|
|
|
|

E tu cosa stavi facendo?

set 11 2007 - di

[Ha funzionato di là, magari ci divertiamo anche di qua. Poi giuro che non lo faccio più. Probabilmente].

Quelli che erano vivi e consapevoli il 22 novembre del 1963 se lo
ricordano tutti. Se lo ricordano tutti cosa stavano facendo quando
hanno saputo che Kennedy era stato ucciso. Io il 22 novembre del ’63
non c’ero ma l’11 settembre del 2001 sì. Stavo in un concessionario a
ritirare un’automobile che di lì a poco sarebbe stata battezzata
Blackhawkdown I e che sul libretto, come data di immatricolazione,
portava 11/09/01. Ero lì a firmare i documenti quando qualcuno mise la
testa dentro all’ufficio e disse: “un aereo si è schiantato sulle torri
gemelle”. Ci alzammo, andammo nell’ufficio vicino e vedemmo in diretta
il secondo aereo schiantarsi sulla seconda torre. “Cazzo” disse il
venditore. “Cazzo” dissi io. Poi scappai a casa il più in fretta
possibile. Con la mia macchina nuova.

63 commenti

  1. ecco, io volevo rilanciare a modo mio questa cosa domani, e te te lo rilanci da te, e da qual pulpito (oh, mi veniva da scriver prepuzio, sempre confuse, ste due parole). va beh. farò del mio meglio va.

  2. Credo di essere stato uno dei pochi a passare ignaro qualche ora prima di accorgersi di tutto. Lavoravo (raccolta frutta), poi sono tornato a casa di corsa e di corsa sono ripartito per una lezione di scuola guida. Combinazione, quel giorno degli amici passavano a prendermi direttamente a scuola per una cena in pizzeria. Morale: non ho saputo nulla finché la conversazione non è caduta su quello che stava succedendo. E poi ho passato la notte a guardare i tg…

  3. Ero in ufficio. Lavoravo in una dot com, per cui avevamo la rete attiva tutto il giorno, cosa insolita per un’azienda triestina. Entra il mio collega Riccardo: “Avete visto l’Armageddon a New York?”
    Riccardo è uno di quelli che non capisci mai se stanno scherzando, e in effetti è pacato come sempre. Cerchiamo di aprire il sito di CNN. Non si apre. Quando si apre, vediamo la foto delle torri che fumano. Ricarichiamo la pagina. Non si carica. Ci riproviamo. Compare la notizia: “South Tower collapses”. Caduta. C’è la foto.

    A quel punto ce ne andiamo tutti a casa. Eravamo tutti collaboratori, e quindi il boss non poteva dirci niente. Andiamo tutti a casa e ci mettiamo davanti al televisore. E da sola, davanti al televisore, piango.

  4. io avevo 10 anni, l’indomani ne avrei fatti 11. ero nella mia stanzetta a fare stronzate su excel provando le formule (là dove sono nati tutti i programmatori dal win95). sale mio padre di corsa, sale mia madre di corsa e accendono la tivù. io sento il trambusto, vado di là e vedo tutto. staro là tutto il pomeriggio a pensare che io in un videogioco lo facevo sempre.

  5. E no eh.
    Se questo Edoardo ha ora 17 anni, vi prometto che chiedo la pensione e me ne vado sinceramente affan….
    Davanti a persone così (son persone gli adolescenti) io mi commuovo.
    E auguri per domani. Sinceramente.

  6. Ero in barca -traina al tonno- stavo combattendo da dieci minuti con un pesce per niente convinto di diventare il piatto forte della serata quando Nico mi avvicina il mio cellulare all’orecchio, era Diana che gridava:”è un ora che cerco di chiamarti! Hanno abbattuto le torri gemmelle!!”.
    la lenza si spezzo’ alla seconda z di “stica**i”.

  7. “hai sentito? Le torri gemelle a New York, pare un attentato, sono crollate…. diecimila morti…” ero in banca e ho pensato che da quando avevo scelto di andare a vivere in campagna, dovevo ricordarmi che ogni notizia ed ogni informazione doveva essere ridimensionata.
    Poi sono tornata di corsa in ufficio e mi sono collegata ad internet con il vecchio modem che sembrava uno sciacquone e quando è passato il mio capo e mi ha chiesto cosa stavo facendo, gli ho raccontato quel poco che ero riuscita a sapere. Lui ha dato rapidamente un’occhiata e poi mi ha detto “si però ora non perdiamo tempo che c’è da lavorare”.
    E io ho pensato che in futuro molto prossimo avrebbe avuto molto, molto meno da lavorare.
    Effettivamente le borse di Prada, almeno nei mesi successivi, non sono proprio state una priorità del popolo americano.

