Demagogia illuminata

Politici (coro): Beppe Grillo fa solo del gretto qualunquismo populista!
Giornalisti (coro): E quelli che gli vanno dietro sono tutti esaltati pericolosi e fascisti!
Mi sembra che non manchi niente.


O
meglio, qualcosa forse manca, visto che tra le miriadi di osservazioni,
rilievi, critiche, costernazioni, avanzate da giornalisti,
editorialisti o politici, quasi nessuno sembra interessato a quello che
Grillo dice, ma solo al come.
Legittimo, per l’amor di Dio, ma un
tantino snob.
Tanto più se il problema sollevato sembra, come sembra
effettivamente, riguardarli molto da vicino, trattando di politica in
primis, e di informazione poi. Ma l’unica morbosissima preoccupazione
dei vari Scalfari, Bertinotti, Facci e Serra di turno, come d’innumerevoli
altri commentatori sparsi ovunque, sembra essere quella di
interpretare, spiegare e catalogare, spesso impietosamente, il palco,
l’adunata oceanica, l’ignorante folla osannante materializzatasi
improvvisamente in piazza Maggiore a Bologna. A prescindere.
Da
nessuno di loro nemmeno l’ombra di un’analisi un tantino meno
sociologica e un tantino più accattivante. Perlomeno per me che, forse
un po’ “ignorante nell’anima” (Facci), un po’ “individuo ridotto a
folla” (Scalfari), ritengo quantomeno singolare la gerarchia
argomentativa degli opinionisti di turno: il dito indica la luna e
quelli irridono quanti alzano lo sguardo al cielo, commentando
inorriditi la pinguedine del dito e l’accalcarsi della folla. Nulla pare importare loro del fatto
che quel dito, e quella gente, stavano lì da molto prima che
arrivassero loro ad affrettarsi a spiegarcene cause e conseguenze.
Intendiamoci,
non che io non ritenga interessante conoscere il pensiero di David
Grossman sulla manipolazione delle masse, “il virus dal quale bisogna
guardarsi e contro il quale bisogna mobilitare tutti gli anticorpi di
cui disponiamo” (Scalfari), oppure scoprire (?) che la “piazza piena,
luogo simbolico per eccellenza di tutte le cause politiche” altro non è
che lo “sbocco tradizionale di tutti gli umori che da individuali
vogliono farsi pubblici” (Serra). Ma, sinceramente, trovo molto più
incisivo e illuminante, e altrettanto efficace per capacità di brevità,
sintesi e acume, l’osservazione finale contenuta nella sincera lettera che Milena Gabanelli ha scritto allo stesso Grillo:

Vorrei che chi oggi polemizza cominciasse a riflettere sull’eventualità che un giorno a trascinare centinaia di migliaia di persone
in piazza potrebbe esserci qualcuno di diverso da un comico. L’allarme
è partito. Sarebbe meglio prenderlo sul serio e cominciare a porre
rimedio sulle cause che esaltano gli animi e uniscono così tante
persone…prima che sia troppo tardi.
(Gabanelli)

Siamo
certi che tra tutti i grillini, simpatizzanti et similia, esistano
anche delle categorie di persone che sono tutto fuorchè democratiche,
civili, o razionali. Certi che, come scrive qualcuno, molti danno
l’impressione di essersi “incazzati tutti insieme quando, se sapessero
di cosa parlano, c’era da impugnare bastoni a 10 al giorno per tutti i
10 anni appena passati” (commento di Broono). Non vi è dubbio alcuno che, in
moltissimi casi, chi oggi si trasforma in paladino dell’informazione
libera, o delle battaglie che Grillo gli sforna quotidianamente,
rappresenti la prima causa della propria disinformazione, del proprio
non saper stare al mondo. Ma davvero tanto basta per lasciar morire,
dialetticamente, tutto a questo livello? Davvero crediamo che in
qualsiasi altro partito, associazione, movimento, manifestazione,
organizzazione, onlus, circolo, o riunione di condominio la
composizione sociale degli individui possa definirsi nettamente
migliore e più degna di legittimazione dell’apparentemente sgangherata
folla di vaffanculandi?
Perchè il punto, a me, sembra essere proprio
questo: qualunque cosa dicano, facciano o smuovano Grillo e i suoi
sostenitori, non vale la pena di discuterne, in quanto branco di idioti
fedelmente devoti al loro personale feticcio di turno. Si trattasse invece di un
nuovo partito in abito da sera, meno impresentabile (politicamente) e meno provocatorio, gli avremmo concesso
perlomeno il beneficio del dubbio sul valore delle sue intenzioni, sul senso reale delle sue idee, iniziative, spunti critici.
Intenzioni che, in quello che si può definire grillismo
sono abbastanza chiare al di sotto della superficie da sfottò che, come
scrive giustamente Daniele Luttazzi “è sempre reazionario” (errore cui Grillo si espone di continuo, visti i toni che sceglie di usare, molto messianici e ormai poco satirici, ma da cui sembra guardarsi bene). Intenzioni che rimandano a un senso di indignazione da diffondere nei confronti di un mondo, quello politico, che dà sempre più spesso l’impressione di riuscire agevolmente a cavalcare la stessa indignazione che genera. Sintesi migliore del grillismo è probabilmente l’eterno “vaffanculo” leghista (che, non a caso, trova  proprio oggi nuove energie), rivolto alla propria natura continuamente tradita, compromessa e rinnegata nelle stanze di un potere politico che del celodurismo legittima solo l’implicita ostentazione di impotenza.

