Più auto per tutti

Cazzo io lo sapevo che prima o poi avrei fatto arrabbiare Montezemolo. Non che sia una sindacalista e non lavoro neanche nella pubblica amministrazione ma di sicuro non faccio neanche il tifo per la grande azienda.
Ma poi la mia non è una cosa personale contro la grande azienda anzi, quando ero più giovane c’erano i padroni da una parte e gli operai dall’altra, i padroni avevano un nome un cognome o magari due, avevano una villa da favola o magari due e andavano in vacanza sulla Costa Smeralda, o su quella Azzurra o magari su tutt’e due. Dall’altra c’erano gli operai che anche loro avevano un nome e un cognome magari banale ma pronunciabile avevano un appartamentino ad equo canone e la domenica andavano al mare a Ostia o all’Idroscalo o magari da nessuna parte.
Era tutto più semplice.


Adesso invece non trovi più uno straccio di imprenditore con nome e cognome neanche a pagarlo oro: tra holding, controllate, joint venture, capitali stranieri, partecipazioni e via dicendo se devi prendertela con il padrone non ti resta che qualche furbetto del quartierino con l’aria da play boy de noartri che neanche quello di casa ti dura più di un contratto 4+4, per non parlare poi dei colleghi che a cercare un Mario Rossi se ti va di lusso trovi tutt’al più un Mohamed Assan che della tua lotta di classe gli importa un cazzo che c’ha già le sue belle gatte da pelare.
Ma prendi anche i commercianti, per dire, prima c’era un bel negozio con le commesse, il cassiere e il titolare che se spendevi abbastanza ti serviva lui e ti chiamava per nome.
Adesso invece prendi un bel negozio e scopri che fa parte di una catena di negozi con un fatturato che supera quello della Fiat che se non leggi il Sole24ore tutti i giorni, non hai neanche idea chi siano i proprietari. Altro che grandi aziende, industrie e rinnovamento tecnologico. Dentro, invece delle commesse gentili e premurose ci trovi uno stuolo di ragazze in divisa che lavorano nel negozio come in una catena di montaggio: due ore a piegare gli abiti, un ora ai camerini, dieci minuti di pausa, due ore in magazzino e così via che invece di trovarsi in mensa ad incazzarsi tutte quante contro il padrone, vanno al bar a mangiare l’insalatina e poi corrono in palestra a rassodarsi le chiappe. Gli chiedi, dove lo vuoi mettere il TFR? E loro tra un’insalata scondita e due ore di tapis roulant ti chiedono stupite se il TFR sia un sex toy perché un contratto di lavoro dipendente non lo hanno mai visto.
Che poi è questo il nostro paese, le grandi aziende del Made in Italy producono in Cina, quelle straniere vendono in Italia, gli operai sono diventati una classe più abbiente dei ricercatori, degli stagisti, dei lavoratori flessibili o dei precari e meno dei contadini che adesso han fatto tutti l’agriturismo nelle stalle e vendono prodotti tipici della tradizione gastronomica del nostro paese.
E questo è il nostro paese circondato da bagnarole che traghettano disperati in Costa Smeralda e diversamente disperati a Lampedusa, il paese delle domeniche ecologiche, delle stragi del sabato sera, delle città devastate dal traffico e del foglio rosa a sedici anni così a diciotto consegnamo una nuova generazione di neo patentati nelle premurose mani del nostro Montezemolo nazionale.
Ma che dobbiamo dargli di più a quest’uomo perché non ci consideri nemici o fannulloni?

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24 Comments

  1. Le attenzioni del governo verso Montezzemolo sono patetiche: persino la Fenech ha avuto più stile dopo essere stata accannata (e sicuramente si è messa in saccoccia molto di più di qualche fetente di voto).

  2. Siamo onesti gente : dare tutte le colpe al Montezemolo denota una mancanza di acume e una visione tarata del nostro paese.