  8. Mi telefona mia moglie: “Un aereo ha sbattuto contro un grattacielo a NY!” accendo CNN e vedo in diretta il secondo aereo entrare nella torre. Non mi stacco sino alle 17:00 da CNN; esco per andare ad un arbitrato assicurativo che, per un cavillo ed un medico stronzo, mi ha lasciato incazzato e privo di 30.000.000 di lire di rimborso dovutomi. Torno a casa e mi riattacco a CNN. Mi chiama Marco, che mi avrebbe portato in tribuna stampa all’esordio assoluto della Roma in Champions controp il Real Madrid, e mi dice che deve rientrare al giornale e che – tanto – la partita non la fanno… L’unica cosa che funzionò “regolarmente” in quei giorni fu quella partita:0-3. Non credo di essere più lo stesso del 10.9.01 …

  9. Chiamai un mio amico in Francia per chiedere aiuto su una traduzione importantissima che dovevo fare, ero lontana dalla televisione, lui invece ce l’aveva davanti.
    Gentilmente, in un italiano malconcio, si imbufalì:”Scusa, ma ti sembrarti questo il momento pour traduction? Vedi ce qui se passe a New York?”.
    Corsi in cucina e, giuro, pensai a uno scherzo.
    Fu quello il mio primissimo pensiero, purtroppo non vero.

  10. … io stavo già pensando a quel che sarebbe successo.
    Col senno di poi, con troppo ottimista, qualche decina di migliaia di morti troppo ottimista…

  11. Chiamai un mio amico in Francia per chiedere aiuto su una traduzione importantissima che dovevo fare, ero lontana dalla televisione, lui invece ce l’aveva davanti.
    Gentilmente, in un italiano malconcio, si imbufalì:”Scusa, ma ti sembrarti questo il momento pour traduction? Vedi ce qui se passe a New York?”.
    Corsi in cucina e, giuro, pensai a uno scherzo.
    Fu quello il mio primissimo pensiero, purtroppo sbagliato.

  12. io ero in aereo, seduto di fianco a questo amico, ero completamente rincoglionito dalle anfetamine e non capivo nulla ma mi ricordo che quando abbiamo saputo del primo schianto ho guardato fuori dai finestrini, mi son voltato verso di lui e gli ho detto “ma quanto cazzo stai volando basso, abdullah?”

  13. Avevo un meeting di lavoro fondamentale. Tutto cancellato. E le cose hanno poi preso una piega diversa. Ricordo soprattutto l’iniziale incapacità di comprendere, una sorta di estraniazione. Poi, con l’abbattimento della seconda torre, mi sono resa un po’ conto. Sono tornata a casa prima, presa da un senso di impotenza e da un’ancora vaga incoscienza. Ho pianto, anche il giorno dopo, e non per i casi miei. Ho pianto per i miei fratelli americani e il famoso titolo del Corriere della Sera ha contribuito non poco.
    Tuttora non mi sento di ironizzare, né di macchiettizzare la mia giornata a scopo di egoriferimento.
    Consiglierei all’autore di proporre il suo post a qualche suo amico americano, inglese o spagnolo, ad esempio, usando lo stesso incipit: “Ha funzionato di là, magari ci divertiamo anche di qua. Poi giuro che non lo faccio più. Probabilmente”.
    Magari spiegandogli che trattasi di satira made in Italy.

  14. Ridurlo a un giochino per avere commenti lo trovo di pessimo gusto!! Quando fu ucciso Kennedy avevo 9 anni, erano altri tempi non c’era l’informazione di oggi, ma ho percepito la tragedia immane e la morte del sogno di un’America diversa… Il funerale del Presidente non lo dimenticherò mai. Le torri Gemelle mi hanno trasmesso la stessa angoscia e quando crollavano ho pensato subito che una nuova guerra sarebbe scoppiata.

  15. io stavo leggendo favole ai bambini quando un mio assistente mi ha detto “uir ander attac” e io subito ho pensato “uh?” ma poi mi sono detto “almeno andiamo a casa, che due coglioni ‘sti marmocchi”

  16. virginia risolvi la dicotomia: se questo è un gioco da sciacalli, non giocarci.

  17. Io facevo il tremendo esame di Meccanica Statistica. Prima di entrare in aula mi dicono che un aereo si e’ schiantato sulle torri di New York. Penso a un velivolo da turismo, a un incidente. Entro a fare l’esame. Non va tanto bene. A un certo punto entra un professore e ci dice che un altro aereo si e’ schiantato sulle Twin Towers. L’esame finisce li’: il mio professore pur di mandarmi via mi regala un 26. E con i miei compagni di corso andiamo a guardare la piccola tv in bianco e nero che era in portineria.
    Sono stato contento di non essere solo quel giorno li’..

  18. stavo compiendo gli anni come ogni anno e tornato a casa dopo una giornata di lavoro in montagna incontrai mia sorella che mi disse con gli occhi lucidi e un sorriso preoccupato “guarda in tv, c’è la terza guerra mondiale”.

  19. > Poi scappai a casa il più in fretta possibile. Con la mia macchina nuova.

    Ma… l’hai pagata?

    Battute scarsissime a parte, io ero a casa, mia sorella piccola accende la tv per guardare i cartoni e mi chiama dicendo che c’e’ solo il telegiornale, salgo, e vedo il secondo attacco. Non ho detto “Cazzo” per via della presenza infantile. Mi sono arrivati un paio di sms, da amici che avevano assistito al disastro anche loro alla televisione.

    Poi sono rimasto piu’ o meno incollato a guardarmi telegiornali di tutti i tipi.

