che non ci sono, molto più che a quelli che ci sono. Vorrei insomma sottolineare non tanto la presenza di Mimun e Rossella, di Del Noce, Pionati e Vespa.

Ma l’assenza di Enrico Mentana, per esempio, che, all’epoca delle prime intercettazioni, era ancora il direttore del Tg5. Né troviamo in quell’elenco Mauro Mazza che era ed è il direttore del Tg2 e che anzi nelle intercettazioni esplicitamente viene bollato come inaffidabile.

Sono eroi dell’informazione libera?

Più umilmente è probabile che siano, come la gran parte di noi, dei professionisti che coltivano i propri umori politici, i propri valori e la propria cultura con un rispetto per le notizie e una onestà che non sono oscurate né dalla dipendenza economica (è il caso di Mentana) né dalla militanza nel centro-destra (è il caso di Mazza).

Recentemente l’Ordine nazionale dei giornalisti ha radiato – anzi aveva radiato, visto che la Cassazione l’ha reintegrata – la direttrice di non so quale rivista pornografica, la collega Florence Odette Fabre, che non conosco, ma che, in aperto contrasto con il mio Ordine, non esito a definire collega. E’ evidente che per pornografia qui si intende tutto ciò che attiene alla prostituzione, e cioè alla messa in vendita del proprio corpo e più in generale dei propri talenti. In questo senso anche la signora Odette merita, a pieno titolo, un posto nell’Ordine dei giornalisti, perché la pornografia della quale si è macchiata è persino migliore della pornografia praticata da quegli altri giornalisti che hanno venduto intelligenza e competenze, forse non il corpo ma certamente l’anima a un leader politico.

Con questa scettica premessa su una virtù eroica alla quale non credo, invito adesso a valutare sino a dove si sia spinta la pornografia, nel senso sopra indicato, di quei giornalisti della Rai e di Mediaset che concordavano i servizi e i servizietti da offrire a Berlusconi quando era capo del governo, e che si facevano non so se dettare o solo suggerire modi e tempi della propria professione dai migliori funzionari del berlusconismo nel campo delle comunicazioni, – Crippa Querci, la Bergamini – bravissimi nel loro mestiere.

Ho sempre pensato che un giornalista può stare, anche decisamente e faziosamente, con una parte politica, e si può legittimamente schierare, per esempio, con Silvio Berlusconi e il suo partito. Addirittura penso che nell’attuale Italia delle fazioni armate il giornalista più affidabile è quello consapevolmente fazioso, perché la consapevolezza gli detta la deontologia; il sapersi fazioso e il fare sapere che è fazioso lo costringono a non esserlo, e comunque tutta la sua attività professionale è trasparente e leale. Nella sua consapevolezza faziosa c’è infatti la dichiarazione di lealtà rispetto al lettore o al telespettatore.

Tutti conoscono la solare appartenenza di Giuliano Ferrara, ma pure il rispetto, la decenza e la libertà di cui dà prova. Penso che a Ferrara capiti di dare consigli a Berlusconi, ma sono certo che non prende ordini né da lui né tanto meno da Querci, dalla Bergamini o da qualcun altro. E dietro Ferrara, dietro al suo grande talento e alla sua importanza mediatica, ci sono molti giornalisti – e tanti li conosco – dell’impresa Berlusconi, suoi dipendenti o suoi fans politici o suoi elettori, che non gli hanno venduto l’anima.

Al contrario qui, in questo elenco di intercettati, ci sono quelli che da sempre e con forza si dicono al servizio della verità mentre poi trafficano sotto banco con il padrone politico. Fanno come qui preti che in nome della castità sono pedofili e in pubblico si battono pure contro la pedofilia, mostrandosi irreprensibili campioni di etica e di coerenza. In una parola sola: tartufi.

Ecco dunque cosa ci insegna quest’ultima tornata di intercettazioni, che – è vero – di nuovo viola la privacy. Di certo è spazzatura telefonica ma – lo abbiano già detto molte altre volte – in Italia non c’è nulla di più valoroso e di più pulito della spazzatura, visto che si arriva alla verità solo rovistando tra le scorie gergali e i rimasugli verbali. L’Italia, per gli studiosi dei rifiuti, è come la caramella: tra coloranti, dolcificanti, aggreganti chimici, acidi e aromi da laboratorio, la cosa più sana, la più ricca e la più trasparente è la carta che si scarta, è il residuo, è la monnezza. Nella spazzatura abbiamo scoperto la verità, gli umori, le fobie, i fastidi, i traffici, ‘l’umano troppo umanò dei finanzieri, dei brasseurs d’affaire, dei palazzinari, dei banchieri, dei politici. Ora tocca alla monnezza dei giornalisti.

Non è infatti il conflitto di interessi, non è la miseria della politica che in queste intercettazioni vengono esposte. Ma è la professione, è il giornalismo. E non sto facendo una tiritera su quel giornalismo presunto anglosassone che non esiste, ma che ossessiona i nostri provincialissimi e insopportabili anglofili. Né è questione di indignazioni pelose, dei moralisti stagionali che condannano nell’altrui campo quel che elogiano nel proprio. Sospettiamo che vituperabili e deplorevoli pratiche siano, con dosaggi diversi, bipartisan. Ma oggi il dato incontrovertibile sono queste intercettazioni che illuminano un male operare avvenuto dentro il centrodestra.

E torno dunque a quell’Ordine dal quale ero partito. Molti in Italia avevamo già il sospetto che si trattasse di una bardatura corporativa, una specie di retaggio medievale nel mondo moderno delle professioni, dalle quali ormai giustamente si entra e si esce con grande libertà. Tutti possono praticare la storiografia, e il giornalista può vendere pizze: c’è una mobilità interprofessionale che è opportunità e ricchezza. Wittgenstein aveva una certa idea dello spazio e senza entrare nell’Ordine degli architetti progettò la casa di sua sorella, dirigendone i lavori.

Comunque sia, la discussione che, come si vede, sarebbe interessante, non può neppure cominciare se prima l’Ordine non chiarisce, senza retorica, quali sono i rapporti tra la nostra professione e la politica.
Attenzione. Io non chiedo che Del Noce e Vespa, Rossella e Mimun vengano radiati: per carità!

L’importante è che i lettori e i telespettatori capiscano, abbiano gli strumenti per orientarsi, per distinguere, per riconoscere e, se è il caso, per dileggiare. C’è già in giro una miserabile censura, – e c’è in molti posti, come dimostra il caso dello Iap, per esempio, che è l’organo censorio dei pubblicitari. C’è – dicevamo – una miserabile censura che cerca il capro espiatorio per verginizzarsi, che si erge a campione del buon gusto e dell’etica. L’Ordine dei giornalisti ha radiato, per citarne uno per tutti, Giampiero Mughini perché apertamente aveva fatto pubblicità (ma gli esempi sono tanti, e tutti buoni). Ora Mughini può essere criticato per mille motivi, anche per le giacche se volete, ma non certo perché, come questi intercettati, faceva accordi sottobanco o prendeva ordini per telefono dai luogotenenti di un politico. Di più: sospetto che questi prendano ordini senza che ci sia qualcuno che li comandi. Ancora più zelanti, incarnano una straordinaria maschera italiana: il servo disinteressato.