    Montezemolo e’ una figura, messa li da amici di amici che tanto amici poi non sono…se ci fate caso il nostro amico Monty e’ sempre stato Presidente di qualcosa.
    Mai una volta vero proprietario.
    Presidente della Fiat.
    Presidente della Ferrari.
    Presidente della Maserati.
    Presidente di Confindustria.
    Presidente della Fieg.

    Presidente qui, presidente la, ma che cazzo presiede poi ?
    Nulla, l’aria, manco quella forse.

    La voce che dovete cercare, quando parlate di imprenditoria e dirigenza, e’ PROPRIETARIO.

    Proprietario, non Presidente ;)

  3. Siamo onesti gente : dare tutte le colpe al Montezemolo denota una mancanza di acume e una visione tarata del nostro paese.

    Montezemolo e’ una figura, messa li da amici di amici che tanto amici poi non sono…se ci fate caso il nostro amico Monty e’ sempre stato Presidente di qualcosa.
    Mai una volta vero proprietario.
    Presidente della Fiat.
    Presidente della Ferrari.
    Presidente della Maserati.
    Presidente di Confindustria.
    Presidente della Fieg.

    Presidente qui, presidente la, ma che cazzo presiede poi ?
    Nulla, l’aria, manco quella forse.

    La voce che dovete cercare, quando parlate di imprenditoria e dirigenza, e’ PROPRIETARIO.

    Proprietario, non Presidente ;)

  4. We are not in the construction and engineering business. we are in the business of making money.
    Steve Brechtel sr, president, Sechtel company, 2004

  5. the IMF and World Bank resemble “much too closely the operation of power politics rather than of international cooperation, except thant the power employed is financial instead of military and political”
    Harry Dexter White,1946.
    Dopodicche’ posso riprendere a parlare napoletano.
    Oggi e’ sabato e mia madre preparera’ spaghetti al pesto con il basilico del nostro giardino, mozzarella di bufala con insalata il tutto innaffiato da vino della casa e per finire la sua pastiera. lo so che non ve ne frega un cazzo ma io sto in terra staniera e I miss so much that…..Saluti a quel ricchine di Montezemolo e non vi dico l’idea che hanno qua delle sue auto di merda

  6. si oggi sta nei giornali…. questo e’ un polipo………il concetto che hanno della stampa italiana ?….. forse e’ peggiore di quello sulle macchine fiat

  7. la Vis al meglio di sè. Non mi piace Giordano del PRC, epidermicamente, ma quando dice che dalla gabbia dorata della ricchezza non si può giudicare chiu lavora ha ragione da vendere. L’uscita di Monty fa il paio con il pezzo di qualche giorno fa di quella naziradicale della Bonino, che con un ribaltone della logica davvero sorprendente, esortava le donne a non desiderare la gabbia della pensione ma la libertà obbligatoria di lavorare oltre i 60 anni di età. Scusate l’ingenuità, particolarmente grave data la mia età: ma ci sono o ci fanno?

  8. > ma ci sono o ci fanno?

    Ci fanno. E’ uno dei tanti, penosi, tentativi di convincere gli itaGliani che il mercato è sempre dalla nostra parte. Ora, il problema è che lo stesso sistema che ci ha fatto ingrassare, quello stesso sistema che ci ha fatto comprare la 500 e il frigorifero, adesso non funziona più. Il mercato ha “deciso” che non va più bene… E adesso? E adesso arrivano dei cazzi che neanche la Fenech che è pratica ne ha visti così.

  9. “se devi prendertela con il padrone non ti resta che qualche furbetto del quartierino con l’aria da play boy de noartri che neanche quello di casa ti dura più di un contratto 4+4,”
    ma in italiano cosa significa?

    saluti gippo

  10. Leggi il post sopra, vale anche per te. Non sai cosa significhi e forse, se non avrai l’aiuto di certe circostanze favorevoli che hanno aiutato me ed altri come me, e forse mai lo saprai anche se io, per tuo esclusivo interesse, mi auguro che tu goda delle circostanze giuste. La resa dei conti non è lontana e concordo con te sul fatto che sia ormai inevitabile, non mi rimane che sperare, non ci conto però, che non sarà troppo dura.

