DeeJay Walter arriva in città

Ieri sera viene Veltroni ai giardini di Modena, a presentare un suo libro+dvd, e noi ci andiamo.
Arriviamo con un certo anticipo, perché è Veltroni; in realtà posti a sedere ce n’è parecchi. La media del pubblico si assesta sui 45-50 anni. L’età Veltroni. C’è anche qualche ragazzino, che in seguito si addormenterà sulle spalle della mamma.


L’Uomo sale sul palco alle 21.30, appena c’è abbastanza buio per il proiettore. Come prima cosa avverte che parlerà solo del libro, di nient’altro al di fuori del libro. In settimana l’eroina locale di Forza Italia, la Bertolini, ha accusato il comune di finanziare con questa iniziativa la campagna veltroniana per le primarie. Il comune ha un ottimo alibi: l’incontro era calendarizzato da mesi. Anche il libro era pronto da mesi, già. Ed è uscito proprio adesso. E di che parla? Un altro romanzo? No. Parla della bella politica. Quindi Veltroni non parlerà del Partito Democratico, della sua candidatura, no. Parlerà della bella politica. C’è una bancarella con pile e pile del suo libro+dvd.

Ugualmente qualcosa non va. Io ho una certa esperienza di presentazioni di libri: c’è un tale che presenta l’autore e c’è l’autore che parla del suo libro. E magari legge qualche pagina e se ne discute col pubblico. Veltroni invece monta sul pulpito e inizia a recitare una specie di lezione. È molto bravo a leggere alzando continuamente gli occhi sul pubblico; ma per quanto possa essere bravo, un lettore resta un lettore. È una scelta che non capisco: secondo me l’uomo è capacissimo di parlare a braccio. Anche di sostenere un contraddittorio (peraltro in terreno amico). Ma non lo fa.

A distanza di dodici ore è molto difficile per me ricordare cos’abbia detto in 120 minuti: direi grosso modo che la bella politica è quella che si fa pensando alla collettività e non alla propria individuale sopravvivenza. Tutto giusto e condivisibile, e detto senza banalità, ma nessuno avrebbe resistito a due ore così. Infatti il fulcro del suo discorso – ciò che ci ha tenuti saldati alle sedie – sono i video. Ogni tanto si ferma di parlare e manda un video. Inizia praticamente da subito: non ha ancora finito di salutare e già ha mandato il primo, che è il discorso di Chaplin barbiere ebreo nei panni del Grande Dittatore. Uno dei momenti più commoventi, ma in fondo anche rischiosi e imbarazzanti della storia del cinema – il regista che fora la quarta parete e spiega al mondo come fare a vivere bene. Più tardi ci farà vedere M.L.King che esegue I have a dream a Washington. E poi Berlinguer, Mandela. È come se non potendo fare un comizio, Veltroni fosse arrivato con la sua personale compilation: i Grandi Comizi del Novecento. Un comizio al quadrato. Il pubblico dapprincipio si emoziona, e applaude – come fai a non applaudire Berlinguer che non vuole morire prima di finire il suo discorso? Poi però comincia a riflettere: beati i neri dell’Alabama, che potevano ascoltarsi MLK e vedere la libertà brillare dagli Appalachi al Gran Canyon; mentre a noi tocca Veltroni che continua a leggere la sua relazione e non infiamma, non infiamma neanche un po’. Mentre parla mi sorprendo ad alzare gli occhi alle stelle, a tracciar costellazioni, a pensare al mal di denti. “Uffa. Quand’è che manda un altro video?”

Intanto l’oratore continua a insistere sulla sua idea di bella politica, e non parla di pensioni. Non parla di tasse. Di riforma della giustizia. Di referendum elettorale. Di Cus o Dico. Le pagine di cronaca politica sono pieni di argomenti interessanti e controversi, e lui non ne parla. Mette su Berlinguer. Peraltro quel famigerato comizio padovano non aveva nulla di speciale: parole accorate, come ne dicono i politici, ma senza ictus nessuno oggi lo ricorderebbe. Veltroni lo ha scelto come esempio di politico che vuole fare fino in fondo il suo mestiere. Berlinguer che manda giù il bicchiere, fa una smorfia e va avanti, è come lo spartano che si lascia rodere dal lupo.

