Cazzo gliene frega, della sicurezza.

I prossimi incidenti automobilistici rischiano di essere quelli che gli automobilisti incazzati scateneranno nelle piazze, non nelle strade.

Chiunque possegga un’auto vive ormai nel terrore, essendo ormai diventato la gallina dalle uova d’oro delle amministrazioni grandi e piccole di tutto Paese: in 23 città italiane la somma delle multe supera persino il valore delle imposte, e questo senza contare le entrate di Polizia Stradale e Carabinieri e Guardia di Finanza.

Da qui una crescente passione delle ammistrazioni per ogni possibile sistema di rilevamento elettronico: piccoli comuni che imboscano autovelox in tratte dove il limite è di 50 all’ora, cartelli che di converso annunciano rilevamenti elettronici che non ci sono mai stati, telecamere poste sopra semafori solitari in mezzo alla campagna, gialli semaforici che durano due secondi e obbligano a frenate che causano incidenti anzichè prevenirli.

L’obiettivo della sicurezza rimane il santino dietro il quale si cela un’autentica brama di denaro e che tuttavia non impedisce di notare due particolari fondamentali: anzitutto che un terzo degli incidenti, in Italia, resta dovuto alle condizioni delle strade; in secondo luogo, a partire dal 2006, che le infrazioni per eccesso di velocità sono aumentate. Lo sono, opinione personale, anche perchè i limiti di velocità italiani restano perlopiù assurdi soprattutto nelle statali e nelle provinciali, mentre ci sono autostrade che non meriterebbero un limite superiore a 100 e altre in cui si potrebbe tranquillamente andare a 180.

In Germania ci sono delle tratte dove non esistono limiti di velocità, e dove tuttavia il tasso di mortalità è inferiore al nostro (dati Irtad) mentre Spagna e Portogallo hanno limiti più bassi dei nostri ma con il triplo dei morti. Questo senza contare che molti guidatori non credono neppure che gli autovelox siano effettivamente in funzione (ciò ha rilevato l’Asaps) giacchè il Paese ridonda di cartelli che paventano un “controllo elettronico della velocità” che spesso non è mai esistito, e il cui fantasma è però considerato un utile deterrente: lo Stato ci fa da madre e racconta bugie per il nostro bene, sinchè, classico, non gli crediamo più. Ogni volta che appare il cartello dell’autovelox dunque la scena è la stessa: uno rallenta, l’altro accelera, c’è, non c’è: siamo all’indovinello di Stato.

In questo quadro, il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi ha pensato che il pericolo delle cosiddette “stragi del sabato sera” debba riguardare anche tutti gli altri giorni della settimana, quando a guidare non sono ragazzetti burbanzosi ma gente che lo fa quasi sempre per lavoro: e ha annunciato inasprimenti che neanche a Singapore.
Prima ha annunciato nuove multe sino a 20mila euro anche per chi passi col rosso o non rispetti la precedenza, poi ha corretto a 12mila euro ma ha riconsiderato l’idea di portare a 120 all’ora il limite in autostrada, almeno di sabato o su alcune tratte, il che appare quasi un complotto per favorire l’uso del treno.
Non solo. Una patente intonsa diverrà una chimera: perdere punti sarà molto più facile, ha detto, e riacquisirli molto più difficile.

Circa la sicurezza delle strade, causa primaria di morte stradale, per contro, si è letto poco o niente: tantomeno circa l’opportunità di controlli all’uscita delle discoteche. I giornalisti Massimo Gramellini, Michele Serra e Giuseppe Severgnini hanno scritto all’unisono che il problema sono le pattuglie che dovrebbero controllare il territorio e che invece non lo fanno, che dovrebbero cioè dissuadere i ragazzotti sbronzi a salire in auto: ciò che hanno fattto in Germania e in Francia dove peraltro bevono come bestie e dove tuttavia una pattuglia staziona regolarmente davanti ai locali a rischio, e morale: le stragi del sabato sera non ci sono più state.