Insomma,
può accadere anche che “un mattino, un brutto mattino, qualcuno,
ascoltati quegli insulti, quelle male parole contro Tizio o contro
Caio, premesse un grilletto all’improvviso?” (Mazza, Tg2).
Preoccupazione altrettanto legittima, sicuro. Ma siamo sicuri che un
giornalista serio (e ovviamente non è questo il caso di Mazza), nel
proporre una riflessione a un lettore, debba concentrare la propria
attenzione quasi esclusivamente su questo punto?
E’ davvero questa “la notizia”
principale a proposito di quanto Grillo ha, nel bene o nel male, fatto
con il V-Day e continua a fare attraverso il suo blog, tentando di
risvegliare un senso civico e di partecipazione popolare che nessun
partito, ora come ora, sembra avere interesse a far riscoprire?
Sul
serio liquidare in poche righe le proposte, anche provocatorie, della
legge d’iniziativa popolare promossa con il V-Day, riducendo il tutto
alla curiosa nascita di un (presunto) nuovo partito popolar-populista che sfrutta
i nuovi media e le reti, esaurisce l’argomento principale sollevato?
E
ancora: è davvero possibile che 300 mila persone, riunitesi
spontaneamente e idealmente per passare una giornata ad ascoltare qualcuno con delle
idee, giuste o sbagliate che siano, debbano ritenersi peggiori e più
pericolose di chi ha bisogno di 18 righe di pseudo-intellettualismo da
prima pagina per liquidarle come “amebe annichilenti” che “in gruppo
invece si fanno tipicamente squadristi, insultano, fanno mucchio,
godono per chiunque rotoli nella polvere” (Facci)?


Link
:
Lemuri.com (F. Facci)
L’invasione barbarica di Grillo (E. Scalfari)
La piazza di Grillo tra politica e populismo (M. Serra)
Il cosa e il come (D. Luttazzi)
Lettera di Milena Gabanelli

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23 Comments

  1. Ti rispondo per la parte che mi riguarda da te citata, il resto lo leggo riconoscendoti una pacatezza invidiabile (per me) indipendentemente dai contenuti sui quali si può dissentire o meno.

    Quello che quella mia frase da te riportata vuol dire è che non è in discussione (oggi) l’esistenza o meno dei problemi sollevati da Grillo, negarli sarebbe da cerebrolesi, ma il fatto che il “vaffanculo” venga proposto come sintesi di una soluzione.
    E non da Grillo, intendiamoci, lui i temi li ha sviscerati, li ha documentati, li ha raccontati e questo non lo si può che ammettere anche se poi da quanto da lui proposto si è distanti, ma da chi lo segue.

    Ovviamente questa non è un’analisi fatta sul 100% del totale, ma solo su una pura personale impressione data da quanto si trova in giro dall’8 settembre in poi.

    Allora tu chiedi perché chi non vede questo movimento come una cosa positiva, si ferma alla superficie e non entra nel merito delle cose.
    Io ti rispondo che questo avviene perché è superficie quella che viene proposta.
    E di nuovo, non da Grillo, ma da chi va in giro a diffonderne il verbo.

    Quando un movimento è così smaccatamente “populista”, almeno nella forma, l’allontanamento del sospetto che lo sia anche nella sostanza non può essere compito di chi ascolta, ma di chi parla.
    Perché è il primo ostacolo, tecnico, alla diffusione di quel “verbo” e quindi dovrebbe essere interesse primario di chi vuole essere ascoltato, la sua riparazione.

    Un vaffanculo è sempre stato e sempre sarà un’espressione di vuoto sostanziale e se qualcuno che vuoto non è sceglie di dirlo in una maniera che invece lo fa apparire vuoto, saranno anche un po’ affari suoi se poi appare vuoto, nessuno l’ha costretto a smettere di entrare nel merito delle cose per preferire un riassuntivo vaffanculo.

    Rispettabile scelta, naturalmente, almeno quanto è rispettabile la scelta di chi dissente di replicargli con un altrettanto riassuntivo “Ma vaffanculo tu” e, per banalizzarla ai limiti del “Specchio riflesso”, non si può che rispondere a questo tuo post dicendo che “hanno cominciato loro”

    I bastoni di cui parlo io sono una sintesi di tutto questo.
    Perché se la situazione è quella che racconta Grillo, se la gravità dello “stato dello Stato” è tale da scegliere come slogan “Aboliamo i partiti”, frase tutt’altro che lieve, allora significa che la situazione è da lotta armata, non da colorata manifestazione di piazza.
    Se tutti rubano, se tutti mentono, se tutta la stampa è complice, se il popolo è stanco, se se se, in qualsiasi democrazia degna di questo nome si dovrebbe avere il coraggio di pronunciare la frase “lotta armata”, non un vaffanculo da prima serata in tivvù.
    Un popolo che si rende conto di essere schiacciato, che se ne rende davvero conto tanto da farsi portavoce di un azzeramento così totale come “Aboliamo i partiti” si arma, non scrive vaffanculo sui muri in un paese dove il dibattito attuale gira intorno al dilemma “lo spray sui muri è reato penale o civile?”

