Lacrime di coccodrillo

Chi ha voglia di linkare qui, nei commenti, i coccodrilli che troveremo da oggi in giro dedicati a Enzo Biagi e firmati da quei giornalisti, ora commossi e distrutti dal dolore, che piangeranno “il Maestro”, “il Padre del giornalismo nostrano di cui siamo tutti orfani”, ma che per anni hanno evitato di commentare il fatto che il simpatico vecchietto era stato trattato come un malato di lebbra dalle loro stesse testate?

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49 Comments

  1. Basta avere una zazzera bianca, e subito vi catalogano come “saggi”. Basta avere gli occhiali, e immantinente siete degli “intellettuali”. Basta essere saliti sul carro di ogni vincitore, essersi inerpicati sulle ideologie più stronze e disfattiste, avere umettato le pliche anali dei Potenti di ogni colore e tempo, e immediatamente siete giornalisti di successo. Aggiungete una decina di by pass, e la dose di pubblica pietà e commozione fa il resto. Sarete dei vaticinatori nazionali, ogni sillaba e preposizione che esce dalle vostre labbra sarà riverita in qualità di oracolo. Dite delle banalità (in modo da avere sempre, in ogni occasione, qualcosa di cui parlare). Ripetete sempre gli stessi concetti. Ditelo con un’aura vagamente inerte e cadaverica. Non muovete le labbra quando emettete suoni. Fate domande insensate. Allora non siete pubblici opinionisti qualunque. Siete Enzo Biagi in persona (ammesso che Enzo Biagi sia una persona). Egli incanta da anni gli italiani con una serie di ovvietà di base impressionanti (“I terroristi erano cattivi?”; “Ha mai guardato la morte in faccia? E che faccia ha?”; “Invecchiare significa diventare saggi?”; “Vincere la coppa del Mondo non è un evento qualunque: significa vincere una coppa del Mondo”: tutte chicche testuali, garantiamo). Appare anche in tv, in una esaltante rubrica seguita da nove milioni di connazionali, che egli intitola sapidamente “Il Fatto” e che in realtà è il commento: suo, solitamente degno dei crocchi di vecchietti nella piazza centrale, in ogni caso espresso con una sintassi orizzontale all’altezza di un semestre di terza elementare. Sommate al delirante ritratto il Fatto che questo paggio invecchiato è stato il cantore ufficiale dei fasti craxiani quando Craxi esisteva ed esistevano anche i fasti. Otterrete, da una simile miscela di reazionariato e banalità, uno speaker che sta tra la versione incartapecorita di Max Headroom e una candida sembianza da Robocop della cazzata. Noi, per dispetto, abbiamo recuperato storiche dande: un’incredibile intervista in cui il Venerabile dà della troia a ogni donna, l’intervista che egli fece ai neomiliardari Neri & Grassilli a “Il Fatto”, e un inedito pezzo intitolato “Italiani brava gente”…

    Questo ed altro su http://clarence.dada.net/contents/cultura-spettacolo/intoccabili/008biagi/ che, se non erro, era lo stesso Macchianera prima di cambiare nome. Speriamo che adesso Macchianera non si scopra improvvisamente estimatore di Biagi…

  2. andiamo sul sicuro: il giornale “un testimone del nostro tempo”

    (non metto il link – pare non lo prenda)

  3. Concordo pienamente con Lorenzo.
    Poi esilarante, dopo essere stato il lacchè di tutta la prima repubblica, si sia erto negli ultimi anni della sua vita, a vittima sacrificale della “censura”. In realtà allontanarlo dal tubo catodico è stata l’unica cosa azzeccata di 5 anni di governo berlusconi.
    Ciao enzo, adesso potrai essere il lacchè personale di san pietro in persona, se esiste.

  4. Lorenzo si sbaglia.
    Prima di Macchianera il nome era un altro.

    E’ morto l’uomo che prima di tutto mi ricorda i fascicoli della Storia d’Italia a Fumetti.
    Se ne va un pezzo della mia infanzia.. e a me dispiace.
    Molto.

  5. Nel post c’era scritto di riportare gli articoli “firmati da … giornalisti”. Il link di facci centra poco con questa richiesta.

  6. Questa mattina, verso le 10:00 Radoipop per ricordare Biagi, ha (ri)trasmesso un lungo servizio su di lui fatto piu’ di un anno fa. Quale miglior tributo, per uno specialista del copia-incolla (la prima rata del riscaldamento, le scarpine da risuolare, i paltoncini da allungare, Galileo e il sacrestano del duomo di Pisa, la lista dei libri scolastici ecc. ecc.)

