Venerdì 30 Novembre 2007
di Filippo Facci
Si vergognino e basta.
Lo facciano quei conduttori di talkshow che pensano che parlare del Dalai Lama e della Cina non faccia ascolti, e che un delitto molto vicino sia più interessante di carneficine molto lontane. Lo facciano quei miei colleghi, intrisi di realpolitik da cortile, che passano la vita a sezionare le cose bianche e le cose rosse naturalmente la milionesima ipotesi di proporzionale alla tedesca con soglia di sbarramento alla norvegese e scorporo alla molisana: convinti che determinate questioni siano solo velleità da idealisti e da radicaloidi anziché sostanza politica pura, allo stato brado.
Giovedì 29 Novembre 2007
A noi è mancata. A molti di voi che ci hanno scritto (grazie!), pure.
Ebbene, dopo un lungo periodo di assenza questa sera torna il cazzeggio in diretta di Macchiaradio.
L'idea era quella di partire subito con parecchie novità, ma poi ci è mancata così tanto che ci siamo detti: intanto partiamo così, come al solito, improvvisando.
Una delle idee (che non sappiamo se riusciremo a implementare da questa sera) prevede meno casino e meno voci che si sovrappongono grazie alla radio fatta da due sale diverse: lo studio, limitato a quattro persone, e il "gruppo di ascolto", che potrà intervenire o essere coinvolto nel corso della diretta. Molto banalmente vi dicevo che non sappiamo se stasera riusciremo a farlo perché siamo riusciti a tirare un lungo cavo tra le due sale, ma ancora non siamo riusciti a capire se è possibile inviare l'audio in uscita dal computer anche a un AirTunes nella seconda sala (no, probabilmente abbiamo risolto anche questo, con AirFoil).
Ma questi sono tecnicismi.
Sta di fatto che torniamo, anche se non si commenta nulla di particolare.
In studio: Laura Carcano, Filippo Facci, Gaia Giordani, Paolo Madeddu, Ilaria Mazzarotta, Gianluca Neri.
Dalle 22:30 in poi, su questa pagina, o cliccando qui per aprire il vostro player.
Chi perde la puntata potrà rifarsi con il podcast.
Si può intervenire in trasmissione chiamando il numero di telefono che verrà comunicato nel corso della diretta, o utilizzando Skype, a patto, ovviamente, di avere un microfono e di avere scaricato il programma.
I temerari che poi volessero sperimentare una nuova esperienza possono cliccare "play" sul player qui sotto e ascoltare quel che succede prima della trasmissione, senza alcuna censura. Unplugged, come si dice. Gente che mangia, che parla come se il microfono non ci fosse. In sostanza, il cazzeggio elevato a potenza. SI chiama "Aspettando Macchiaradio".
Dalle ultime analisi del Ris appare sempre più complessa la dinamica dell’omicidio: mentre era impegnato a sgozzare la studentessa inglese, l’assassino stava anche cagando, perdeva sangue dal naso, si grattava la forfora e si passava in bocca il filo interdentale. I legali di Raffaele Sollecito: «Dimostreremo che non è suo il cerume trovato nel tostapane: il nostro assistito di solito se lo spalma sui pantaloni». Un colletto di camicia unto incastra un quinto uomo: che sia l’Uomo in Ammollo? Degrado organico della cronaca nera: dai delitti di sangue ai delitti di cacca, vomito e pipì. Che tristezza: in “Csi” il Dna serve a incastrare i colpevoli, da noi solo a sapere chi si è fatto il bidet. Nuove prospettive del diritto bio-penale: scoreggiare davanti al gip è incidente probatorio? Sconfortanti lacune tecnologiche dei ventenni: fanno meraviglie su Internet, ma non sanno tirare la catena del water. Ultimora, dopo una telefonata di Hillary Clinton, Amanda cambia ancora versione: «Ne sono certa: il negro che ho visto con Meredith era Barack Obama».
di Filippo Facci
Esercitazione per l’esame di giornalismo.