    E attenzione, non sto promuovendo la lotta armata.
    Sto dicendo che una tale insofferenza, un tale livello di sopportazione superato, se reale, non dovrebbe che generare quello.
    Ogni soluzione sotto la lotta armata non coincide, e di conseguenza fa apparire come pura forma demagogica, con il livello di “basta” che sta (dovrebbe) dietro a una piazza raccolta al grido di “aboliamo i partiti”.

    Allora si prendano i coglioni in mano e si abbia il coraggio di far coincidere il livello di stanchezza raccontato con adeguato livello di conseguenza generata, pronti naturalmente a pagarne anche le conseguenze, perché finché a una tale stanchezza si proporrà come sfogo un vaffanculo da domenica allo stadio, non si potrà che essere scambiati per populisti e non per cecità di chi ascolta, ma per autonoma scelta di termini di chi parla.

  2. ma chissenefrega di quel che dicono Scalfari, Facci, Mazza,Serra ed altri sul fenomeno Grillo.
    Devono ringraziare il V-day per avere avuto un pò di visibilità.
    Scalfari ed i suoi editoriali kilometrici, Mazza (il massimo del giornalismo all’italiana) che dimentica nello scrittoio i fucili e le lotte di liberazione del senatore celodurista, ma come la rana di Galvani salta su appena deve rendere un servigio al politico che l’ha messo sulla poltroncina rai.
    Serra vabbè lui è un intellettuale, Facci, sta diventando famoso tra un salotto da Vespa ed un’ospitata ad Omnibus, lui si, fine oratore, che manda affanculo chi sta con Grillo.
    Il mondo va avanti anche senza le loro INUTILI illuminanti opinioni.
    buon week end

  3. Broono, non so te, ma nella quasi totalità dei casi quando un coniuge si stufa, raggiunge il limite di sopportazione, rileva che lo stato del suo matrimonio è disastroso, non uccide l’altro coniuge. Semplicemente divorzia.
    Magari, prima, gli urla pure uno o due vaffanculo.
    Capisci che intendo o devo scrivertelo in un’ottantina di righe?

  4. broono,
    1) “avere consenso” non significa sempre “essere populista”. Grillo ha consenso.
    2) esiste una roba che si chiama “democrazia”.
    Non c’è bisogno della lotta armata. imho.
    3) a volte, pur avendo ragione, chiedendo attenzione con le belle maniere non si è ascoltati.
    Arrivare al Vaffanculo è stato necessario: ai “per favore” “è nostro diritto”, la casta ha fatto finta di nulla.
    4) chissenefrega di scalfarimazzafacciserra.

  5. @JT:
    No no, lo capisco benissimo.
    Se scrivo 80 righe ogni volta è perché IO non mi so esprimere in meno, non perché non capisca (e apprezzi) chi invece ne è capace.
    Questo per rispondere alla parte furba del tuo commento.
    Per quanto riguarda la parte divorzio, cercando di rimanere nel metaforico per non sforare il limite prezioso della tua attenzione superando di troppo le righe, mi limito a chiederti se per te “Aboliamo tutti i partiti” equivale a un vaffanculo detto alla propria moglie prima di passare alle vie legali e, nel caso, se secondo te chi lo segue l’ha capito.
    No perché le vie legali al momento sono di competenza di quei partiti che si vorrebbero attraverso quelle vie legali sostituire.
    Ecco tu dici che questa inapplicabilità del meccanismo è chiara a chi di quel punto della protesta ne sta facendo bandiera?
    @Alexx:
    1) “Avere consenso” è da riferirsi a chi segue qualcuno. “Essere populista” è da riferirsi a questo qualcuno. Le due cose non possono essere usate l’una per spiegare o smentire l’altra. Di chi parli? Di lui o di chi lo segue? Che abbia consenso non dimostra che non sia populista.
    2) Non ho detto che ce ne sia bisogno. Ho detto che sarebbe l’unica conseguenza logica di un tale livello di insofferenza se fosse reale e pensato.
    Lo trovo un pensiero meno scemo di quello che mi dice che per abolire la casta che fa le leggi serve una legge.
    3) Quindi per te “vaffanculo” è l’alternativa logica alle inascoltate buone maniere? E non è demagogia, questa?
    4) E questo invece non è populismo?

  6. Mi sono permesso di seguire il link alla lettera della Gabanelli, il cui parere completo mi interessava conoscere (e che devo ammettere mi ha stupito), trovandomi spedito sul blog di Grillo che l’ha pubblicata.
    Già che ero lì mi son detto “Ma sì dai, han ragione tutti, leggiamoci ‘sti commenti così approfondiamo la composizione di questa eterogenea massa di nuovi attivisti senza parlare sempre per pregiudizi”.

    Ecco, devo ammettere che dopo i primi 50 ho cominciato a saltarne un po’ leggendoli a caso, quindi in effetti il campione continua a non essere fedele perché probabilmente ho avuto la solita sfortuna di non beccare, poiché appunto saltavo, quelli che contenevano qualcosa che testimoniasse e stimolasse approfondimento, ma dopo questa immersione nel popolo di Grillo mi tocca riaffermare che di vuoto assoluto si tratta.

