Ogni uomo è stato un bambino

A proposito del post di Gaia Giordani sui bambini che, una volta, si infilavano le dita nel naso…

Ogni uomo è stato un bambino –
pensate – un bel bambino.
Ora ha i baffi, la barba,
il naso rosso, si sgarba
per nulla… Ed era grazioso
ridente arioso
come una nube nel cielo turchino.

Ogni uomo è stato un monello –
pensate – un libero uccello
tra alberi case colori.
Ora è solo un signore
fra tanti signori,

e non vola,
e non bigia la scuola.
Sa tutto e si consola
con una vecchia parola “Io sono”.

Chi è?
Ditelo voi, bambini ignari
che camminate con un sol piede sui binari,
e scrivete “abbasso tutti
gli uomini brutti”

col gesso e col carbone
sul muro del cantone.

(Alfonso Gatto)
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19 Comments

  1. Un classico.

    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

    “Tu che sei nato prima del 1970:

    A ben pensarci, è difficile credere che siamo sopravvissuti fino ad oggi!
    Da bambini, andavamo in macchina (quelli che avevano la fortuna di averla) senza cinture di sicurezza e senza air bag.
    … e viaggiare nel cassone posteriore di una pick-up, in un pomeriggio torrido, era un regalo speciale.
    I flaconi dei medicinali non avevano delle chiusure particolari.
    Bevevamo l’acqua dalla canna del giardino, non da una bottiglia. Che orrore!
    Andavamo in bicicletta senza usare un casco.
    Passavamo dei pomeriggi a costruirci i nostri “carri giocattolo”. Ci lanciavamo dalle discese e dimenticavamo di non avere i freni fino a quando non ci sfracellavamo contro un albero o un marciapiede. E dopo numerosi incidenti, imparavamo a risolvere il problema… noi da soli!
    Uscivamo da casa al mattino e giocavamo tutto il giorno; i nostri genitori non sapevano esattamente dove fossimo, nonostante ciò sapevano che non eravamo in pericolo.
    Non esistevano i cellulari. Incredibile!
    Ci procuravamo delle abrasioni, ci rompevamo le ossa o i denti… e non c’erano mai denunce, erano soltanto incidenti: nessuno ne aveva la colpa. Ti ricordi degli incidenti?
    Avevamo delle liti, a volte dei lividi. E anche se ci facevano male e a volte piangevamo, passavano presto; la maggior parte delle volte senza che i nostri genitori lo sapessero mai.
    Mangiavamo dei dolci, del pane con moltissimo burro e bevande piene di zucchero… ma nessuno di noi era obeso.
    Ci dividevamo una Fanta con altri quattro amici, dalla stessa bottiglia, e nessuno mai morì a causa dei germi.
    Non avevamo la Playstation, né il Nintendo, né dei videogiochi.
    Né la TV via cavo, né le videocassette, né il PC, né Internet; avevamo semplicemente degli amici. Uscivamo da casa e li trovavamo. Andavamo, in bici o a piedi, a casa loro, suonavamo al campanello o entravamo e parlavamo con loro.
    Figurati: senza chiedere il permesso! Da soli! Nel mondo freddo e crudele! Senza controllo! Come siamo sopravissuti?
    Ci inventavamo dei giochi con dei bastoni e dei sassi. Giocavamo con dei vermi e altri animaletti e, malgrado le avvertenze dei genitori, nessuno tolse un occhio ad un altro con un ramo e i nostri stomaci non si riempirono di vermi.
    Alcuni studenti non erano intelligenti come gli altri e dovevano rifare la seconda elementare. Che orrore! Non si cambiavano i voti, per nessun motivo.
    I peggiori problemi a scuola erano i ritardi o se qualcuno masticava una cicca in classe.
    Le nostre iniziative erano nostre. E le conseguenze, pure. Nessuno si nascondeva dietro a un altro. L’idea che i nostri genitori ci avrebbero difeso se trasgredivamo ad una legge non ci sfiorava; loro erano sempre dalla parte della legge.
    Se ti comportavi male i tuoi genitori ti metteva no in castigo e nessuno li metteva in galera per questo.
    Sapevamo che quando i genitori dicevano “NO”, significava proprio NO.
    I giocattoli nuovi li ricevevamo per il compleanno e a Natale, non ogni volta che si andava al supermercato. I nostri genitori ci facevano dei regali con amore, non per sensi di colpa.
    E le nostre vite non sono state rovinate perché non ci diedero tutto ciò che volevamo.
    Questa generazione ha prodotto molti inventori, amanti del rischio e ottimi risolutori di problemi.
    Negli ultimi 50 anni c’è stata un’esplosione di innovazioni e nuove idee.
    Avevamo libertà, insuccessi, successi e responsabilità, e abbiamo imparato a gestirli.
    Tu sei uno di loro. Complimenti”.

