Droghe leggere: liberalizzata la messa in latino
Vaticano, svolta antiproibizionista: via libera all’allucinogeno brevettato nel 1570 da papa Pio V. Da tradizionale “weekend-drug” dei nostri avi, che, insieme alle bevute all’osteria, aiutava a sopportare le durezze dell’esistenza, a droga dei ricchi, da consumare in circoli esclusivi insieme a contesse fanatiche e politici bigotti: riuscirà il “motu proprio” di papa Ratzinger a riportare la messa tridentina nella hit parade degli stupefacenti?
Torpore, stordimento, ebbrezza misticheggiante: gli effetti dell’incomprensibile borbottio del sacerdote, tra fumi di incenso e litanie ipnotiche, equivalgono a quelli di una mezza dozzina di spinelli. Sotto accusa Paolo VI, che nel 1969 mise in soffitta il messale in latino costringendo tanti giovani a cercare la stessa ebbrezza nella marijuana.
Ma gli esperti avvertono: “E’ un latino tagliato malissimo, in dosi eccessive ottunde le facoltà mentali, come dimostra il caso di Antonio Socci”.
Primi dubbi fra i neo-adepti dell’antica lingua liturgica: «Okay, Deus è Dio e Christus Cristo, ma chi cavolo sono Kyrie e Leison?»

(tutti i testi di Lia Celi sono su Bendix)