Dopo il grande successo de "I miei dieci anni a pilota automatico", Kilgore Trout sconvolge l'America con il suo secondo, attesissimo romanzo.
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L'avete mai fatto in una vetrina? Io l'ho fatto lunedì pomeriggio. Non è stata, peraltro, l' esposizione più imbarazzante a cui ho sottoposto la mia faccia di tolla, in svariati anni di patacate, anzi. Le nostre amiche libraie qui, a...
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Ce lo meritiamo, il padrone
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La settimana in cui le veline sono andate al governo
Macchiaradio tra il punto G e il fattore X
La settimana dove tutti avevano una scusa per scrivere "I redditi 2005 degli italiani sono online"
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Il primo libro (e il blog) di Guia Soncini
Donne nude gratis!
E' uscito Hitler (si spera per sempre, dalle nostre vite)
Philips premia i blogger "senza pelo" con Bodygroom
Su MyPixMania, 40 foto stampate gratis [sponsored]
Sony Vaio Serie FE [sponsored]
Assonanze (Trittico del buonumore)
Nuovi fascismi
Roma, bel suol d'amor
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La dodicesima domanda
Una questione di punti di vista
Netscappano. Ma poi tornano.
Hi, I'm a mac
Dopo il grande successo de "I miei dieci anni a pilota automatico", Kilgore Trout sconvolge l'America con il suo secondo, attesissimo romanzo.
Maurizio Crozza, alla fine, è un gran paraculo. Non è un satiro: è un comico. La satira va contro il potere, il comico deve solo far ridere. A me ogni tanto fa ridere, ogni tanto no.
Piacere a Berlusconi e a Veltroni, come sta capitando a lui, è il successo di un comico, ma è la doppia sconfitta di un satiro. Crozza è uno attentissimo: ogni suo squilibrio fa parte di un equilibrio.
Vi racconto un episodio.
Anni fa, un lunedì dell'ottobre 2003, fui invitato alla trasmissione La grande Notte di Raidue, condotta da Gene Gnocchi. Parentesi: non sapevo di che trasmissione si trattasse, mi avevano detto che avrei fatto «il giurato» (da dietro una scrivania e un bancone, pensavo) e feci la cazzata di andarci con le infradito. Qualcuno purtroppo se lo ricorderà.
La trasmissione comunque non era in diretta, e a un certo punto Crozza imitò Igor Marini (remember?) che in quei giorni era in galera. Comunque sia andata a finire la cosa di Igor Marini (non è questo il punto) il medesimo si trovava in carcerazione preventiva: e la satira su un presunto innocente, che magari poteva guardarsi quella trasmissione dal carcere tra le prese per il culo degli altri galeotti, io non solo non l’avevo mai vista, ma mi sembrò ignobile.
Quando toccò a me intervenire, perciò, feci una piazzata spaventosa, e nello studio cadde il gelo con Gene gnocchi palesemente imbarazzato. Molto imbarazzato.
Morale: più tardi, a casa, mi telefonò Maurizio Crozza con il cappello in mano. Mi disse che aveva sbagliato a fare quell'imitazione, e che infatti non l’avrebbero mandata in onda. L'avrebbero tagliata; mi chiese cortesemente di non farne parola con nessuno e soprattutto di non scriverne. Alla Rai c'era il Polo, sapete. Un tono strisciante, quello di Crozza, che invero mi colpì: mi fece così pena da farmi rinunciare al pezzo che avevo preannunciato al Giornale. Litigai persino col direttore, Belpietro, che il pezzo l'aspettava.
Lo spezzone infatti non andò in onda e nessuno ne seppe niente. Fui di parola.
Oggi è passato un sacco di tempo e questo episodio, peraltro non sconvolgente ma indicativo, posso anche raccontarlo.
voglio solo dire che quando rivedo Maurizio Crozza tutto burbanzoso, in Tv, penso, e sono certo, che in fondo, da qualche parte, non può che essere lo stesso mollusco di allora.
