Perfetta.

Forse le ballerine non esistono.


Sono ectoplasmi.

Sono figure leggiadre e volteggianti che usiamo associare al mondo mitologico o comunque a una natura che sopravvive senza di noi.

Sono una proiezione dell’immaginario infantile. Sono un balocco o una bambolina o un carillon o un cartone animato.
Oppure, ecco, sono le signorine discinte del sabato sera con le loro forme strabordanti e i lustrini e le trasparenze e quei corpi che usiamo associare alla natura in ben altri termini.

Nella realtà non esistono.
Non dite che ne conoscete una, mentireste, parlereste d’altro: di ginnaste velleitarie che affollano i negozi di Dimensione Danza, di operaie della danza contemporanea, di reginette della dance più cerebrolesa del momento, di animatrici da balera, della figlia di una vostra collega che è molto brava e promette bene, ma forse dovrà lasciare per via degli studi, che peccato.

Una ballerina non può esistere: o diviene una stella – e quindi si dissolve, si vaporizza in un mondo che esiste ma che noi non vedremo mai – oppure diviene una mestierante come qualsiasi di noi.

Luciana a modo suo ce l’ha fatta.
L’abbiamo ritrovata in un ritaglio di giornale del 30 settembre 1994, una di quelle pagine che metti via e non sai neanche bene perché.

In quel periodo abitava a Torino in una casa di ringhiera di via Giulia di Barolo, nel centro storico. Aveva 27 anni e i capelli corti e castani e i lineamenti regolari e marcati. Era avvenente e aveva il corpo che ci si aspetta da una ballerina.

Per diventarlo aveva fatto tutte le cose giuste, scuole varie, era stata allieva di un’importante coreografa, sognava ovviamente il firmamento della danza. Ma aveva una leggera forma di epilessia.
E per quello – anche per quello – non aveva sfondato. Così si era dovuta accontentare di qualche squallido varieta’ della Rai e di fare l’insegnante nella solita scuola di danza per bimbette smorfiose e giovani signore con la cellulite e la crisi dei trent’anni.

Danza: in realtà era ginnastica aerobica, o jazz o afro o vari nomi complicati.
Ma lei voleva fare la ballerina, l’aveva sempre detto. Non la mestierante: la ballerina. Questo mentre le compagnie smobilitavano, e il lavoro mancava, e i giri giusti erano un miraggio se non una pazzia, per un’epilettica pur lieve.

Nessun compromesso.

Alla fine di settembre si chiuse nel suo appartamento, mise la catenella alla porta, indossò la calzamaglia nera e si accascio’ nel suo piccolo soggiorno irrigidita nella figura della spaccata, con la testa reclinata su una gamba.

Come nel finale del Lago dei cigni, ma imbottita di barbiturici.
L’hanno trovata così.
Perfetta.

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27 Comments

  1. Stavo pensado che forse un giorno mi ritroveranno seduto alla scrivania con l’aria pensosa e una matita nell’orecchio che mi stavo grattando. Una bella immagine da tramandare ai posteri.

  2. la mia ragazza è ballerina…ma so che non la lascirò mai abbandonare il suo sogno. so che sarò sempre lì per lei a sostenerla e ad amarla…i sogni non si possono infrangere così seppure perfetti.

  3. Da piccola mia madre infilò me e mia sorella in una calzamaglia.

    Mia sorella, 13 anni dopo, si strappò un estensore facendo la spaccata sul tappeto in salotto. Oggi, ancora balla.
    A me venne 39 di febbre il giorno dei campionati italiani di Karate e mio padre mi proibì di gareggiare. Vinsi lo stesso, sulla carta, perché gareggiavo contro me stessa, unica nella mia categoria. Perché ero l’unica cuntura nera di 13 anni e mezzo. E a parte me, non ce n’erano altre. Da quel giorno, non miso più il kimono.

    Ci sono molti modi di uccidere un sogno. Quando il sogno coincide con chi se lo porta dentro, l’unico modo di estinguerlo è estirpare se stessi.

  4. “per diventarlo aveva fatto tutte le cose giuste”.. è la cosa che mi fa più tenerezza di tutte, anche di quell’ultima spaccata perfetta.

  5. stronzata assurda. e lo si capisce dalla frase “con la cellulite e la crisi dei trentanni” che non hai un minimo di rispetto né per la ballerina, né per la bambina smorfiosa,né per sua mamma, né per il cigno.

  6. Non mi interessa difendere nessuno e nessun pensiero,ma mi interrogo sulla “varietas” umana.
    Come è possibile che le stesse frasi suscitino reazioni opposte e speculari?
    La scrittura è un codice, è pur vero,ma bisognerebbe ogni tanto far riposare i propri veleni davanti a qualcosa che neutro non è (e mai potrebbe esserlo) e cercare di non trasformarli in filtri che portano il senso profondo delle intenzioni tutto da un’altra parte, almeno credo.
    .ho appena dismesso l’abito talare. Grazie, accomodatevi.

  7. Morosita, in questo caso non c’è nessuna ‘varietas’: in un post che di commenti non ne necessita (forse neppure dovevo metterli) è arrivata la solita signorina Dandyna che ha trovato il clima adatto per irrompere nella cristalleria e strillare: notatemi, che è ‘sto mortorio?
    Ecco fatto, notata. Se ora potesse tornare nelle viscere dell’autolatria, grazie.
    E siate buoni, è Natale, non trasformate questa quiete in un commentario su Dandyna, ora. Il caso è chiuso. Abbiamo già dato.