    Si passa da quello che pubblica il suo personale programma diviso per punti, tra i quali internet gratis per tutti e votazione delle leggi direttamente in mano al popolo attraverso appositi siti internet dove votare l’approvazione o l’abrogazione delle suddette, a quello che si dice indignato per aver saputo durante il V-Day questa cosa di tale Aldrovandi, da quello che espone la sua teoria secondo la quale TUTTE le aziende nel mondo mantengono i bilanci in perdita perché servono per riciclare denaro sporco a quello che spiega il silenzio del cavaliere con “la paura che dopo il V-Day lo attanaglia”.

    Mi fermo, perché l’elenco potrebbe essere lungo almeno quanto il numero dei commenti che vi si trovano, ma direi che lo sforzo di ascoltarli richiesto nel post io posso dire di averlo fatto.

    Ora se qualcuno avesse voglia di indicarmi, tra i commenti da me saltati, quelli che mi avrebbero dovuto far capire che di importante sostanza che merita approfondimento si tratta, glie ne sarei grato, altrimenti mi tengo la mia convinzione che questi fino a ieri fossero tutti al bar e che per questo oggi quando parlano di informazione citino capitan ventosa e pace per tutti.

  7. questa strana alleanza fra la stampa e la politica ci spingerà come lemming disperati tra le braccia dei preti.E comincia ad avere un senso la frase di Canetti secondo cui “qualsiasi satrapo in confronte alla chiesa rischia di fare la figura dello sprovveduto”.Qualcuno pagherà il conto o dormirà male(e dire che volevamo solo un po di informazione disinteressata,qualche concorso non truccato e le stesure dei piani regolatori non inficiate dalle esigenze speculative di qualcuno)

  8. diamonds, ti sei allargato fino ai preti?
    Ormai si va a tentoni. C’è un mondo che ha urgente bisogno di parlare di massimi sistemi e di additare ai lupi cattivi.
    Senza saper leggere nè scrivere.

  9. “Perché se la situazione è quella che racconta Grillo, se la gravità dello “stato dello Stato” è tale da scegliere come slogan “Aboliamo i partiti”, frase tutt’altro che lieve, allora significa che la situazione è da lotta armata, non da colorata manifestazione di piazza.”

    Il punto, Broono, è proprio questo. E il tuo spunto sui “bastoni” l’avevo compreso e, in un certo senso molto autocritico, condiviso. Perchè se leggi il blog di Grillo quotidianamente, avresti percepito un’implicita incazzatura di un nichilismo totale e rassegnato, con diretta e onesta conseguenza quello di cui parli tu.
    Personalmente credo che il “Vaffanculo” sia, come scrive Joe, l’ultimo disperato tentativo di cambiare le cose, di cercare un rimedio che coinvolga, ancora civilmente, tutti.

    Quello che non condivido delle tue parole, è quando sostieni che la superficialità stia nei sostenitori di Grillo che invece ha il merito di approfondire i temi che affronta. Io credo invece che, con tutti i limiti di chi s’inventa politico o attivista sulla scia di un’entusiasmo magari molto ingenuo e sprovveduto, si possa anche invertire il discorso. Perchè Grillo per primo sa di non poter intervenire direttamente a livello politico (nè di volerlo fare), se non nel promuovere un movimento. Chi lo segue dovrà, per forza di cose, darsi da fare seguendo non direttrici programmatiche (sarebbe un partito) bensì principi condivisi: semplici, comprensibili e, in qualche modo, rivoluzionari, perlomeno in una nazione dove, specie a livello politico, la questione morale sembra essere stata cremata, e dove la società civile vive la politica con la partecipazione tributata ad un reality.
    Un amico cui Grillo non piace, pochi giorni fa mi faceva notare come uno dei difetti più pericolosi del comico sia, nel suo pseudo-messianesimo radicale, parlare di 100 temi a spettacolo senza riuscire ad approfondirne seriamente nemmeno uno. Critica più che condivisibile, se si riflette sul problema sollevato. E credo che Grillo proprio questo sappia: lui non ha mezzi nè voglia per cambiare le cose una ad una, vuole semplicemente innescare un processo dove persone ormai distanti dalla politica tentino di riavvicinarsi con tutti gli strumenti che la democrazia concede loro.

    Questo è quello che fanni i grillini nei consigli comunali, hanno fatto nelle piazze, faranno, spero, a livello politico. Perchè l’antipolitica di Grillo in realtà è la più radicale e sincera forma di politica che ci possa essere. Partecipazione popolare, con tutti i limiti e i difetti che da sempre ne possono scaturire. Nessuno vuole seriamente “abolire i partiti”, ma solo cogliere una provocazione che colpisce nel segno.