  20. Mi stavo facendo una sega e non ho avuto la forza di smettere

  21. Virginia, da quando conosco questo blog è la prima volta che vedo un post ricevere tanti commenti senza una sola polemica e tutti pertinenti al tema trattato.
    Evidentemente qualcuno, turbato da tanta armonia e tanto buon senso, doveva pur intervenire per rovinare tutto. Brava ci sei riuscita, immagino che tu sia orgogliosa del tuo intervento carico di tanta lacrimevole sensibilità e di giusta indignazione.

  22. Dormivo … e ho continuato a dormire.

  23. Ero al lavoro. La rete aziendale era bloccata, un collega entra nel mio loculo e annuncia il primo botto.Dopo dieci minuti infila di nuovo la testa e annuncia il secondo. Lo mandai affanculo.

  24. Ero in riunione, avendo vissuto 6 anni negli States ho capito subito che la risposta americana sarebbe stata dura ed infatti….naturalmente rientrato a casa (in Francia dopo un volo aereo un po’ cosi…) ho passato la notte tra CNN e TV italiane e francesi…

    http://www.lucianobove.blogspot.com

  25. ero in un ristorante cinese ad ordinare del take away… rincoglionito da una mattinata di lavoro… guardo una tv piccolina e non capisco bene, vedo del fumo in fondo… mi sembra un aereo, penso “un altro incidente…” nel frattempo torno a casa, la tv è accesa, forse mangiavo involtini primavera nel frattempo, non ricordo… noto che il mio compagno di casa era sul divano, bocca aperta e non parlava… guardo la tv anch’io e stava arrivando il secondo aereo… guardo lui… guardo la tv… butto lì un “cazzo”… avevo appena capito cosa stava accadendo… per un attimo penso “ben vi stà”… poi guardo il mio compagno.. guardo la tv, il fumo, le sirene, la gente che scappa a destra e sinistra… e penso… “monica”….

    fortunatamente quella mattina era negli uffici dei palazzi di fianco le torri… l’abbiamo saputo dopo una settimana…

  26. io stavo prendendo un aereo per Mosca e ho visto lo schianto dai monitor dell’aeroporto. poi mi sono imbarcato.

  27. Mai stata più d’accordo, Visscontessa.

  28. Ero in riunione, avendo vissuto 6 anni negli States ho capito subito che la risposta americana sarebbe stata dura ed infatti….naturalmente rientrato a casa (in Francia dopo un volo aereo un po’ cosi…) ho passato la notte tra CNN e TV italiane e francesi…

    http://www.lucianobove.blogspot.com

  29. Ero in riunione, avendo vissuto 6 anni negli States ho capito subito che la risposta americana sarebbe stata dura ed infatti….naturalmente rientrato a casa (in Francia dopo un volo aereo un po’ cosi…) ho passato la notte tra CNN e TV italiane e francesi…

    http://www.lucianobove.blogspot.com

  30. ero in un ristorante cinese ad ordinare del take away… rincoglionito da una mattinata di lavoro… guardo una tv piccolina e non capisco bene, vedo del fumo in fondo… mi sembra un aereo, penso “un altro incidente…” nel frattempo torno a casa, la tv è accesa, forse mangiavo involtini primavera nel frattempo, non ricordo… noto che il mio compagno di casa era sul divano, bocca aperta e non parlava… guardo la tv anch’io e stava arrivando il secondo aereo… guardo lui… guardo la tv… butto lì un “cazzo”… avevo appena capito cosa stava accadendo… per un attimo penso “ben vi stà”… poi guardo il mio compagno.. guardo la tv, il fumo, le sirene, la gente che scappa a destra e sinistra… e penso… “monica”….

    fortunatamente quella mattina era negli uffici dei palazzi di fianco le torri… l’abbiamo saputo dopo una settimana…

  31. ero in un ristorante cinese ad ordinare del take away… rincoglionito da una mattinata di lavoro… guardo una tv piccolina e non capisco bene, vedo del fumo in fondo… mi sembra un aereo, penso “un altro incidente…” nel frattempo torno a casa, la tv è accesa, forse mangiavo involtini primavera nel frattempo, non ricordo… noto che il mio compagno di casa era sul divano, bocca aperta e non parlava… guardo la tv anch’io e stava arrivando il secondo aereo… guardo lui… guardo la tv… butto lì un “cazzo”… avevo appena capito cosa stava accadendo… per un attimo penso “ben vi stà”… poi guardo il mio compagno.. guardo la tv, il fumo, le sirene, la gente che scappa a destra e sinistra… e penso… “monica”….

    fortunatamente quella mattina era negli uffici dei palazzi di fianco le torri… l’abbiamo saputo dopo una settimana…

  32. Ero in riunione, avendo vissuto 6 anni negli States ho capito subito che la risposta americana sarebbe stata dura ed infatti….naturalmente rientrato a casa (in Francia dopo un volo aereo un po’ cosi…) ho passato la notte tra CNN e TV italiane e francesi…