Il candidato legga attentamente i tre seguenti frammenti di reportages:
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Mercoledì 28 Novembre 2007

Vignetta digitale.

Io ho già un mio blog da tempo. Attualmente opero in incognito, ma un domani potrei anche uscire allo scoperto. Ho capito più cose col blog che in anni di lavoro tradizionale.
Parole di Deborah Bergamini, ex segretaria personale di Silvio Berlusconi, nonché direttore del marketing strategico Rai, che nei giorni scorsi hanno scatenato la caccia al blog.
Fiutata l'aria che tira, ne ha aperto uno nuovo - cancellando il vecchio che risiedeva su Blogspot - all'indirizzo deborahbergamini.it.
Il nuovo, va da sé, lo possono leggere tutti. Non è una notizia.
Ma sul vecchio, chissà cosa ci scriveva, la Deborah, sul vecchio?
Potete togliervi la curiosità grazie alla solita, provvidenziale cache di Google: Il blog di Cartimandua (copiate quel che dovete, se vi interessa, ché come sapete non è eterna).
Taliesin canta con voce di conchiglia. E' una melodia che ricorda alla Regina dei Celti i suoi tempi di ragazza, quando la luce era d'avorio, e il grande capo le sorrideva nella quiete della piccola spiaggia sul Lago Maestro. Il silenzio non era pesante, allora.
Domani la più grande battaglia aspetta la Regina dei Celti: dimenticare. E così rinascere, farsi nuova, ancora una volta. Non tenere nulla di sé, mai, per non consentirsi di ripetere.
Chiedere due volte è farsi dire di no due volte.
(dal "blog di Cartimandua", Oblivion, alias Deborah Bergamini)
...e ancora...
C'è una nuova cotta per la regina dei Celti. Luce di luna, strepito di tuono e abbraccio di ferro sono serviti al fido amico Odhran per omaggiare la sua regina. All'alba del terzo giorno, nella tenue luce di peltro, lei aveva uno sguardo denso, troppo denso. Soffriva, muta.
Una cotta impenetrabile la proteggerà, aveva pensato Odhran.
Ma nessun tuono poteva coprire il tumulto del cuore della regina. La passeggiata nel bosco liquido le era costata un momento d'anima. E lei aveva pagato di buon grado.
Glielo aveva insegnato il grande capo, mentre nuotavano insieme nelle acque ghiacciate del Lago Maestro. Mai essere in debito. La sorte si disamora in fretta degli impari.
(dal "blog di Cartimandua", Oblivion, alias Deborah Bergamini)
Tra i messaggi di sostegno di cui si trova traccia nei commenti, quelli di Martin Venator, uno di Tocqueville nonché gestore del "blog dell'Anarca", omonimo (sarà un caso?) del presidente di RaiNet Giampaolo Rossi:
Spietata la regina... con se stessa. Cosa deve dimenticare mai una regina? Eppure la regina è proprio quello che ha di sé. Si chiama divenire... [...] eppure, dolce regina, a volte il debito impone l'obbligo del dono e del donarsi. In quella recirpocità c'è molto di più di un semplice ed orgoglioso atto di sottomissione. Nulla è impari nel donarsi. Anzi, ogni dono è un atto impari. Che chiede riscatto in un dono più grande. Atto da re: nella radice di ogni regalo c'è ciò che è regale.
(dal "blog di Cartimandua", Martin Venator, alias Giampaolo Rossi)
Qualche giorno fa, su queste pagine, si tentava un impietoso confronto tra le fiction italiane e quelle americane.
Ora Antonio Dini riprende quel post e ci mette del suo.

