E tu cosa stavi facendo?

[Ha funzionato di là, magari ci divertiamo anche di qua. Poi giuro che non lo faccio più. Probabilmente].

Quelli che erano vivi e consapevoli il 22 novembre del 1963 se lo
ricordano tutti. Se lo ricordano tutti cosa stavano facendo quando
hanno saputo che Kennedy era stato ucciso. Io il 22 novembre del ’63
non c’ero ma l’11 settembre del 2001 sì. Stavo in un concessionario a
ritirare un’automobile che di lì a poco sarebbe stata battezzata
Blackhawkdown I e che sul libretto, come data di immatricolazione,
portava 11/09/01. Ero lì a firmare i documenti quando qualcuno mise la
testa dentro all’ufficio e disse: “un aereo si è schiantato sulle torri
gemelle”. Ci alzammo, andammo nell’ufficio vicino e vedemmo in diretta
il secondo aereo schiantarsi sulla seconda torre. “Cazzo” disse il
venditore. “Cazzo” dissi io. Poi scappai a casa il più in fretta
possibile. Con la mia macchina nuova.

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13 Comments

  1. Credo che il punto consista nell’aver pubblicato, incidentalmente credo, il post di Orientalia poco prima di questo, come una padella oleata prima del frittatone. E questo genera una sorta di complesso in tutti. Chi in un senso e chi in un altro.
    Credo tuttavia alla buona fede di ciascuno, ego-kinder più, ego kinder meno.

  2. sono inciampato in una domanda a cui in tanti avevavo voglia di rispondere e ho fatto quel che potevo per permetterglielo. tutto qua. come fate ad accapigliarvi su una cosa così?

  3. “Ci vorremmo tutti personaggi e misuriamo il grado dell’Io-c’-ero come fosse un palco di Broadway”
    Vero. Guarda il penultimo bel commento di broono. È talmente impegnato che parla di vittime civili e di governi. Distinguo che sarebbero stati fatti abbondantemente non allora, quando non esistevano ancora Bush (appena insediato), l’Afghanistan e l’Iraq. Perlomeno non così vicini. E poi la scena finale, alla Rett Butler, quando fa spallucce perché in fondo lui non è filo americano e lei era stupida. Roba che nemmeno Nora Ephron.
    E poi arriva la bomba sociologica dell’ultimo commento: l’11 settembre è stato un fatto storico non tanto per tutto quel cumulo di banalità che sappiamo, quanto perché tutti hanno preso una posizione. Cioè tutti siamo saliti su un palco per dire la nostra. Insomma, è stato un po’ come la finale dei mondiali di calcio. E, alla stessa stregua dei commissari tecnici, tutti hanno potuto fare i politologi, a dispetto delle balle che ci raccontavano governanti e papi. Loro sì che giocavano col proprio ombelico.

  4. Stavo parlando con mio figlio di un altro 11 settembre in Cile molti anni prima quando mia moglie, che stava ascoltando la radio, ci ha dato la notizia. Non ho potuto fare a meno di pensare che chi la fa l’aspetti.

  5. Stavo giocando a American Alice Mc Gee’s guardando contemporanemaente qualche cosa videoregistrata. Finisce la cosa che mi interessa e fermo il videoregistratore. Il canale rimane su rete4. Dopo 1 minuto compare fede e vedo le immagini. Al secondo aereo scrivo un sms alla mia ragazza dicendo: “Accendi subito la tv. Stanno attaccando l’America” lei mi risponde: “Smettila di fare lo scemo, sto studiando.”

  6. @Virginia:
    Quindi?
    Dovrei star qui a darti l’interpretazione corretta della mia posizione rispetto ai fatti privati e alle private reazioni che ho avuto e come tutti raccontato, solo perché hai visto le spallucce e ti son girate le balle?
    Naaaa…
    Fidati, era davvero stupida.
    E comunque credo di avere tutti i diritti di fare spallucce a quello che mi pare, terza guerra mondiale compresa, se penso le meriti, senza avere te che mi dici che potrei allenare la nazionale.
    Mi soffermo giusto sul concetto di fatto storico, (quello che è per me naturalmente) perché secondo me, ma mi sbaglio sicuro eh, non lo hai capito molto bene.
    Fatto storico per la sua capacità di costringere ad avere una posizione, si intende un fatto che non può essere ignorato.
    Non ho parlato di palchi né di campi di calcio e di siamo tutti allenatori.
    Ho semplicemente detto che un fatto, per me, è storico quando si porta appresso l’impossibilità di evitare di farsene un’idea perché in un modo o nell’altro in quel fatto si è coinvolti e non si può scegliere di non esserlo.
    Ecco che un fatto diventa storico in base al numero di persone la cui vita cambia in seguito al fatto stesso.
    Tu puoi anche non aver mai calpestato nessun palcoscenico come puoi anche non aver mai scritto una parola riguardo all’11 settembre.
    Ma un’idea ce l’hai, non puoi non averla e non puoi essere passata attraverso quella data senza che in te qualcosa si spostasse, in quale direzione sono affari tuoi se ne fai segreto, di chi ha la fortuna di sentire le tue sparate nel caso avessi deciso di condividerle.
    Ma ce l’hai.
    Se t’ha lasciata indifferente sei una pianta.
    Allora è storico un fatto che obbliga l’intero mondo umano, qui è la differenza tra singolo e società, a compiere una scelta.
    E’ storica la bomba su Hiroshima.
    Non sei stata tra le vittime, magari nemmeno c’eri, ma appena hai sviluppato una coscienza su quel fatto hai dovuto prendere una posizione.
    Che non significa che poi l’hai esposta al bar o su un campo da calcio, ma semplicemente che non puoi dirti esente da posizione, quale sono affari tuoi, riguardo l’uso, avvenuto, dell’atomica su una città di civili.
    Non è storico l’eccidio di Srebrenica.
    Un dramma che è riuscito a passare in trasparenza attraverso le coscienze di mezzo mondo del quale nemmeno tutti saprebbero dire se è un dolce o un tipo di pesce.
    Eppure la barbarie che si è sviluppata in quel posto è persino peggiore di quella che ha abbattuto le torri e in più ci ha visti pure complici, eppure non tutti ne hanno idea non riguardo alla propria posizione ma proprio riguardo alla sua esistenza.
    Non è un fatto storico perché non si è portato appresso un cambiamento nei singoli, se non in quelli che hanno scelto, di averla.
    E’ storica la rivoluzione copernicana.
    Una volta dimostrato che il sole era al centro, non potevi più dire di non sapere manco cosa fosse quella palla gialla.
    Se stavi da una parte ti bruciavano, se stavi dall’altra eri possibile futuro papa.
    Tutto il modo cambiò dopo Copernico, sia quelli che gli credevano sia quelli che non gli credevano.
    Quelli che non gli credevano, fedeli spesso contadini certo ignoranti, comunque scoprirono che qualcosa girava intorno a qualcos’altro.
    Quello che fino a quel giorno era una palla gialla sulla quale nessuno aveva fatto domande, era diventata per tutti qualcos’altro.
    Non è storica la vittoria dei mondiali dell’italia nonostante 60 milioni di persone l’abbiano vista.
    Non è storica perché io posso scegliere, come faccio, di fottermene e non avere una posizione in merito.