Il 1985 lo ricordo come un bel momento, un anno al centro di un'epoca discretamente spumeggiante. Qualcuno trova rassicurante fissare boe temporali, pietre incise da noi stessi in certi punti del percorso: fino a quel momento mi sentivo così, quell'incontro mi ha portato da questa parte, più avanti ho sostato, quel dosso mi ha fatto capire che un ciclo si era concluso.
Nell'85 avevo 23/24 anni, ero fidanzato, avevo pubblicato i primi lavori portati di persona nella psicologicamente-lontanissima Milano. Con l'intero Paese si guardava "Quelli della Notte", mentre ancora in (relativamente) pochi potevamo riunirci con gli U2 sotto un tendone. Dal cilindro sdrucito del Kremlino era sbucato Michail Gorbachev. Poteva essere davvero diverso da quelli che l'avevano preceduto?
Mi hanno proposto di farne uno.
Mi darebbero in cambio anche qualche soldo. Io non ne ho mai fatti, prima, perchè pensavo: preferisco vivere.
Ora non so se valga molto chiedervi se nel caso andreste a vederlo, perchè dalle risposte che potreste darmi risulterebbero esclusi tutti quelli che andrebbero a vederlo solo perchè mi odiano, coloro che cioè non l'ammetterebbero mai.
Ho idea che siano tanti.
Boh. Ditemi qualcosa. Se vi va.
Touché cara Personadepressa.
La voce, ovviamente modificata, è la mia. Il playback asincrono è cosa voluta. Vuoi la guerra? E guerra sia.

"Portal" è un videogioco sparatutto: ai poco avvezzi al mondo dei videogames basti sapere che si definiscono "sparatutto" quei giochi alla Doom o Quake, nei quali fai "pam! pam!" a qualsiasi cosa si muova. Ciò che differenzia questo dagli altri è che anche qui si fa "pam! pam!", ma solo aver risolto un enigma per volta.
Vi risparmio la trama e ulteriori spiegazioni perché voglio arrivare al punto, e il punto, ovviamente, non è questo. I più curiosi potranno acquistarlo e giocarci sulla propria piattaforma preferita (PC, XBox 360, PS3: ce n'è per tutti).
Facciamo un salto alla Lucarelli (Carlo): lasciamo qui per un attimo il gioco e passiamo ad altro.
Jonathan Coulton è un cantautore folk trentaseienne newyorkese. Non sentitevi in difetto se non l'avete mai sentito nominare: diciamo che è molto apprezzato dalla critica e da una ristretta minoranza di suoi compatrioti.
Se vi dico che compone i propri brani utilizzando strumenti come ukulele, banjo, mandolino e armonica, e che i temi che tratta sono cose da geek come l'uomo che si involve in scimmia, i danni provocati dai batteri o scienziati pazzi che si innamorano delle proprie cavie, non vi sembrerà poi tanto strano.
Lui però produce molto e riscuote un certo successo tra i fan del genere.
Si è appena esibito a Seattle, Jonathan Coulton, e sta ricevendo i complimenti di alcuni fan nel proprio camerino, quando qualcuno di questi gli dice che lavora per la Valve, un'azienda che produce videogiochi, e che sarebbe bello fare qualcosa assieme.
Coulton dice sì e ancora non sa che gli stanno chiedendo di collaborare alla realizzazione di un episodio della serie "Half-Life", il suo videogioco preferito, su cui ha passato ore ed ore.
In sostanza, sembra fare di tutto perché non la si riesca ad acoltare.
Poi fa di peggio: va in studio di registrazione con Ellen McLain, l'attrice che presta la voce al computer nel gioco, le consegna il testo, e le chiede di cantare in modo personale e asciutto, mettendoci meno passione e meno emozioni che può.