  33. ero in un ristorante cinese ad ordinare del take away… rincoglionito da una mattinata di lavoro… guardo una tv piccolina e non capisco bene, vedo del fumo in fondo… mi sembra un aereo, penso “un altro incidente…” nel frattempo torno a casa, la tv è accesa, forse mangiavo involtini primavera nel frattempo, non ricordo… noto che il mio compagno di casa era sul divano, bocca aperta e non parlava… guardo la tv anch’io e stava arrivando il secondo aereo… guardo lui… guardo la tv… butto lì un “cazzo”… avevo appena capito cosa stava accadendo… per un attimo penso “ben vi stà”… poi guardo il mio compagno.. guardo la tv, il fumo, le sirene, la gente che scappa a destra e sinistra… e penso… “monica”….

    fortunatamente quella mattina era negli uffici dei palazzi di fianco le torri… l’abbiamo saputo dopo una settimana…

  34. Oddio, ho turbato l’armonia di un post insulso con un incipit scemo. Ma ha ragione livefast.
    Lascio lo spazio a quello che si faceva una sega e alle acutezze di Viscontessa, che magari vuole scrivere altri 120 commenti sulla sua vita.

  35. Tornato da un colloquio di lavoro ero a casa della mia ragazza a smanettare davanti a internet (ah il vecchio caro modem 33.6!)quando la sua vocina mi chiama dalla cucina: “Lollo ma che sta succedendo?”

    Lì, in piedi davanti alla tv, nell’istante in cui mormoravo a denti stretti “questo significa guerra…”, finivano i miei anni 90′

    Ebbi il lavoro ma pochi giorni dopo persi lei…

  36. L’ho detto di la, ora lo dico pure di qua: io, quel giorno, in quel momento, stavo cagando. Ancora oggi, più o meno, cago puntualmente tra le 15.30 e le 17. A meno che non sia al lavoro. Ma allora non lavoravo dove lavoro oggi e avevo orari diversi: perciò stavo cagando.
    [Ste]

  37. La mia giornata era cominciata malissimo: il funerale della bimba di una coppia di miei amici, era nata un mese con una malformazione genetica senza che nessuna ecografia evidenziasse il fatto… non è mai uscita dall’ospedale…
    Al pomeriggio vado al lavoro: vivevamo in un’Italia ancora in gran parte analogica, la nostra connessione a 56k sembrava ancora un lusso. Squilla il telefono: il fidanzato di una mia collega che lavora in una tv locale ci dice che un aereo si è appena schiantato contro il WTC. Non si sa ancora se è un incidente o un attentato. La rete internet è congestionata, da chissadove spunta una radio, accendiamo e… il resto è storia, come si suol dire.
    Ricordo sull’autobus verso casa, che nessuno parlava e ogni tanto squillava un cellulare e si capiva che dall’altra parte c’era un amico, un parente, che aggiornava sulla situazione.
    Ricordo la preoccupazione – del tutto irrazionale, ma in casi come questo… si parlava già di terza guerra mondiale… – per mio padre e mio fratello che erano in Slovenia, e avrei voluto saperli vicino.
    Ricordo, ma forse mi sbaglio, che quella sera si giocò una partita di calcio e forse la trasmisero anche in tv. Io guardai Vespa per la prima volta nella mia vita.
    E scusate la logorrea

  38. Ero a bologna, in piazza della mercanzia, perchè l’ISTAT provinciale aveva organizzato una riunione sul censimento del mese successivo (lavoro nella statistica). Mi telefona mia madre sul cellulare e mi dice che hanno tirato giù le due torri. Io le guardo, quelle di bologna ovviamente, giusto di fronte a me e dico che a me pare che stiano benissimo. Lei mi dice che parlava di quelle di new york. Ah, cazzo, dico io.

  39. Ero al lavoro e ricevetti un sms dalla mia ragazza.
    “due aerei si sono abbattuti sulle torri gemelle, uno su ciascuna”.
    Pensai subito che stesse farneticando come al suo solito e come al suo solito avesse creduto alle boiate inimmaginabili che chiunque era in grado d farle credere e le risposi che sì, che anche dell’esistenza degli ufo io sono sempre stato convinto così come della sua capacità, assente, di connessioni neuronali.
    Poi guardai su un giornale (qualsiasi) on line e capii che era vero, stava succedendo qualcosa di inimmaginabile.
    Il fatto è che anche quando scoprii che era tutto vero, il giudizio sulla sua intelligenza non mutò di una virgola e questo mi fece capire che era giunto il momento di chiudere la storia.
    Poi in ufficio ci chiudemmo tutti in una stanza con la tv e ricordo che mentre la guardavo pensai che la mia non era l’unica storia che in quel momento si sarebbe chiusa per sempre.
    Però va detto che un altro dei pensieri che mi passò immediatamente per la testa fu “Visto cosa succede a voler comandare tutto il mondo?”
    Quel giorno il mio essere decisamente lontano da qualsiasi cosa assomigli a un filo-americano passò da semplice sensazione a certezza.
    Se manco di fronte a una roba del genere riuscii a parteggiare per loro (governo, non vittime civili) voleva proprio dire che non ci sarei mai riuscito.
    Per le vittime, più che “mi spiace” non riuscii a pensare.
    Del resto non ne conoscevo manco una e avevo seppellito mio padre non più di una decina di giorni prima.
    Soffrire umanamente per la morte di qualche migliaio di perfetti sconosciuti mi risultava francamente difficile, soprattutto riconoscendo a me stesso che se ne avessi avuto la capacità, la predisposizione, di migliaia di morti da piangere ne avrei avuti parecchi anche il giorno prima e quello prima ancora e se mai me ne ero preoccupato, cominciare quel giorno mi appariva quanto meno ipocrita o comunque motivato solo ed esclusivamente da strizza personale.
    E con onestà feci autocritica e conseguenti altrettanto oneste spallucce.