  11. Piti ma tu non sei contento che ci sia offerta a tutti la libertà di muoverci liberamente con la nostra auto fin dai diciotto anni di età?

  12. Sono perfettamente d’accordo con La Sposa nello scrivere Montezzemolo con due zeta. Per il resto voglio spezzare una lancia thema in favore del sig. Fenech. Primo: dei presidenti confindustriali che io ricordi e’ il migliore: piu’ colto, piu’ preparato, piu’ raffinato e anche il piu’ democratico: e non mi riferisco solo all’ineffabile D’Amato: Piti “el memorioso” mi rammentava qualche settimana fa l’esistenza di Giorgio Fossa, procurandomi una teoria di crampi che mi metteva fuori uso per una giornata.

    Inoltre: i fannulloni, al contrario di Babbo Natale, i Rettiliani e l’intelligenza di D’Alema, esistono per davvero. Chi non se ne capacita faccia un salto all’Ufficio Condoni del Comune di Roma. O in qualunque latebra ministeriale. O in una asl di provincia. E la scoperta non e’ di Montezzemolo, prima di lui ne ha parlato e scritto con giustificata veemenza Pietro Ichino.

    Infine infine: i sindacati. I nostri tre baracconi detti “confederali” non hanno niente a che vedere con i sindacati bananieri colombiani: si tratta di strutture di potere che difendono gli iscritti o chi ha gia’ diritti acquisiti: possibile che a fronte di un’aspettativa di vita che aumenta non si debba aumentare l’eta’ della pensione? possibile che i precari siano del tutto abbandonati a se stessi? Possibile che l’uscita di sicurezza per gli inservibili del pidiesse sia la cigielle?

  13. Una precisazione John, Montezemolo con una sola zeta, attaccando i sindacati sostiene che ormai sono dalla parte soltanto dei lavoratori della pubblica amministrazione o dei fannulloni, distinguendo quindi nettamente due categorie di lavoratori.
    Poi che i sindacati rappresentino ormai solo un baraccone inutile sono d’accordo e sono anche d’accordo sull’aumento dell’età pensionabile purchè ovviamente lo stato si faccia carico di occuparsi anche dei suoi cittadini che non producono redditi: bambini, vecchi, disabili e tutte quelle persone che possono contare soltanto sui membri della famiglia per sopravvivere.

  14. John, e ti avevo risparmiato Lucchini, re del tondino bresciano e falco confindustriale degli anni ’70, quello che poi ha venduto tutto ai Russi, che guadagnava netti (sua ammissione postuma) 100 mln di lire al giorno (potere di acquisto di 30 anni fa, ora equivalenti a non meno di 300 mila euro, e si opponeva strenuo a 5000 lire lorde mensili per gli operai.

    Sull’età pensionabile, però facciamo a capirci: sembra che ogni volta serva una riforma perchè è aumentata la durata della vita. Scusate e le riforme 1992, 1995 e 2004, che mi hanno graziosamente imposto 15 anni e mezzo di lavoro in più cosa sono state, aperitivi analcolici?

    E – per tutti- NON CREDETE TROPPO A CHI PARLA DELL’AUMENTO DELLA DURATA DELLA VITA. Vi parlano della speranza di vita ALLA NASCITA, che è in effetti aumentata di molto negli ultimi decenni, ma che non incide sulle pensioni. Quello che conta, per lo specifico della previdenza, è LA SPERANZA DI VITA ALL’ETA’ “X”, dove X in questo caso è 60 anni. Andate nel sito dell’ISTAT, spisotolate un po’ e troverete quanto resta da vivere a un sessantenne di oggi rispetto aun sessantenne di 30-40 anni fa. Resterete sorpresi per l’esiguità dell’aumento della speranza di vita.