Per finire, come se non bastasse, applica alla parte vocale un effetto che fa sì che le frasi del testo sembrino pronunciate da un computer. Una roba tipo "Frangetta", per dire.
Siamo a oggi. La canzone di intitola "Still Alive", e va da sé che chi ha intenzione di acquistare il videogioco non dovrebbe ascoltarla, a meno che non voglia conoscere alcuni dettagli del finale.
Ebbene, può succedere che in un mondo sempre più fatto di bytes qualcuno decida di videoregistrarli, questi benedetti titoli di coda, e di renderli diponibili su YouTube.
La storia finisce così: nell'arco di un solo mese più di un milione di persone ascoltano "Still Alive" e, come riporta l'insostituibile Giavasan, il brano guadagna, incontrastato, la testa della classifica delle "melodie più orecchiabili dell'anno".
All'undicesimo ascolto, conoscendo ormai parole e musica, credetemi: posso confermare che lo è.
Il video dei titoli di coda, con tanto di colonna sonora, lo trovate in alto sulla destra.
Per ascoltare soltanto la canzone (ad una qualità audio maggiore), utilizzate invece il player qui sotto, ricordando che Coulton distribuisce i propri brani sotto la licenza "Creative Commons Attribution NonCommercial 3.0".
Mi ero ripromesso di non farne più cenno, lasciare che la mota instabile della Rete ingoiasse anche lui, fra le mille digestioni silenziose che compie ogni istante, ma la "dodicesima domanda" ha fatto scattare il congegno.
"Almeno una dozzina di esseri umani me ne deve chiedere conto" - aveva sibilato la mia parte più ossessiva - "altrimenti il Calendario di Net To Be non lo voglio più nemmeno nominare". Ma nel corso di questi mesi la sporca dozzina pian piano si è formata e io prendo da sempre sul serio le mie nevrosi (a Clarence Giuseppe Genna e io ce le porgevamo a vicenda, infatuati in particolare dell'ossessione per i nani monociliati e Fred Astaire).
Questo post è dedicato a tutti i blogger e le blogger che hanno voglia di vincere un Philips Bodygroom, il rasoio elettrico da uomo per depilarsi il corpo.
Per partecipare al concorso è sufficiente che scriviate un post ispirato al vostro rapporto con i vostri peli (se siete uomini) o con quelli del vostro partner peloso (se siete donne ma anche se siete uomini), ispirato alla depilazione maschile o che comunque sia in tema con il Philips Bodygroom e il suo utilizzo.
Potete parlare anche della bellezza maschile in generale ma con almeno un pelo di attinenza alla depilazione del corpo!
Nel post inserite un link alla pagina http://www.bodygroom.philips.com/it/it/ e il gioco è fatto.
Per segnalarlo a Philips potete mandare una mail con nome, cognome e permalink all'indirizzo bloggersenzapeli@bodygroom.it oppure attraverso la form online a questo indirizzo.
L'ultimo giorno per segnalare il post è il 30 novembre dopodiché una giuria composta da 3 persone del dipartimento marketing di Philips S.p.A., divisione DAP, deciderà a chi assegnare, in base a simpatia, umorismo e originalità del post, 10 Philips Bodygroom.
Se volete leggervi tutto il regolamento, il pdf è online a questo indirizzo
e i vincitori saranno segnalati sul sito.
Era parecchio tempo, confesso, che non ridevo così per una presa per i fondelli dei blogger.
E' stato necessario l'avvento della Persona Depressa.
Sia chiaro che da queste parti lo si apprezza incondizionatamente - in radio, in tv, come autore, tra poco al cinema - però non posso non rendervi partecipi di una questione su cui mi sono interrogato spesso, di recente.
E' la tipica domanda che si può porre uno come il sottoscritto, ovvero uno che ha bisogno di programmare con largo anticipo anche l'uscita per andare a buttare la spazzatura e a cui, se per caso viene imposto un qualsiasi tipo di scadenza, arriverà consegnare quel che deve giusto tre secondi prima del termine, non senza aver vissuto il countdown con la leggerezza e la serenità dei minuti finali di una puntata di "24" a caso.