  2. Ciao, volevo segnalarvi che l’iniziativa PRO BENITO ha portato ad un primo passo concreto. Guardatevi il video, scusate il disturbo e a presto.

    Morgan

  3. Alfonso Gatto e la sua composizione. Una volta la conoscevo a memoria, è bellissssssima.
    Vabbè, ve ne fregherà nulla, lo so.

  4. “Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese”

    e tutto il resto di una bellissima poesia di Handke, la ricordate?

  5. La tua pungente ironia mi ha colpito dritto al cuore. Vacca d’un Dio, se ha colpito…
    Ti va di essere la mia partner per la nuova coppia comica di Zelig?
    Se ci va bene quelli di Mondadori ci fanno pubblicare anche un libro, vendiamo 200.000 copie e ci compriamo un’isola, come Marlon Brando.
    Fikata, no?

  6. > Nomé,

    Dimmi

    > ma con chi cell’hai?

    Ce l’ho col fottuto sistema, ma questo non credo ti interessi molto :-D

    > Se è con me, io un’isola già ce l’ho.

    Azzo, un’isola, addirittura! che fortuna!

    Comunque, ora che abbiamo rotto il ghiaccio e siamo intimi, mi diresti perchè ti sei incazzata sul mio Palazzeschi in acido? La trovavi semplicemente una battuta poco appropriata e non divertente o c’è qualcos’altro sotto?
    Sei la curatrice dell’opera omnia di Alfonso Gatto?
    Una segreta ammiratrice?
    Davvero ti piace la poesiola? Davvero?

    Cordiali saluti.

  7. Allora, Nomero,partiamo dal fatto che io noto che spesso la tensione sale, senza motivi,nella vita reale e nei cosiddetti “blog” o similia.
    Si parte dal presupposto, soprattutto in sede virtuale, che l’altro si burli di noi o ironizzi o polemizzi etc. Di norma è così, perchè molte volte si scrive semplicemente per provocare e scatenare reazioni SUBurbane, ma molto spesso no. Come nel “nostro” caso. Alcuna prevenzione o ironia sottile,mi hai fatto semplicemente ridere!
    La poesia di Gatto non so dirti se mi piace perchè mi ricorda la mia infanzia: dunque, non sarei obiettiva.
    Ma che scimmiotti Palazzeschi o viceversa, lo confesso, alle volte lo pensavo pure io.
    I miei omaggi erano veri,così come la mia isola in fondo al mare.

  8. Quoto tutto il discorso dell’ironia incomprensibile sul web, poi mi cospargo il capo di cenere e recito il mea culpa :-D

    Saluti!

  9. anch’io l’ho ricevuto millemila volte in catene e-mail / forum negli ultimi anni, con un titolo “La grande domanda (come hai fatto a sopavvivere agli anni 70)” ma non so chi l’ha scitto.

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    facciamo che stiamo in piedi sull’altalena e poi saltiamo da-più-in-alto-che-possiamo? => celo

    è solo un graffio (minimo 2 punti), soffia che ti passa, la prossima volta impari (sottinteso: a farti furbo)? =>celo

    facciamo tarzan, saltiamo (in tre) dall’armadio sul letto di mamma e papà? =>celo

    come aveeete fattoooo? (rete sfondata, braccio al collo per 2 settimane, scapaccioni da inventarsi lì per lì telefono azzurro, niente tele per un’eternità) => celo

    giochiamo il piccolo chimico? no giochiamo il dolceforno – dai allora mettiamo questa polvere blu nella torta? (mal di pancia per tre giorni) => celo

    che buonizziimissimo il dentifricio paperinos! sa di ciuingam – io lo mangio anche (altro mal di pancia) => celo

    voio vedere “belfagor” sono grande non mi fa paura! (occhi sbarrati nella notte lunghissima) => celo

    voio vedere “albert e l’uomo nero” sono grande non mi fa paura! (ancora occhi sbarrati nella notte lunghissima) => celo

    eh… anni 70… i ricordi hanno un sapore strano… forse ovomaltina? amarena fabbri? Kambusa one l’amaricante?

  10. Per i nati dal 76 all’83 vale la “catena” dal nome “Generazione di fenomeni”:)!Solo che ora non ce l’ho..è una cosa lunghissima,qualcuno avrà già capito qual è:D!è simile a quella sopra ( a quelli “nati prima del 70”),però è più bella,ehehehe-eh,bè..sono di parte,visto che sono appunto della generation dopo!!!

  11. ma la poesia non finisce in questo modo
    …..sul muro del cantone. Continua con …Ditelo voi bambini , egli è ….un gallo chioccio che fa coccode

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