Ho un’intuizione: per Veltroni la bella Politica è soprattutto ars oratoria, Fare Bei Discorsi. Appassionare la gente. Affascinarla. A Torino usò proprio questo verbo: il partito democratico si propone di affascinare gli italiani. E come li affascini? A parole? Non solo, siamo moderni, possiamo usare anche le clip. Di Berlinguer non gli interessano tanto i contenuti (quel giorno stava parlando di Scala Mobile, cos’è la Scala Mobile?), ma il suo fascino discreto. Inoltre Berlinguer è un esempio di caduto sul lavoro, uno dei pochi che la politica possa vantare.

Io sono un piccolo uomo che prende in giro i potenti, è il mio modo di sentirmi vivo. Eppure stavolta mi sento a disagio. Sembra che Veltroni sia venuto a Modena col preciso intento di farmi piacere, incarnando tutte le peggiori caricature del veltronismo. Eppure persino io sono convinto che l’uomo sia molto migliore di come si sta presentando in queste settimane. Lui è molto di più di un deejay di Grandi Successi del Novecento che legge testi scritti tra un filmato e l’altro. Lui la politica la fa realmente. È un amministratore, una persona che esercita il potere sulla gente. Volentieri leggerei un suo trattatello sulla politica sporchina: cosa succede concretamente quando il sindaco onesto di una grande città mette il naso nella gestione degli appalti? Come si fronteggia l’emergenza nomadi? Pagherei, pagheremmo tutti per leggere un libro così.

Invece, dopo due ore di belle parole e filmati toccanti, dopo gli applausi e la standing ovation, la gente sfuma verso il bar, e le pile del suo libro+dvd restano lì, dov’erano all’inizio. Si aspettavano diecimila persone, dice Cragno.
“Ma neanche un po’”.
“Parlar bene parla bene, ma se non leggesse sempre…”
“Sì, ma cos’ha detto alla fine?”
“Il fatto è che si mette in una posizione in cui non lo puoi criticare perché… è come se fosse il Presentatore”.
Lo speaker. Forse Veltroni non ha veramente tutta questa voglia di governare. Forse preferirebbe regnare, lasciando agli altri le dispute quotidiane sulle leggi elettorali e le riforme della giustizia. Il Sarkozy italiano, pronto come Sarkozy a costruirsi un partito-squadra a suo modello e poi, una volta all’Eliseo, comprare i migliori giocatori dell’altra squadra. Va bene. Rimane una fondamentale obiezione. È davvero così bravo, Veltroni, a fare i discorsi? Ce lo vedreste Veltroni nell’olimpo veltroniano, dopo Chaplin, Luther King e Rigoberta Menchù? Qualcuno ce lo vede, indubbiamente. Io sono un po’ scettico.

Lui e Cacciari sono gli ultimi veri filosofi. Gli altri si mangian la torta.
(Anonimo plaudente, alla fine del discorso)

Un appunto per i Mille. Questa idea che sta passando – che Veltroni col suo fenomenale carisma sia in grado di scatenare una deriva plebiscitaria nel Pd, anzi in tutto il Centrosinistra, se non in tutto l’elettorato italiano, mi sembra alla prima prova dei fatti un po’ esagerata. Forse vivendo tra internet e i giornali si ha la tendenza a dare un po’ troppo risalto a eventi che in realtà coinvolgono solo gli appassionati e gli addetti ai lavori. La situazione che vedo io (e posso sbagliarmi) è che Veltroni sia piaciuto molto solo a quegli italiani che hanno già votato Prodi. Forse Veltroni gli è piaciuto di più, forse lo voteranno molto più volentieri, forse non voteranno Mussi, ma per ora questo è tutto. Gli altri non se ne sono neanche accorti, che Veltroni s’è candidato. Non solo gli italiani a centrodestra, ma anche quelli a centrosinistra che non leggono tanti giornali e non hanno visto la diretta del dimenticabile discorso di Torino dalle 17 alle 19 su La 7 – e fidatevi che son parecchi. La candidatura di Veltroni non è troppo forte, anzi. Se Bersani decide di candidarsi, non credo che lo faccia perché ha paura di perdere. Il problema è che qui, dopo aver tanto parlato, abbiamo finalmente comprato il Fenomeno da cui tutti si aspettano sfracelli; e tutto quello che finora ha fatto il Fenomeno è segnare un paio di gol in qualche partitella estiva senza troppa importanza; e il pubblico non è affatto affascinato, anzi, lo stadio è mezzo vuoto. Magari a settembre tutto andrà bene. Magari. Se Veltroni fosse più forte, lo prenderei in giro anche più volentieri. Adesso francamente no. Tocca tifar per lui.