La domanda è: "Dove lo trova Nicola Savino il tempo per fare tutto quello che fa?".

Non so voi, ma io ho trovato quella del Corriere della Sera di ieri, di dedicare un'intera pagina allo smascheramento di un noto quanto incautamente incensato truffatore, una scelta parecchio coraggiosa.
Un ulteriore approfondimento sullo stesso tema quattro anni fa, su Macchianera.
Inoltre, a giustificare il titolo del post - semmai ve ne fosse bisogno -, la corrispondenza privata del santo con una delle sue predilette:
Michele Brambilla aveva ragione, sul Giornale di ieri: nelle campagne contro la discriminazione dell'omosessualità c'è rimasto ben poco di choccante. Il messaggio è passato, e certa ostentazione del gay nella società ha talvolta le sembianze più di una strategia di marketing che di una campagna civile. Il problema è che negli anfratti più retrivi del nostro centrodestra, a mio personale avviso, permangono delle posture ideologiche che certe campagne continuano a giustificarle.
Nello stesso giorno in cui il vicedirettore del Giornale Michele Brambilla faceva osservazioni savie e prudenti, infatti, i giornali riportavano dichiarazioni allucinanti come la seguente di Luca Volontè dell'Udc: «Far credere che le pulsioni omosessuali siano una caratteristica innata, è un atto fuorviante e vergognoso sotto il profilo scientifico e sociale».
Ma fuorviante e vergognoso è solo Volontè, e beninteso sarebbero anche fattacci suoi e nondimeno dei vari Massimo Polledri (Lega) e Isabella Bertolini (Forza Italia) che sugli stessi giornali intanto biascicavano concetti similari pur di dire qualcosa: il problema è che qualcuno potrebbe pensare che l?opinione di tutto il centrodestra corrisponda a quella.
Se ne sentiva la mancanza.
Dopo anni di duro lavoro e di ambizioni frustrate qualcuno si è accorto della pena dei poveri blogger e con imperdonabile ritardo ha finalmente pubblicato il libro che racconta la loro storia.
So già che molti blogger sono riusciti a riversare su carta stampata il sudore del loro lavoro e molti che già sudavano su carta stampata hanno voluto secernere anche virtualmente aprendo un proprio blog, ma quest'opera, uscita in sordina, è diversa da tutte le altre perché a differenza di tutte le altre racconta di come il blog abbia cambiato la vita di chi ha deciso di aprirne uno.
Finalmente insomma, un'opera seria e approfondita che tramite la testimonianza diretta di chi vive la condizione di blogger, è in grado di introdurre anche il pubblico più disattento alle gioie, alle soddisfazioni e ai tormenti del magico mondo della blogsfera.
Un'operazione di sensibilizzazione dell'opinione pubblica che con semplicità e delicatezza affronta un tema ancora ostile per molti e offre in contemporanea la possibilità a chiunque di capire il perché alcuni affrontano una scelta di vita così estrema.
E ora un'unica raccomandazione, affrettatevi ad ordinarlo perché ancora la notizia non è stata pubblicata neanche sul blog che si è occupato della redazione di questa insostituibile opera ma non oso immaginare cosa potrà succedere non appena la notizia sarà di dominio pubblico, e poi oggi, solo per oggi e solo alle prime diecimila telefonate, in omaggio con una copia del libro anche una batteria di pentole completa e un paio di occhiali a raggi X per vedere le donnine nude.
Lo so, lo so: sostanzialmente non è che aggiunga questo granché a Firefox (anche se è ovviamente compatibile con tutti gli add-on, utilizzando lo stesso motore), epperò è stato più forte di me.