  7. Sinceramente mi fa un po’ specie che delle semi-nullità giornalistiche riversino tanto astio e livore su un uomo che comunque ha dato un contributo al giornalismo italiano ben superiore ai cachinnî dei bei tomi di cui sopra. A quanto pare è molto trendy insultare il prossimo e sparare sentenze senza aver nessun titolo per farlo. Ma il meglio è che chi accusa Biagi di essere noioso o ripetitivo spesso non sa scrivere altro che articoli strafottenti privi di contenuto e senza nessuna seria ricerca alle spalle, o lunghe masturbazioni egocentriche.

  8. Alessandro senza entrare nel merito della questione ma mi spieghi come accidenti si fa a commentare criticando chi critica? Ma tu a che titolo invece spari sentenze?

  9. Anche a me dispiace, molto.
    Era un modo di fare giornalismo che non si è obbligati a condividere o apprezzare. Io apprezzavo la sua umanità nel fare domande, un’idea di solidarietà con l’interlocutore e partecipazione alla sua esperienza, qualunque essa fosse.

  10. Enzo Biagi è stato, oltre che un giornalista banale e privo di pensiero, noioso come nessuno, anche un grande manipolatore e falsario. Cos’era “IL FATTO ” ? Una serie di spezzoni di intervista manipolati e rimontati ad arte: il programma andava in onda registrato, così lui poteva adattare le domande a seconda delle risposte !!! Poteva tagliare e ricucire alla bisogna per avvalorare una tesi precostituita. E questo è giornalismo ? Questa è PRAVDA al cubo, cari ammiratori di Biagi.
    In quano ai suoi colleghi che oggi sfoggiano un bel borsello di coccodrillo, il signor Biagi era così stimato che De Bortoli prima, Mieli poi ( e Folli in mezzo), si guardarono bene dall’affidargli la “Stanza ” di Montanelli quando quest’ ultimo morì. Preferibile anche un andreottiano targato ENI come Sergio Romano alle banalità propalate a getto continuo da questo giornalista da due soldi, finta vittima di un regime che lui per primo onorò, a partire dal gran corruttore, l’Avvocato,il cui culo leccò fino a consumarsi la lingua, per finire con i peana all’indirizzo del signor IRI che oggi sgoverna l’Italia. Vittima a tal punto che fu liquidato dalla RAI con un paio di miliardi.

  11. “L’ITALIA PIANGE ENZO BIAGI” titola in home page il nazionalpopolare Corriere.it. Ma va là.

  12. signori, Biagi non deve piacere per forza. Ognuno è libero di scergliersi i maestri di vita che più sente vicini. Ma non dimenticate mai che Biagi ogni volta che ha incontrato un ostacolo alla sua LIBERA professione ha girato i tacchi e ha cambiato aria. Quanti pennivendoli in Italia possono vantare una simile coerenza?
    Guardatevi questo video. In questo video difende anche voi, la vostra libertà di sputare…


  13. L’unico ostacolo alla sua LIBERA professione Biagi l’ha incontrato con il mitico editto bulgaro. Che, da già ottantenne, ha fatto la sua fortuna. Ci ha, con tutto il rispetto, ammorbati ogni domenica con i suoi pezzi monotematici, ammantati di una semplicità ripetitiva fino alla nausea, pagati profumatamente. Oltre che con libri ammiccanti alla sua triste condizione di esiliato, che neppure il peggior Vespa schifato da tutto il mondo scriverebbe.
    Quei pezzi, chissà perchè, ad un certo punto sparirono.
    Sono certa che decine di pennivendoli sarebbero disposti a praticare questa coerenza. A meno che, Lunar non si riferisse a quella volta che Eleanor Roosevelt…

  14. Cara Viscontessa, critico chi critica senza offrire argomenti validi, ma solo insulti o mezze verità. L’onere della prova ce l’ha chi scrive che Biagi era una mezzacalzetta, non chi chiede ragione di tali parole. Si dice che fu allontanato perché “Il fatto” non faceva audience. E infatti al suo posto andò in onda il ridicolo “Max e Tux”, con relativo crollo di ascolti. Dire che “l’editto bulgaro fece la fortuna” di un uomo che aveva già venduto milioni di libri (quale ne fosse il valore, e se ti interessa a me non sono mai piaciuti) e che già era il decano dei giornalisti italiani, mi sembra una gran fesseria. A me non piaceva molto, ma da qui a denigrarlo come se fosse un cialtroncello qualunque ce ne corre. Ridicola, poi, la tattica di andare a pescare stupidaggini o banalità isolate (e figurati se in 815 puntate del “Fatto” e in decine di libri, senza contare gli articoli, le interviste, gli altri programmi tv, non gli saranno scappate delle banalità o delle cazzate). Non era certo Montanelli, ma di sicuro era meglio dei tanti pennivendoli che infestano i nostri giornali e le nostre TV (a proposito: al TG1 nel “coccodrillo” hanno detto che nel 2002 aveva lasciato la RAI per non meglio specificate “divergenze”, senza dire una parola dell’editto di Sofia: questi sono i veri zerbini, signori, e qui ci sono molti che si accodano, vedo).