Capisco infine che tutto venga confuso e che l’inevitabile battaglia delle fazioni possa renda imbarazzante parlare di colleghi che, in questo caso, stanno tutti nel centrodestra. Voglio dire che il silenzio dei giornalisti più autorevoli nasce certamente dall’imbarazzo e magari dall’incredulità e non dalla complicità. Ci manca tuttavia il giudizio di colleghi indipendenti e di grande prestigio liberale come Sergio Romano e Piero Ostellino. Mi spingo più in là e mi chiedo cosa ne pensino Mario Cervi e il più giovane Filippo Facci. Credo davvero che qui l’antiberlusconismo possa non entrarci: o l’Ordine dei giornalisti accerta che non siamo tutti compromessi, oppure si cominci a restituire l’onore a chi, per molto meno, è stato radiato, sanzionato, in un parola sola perseguitato. E subito dopo l’Ordine si autosciolga. Non per avere violato virtù civiche, ma soltanto il senso del ridicolo.

Repubblica – 23 novembre 2007

***

(mia risposta)

Francesco Merlo mi ha cortesemente invitato a esprimere un’opinione sulla questione «Raiset» e su coloro che egli chiama i tartufi del giornalismo: coloro, ossia, che «si dicono al servizio della verità mentre poi trafficano sottobanco con il padrone politico», coloro che «fanno come quei preti che in nome della castità sono pedofili e in pubblico si battono pure contro la pedofilia».
Tutto questo per capire oltretutto «quali sono i rapporti tra la nostra professione e la politica».

Non ho difficoltà a rispondere, e al tempo stesso ce l’ho. Ce l’ho perché giudico sbagliata la premessa secondo la quale il caso «Raiset» abbia evidenziato chissà quali tartufismi e scandali: penso di no, anche se ora non voglio perdere tempo su questo.
La consultazione tra Rai e Mediaset a margine della possibile morte del Papa, una faccenda di spot da trasmettere o non trasmettere, la giudico normale; l’eventualità che dei dati elettorali siano stati posticipati o dapprima impaludati, invece, la giudico degna di approfondimento al pari di altre discrezionalità accennate qua e là nei brogliacci telefonici: la Rai, se ritiene, può fare un’inchiesta interna e punire eventuali responsabilità, e se queste appartenessero a personale targato centrodestra chi se ne frega.

Ma certo, è chiaro che anche i direttori di rete e di testata targati Ulivo si telefonano e parlano coi referenti politici, e discutono di aperture di telegiornali, di offuscamento di notizie sensibili: so di almeno un paio di colleghi, della carta stampata, che senza la telefonata quotidiana al leader di partito (di sinistra) non riescono a dormire né a scrivere, e basta vedere chi è in predicato per dirigere l’Unità: la differenza col centrodestra, in questo momento, è che loro non li hanno beccati.
Non sono stati pubblicati dei brogliacci penalmente irrilevanti che li riguardano.

Neanche lo schema di chi sia tartufo e chi no, abbozzato da Merlo, mi convince. In sostanza Merlo giudica tartufi coloro che sono nominati nei brogliacci (Fabrizio Del Noce, Bruno Vespa, Carlo Rossella e Clemente Mimun) mentre assolve altri tuberi che nei brogliacci non sono semplicemente menzionati: tra questi Enrico Mentana e Mauro Mazza. Un po’ sbrigativo, a essere cordiali.
Non voglio nascondermi dietro un fungo, e non è che tra i succitati io non individui tartufi o anche peggio: ma li giudico o li ho giudicati, come dire, dalle loro opere.
Se Carlo Rossella abbia fatto un buon Tg5 non lo giudico dai brogliacci, ma dalla memoria del suo Tg5. Che tubero sia Bruno Vespa, nondimeno, lo giudico guardando Porta a Porta e con un metro di giudizio non troppo diverso da quello offerto a milioni di italiani.
Nei brogliacci, se è per quello, non c’è neppure Anna La Rosa: ma una vaga idea della sua qualità giornalistica me la sono fatta lo stesso.

Per il resto, e mi spiace dirlo, io sono decisamente più pessimista di Francesco Merlo. Egli ha scritto che gran parte di noi giornalisti è comunque composta da «professionisti che coltivano i propri umori politici, i propri valori e la propria cultura con un rispetto per le notizie e una onestà che non sono oscurate nella dalla dipendenza economica né dalla militanza». Magari. Non penso che la maggior parte dei giornalisti siano tartufi o servi, ma perlopiù ignavi, impiegati della notizia. Il tartufismo politico è esercizio volontario, ma non è merce poi così richiesta: a meno che, ecco, uno lavori in Rai. Ma qui mi si tocca sul vivo. Merlo vorrebbe discutere su «quali sono i rapporti tra la nostra professione e la politica». Lo dice a me che due settimane fa sono stato interdetto da una trasmissione Rai, attenzione, su esplicita richiesta di 21 senatori dell’Unione, tra i quali un collega come Antonio Polito. Lo dice a me cui fu stracciato un contratto Rai, nel 1996, perché da alcuni brogliacci telefonici venne fuori che parlavo con Bettino Craxi.

Non è solo questione di rapporti tra giornalismo e politica, ma tra giornalismo e potere. Francesco Merlo ieri ha difeso Giampiero Mughini, carissima persona assurdamente radiata dall’Albo, anche perché è suo amico, suo conterraneo catanese. Lo stesso farebbe con Gianni Riotta, Pietrangelo Buttafuoco e altri amici catanesi: e prenda questa mia come uno scherzo, ma non è forse un po’ tutto così anche nel giornalismo? Chi ha il potere di giudicare un legame personale o politico, nel momento in cui un’intercettazione sia penalmente irrilevante? E chi ha il potere di stabilire che la censura da me patita non sia degna di scandalo? Giornalismo e potere: quello di combinare titoli e prime pagine, da quotidiano a quotidiano, come accadeva nel periodo di Mani pulite; l’hanno raccontato Polito e Piero Sansonetti, se vi fossero dubbi. Il potere, altrimenti, di rovesciare tonnellate di fango e copisteria giudiziaria addosso a Berlusconi o altri nemici politici: facendo mercato di faldoni d’accatto dai quali lui è sempre risultato non colpevole. Il potere non di trescare con la politica ma esplicitamente di farla.