    Per quanto riguarda i commenti del blog, ti assicuro che non li leggo quasi mai, per due motivi: il loro numero li rende ingestibili per chi non ha giornate libere di 50 ore, il loro tenore medio è, come scrivi tu, di una pochezza imbarazzante.
    Ma siamo sicuri che il “grillino medio” sia, o debba essere in prospettiva, quello che perde le proprie giornate a discutere in una realtà virtuale, e non quello che, lontano da uno schermo di computer, legge, s’informa, raccoglie firme, discute e si organizza per cambiare qualcosa di
    reale?

    ciao, strangeblog

  10. Tu dici “Perchè se leggi il blog di Grillo quotidianamente, avresti percepito un’implicita incazzatura di un nichilismo totale e rassegnato, con diretta e onesta conseguenza quello di cui parli tu.”
    Perfetto, quindi stiamo dicendo che la conseguenza da me prospettata non solo non è fuori luogo, ma è addirittura logica e onesta.
    Ed è quello che volevo dire dicendo che non la promuovo, semplicemente se ascolto Grillo mi chiedo perché non arrivi fino a quello che dovrebbe essere il punto finale logico e onesto dei suoi discorsi, che è (dovrebbe essere), per logica appunto, la lotta armata.
    Mi chiedo perché si fermi un attimo prima, una virgola prima di quella che renderebbe tutto ciò che dice coerente o comunque comprensibile.

    Quello che del discorso (…) di Joe non condivido è che lui affianca il “Vaffanculo” al legittimo e umano sfogo prima del pacato divorzio legale e lo distanzia dall’uxoricidio che rappresenterebbe la mia ipotesi, mentre io ritengo che “Aboliamo i partiti” sia appunto più simile all’uxoricidio e mi pare che a livello di radicalità dell’intervento sia più realistica la mia interpretazione, a meno che non si dia per scontato che tutti quelli che hanno ascoltato “Aboliamo i partiti” abbiano saputo fare distinzione tra iperbole da cabaret e reale contenuto sul quale costruire.
    A leggere i suoi commenti direi di no.

    E qui entriamo nel tuo discorso sulla composizione di chi lo segue.
    Posso continuare a essere scettico?
    “Ma siamo sicuri che il “grillino medio” sia, o debba essere in prospettiva, quello che perde le proprie giornate a discutere in una realtà virtuale,”
    Personalmente sì, ne sono sicuro, perché quello che “lontano da uno schermo di computer, legge, s’informa, raccoglie firme, discute e si organizza per cambiare qualcosa di reale” dell’esistenza delle liste civiche ha sempre saputo, dei problemi dell’italia ha sempre saputo, delle falle del meccanismo ha sempre saputo e se non è intervenuto prima è perché nel suo personale percorso l’intervento o non è oggi o non è quello proposto da Grillo, non perché non sapesse che esistono le liste civiche.
    Quelli che lo scoprono oggi e che prendono sul serio uno che si impegna a legittimare con un bollino una roba che io e te volendo stasera possiamo avviare senza il permesso di nessuno, sono persone che fino a ieri, e oggi compreso, non hanno mai saputo come funziona la repubblica.

    Ecco perché è populista tutto questo.
    Perché prende una massa di gente che non sa che una lista civica non ha bisogno di nessun bollino, che fino a ieri ha scelto di ignorare tutto ciò che accadeva fuori dal proprio salotto e dice loro che da oggi possono governare, possono decidere, possono espugnare.

    Va bene, ci sto, lo si faccia.
    Ma si espugni, però.
    Perché uno può anche puntare a utilizzare la pancia della gente, ma lo si faccia chiamandola pancia, non cervello.
    E la massa la si chiami massa scorreggiona, non massa pensante.

    E la lettera della Gabanelli, se l’ho letta correttamente, fa esattamente questa distinzione.
    Perché se per lei fossero mossi dal cervello, non sarebbe preoccupata dall’eventualità che “un giorno a trascinare centinaia di migliaia di persone in piazza potrebbe esserci qualcuno di diverso da un comico”.
    Dove il motore adunante è il cervello non c’è quel rischio.
    Se c’è quel rischio, significa che il motore adunante non è il cervello, è la pancia.
    E dove c’è pancia può arrivare chiunque e trascinarti dove vuole.
    E io tra essere governato da dieci ladri o da mille ignoranti, sceglierò sempre la prima.
    Se non altro posso trattare.

  11. vado a gattoni verso il Bar Xanadù Virginia.Ma aspetto sempre quelle risposte che le istanze di uguaglianza formale e sostanziale sancite nell’articolo 3 della Costituzione Italiana non hanno trovato altrimenti fino ad ora

  12. Capisco il tuo punto di vista, probabilmente molto più pragmatico di quanto sia il mio, per certi versi. Quello che però continuo a sottolineare è che la disperazione altrettanto nichilista da cui muove Grillo è spesso chiaramente provocatoria, quindi lo sfottò urlato, come dici tu alla pancia, è solo un mezzo per suscitare qualcosa d’altro. E non mi sembra in questo di ravvisare una contraddizione.
    Voglio dire: se davvero uno è convinto che non c’è più nulla da fare, non ha nemmeno bisogno dello slogan o del capopopolo per decidere cosa fare. Se uno invece dorme di fronte a una realtà dove l’inedia si respira come l’aria, può darsi che abbia bisogno di un riferimento per svegliarsi. Dopotutto la stessa adesione per un partito può definirsi in una maniera simile: riconoscersi in valori entro cui ci si riconosce, e intraprendere un percorso coerente e impegnato. Nulla di male.