  8. concordo, non conosco i vari personaggi di ‘sto blog e manco mi interessa.
    So solo che c’è poco altro da aggiungere, in tutti i sensi.
    e buon natale,a proposito, per chi lo festeggia.

  9. Voleva essere qualcosa… sei qualcosa dentro di te… forse voleva essere Qualcuno… oppure cercava qualcosa…

    Ma non era perfetta. Solo morta.

    Nella realtà le ballerine esistono, e sono molte… tutte quelle che fanno “le cose giuste”, che hanno seguito i corsi, che son state allieve di coreografe. Se ne conoscono molte, lo sai? Oppure è “ballerina” solo colei che è etoile alla Scala? Si deve essere sempre e per forza Qualcuno per essere qualcuno?

    Forse è per questo che si è imbottita di barbiturici. Ma, per favore, basta…

  10. no. lo sai almeno cosa vuol dire vivere alla scala o all’opera? è terreno fertile per me, si, perché Dio ti ringrazio non mi hanno presa alla scala quando ho fatto l’audizione e sono diventata una Dandyna rompicoglioni e frustrata che vive nel mortorio alla ricerca di commenti, altrimenti sarei diventata un fantasma che vive per na passione che non la renderà mai felice e un mestiere che ti autoinfligge bastonate estreme. Il giornalista può anche non essere perfetto e troverà chi concorda con le sue stronzate, la ballerina se non è perfetta muore e questo tuo post mi ha fatto male e ho reagito male. Basta anche con la solita storia di dandyna che si vuole far notare, provate un attimo, un attimo solo dico eh, a uscire dai soliti schemi, non essere sempre così Filippo Facci, caro Filippo Facci :)

  11. periodi un po’ piu lunghi?!no eh?
    erano belli.erano giovani e forti.e sono morti.
    ahah
    un futuro come scrittore di epitaffi.
    (e ringrazia per il consiglio)

  12. E’ capace colui che scrive (nei blog, intendo)di non autocentrarsi ed esporre ed esibire sempre e COMUNQUE se stesso,anche quando ciò non è richiesto e quando, soprattutto, non ha capito un cazzo, compreso come si fa ad appoggiare l’indice della mano destra o sinistra (fa lo stesso)in coordinata ‘y’ sulla turgida sporgenza delle labbra?
    Questo vale per TUTTI, compreso il mio di indice che fra poco digiterà ‘point final’.

  13. …hai ragione,Dandyna.
    Il link commenti c’era, ma, a quanto pare, l’autore sembra essersene pentito.Se poi bluffi, lo sa lui…
    Io volevo ritirare un pò di veleno; ho letto il tuo post (anoressia,etc.) che ignoravo, come ignoro tanto di questa “selva oscura” in quanto neofita. Se avessi saputo, non avrei infierito, perlomeno non così e non te.
    Io ho un problema, purtroppo:odio gli equivoci e, evitando ora di addurre nuove interpretazioni e lectio varie, mi era sembrato che l’autore avesse voluto riportare una notizia per quella che è/era, senza ironie di sorta e sbavature; piuttosto neutra perchè, a mio avviso, la tragicità non merita risposte ed è ineffabile, si esprime nella compiutezza del gesto stesso..perfetto, appunto.
    Ho creduto di rispettare il fatto e cosi come è stato posto.
    Non mi diverto a ‘difendere’Facci per partito preso, (capirai,ne avrebbe proprio bisogno) benchè le mie dichiarazioni ‘palesi’ siano state espresse in qualche post fa.

  14. acci stai doventando uno dei pochi motivi per cui venire qua (anche se persiste il problema del posto dove scrivi a pago….).
    Leva sti cazzo di commenti che non si possono leggere.
    Compreso il mio.

  15. puoi sempre farlo ora. mi spiace solo che tu consideri questo post una posia-in-prosa tanto intoccabile da non poter generare commenti, stupidi o meno. il post rimane, sempre e comunque, la cosa più importante, per quanto io possa non essere d’accordo. mi spiace anche che la pensi sempre allo stesso modo. non vedi che intervengo solo nei post che in qualche modo mi impressionano? ammetto che tante volte ho scritto stronzate random, ma credo che con un briciolo di sforzo si possa notare quando parlo sul serio e quando no. Certo è anche vero che mi dirai io non c’ho un cazzo di voglia di mettermi a vedere se hai scritto la solita stronzata o la solita stronzata sentita-dal-cuore. E qui c’hai ragione. E qui mi bastono io per essermi costruita una reputazione che purtroppo non riesco a togliermi neanche volendo. Ok. Ora chiudi pure i commenti.

  16. Non è un post. E’ una cosa riciclata. Da un giornale. E poi da un libro. non sono capace di levare i commenti dopo aver postato. E non voglio imparare. Non ho detto che questa cosa fosse un’intoccabile e incommentabile poesia in prosa, ho detto espressamente che a un certo punto sei arrivata tu e hai scritto stronzate che nel quadro d’insieme erano un gesso che strideva sulla lavagna. Tu sei libera d’agire. Io di risponderti a tono. E di prendermeli la responsabilità di levare i commenti come di non averli levati. In fondo ti è andata come al solito, la differenza è che hai incontrato me nella cattiva stagione.

  17. quindi hai anche una buona stagione. questa è un’ottima notizia, a parte tutto. vediamo se riesco a prenderti per il giusto verso.

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