  40. Era il mio primo pomeriggio di lavoro come babysitter. Ho portato la bimba alle giostre e, mentre ero alla cassa, ho sentito un uomo di mezz’età dire che avevano lanciato “un missile in America”. Ho pensato prima “mah” e dopo ai fatti miei. Poco dopo le 19, siamo tornate a casa. Sono arrivati i genitori che hanno subito acceso la tv e abbiamo visto gli aerei e tutto il resto. Volevo partire per lavorare negli Stati Uniti da un pezzo ed è saltato tutto per le paranoie familiari.

  41. ero alla mia seconda o terza birra…c5redo.

  42. ha funzionato anche ogni volta che si fa in radio e anche stamattina dalle mie parti. Solo che s’è fatto questo giochino ovunque anche per i mondiali di calcio.

    E tu dov’eri?

    Che vuol dire che lo stesso gioco si faccia per la tragedia e per la gioia? E’ un ‘esaltazione della memoria Storica o è un attenuazione dei fenomeni, ridotti a pallidi “eventi” mediatici?

    Che cosa sarà questa ansia di protagonismo della Storia? Una variante reality? un modo per marcare col corpo e con la presenza di sé, del proprio narcisismo un evento storico che di solito contiene i singoli solo in quanto Folla Anonima ( a prte i Persoanggi Storici)?

    Ci vorremmo tutti personaggi e misuriamo il grado dell’Io-c’-ero come fosse un palco di Broadway, per cui se sei in prima fila sei figo, poi via via fino all’ultima fila, ma l’importante è – in TV come nella Storia – non far parte solo del pubblico anonimo?.

    Ho solo domande e un sospetto: Oggi non avremmo le Piramidi, perché vorrebbero essere tutti Architetti e nessuno Muratore.

  43. Pigliare in giro la morte con efficacia non è un’operazione così semplice. “magari ci divertiamo” è bieco e stupido. A chi frega chi faceva cosa mentre? Come dire c’ero anch’io ed ero informato dei fatti? Bella fatica. Cosa stavamo facendo? Stavamo più o meno vivendo. Di là crepavano.

  44. Io dormivo. Mi svegliò un sms di una mia amica che mi diceva di guardare in televisione che c’era un film di fantascienza in diretta. Quando accesi la seconda torre era ancora in piedi, crollò di lì a poco. Mi rendevo conto che stava morendo tanta gente, parlavano di 10-20.000, e mi sentivo in colpa, però dentro di me non riuscivo a smettere di pensare: “Che ficata! Che ficata!”.

  45. Ero in ufficio, sono passata su un forum americano che frequentavo all’ epoca e mi sono trovata in mezzo al casino più totale, con gente che pregava o imprecava, i più chiedevano informazioni a noi europei cercando di capire cosa stesse succedendo.

  46. è molto grave dunque, ripensare e raccontare a dove si era quel tal giorno in quel tal momento? Sì, esatto, vorremmo essere un po’ meno comparse della Storia, magari è anche umano, magari anche i muratori delle piramidi avevano una gran voglia di essere meno muratori e più architetti. Sì, siamo esseri umani, riportiamo il tutto al nostro piccolo io: esattamente come fanno quelli che per distinguersi giocano al puffo brontolone e mentre tutti partecipano a un qualcosa, a un ricordo, magari anche a un gioco macabro, stanno lì a sentenziare. O forse chi ha criticato questa cosa del dove eri l’11 settembre 2001 ha uno spirito lodevolmente gregario e mai e poi mai metterebbe la proprio soggettività in mezzo alla vicende umane?

  47. Non proprio Mario, nessuno di noi c’era e nessuno rivendica il desiderio di esserci stato. Semplicemente ognuno di noi ricorda e, molto più dei fatti, ricorda lo stato d’animo con cui ha vissuto quei momenti. Riassumere la propria vita di quelle ore è un modo per rievocare e condividere lo stato d’animo e l’incredulità con cui tutti quanti abbiamo appreso la nostizia di quella tragedia a prescindere da quello che è successo dopo e dalle posizioni che ognuno di noi ha assunto in seguito.
    Non si tratta di scherzare con la morte ma di esorcizzare tramite i ricordi di vita l’istintivo terrore per la morte. Con tutto il rispetto per chi non c’è più (ma non mi limiterei come al solito agli americani) la caduta delle torri gemelle non rappresentava solo la morte (per quella basta aprire un quotidiano ogni giorno) ma la sensazione, l’istintiva e immediata consapevolezza di tutti noi che le nostre vite, le nostre misere vite d’ufficio, di auto nuove e di seghe o cagate, non sarebbero state più le stesse.

  48. io lavoravo in negozio coi miei in attesa di cominciare l’università.
    sono entrata in bar di fianco al negozio e alla tv ho visto la prima torre col fumo e ho guardato il barista attonito.
    Nel frattempo il secondo aereo colpiva la seconda torre.
    Sono entrata di nuovo in negozio e ho detto:” Ma, sta succedendo qualcosa, accendi la radio che non capsico…”e dentro di me qualcosa si spegneva.