  15. Viscontessa: grazie della precisazione, non ho mai detto ne’ inteso, come del resto Montezzemolo, che gli statali fossero tutti fancazzardi: nella mia esperienza di uffici statali ho spesso rilevato la presenza di nuclei nullafacenti e di un solo elemento che sgobbava per tutti: senza alcuna distinzione di carriera ne’ di stipendio rispetto ai colleghi. Anzi, sovente soggetto a pigliate per il culo.

    Piti: grazie per Lucchini, cerchero’ di resistere. (Ma come avviene una rivelazione psotuma? In sogno? Alla Prodi che chiede al fantasma di La Pira dove si trovi prigioniero Aldo Moro?)

    Comunque, sull’aumento dell’aspettativa di vita a 60 anni o oltre, i dati piu’ completi che ho trovato, ammesso che siano corretti, sono qui:

    http://www.bancaditalia.it/interventi/altri_int/2007/morcaldo_%20pensioni.pdf

    Tanti discorsi e poche tabelle, quindi tutto sommato non granche’. Pero’ la tabella 1 sembra contraddire l’ipotesi di Piti: perceltualmente nel periodo 1980-2002 la speranza di vita sembra avere subito incrementi piu’ significativi per le eta’ avanzate che per quelle medie o giovani. E direte: percentualmente sta gran fava, che’ il cento per cento di zero e’ zero.

    Si’, ma c’e’ la tabella due che ci spiega che dal 70 ad oggi la speranza di vita a 65 anni e’ aumentata di 4 anni, che secondo me non e’ poco (fermo restando che l’osservazione di Piti e’ importante: ad un aumento della vita media, diciamo, di 20 anni, non corrisponde un aumento identico della speranza di vita per le eta’ avanzate. Diverso il discorso per la variazione della speranza di vita, per gli astuti la “derivata prima”: questa e’ maggiore per gli anziani ed e’ il parametro che regola l’aumento dell’eta’ pensionabile).

    Cio’ detto, non mi risulta che ci siano state riforme che hanno aumentato l’eta’ pensionarda di 15 anni: probabilmente l’hanno pesantemente scoraggiata. A meno che non si parli di pensioni baby del Giucraxico, a cui si addice il refrain di una hit immortale della medesima era: “nostalgia canaglia”.

  16. Allora, la parte tecnica del post precedente e’ scritta con il piede sinistro da uno che non e’ Maradona. La speranza e’ che sia scritta cosi’ male da nascondere le minchiatelle che vi si annidano.

    Le osservazioni di Piti sono estremamente pertinenti. Premettiamo: l’aspettativa di vita alla nascita coincide con la durata media della vita. Per dire: 80 anni. Allora una ingenuo si aspetta che l’aspettativa di vita a 60 anni sia di 20: minchiata, perche’ quando uno arriva a 60 anni c’e’ qualcun altro (ahime’) della sua generazione che pero’ non c’e’ arrivato: e anche quel qualcun altro contribuiva all’aspettativa di vita alla nascita. Quindi il sessantenne ha un’aspettativa di vita piu’ alta di 20 anni, poniamo, esagerando, 25, perche’ deve compensare quelli che sono morti giovani.

    Ora, l’osservazione di Piti e’ sulla derivata prima: poniamo che la vita media aumenti di 10 anni, come cambia l’aspettativa di vita a 60? Per il discorso precedente non e’ affatto detto che aumenti di 10 anni: se l’aumento della vita media e’ dovuto al fatto che nessuno piu’ muore giovane, allora l’apsettativa di vita a 60 anni potrebbe avvicinarsi a 30, ossia, aumenterebbe di soli cinque anni anni a fronte di un aumento di dieci della vita media.

    Se invece la vita media aumenta perche’ i vecchi stanno meglio nonostante i giovani continuino a morire come prima, l’aspettativa di vita a 60 anni cresce anche piu’ dei 10 anni di cui aumenta la vita media, perche’ deve compensare i decessi giovanili.

    Piti ci rivela, e i dati confermano, che si e’ verificato il primo caso: la vita media aumenta a fronte di una diminuzione delle morti premature. Quindi chi vuole aumentare l’eta’ pensionabile di quanto aumenta la vita media ci sta inchiappando.