    Personalmente reputo il grillino medio molto al di sopra di quanto lo possa considerare un Mazza qualunque, ovvero uno incapace di capire che “abolire i partiti” è uno slogan letterale e non provocatorio. Ma non è questione di numeri, piuttosto di gesti. Gesti, non commenti. E qui vengo al punto.
    Prova a immaginarti dei commenti aperti e catalizzati intorno a un unico riferimento internettiano di un qualche partito. Sono certo che la stragrande maggioranza dei commenti sarebbe del tenore “terun di merda, forza vesuvio!” (versione leghista) “comunisti di merda dovete venire deportati e sterminati tutti” (versione destra) “fascisti del cazzo vi appenderemo tutti” (versione sinistra). Mi sembrerebbe quasi normale, considerati quanti perditempo ignoranti non fanno altro che commentare giorno e notte su blog e siti vari senza neanche sapere cosa scrivono.
    Ma quella, sinceramente, è gente che non mi fa neanche paura, perchè nelle piazze non ci scende neanche in sogno.
    Quella di cui parli tu, massa in quanto tale inquietante e ignorante (e in questo ha ragione la GAbanelli), può diventare nient’altro che l’inizio di una nuova consapevolezza del sè, da realizzarsi lontano da adunate, comizi o internetpoint.
    E’ questo cui mira Grillo, per quanto toni e metodi siano spesso criticabili (quella del bollino, ad esempio). Ma non sottovaluterei a priori 300 mila persone, spero giovani, che si coinvolgono in qualcosa che di ideologico secondo gli schemi arcinoti e ammuffiti, non presente un bel niente (non mi sembra razionale dare a tutti un “bollino” come cerca di fare Facci col suo articolo. E altrettanto populista).
    Credo che tutto questo possa racchiudere sia quanti politicamente impegnati lo sono da sempre, sia quanti non avrebbero mai creduto di poterlo, un giorno, essere con entusiasmo.

    “E io tra essere governato da dieci ladri o da mille ignoranti, sceglierò sempre la prima.”

    Scelgo i secondi: almeno hanno qualche possibilità di cambiare.

    strangeblog.

  13. Questa volta ti rispondo partendo dalla fine.

    Scegli gli ignoranti, dici, perché almeno hanno la possibilità di cambiare.

    Giusto, giustissimo, legittimo.
    La differenza è che io ho specificato che mi riferivo a chi mi governa, non a chi mi governerà.
    Allora come te sono certo che un ignorante possa comunque sempre migliorare, ma per preferirlo a un ladro, preferisco attendere che abbia completato la trasformazione e sia uscito dall’ignoranza.

    E qui torno a bomba alla virgola mancante nei discorsi di Grillo.
    Tu non puoi far credere alle persone che lo stato può essere gestito dal basso, dalla gente, dalla massa, solo perché gli attuali gestori eletti non stanno facendo il loro lavoro.
    Non puoi far credere questo perché questo non sarebbe democrazia.
    E chi ti crede, chi ti segue ANCHE nelle esternazioni cabarettistiche, se non ti ferma per dirti che va bene i contenuti ma la cacciata dal palazzo no, quello non è democrazia, allora significa che è ignorante O che è felice di seguirti nella costruzione di qualcosa che non è democratico.
    Perché che “democrazia” significhi potere alla massa, là dove per potere si intende potere decisionale non elettivo ma legislativo, è una roba alla quale può credere giusto chi fino a ieri, appunto, è stato al bar.
    Manco negli USA, campioni di elezioni dirette dei rappresentanti, il “popolo” ha potere di intervento diretto sulle decisioni se non, come noi, sotto elezioni.

    Allora non puoi prendere centinaia di migliaia di persone esasperate e muoverle tenendole per la pancia senza prenderti la briga di spiegare loro che “Legge di iniziativa popolare” non significa potere al popolo, non significa aboliamo i partiti, non significa i politici tutti a casa.

    Non puoi farlo perché mettere nello stesso “spettacolo” quei due concetti sapendo che non molti sapranno distinguerli come inaffiancabili è disonesto, è strumentale e infatti tutti quelli che i meccanismi li conoscono e sanno riconoscere quando una cosa è strumentale ti chiedono di chiarire strumentale per ottenere cosa, ti chiedono di chiarire quale sia il tuo reale obiettivo perché quello che indichi tu come obiettivo, se privato della componente “rivoluzione” che nelle tue parole non compare mai ma che non può che essere la partenza unica possibile di un percorso di cambiamento radicale come quello che proponi tu, in un percorso democratico non è realizzabile se non in un numero di anni che certo non coincide con l’esasperazione che tu stai usando come motore di movimentazione immediata.

    Ed è per questo che chi “pensa”, indipendentemente dalla parte politica alla quale appartiene, ti guarda con il sospetto tipico di chi si rende conto di aver davanti uno che non la sta raccontando tutta, perché se al suo pubblico puoi attribuire la scusante dell’ignoranza dei meccanismi, a lui no, questa scusante non la puoi attribuire.

    Qui sta il populismo.
    Non ti spiego bene come funziona ma fidati di me e fai ciò che ti dico, vedrai che li mandiamo a casa.
    E tutti in coro “Li mandiamo a casa! Li mandiamo a casa! Aboliamo i partiti!”

    Beh un sistema politico risultato di 60 anni di evoluzione (involuzione) non lo scardini con una lista civica, nemmeno se è grande quanto la luna.
    Lo scardini con una rivoluzione, armi al popolo, o con una dittatura, armi ai militari.
    Altre vie brevi quanto quelle proposte da Grillo quando ha scelto di rivolgersi a gente che vuole una soluzione imemdiata non ce ne sono e chi te le vende come possibili sta facendo demagogia, non conosce la democrazia, o sta mentendo.
    In tutti e tre i casi, se questo crea un seguito di qualche centinaio di migliaia di persone, una buona parte dei quali politicamente ignoranti, non è una cosa positiva.

  14. ma c’è un piccolo particolare.Come ho già avuto modo di scrivere da qualche parte,l’unico fan della prima ora di Grillo che conosco intimamente è il cervello più brillante che mi sia capitato di incrociare.Uno a cui i situazionisti della scuola di Francoforte avrebbero telefonato ogni giorno nella speranza di ottenere udienza(sto romanzando.Ma solo un pochino).Se la media dei groupies di Beppe è quella il tuo ragionamento “tecnicamente perfetto” salta

  15. “diventi il mio candidato naturale per l’assemblea costituente”

    Manco sotto tortura.
    :)

    “Se la media dei groupies di Beppe è quella il tuo ragionamento “tecnicamente perfetto” salta”

    Beh, mica dico che solo degli ignoranti possano seguirlo.
    In ogni corrente politica, anche le più estreme, si trovano menti davvero capaci che per affinità di obiettivi o di strategia, si allineano a ciò che ad altri appare persino stupido.

    Non ho dubbi che le idee di Grillo possano far presa anche su persone con un’intelligenza e una cultura sopra la media.
    Essendo io abbondantemente sotto quella media non mi permetterei mai di negare questa possibilità solo perché io non concordo con quelle idee, sarebbe un momento di rara presunzione.

    Ma uno o due grandi pensatori non decidono il corso di una massa, se quella massa si muove di pancia.
    Ecco che diventa importante la tua domanda finale.
    Il tuo amico fa media?
    Se sì, hai ragione, il mio ragionamento, per quanto formalmente magari corretto, non è applicabile a questo caso.
    Se no, come penso e come appare ascoltandone “la media”, il tuo amico in realtà non sta condividendo le idee di Grillo, ma ne sta auspicando le eventuali conseguenze alle quali si può aspirare anche senza concordare con i mezzi.

    In casa mia, cresciuti seduti a tavola su pile di Lotta Comunista, quando comparì la Lega si votò per loro (non io).
    La motivazione non era l’affinità con le idee della Lega, ma il condiviso obiettivo di caos che il loro ingresso sulla scena avrebbe generato.
    Allora anche senza concordare con le idee, ci si unì a chi ne consentì l’elezione, perché l’obiettivo (l’inserimento di un fattore destabilizzante in un meccanismo che si voleva far saltare) era comune.
    Assoluta discordanza di posizioni, momentanea concordia sull’opportunità da non perdere.

    Con Grillo è la stessa cosa.
    Ci saranno sicuramente persone molto intelligenti che, pur dissentendo, sono felici per quello che sta succedendo, anche soltanto per il fatto che un sistema come quello italico è “mettibile in crisi” anche solo inserendogli un comico particolarmente bravo a tirar su gente incazzata e per questo se auspicano la crisi del sistema, fanno il tifo per il Grillo della situazione.
    Per ciò che genera, non per ciò che è.

  16. se ci infiliamo nel ginepraio delle ipotesi relative al tempismo dell’affondo di Grillo finiamo in un cul de sac pericoloso Broono.Mi piacerebbe sapere che aria tira all’interno del movimento ma l’impossibilità di ricevere una risposta telefonica sincera(chi sa intendere intenda)mi lascia alla finestra.Piuttosto,sono rimasto contrariato vedendo su blob Grillo ridicolizzare Rina e altri trinacriaci come se stesse cercando di dimostrare che i mafiosi siano solo una rappresentazione teatrale.Spero solo di aver frainteso.Salud(“corrono corrono sulle colline”)

  17. Beh…ginepraio mica troppo.
    E’ anzi tutto molto semplice e lineare.
    Il tempismo dell’affondo di Grillo spiega per esempio il silenzio del Cavaliere che tutto ha interesse a fare tranne che qualcosa che possa deviare anche di un solo centimetro il corso di questo fiume che per certi obiettivi sta andando benissimo autonomamente, in una maniera che a volerla programmare nessuno ci sarebbe riuscito così bene.
    La “discesa in campo” di Grillo a una settimana dalle primarie del PD starà facendo scorrere fiumi di champagne in più di una villa.

    La rappresentazione di Riina me la sono persa, ma sono certo che ormai lo vedremo affrontare quotidianamente ogni tema, vedi ieri i Rom, come fosse uno al quale adesso l’intero mondo chiede ogni giorno di dire la sua.
    Dopo Bagnasco il papa e Montezemolo, da oggi alla lista dei pareri “Mai più senza” su ogni voce dell’agenda di governo si aggiunge anche Grillo.