L'idea che la "N" del secondo browser che utilizzai su internet (partii con Mosaic, come molti) tornasse a girare sull'angolo alto a destra dello schermo, mentre le pagine vengono scaricate, era troppo allettante per un sentimentale tecnologico.
Netscape (in quanto programma di navigazione, ché la striminzita paginetta di notiziuole simil-portale dell'era new economy non è che abbia poi fatto questi sfracelli, in termini di mantenimento della popolarità del marchio) è tornato con la versione 9. Non so con quanto spazio gli sia rimasto per sgomitare, ma è scaricabile da qui (Win, Mac, Linux: ce n'è per tutti).
Siete di destra. Estremisti di destra. Tutti. Quasi tutti.
Sono di destra Wittengestein, Lebowsky, Ciccsoft, Alister, Checca, Ordine generale, Dabbenet, Discanto, Coupedetheatre, Ludik, Non è niente, Pizzeria Italia e persino io.
Sono di destra, estremisti di destra, anche Oliviero Toscani, Vittorio Sgarbi, Ennio Morricone, Gianni Vattimo, Ugo Nespolo, Roberto D'Agostino, Franco Ferrarotti, Renato Nicolini, Fulvio Abbate, Duccio Trombadori e chissà quanti altri.
Lo spiega, oggi, sulla prima pagina dell'Unità, quel noto genio che è Maria Novella Oppo:
No comment.
Anzì, sì.
P.S.: "Sono slogan mortuari che fanno pensare all'estrema destra" (Silvio Di Francia, assessore alle politiche culturali del Comune di Roma).
Ovvero, quello che può succedere quando decidi, in un impeto di malinconia, di lasciar stare il tuo mac per accendere dopo mesi il tuo vecchio computer.
E' bello, proprio nel periodo Windows Vista vs. Mac OSX Leopard, vedere che certe cose non sono cambiate. E improvvisamente ti ricordi il perché, quel giorno, hai giurato guerra a Bill Gates maledicendo tutta la sua progenie.
Sì, è piaciuto molto anche a me il "Partito Ma-Anchista" del Veltroni di Crozza. Anche il "Mago di Taormina" di Crozza.
Diciamo che se proprio devo dare un'opinione rispetto al Crozza dello scorso anno, il Crozza attuale mi piace di più e - mi sembra - grilleggi meno.
Alla fine, però, ho trovato insuperabile (e in più, a differenza degli altri video, non l'ha linkato nessuno), l'"Inno del nuovo Partito Democratico".
A quest'ultimo video (lo vedete a fianco, sulla destra) va inoltre il merito di avermi ricordato una cosa che scordo spesso: ma quant'è bella, l'Internazionale?
Compagni, avanti gran partito Noi non siamo più nelle officine |
Noi veniam da lontano Su lottiam l'ideale (da Crozza Italia) |
Ad uno che è su internet da un po' il nome "Pupa86" non può non ricordare qualcosa.
E' un po' come "Forza Chiara". Voi prendete un maschio che abbia un minimo di esperienza in rete, ditegli "Forza Chiara", e lui ammiccherà complice.
"Pupa 86" venne qualche tempo dopo "Forza Chiara": bastò che aprisse un blog sulla piattaforma di Kataweb (l'indirizzo era "strip.blog.kataweb.it", oggi disattivato), perché tutti - radio, giornali, magazine - parlassero di lei. C'era una ragazza che si spogliava sul suo blog, e si presentava così:
Ne scrissero, tra gli altri: Giuseppe Granieri, sul blog del Gambero Rosso, poi ripreso da Libero.it; TGcom qui e qui; Akille; ITnews.
Perfino Kataweb che, senza volerlo, si trovò ad ospitare uno dei blog più trafficati d'Italia, dovette dedicare un pezzo a Pupa e alla sulla sua impresa (con tanto di commenti di Loredana Lipperini, Luca Sofri, dei già citati Giuseppe Granieri e Akille, e del sottoscritto).
"Pupa86", per la cronaca, era lei: