I am back to save the universe

Fino a ieri la notizia era: i Radiohead stanno registrando un album
senza avere un contratto con una casa discografica. Oggi la notizia è
che l’album è pronto, si intitola In Rainbows, ma loro continueranno a fare a meno dell’ingombrante tutela di un’etichetta, grande o piccola che sia.
Chi oggi si reca sul sito della band può prenotarsi per ottenere In Rainbows direttamente, secondo due modalità alternative.
Se siete dei fan sfegatati o degli audiofili persi, pagando circa 58 €
si ottiene il diritto a scaricare i file del nuovo album a partire dal 10 ottobre, e a ricevere
successivamente a casa, un paio di mesi dopo, il cosiddetto discbox,
cioè una confezione contenente il CD-Audio di In Rainbows, un secondo
CD-Audio contenente altri brani inediti e immagini, e una seconda edizione dell’album su doppio vinile.
Ma ora viene il bello. Se vi accontentate di scaricare i file dal sito,
potete farlo al modico costo di… quello che volete. Proprio così,
l’offerta è libera. Potete remunerare l’artista con la cifra che potete
permettervi e vi sembra opportuna.
E’ indubbiamente una mossa rivoluzionaria, ben al di là degli acerbi tentativi di chi ha lasciato filtrare i propri brani tra i fans o ha fatto allegare il proprio disco a un quotidiano. Qui i Radiohead stanno dicendo, senza possibilità di
equivoco, che la loro musica è di tutti, e che chiunque può usufruirne
senza problemi. C’è da scommettere che sarà una mossa vincente e che
tra contributi liberi, vendite del discbox e concerti incasseranno molto più di
quanto avrebbero ottenuto affidandosi alla distribuzione di una major del disco. Dicono che i musicisti rock
non possono cambiare il mondo, però questa è una novità che potrebbe cambiare molte cose, e non solo all’interno del mondo della musica. Che siano le avvisaglie di quella nuova economia che molti sognano ma che stenta a nascere?
(Due critiche. Si paga solo in sterline, il che costringe a calcolare il cambio in euro. E non hanno indicato in che formato saranno i file da scaricare. Ma immagino che ci sarà ampia scelta.)

Qualche giorno fa ho intervistato al telefono
un vecchio arnese del rock’n’roll come Francis Rossi degli Status Quo.
Mi ha detto: “Se le case discografiche sono in declino è perché hanno
guadagnato troppi soldi. Gira troppo denaro, c’è gente che pretende di
girare il mondo in jet e trovare pronti in ogni città il suo
cibo preferito, il suo drink preferito e una prostituta a disposizione.
Mentre i giovani artisti hanno sempre meno occasioni. È necessario
trovare un diverso equilibrio.” Come dirlo meglio?

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8 Comments

  1. Pure io sono d’accordo che la mossa è bella, è nuova, e forse è rivoluzionaria. Ma mi chiedevo: quanto pagherebbe una major per un disco dei Radiohead? Un milione di dollari? Tre? Mezzo? E quanto costa produrre un disco simile? E’ un’operazione che si gestisce nello studio privato con un MacBookPro o ci vuole qualcosa di più? Insomma, a che cifra arriva il punto di pareggio per un’operazione simile?

  2. Non ho idea di quale sia il punto di pareggio. Di certo mi hanno convinto. Pagherò una cifra che in altri momenti avrei ritenuto folle (58€ !!!) perché sono un fan sfegatato ma soprattutto perché penso che l’iniziativa sia delle più meritevoli.

  3. bene. e con i cinquantotto euro che tu paghi per box e controbox io posso permettermi di pagarlo due sterline. senza avere il senso di colpa di lasciare il povero yorke in mezzo ad una strada.
    l’esperimento è interessantissimo, sarebbe curioso sapere “quanto costa” un disco dei radiohead ai radiohead.

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