Forti della crisi partita a fine Novanta, gli americani hanno rilanciato sperimentando e investendo su novità formali e di sostanza. Robe come gli stracitati
Lost,
Desperate Housewives,
24,
Battlestar Galactica,
Boston Legal e poi tutta una nouvelle vague ispirata dal film
American Beauty dove si gioca con l'eros e la morte, con la bellezza e il tema del doppio (non sto a fare titoli, lavorateci da soli). Da noi? L'ondata di roba nuova, come
Csi ad esempio, ha riempito le pagine dei giornali ma non ha minimamente scosso l'anima della nostra televisione. Le due "serie" che ancora fanno discutere i creativi e dirigenti della televisione nostrana sono
Un medico in famiglia ed
Elisa di Rivombrosa. Successi genuini e inattesi. Giustamente studiati. Ma anche
Maurizio Costanzo e
Bruno Vespa fanno audience: mica per questo bisogna dargli retta e studiarli come esempi da riprodurre.
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Martedì 27 Novembre 2007
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from cronaca - Repubblica.it
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from Entertainment News, Exclusives, Media - Variety
Lunedì 26 Novembre 2007
Le strip di Net To Be sono prodotte nel Warehouse.
L'archivio completo dal 2001 a oggi è
qui.
Domenica 25 Novembre 2007

- La recensione che i giornali non vogliono pubblicare | Giornalisti attovagliati. E imbavagliati.
- Questa donna vuole farci bere latte di topo | Le favolose mogli dei Beatles.
- Affinità elettive | Paris Hilton e la gallina padovana.
- Asini o Cavalli? | Cavalli Selection è un vino.
- Cipriani a New York? | Che ci fanno parole tipo "rapina" e frasi tipo: "molestie sessuali" o "bizzarro mix di indulgenza e depravazione" nella recensione del Times?
- Così parlò Allan Bay | Iron Blog: il verdetto.
Sabato 24 Novembre 2007
di Filippo Facci
Non so a chi interessi, ma Francesco Merlo, su Repubblica, ha scritto un lungo fondo su «I tartufi del giornalismo» mettendo al fuoco anche troppa carne o funghi, secondo me. Comunque sia, ha chiesto cordialmente che in merito opinassero alcune persone tra le quali lo scrivente e Mario Cervi.
Non vado particolarmente orgoglioso di quello che ho scritto, perchè mi sembra d'aver detto solo un paio delle cento cose che avrei potuto dire.
Comunque, i tre articoli son qua sotto.

un click sulla
vignetta per ingrandirla (e vederne altre)
Ho incontrato un caro amico.
No, bè. Uno che era stato un caro amico.
Ci eravamo persi di vista senza un motivo particolare, strade diverse, e via così.
Due anni di liceo classico insieme. Lui era uno di sinistra convinto.
Lo prendevo in giro perchè il sabato pomeriggio lui stava fuori dai cancelli di Mirafiori a mettere tra i tergicristalli delle macchine i volantini per il "Partito appena Rifondato" che aveva ciclostilato di persona la sera prima, a sue spese.
Ma gli volevo bene: perchè di onesti come lui ne ho trovati pochi.
Credo che si sarebbe tagliato un braccio per me. Vedevamo solo il mondo sotto due preconcetti culturali troppo diversi, ma ci siamo accettati e a volte capiti.
Al liceo l'unica cosa che davvero ci univa era il giudizio sulle ragazze. Si parlava sempre di sesso.
Io poi sono entrato in Seminario per discutere del sesso degli angeli.
Lui si è scritto a Scienze Politiche per discutere del sesso violentatore delle multinazionali sull'economia. Chè il sistema lo si combatte dopo averlo compreso.
Ci fosse stata internet, magari saremmo stati in contatto di più. Ma allora internet e i cellulari erano agli inizi e il Seminario non era proprio un invito alla frequentazione per dei comunisti attivisti.
E adesso l'ho rivisto, quello che era stato mio caro amico.
Vestito vecchio, tentativo di essere elegante.
Spilletta rappresentante un biscione con il fiore in bocca.
Lavora per una banca costruita intorno a te. Mi dice che è una prigione.