L’Ordine dei giornalisti radia i Mughini e accoglie i tartufi, sono d’accordo. Ma l’Ordine, un certo Ordine, se ci fosse, lo difenderei. Siamo così traviati dalla politica, noialtri, da non accorgersi che la politica conta sempre meno e che a influenzare le nostre professioni sono sempre più i centri di potere lobbistici e industriali e multinazionali.
Scrivere un articolo contro Prodi o Berlusconi, oggi, è facilissimo: il cretinismo bipolare offre ripari confortevoli. Il problema è scriverlo contro un’industria di moda, una marca di automobili o di acqua minerale, un grande gruppo farmaceutico o telefonico, colossi che il giornalismo statunitense seziona da almeno trent’anni mentre noi seguitiamo a pensare che la vita passi attraverso le crostate che i politici si cucinano a vicenda. C’è un mondo, là fuori.

Il Giornale – 24 novembre

***

(risposta di Mario Cervi)

Nelle prime righe d’un suo commento alla vicenda Rai-Mediaset significativamente titolato «I tartufi del giornalismo», Francesco Merlo ha scritto su Repubblica di ieri che «questo non è un articolo contro Silvio Berlusconi e la sua parte politica». Voglio a mia volta precisare che questo non è un articolo contro Francesco Merlo, collega che stimo molto, e nemmeno contro chi la pensa come lui. Bisogna del resto riconoscere a Merlo, che pure insiste sulla intollerabilità di determinati comportamenti addebitati al clan del Cavaliere, d’averci risparmiato certe esagerazioni del suo direttore Ezio Mauro. Merlo mantiene il problema delle liaisons dangereuses tra uomini (e donne) di Saxa Rubra e uomini (e donne) di Mediaset nell’ambito delle azioni e delle trasgressioni professionali: senza chiamare in causa la Spectre dei film di 007 o l’orwelliano Grande Fratello. Su questo si può polemizzare concretamente. Quando invece alle telefonate – discutibili quanto si vuole – tra colleghi di diversa appartenenza aziendale viene attribuito il significato d’una congiura, d’un attentato alla democrazia, d’una minaccia all’informazione, d’una deriva autoritaria non c’è più spazio per la razionalità. Ce n’è soltanto per i toni alla Ahmadinejad.

Non mi occupo, perché già se n’è trattato esaurientemente, delle accuse e del loro fondamento. E lascio da parte la questione – quella sì attinente a metodi orwelliani – delle circostanze in cui conversazioni private e personali sono diventate, in spregio alla legge, di dominio pubblico. Sono in totale disaccordo con Merlo quando sostiene che «in Italia non c’è nulla di più valoroso e di più pulito della spazzatura visto che si arriva alla verità solo rovistando tra le scorie gergali e i rimasugli verbali». (Così tutto può essere giustificato, ed è allora inutile fare la faccia feroce verso chi se l’intende con i mafiosi, visto che i mafiosi sono la miglior fonte d’informazioni sulla mafia).

Tuttavia, l’ho accennato, mi preme di parlar d’altro: ossia dell’accenno di Merlo ai «tartufi del giornalismo». Ci sono, lo so benissimo. Ci sono sempre stati. Lo posso affermare per esperienza diretta risalente ai «formidabili» anni in cui Indro Montanelli, star del Corriere , capì che quella non era più la sua casa: avendo maturato un disagio sempre più profondo per le concessioni a un populismo di maniera, a un’arrogante socialità salottiera, alle ipocrisie del politicamente corretto. Non voglio tirare in ballo nessuna Spectre. Ma la situazione che Michele Brambilla ha fissato nelle pagine de L’eskimo in redazione era proprio quella d’un conformismo plumbeo: che non aveva nemmeno un briciolo delle audacie e dei rischi che contrassegnano le rivoluzioni. Era un conformismo di sinistra burocratica che furoreggiava sia con gli striscioni delle piazze sia con le pensose elucubrazioni dei circoli letterari.

Il giornalismo si avviava verso una omologazione ferrea, tutti i maggiori quotidiani scrivevano le stesse cose con titoli suppergiù uguali e i comitati di redazione – appartenenti in toto allo schieramento di sinistra – pretendevano di imporre un’unica linea all’intera stampa italiana. Per questo Montanelli – che fu osannato come esponente d’un liberalismo colto, risorgimentale aristocratico dopo che ebbe litigato con Berlusconi, ma che prima era bollato come fascista – volle dare una voce ai senza voce, all’esecrata maggioranza silenziosa. Lo fece fondando questo giornale. Nato proprio in opposizione a una oppressiva e offensiva normalizzazione giornalistica, esaltata come massima prova di democrazia da tanti, troppi tartufi. Merlo non è un tartufo: e penso che lui non voglia qualificarmi come tale. Ma ce ne troviamo intorno una gran quantità, tartufi rossi, tartufi bianchi, tartufi neri. E proprio da molti di quei tartufi si alzano gridi d’indignazione e di dolore. Ma per favore.

Il Giornale – 24 novembre

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49 Comments

  1. Non ho capito niente di quello che ha scritto Merlo, poco di quello che hai risposto tu e non ho letto Cervi. Le singole parole le ho capite, anche se ho dovuto leggere due volte, ma il senso no.

    Sembrate vivere su un altro pianeta, devo dire. Probabilmente vi siete capiti tra voi, e altri del vostro ambiente vi hanno capito.

    Nel pianeta dove vivo io, Qualunquix, abbiamo visto l’assistente di Berlusconi diventare Direttore del Marketing Strategico della Rai, poi abbiamo visto i telegiornali e gli altri programmi di informazione, infine le epurazioni e quindi abbiamo detto: bene, Berlusconi ora ha 6 canali. Siamo fatti cosi’, a Qualunquix, tiriamo conclusioni, diciamo.

    Per noi qualunquisti e’ tutto piu’ facile, ci basta guardare quello che succede e siamo subito pronti a vomitare giudizi, non e’ che aspettiamo le intercettazioni, e sinceramente i distinguo ci stanno sulle palle.

    Le intercettazioni servono ai giornalisti, per scrivere un altro articolo finto-indignato in un senso o nell’altro, ai rappresentanti delle istituzioni per rilasciare un’altra dichiarazione finto-indignata, ai rappresentanti dell’ennesimo ente sputtanato per vagheggiare azioni di pulizia che non ci saranno mai. E soprattutto ai collusi con il crimine per lanciare l’ennesima invettiva paracula contro le intecettazioni e i traffici di intercettazioni tra magistrati e giornalisti (mai provati, tra l’altro, dai nostri garantisti doc) anche in un caso limpido come il presente. Paraculi, collusi certi, parola di qualunquista, ne riparleremo fra un paio d’anni.

    A noi, qui a Qualunquix, bastava guardare i partiti che rubavano per dire i partiti rubano, bastava guardare la mafia che prosperava per dire Andreotti e’ colluso (fino al 1980, pero’), bastava guardare le partite per dire la Juventus e’ aiutata dagli arbitri. Cose cosi’, per un qualunquista non c’e’ previsione impossibile. Che poi si sia rivelato tutto vero e’ questione di culo, pero’, devo dire.

    Come questione di culo e’ stata per me dire (cos’era? l’altro ieri?) che la maggior parte dei giornalisti sono al servizio di qualche potentato politico o economico: basta leggere i giornali e guardare la televisione, le intercettazioni non ci servono, su questo pianeta.

  2. Come diceva Montanelli,la differenza fra chi scrive per i suoi lettorie chi scrive per altri si nota subito:il primo parla chiaro e lo capiscono tutti,il secondo parla in codice e lo capisce solo chi lo deve capire.

  3. scrive Facci:
    “Siamo così traviati dalla politica, noialtri, da non accorgersi che la politica conta sempre meno e che a influenzare le nostre professioni sono sempre più i centri di potere lobbistici e industriali e multinazionali.”

    Quoto Facci, naVortaTanto. :)
    Noi manteniamo un apparato politico-istituzionale che non conta e non decide un cazzo. Un esercito di nullafacenti che discute di tutto e non risolve mai un cazzo anche perchè le decisioni vengono prese altrove, oltre i nostri confini. E noi qui a fare il tifo per questi o per quelli. In mezzo ci sono i gggiornalisti al servizio del niente.

  4. Merlo invita artatamente i colleghi del centro-destra ma “onesti”, a prendere le distanze dagli intercettati che prendevano ordini e avevano venduto l’anima a Berlusconi.
    Per carità, essendo lui un liberale, non chiede la radiazione di costoro, anche perché concede che queste “deplorevoli pratiche siano, con dosaggi diversi, bipartisan”. Epperò, guarda caso, oggi “il dato incontrovertibile è che il male operare sia avvenuto nel centrodestra”. E li loda, questi suoi autorevoli colleghi, nel tentativo di far confessare loro per lo meno un certo imbarazzo. Ma, si badi bene, l’antiberlusconismo non c’entra nulla. Lui che in uno dei suoi ultimi editoriali sul Corriere aveva dato del nano a Berlusconi, come un Luttazzi qualsiasi.
    Insomma, sebbene questa sia una pratica bipartisan, Merlo ne mostra una faccia sola, visto che quegli altri, chissà perchè, non sono stati mai beccati dal suo giornale, che rimesta fruttuosamente nella spazzatura. Però l’antiberlusconismo non c’entra nulla.
    Merlo è antico, inconsistente e presuntuoso (“è difficile rompere le abitudini mentali” dell’antiberlusconismo, ma lui va oltre). Fa centomila distinguo, compreso quello che il giornalismo di stile anglosassone non esiste, ma è solo un’ossessione provinciale da anglofili odiosi. Non importa che da tempo immemore l’informazione abbia padroni ovunque, soprattutto fuori dalla politica. Padrone è solo Berlusconi. E lui e i suoi sodali sono gli unici liberi e belli. Ma per favore.

  5. spetta Virgì,
    Ora non esageriamo. Berlusconi è il solo ad avere due parti in commedia, sempre. Controllore e controllato, politico e lobbista, PresdelCons (quando è) e concessionario, editore e capopartito anzi capopopolo. Se poi vuoi mettere tutto nello stesso calderone, dire che son tutti uguali, accomodati pure ma secondo me fai un offesa alla tua intelligenza.

  6. Grazie per la spiegazione.

    Pero’, che lo facciano tutti da sempre lo posso dire io, che mi confesso qualunquista; tu non dovresti, o quantomeno dovresti portarmi ad esempio dei casi accertati e provati. Paolo Guzzanti, te lo dico prima, non vale come testimone, a meno che non ci sia la conferma di Scaramella e del Mago di Ariccia.

    Poi vorrei capire: come andrebbe trattato l’argomento per non apparire anti-berlusconiani a priori? Stando zitti? Perche’ l’argomento lo fanno tutti da sempre mi sembra un po’ debole.

    Oh, sia chiaro, io sono anti-berlusconiano a priori, per ragioni pre-politiche: mi sta sul cazzo l’uomo, come parla, cosa dice, come si rapporta al genere femminile, l’umorismo di terza elementare, i congressi-convention, tutto insomma.

    Pero’, voglio dire, non e’ che si possa continuare a ribattere a chi sottolinea le porcate di Berlusconi dicendogli che e’ anti-berlusconiano a priori. Te la ricordi la barzelletta di quello che alla fine dice ‘non sono io che sono razzista, e’lui che e’ negro?

    E non si sa dove ha preso i soldi per cominciare: sei anti-berlusconiano a priori. E lo stalliere mafioso: sei anti-berlusconiano a priori. E Dell’Utri: sei anti-berlusconiano a priori. E Previti: sei anti-berlusconiano a priori. E la Mammi’: sei anti-berlusconiano a priori. E la Rai: sei anti-berlusconiano a priori. Cazzo, io saro’ anti-berlusconiano a priori, ma lui continua a essere Berlusconi, pero’.

    Per finire vorrei chiederti, visto che lo fanno tutti da sempre, se questa situazione ti sta bene o se hai una tua visione su come cambiarla.

    Io, molto onestamente e sputtanando ancora di piu’ la mia immagine gia’ sottoterra, vorrei che ci fosse qualcosa di penalmente rilevante in questa vicenda per vedere processi, gente in galera (si, vabbe’), carriere finite, Bergamini che balla con Lecciso a Buona Domenica per sopravvivere. Anche qualche errore giudiziario, magari, a patto che spazzi via dalla mia vista qualche maiale che non mi ha dato le notizie che mi spettavano come cittadino.

    Mettere, al solito, le cose in mano ai giudici, per il solo motivo che le istituzioni e gli enti coinvolti non faranno assolutamente niente.

  7. scusate il quasi Off topic(uno più uno meno..)ma a me ciò che preoccupa in questa fase è,l’aurea mediocritas..l’odore di Santità che circonda il Corrierone(visto che,per dirla con Calvino,con i miti non ho fretta,non posso che dirmi inquieto per la cosa).Nulla di personale ovviamente con i singoli(tutti ottimi professionisti fino a prova contraria)

  8. L’idea di aggrapparsi ai fili dell’industria (e delle banche) e cominciare a risalire verso la mano che muove i pupi, è stimolante. In realtà basterebbe parlare di politica in un altro modo, un modo più giudiziario, più per moventi esterni e meno interni alla politica. Insomma, meno “Ferraresco”.

    In Italia, nell’attuale tendenza al bipolarismo è facile: Berlusconi si fa i cazzi suoi, quindi metà dei giornalisti potrebbe venire tranquillamente cassintegrata. L’altra metà, oltre a rammentarci i cazzi che si fa il pater patriae, dovrebbe seriamente indagare sugli sponsor degli altri.