    Chiara la differenza tra fatto storico e fatto non storico rispetto all’influenza sui singoli?

    Bene, ciao.

  7. Broono, per quanto mi riguarda puoi fare spallucce per tutto ciò che ti pare. Tanto quanto sfidanzarti con chiunque. Ma nel momento in cui rendi epicamente pubblica la cosa, ci può stare che io pensi che tu voglia fare il fenomeno.
    Quanto agli aspetti definitori del fatto storico come fatto che non possa essere ignorato, mi pare una questione ombelicale. Non occorre arrampicarsi sui vetri dei distinguo o fare gli originali facendo spallucce per constatare che l’11 settembre sia stato un fatto storico.

  8. Io ricordo che stavo male. Ero a letto a testa in giù. Erano 3 mesi che non uscivo di casa, di stanza. Soffrivo di attacchi di panico, depressioni associate, malessere di vivere e via andare. Ancora non mi ero mai seduto su un lettino da psicologo, ancora non avevo fatto uso di psicofarmaci. Ero io in preda a me stesso. Avevo 21 anni. In quel periodo di vita, prima di psicofarmaci e psicologi, le mie giornate passavano tutte uguali. Quel giorno ero a testa in giù, disteso sul letto. Stavo sentendo una trasmissione su radio1, credo fosse Baobab, non so se ci sia ancora, ma era un programma contenitore. Ecco fu lì che sentì del primo schianto. Poi alzai la testa, ebbi un attacco di panico. Durò 5 interminabili minuti. Poi mi alzai dal letto, andai in cucina a avvertire la famiglia dell’evento. Accendemmo la tv, vidi l’altro aereo schiantarsi. Poi per tutto il giorno fui funestato dagli attacchi di panico. Pensavo di morire. Poi gli attacchi di panico durarono per altri due anni. Poi finirono e iniziai la mia riabilitazione al mondo, alla luce della giornata, alla vita. Ricordo la prima volta che usai le nuove monete (gli euro) nell’estate 2003. Ero davanti a un distributore di caffè, misi 30 centesimi di euro e piansi. Capii che ero sulla strada giusta. Ancora oggi ho alcuni problemi. Però sto meglio.
    Ecco io, quell’ 11 settembre, ero sdraiato sul letto a testa in giù.

  9. Si è inquacchiato tutto di nuovo e io sto forse contribuendo, ma al:”…tanto quanto sfidanzarti”, piazzato al primo rigo, non ho resistito.
    (non capivo cosa c’entrasse perchè avevo letto tutto in diagonale, poi ho riletto ed è da oscar).

  10. Cosa stavo facendo? qualcosa di normale e banale, come tutti voi: stavo lavorando, stavo studiando, stavo dormendo, stavo ascoltando la radio, stavo facendo la spesa.
    Facevo qualcosa di normale e banale, come tutti quelli che quella mattina a New York andavano a lavorare alle due torri.
    Eravamo tutti là, e non riusciamo ancora a credere che qualcuno abbia deciso che quel giorno per noi non doveva essere normale e banale.

  11. Io ero da un cliente. A raccontargli il perché fosse così importante che il suo stand al Salone dello Studente fosse grande, grandissimo…e che io glielo avrei dato a poco prezzo! In realtà pensavo che il giorno dopo avrei compiuto gli anni…che Laura era senza lavoro e mi aspettava a casa. Poi mi ha chiamato Alessandro. Il patto era sempre stato chiaro: se posso rispondo se no ti rimbalzo e ti richiamo io dopo. L’ho rimbalzato. Ma lui richiama. E lo rimbalzo di nuovo. E lui richiama. Ho pensato: boooooo??? E l’ho rimbalzato ancora. Ma lui ci rprova e io cedo: chiedo scusa al mio interlocutore e rispondo. “Un casino, c’è un attacco contro gli USA”. “Alessandro è sempre stato un po’ eccessivo”, pensavo. Dico al mio cliente la cosa…andiamo a vedere la TV. Era vero. Torno di corsa in ufficio. prendo le mie cose e torno a casa da Laura. Increduli, tristi. Eppure mai e poi mai favorevoli ad una guerra! Solo parecchio dopo avremmo saputo che c’era qualcuno che la sapeva molto più lunga di noi…

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