  49. Stavo lavorando al computer per preparare non so piu’ quale esame dell’universita’.
    Mia mamma chiama, dice di andare a vedere la tv in cucina, mi alzo e stancamente mi dirigo da lei.
    Guardo in tv e non realizzo immediatamente…
    !!!CAZZAROLA!!!
    Quando si comincia a parlare di attentato a me viene in mente che gli americani di li a poco sarebbero scemati fuori come api infuriate.
    Quel giorno, con le sue cause prima (non sono certo filo-americano) e le sue conseguenze dopo (neanche filo-terrorista), ci ha consegnato un mondo di certo diverso

  50. Penso che la domanda “e tu dov’eri” non abbia come fine il regalare a ciascuno il proprio quarto d’ora di celebrità né miri a soddisfarne in qualche modo il bisogno.
    Banalmente, di forum e dibattiti intorno al “nucleo” del fatto se ne sono fatti negli anni e se ne faranno ancora a migliaia, ma sono e saranno sempre dibattiti che di un fatto che ha cambiato la vita di tutti parlano in quanto soggetto e non causa, tralasciando sempre quello che poi nella vita di ciascuno di noi è molto più importante della vita dei 3000 caduti e cioè la propria.
    Allora quella domanda fa questa semplice operazione qui: sposta il fatto dal suo essere soggetto delle conversazioni che ne portano il titolo, al suo essere (anche) “semplice” causa scatenante di un cambiamento di vita e a differenza dei dibattiti sul fatto, dove quel cambiamento è niente più che una certezza condivisa sulla quale spendere parole è inutile poiché è ovvio che abbia cambiato la vita di tutti, porta questo cambiamento a essere il soggetto del discorso chiedendo “Sì ok dei due aerei sappiamo tutti e che ci hanno cambiato la vita pure, ma nessuno si sofferma sul COME ce l’ha cambiata”.
    Allora quel “dov’eri” ha generato certo risposte ovvie come in ufficio, al bar, a letto con mia suocera, che ci si chiede che importanza possano avere al confronto dell’importanza del fatto storico, ma in realtà è stato un pretesto che ha offerto la possibilità di dire se SINGOLARMENTE ci si è sentiti sconvolti o se ci si è sentiti assolutamente intaccati, domanda che nessuno fa mai se non pensando al singolo come elemento di un totale e in genere dando la risposta al posto dei singoli.
    Perché quello è stato un fatto storico che non ha alcun tipo di valore se non rapportato al cambiamento che ha avuto sulla vita dei singoli, ma di questa vita dei singoli non si sa come mai non se ne parla mai se non in termini di società.
    E invece quel fatto è stato storico come nessuno dei precedenti non per il numero delle vittime ma perché è stato l’unico fatto degli ultimi due secoli che ha portato l’intero mondo a non poter evitare di schierarsi da una o dall’altra parte o a riconoscersi menefreghisti in assoluto.
    In ogni caso il silenzio e il non avere una posizione non è stato più possibile per nessuno sulla faccia della terra.
    Questo l’ha reso così storico.
    E allora ben venga un post che, in mezzo a tutti quelli, sacrosanti, che chiedono cosa pensi della guerra in Iraq, ti chiede “Sì ma tu, tu in che modo sei cambiato?” passando naturalmente dal facile giochino del “Tu dov’eri”
    Che poi dietro possa esserci il gioco degli accessi può essere.
    Ma anche in questo caso è meno peggio sia di tanti altri post che lo fanno senza cercare nemmeno di ascoltare chi commenta, sia di chi dell’utilizzo di quelle vittime come motore di aggregazione intorno al proprio ombelico ne ha fatto una regola ben più criticabile di chi lo fa per “giocare un po”.
    E parlo di presidenti che ne hanno fatto bandiera per guerre, ministri delle finanze che per anni hanno tirato fuori il santino con le due torri per spiegare qualsiasi loro cagata, presidenti del consiglio che hanno appeso le foto di ognuna di quelle 3000 vittime alle batterie antiaeree che hanno portato al porto per contrastare cortei di piazza, governi che ti entra(va)no nel telefono per sapere se avevi comprato il giornale di sinistra ma solo per il tuo bene, papi che si sono seduti sul cavallo del pericolo giudizio universale per riscatenare o comunque fomentare le guerre di religione e per “giocare” sul potere aggregativo e obbediente della paura, un elenco di personaggi insomma che negli anni ci siamo fatti andar bene e continuiamo a farci andar bene al cui confronto tale Livefast, per quanti commenti potrà raccogliere intorno al suo post, continuerà a risultare quello meno additabile come opportunista e senza cuore.
    Se non altro per il favore che ha fatto a tutti chiedendo come ha cambiato la vita di ciascuno invece di deciderlo a priori al posto tuo e partire per la sua personale battaglia in nome della risposta che secondo lui gli avresti sicuramente dato.