    In questa dinamica si verifica però un fenomeno di mal augurio per i giornalisti rimasti (i bravi si spera), ovvero sia la morte del giornalismo politico come attività intellettuale superiore alla briscola o alle bocce. A cosa mi serve sapere che il PD è finanziato, succube della Novartis? Magari a continuare a votarli perché siccome non guido e vado in bici, non voterei mai la Esso, che sponsorizza FI? Che senso ha?

    Dietro questa discussione qua c’è la morte pure e semplice della democrazia e il radicamento di un surrogato chiamato iperinformazione condannato a sbriciolarsi tra le nostre mani.

    Allora, piaccia o meno a Facci, chi in un qualche modo decide di mettere mano a questi fenomeni, fonda nuovamente politica (quella che presuntuosamente chiamano antipolitica coloro che hanno rinunciata a farla)il cui elemento più superfluo è quello di apparire di destra o sinistra. Si tratta di un ciclo che torna, di una vitalità che prova a fecondarsi, di un riflesso condizionato della democrazia. Capita che la politica è una brutta bestia, difficile da ammazzare, un’erbaccia. Non è che muore perché la tiri fuori tre minuti dalla serra.

    In questo senso, senso politico, politici e giornalisti siete anacronismo puro, condannati al tartufismo per sopravvivere (cioè il tartufismo è a voi come la Siberia agli ultimi mammut).

    Il futuro è facile da prevedere: o si va verso la preservazione della democrazia, oppure non. Chi ha mai detto che il capitalismo abbia bisogno di assetti democratici per sopravvivere? Chi può negare che la democrazia può essere d’intralcio?

    Poi sull’ordine dei giornalisti che ti posso dire: c’è persino Renato Farina in quest’ordine!

    Aspettando che Beppe Grillo fondi un partito come da te vaticinato, saluto.

  9. M, non sono certa che tu ti stia riferendo a me. Perché io non ho dato una spiegazione, ma solo un’opinione su quello che ho letto.
    Non sono nella posizione di portarti esempi o prove. Ma se si parla di Rai, non cadrei tanto dal pero trincerandomi dietro l’ammissione di praticare il qualunquismo citando maghi, veline e trash vario ed eventuale. Visto che la Rai, a quanto pare, è pre-esistente a Berlusconi. Né userei la stessa scorciatoia per denunciare che si voglia zittire gli anti-berlusconiani. Questa è una favola su cui ormai campano in pochi. Per lo meno quelli che non vogliono leggere i quotidiani “autorevoli”.
    Del resto, ora anche la Rai è un chiaro esempio di pluralismo, no?
    Se poi tu vuoi mettere qualsiasi cosa, compreso il trash di Buona Domenica (per il quale non paghi neppure il canone) in mano ai giudici, accomodati. Facciamo processi alla qualsiasi, eleggiamo Di Pietro a Premier. Ma, per carità, costruiamo nuove carceri.
    Mi stupisco però del fatto che tu, che ti diletti tanto di finanza, non curi gli assetti azionari dei vari quotidiani autorevoli.

    Io non metto affatto tutto nello stesso calderone, Lunar. Trovo curioso che Merlo, nella sua augusta liberalità, ritenga di essere superiore pure agli antiberlusconiani del suo giornale e di una consistente parte del paese, praticando un antiberlusconismo molto più sottile.
    Berlusconi è tutto quello che ti pare. Ecco, magari non lobbista. E neppure controllato. Occhio, sennò vai contro un certo tipo di ragionamento.

  10. A me questo Pepitol piace, anche se spesso non capisco quello che scrive. O forse proprio perché non capisco quello che scrive.

    Neri, dagli la password.

  11. si dai,Neri dagli la password.Così magari riusciamo a interpretare meglio questo derby Novartis-Esso che stanno giocando sulle nostre teste(non riesco a discernere il vero dalle cronache marziane.Spero solo che fosse un esempio)

  12. Era un esempio.
    Mi dispiace che non vi sia piaciuto il commento, ma minacciare anche solo ironicamente con la pw di macchianera mi sembra esagerare.

    Saluti polli.

  13. Nell’esporre la tua opinione, volente o nolente, un po’ spiegavi il post.

    Ma continua a rimanere poco chiaro come si dovrebbe, secondo te, affrontare il presente caso senza apparire anti-berlusconiani a priori; continuo a fraintendere che ondeggi tra un rispettoso silenzio e un lo fanno tutti da sempre.

    Sembra invece che io abbia espresso la mia opinione molto chiaramente, visto il modo in cui l’hai riassunta: per un paese governato da criminali d’alto bordo raccontato a criminali in pectore da criminali di raccordo, non vedo chi, a parte Di Pietro, possa fare il premier; e, certamente, piu’ carceri.

    Pero’ invece gli assetti azionari li curo, e te li potrei dire con i numeri dopo la virgola, ma la verita’ rimane vera anche se a dirla e’ un bugiardo che ne tace tante altre.

  14. Ma se la mafia, l’atteggiamento mafioso, gregario e schifoso, è passato davanti a voi un attimo fa.

  15. Se ciò che sembra è la tua opinione, mi risulta che al momento il paese sia solidamente governato dai sodali del tuo Premier ideale, che è pure ministro. Se non sei soddisfatto, prenditela con loro, prima che con Berlusconi.
    Io gli assetti azionari li curo forse anche meglio di te, fidati. Con la differenza che tu, che ti professi tanto cristallino, accusi me di reticenza, mentre ti astieni dal commentarli. E parliamo di vile cronaca, non di storia.
    Perdonami, ma io al momento sto all’opposizione. Spetta a te l’autocritica, prima che a me il disegno del mio mondo ideale.

  16. Oddio questo Post è una perfetta riproduzione della Bicamerale.

    Ancora questa mancata accettazione dell’esistenza del Nano (con tutte le conseguenze e presupposti), gli stessi giochini dialettici Scolastici, con una certa tendenza (ma vaga) a focalizzare il problema da parte di chi è nel buon senso, ma aspetta conferma dall’altra parte mentre nega in modo schizofrenico la legittimità della parte interpellata.

    E’come chiedere alla pazzia di dare ragione di se stessa.

    Guarda che quelli sono pazzi, quindi ad altri (M?) credo tu debba richiedere attenzione. F.Merlo richiama al mondo dell’informazione, ritenendo quindi che ancora ci sia del sano, valori attorno a cui orbitare insieme. Yuhuuuuu!

    Non è che li devi uccidere, ma una volta identificati, sentiti in quanto anomalie, cosi devi coerentemente rapportarti nei loro confronti. Altrimenti non hai altra scelta che accettare Berlusconi, (con tutte le sue conseguenze e i suoi pressupposti). Ha in questo particolare ragione Virginia. Una dritta dalla pazzia?