  15. Alessandro, non esiste onere della prova, perché qui non si deve dimostrare se si afferma che Biagi era noioso. Questione di gusti. A me non piaceva.
    Quel che non mi piace è appunto la fine che fanno tutti quelli con i capelli bianchi, che muoiono con i capelli bianchi e che hanno venduto qualche milione di copie, scritto per decenni (ma quando Biagi cominciò il mestiere, sai quante testate e quante teste c’erano in circolazione?!) diventino improvvisamente beati. Ecco la regola numero uno del coccodrillo (il morto era una brava persona). Cosa che per esempio non è accaduta per la Fallaci.
    Eppure, al di là de La rabbia e l’orgoglio, il nemico che trattiamo da amico, la Fallaci scriveva, viveva soprattutto quello che scriveva. Andate a rileggervi quello che scrisse e cosa scatenò, attraverso l’Europeo, sul delitto, l’inchiesta e il processo Pasolini.
    Preferisco all’ironia garbata, ai toni moderati, ai democristian style chi ha un po’ di sangue nelle vene. Qualcuno che invece di fare il trombettiere ti apra il cervellino e ci metta qualcosa dentro. Se vogliamo parlare dei grandi vecchi. E non è necessario che sia la Fallaci a tutti i costi. Trovami un attacco migliore di “Di certo c’è solo che è morto” alla Besozzi, o “io so ma non ho le prove”… tanto per citare due incipit famosissimi. Il fatto che esistano ripetizioni persino nelle battute, ti fa sorgere o no il sospetto che fosse o noioso o che non scrivesse (almeno negli ultimi anni) di suo pugno?
    A me sì. Non ci sono particolari pagine scritte da Biagi che me lo rendano particolarmente simpatico. Detto questo… era una brava persona.

  16. Alessandro avevo premesso che non sarei entrata nel merito del post ma come immaginavo tu non hai capito, non hai letto, direi che non hai ascoltato. Diritto come un fuso per la tua strada mi parli di Enzo Biagi e non dell’odiosa abitudine di perpetuare con il proprio comportamento il comportamento che si va condannando.
    Cosa ti fa pensare che gli altri non abbiano titolo per criticare e valutare mentre tu si? Questo ti avevo chiesto ma tu non hai ascoltato la domanda e non hai risposto.
    Dialogo, bisognerebbe imparare a dialogare.

  17. Per Virginia:Se vogliamo dirla tutta, diciamola almeno in parte.
    l’editto bulgaro che riguardò il signor Biagi NON e’ l’unico allontanamento che il giornalista ha dovuto subire. Nel lontano 1962, quando era alla guida del primo Rotocalco Televisivo, lasciò la Rai a seguito di un insanabile diverbio con l’allora direttore generale Ettore Bernabei. Non ci fu un proclama come quello emesso da Berlusconi (ce ne scampi per sempre il Signore o chi ne fa le veci), ma le pressioni politiche furono talmente insistenti (soprattutto dopo il servizio di Gianni Bisiach sulla mafia) da costringere il direttore del telegiornale a lasciare la Rai (ma tranquilli, lo avrebbe fatto anche Clemente Mimun ma per la rai sarebbe stata una grossa perdita culturale).
    Per non parlare delle numerose divergenze (con relativi abbandoni) avute con numerosi direttori dei vari quotidiani, a cominciare dal Resto del Carlino nel 1951 (se vuoi cercati queste informazioni che ometti volutamente).
    Curioso poi che anche tu interpreti l’editto come ciò che “ha fatto la sua fortuna.” la stessa ed identica cosa che si diceva nel 1962: Biagi venne accusato di aver sbancato la Rai, usando i soldi dei contribuenti per il titolo di liquidazione (ammontò a 375.000 Lire). Eh si, non sono soltanto Gasparri e Virginia a lamentarsi dell’immensa fortuna di Biagi e della sua splendida fortuna (che poi, Virginia, nei fatti quale diavolo sarebbe questa fortuna???).