    E, contrariamente a quanto ho affermato prima, bisogna stare attenti all’aumento percentuale: che e’ si’ maggiore per l’aspettativa di vita a 60 anni rispetto alla vita media, ma su di esso si puo’ costruire solo un aumento percentuale dell’eta’ pensionabile.

    Se invece cercano di imbastirci un aumento assoluto ancora una volta la percentuale e’ la madre di tutti gli inchiappettamenti.

    (questo al netto di altre considerazioni di medie europee e di solidarieta’ generazionale).

  17. Allora, tutte considerazioni molto giuste quelle sull’aspettativa di vita, ma il problema non sta lì, o almeno non solo lì.
    Una riforma delle pensioni in Italia è un bel bordello, e di questo ne siamo tutti consci, ma tutti i governi ci si scornano contro per un motivo ben preciso. I soldi. Un po’ per ‘sti cazzo di vecchi che non si decidono a crepare (neanche tanto, mi direte voi. Ed avete ragione. C’è da dire comunque che il trend, macro-storicamente, positivo), un po’ per l’utilizzo… diciamo disinvolto dei prepensionamenti dopo le crisi economiche e di disoccupazione dei ’70 e ’80.
    Fatto è che ad oggi sistema pensionistico si pappa tra i 2/3 e i 3/4 del welfare italiano, spendendo 3/4 punti percentuali in meno della media europea in welfare puro, servizi e palle varie.

    Perché mai? Per il semplice fatto, lo saprete tutti, che il nostro sistema di welfare è del tipo che potremmo definire Remunerativo-assicurativo. Io lavoro, pago soldi che poi mi torneranno quando sarò vecchio e stanco. Ovviamente non funziona così dovunque. In Scandinavia il welfare è di tipo istituzionale-redistributivo (tante tasse, un botto di servizi pubblici solo per il fatto che sei cittadino), in Usa e Gran Bretagna è residuale-assistenziale (sono un poco cazzi tuoi… Ti metto poche tasse ma faccio sì che tu debba comprarti sul mercato i servizi) (1)

    Ora, il nostro bel sistemino assicurativo si basava sul mitico operaio-massa-maschio-sindacalizzato anni ’60. Il Ciro di “Rocco e i suoi fratelli”, per intenderci, il quale si poteva permettere di mantenere mogli e figli, non rischiare la disoccupazione e vivere felice con la famigliola fino alla morte.
    Dagli anni ’70 ’80 in poi, i licenziamenti, le cassingtegrazioni varie e i prepensionamenti ci hanno messo in una situazione nella quale abbiamo un botto di pensionati che ciucciano welfare.
    Problema numero uno: quei pensionati che ciucciano welfare, in larga parte, se la meritano quella pensione, essendosi fatti un culo a quadretti per una vita.
    Problema numero due: Con tutta probabilità, i giovinotti che si affacciano adesso sul mondo del lavoro, grazie al sistema di garanzie e di welfare che ci ritroviamo, faranno la fame in massa in dieci anni, più o meno. La pensione, ovviamente, se la potranno bella mente scordare.
    Sembrano due problemi che cozzano l’uno contro l’altro. Ed infatti è così. Servirebbe un sistema di stampo Scandinavo? Grazie al cazzo che servirebbe, ma ad oggi tutti gli analisti trovano impossibile una riconversione così brutale del nostro sistema di welfare (si sono fatti dei tentativi con il Reddito Minimo di Inserimento… ma preferisco stendere un velo pietoso).
    A questo punto capiamo perfettamente come una riforma delle pensioni sia difficilissima (e come riesca a scontentare comunque qualcuno) e come questo paese stia andando verso lo sfacelo più totale.