    Perché il Nano invece è buono, è il foruncolo dopo 40 anni di DC. Oppure il cancro.
    Quando uno ha il cancro, devi fare la chemio, non è che si guarisce con l’aspirina. D’altronde, se fumi per 40 anni, che cazzo ti aspetti che ti venga, l’addominale di cartapesta o Giuliano Ferrara?

    PS: Di Pietro mi piace, ma passare sopra l’affare Mastella ha rovinato la sua credibilità. O fai il possibilista, o di fronte a un fatto del genere, trovandoti al governo, giochi ad armi pari con l’onestissimo e semper genuflesso ministro.

  17. E’ curiosa questa relazione tra la l’Italia e la Spagna fasciste di cui parla Eco.
    Questo parallelismo esiste anche per quanto riguarda il caso Berlusconi.

    Il nostro Berlusconi si chiamava Jesús Gil y Gil, ed era come il nano presidente di una squadra di calcio (AT. Madrid); come il nano aveva lautamente sbarcato il lunario costruendo un quartierino qua, un residence là. Vi risparmio la storia dell’alluminosi e dei crolli di appartamenti che lo portarono in galera nel 69.

    Nel 91 creò il GIL e stravinse a Marbella e altre piccole città dell’Andalusia. Per tre anni, tra il 1998 e il 2001, il Gil governò Ceuta, una comunità a statuto speciale

    In veste di sindaco e durante gli 11 anni del suo mandato, sono state provate strette relazioni con la mafia italiana, delle collusioni con interessi speculativi a carico di facoltosi sceicchi arabi, miliardi di pts di fondi pubblici deviati in loschi affari o a vantaggio della sua squadra del cuore.

    I suoi guai con la giustizia iniziarono nel 99. Nel 2000, scese in campo, mancandogli un 0’02% di voti per sedersi sulla poltrona, in parlamento nazionale. Poco dopo, guarda caso, sciolse il suo partito.

    Ricordo che in tv ci andava spesso, e faceva gran chiasso; solo che non gli venne mai in mente di farsene una su misura. In questo caso, la musa italiana ritardò.

    Un altro parallelismo: diceva sempre di essere il perseguitato numero uno della giustizia spagnola, un’ossessione per i giudici corrotti, bramosi di notorietà.

  18. “La Bergamini? Non la conosco, non lavorava alla Rai ai miei tempi. Non sono in grado di giudicare la sua competenza. In passato so però che si era più professionali anche nel fare le sciocchezze…»

    L’intervistato dichiara di essersi dimesso dalla RAI prima delle elezioni 2001.

    Rilevanza di quest’intervista= 0

    Esempio di risposta rilevante: “Non è vero che la Bergamini era segretaria di Silvigno, ma la mia fedele domestica”

    Abbiamo uno che ci dice che Rai e Mediaset parlavano “sulle grandi strategie industriali” e che il centro sinistra non andava in Rai proprio a pascolare.

    Dall’alto del mio pero questo l’avevo già scorso.
    Molto meglio di quest’articoletto anemico, il gancio di sinistra di Report (ha, ha, ha) sulle Coop Rosse. Proprio questa sera. Ma Report, la gente di destra rigorosamente non qualunquista, non lo guarda. Li si che il caro Peter, da magistrato, si sarebbe dovuto rimboccare le maniche. Le Coop sono una vera fogna.

    Ma cosa c’entri Di Pietro non si sa; magari Vito Alfredo ha una risposta convincente, visto che siede comodamente in parlamento.

    Forse il tema della festa di questa festa a tema è lo sputanamento di Di Pietro, della sua persona e del suo operato.

    Loro sono cosi, capito?

  19. E’ tempo di ricominciare a chiudere i commenti. Troppe deliberate ed esibizionistiche teste di cazzo.

  20. Chissà perché non appena Berlusconi fa un gesto plateale che dimostra senza se e senza ma, quanto è forte l’impatto che ha sui cittadini, l’ entusiasmo che suscita a distanza di anni, scatta immediata un inchiesta della magistratura. Dopo aver tentato ogni filone, senza risultati, provano sul certo. Capirai, chi non immagina che ci siano dei legami tra giornalismo e politica. Sul fatto però che per anni i maggiori quotidiani italiani uscissero con gli stessi titoli e argomenti nessuno si scandalizza? Certo Il Giornale non è tra questi.
    Polemiche inutili che servono solo a sviare l’attenzione, il mostro è di nuovo in prima pagina e tutti gli altri possono farsi i loro comodi indisturbati. Uff, che noia, che barba…

  21. Potresti spiegarti meglio? Cos’e’ che in questa serie di commenti, tutti in tema e senza insulti, non ti garba? Si saranno anche dette delle cazzate, dal tuo punto di vista, ma mi sembra che faccia parte del gioco, no?

    Virginia, per quanto riguarda l’intervista a Celli davvero non capisco cosa ci sia di rilevante. La Rai era influenzata dalla politica anche prima? Ellamadonna che notizia.

    La Rai e’ una “cloaca” e non da oggi, questo lo sapevamo anche prima che lo dicesse Facci. Ma che tu ti ostini a non ammettere che 3+3=6 questo e’ ridicolo. E dato che 3+3=6, non si scappa, quando al governo c’e’ Berlusconi la Rai da cloaca diventa discarica abusiva con amianto e scorie nucleari.

  22. Dall’intervista a Celli ( un po furbastro )

    ” Ma qui si immagina una commistione Rai-Mediaset con un unico beneficiario, Silvio Berlusconi, e con una Rai piena di uomini «vicini» al Cavaliere. «La faccenda indubbiamente appare rilevante poiché riguarda la guida dell’informazione. Se fosse provato, sarebbe gravissimo. Ma circa i contatti col concorrente… se giurassi di non aver mai sentito Fedele Confalonieri non sarei sincero. Anzi, mentirei”

    Ovvero, anche per Celli se fosse provato che uomini della Rai e Mediaset brigavano per favorire il BErlusconi politico sarebbe gravissimo. Punto. IL resto, mi sembra un modo per allargare talmente tanto il punto da perdere di vista la vera questione.

    Accadeva anche in passato? Forse, probabile. Indicare please nomi e cognomi. Qui ci sono.
    IL fatto che possa essere successo anche in passato renderebbe meno grave ciò che è successo adesso? No. Anche perchè nel caso di Berlusconi si aggiunge il suo ruolo , che accentua il carattere particolare e monopolista della situazione.

  23. Per quanto riguarda le intercettazioni. Ho letto che l’inchiesta è stata chiusa Lunedì della scorsa settimana. Quindi, mi sembra azzardato e non veritiero dire che si è voluto tirare fuori questa cosa dal ” passato” per stoppare il magnifico dialogo tra Weltroni e Berlusconi.

