Corsi e ricorsi storici

Challenger Teacher in SpaceIl prossimo 7 Agosto a bordo dello Shuttle Endeavour ci sarà Barbara Morgan, l’astronauta che insieme a Christa McAuliffe fu selezionata nel 1985 per il programma Teacher in Space. L’idea della NASA era in qualche modo quella di attirare l’attenzione delle giovani generazioni per lo spazio. Un programma da PR che purtroppo, a causa di un problema di elasticità delle guarnizioni che uniscono i diversi blocchi dei razzi laterali, si trasformò in una tragedia, con la perdita dei sette astronauti e la distruzione completa dello Shuttle Challenger. Era il 1986, e la Morgan aiutò la NASA nei mesi successivi durante la commissione d’inchiesta per poi tornare alla sua attività di insegnante nell’autunno.
Come per il mal d’Africa, lo Spazio è e rimane una fissazione per tutti coloro che hanno qualcosa a che farci e la Morgan non è stata da meno. Dopo più di un decennio si è ripresentata alle selezioni della NASA, questa volta non come professoressa ma come astronauta, ed è stata presa. È un po’ una storia incredibile e bellissima, che attraversa una generazione, il sogno dello spazio possibile coltivato negli anni ’80 e finito in quella fredda mattina del 1986. Quel crederci e ritirarsi sù che ha contraddistinto la NASA in tutti questi decenni e che ne ha fatto, piaccia o no, l’agenzia governativa che più di tutti ha innovato, con soldi pubblici, nel panorama statunitense.
Ed è bello pensare che in fondo questa storia è e rimane una storia di donne e uomini che non hanno mai smesso di credere alla nuova frontiera e alla possibilità per l’uomo di vivere e lavorare fuori dal protettivo e sicuro guscio terrestre.

(Visited 4 times, 1 visits today)

9 Comments

  1. Sono tutte discussioni interessanti, ma col senno di poi. I russi stessi costruirono una navetta praticamente uguale allo Shuttle, il Buran.
    Parlare di carretta è molto ingeneroso; è un concetto non applicabile con la tecnologia degli anni 70. Neanche oggi forse si riuscirebbe a raggiungere quegli obiettivi, 50 voli l’anno e riutilizzo di tutte le parti mobili.

  2. D’accordo, però va detto: lo Space Shuttle è stato, dal punto di vista economico e gestionale, un sostanziale fallimento. Avrebbe dovuto essere un mezzo poco costoso e sicuro per raggiungere l’orbita bassa. Ma i costi sono lievitati in maniera abnorme, e ha provocato più morti di tutto il resto del programma spaziale americano.
    L’idea sbagliata era, credo, proprio nel concetto di mezzo riutilizzabile. Non ha procurato veri risparmi, e costringe ad andare avanti con una tecnologia ormai del tutto superata. Non a caso non sono stati costruiti altri Space Shuttle, e i mezzi previsti dalla NASA per rimpiazzare lo Space Transportation System sono tornati a un sistema molto simile a quello delle capsule Apollo.

  3. Anche Aviation Week ci racconta qualcosa sugli astronauti degli Shuttle:
    “A panel has found that astronauts were allowed to fly on at least two occasions despite warnings they were so drunk they posed a flight risk”

  4. il fallimento di tutto il programma spaziale americano mi sembra evidente. Hanno voluto fortemente la ISS (stazione spaziale internazionale) e non hanno i mezzi per raggiungerla nei tempi e nei modi previsti. Non dimentichiamoci che è grazie ai sovietici se gli astronauti a bordo della ISS hanno ricevuto regolarmente i rifornimenti necessari alla loro sopravvivenza. Ma forse è il concetto stesso di uomo nello spazio che va rivisto. Lo spazio non è l’oceano e il paragone che motli fanno con Cristoforo Colombo è quanto meno fuori luogo.

Rispondi