    Cordialmente

    (1) C’è un tale che si chiama Esping-Andersen che ha studiato tutte queste cose. Dategli una sfogliata

  18. “Le nostre proposte sono più popolari fra i lavoratori che nel sindacato che è sempre più il sindacato della pubblica amministrazione e dei fannulloni”, queste, John, le parole esatte di Montezemolo che non dice, come non ho detto io, che sono quelli della pubblica amministrazione ad essere dei fannulloni ma gli altri. Che poi anche la pubblica amministrazione sia un covo di fannulloni, è un altro discorso ma non stavamo parlando dei fannulloni della Pubblica Amministrazione anche perché come ho detto all’inizio, io non lavoro nella pubblica amministrazione, non sono d’accordo con Montezemolo e non sono neanche una sindacalista: ergo sono fannullona.
    Spero di essermi spiegata.

  19. a margine, sottolineo come l’analisi di Nomero implicitamente conforti la mia idea che la spesa pensionistica sia e sarà meno alta di quello che si tende a far credere. La percentuale di spesa pensionistica sul totale della spesa per welfare è più alta della media europea sostanzialmente perchè è la spesa generale per il welfare 8in percento del PIL) che è bassa.

    E in ultimo, diffido di chi mi dice quanti vecchi ci saranno e quanto vivranno nel 2030 o nel 2050, in base ad estrapolazioni meccanicistiche e piatte, che derivano da quanto accaduto nel recente passato. Il futuro dei vecchi sarà fatto da donne che hanno fumato tutta la vita (trovatene, fra le ottantenni attuali, se ci riuscite), da milioni di diabetici (mentre gli anziani di oggi hanno trascorso gran parte della giovineza in una dietetica penuria anche alimentare), da depressi di massa (piuttosto rari fra chi, nel passato, faceva il mezzadro o il muratore).
    E’ troppo succulenta, la pietanza della previdenza integrativa per credere paro paro alla veridicità dell’allarmismo pensionistico.

    PS, per John Charles. Ovviamente, il Lucchini postumo va inteso come post presidenza Confindustria!

  20. x Nomero: grazie per le informazioni e per i suggerimenti bibliografici che purtroppo al momento non ho la possibilita’ di seguire. Proprio stamani chicchieravo con un collega di Copenhagen, scoprendo impressionanti analogie tra la situazione italiana e quella danese. (L’analogia presuppone un riscalamento: l’economia danese va molto bene e l’aliquota fiscale piu’ alta e’ lassu’ del 70%!): insomma, anche lassu’ la pensione dei nati nei meravigliosi 70 e’ pensiero che non fa dormire la notte. Questo per dire che la tendenza al catastrofismo e all’autodenigrazione di cui tutti, sottoscritto compreso, facciamo volentieri piu’ o meno erudito sfoggio, non e’ sempre ben calibrata.

    Mancandomi i dati, mi permetto di sollevare alcune questioni in modo generico:

    1. E’ cosi’ scandaloso ritenere che 58 anni siano pochi per andare in pensione (fatti salvi i mestieri usuranti?) A 60 anni gli uomini hanno un’aspettativa di vita di 21 anni e le donne di 25, che si traducono in contributi sucati ai giovani. Oltretutto un sessantenne di oggi e’ in genere ancora nel pieno delle sue abilita’ (fatta eccezione per D’Alema).

    2. E’ cosi’ sanguinario pensare che ci debba essere un tetto massimo per le pensioni, e/o che le fasce dirigenziali non possano mantenere l’80 e forse nemmeno il 60 per cento dell’ultimo stipendio?

    3. E’ davvero tanto sanguinario immaginare che i fannulloni del pubblico e del privato possano essere licenziati in tronco?

    4. E’ veramente criminale pensare che il tesoretto, salvo spartirselo equamente i ministri, possa essere impegnato per la riduzione del debito e dei conseguenti interessi?