  24. Se uno non ha niente da dire, dovrebbe tacere. Questi sono i commenti a un post: si dovrebbe commentare strettamente il post, non utilizzare uno spazio a disposizione per parlar d’altro e ovviamente sparar subito che ‘il problema è un altro’ e dunque incanalarsi in avvitamenti discorsivi di pura esibizione.
    Non è una chat.
    E Pepitol, per esempio, non è uno che ha un’opinione diversa dalla mia: è una testa di cazzo e basta.

  25. non capisco st’associazione ai tartufi: per quanto ne so e per quanti ne mangio, i tartufi sono una cosa divina, a partire dal profumo. Sono neri ma anche bianchi. sono invernali ma anche estivi. Nel fondo di Merlo c’è solo il “ma anche” oggi tanto trendy, tanto politically correct.
    Non è un fondo contro Berlusconi, ma anche contro Pionati, Mimun, Rossella, Del Noce e Vespa.
    Ricordo che Feltri fu radiato per la storia delle foto deipedofili pubblicate. Ebbene in quel caso c’era una sottile discussione di etica, filosofia, ecc. che poteva essere vista correttamente da un lato e dall’altro. Qui mi pare che la visione etica possa essere una sola. Facci dice: “se ci fosse un ordine”. Già: se ci fosse stato un ordine, questo non avrebbe consentito che nella passata gestione ci fosse un consigliere nazionale condannato con sentenza passata in giudicato e un certo periodo di detenzione in carcere sul groppone per estorsione a mezzo stampa. Tranquilli: era una figura minimalissima. Ma c’era.
    Se l’ordine non è capace di fare pulizia al proprio interno, allora va abolito (dicono molti). Io sarei per le pulizie di pasqua, che si fanno anche radiando i personaggi che hanno messo sotto i piedi non solo la loro dignità professionale “ma anche” quella personale. Ed è colpa di personaggi tanto visibili seppoi tutta la categoria si prende (spesso meritate) contumelie.
    Che ci siano rapporti tra giornalisti-politica-potere mi pare ovvio e naturale. Che ci sia dipendenza no. A costo di mangiare pane e cipolla. Qui però si finisce col discutere dello spessore umano e culturale delle persone in questione, tutte quelle citate nei tre articoli. E non mi pare che tale spessore rientri nei parametri di valutazione ammessi nei concorsi che sicuramente avranno sostenuto i personaggi per avere un posto in Rai. (Sì, tutti quelli assunti in rai – dal redattore ordinario di sede regionale al primo della classe – dicono di essere stati assunti per concorso). Sulla “maggior parte” che cita Merlo, mi sentirei di correggerlo in “una sparuta minoranza”. Che per fortuna c’è e non necessariamente è quella meno visibile.

  26. La domanda vera, l’unica direi, banalissima proprio per questo basilare, e’ perche’ il C-S non abbia fatto la legge sul conflitto d’interessi.

    La risposta ovvia e’ che una legge sul conflitto d’interessi che si possa definire seria escluderebbe a priori la possibilita’ di Berlusconi di candidarsi e far parte di un governo.

    Dunque la domanda diventa: perche’ non si puo’ impedire a Berlusconi di candidarsi e far parte di un governo? Cosa si teme? Io non ho capito. A meno che non si tema il golpe, ecco.

    Se poi invece l’oggetto del post era l’ordine dei giornalisti a me non interessa parlarne e mi scuso di aver deviato dall’argomento. Cioe’, l’ordine dei giornalisti dovrebbe risolvere il problema del conflitto d’interessi? Ma dai, ma siamo seri.

  27. “La domanda vera, l’unica direi, banalissima proprio per questo basilare, e’ perche’ il C-S non abbia fatto la legge sul conflitto d’interessi. ”

    già, come vorrei sapere cosa cazzo c’è dietro.
    http://tinyurl.com/23y8qt

  28. Facci, ti sei innervosito perché non ho subito risposto alla tua prima provocazione e quindi hai dovuto rincarare la dose? Dice tanto di te.

    Ero a lavorare, mi dispiace che tu abbia dovuto attendere.
    Io invece ti voglio tanto bene.

    Fai quello che ti pare con i tuoi post. Sono tuoi e basta.

    Al resto chiedo scusa sinceramente se ho usato in modo inadeguato il post e dato fastidio.

    È che dopo 13 anni di conflitto d’interesse, mi sono rotto le palle dei sofisma.

    Che ci posso fare, sono un tipo impaziente.

  29. Ma punto de che? Non capisco perché uno debba arrampicarsi sugli specchi e inventarsi chiavi di lettura secondarie. L’intervista di Celli è chiarissima, dice anzi: “e quindi sarebbe interessante se si potessero esaminare altre intercettazioni, quelle legate al passato”, oltre ai cenni sull’attivismo di Zaccaria. Quindi punto niente.
    Ora, che la Rai sia una sempre stata una cloaca ma con Berlusconi lo era di più perché 3+3=6, che quelli “brigavano” (grave reato notissimo a tutti) e gli altri si parlavano, ma forse non esistevano neppure, ecc. Insomma tutte queste argomentazioni hanno arcistufato. Sono abbastanza d’accordo con Elfi. Gli anni passano, cose succedono, ma ci sono sempre quelli mono-argomento.
    Per me il tema del post era un altro. Francesco Merlo, uno che respinge il provincialismo anglofilo e poi supporta artatamente il trombonismo del suo giornale, di proprietà di uno degli imprenditori più ricchi del paese e arcirivale di Berlusconi. Ecco, al posto suo, non farei tanto il liberale.
    Il provincialismo è suo e del suo giornale, che pensa che denunciare un giorno sì e pure l’altro presunti complotti berlusconiani sia il massimo dell’open-minded. Mentre fuori, nel resto del mondo, succedono cose su cui Rep starnazza meno. Tipo che qui nessuno vuole incontrare il Dalai Lama o che in Iraq le cose stanno migliorando. Il giornalismo anglosassone, quello che secondo Merlo non esiste, ne parla. Invece qui il problema esistenziale, la madre di tutte le cause, persino il passaporto per sembrare intelligenti, è il conflitto di interessi.

  30. “Se ciò che sembra è la tua opinione, mi risulta che al momento il paese sia solidamente governato dai sodali del tuo Premier ideale, che è pure ministro”

    Beh, solidamente mi sembra un pò esagerato…

  31. “Chissà perché non appena Berlusconi fa un gesto plateale che dimostra senza se e senza ma, quanto è forte l’impatto che ha sui cittadini, l’ entusiasmo che suscita a distanza di anni, scatta immediata un inchiesta della magistratura.”

