Archivio per dicembre, 2006
Gli spettri dei Natali passati
Publio Plinio a Domizio Rufo:
“Carissimo, ti auguro con questa epistola di trascorrere un buon Natale del Sole. Non so da voi, ma qui a Mediolanum ormai lo festeggiano tutti: persino i cristiani! Sì, anche quella setta di santoni pseudoebrei, gli adoratori dei crocefissi, dopo qualche resistenza ormai si sono decisi a festeggiare come tutti gli altri.
Non c’è che da apprezzare la saggezza del nostro grande imperatore Aureliano, che volle rendere ufficiale la festa, l’ottavo giorno prima delle Calende di Gennaio. Noi cittadini dell’impero siamo diversi per lingua, razza e religione, ma tutti siamo scaldati dallo stesso Sole, che dopo il freddissimo Solstizio d’Inverno ora ricomincia timidamente a riallungare le giornate. Né Aureliano volle inventarsi una Festa di sana pianta, ma lungamente studiò il problema coi suoi collaboratori, scoprendo che la festa della Rinascita del Sole è la più universale; anche se alcuni lo chiamano Mitra, altri Elagabal, altri Helios: in fin dei conti è sempre lo stesso per tutti, e tutti ugualmente ci riscalda.
Solo i cristiani, nella loro superstizione, sono convinti di non adorarlo. Ho appreso da un mio servo, che partecipa alle loro riunioni, che pure loro mangiano gli stessi dolci impastati con frutta candita e miele: ma non per festeggiare il Sole a cui devono la frutta e i fiori, bensì la nascita del loro Dio, o profeta (essi non hanno chiara la distinzione tra i termini), Gesù Cristo.
Confesso di essere affascinato dall’ignoranza che nutrono per la loro stessa religione. Avendo dato un’occhiata, per curiosità, ai loro libri sacri, so bene che in nessun giorno del calendario è fissata la data di nascita del loro eroe. Stavo quasi per dirlo al mio servo, ma a che pro? Non sa leggere. Ma lasciamolo pure mangiare il suo pane dolce e i suoi canditi, anche se ignora l’autentico significato di ciò che fa”.
Tina Fey /3-4
Welby.
La risposta è questa: niente.
Io rovescio la domanda, e chiedo a quei tanti che da settimane declamavano solo ciò che non andava fatto: dite, che cosa andava fatto?
Wii are the world
Un po’ per l’ora tarda, un po’ perché mi fa male il braccio come nemmeno a quattordici anni ai tempi degli Albo Blitz, per ora mi limito a dire questo:
Loredana D’Amato /-5-6
A volte manca la corrente
Un chilometro in quaranta minuti. Canzonette alla radio. E qualche flash di notizie. Piergiorgio Welby è morto. E poi canzonette alla radio. A passo d’uomo nel traffico di Natale. Canzonette alla radio. Ancora Piegiorgio Welby: hanno staccato la spina. Canzonette alla radio e raggiungo la festa. Christian ha sequestrato il pallone regalato a tutti: ci sono gli autografi dei calciatori. E tre sul palco che firmano pezzi di carta, magliette, si fanno fotografare. Giocano in serie C, ma Christian e gli altri bambini pensano di trovarsi di fronte a Cannavaro, Buffon e Totti. Christian e gli altri bambini forse non saranno mai vecchi. Quegli occhi a mandorla sono la loro condanna. La pioggia fuori. E in sala la luce che va e viene. Ma quando va, Christian e gli altri accendono una torcia. Non vogliono perdere neppure un minuto della loro serata con i calciatori. E maledicono l’Enel per ogni istante rubato.
Cosa c’è nel pacchetto? Un simpatico libretto!

“Cassa dolce cassa“, ovvero “le donne al tempo della spesa“, è uscito l’8/3/2005 solo come omaggio per i clienti delle Coop toscane, è un libretto fuori commercio scritto dal Lia su commissione Giunti.
Traggo dalla quarta di copertina: “Un libro dedicato alle donne che fanno la spesa, infaticabili esploratrici in missione quotidiana nell’insidiosa giungla dei prezzi. Ma anche ai loro mariti, compagni e figli, che le accompagnano o, a volte, le sostituiscono. Testi (di Lia Celi), vignette (di Francesco Fagnani) e un originale “test finale“, aiutano a riconoscersi e a sorridere dei tic, delle abitudini e delle debolezze che tutti riveliamo quando andiamo per negozi o supermercati“.