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14 Comments

  1. che poi andrebbe ricordato(sono talmente di sinistra nell’animo che posso permettermi di fottermene delle eventuali accuse di qualunquismo e disfattismo)che a governare benino Roma con tutti quei quattrini saremmo capaci quasi tutti,e tutti sapremmo redigere un quotidiano fantastico attingendo da un pozzo senza fondo.Secondo me il ragazzo deve fare un po di gavetta vera.Come critico cinematografico lo adoro,ma i miei candidati per il partito democratico restano Bersani e Letta(magari in tandem)

  2. Il bello dei tuoi brani, delle tue critiche e di conseguenza di te, non è che sei uno che prende in giro i potenti, ma che sei uno che prende in giro i SUOI, potenti.
    Secondo me molta differenza tra bella critica e qualunquismo (nessun riferimento al commento precedente), la fa questa cosa qui.

    Sul brano nulla da dire, come sempre quando ti leggo, se non “concreto”.

  3. A Roma in certi cantieri un rumeno viene pagato 10 Euro per una intera giornata di lavoro appeso da qualche parte senza protezione alcuna.
    Questo Veltroni lo sa.
    Lo ha sempre saputo.
    E non ha fatto nulla.
    Anzi: è il sindaco più amato dai costruttori e speculatori. Anche i russi ora costruiscono a Roma come pazzi.
    Fate un giro nei quartieri “nuovi” di Roma: è tutto un cantiere, tutto un girare di betoniere zeppe di cemento.

    A me non piacciono queste cose. Punto e basta. Il bravo predicatore della bontà che appena si gira è lì a cena con la grande mafia del mattone.

  4. Veltroni è stato sopravvalutato in virtù della sua assenza, del suo non essersi sporcato le mani con la politica vera per troppi anni. Questo nascondersi, giocare allo scrittore e all’amico del cinema ha prodotto un’immagine fantastica nella mente dei delusi da Prodi. Un appiglio in presenza del nulla. Le parole in suo favore suonano un po’ false, poco convinte, obbligate. Tocca tifar per lui, appunto.
    Non si capisce perché, se non per “turarsi il naso”. Come non capisco perché altri, più di valore di lui, come Bersani o Finocchiaro, debbano tirarsi indietro per subire la seconda farsa delle primarie con candidato unico.
    La delusione che Prodi ha dato agli elettori del centro sinistra (i cosiddetti riformisti, non quelli a sinistra) rischia di non essere compensata dalla sospetta inconsistenza di Veltroni.
    Lui il Sakrkozy nostrano? Ma dove? A parte le idee politiche diverse e la comune esperienza da sindaco, Sarkozy ha ben altro piglio e concretezza.
    Il popolo di centro-sinistra ha il vizio di correre a osannare icone di altri paesi e di appropriarsene. Salvo poi vederle puntualmente sgonfiarsi (Sogolene, Gore) o comprendere che hanno poco o nulla in comune con le loro idee (Sarkozy, Merkel, Tony Blair in passato ed ora forse anche Hillary Clinton).
    Veltroni è arrivato tardi. Avrebbe dovuto partecipare alle primarie farsa e battere Prodi.
    Ora, anche se fosse migliore di lui, sarebbe circondato dagli stessi che sono al governo.

  5. A me Veltroni mi è sceso dalla Festa del Cinema di Roma.Poi il discordo di insediamento ad una possibile guida del Pd ha dato il colpo di grazia. Questa sinistra è ormai alla canna del gas, e ve lo dice uno che ha la tessera del PdCI

  6. Complimenti per la tessera. Il PdCI invece non è alla canna del gas? Io non credo più in niente. Ed è soprattutto colpa loro (DS-Margherita, Rifondazione, PdCI).

  7. Un finto-buonista ci salverà dalla prossima vittoria del centrodestra? E’ stato più difficile votare Prodi e molto più difficile votare Rutelli(peraltro inutilmente). Voteremo anche Veltroni. Ma quando non si candiderà più Berlusconi non basteranno tante buone parole per continuare a essere votati.

  8. Sono modenese e nella cronaca locale si leggeva che le risposte date da Veltroni ai giornalisti incontrati a Modena, non erano affatto privi di forti richiami al nascente PD.

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