    Mi mancavano i miei due etti quotidiani di dietrologia, tagliata fine, però…

  32. se si continua con quest’andazzo gli italiani usciranno dal coma come Sharon nella battuta di Luttazzi:”Col carro armato”

    p.s. è notorio che la fragranza di tartufo ottenuta sinteticamente(ad esempio per i risotti)ricordi quella dei cadaveri.Spero che nell’articolo ci si riferisse a quelli naturali

  33. A me di teoriche intercettazioni che riguardasseto ex presidenti della Rai che parlano con politici del CS non me ne puo’ fregare di meno. E’ ovvio che c’era chi dettava la linea come c’e’ sempre stato. Questo attiene al problema dell’indipendenza della Rai dalla politica. Altro problema di cui si parla un giorno si e l’altro pure ma che nessuno affronta davvero.

    Ma non e’ il punto (e non ti mollo manco morto). Il punto e’ che Berlusconi aveva il controllo di tutte le televisioni nazionali, pubbliche e private di un certo peso, mentre governava. E non e’ che non lo usasse, questo controllo: lo usava e come; ad esempio, per far controprogrammare Rai2 che avrebbe dato per prima i risultati delle elezioni regionali, totalmente sfavorevoli alla CdL, da qualcosa di forte su Mediaset. SU INDICAZIONE DEI VERTICI RAI.

    Che queste argomentazioni abbiano arcistufato mi interessa ancora meno: finche’ ci sara’ il problema, ci sara’ chi lo solleva. D’altra parte Pansa, che Facci cita spesso, sta ancora a parlare della resistenza, no? E delle motivazioni di Francesco Merlo me ne sbatto, il fatto c’e’ e va affrontato. Andrebbe affrontato, ma non lo sara’, come sempre.

    Perche’ ora devono dialogare, per il bene del paese. Con Berlusconi non si dialoga, Berlusconi va eliminato dal panorama pubblico con una legge seria, a cui dovra’ adeguarsi se vuole concorrere.

  34. Chi è che lo solleva?
    E da quanto tempo lo solleva?
    E perché lo solleva a intervalli regolari?
    Dove si mette nell’ordine delle priorità del paese?
    Chi lo può risolvere?
    Io penso che i giornalisti non, che i politici neanche, che i giudizi sono stati esautorati. Penso che è tardi per fare la Concordia Omnium Bonorum.
    Da testa di cazzo, dico che purtroppo con i conflitti d’interesse dobbiamo conviverci.
    Magari mi sbaglio.

  35. @Ai lati d’Italia
    “Chissà perché non appena Berlusconi fa un gesto plateale che dimostra senza se e senza ma, quanto è forte l’impatto che ha sui cittadini,…”

    Parla per te e lascia stare i cittadini.
    Il tuo Berlusca su di me non ha nessun impatto. Nè lui nè le sue televisioni idiote… Che siano marcate RAI o Mediaset o Rai-Set cambia niente. Dipendesse da me Berlusconi stava in Piazza Duomo a vendere la madonnine con la neve.

  36. E sei in buona compagnia. Almeno il 70% degli elettori se ne sbatte di Berlusconi. Ciò non toglie che sia il leader del primo partito politico del Paese. Le persone democratiche, rispettose delle opinioni altrui, ne tengono contro e propongono il famoso dialogo. Gli altri screditano il nemico a colpi di insulti e inchieste giudiziarie.

  37. Non c’e’ stato un solo insulto a Berlusconi in questo post. Ci sono state critiche argomentate (male, se vuoi) e manifestazioni di antipatia umana, da parte mia.

    Ma adesso arrivano anche gli insulti: considero chi vota FI, non avendo un qualche tipo di interesse vero e concreto, tipo la difesa dell’evasione fiscale di una qualche categoria, un sottosviluppato mentale completo.

    Sappi pero’ che non penso lo stesso degli elettori di Fini, Casini, Sarkozy, Thatcher e via dicendo, nonostante non li condivida.

  38. Questa volta devo dare parte della ragione al Facci,che però perde troppo spesso la pazienza…cattivone.Però non si può dimenticare i ruoli che presero alcuni di questi figuri….anche il presentatore di Matrix ha fatto la voce grossa quando fu “cacciato”,forse non ha leccato abbastanza culi ma non mi sembra che nel complesso qualcuno di quelli stia male oggi.Si potrebbe dire che anche ieri succedeva,forse è vero ma la strafottenza di farcelo sapere….

  39. vero, ma hai visto chi ha risposto? l’autore del virgolettato. Quindi il commento è andato a segno. :) Scusa per la doppia citazione.

  40. ho appena terminato lo strano libro,acquisito quasi per caso,dell’unico reporter occidentale arrestato negli ultimi 60 anni in patria,scritto sull’onda di quell’esperienza,”Inviato in galera”,di Mario Spezi.Una narrazione che per una serie di motivi non mi ha lasciato indifferente.Ne riporto un brano indicativo:

    “Un atteggiamento,quello della stampa estera,che contrasta in modo violento con quello di molti media nazionali,tra i quali compaiono articoli sorprendenti,autentici manuali sui quali scoprire come funziona in italia il giornalismo giudiziario,salvo le dovute eccezioni.Di che scrivere un saggio neanche tanto breve sulle anomalie dell’informazione nel nostro paese.Cronisti che non ‘beccano’ una notizia,se non quelle che gli dettano i magistrati e che,quindi,per lavorare sono costretti a diventarne gli amplificatori;cronisti che scrivono senza manco l’ombra di uno spirito critico o di un’intelligenza autonoma;piemme,quindi,dispongono di ‘pennini’ a loro completa disposizione per far trapelare le notizie che vogliono,come vogliono e al momento che vogliono.Piemme che distribuiscono notizie ai giornalisti ‘bravi’,quelli che collaborano,cioè,e quasi non parlano con quelli ‘cattivi’.Non c’è solo complementarietà tra magistrato e cronista,c’è complicità.Il giornalista giudiziario steso come uno zerbino davanti all’uscio del sostituto procuratore,ne diventa uno strumento,al pari di un agente di polizia giudiziaria.Perchè non si limita a gettare fango sul detenuto in attesa di giudizio di turno,ma contribuisce attivamente a creare nell’opinione pubblica un clima a lui contrario e favorevole alle tesi dell’accusa.Niente di nuovo,si faceva anche ai tempi dell’Urss.”

  41. Da modesto “impiegato della notizia” di provincia. Finalmente qualcuno di noi che ha il coraggio di guardarsi allo specchio (che lo faccia da destra o da sinistra poco importa) e di vedere quanto brutti siamo. Lo si fa su un blog. L’ordine ha altro a cui pensare. E noi mediamente un articolo da scrivere o un servizio da fare e soprattutto un titolo da urlare. E nemmeno sempre per vendere o fare audience, ma solo per far contento qualcuno.
    Ps: filippo, i commenti toglili. Dopo aver letto Merlo, te e Cervi non ci si può rattristare con tutto quel che viene dopo. Questo commento compreso

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