6 Comments

  1. Manifestare per la sicurezza: legittimo se a farlo è una donna, o un gay. Reazionario se a farlo sono invece gli abitanti di un qualsiasi quartiere con problemi di criminalità.

    Ipocrisie a sinistra quanto (e forse più) che a destra.

  2. Murmur, i cattivoni sono cattivoni per tutti con la differenza che qualcuno pensa di eliminarli fisicamente (rinviandoli nei loro paesi d’origine o togliendoli dai semafori), altri invece di eliminare le cause per i quali i cattivoni diventano tali.
    Per quanto leggendo certi commenti l’idea di ricacciare certi uomini su Marte comincia ad allettarmi non poco.

  3. Capisco il senso del tuo commento, ma non ridurre tutto a “rinviandoli nel loro paese d’origine”.

    Manifestare contro la criminalità comune è ugualmente legittimo che manifestare contro la mafia. Sinceramente non credo che alla maggior parte di chi manifesta interessi specificamente che il rumeno che delinqua abitualmente torni al suo paese, quanto piuttosto che in generale non delinqua più. Poi sta al governo fare la sua parte perchè questo accada.

    E’ questa l’ipocrisia, il dipingere (anzi, il disegnare) sempre quello che manifesta come il razzista brutto e cattivo.

  4. Diciamo Murmur che quando si parla di violenza sulle donne, si parla soprattutto di un fenomeno culturalmente diffuso che fonda le sue origine su una mentalità che a tutt’oggi favorisce e asseconda una discriminazione femminile. La società italiana è oggettivamente impregnata di un maschilismo un po’ ipocrita che parla per esempio di “quota rosa” e poi mantiene ben saldo il potere delle quote azzurre, possibilmente anche piuttosto stagionate. Questo genere di mentalità, nella migliore delle ipotesi, trova normale la straripante offerta di immagini del corpo femminile nudo, nella peggiore favorisce la sensazione che le donne siano solo un’immagine da usare a proprio piacimento.
    Il paragone con chi manifesta contro la mafia ci può stare perché l’intento anche in questo caso è quello di richiamare lo Stato sulla necessità di avviare prima di tutto un cambiamento culturale atto a sconfiggere una mentalità mafiosa. Mentre non c’è alcun paragone con chi manifesta contro la delinquenza importata dall’immigrazione che chiede invece soluzioni concrete, fatti e misure d’urgenza, a prescindere da quali siano, dalla fattibilità delle medesime, dalle conseguenze e da quale significato possano assumere.

  5. Per quanto riguarda fattibilità, conseguenze e significato delle misure che si prendono, credo che stia al governo occuparsene. Per il resto, anche chi manifesta contro la delinquenza importata dall’immigrazione chiede in sostanza un cambiamento culturale: ad esempio una maniera diversa di affrontare l’immigrazione, un controllo maggiore, una giustizia che funziona.

  6. magari una legge che non penalizzi le persone che vogliono lavorare (con l’assurdo obbligo di possederlo questo benedetto lavoro prima di varcare il confine), facilitando delinquenti e bande di tali che sono già “incentivati” dalla certezza della non-pena anche in caso di condanna.

    Purtroppo quando di sicurezza si tratta, oltre le ipocrisie e gli stampi ideologici che senza dubbio esistono, sussiste la tentazione della demagogia. In alcuni casi, la pelle troppo fine di certa cittadinanza, crea casi “eclatanti” dove c’è soltanto insofferenza nei confronti del diverso, si tratti di un campo rom, una narcosala, un centro di accoglienza.

    L’idea dell’espulsione, questo è chiaro per motivi tecnici, non ideologici, trova terreno fertile soprattutto tra i demagoghi. D’altra parte, chi delinque in Italia, danneggia cittadini o beni della comunità, dovrebbe compiere la pena in Italia, non mandarlo in “tournè” per il mondo.

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