    Per il resto, scopro con sorpresa una vena apocalittica in Piti. Come spesso accade, e’ possibile che anche in questo caso abbia ragione e abbia io bisogno di un gelato al pistacchio (come ieri, ma oggi fa un freddo bestia) per accorgermene, pero’ mi sembra che i dati che ho citato precedentemente sull’aspettativa di vita confortino sulla crescita delle fasce piu’ “agees” della popolazione: la crescita percentuale dell’aspettativa di vita e’ maggiore per gli ultrasessantenni che per i giovinardi. Piti non crede al modello, e su questo non ho gli strumenti per addentrarmi, pero’ non condivido alcune sue osservazioni: i fumatori, a mia esperienza smentibilissima dalla prima statistica che chiunque vorra’ citare, sono ormai soprattutto ultracinquantenni, il regime di vita medio (alimentazione, igiene, cure) e’ oggi molto migliorato rispetto a trent’anni fa. Insomma, tutti i modelli sono migliorabili, ma non vedo motivi per considerare quelli proposti come radicalmente sbagliati.

  21. ciao, john, sei sicuro di conoscere molte donne anziane (cioè quelle in età da morire, per dirla tutta: coloro dunque per le quali si ha il dato definitivo della durata della vita) che siano state fumatrici? Che fumino le donne di 50-60 anni coincide con la mia esperienza, ma il risultato negativo di tale abitudine deve ancora venire. Avranno davanti, costoro, gli ulteriori 30 anni di vita delle loro madri?

    Su tutto, una cosa non mi torna. Fintantoche la pensione era ed è retributiva e dunque calcolata come variabile INDIPENDENTE da versamenti contributivi e vita residua, capisco che ci sia la necessità di vincoli non lievissimi sull’età e sugli anni lavorati. Ma dal momento in cui (fra poco più di 10 anni) verrà il turno delle pensioni a calcolo misto e poi di quelle a calcolo contributivo, dove ogni euro erogato in pensione deve avere un equilbrio a priori con i versamenti e con l’attesa di vita, cioè si tratta di una pensione variabile DIPENDENTE da soldì ed età, dato tutto ciò: perchè uno non può andarsene in pensione per i cavoli suoi, prendendo la cifra che la matematica attuariale gli concede? Se a me stanno bene 800 euro al mese di pensione, per vari motivi, quando sono arrivato a quel punto, perchè devo lavorare ancora, visto che quegli 800 euro sono in equilibrio finanziario con i miei contributi e la mia età.
    Sì, John, lavorare fino a tarda età è – per me- la madre di tutte le tragedie. detesto il lavoro, quasi tutti i colleghi, gli orari, la catena corta delle ferie. E non parlo di chi fa due ore o più di pendolo per recarsi al trabajo, o di chi deve far fronte a utenze indiavolate o clienti imbalviti ogni giorno, e questo senza nemmeno parlare dei lavori fisicamente pesanti…

  22. Mi dispiace, Piti, che il tuo lavoro non ti dia soddisfazioni. Io parlo, al contrario, dalla posizione probabilmente privilegiata di chi ama il proprio lavoro e andrebbe alle mani con Bertinotti qualora questi mi imponesse, domani, l’incubo della pensione per motivi di scalone (?).
    D’altra parte hai perfettamente ragione: se il sistema diventa quello contributivo deve affermarsi il diritto ad andarsene quando si vuole, anche in tenera eta’. Senonche’, come insegna anche il discorso sull’aspettativa di vita, la burocrazia pensionistica e i suoi archimandriti campano anche su quelli che muoiono giovani, secondo il principio che di essi e’ lecito, anzi, doverso, inguattarsi i soldi.
    Sullo stesso stile, solo un po’ meno sanguinario, navigano i due piu’ grandi furti dell’eta’ contemporanea: la tredicesima e la liquefazione, ossia, soldi guadagnati ma trattenuti dal padrone e/o dall stato per farci gli affaracci suoi e risganciati la prima quando e’ opportuno dissiparla nell’imbuto dei commercianti (ma sta bella fava: io a dicembre non spendo una lira per principio) e la seconda quando proprio non si puo’ evitare e non si e’ avuto il buon gusto di morire prima (v. capoverso precedente).

    Insomma, il mio leader ideale dovrebbe lottare prima di tutto contro tredicesima e liquefazione.

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