  51. Io ve lo racconto sul mio blog!…
    .-)

  52. Credo che il punto consista nell’aver pubblicato, incidentalmente credo, il post di Orientalia poco prima di questo, come una padella oleata prima del frittatone. E questo genera una sorta di complesso in tutti. Chi in un senso e chi in un altro.
    Credo tuttavia alla buona fede di ciascuno, ego-kinder più, ego kinder meno.

  53. sono inciampato in una domanda a cui in tanti avevavo voglia di rispondere e ho fatto quel che potevo per permetterglielo. tutto qua. come fate ad accapigliarvi su una cosa così?

  54. “Ci vorremmo tutti personaggi e misuriamo il grado dell’Io-c’-ero come fosse un palco di Broadway”
    Vero. Guarda il penultimo bel commento di broono. È talmente impegnato che parla di vittime civili e di governi. Distinguo che sarebbero stati fatti abbondantemente non allora, quando non esistevano ancora Bush (appena insediato), l’Afghanistan e l’Iraq. Perlomeno non così vicini. E poi la scena finale, alla Rett Butler, quando fa spallucce perché in fondo lui non è filo americano e lei era stupida. Roba che nemmeno Nora Ephron.
    E poi arriva la bomba sociologica dell’ultimo commento: l’11 settembre è stato un fatto storico non tanto per tutto quel cumulo di banalità che sappiamo, quanto perché tutti hanno preso una posizione. Cioè tutti siamo saliti su un palco per dire la nostra. Insomma, è stato un po’ come la finale dei mondiali di calcio. E, alla stessa stregua dei commissari tecnici, tutti hanno potuto fare i politologi, a dispetto delle balle che ci raccontavano governanti e papi. Loro sì che giocavano col proprio ombelico.

  55. Stavo parlando con mio figlio di un altro 11 settembre in Cile molti anni prima quando mia moglie, che stava ascoltando la radio, ci ha dato la notizia. Non ho potuto fare a meno di pensare che chi la fa l’aspetti.

  56. Stavo giocando a American Alice Mc Gee’s guardando contemporanemaente qualche cosa videoregistrata. Finisce la cosa che mi interessa e fermo il videoregistratore. Il canale rimane su rete4. Dopo 1 minuto compare fede e vedo le immagini. Al secondo aereo scrivo un sms alla mia ragazza dicendo: “Accendi subito la tv. Stanno attaccando l’America” lei mi risponde: “Smettila di fare lo scemo, sto studiando.”

  57. @Virginia:
    Quindi?
    Dovrei star qui a darti l’interpretazione corretta della mia posizione rispetto ai fatti privati e alle private reazioni che ho avuto e come tutti raccontato, solo perché hai visto le spallucce e ti son girate le balle?
    Naaaa…
    Fidati, era davvero stupida.
    E comunque credo di avere tutti i diritti di fare spallucce a quello che mi pare, terza guerra mondiale compresa, se penso le meriti, senza avere te che mi dici che potrei allenare la nazionale.
    Mi soffermo giusto sul concetto di fatto storico, (quello che è per me naturalmente) perché secondo me, ma mi sbaglio sicuro eh, non lo hai capito molto bene.
    Fatto storico per la sua capacità di costringere ad avere una posizione, si intende un fatto che non può essere ignorato.
    Non ho parlato di palchi né di campi di calcio e di siamo tutti allenatori.
    Ho semplicemente detto che un fatto, per me, è storico quando si porta appresso l’impossibilità di evitare di farsene un’idea perché in un modo o nell’altro in quel fatto si è coinvolti e non si può scegliere di non esserlo.
    Ecco che un fatto diventa storico in base al numero di persone la cui vita cambia in seguito al fatto stesso.
    Tu puoi anche non aver mai calpestato nessun palcoscenico come puoi anche non aver mai scritto una parola riguardo all’11 settembre.
    Ma un’idea ce l’hai, non puoi non averla e non puoi essere passata attraverso quella data senza che in te qualcosa si spostasse, in quale direzione sono affari tuoi se ne fai segreto, di chi ha la fortuna di sentire le tue sparate nel caso avessi deciso di condividerle.
    Ma ce l’hai.
    Se t’ha lasciata indifferente sei una pianta.
    Allora è storico un fatto che obbliga l’intero mondo umano, qui è la differenza tra singolo e società, a compiere una scelta.
    E’ storica la bomba su Hiroshima.
    Non sei stata tra le vittime, magari nemmeno c’eri, ma appena hai sviluppato una coscienza su quel fatto hai dovuto prendere una posizione.
    Che non significa che poi l’hai esposta al bar o su un campo da calcio, ma semplicemente che non puoi dirti esente da posizione, quale sono affari tuoi, riguardo l’uso, avvenuto, dell’atomica su una città di civili.
    Non è storico l’eccidio di Srebrenica.
    Un dramma che è riuscito a passare in trasparenza attraverso le coscienze di mezzo mondo del quale nemmeno tutti saprebbero dire se è un dolce o un tipo di pesce.
    Eppure la barbarie che si è sviluppata in quel posto è persino peggiore di quella che ha abbattuto le torri e in più ci ha visti pure complici, eppure non tutti ne hanno idea non riguardo alla propria posizione ma proprio riguardo alla sua esistenza.
    Non è un fatto storico perché non si è portato appresso un cambiamento nei singoli, se non in quelli che hanno scelto, di averla.
    E’ storica la rivoluzione copernicana.
    Una volta dimostrato che il sole era al centro, non potevi più dire di non sapere manco cosa fosse quella palla gialla.
    Se stavi da una parte ti bruciavano, se stavi dall’altra eri possibile futuro papa.
    Tutto il modo cambiò dopo Copernico, sia quelli che gli credevano sia quelli che non gli credevano.
    Quelli che non gli credevano, fedeli spesso contadini certo ignoranti, comunque scoprirono che qualcosa girava intorno a qualcos’altro.
    Quello che fino a quel giorno era una palla gialla sulla quale nessuno aveva fatto domande, era diventata per tutti qualcos’altro.
    Non è storica la vittoria dei mondiali dell’italia nonostante 60 milioni di persone l’abbiano vista.
    Non è storica perché io posso scegliere, come faccio, di fottermene e non avere una posizione in merito.