    Quanto a “Filippo Facci Sognare”, mente spudoratamente: ci dice che “Il problema di palinsesto era che il programma andava in onda nella fondamentale fascia pre-serale e perdeva una media di quasi dieci punti rispetto alla rete concorrente”. Una balla che nemmeno l’Ara Pacis riuscirebbe a contenere:dal 1995 al 2002 ha avuto uno share medio del 24%, in numero 6 milioni di telespettatori. Nello specifico, il 2002 segna la quota 22,98% (6.302.000 spettatori) mentre Rai1 è al 22,06%. Le 168 puntate dell’ottava edizione hanno avuto uno share medio del 21,8%. Se c’era una distanza dalla concorrenza, NON SI TRATTAVA AFFATTO DEL 10% DI SHARE COME DA LEI INDICATO.
    Poi però arriva la grande svolta della Rai, con cui ci ridanno tutti i nostri soldi rubati da quel furbacchione di Biagi: Max e Tux!!!. Che in poco tempo precipitano al 18%, e faranno poi registrare il miracolo share medio del 19,90%.
    Certo che poi le idee di Biagi non possono piacere (io non ho mai accettato la sua illusione “dell’italiano fregnone ma buono”, forse influenzata dall’esperienza nella Resistenza che pure fa bene a ricordare con orgoglio) ed è giusto che le critichiate; e mi raccomando usate la delicatezza del “Facci Sognare!!!” per criticare gli ammiratori: vanno chiamati VECCHI e DEFICIENTI. Che poi, da uno che dichiara “Scrivevo sull’Unità, su Repubblica, pagine milanesi. Poca roba. Vivevo di espedienti. Rubavo. Mai mangiato così bene come in quel periodo. Perché se rubi, rubi il caviale, mica la carne in scatola” può anche suonare come un complimento.
    Cordiali saluti

