Domenica 29 Luglio 2007
La legge Biagi non corre rischi di essere peggiorata. (ndb: con "peggioramento" il genio può intendere due cose, che fanno a gara per livello di terrore; ciascheduno scelga l'interpretazione che pare più compatibile con il livello di umidità del proprio habitat, e quindi più rispettosa dell'ambiente).
(Tommaso Padoa-Schioppa presentando il suo "Italia, un'ambizione timida")
Se serve un
ghostwriter, mi faccio avanti. La prossima potrebbe essere questa:
L'età pensionabile non corre rischi d'essere innalzata al giorno della morte.

- Ventre a terra contro il Fast Food | Arriva in Italia Fast Food Nation, il film ricavato dal libro di Eric Schlosser. Peccato sia quasi Agosto.
- Chiedi a Melina | Verso un comunicatore gastronomico più civile, più garbato.
- Il tiramisu lo hanno inventato a Treviso | Ma il Washington Post, svalvolato, vuole riscrivere la storia
- McDonald's introduce Hugo | Però si guarda bene dal dire che la nuova bevanda ha 410 calorie.
- Diventare cuochi con i blog | Si cucina pure ad Agosto (ricette estive).
- Gli uomini preferiscono le bionde, specie se misteriose, nude, e in Ferrari | E se poi non sanno cucinare?
- Pubblicità: posizionamento o posizione | Quando più del brand conta la sfiga!
- Speciale Steely Dan | Pronta la mappa del gusto di Lucca (Navigator: vado - mangio - compro)
Ho ritrovato per caso un vecchio cellulare, ormai abbandonato, su cui avevo memorizzati i numeri della blogosfera. Di quella blogosfera di cui un tempo facevo parte, che un tempo rappresentata la mia vita sociale.
Mi sono sorpresa leggendo nomi e vecchi sms che neanche ricordavo (ormai, d'altronde, non ricordo nemmeno cosa ho fatto ieri...), e la prima, unica cosa che mi è venuta in mente di fare è stata visitare Macchianera, ricordare - come un flash nebbioso - che anche io ho un account da queste parti, e che d'estate, quando la gente è meno e quindi si dà meno fastidio, un post amarcord e del tutto personale mi sarebbe stato concesso.
E' così che ora mi trovo a scrivere, a ripensare come fino a tre anni fa era tutto diverso. A pensarci: tre anni fa io e lui siamo andati perfino a trovare Gianluca nella sua amata pineta.
Per non dire di tutte le feste, i raduni, a cui si partecipava, tutti insieme, tutti amici. Ho smesso definitivamente un anno fa. Qualche giorno prima dell'incidente che mi ha cambiato la vita.
Mi ritrovo adesso ad avere problemi di memoria mentre cerco di associare i nick ai volti, e a chiedermi dove siano finiti tutti.
Io, mettiamola così, ho messo su famiglia, ma un raduno amarcord lo farei volentieri.
E voi?
Sabato 28 Luglio 2007

Questo è un post ciclico, che si ripete, anno dopo anno.
E ogni anno serve a dire che sto partendo per le vacanze.
Ogni anno lo scrivo il giorno prima di partire, perché poi ci si dedica alle valige e, soprattutto, all'identificazione di tutti i trasformatori/alimentatori/adattatori necessari per fare funzionare le (poche) diavolerie elettroniche che mi porto dietro: un cellulare, un iPod, un Pc portatile che alla fine resta quasi sempre spento, una macchina fotografica.
Ogni anno, per tutto il periodo in cui sono via, non scrivo sul blog. Feci una sola eccezione, il giorno in cui morì
Enzo Baldoni, e un titolo apparso su "
Libero" del giorno prima, ancora più stronzo della media naturale che mantengono i titoli di "
Libero", mi aveva fatto sbottare. Dò una sbirciata a
MacchiaLight, di tanto in tanto. Se ho proprio voglia di dire qualcosa, magari provo
Twitter e tento di ricredermi sulla sua inutilità.
Ogni anno anticipo quel che farò e non ci crederete, ma riesco sempre a non rispettare le previsioni.
Ogni anno dico che mi godrò la Toscana, il mare, il sole, il cibo, l'aria buona, e una delle più belle ed estese pinete d'Italia. E questo invece lo faccio per davvero.