Altri, che in discoteca non ci vanno, la strage vorrebbero farla loro. A pagare il bollo maggiorato saranno in 29 milioni, e l’80 per cento concerne auto per niente di lusso: la media, per l’anno prossimo, dovrebbe riguardare circa 400 euro in più per auto.
Poi, appunto, le multe e il loro incredibile crescendo: un tesoro da 1,24 miliardi di euro nel 2005 (cresciuto in quattro anni del 52 per cento, secondo il Sole 24 Ore) coi prevedibili primati di Roma e di Milano: rispettivamente 207 e 81 milioni di entrate nel 2005. Ma colpiscono anche di più casi paradossali come quello del comune di Santa Luce, in provincia di Pisa, dove in 800 metri c’é il record italiano delle contravvenzioni: nel 2005 l’autovelox ha emesso accertamenti per circa 1,7 milioni di euro, ossia il 326 per cento di quanto incassato lo stesso anno in imposte. Tutti pirati della strada, a Santa Luce: improbabile, come lo resta per le miriadi di trappole sparse in tutto il Paese e le cui segnalazioni strillano dalle riviste e dai siti specializzati.

A parte le imboscate degli autovelox non segnalati (e lo dovrebbero essere) l’incubo ora si chiama Photored o T-red, le telecamere semaforiche che ti fotografano se passi col rosso. L’accusa è sempre la stessa: il giallo è troppo breve (sino a due secondi) sicchè la multa talvolta è assicurata a meno di accelerare (rischiando l’incidente) o inchiodare di brutto (rischiando l’incidente) e insomma si rischia l’incidente. Un’associazione di consumatori ha segnalato alcuni studi statistici americani secondo i quali questo sistema porta al raddoppio dei tamponamenti e dei feriti, ma si aspettano dati ufficiali.

Per intanto il sistema fa perdere ogni volta 6 punti dalla patente, e, da Bergamo a Brescia, da Bari a Como, da Capua a Perugia, fino a Lecce, si assiste e vere e proprie rivolte da parte di cittadini che accusano tarature scorrette. Solo a Como, nel maggio 2006, in otto giorni, sono state conteggiate 896 multe. A Lecco l’anno scorso le telecamere hanno quadruplicato il numero dei verbali. A Perugia pare che abbiano sabotato delle telecamere.
Anche a Milano ci sono cose strane: nel tratto Viale Serra direzione Monteceneri, per esempio, ci sono state 68 infrazioni per limite di velocità da gennaio a settembre 2006, mentre nel tratto contrario, viale Monteceneri direzione Serra, 12.930. Come se gli automobilisti fossero corretti in una direzione e scorretti nell’altra. Lo stesso vale per il controllo semaforico: semaforo Mac Mahon-Monteceneri, 6830 multe; sematori Viale Marche direzione Taramelli, solo 68 multe.

E sarà anche un luogo comune, ma intanto i veri pirati della strada fanno il cazzo che vogliono. E non lo nega nessuno. Il mensile Quattroruote ha raccontato il caso del cittadino svizzero che nell’estate scorsa seminò il panico sull’Autosole (fra Parma e Modena) rubando quattro macchine e sfasciandone quindici in una catena di incidenti con diversi feriti: fuggito su un’auto dove c’era una bambina che stava aspettando i genitori, fu arrestato solo dopo una colluttazione con la Polizia e processato per direttissima. E’ stato rilasciato e condannato a una multa di soli 260 euro, mentre la pena è stata sospesa ed è subito tornato in patria.?Non meno indicativa la storia di un camionista a cui per sette volte era stata ritirata la patente ma che per altrettante è riuscito a riprenderla, con un bilancio di svariati incidenti e una vera e propria strage in Val Pusteria.?
La sproporzione tra le sanzioni previste per questi mostri e per chi invece pecca venialmente, se non in buona fede, resta lampante. Del resto, sabato sera o giovedì sera che sia, chi guida con un tasso alcolemico appena auperiore a 0,5 grammi per litro (praticamente una birra) è sanzionato esattamente come un ubriaco marcio. Ma contro entrambi, par di capire, si scateneranno le ire del ministro Alessandro Bianchi.

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