  18. “La morte ti fa bella” recita il titolo di un film, e deve essero vero anche per Biagi, visto lo zelo con cui alcuni lo difendono. Gli è che IL FATTO era un programma vergognoso proprio per come era strutturato, contenendo in sè i germi della manipolazione e della disinformazione, della falsificazione e della scarsissima deontologia professionale. Ma tutto ciò si si finge di non vederlo e ci si rifugia nel ” manco a me piaceva molto”. Cioè non gli piaceva non perchè era fasullo ab origine, non gli piaceva forse lo stile, si vede che lui è un esteta.
    Circa il regggime che orbò gli italioti di un siffatto personaggio giova ricordare che:il signor Biagi fu liquidato con una paccata di miliardi ( soldi nostri, se non è troppo inelegante dirlo) e continuò a svolgere la propria professione con qualche articolo ( sempre lo stesso)di spalla sul nazionalpopolare Corsera, e con le consuete marchette natalizie sui vari quotidiani di banchieri e confindustriali in occasione dell’uscita delle sue splendide ed originalissime memorie.
    Epurazione ? Un suo compagno di merende era un altro grande professionista della DISinformazione, quel Michele Santoro che, in una celebre puntata del Rosso e il Nero di una decina di anni fa, dicembre 1996 se non ricordo male, prima del collegamento in diretta con il fedele Ruotolo fece RIsalire su un traliccio il solito disoccupato che poche ore prima aveva minacciato di gettarsi di sotto. L’uomo era stato convinto a scendere, ma Michele chi ? mise in piedi la sceneggiata napuletana per i telespettatori, il tutto per rompere il ritmo del dibattito in studio e impedire a Pannella di parlare dei referendum che di lì a pochi giorni sarebbero stati sottoposti al vaglio della Consulta, e nel contempo allungare la pagina sindacale del TG3. Questo per dire chi è Santoro, senza parlare poi dell’opera di killeraggio sistematico che questo inaffondabile teppista del video mise in atto a carico del maresciallo Lombardo “fatto suicidare” in combutta con Leoluca Orlando Cascio già figlio di cotanta coppola.Poi c’è quell’altro che discetta di m. in tv, e che da poco è riapparso sempre più inacidito, rancoroso e vittimista ( forse perchè non lo hanno “liquidato” alla Biagi o alla Santoro, cioè con la solita vagonata di miliardi). Ebbene, questi signori furono le vittime del regime di Berlusconi. Ah ,ah ,ah !!! Ma dove c. sta scritto che Biagi, Lutttazzi e Santoro DEVONO lavorare in RAI ? MA DOVE ??? MA QUANDO ??? MA PERCHE ‘Ci sono state delle inadempienze contrattuali ? Vi si ponga rimedio secondo i dettami del codice civile come è stato fatto, senza tirare in ballo la libertà o bella ciao. Buffone ossigenato.
    Allora ricordiamo ai finti e veri smemorati che E’ SEMPRE SUCCESSO ad ogni tornata elettorale che ci fossero le purghe in seno alla RAI : infatti un sacco di giornalisti, ma anche soubrettes e uomini dello spettacolo orbitanti nella sfera della parte politica sconfitta ( Alda D’Eusanio, se il nome non fa troppo schifo perchè amica di Craxi fu per un periodo epurata, idem perla Maria Giovanna Maglie, ecc…)vengono messi in stand-by e non fatti lavorare, pur continuando a percepire grossi emolumenti come da contratto.Se invece si riciclano in tempo e fanno il salto della quaglia come Minoli già intervistatore in ginocchio del Cinghialone sulle panchine nel lontano 1983, o Alberto La Volpe, craxiano più di Craxi, allora l’epurazione è scongiurata e nuovi orizzonti si dischiudono per queste schiene dritte del giornalismo italiota.
    Ecco perchè i dipendenti RAI sono tantissimi, perchè a infornata si aggiunge infornata. Quello che è successo a Biagi è successo e succede a tantissimi suoi colleghi meno famosi e probabilmente più bravi di lui. Il rimedio è la privatizzazione della RAI, visto che ipotizzare una tv di stato lontata dai partiti è inimmaginabile. Invece i finti onesti, i lottizzati e lottizzatori e i tontoloni della rete fanno credere che l’editto bulgaro sia la pietra dello scandalo. Se poi uno non si beve questa panzana se ne adontano pure. Ridicoli. Berlusconi ha fatto platealmente, sbagliando secondo i dettami della common law lottizzatrice che vige in RAI, quello che fanno sotto traccia TUTTI i politici di destra, centro e sinistra da quando esiste la RAI. E chi non si chiama Biagi non ha manco le sue buonuscite.
    Biagi non fu MAI una vittima del regime, ma semplicemente un giornalista del regime partitocratico e spartitorio targato RAI. Militando nella cosca in quel momento perdente, fu fatto fuori da quelli dell’altra cosca, Sarebbe come dire che Stefano Bontade era un galantuomo solo perchè cadde sotto il fuoco dei corleonesi di Riina. Gli amici dell’ultima ora di Enzo Biagi non hanno capito un fatto, proprio perchè gli somigliano: se accetti di militare per una parte politica apertamente in una tv di stato e tiri smaccatamente la volata ad uno schieramento, devi accettare senza fiatare di essere fatto fuori dall’altra parte. Non sto dicendo che sia giusto, dico che così vanno le cose in RAI e in Italia da sempre. Se Biagi si fosse battuto veramente per una libera informazione in RAI ( e certo lui , così popolare, ne avrebbe avuto i mezzi e avrebbe potuto condurla con un vasto seguito) sarebbe stato credibile, invece ha spacciato il proprio tornaconto personale, la propria pancia e il proprio c/c per una battaglia di libertà. “Biagi deve tornare in RAI” è stato per anni il vessillo idiota dietro il quale molti si sono radunati, quella era l’onta da lavare, il resto rimanga lottizzato come prima.
    Troppo comodo, caro Enzo Biagi, io ti avrei tenuto fuori anche in questi anni, e ti avrei fatto un favore, visto l’imbarazzante programmino che ti hanno messo in piedi per farti contento:davvero non ti hanno fatto un favore, avranno rimpolpato gli assets tuoi e dei tuoi nipoti, ma davvero non ti hanno fatto un favore dal punto di vista professionale. Forse sei stato troppo orgoglioso, o semplicemente troppo avido, avido fino alla fine.

    In USA si sa che la FOX sostiene Bush, ma gli anchormen li pagano i clienti Wal Mart, e si sa che la CNN sta con i democratici.Non ci sono, come in Italia, teppisti del video che con i soldi della tv pubblica fanno la campagna elettorale per Tizio o Caio.E se questi teppisti vogliono giocare con queste regole sporche, bevano l’amaro calice fino in fondo.
    .
    Sulla deontologia del Biagi televisivo ho già detto: vi piacerebbe essere intervistati e poi scoprire che le domande che che vedete in tv non sono quelle che vi hanno posto, o che le vostre parole e frasi sono state spezzate, rimontate o magari inframmezzate da altri filmati, il tutto per stravolgere la vostra opinione ? Un tale metodo di lavoro si chiama manipolazione, chi la adotta semplicemente un imbroglione. Vecchio e canuto, celebrato e strapagato imbroglione.