Gli avevano promesso che diventando un "family banker" avrebbe avuto la base per ripartire.
E ora mi veniva a chiedere un consiglio. Doveva, come incarico, andare a ritirare alcune carte di credito di clienti risultati insoluti. Tra questi anche suo padre, che aveva firmato il primo dei suoi contratti a provvigione.
Non mette più volantini in bianco e nero ciclostilati tra i tergicristalli. Ora infila eleganti depliant a colori nelle buche delle lettere. Prende appuntamenti per aprire un conto nuovo.
Ne propone uno anche a me.
Lo prendevo affettuosamente in giro quando, anni addietro, mi invitava ai comizi dei suoi compagni.
Ora lo accompagnerei volentieri.
Qualsiasi cosa per ridargli una dignità. Quegli occhi da sognatore che in fondo gli avevo sempre invidiato.
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Linux PC-Link server for the KiSS DVD/DivX/XviD/MP3/JPEG players
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KissNTel is an enhanced PC-Link server written in Perl for Linux platforms. It is designed to operate with the KiSS DVD devices such as the DP-1500
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from NeoSmart Technologies
Venerdì 23 Novembre 2007
di Filippo Facci
L’Unità, ieri, ha fatto il titolo forse più tenero e autoironico dell’intera gestione Padellaro:
«Ecco il simbolo del Pds, c’è anche il rosso».
Probabilmente è farina del sacco del direttore, visto che nell’articolo, poi, non c’è alcuna particolare valutazione circa la presenza del rosso rispetto agli altri colori.
C’è anche il rosso, come a dire: ecco, lo vedi che qualche traccia del nostro passato alla fine l’abbiamo conservata.
Lo vedi, però, che c’è posto anche per noi nostalgici, lo vedi che non sarà la Dc di sinistra, che non regaleremo proprio tutto a Bertinotti e a quell’altro.
Oppure, più ironicamente: c’è anche il rosso, sciambola, ma allora siamo ancora un partito di sinistra. C’è anche il rosso, eh, che roba: tra alberi e tricolori e arcobaleni, è tutto quel che ci rimane.
E via così, anche perché allo struggimento non c’è mai fine.
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Giovedì 22 Novembre 2007

Per non ripetersi più di tanto, un veloce post per avvisare che questa sera, dalle 23 in poi, su Second Life, andrà in onda l'ultima puntata dell'Isola dei Famosi virtuale, nella quale il vostro appare nella pomposa veste di opinionista.
Tutti i dettagli in un post più elaborato, cliccando qui.
Qui il sito ufficiale, da cui potrete seguire la diretta senza dover per forza entrare in Second Life.
Se invece volete partecipare di persona (si fa per dire), dovete munirvi di avatar e teletrasportarvi qui dalle 23 in poi (per chi si farà riconoscere rivolgendosi all'avatar Ryder McLeod è in serbo una maglietta - anche lei virtuale, ma gratuita - di Macchianera).
...e, per la cronaca, dalla prossima settimana riprende Macchiaradio. Con qualche novità, ma il cazzeggio di sempre.
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Martedì 20 Novembre 2007
Faccio una vita del cazzo tra lavoro,
casa, famiglia e prospettive per una radiosa vecchiaia con una
pensione da precaria. In parte è colpa mia, in parte delle
circostanze o del destino o delle congiunture astrali sfavorevoli.
Una vita del cazzo perché come
tutti quanti ero nata per fare chissà cosa e come qualcuno non
mi sono arresa all'idea che in fondo c'è chi sta molto peggio.
E una vita del cazzo perché nonostante non sia consuetudine
affidare ai blog la propria vita del cazzo, ho sempre saputo bene che
avere un blog non è la cosa per la quale ero nata né
una possibilità per diventarlo.
Poi come tutti quando scrivo,
soprattutto per altri, cerco di fare al meglio, al meglio per me.
Faccio il mio bel compitino e traggo dalla consapevolezza di essermi
piaciuta, la mia piccola soddisfazione.
Poco importa se gli altri non
apprezzano, il dito puntato sulle puttanate che scrivi o come le
scrivi, feriscono solo nella misura nella quale in ciò che
scrivi c'è qualcosa di te, qualcosa di intimo che a volte è
solo il desiderio di piacere.

Passo, mio malgrado, per uno che sulle serie televisive ne sa a pacchi. E dico "mio malgrado" perché il merito è sminuito dal semplice fatto che le guardo tutte, perfino quelle brutte. Salto quelle orribili, perché non ho ore oltre alle canoniche 24, perché lavoro, perché ho una vita e tutte quelle altre cose che si dicono in questi casi. Va detto anche che, tra quelle americane, quelle orribili sono una sparuta minoranza, quindi ribadisco: sostanzialmente tutte.
La premessa di base è che una serie americana repellente sta comunque ad una italiana bella quanto uno scarabocchio del Shakespeare all'opera omnia di Federico Moccia. E' un'equazione sulla quale non accetto obiezioni e che non ammette deroghe: come ho detto in altri casi a noi, di contro, viene bene la pizza.
Non sto a motivare perché non riuscirei a concludere prima delle olimpiadi: è una questione di tempi, di montaggio, di doppiaggio, di scrittura, di sceneggiatura, di prodondità dei personaggi.
Malgrado l'assunto che abbiamo appena stabilito, va ammesso che l'edizione numero 6 di Distretto di Polizia (ieri sera è terminata la settima) si lasciava guardare. Sarà stata una congiuntura favorevole o quel che volete, sta di fatto che, per la prima volta in Italia, una produzione rinunciava ai grandi nomi e quelli che aveva da mostrare erano cresciuti con lei. Quindi niente Isabelle Ferrari, niente Claudie Pandolfi: solo Giorgio Tirabassi e Ricky Memphis. Non è una cosa da poco, se pensate a quello che invece succede negli USA: voi ricordate chi fossero i sei di Friends, prima di Friends? Avevate mai visto l'agente Mulder o Grissom, prima che ve li facessero scoprire X-Files e CSI?
Da noi non è mai stato così: nel passaggio tra la scrittura e la produzione, nel momento in cui canonicamente intervengono i direttori di rete, se qualcosa di decoroso c'è, viene perso. E siccome nella concezione che i direttori di rete hanno del telespettatore bue, va bene la storia ma comunque in una fiction ci vuole la star (o, in alternativa, uno che abbia il fisico per poter apparire sulle copertine di settimanali dedicati ad adolescenti in piena crisi ormonale o frequentratrici di saloni di parrucchiere che hanno avuto l'ultimo sconquasso ormonale quando qui ancora era tutta campagna), vorrete mica lasciare a casa un Sergio Castellitto, un Gigi Proietti, un Michele Placido, un Massimo Ghini, un Giulio Scarpati, un Massimo Boldi, un Lorenzo Crespi, un Fabio Fusco, un Lorenzo Flaherty?
Poi c'è questo: in Italia una fiction o una serie televisiva non hanno alcuna possibilità di entrare in produzione o anche solo essere prese in considerazione a meno che non parlino di: medici, detective, preti, santi, maestri di scuola, campioni sportivi. Esistono, certo, le varianti, e si va per addizione: preti che fanno i medici, preti che fanno i detective, preti che diventano santi, preti che fanno i maestri di scuola, maestri di scuola che diventano santi, medici che fanno i detective, e detective che fanno un lavoro che esiste ormai solo a Topolinia (è pieno, là fuori, di gente a cui chiedi che lavoro fa e risponde "Perbacco, come sarebbe a dire che lavoro faccio? Il detective, non si vede?").
di Filippo Facci
Vabbeh, prima guardate le foto del calendario.
Sì, sono nude.
Poi ne parliamo.