    Chiara la differenza tra fatto storico e fatto non storico rispetto all’influenza sui singoli?

    Bene, ciao.

  58. Broono, per quanto mi riguarda puoi fare spallucce per tutto ciò che ti pare. Tanto quanto sfidanzarti con chiunque. Ma nel momento in cui rendi epicamente pubblica la cosa, ci può stare che io pensi che tu voglia fare il fenomeno.
    Quanto agli aspetti definitori del fatto storico come fatto che non possa essere ignorato, mi pare una questione ombelicale. Non occorre arrampicarsi sui vetri dei distinguo o fare gli originali facendo spallucce per constatare che l’11 settembre sia stato un fatto storico.

  59. Io ricordo che stavo male. Ero a letto a testa in giù. Erano 3 mesi che non uscivo di casa, di stanza. Soffrivo di attacchi di panico, depressioni associate, malessere di vivere e via andare. Ancora non mi ero mai seduto su un lettino da psicologo, ancora non avevo fatto uso di psicofarmaci. Ero io in preda a me stesso. Avevo 21 anni. In quel periodo di vita, prima di psicofarmaci e psicologi, le mie giornate passavano tutte uguali. Quel giorno ero a testa in giù, disteso sul letto. Stavo sentendo una trasmissione su radio1, credo fosse Baobab, non so se ci sia ancora, ma era un programma contenitore. Ecco fu lì che sentì del primo schianto. Poi alzai la testa, ebbi un attacco di panico. Durò 5 interminabili minuti. Poi mi alzai dal letto, andai in cucina a avvertire la famiglia dell’evento. Accendemmo la tv, vidi l’altro aereo schiantarsi. Poi per tutto il giorno fui funestato dagli attacchi di panico. Pensavo di morire. Poi gli attacchi di panico durarono per altri due anni. Poi finirono e iniziai la mia riabilitazione al mondo, alla luce della giornata, alla vita. Ricordo la prima volta che usai le nuove monete (gli euro) nell’estate 2003. Ero davanti a un distributore di caffè, misi 30 centesimi di euro e piansi. Capii che ero sulla strada giusta. Ancora oggi ho alcuni problemi. Però sto meglio.
    Ecco io, quell’ 11 settembre, ero sdraiato sul letto a testa in giù.

  60. Si è inquacchiato tutto di nuovo e io sto forse contribuendo, ma al:”…tanto quanto sfidanzarti”, piazzato al primo rigo, non ho resistito.
    (non capivo cosa c’entrasse perchè avevo letto tutto in diagonale, poi ho riletto ed è da oscar).

  61. Cosa stavo facendo? qualcosa di normale e banale, come tutti voi: stavo lavorando, stavo studiando, stavo dormendo, stavo ascoltando la radio, stavo facendo la spesa.
    Facevo qualcosa di normale e banale, come tutti quelli che quella mattina a New York andavano a lavorare alle due torri.
    Eravamo tutti là, e non riusciamo ancora a credere che qualcuno abbia deciso che quel giorno per noi non doveva essere normale e banale.

  62. “Siamo tutti Commentatori.”

    Io guardavo Ally McBeal.

  63. Io ero da un cliente. A raccontargli il perché fosse così importante che il suo stand al Salone dello Studente fosse grande, grandissimo…e che io glielo avrei dato a poco prezzo! In realtà pensavo che il giorno dopo avrei compiuto gli anni…che Laura era senza lavoro e mi aspettava a casa. Poi mi ha chiamato Alessandro. Il patto era sempre stato chiaro: se posso rispondo se no ti rimbalzo e ti richiamo io dopo. L’ho rimbalzato. Ma lui richiama. E lo rimbalzo di nuovo. E lui richiama. Ho pensato: boooooo??? E l’ho rimbalzato ancora. Ma lui ci rprova e io cedo: chiedo scusa al mio interlocutore e rispondo. “Un casino, c’è un attacco contro gli USA”. “Alessandro è sempre stato un po’ eccessivo”, pensavo. Dico al mio cliente la cosa…andiamo a vedere la TV. Era vero. Torno di corsa in ufficio. prendo le mie cose e torno a casa da Laura. Increduli, tristi. Eppure mai e poi mai favorevoli ad una guerra! Solo parecchio dopo avremmo saputo che c’era qualcuno che la sapeva molto più lunga di noi…

Inserisci un commento