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Di ritorno da Gressoney Saint Jean, il luogo scelto da Condor per Kinder, la sua colonia estiva, a uno tipo me, che ha un blog, non viene altro da fare che raccogliere qualche pensiero che nel corso di cinque giorni si è conservato tra i neuroni in forma di post.

Ad esempio che a un’ora e mezza Milano, il capoluogo dell’aria condizionata (facciamo due, toh, metti che sbagli strada perché qualcuno ha deciso di anticipare di un chilometro l’uscita dell’autostrada così come la conoscono i navigatori satellitari), esistono posti in cui la notte, a metà luglio, si toccano i quattro gradi, e dalle sei del pomeriggio in poi si va in giro col maglione di lana.

Che - sempre a un’ora e mezza da Milano - esistono posti in cui un pasto completo di quelli che si ricordano, vini compresi, costa 30 euro a persona in un locale caratteristico e un massimo di 50 se ti va di scegliere il locale più figo della zona.

Che esiste la grappa al miele e, dio, come hai fatto senza fino ad oggi. E poi la polenta concia, con burro e Fontina; la scaloppa di foie gras con contorno di fichi caramellati, cipolle di tropea e croissant; il Mugolio, liquore casalingo fatto con pigne di pino mugo; il lardo d’Arnad con il pane nero e chissà cos’altro che uno non ha fatto in tempo a mangiare.

Che esiste ancora il Genepy: grazie ad uno strappo alla regola dovuto al freddo becco, te lo avevano fatto assaggiare quando eri piccolo. Che il genepì è una pianta. Che è ancora verde (il liquore; la pianta probabilmente pure: non sono ferrato sull’argomento), ma c’è anche una versione per salutisti senza coloranti aggiunti. Che con la storia che tutto costa un sacco di meno, e in particolar modo se sei rimasto affascinato da certi sapori e odori del posto, sei capace di uscire da un negozio di gastronomia tipica con sei sacchetti pieni, manco fossi stato all’Esselunga. Che può capitare che un animale che sta pascolando attraversi la strada e te ne devi stare fermo un po’ prima che si decida. Ma alla fine chissenefrega: in fondo vieni da un posto in cui la gente ha delegato a tre lucette la facoltà di muoversi o stare ferma. Che non esiste casa che non sia fatta anche solo in parte in legno, e non abbia gerani alle finestre. Che i gerani alle finestre mettono allegria, al contrario di quelli di Milano, che muovono alla pietà e hai l’impressione che ti guardino implorandoti di finirli. Che le stelle alpine non sono poi così rare come ti ricordavi. Oppure hai solo avuto culo.

Che hai trascorso gran parte delle vacanze dell’infanzia in Valle d’Aosta, e tu sei cambiato un sacco, mentre la Valle d’Aosta no.

Che vaffanculo Second Life: a 160 chilometri da qui ci sono la neve sui monti, l’aria buona, e gente ospitale e felice di vivere solo una normale prima vita, senza teletrasporto.

Che uno non può lasciare andare in giro un blogger cittadino senza che torni e sforni un post bucolico tipo questo, in cui le caprette fanno ancora ciao.


Sì, poi c’è stato Kinder, con il concerto di Cesare Picco; i pranzi al sacco; gli incontri in piazza e sull’erba; l’annuncio che Matteo Bordone affiancherà Luca Sofri nella conduzione di Condor; i disegni in diretta di Laura Carcano; la partita di calciobalilla Bordone e Neri contro i fisici; la clamorosa disfatta - sempre a biliardino - della famiglia Mantellini contro la coppia Sofri-Bignardi; la serata danzante modello ultimo giorno di gita alle medie, e moltre altre cose che le foto sanno raccontare meglio di me.


P.S.: Si parla di Kinder e queste stesse cose anche da Viscontessa; su Grazia; sul Manteblog (anche qui); su Wittgenstein; sul Barbablog; su Discanto; su E io che mi pensavo (prima e seconda parte); su Dellaplane; da Vittorio Pasteris (anche qui); da Stark; su Liebniz; da Luca De Biase; su Coseinfila; da Sasaki Fujika; su Keplero; su Sorelle d’Italia; sul Daveblog.