  19. Viscontessa, mi sembra piuttosto che tu non abbia letto il mio intervento. Ho detto che chi critica deve motivare la sua critica. Se sento qualcuno affermare in maniera perentorio delle cose forti e ai limiti dell’insulto su una terza persona, posso chiedergliene ragione, o no? Se c’è qualcuno che va dritto come un fuso per la sua strada mi sembra Solokov, ad es., che ci va giù pesante (“imbroglione” è qualcosa di più di un giudizio personale, è un insulto grave e sarebbe pure da querela, ma si sa, i morti non si possono difendere e comunque Solokov non meriterebbe tanta attenzione). E qui rispondo anche a Gabriella: non mi riferisco a chi dice “era noioso”, l’ho detto anch’io che non mi piaceva, e per le stesse ragioni per cui non piaceva a te; ma un conto è esprimere una valutazione personale di questo tipo, un conto è scrivere che Biagi era una nullità, che l’editto bulgaro avrebbe fatto la sua fortuna, che fu allontanato solo per un problema di palinsesto, che era un imbroglione ecc.

  20. SOKOLOV,
    quello che scrivi, in parte condivisibile, conferma la diversa caratura di Biagi rispetto ai tanti “grandi” che “vengono messi in stand-by e non fatti lavorare, pur continuando a percepire grossi emolumenti come da contratto.” Biagi non restava al suo posto in stand-by ma sbatteva la porta e toglieva il disturbo. Gli è capitato spesso di essere licenziato o di licenziarsi. In ogni caso della tua ricostruzione, ripeto in parte condivisibile, mi sorprende l’assoluta mancanza di riferimenti alla P2. Eppure sei stato preciso nella ricostruzione di certi avvenimenti. Hai avuto un vuoto di memoria o cosa?

    P.S.
    “Berlusconi ha fatto platealmente, sbagliando…”

    questa, se mi consenti, è la cosa più stupida che hai scritto. Berlusconi non ha sbagliato nulla. Lui, il bandana, voleva mandare un messaggio intimidatorio a tutte le mezzecalzette che infestano il giornalismo nostrano. Non a caso il Presidente Ciampi ha ripetuto fino alla noia: SCHIENA DRITTA. Vorrai mica farmi credere che si preoccupava della scoliosi dei giornalisti?

  21. Grande rispetto per il decano, che significa il più anziano e non necessariamente il migliore. I milioni di libri li hanno venduti in tanti, anche Liala, ma grande rispetto lo stesso.
    Biagi non era Montanelli. E sempre rispetto.
    Io non ero nata allora, Paolo, nè ho studiato la storia della sua vita. Quindi non ometto volutamente un bel niente. Sempre sia lodato.
    Purtroppo, Biagi non era neppure la Fallaci. Che può piacere o meno, ma ha scritto e urlato, lei sì libera, le sue idee e si è pure sporcata un po’ più le mani andando ad intervistare i più impensabili leader del mondo, in guerra perenne. Anche in “quegli anni”. Piuttosto che ascoltare quella gente semplice ideale che non esiste più da quarant’anni. E ha pure venduto milioni di libri pure lei. Guarda un po’. Ciononostante, grande rispetto per Biagi.
    Che non s’è arricchito dopo l’editto bulgaro. Era nudo come San Francesco. Sia lodato.
    E pari rispetto per i suoi coetanei viventi, perchè sono decani. Postulato. Anzi doppio: perchè, anche se oggi scrivono enormi cazzate, magari sono stati partigiani. Niente critiche, solo rispetto.

  22. Credo di aver capito!Per non essere ipocriti e politicamente (s)corretti!?! Bisogna parlar male di un defunto dopo la sua morte.
    Parlargli alle spalle,comportarsi ,come alcuni asseriscono,come lui!Che manipolava le interviste per avvallare le sue tesi….quindi per essere corretti,sputiamogli alle spalle oggi,più che ieri.
    Non sono una persona di grande cultura,ma alle spalle dei miei nemici(quei pochi che ho)non parlo MAI!
    Quando morirono altri peronaggi di dubbia fama,i loro avversari saranno stati in silenzio per rispetto alla grande mietitrice,oppure hanno sparato a zero,come molti di voi stanno facendo anche ora?Sarebbe preferibile il silenzio!
    Questa cosa del rispetto e della sincerità mi ha segnato la vita,anche perchè non sono mai stato ricco e non Faccio il giornalista invece che lavorare,essere sinceri quando hai più di 30 anni e non lecchi i culi,è veramente dura.Credo che molti di voi farebbero una migliore figura a non postare,esattamente come gli altri farebbero ameno di incensare!Ma non prendeti troppo sul serio io non valgo nulla!

