Faceva freddo quel giorno a Donnington

L’altra volta si parlava del salto progettuale che la Formula 1 visse a metà degli anni ottanta per via del genio tecnico di John Barnard e di quello gestionale di Ron Dennis. Quel tipo di macchine, molto efficienti ma estremamente sensibili, diede il via ad una nuova stagione di piloti. Non più genio e sregolatezza, non più Hunt o Villeneuve, ma precisi e concentratissimi fantini che portavano nella pratica di un ora e mezza di gran premio l’intero sforzo di investimenti multi milionari.
Per molti fu la fine dell’era romantica. Invece in realtà spostò il giudizio sulla classe di un pilota dal numero di derapate al giro alla capacità di vincere sotto ogni condizione. In questo però rimaneva e rimane un solo fattore a scompaginare tutto: la pioggia. Ogni volta che pioveva succedeva il miracolo, e tutta una serie di piloti precisini andava a ramengo.


In quel 1993 le gerarchie erano dettati dai motori: la Williams con il suo Renault e con Prost la faceva da padrone. Il giovane Schumi aveva un Ford ufficiale con il quale combatteva quà e là. E Senna aveva una McLaren come sempre estremamente ben fatta ma motorizzata da un Ford commerciale. Per farla breve un centinaio di cavalli in meno rispetto alla Williams.
In quelle condizioni di divario tecnico si arrivò alla terza gara in calendario dopo un già incredibile uno ad uno tra Senna e Prost nei precedenti gran premi. Qualcuno si divertì a mettere in calendario il gran premio d’Europa nel circuito inglese di Donnington in Aprile. Il che voleva dire pioggia. Pioggia all’inglese.
Senna partiva quarto in griglia di un GP che iniziava con la pista allagata. Pronti via. E di colpo, quella Formula 1 non più romantica, in cui un Peterson non avrebbe avuto più spazio, inventò “Il Giro”; quello che nell’intera storia della Formula 1 è conosciuto come il più spettacolare giro mai compiuto da un pilota.
Le macchine sfilano goffamente alla partenza alzando acqua. Alla prima curva il brasiliano è addirittura quinto. Poi comincia una serie di traiettorie incredibili che nemmeno la Playstation 3. Esterno-interno su Schumi. Completamente esterno quasi sull’erba su Wendlingen, interno su Damon Hill. Il suo compagno di squadra non riesce a tenere in pista la stessa macchina e va per prati. Senna continua, punta Prost e lo passa interno con una staccata perfetta. E finisce il primo giro in testa con un secondo di vantaggio.
Il resto del GP è storia, con Prost che a pista asciutta si rifà sotto; ma appena la pista si ri-bagna entra e esce (7 volte) dai box, mentre Senna rimane fuori con gomme lisce nella pioggia. Alla fine Prost si trova terzo e doppiato. L’unico a pieni giri Hill, a più di un minuto. E Senna incredibilmente in testa al mondiale. Ci rimarrà ancora un po’ a fasi alterne, prima che la Williams e Prost se la riprendano fino alla vittoria finale di quell’anno.

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7 Comments

  1. Forse la formula 1 ha perso un pizzico di romanticismo, ma ha mantenuto inalterata la capacità di curare l’insonnia.
    Alla terza curva anche un esaurimento nervoso si perde fra le braccia di morfeo

  2. Ah, i tempi gloriosi del duello Arnoux-Villeneuve su tre ruote… Dijon 1979, mi pare…
    … e con Didier Pironi (Imola, 1982)!!!

    Per non dire di James Hunt, Ronnie Peterson, François Cevèrt… (belli e bravi: gli ultimi due ci lasciarono le penne in pista, il primo per un infarto a soli 45 anni, dopo qualche anno di congedo dalle corse e una vita tributata all’alcol e alle gnocche…)
    Mario Andretti…
    il nostro povero Bandini…
    John Surtees…
    Jim Clark…
    Jochen Rindt…
    Jackie Stewart…
    Lauda e Regazzoni…
    e Fangio, of course.

    Come non ricordare il genio di Colin Chapman con la sua Lotus tutta era e oro, fregiata John Player Special?…
    (E chi rammenta + la mitica Freccia d’argento?)

    C’è un gran bel libro del fu Giancarlo Baghetti, “Il vero pilota da corsa” (lui vinse il suo gp di esordio nel 1961, in Francia…) che raccattai in un ammuffito remainder veneziano nel lontano 1983 e serbo ancora religiosamente: ti spiegava per filo e per segno come diventare pilota di F1, affrontare le curve, punta-tacco, sbandata controllata… ovviamente, con una vecchia Ferrari coeva… :o)))

    Insomma, quando guidare voleva dire farsi il culo e avere culo! (Molto… te le sognavi, le bardature antincendio, la riduzione del grip meccanico e i telai in fibra di carbonio di adesso…)

    Lo imparai a memoria, quando da studentina volevo diventare UNA pilota di F1. Peccato che ora, a 40 anni suonati, non ho neanche la patente… :o)
    Le vocazioni talvolta ingannano, sapete com’è…

    baci, buon we e una lacrimuccia di nostalgia

    P.S. Gian, scusa se faccio la solita spaccakakkien, ma il circuito cui ti riferisci tu è Donington Park, nel Leicestershire… non il quasi omonimo Donnington che è sito archeologico nel Berkshire… ;o)

  3. Sì, lo sapevo che era Donnigton Park. Ma mi veniva troppo lungo il titolo.
    Prossima puntata sarà su Mansell… e lì via ai lagrimoni!

  4. restando in famiglia, oltre alle sportellate del padre, ricordiamo anche le ruotate tra villeneuve jacques e schumacher michael.

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