  18. Il vero problema è capire quali sono le reali intenzioni di Grillo.
    Credo che neanche lui sappia bene quali siano ma immagino che in questo momento si stia divertendo un mondo.
    Sicuramente continuare a ripetere che destra e sinistra sono uguali(non sarà granchè ma io mi tengo bersani e cedo volentieri calderoli) che fa tutto schifo, che bisogna prenderli a calci nel sedere,che ci sarebbero dei confini sconsacrati(qualche goccia di valium all’autore di quel post)non aiuta a gettare le basi per quella rinascita culturale di cui l’Italia avrebbe un disperato bisogno.
    La filosofia del meno peggio continua a farla da padrona.
    Siamo arivati al punto che anche nella contestazione si pretende che ci si turi il naso e si stia(in questo caso) con Beppe Grillo.
    Perdonatemi ma penso sia chiedere veramente troppo.
    Filippo

  19. @ Broono: L’esempio sul valore e la visibilità ottenuti dalla Lega Nord nei primi anni ’90 è calzante e indicativo. Confermo che anch’io ho assistito in famiglia a ex-post comunisti simpatizzare con la forza dirompente (rivoluzionaria?) di quel movimento, molto più allargato di un semplice partito. Finito come sappiamo.
    Il punto è, sempre e solo, sulla affidabilità data al movimento che si genera, che perlomeno nel caso di Grillo si vede investito di un coinvolgimento diretto, molto lontano da vere e proprie linee programmatiche (per quanto il rischio vi sia, eccome, e qui dò ragione a chi critica di Grillo il quotidiano menù messianico), si vede dire dal non-più-comico queste parole: “La politica dovete essere voi”. Fraintendimenti o meno (chiaro che qui si gioca la partita: tra il mio ottimismo e il tuo pessimismo, entrambi giustificabili), la cosa mi sembra comunque distante dal “far credere alle persone che lo stato può essere gestito dal basso, dalla gente, dalla massa, solo perché gli attuali gestori eletti non stanno facendo il loro lavoro.” (Broono)
    Piuttosto a me pare un coraggioso, disperato e appassionante tentativo di ricordare che la democrazia, oltre che rappresentativa, deve essere partecipativa. Nulla più.
    Criticabili i toni, i discorsi, le scelte “strategiche” grillesche, ma l’intento per cui apprezzo tutto questo Vaffanculismo è, molto ottimisticamente, il suo ricordarci qualcosa che nessuno (men che meno i partiti) hanno intenzione a ricordarci.

    Inoltre, speranza probabilmente eccessiva, vedo in quel Aboliamo i partiti la possibilità di ridicolizzare una politica prettamente italiana che non vuole darsi alcuna via d’uscita dalla battaglia della modernizzazione e dell’emancipazione dall’ideologia. Tutto è perenemmente riformismo in fieri, scelta di nuove strade/slogan/target/correnti/nomi-di-partiti senza nessuno che veramente dimostri l’intenzione di innovare con radicali e dolorose, ma necessarie, soluzioni di continuità (il prossimo candidato di riferimento per la sinistre è uno che guarda come modello a Kennedy, di questo passo nel III millennio ci entriamo nel 3000).
    Abolire i partiti significa, forse, a un livello più elevato, dire basta a convegni di destra o di sinistra dove queste parole non hanno significato, se non quello di promuovere un’incrollabile gerarchia interna ancorata a schemi e uomini di riferimento completamente slegati dalla realtà di un’ideologia situata altrove.
    Ma forse questo è un altro discorso.

    @ Diamons: Grillo ama esprimersi attraverso geniali iperboli. Ieri sera su Rai2, durante “Confronti” quel genio di Moncalvo commentava fingendo la sagacia di un bambino di 3 anni gli estratti dagli show di Grillo dove il comico diceva di voler “votare Berlusconi”, o che “in galera dovremmo andarci tutti noi (che per anni abbiamo ignorato l’esistenza di tangentopoli). Perfino Tremonti in studio sembrava imbarazzato.
    Ridicolizzare Riina (simbolo del Male) in confronto ad un politico che ruba, iperbolicamente fa ridere e, ai fini del discorso, è funzionale.
    Altro discorso si può fare sull’uscita a proposito dei Rom, dove non si trova uno straccio di iperbole. Ma anche questo è un altro discorso.

    ciao, strangeblog.

  20. Inoltre, a mio giudizio, quello intelligenti vs stupidi nell’analisi del movimento è un finto problema. O meglio, è un vero problema comunque estendibile a qualunque livello, come ho già scritto, compreso chi raccoglie firme per un referendum contro la pensa di morte, o chi va all’assemblea costituente di un nuovo partito, o chi si riunisce in piazza per chiedere la liberazione di un giornalista rapito.
    Lo stupido (da intendere come uno che non sa ma preferisce esserci comunque, a prescindere dalla consapevolezza degli effetti della sua azione) è fisiologico alla piazza, perchè una piazza piena “merita a prescindere”.
    Ma i processi di cambiamento passano anche per un’educazione dal vivo, comunque essa avvenga, di uno che non sa ma impara, o che non sa ma sbaglia fino a sbattere la testa contro un muro, o che si guarda finalmente intorno in una piazza piena di gente anzichè in una stanza piena di tv.
    A meno che non si sia ottusamente convinti che trattasi esclusivamente di “amebe annichilenti”, ma la cosa mi sembra un tantino demagogica e fascista, soprattutto se lo si sostiene à la Facci, in poche righe, senza argomenti, a prescindere.
    (se nel mio post ho citato i commenti di Broono è perchè le sue erano argomentazioni logiche, complesse e articolate)

    s.

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