Oggi avrei voluto scrivervi e parlarvi di un sacco di cose.
Avevo in mente di fare gli auguri a Gigi (“sociogigi”, tutto attaccato, lo chiamavamo a Clarence) e Ludovica, che si sono sposati un mese fa, una quindicina di anni dopo essersi incontrati, e di mezzo ci sono stati momenti di tutti i tipi, ma sono capitate anche e soprattutto due persone più corte di loro che si chiamano Giulia e Gabriele, e che valevano la pena.
Magari vi avrei parlato di Veltroni. Magari anche no.
Forse vi avrei raccontato di un posto storico e bellissimo che diventerà un inutile museo sportivo solo perché a Roma hanno stanziato 50 miliardi di euro destinati a chi prende delle cose belle e ne fa musei sportivi.
Oppure avrei discusso con voi di quanto è strano che a volte servano eventi che ci travolgano per fare una cosa così semplice che si chiama pace.
Invece è stata una giornata così, e mi viene solo da dire una di quelle cose un po’ sceme e inutili che si dicono in questi casi (“in bocca al lupo”, “in culo alla balena”, “in groppa al calamaro”: fate voi) a Gianmarco, che siccome è entrato in un pronto soccorso che sembrava uno dei Simpson, quelli (del pronto soccorso, non i Simpson) hanno deciso di tenerlo lì per alleggerirlo - oggi - di un pezzettino.