Trattandosi dunque di spendaccioneria, quale miglior periodo dell’anno, se non l’attuale, per liberare questo testo sulla Rete? A nome della Scrittrice in Causa e del Consorzio Blog Casina Verde, vogliate gradire questo pensiero augurale. Buone, Buonissime Feste e che il vostro Bancomat vi protegga, almeno fino al sei di gennaio. Buona lettura.
O Happy Gay… Clamoroso outing nel presepio! Il bue e l’asinello: “Siamo omo da sempre”
Dopo l’arrivo delle quattro statuine gay nel presepe di Montecitorio, due insospettabili trovano il coraggio di venire allo scoperto: “Facciamo coppia da duemila anni, siamo dello stesso sesso ma di specie diversa, e né Maria né Giuseppe ci hanno mai discriminato“.
I due quadrupedi, scacciati dalle rispettive famiglie a causa delle loro inclinazioni, già convivevano come una coppia di fatto nella capanna di Betlemme, quando accolsero con gioia Maria in avanzato stato di gravidanza: “Avremmo tanto voluto un figlio, il piccolo Gesù ha in parte esaudito il nostro sogno“.
Anche i pastori escono dalla clandestinità: “Fra noi moltissimi casi stile Brokeback Mountain“.
Le tre drag queen Gaspara, Melchiorra e Baldassarra già in viaggio dall’Oriente per portare oro, incenso e rimmel.
Deputati leghisti chiedono l’abolizione del presepe alla Camera: “L’è tuto pieno de culattoni, meglio l’albero, che si vede che cià le bale.“
Madeleine Stowe /1-2
“AZZ HARD” Il periodico di satira “Pizzino” fa 13 e investe sul gioco d’azzardo

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Il numero 13 del periodico “Pizzino”, ora in distribuzione, è un numero tutto da giocare per un affare che ha almeno 6 facce, tante quante il dadone miracoloso che si potrà costruire ritagliando il posterone e seguendo le istruzioni per avviare una bisca clandestina in tutta economia. In copertina capeggia una vignetta di Massimo Bucchi, a certificare come il rischio “TOP” azzardoso non è quello di restare al verde ma di votare scheda bianca. Tutti più buoni a Natale e come ci ricorda la vignetta di Mauro Biani e lo scritto di Giacomo Sferlazzo, se i riti si rinnovano, perché dovremmo cominciare ad imparare dalle fregature? Nell’editroiale, dove spoltroneggia la vignetta di Sergio Staino,
parliamo un po’ di Codacons
Giovedì scorso, mentre cercavo un link da aggiungere a una mia notiziola, mi sono accorto che il Codacons pubblicizzava nella sua home page un “numero unico Codacons”. Questo numero è l’892-007: se uno si mette a leggere il testo molto in piccolo sotto l’immagine, scopre che per avere il privilegio di parlare con l’associazione usando un telefono fisso pagherà un euro e mezzo al minuto, più dieci centesimi di scatto alla risposta. Il tutto più IVA. Finisco il mio post, e ne preparo subito un altro facendo notare la cosa.
Il guaio è che il mio è un blog di nicchia: dopo che i miei ventitré lettori sono passati a leggere, in genere tutto finisce qua. Però stavolta è capitato che una Vera Blogstar abbia ripreso la mia notiziola il giorno dopo. Potenza della comunicazione mediatica, oggi pomeriggio Mantellini ed io riceviamo nei commenti un Comunicato Stampa (le maiuscole sono mie) da parte di Stefano Zerbi, dell’UFFICIO STAMPA CODACONS (maiuscole loro): lo potete leggere nei commenti al mio post, oppure direttamente da Massimo. A questo punto, pur non sentendomi degno, credo che mi tocchi usare una mezz’oretta del mio tempo e preparare una disamina del testo del messaggio.
Kasia Smutniak /7-8
Il mistero del panettone buono
Allora: ci sono in commercio un sacco di panettoni di un sacco di marche, anche sconosciute nè milanesi nè lombarde: ma i criteri sulla loro bontà a me non sono chiari per niente.
Se spendi di più sono più buoni? Non mi pare proprio.
Se sono di pasticceria sono più buoni? Tantomeno, anzi, quelli delle più mitiche pasticcerie milanesi li ho provati tutti e delusione totale, compreso quello di Peck.
E allora io ho da anni il sospetto, più volte verificato, che i panettoni più buoni si celino dietro marche industriali talvolta semisconosciute o modeste, e magari costino pure due lire. Segnalateli, gente, che finalmente i commenti in questo cazzo di blog possono essere una cosa seria.
Astenersi panettoni da circo (farciti, senza canditi, con la maionese, la mostarda e tutte le variazioni dall’originale) e soprattutto astenersi quei poveretti senzadio che preferiscono il pandoro. Orsù.