  23. Quanta invidia in questi commenti…

    Vi piacerebbe avere avuto la sua bravura e anche fortuna, vero?

    Certo non era il massimo di vitalità, ma almeno non era ipocrita come la maggioranza dei giornalisti vedi (FF).

    Ridicoli!

  24. X Virginia

    Non arrampicarti sulle scuse del massimo rispetto per Biagi, non ho detto questo nel mio intervento e sei liberissima e fai benissimo a criticarlo se non ti piace.
    Nemmeno io ero nato nel 1962, Virginia, sono nato ben 22 anni dopo: semplicemente prima di scrivere una cosa cerco di informarmi proprio per non scrivere quella bugie che nemmeno tu dici di sopportare. Per quanto riguarda questa (permettetemi “triste”, dato che aveva 80 anni suonati e c’è ben poco da arricchirsi a quell’età) storia del Biagi miliardario dopo Sofia, ricordo che Biagi propose di andare in onda con”il compenso che tocca all’ultimo giornalista assunto” su rai 3 al direttore Baldassarre, dato che un accusa che fu mossa a “Il Fatto” fu quella di costare troppo: provocazione, direte voi? Probabile, fatto sta che nemmeno quasi gratis su rai tre lo mandarono in onda (intanto arrivava quel genio dell’imparzialità di Antonio Socci su rai due). Io poi non conosco le cifre precise della sua liquidazione: voi che parlate di milioni di euro a go-go, sapreste fornirmele per favore?.
    Ma intanto c’è sempre un buon rimedio per nascondersi dietro alle incompletezze: la difesa del “Biagi sia lodato”, con cui non si risponde delle proprie parole. Biagi non sia né lodato, né osannato, Virginia. La tua libertà di critica è sacrosanta: ma anche la mia nei tuoi confronti, se argomentata, non è da meno.

    P. S: Comunque sono contento di vedere che in Italia ci siano tante anime pie: per tutti è uno scandalo se un dipendente pubblico, cacciato dalla televisione pubblica, prende i soldi della sua liquidazione. Se siete dipendenti statali, anche se vi cacciano perché fate “un uso criminoso del telefono in ufficio”, mi aspetto la rinuncia alla vostra liquidazione per non “dilapidare” i soldi del settore pubblico. “Ma Paolo, Biagi era ricco e poteva permetterselo di farlo…”

  25. Come mai nessuno si accorse che la rubrica di Biagi sparì dall’ultima pagina del Magazine del Corriere della Sera (sì, proprio quel giornale i cui direttori li stabilisce Berlsconi)?
    Scrissero, due (o tre) estati fa: le rubriche di Claudio Sabelli Fioretti e di Enzo Biagi vi danno appuntamento a dopo l’estate.
    Dopo l’estate Sabelli Fioretti continuò le sue interviste; l’ultima pagina di Biagi sparì. Ma nessuno, in particolare tra i paladini della libera informazione, ci fece caso. Invero curioso!

  26. Mamma mia quanta invidia scorgo tra i commenti su Enzo BIagi da parte dei molti intellettualoidi dalla terminologia, da critica, ricercata, che battono macchianera.
    Mediocri ed inutilmente cattivi… non sareste in grado di fare (ed io mi ci metto di mezzo) un solo decimo di quello che ha fatto lui in 70 anni di carriera giornalistica…
    lo trovavate noioso, tedioso e non sto a ripetere i vostri aggettivi per descrivere il cronista Biagi…
    Ora ci rimangono i F.F. divenuti famosi grazie a BeppeGrillo, i Fede Riotta Giordano Belpietro Rossella Feltri e betulle varie che non lasceranno alcun segno su questa terra se non i binari tracciati dalle loro ginocchia.

  27. X Sokolov: invece programmi (parola grossa) tipo “Studio Aperto” NON manipolano assolutamente l’informazione…noo, cosa mi fai pensare.

    P.S.
    Scusa, una curiosità, il tuo numero di tessera di Forza Italia?

  28. E’ la fine. I cretini orgogliosi della propria ignoranza sono arrivati sin qui. Non sanno un cazzo, sparano slogan a caso e ne vanno fieri. Non c’è più vergogna nè modestia. Solo saccenza. I grillini sono ovunque, e io insisto: sono il peggio che c’è.
    C’è di buono che nonostante tutto non contano nè conteranno mai un cazzo.

  29. Quando l’Uomo Nero alla sera va a letto, prima guarda se sotto il letto c’è Filippo Facci.

  30. …C’è di buono che nonostante tutto non contano nè conteranno mai un cazzo….