Ogni anno metto il link per vedere via satellite il posto in cui vado. Chi fosse curioso lo trova
qui o
qui 
(per vederlo allo stesso modo, ma nella magnificenza di
Google Earth).
Ogni anno dico che leggerò un sacco di libri (sia di carta che in formato e-book: ci tengo a specificarlo per gli schizzinosi), e va a finire che non mi bastano mai. Allora inizio a leggere cazzate che trovo sulle bancarelle. Per dire: lo scorso anno mi sono letto i primi due libri di
Moccia. Davvero. Volevo capire. Lui, e tutti i fan di
3MSC. Io non ci credevo, a quello che leggevo. E parlo sia dei contenuti che proprio della costruzione logica delle frasi. Mi dicevo: li leggo per poi scrivere un post, quando torno. Poi uno torna e non ci ha più voglia di perdere tempo per scrivere di
Moccia.
Ogni anno dico che mi manca la cucina di
Filippo Volpi, e continua ad essere vero. Mi consola sapere che dopo che la sua
Locanda Menabuoi è finita soffocata dalle pizzerie al trancio sull'Aurelia e dalle sagre paesane che servono fritto misto congelato, che, volendo, si possono tornare a gustare le sue creazioni. Solo
in un altro posto. Però quest'anno forse riesco a provare "
La Pineta" di Bibbona, col fido
EmmeBi e una buona compagnia. E magari anche, che so, un
Gambero Rosso, che è un peccato averlo lì a sette chilometri e non esserci mai andati (non che uno non voglia: è che in genere va prenotato con un anticipo di qualche era geologica).
Ogni anno riempio tonnellate di schede di memoria di foto, poi non mi resta il tempo per selezionarle. Alcune di quelle dello scorso anno sono sparse su
Flickr, altre si trovano in un
album su Picasa. E le belle - che io ricordi - sono rimaste fuori da una selezione che sarebbe durata fino alla pensione. Prima o poi.
Negli ultimi due anni ci sono andato da solo. Quest'anno no.
- Pensa che chi usa Twitter sia parecchio discostato dalla realtà, ma siccome non si fida nemmeno di sé, decide di provarlo per l'estate.
- ...e pensa anche che questa cosa della terza persona sia oltremodo imbarazzante, oltreché una pessima interpretazione della lingua inglese.
- @mante: bisogna sempre provare quello che si critica, e soprattutto quello che non si capisce :)
- Nel frattempo egli, esso, it, insomma io, sto impazzendo a cercare di fare funzionare i post futuri su Movable Type. Non vanno da 1 anno.
Venerdì 27 Luglio 2007
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Giovedì 26 Luglio 2007
...a questo e questo, per chi era disattento.
Noi semo quella razza che non sta troppo bene che di giorno sarta fossi e la sera le cene.
Lo posso grida' forte fino a diventa' fioco noi semo quella razza che tromba tanto poco.
Noi semo quella razza che ai' cinema s'intasa pe' vede' donne 'gnude e farsi seghe a casa. | Eppure, la natura ci insegna sia su' i monti, sia a valle che si po' nascer bruchi pe' diventa' farfalle.
Noi semo quella razza che l'è tra le più strane che bruchi semo nati e bruchi si rimane.
Quella razza semo noi l'è inutile far finta: c'ha trombato la miseria e semo rimasti incinta. |
| (Bozzone - Carlo Monni, da "Berlinguer ti voglio bene", 1977) |
(Casa del popolo Majakowsky, negli anni settanta. Il salone è gremito di tavolate di gente che gioca a tombola. Il compagno Vladimiro Tegoloni legge senza riprendere fiato i numeri)
- Cioni Mario: Tombola!
- Vladimiro: Basta con la tombola! Basta con la tombola, sospensione di’ rricreativo… principia a avviare i’ culturale!
(Molti si alzano velocemente in piedi per andarsene)
- Vladimiro: Seduti, perdio! Presento ai’ pubblico ‘ndispensabile i’ titolo e i’ tema di’ dibattito… e dopo… anche in base ai’ famoso proverbio: tira più un pelo di fica che du’ paia di bovi, dò la parola alle due signorine. Ecch’i tema: “Pole la donna permettisi di pareggiare co’ l’omo?” No!
- Marta: Sì!
- Vladimiro: S'apre i' dibattito.
- Ester: Non è che…
- Ester: Ciao… non volevamo fare una conferenza, volevamo solo...
- Voce dal pubblico: Leccamelo!
- Vladimiro: I’ primo che risento dire leccamelo lo sfondo… Scusino eh… vadiano avanti…
- Ester: Noi si voleva solo fare una chiacchierata con voi sui problemi della donna… poi alla fine tireremo le conclusioni…
- Primo intervenuto: Scusi… io ho seguito un po’ la questione… le donne ‘ncazzate e via e via e via… ma ‘nsomma… la donna, la donna, la donna… o l’omo?
- Secondo intervenuto: Io so’ pe’ ‘i pareggio dell’omo e delle donne… a parte a me, che son troppo superiore e la mi’ moglie la tengo sottomessa… ma gl’altri le donne le potrebbero lasciare un po’ più libere… ovvia!
- Ester: Va bene. Chi deve parlare adesso?
- Terzo intervenuto: In certi casi sì, però anche l’omo e c’ha i’ su’ patire, come me che andavo a fa’ all’amore co’ una d’Aiolo, i’ martedì, i’ giovedì e i’ sabato, senza macchina, dieci chilometri a piedi… e quarche vorta anche sotto l’acqua… oh perché un la venia lei a fa’ all’amore a casa mia, ‘uella buhaiola, quarche volta?
- Primo intervenuto: ‘nzomma… i’ femminismo… le questioni femminili… la femmina… la femmina… o i’ maschio?
(Appaiono in sala e vengono verso il palco, 'Gnorante e Buio. Il Cioni, cerca di defilarsi)
- ‘Gnorante: Quattro amici maschi pe’ caso giocano alle carte… si vince, si perde, si vince, si perde… tre vincano, uno perde… ‘Paga!’ ‘Non ho sordi’ ‘Pagare!’ ‘E io sordi non avere.’ Debiti di gioho debiti d’onore… tu ci dara’ quarcosa in natura… Ora… la mucca, ‘un ce l’ha… i’ vitello gl’è scappato… tu ci dara’ la tu mamma e i’ debito è pagato… Quesito…
- Primo intervenuto: La mamma, la mamma, la mamma… o i’ babbo?
|
I casi sono due: o si sono sbagliati, oppure c'è un altro Gianluca Neri che va in giro disquisendo più o meno delle stesse cose di cui, se capita, parla anche il qui presente.
Il 16 luglio a partire dalle 9.30 presso l’Aula minor della Pontificia Università S. Tommaso D’Aquino (Largo Angelicum,1), si è svolto il Convegno “Privacy e sicurezza. Nuovi diritti di cittadinanza, nuove responsabilità istituzionali”, organizzato da Confservizi Lazio.
Vi hanno preso parte oltre che il presidente di Confservizi Lazio, Giuseppe Labarile, anche il Sottosegretario di Stato del Ministero degli Interni, Marcella Lucidi, il Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, Francesco Pizzetti, l’Assessore capitolino alla Sicurezza, alle politiche giovanili e ai rapporti con l’Università, Jean Léonard Touadi, il Presidente Cotral Franco Cervi, il Direttore del Dipartimento Politiche delle Risorse Umane del Comune di Roma, Pietro Barrera, il Direttore Tutela, Vigilanza e Sicurezza di Metropolitana di Roma, Gianluca Lucisano, il rappresentante dell’Associazione Italiana Vigilanza, Gianluca Neri ed il sociologo Maurizio Fiasco
Va detto che, a giudicare dalla cronaca del convegno, non sembra che l'intervento del mio personale "mini me" sia stato così pregnante, dal momento che non ve ne è traccia.
Ne avevo già letto un giorno prima. E va detto che ho aspettato fino a tarda sera per vedere se mi fosse venuto l'impulso irrefrenabile di correre a Roma. Solamente trascorsa qualche ora dall'ultimo treno per la mattina sono stato sicuro che non ero (o "non sarei stato"?) io.
Aggiornamento: ne / hanno / pure / parlato / in / tanti. Pare che quest'altro Gianluca Neri sia responsabile dell'"Associazione Italiana Vigilanza": nel comunicato c'era una virgola di troppo tra ruolo e nome. Ci sono anche le foto, ma non ci trovo il me stesso vigilante (c'è uno nero, ma al singolare).
Il prossimo 7 Agosto a bordo dello Shuttle Endeavour ci sarà Barbara Morgan, l'astronauta che insieme a Christa McAuliffe fu selezionata nel 1985 per il programma Teacher in Space. L'idea della NASA era in qualche modo quella di attirare l'attenzione delle giovani generazioni per lo spazio. Un programma da PR che purtroppo, a causa di un problema di elasticità delle guarnizioni che uniscono i diversi blocchi dei razzi laterali, si trasformò in una tragedia, con la perdita dei sette astronauti e la distruzione completa dello Shuttle Challenger. Era il 1986, e la Morgan aiutò la NASA nei mesi successivi durante la commissione d'inchiesta per poi tornare alla sua attività di insegnante nell'autunno.
Come per il mal d'Africa, lo Spazio è e rimane una fissazione per tutti coloro che hanno qualcosa a che farci e la Morgan non è stata da meno. Dopo più di un decennio si è ripresentata alle selezioni della NASA, questa volta non come professoressa ma come astronauta, ed è stata presa. È un po' una storia incredibile e bellissima, che attraversa una generazione, il sogno dello spazio possibile coltivato negli anni '80 e finito in quella fredda mattina del 1986. Quel crederci e ritirarsi sù che ha contraddistinto la NASA in tutti questi decenni e che ne ha fatto, piaccia o no, l'agenzia governativa che più di tutti ha innovato, con soldi pubblici, nel panorama statunitense.
Ed è bello pensare che in fondo questa storia è e rimane una storia di donne e uomini che non hanno mai smesso di credere alla nuova frontiera e alla possibilità per l'uomo di vivere e lavorare fuori dal protettivo e sicuro guscio terrestre.
Martedì 24 Luglio 2007
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Lunedì 23 Luglio 2007
Ci sono molte cose su cui Gianluca e io siamo d'accordo. Quasi altrettante su cui siamo in disaccordo. Le Diecine, ahimè s'è capito, non fanno parte del primo gruppo.
L'errore fondamentale di questo post, lo dico subito tanto perché sia chiaro da dove voglio partire e anche dove voglio arrivare, è dare per scontato che lo scazzo nei confronti delle Diecine sia solo mio, e sia limitato alle Diecine come fenomeno in sé. Questa non è una cosa mia, non è una malinconia che mi prende la sera e tantomeno, come sembra suggerire il post, un momento di rabbia mista invidia nei confronti di chi si è messo in fila davanti a me quando distribuivano le tette (che poi, per ragioni anagrafiche, credo fosse la Marcuzzi e non la Diecina della settimana scorsa, ma sono dettagli) ed è generosa nel mostrarle al mondo.
"
Ten Magazine, il giornale per uomini che hanno qualcosa da dire."
E quel qualcosa, oltre ogni ombra di dubbio, è "Viva la figa!"
Lo scriveva
Giulia Blasi (il suo blog, per i pochi che non lo sapessero, è "
Sai tenere un segreto?") in
questo post su Macchianera, in relazione al lancio di un periodico online con cui avevo e ho a che fare.
Ed è da quel giorno (da un po' più di tempo, a dire la verità, ma non stiamo a sottilizzare) che ho in testa una domanda.
Questa domanda, alla fine può essere riassunta in un semplice, ipotetico pensiero.
E il pensiero è il seguente: che male ci sarebbe, nel caso, nel pensare
"Viva la figa"?
Quando risposi a Giulia, scrissi - riciclando biecamente una vecchia barzelletta - che "Abbasso la figa!" è una cosa che può pensare solo un nano, ma io qui intendo proprio in senso filosofico. Mi chiedo: non dovremmo rallegrarci tutti del fatto che esista, la figa? Non era per caso questa l'intenzione delle centinaia di migliaia di persone che la votarono e la mantennero per anni al primo posto del sondaggio di Cuore che chiedeva di indicare "le cinque cose per cui vale la pena vivere"?
Credo che lo spunto (e questo nuovo tsunami di impetuosi commenti post-post-post-femministi) nasca dall'articolo del Financial Times secondo cui nella comunicazione italiana apparirebbero troppe donne nude.
Allora chiedo: che male c'è in una donna nuda?
Dice: che uno si fa le pippe guardandola.
Al che parte spontanea la domanda: e che male fa a noi, alla comunità intera, all'universo tutto, uno che si fa le pippe mentre guarda una donna nuda?
Dice: che si diventa ciechi. E in più si cresce con l'idea che il corpo femminile possa essere mercificato.
Va bene. E che male c'è quando una donna piacente, senziente, maggiorenne, nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, di propria spontanea volontà e quindi libera da qualsiasi tipo di coercizione, decide di mostrarsi nuda, sia gratis che dietro pagamento?
Ho la versione dei preti: ci ho fatto tredici anni di scuola assieme. Ora vorrei la vostra, quella di gente che vive nel 2007; progressista; liberale; emancipata; che probabilmente non crede ad un essere superiore che prima ci crea nudi e poi considera peccato il non coprirsi; che quasi sicuramente qualche volta nella vita o più volte in un solo giorno si è masturbata; che non ha atteso il sacro vincolo del matrimonio per sacrificare il proprio o l'altrui imene. Chiedo: che problemi avete con la nudità, con il sesso, con l'innocua esposizione di un corpo innegabilmente bello, armonico, vitale (e, nel caso, anche di uno non bello, non armonico, non vitale?).
Giulia io la conosco da parecchio tempo, ed è quindi con tutta l'amicizia possibile che dico a lei e a quelle che la pensano come lei, che a volte ho l'impressione possano essere tranquillamente annoverate in una tipologia di individui di cui ho letto un'illuminante definizione oggi, per caso, su un blog che nemmeno mi è piaciuto troppo: "i cialtroni in un singolo campo". Cito testualmente:
Ovvero, quella categoria di persone che sono perfettamente lucide in tutto, tranne che in un unico argomento intoccabile, sul quale non c'è verso di farle ragionare. Su quel singolo tema, sono capaci di partorire le atrocità più crudeli, le ridicolaggini più grottesche, le assurdità più contraddittorie, ed è assolutamente impossibile mettersi a discutere con loro alla pari. Qualunque obiezione viene presa come una dichiarazione di guerra, qualunque critica come una persecuzione, qualunque singola persona che non è d'accordo appare come parte di un gigantesco complotto cosmico contro di loro.
Faccio un esempio: oggi, nei commenti a questo post, si parlava di diritto alla privacy. Qualcuno che non ricordo se n'è uscito con la fesseria che rubare una password e utilizzarla non è poi così esecrabile, se hai qualcosa di importante da dire, che il fine giustifica i mezzi e tutte quelle balle lì. Al che Giulia ha commentato (l'ha fatto utilizzando una metafora, ma a volte l'uso che si fa delle metafore è altamente chiarificatore):
Sei per caso del partito secondo cui quelle che escono in minigonna si meritano lo stupro?
E, davvero, io ho pensato che l'equazione "minigonna = stupro consentito", ormai, la fanno solo gli stupratori. Ma che evidentemente è un tarlo che rode, qualcosa di atavico che ancora fa male dentro, una reminiscenza di un mondo e di una società che grazie al cielo esistono solo nei nostri ricordi (e forse nemmeno in quelli: diciamo in quelli dei nostri genitori). Possiamo affermarlo tranquillamente, anche tutti in coro, oggi, in un giorno a caso di metà luglio: quelli che pensano che l'abbigliamento di una donna implichi e sottintenda un qualsiasi tipo di assenso all'approccio o alla molestia sessuale sono in primis dei delinquenti e in secondo luogo delle monumentali, emerite, incomparabili, inaudite teste di cazzo.
Non ci voleva tanto. Di quanto stiamo parlando, in fondo? Dello 0.01% della popolazione? C'è ancora tutto questo bisogno di generalizzare (cito nuovamente Giulia, da un suo commento: "Mi meraviglio solo che l' "evolutissimo" maschio italiano, quello che si offende se gli dici di chiudere la porta della caverna quando esce, ancora ci caschi. No, anzi, per la verità non mi meraviglio per niente") per fronteggiare ed emarginare una minima percentuale di dementi?
Le New Balance invece no, quelle non le ho.
Domenica 22 Luglio 2007
L'antefatto lo faccio breve, perché se ne è letto un po' dappertutto, e non voglio tediarvi ulteriormente. Le semplificazioni e le banalizzazioni nel racconto sono tutte mie, perché ragazzi miei, va bene tutto, ma uno non può leggersi papiri chilometrici soltanto per capire la ragione per cui due si sono mandati reciprocamente a quel paese. C'è un modo chiaro e conciso anche per mandarsi affanculo, e che diamine.
Non so francamente nemmeno quale delle centinaia di post linkare a beneficio di chi volesse approfondire la faccenda. Direi che questo potrebbe andar bene.
Insomma, qualche tempo fa Lia di Haramlik, dopo varie vicissitudini personali e un numero indefinito di traslochi, lancia sul proprio blog una sorta di campagna per "un buon divorzio mussulmano". Si era sposata islamicamente con un tizio, ed era evidentemente andata male.
Lia - che poi è una che l'Islam l'ha visto da vicino e, secondo molti, trattato con parecchia condiscendenza - intraprende sul proprio blog una battaglia affinché il suo ex marito e tutti gli ex mariti islamici rispettino i dettami che regolano una cosa che in parecchi nemmeno sospettavano di esistere, ovvero il "divorzio islamico". Già: un matrimonio islamico può essere ufficialmente sciolto. Il problema è che, a livello pratico, per il marito è semplice come fare "bim bum bam" (e pure di più: è sufficiente ripetere per tre volte «Ti ripudio», e vale anche scriverlo per sms), per la moglie fare valere le proprie ragioni ed essere assistita come Allah comanda.
Lia parla di sé per parlare a tutti: racconta la propria esperienza omettendo gran parte dei dettagli e, soprattutto, il nome dell'ex-marito. Ora non statemi a chiedere perché è pieno di gente che cerca razionalità nella regole delle religioni; sta di fatto che la campagna riscontra un certo successo e Lia riceve l'appoggio di parecchie persone. Con alcune di queste, tra cui Dacia Valent (non ricordo i nomi degli altri, ma stiamo già scendendo ad un livello di dettaglio che la faccenda non merita), intraprende una corrispondenza fissa che parte con le e-mail e finisce con le telefonate in conferenza a quattro.
Tra Dacia Valent (che peraltro è stata eurodeputata per il PCI, nel 1989, prima di passare a Rifondazione Comunista) e Lia si instaura un rapporto che è fatto anche di confidenze, di accenni, di cose dette così, come chiunque di noi le direbbe ad un amico. E' così che la Valent viene a sapere che l'ex marito di Lia è un importante esponente - il capo - di un'organizzazione islamica italiana. Notizione: una delle maggiori personalità dell'Islam italiano ripudia la moglie e non rispetta i dettami della propria religione in merito.
Sta di fatto che, un giorno, Lia apre il Corriere della Sera e trova una sua mail privata, inviata alle persone che abbiamo citato poco fa, pubblicata in prima pagina. Era successo che una talpa tra i confidenti di Lia avesse, senza alcuna autorizzazione, girato parte della sua corrispondenza personale, da cui si evinceva il nome e il ruolo dell'ex-marito, all'editorialista nonché vicedirettore del Corriere della Sera Magdi Allam. Lia, da sempre, sospetta che la talpa sia stata proprio la Valent.
Allam - che con l'Islam va giù pesante come Rocco Siffredi in un collegio di vergini - riceve il malloppo e decide di tenere in dovuta considerazione il rispetto per la privacy di Lia. Il che, tradotto per noi infedeli della prima ora e non della seconda, significa che se ne sbatte le palle e pubblica tutto.
Il Garante della Privacy, interpellato, dà sostanzialmente ragione a Lia, ma sforna otto pagine di un documento che, al confronto, Ponzio Pilato pare un decisionista, per esporre sentenza che si traduce in - udite udite - cinquecento euro di multa per il Corriere della Sera.
A quel che mi consta fino ad oggi nessuno ha fatto sperimentare a Magdi Allam il giro della redazione a calci nel culo per spiegare, in modo che sia comprensibile persino a lui, che queste cose - specialmente se sei vicedirettore di un quotidiano come il Corriere - non si fanno.
Fino a qui la storia, come tutti la conoscono. E ve l'ho fatta persino breve, al punto che mi preme chiarire che non ho nessuna voglia / interesse / intenzione a intervenire nella discussione, a concedere ulteriore spazio a questa vicenda fatta delle tipiche piccinerie di chi non sa farsi i cazzi suoi, nonché a rettificare o correggere qualsiasi informazione che qui sia stata comunicata in modo eccessivamente schematico.
Di nuovo c'è che questa sera Dacia Valent - per dimostrare chissà cosa a chissà chi (immagino che la tesi fosse: vedete? eravamo amiche, avevo persino la sua password) ha utilizzato l'account da autrice di Lia per scrivere un post su Macchianera.
La cosa in sé dovrebbe dirla lunga a proposito della correttezza del personaggio ed illuminarci su quanto darle credito a proposito delle vicende passate, anche se non è a questo che voglio arrivare.
- Cose buone dal mondo | Proibita Starbucks nella Città Proibita (grazie a un blog).
- L'Italia? Il paese delle donne nude | "Le figlie a spogliarsi in tv, le mamme in cucina a fare i ravioli", sentenzia il Financial Times.
- Non voglio più il mio foie gras | Non fino a quando devo vedere tutto questo. (Filippo Facci, ti affido la mia supplica).
- Mangiare a colori | Il colorante E128, impiegato negli alimenti di colore rosso, può essere cancerogeno.
- Southern Ospitality non così ospitale durante l'apertura | Falsa partenza per il chiacchieratissimo ristorante newyorkese di Justin Timberlake
- Acqua minerale, i freddi numeri dell'oro azzurro | Ho bevuto plastica e marketing ma non mi hanno dissetato. Che dite, sarà il caldo?
- Cosa scelgono i trend setter del Gusto? Scoprilo con la K-List | Tutto su Francesca Romana Barberini (uh!... oh, ecco, non il numero di telefono)
Ieri TGCom si è lanciato in uno spoiler come pochi se ne sono visti. Oggi ha cancellato la pagina (che resta però disponibile sulla cache di Google) e fa lo gnorri.
Sabato 21 Luglio 2007
Prendo spunto da questo post di Michele (soprattutto leggi il post, prima), precisamente dai commenti, per segnalare due interventi di Roberta. Molto lucidi e condivisibili (provocatori):
Io invece scommetto che tutti gli artisti hanno partecipato ben volentieri alla compilation. Dirò di più: se Marco Pannella fosse ancora in sé candiderebbe Fabrizio Corona al posto che fu di (roberta ha scritto “si”) Cicciolina, Toni Negri ed Enzo Tortora.
Caro Onanrecords, non è che Toni Negri quando fu eletto nelle liste radicali fosse esattamente un radicale. A ogni modo le vicende di Fabrizio Corona e di altri come lui che hanno raggiunto l'apice del successo presso il pubblico con la custodia cautelare rappresentano in maniera esemplare lo stato della giustizia italiana e la credibilità che hanno i magistrati presso i cittadini allo stesso modo in cui lo rappresentava nel 1984 la vicenda di Enzo Tortora quando questi fu eletto a dispetto della condanna per camorra. (Roberta ad un commentatore che non ha colto. Le virgole sono sue).
Sapevo che sarebbe stato difficile rimanere all'oscuro del finale della saga di Harry Potter fino al termine della lettura. Ma non sapevo quanto. Pensavo che sarebbe stato sufficiente acquistare il libro appena uscito in inglese, leggerlo in fretta, e nel frattempo evitare siti fantasy, mailing-list letterarie e affini, in cui qualche sconsiderato poteva farsi sfuggire qualche cosa per sbaglio. Ma mi illudevo. Oggi alle due di notte ho aperto il sito di La Repubblica Online, e il finale campeggiava a caratteri cubitali come primo titolo della colonna di destra, con un rilievo tale che è impossiible non leggerlo alla prima occhiata.
Una volta, qualcuno che si fosse piazzato all'ingresso di un cinema gridando a squarciagola l'identità dell'assassino sarebbe stato definito teppista. Questi, come li possiamo definire?
Non credo di sbagliare se dico che la stragrande maggioranza delle persone appartiene a due categorie. Quelli a cui non frega assolutamente niente di Harry Potter, e tantomeno del fatto che viva o muoia. E quelli che hanno seguito la saga per anni fino a questo punto, e che amerebbero potersi godere il libro apprezzandone ogni sorpresa. Coloro che hanno bisogno di sapere il finale a pochi minuti dall'uscita sono una minoranza di decerebrati. Cui La Repubblica ha pensato bene di rivolgersi, a scapito di tutti gli altri. Un perfetto esempio di come funziona l'informazione oggi.
Venerdì 20 Luglio 2007