Diario romano ma non prode /2 (oggi a maggior ragione meno romano e prode)

La lampada gonfiabile del Radisson SAS di RomaLa punto da anni, e da anni non riesco a capire come si chiami, chi la fabbrichi, o dove possa acquistarla. Parlo della lampada a muro gonfiabile nella stanza d’albergo. Dico sul serio: inserisci la tessera nella feritoia per aprire la porta e poi ancora nell’alloggiamento accanto agli interruttori, che serve per spegnere le luci e non consumare inutilmente corrente elettrica quando l’ospite non è in stanza (peraltro l’unico contributo che sono riuscito a dare alla causa di M’illumino di meno, potendo accedere al web solo a banda stretta), e lei: puff, si accende e si gonfia da sola. Tipo airbag. Ma più lentamente.
Tornato in patria ho dato sfogo all’impulso ad acquistare arredi assurdi prenotando questa.

In tribunale si giura, come nei film. Ho scoperto anche questo. Anche se non ti trovi in un’aula, devi alzarti in piedi e leggere quanto scritto su un foglio attaccato alla scrivania con lo scotch. Niente bibbie: sostanzialmente ti impegni a dire la verità senza che sia necessario l’eventuale intervento punitivo di un essere superiore nel caso in cui tu non mantenga la promessa.
La giudice sembra persino simpatica. Ad un certo punto le devo spiegare cos’è (cos’era) un “portale”, e il segno che i tempi cambiano lo dà la sua ulteriore richiesta di precisazioni: “Ah, ho capito: tipo più grosso di un blog”.

Venerdì sera si va a mangiare pesce in un posto che non mi ricordo come si chiama, ma che se non mi sbaglio ha il nome di una località sarda. Organizza Smeerch e chiama a raccolta me, Akille, Anna Lupini, Giacomo Mason e Brodo Primordiale. Zoro interviene telefonicamente, impegnato nella sua tre giorni a cavallo del totem di porcellana.

Il Radisson SAS di Roma e lo Zest al settimo piano dell'hotelLa sera seguente organizzo un cocktail party nel pub fighetto al settimo piano dell’hotel.
Prenoto con sufficiente anticipo per un congruo numero di persone e mi viene detto che in casi come questi è richiesta un’altrettanto congrua caparra. Il mio entusiasmo nel rispondere “non c’è problema” senza alcun tennenamento li trae in inganno, perché il maître del ristorante trascorre la prima mezz’ora a portare in tavola invitanti stuzzichini di qualsiasi genere e foggia, e la seconda mezz’ora – nel corso della quale non si è ancora presentato nessuno (colpa mia, mi ammoniranno gli amici romani: se dici “dopo cena” significa “dopo cena”, le 21 sono pomeriggio inoltrato) a pensare che io sia un mitomane.
Troppo tardi per riguadagnare la stima del pinguinato il tavolo finalmente si riempie, anche se le tartine andranno per la maggior parte clamorosamente dilapidate. Nell’ordine si presentano: Akille, Zoro, Brodo Primordiale, Miic, Sabrina Paravicini, Cavoletto di Bruxelles, Ilaria Mazzarotta e altri che non me ne vorranno se non li ricordo. Anna Lupini dà il cambio a Zoro, e marca visita.

E’ a questo punto che si consuma il dramma: un omino pelato con cappotto nero e guanti di pelle da driver (quelli con le dita bucate) si presenta all’ingresso del locale e mi indica ilare e festoso. Da parte mia non so chi cacchio sia, ma son cose che succedono tra blogger: capita che non ci si sia mai visti di persona. E’ per questo che gli faccio un cenno e un sorriso: lui aggira il tavolo per raggiungermi, scavalca quasi in malo modo Zoro, mi tende la mano e, cortesissimo, dice: “Da quanto tempo non ci si vede”. Lui ancora non sa che in realtà non ci siamo mai incontrati per davvero, nemmeno virtualmente. E questo perché: a) non ci conosciamo; b) ha sbagliato tavolo; c) probabilmente ha sbagliato anche locale. Dico questo perché mentre fa per baciarmi – giuro – gli arriva un sms. Non ci è dato sapere cosa vi fosse scritto: noi abbiamo arguito qualcosa come “Ma dove cazzo sei?”, perché lui scavalca nuovamente Zoro e quatto quatto, senza aggiungere alcunché, inforca l’uscita del pub come se nulla fosse.
Beh, omino pelato con il cappotto nero e i guanti bucati, io sono uno che cambia canale alla prima avvisaglia di telecamera nascosta, e si imbarazza in prima persona per le burle fatte ad altri nelle candid camera: sappi che mi sono molto immedesimato nella tua situazione.
Magari un blog ce l’avevi pure.

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10 Comments

  1. Eh ma quello è sicuro. Ormai un blog ce l’hanno praticamente tutti quanti.
    E’ la moda del momento, come invece qualche tempo fa andava quella del sito personale con foto e cazzatine varie.
    Il blog è più carino.

  2. Egregio signore milanese, non è carino che lei parli pubblicamente delle mie attività intestinali, va bene che sono ‘bella dentro’ ma questo è davvero troppo.
    E poi quell’allusione al passaggio di testimone con Zoro. Ci tengo a precisare che abbiamo tazze separate.

  3. uno degli imbucati ero io (no, non il povero pelato, la cui faccia nel ricordo risulta ancora straziante). approfitto per ringraziare dell’ottimo cocktail

  4. Egr. Blogger,
    Lei non mi conosce ma io sì.

    Non ho sbagliato tavolo e non ho sbagliato locale.

    Non ho mai incontrato nessuno virtualmente, non ho un blog e non ho nemmeno il computer!

    Il messaggio sul telefonino diceva così: “Contrordine. Niente bacio”.

    Ecco perchè la mia faccia delusa.

    E sì che gli avevo fatto lo sconto: 30 denari non saranno mica troppi per quella gente!

    Alla prossima cena.

  5. Scusate l’intrusione fuori tema ma…..prospettive x future Macchiaradiate??
    Sanremo?…Oscar?…Cazzeggio vario anche, perche’ no, sul futuro politico che ci si prospetta?
    Baci GL.

  6. Peccato che io ero impegnato e non ho potuto esserci. Però quella di venerdì è stata una serata simpatica.
    Ah… il ristorante sardo si chiama “Costa Paradiso”.

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