    E’ vero….oh come è vero….

  31. Massimo rispetto per l’uomo(lo si impara quando il proprio padre raggiungendo lo scoglio dei 75 regala numeri assurdi,scordando scadenze e limiti).Come giornalista Biagi non era particolarmente incisivo,benché fosse capace di scrivere con ironia da antropologo e buon senso articoli di costume.Farei fatica a definirlo filo-governativo.Peraltro nell’unico suo libro che mi sia mai scivolato tra le dita parlava di una passeggiata al Verano(o in un cimitero campestre nei paraggi di Roma)durante la quale prese nota da un epitaffio scolpito nella pietra:”Riposo nel bosco.Quello che è stato è stato”(di certo non era Hunter Thompson)

  32. Se Biagi fosse morto prima della dichiarazione di Sofia, non ci sarebbe stato nemmeno un commento positivo su di lui, ma siccome si è rifatto una verginità da martire della libertà (proprio lui che negli anni ’70 insultava il movimento studentesco, il PCI e gli operai in sciopero!)ecco qui tutti i piagnoni a dire: ma quant’era bravo! ma che lezione di democrazia! e bla e bla e bla! Che dire? Va bene che in Italia tutti hanno la memoria corta, praticamenre azzerata, ma insomma qui si esagera.
    Alessio

  33. Clarence, a suo tempo, criticò Biagi da sinistra. Voi lo criticate da destra. Il vostro riflesso condizionato è: “E non è lo stesso?”. No, non è lo stesso. E un tempo – il tempo di Biagi – che non è lo stesso lo sapevano tutti.

  34. “E’ la fine. I cretini orgogliosi della propria ignoranza sono arrivati sin qui. Non sanno un cazzo, sparano slogan a caso e ne vanno fieri. Non c’è più vergogna nè modestia. Solo saccenza.”
    Facci, ti riferisci a Solokov e agli altri sputaveleno forse?
    (Da questa tua frase devo dedurre che tu invece sei un genio coltissimo, che sa tutto e non parla mai a vanvera, pieno di modestia e senso della vergogna, nevvero?)
    Addio…

  35. E’ la fine. I cretini orgogliosi della propria ignoranza sono arrivati sin qui. Non sanno un cazzo, sparano slogan a caso e ne vanno fieri. Non c’è più vergogna nè modestia. Solo saccenza. I grillini sono ovunque, e io insisto: sono il peggio che c’è.
    C’è di buono che nonostante tutto non contano nè conteranno mai un cazzo.

    Facci, di “cazzate” ne dirà tante anche Grillo (che caro il mio Facci, io non seguo, le tue interviste del passato rimangono in archivio, basta andare al Senato a consultare le pellicole), ma tu ne sei il campione d’opinione. Da quale statistiche o dati (sai, i giornalisti dovrebbero analizzare quelli) tiri fuori che Il Fatto perdeva 10 punti dalla concorrenza?
    Non c’è niente da fare: uno tira fuori dei dati ed invece di discuterli il Facci insulta, insulta ed…insulta. D’altronde è l’unica cosa che hai sempre saputo fare bene. Quanto al giornalismo, tranquillo: se pure Biagi scriveva per i “deficienti” (che finezza e cultura d’uomo), tu dell’obiettività e della pacatezza ne sei l’inverso (grandi le tue inchieste su Di Pietro, quelli si che erano fatti).
    E non sporcarti la bocca con la parola modestia: veramente, non ti appartiene.

  36. E Facci si scalda. Che uomo sanguineo!
    A dimostrazione che si tratta di capricci della genetica:

    Se cromosoma x: Giornalista alla Facci
    Se cromosoma y: Attivista Grillo-Style

    Il resto è lo stesso.

    Biagi era un giornalista di merda xché cresciuto nell’ambiente corrotto della prima Repubblica? Come dire che Seneca fu un filosofo del cazzo xché scrisse durante il sciaugurato epilogo della dinastia Giulio-Claudia. Poi, a sostenere queste tesi sono gli stessi che rinnegano Tangentopoli, o magarai difendono Craxi.

    Povero MikeBuongiorno. Non vorrei essere nei panni della tua memoria quando tirerai le cuoia… cattivo gusto che dalla prima Repubblica giunge fino a noi.

  37. Chi insulta i morti che non hanno fatto del male a
    nessuno, per giunta nascondendosi dietro ad un
    nick è solo un povero vigliacco e deve VERGOGNARSI
    COME ESSERE UMANO. Carlo Asili

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