Bulli? avete scoperto l’acqua calda

Illustrazione di Gipi da 'La storia di Faccia'
Illustrazione di Gipi,
tratta da “Esterno notte

Mi fanno ridere i giornali. Ci chiamano “branco”. Perché, abbiamo la faccia delle bestie? perché in mezzo a noi ci puzza di vino vomitato? E ch’è? Siamo uguali a quelli di Rione Mazzini? Quelle sono le zecche. Quelli puzzano di vino vomitato. E’ sabato e il sabato dura fino alle 6 di domenica. Tutto regolare. Che si fa? si salta, da un bar all’altro. Si fa “branco” sulla strada. E chi se ne fotte se nei palazzi sopra c’è gente che dorme. Quelli strepitano, poi si inserrano e chiamano gli sbirri, perché facciamo troppo casino. Per due o tre sgommate! Chi se ne fotte degli sbirri che passano. Loro sono due, noi siamo cento. E se gli viene in testa di fermarsi e chiederci i documenti, gli rispondiamo con le monetine, le bottiglie, le lattine. In testa, allo sbirro. E quello se ne va, con la coda tra le gambe. Coniglio! merda! e quello scappa. Mica perché ha paura. Un poco. Ma perché lo sa che mio padre gli fa la testa tanta. L’altra volta mi beccò con la stecca. Mi portò in caserma. M’interrogò, gli cacciai la carta, gli diedi il numero di mio padre, mi lasciò, mi chiese scusa. E’ vero: un po’ me la feci sotto. Mica per loro, ma per mamma, ché quella urla e strepita. “Che figura mi fai fare! A me, proprio a me?”. E allora un po’ me la cantai. Mi cantai gli amici. Dissi chi mi passava le stecche, a quanto le vendevo e a chi. Li presero e se li portarono. E poi venne uno e mi disse: “Alla scordata!”. E non mi fece niente. Ma io lo so che prima o poi, se mi trova nella scuria, mi fotte. Ma li fotto prima io. Papà c’ha il porto d’armi. Ma il ferro lo tiene nel cassetto e non ci pensa. E io ogni tanto me lo porto. Gli altri non ce l’hanno il ferro. Girano con il coltellino. Ci tagliano il pane, col coltello! Io, se voglio, me li fumo. E ch’è, l’hanno inventato loro il trucco del liceo?!
Gli sbirri: mi fanno ridere. Passano, ripassano. Pure il cagnolino si portano a scuola. E non lo sanno che io entro da dietro, lascio la stecca sotto al mattone della finestra. Gli altri vanno e se la prendono. I soldi me li portano fino a casa. Sotto al naso gliela faccio passare, la stecca. E loro pensano ancora di trovare il fesso davanti al cancello, magari pure con la bancarella.
Poi la sera ci vediamo lì, sulla strada. E ci divertiamo. Quello che se la tira, col Mercedes scoperto del padre, m’aveva puntato la ragazza. Tutte le gomme gli ho fatto tagliare. Ho regalato un paio di stecche. Così nessuno ci pensa che sono stato io. Quell’altro, che veniva nel bar mio, e faceva il capuzziello. Glielo mandai a dire: “Non ci venire, ché ti fai male”. Se ne fotte. E allora gli sta bene. Quell’altro ancora, che mi mandò a dire che il mio mezzo faceva ridere. Ce ne andammo sotto alla galleria, a tirare. E nella curva gli feci lasciare tutte le gomme a terra. Tiè, fuma! Poi è bello quando ci facciamo il giro: “Chi paga a ‘sto turno?” e quelli si fanno la bottiglia piena e vedono la madonna. Io no. E pagano sempre loro. Due, tre, quattro giri. E le bottiglie le lasciamo a terra, a chi fa la catasta più grossa. E la mattina i fessi, per uscire con le macchine, bestemmiano tutto il paradiso. Ma a noi nessuno ci tocca.

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24 Comments

  1. questo primo commento non me lo voglio perdere.
    ben trovata in questo blog di matti, gabian
    Lunar :)

  2. Spevo che ti saresti fatta onore Gabriella,
    …purtroppo dubito che nel cervellino di tali gentleman girino cosi’ tanti e tali vocaboli diversi.
    Il tuo tredicesimo lettore.

  3. Splendido. Finalmente qualcosa di bello da leggere. Altro che i conigli.
    Bellissime anche le tavole del link..grande potenza visiva!

  4. Ebbè? sei per caso la figlia di D’Avanzo (leggi “La notte di Napoli”, La Repubblica di qualke giorno fa)? Papà ti ha passato il pezzo o tu lo hai passato a papà? Ma dico…scoprite l’acqua calda oppure a scuola non ci siete mai andati? Io il liceo l’ho fatto negli anni 70 e dai preti! Vi assicuro – io c’ero! – che anche allora c’erano gli stronzi; anche allora si picchiava tra le risate (o si faceva la commedia) il compagno “soggetto” (disabile? autistico? coglione? secchione? mammone?…fate voi è lo stesso…)Ragazzi…ma QUESTA è la vita!…da sempre! Ca**o! è dura! Ma lo devi conoscere lo Stronzo per evitarlo, ci deve essere per isolarlo…lo devi subire per ribellarti…altrimenti sei Stronzo anche tu!
    Dite la vostra che ho detto la mia…”senza nulla a pretendere”!

  5. Grazie a tutti e giuro che, a parte Lunar e Bleek che aspira a essere il mio tredicesimo lettore ;), non ho portato claque.
    Pataturko, scusami ma non ho capito. Mio padre faceva Bianchi di cognome è morto parecchi anni fa e io non ho poteri medianici. Tutto sommato questo non è un raccontino, ma una chiacchierata con un diciottenne della mia città, dove un ragazzino fu ammazzato a pistolettate un mesetto fa da altri ragazzini. E tutto per dimostrare chi era il più forte. Non dico che sia storia di oggi. Perciò “la scoperta dell’acqua calda”. E comunque non ho capito ;)

  6. Non sono una claque Gabriella.
    E’ che ti odio, ogni post che scrivo o scrivero’ in futuro, lo confrontero’ inevitabilmente con il tuo stile…e lo cancellero’.
    Mi hai ucciso il blog sul nascere.
    Forse è meglio cosi’… largo a chi sa’ scrivere veramente.

    Baci

  7. Bè…sono io che nn mi sono spiegato. Si, il post è scritto bene. Però ricorda troppo lo stile del reportage “La notte di Napoli” di Giuseppe D’Avanzo pubblicato su Repubblica del 3 novembre. Prima pagina edizione nazionale. Inizia così: “Siamo camorristi nella capa…”.
    Parla dei ragazzini di Napoli, ma come tu dimostri non ci sono differenze tra Napoli e altrove. Non c’è differenza di camorre.
    Siamo tutti camorristi nella capa (testa). Nessuno escluso, perchè la camorrìa o la mafiosità sono nei nostri geni e se nn sono nei nostri geni sono caratteri che assorbi lentamente, inconsciamente. Ipocrita chi non lo riconosce. Ipocrita chi si conta tra gli immuni. L'”eroe” del tuo racconto è un criminale mafioso. E’ il prodotto della nostra mafiosità.
    E’ solo questione di gradi.
    Chiedo scusa per l’allusione al papà, che abbraccio affettuosamente anche se sta al di là.
    Dite la vostra che ho detto la mia, senza nulla a pretendere. Pataturko!!

  8. Pataturko, la mia ovviamente era una battuta (sul papà) e non dovevi certamente scusarti. Se lo stile è quello del reportage mi fai i complimenti, perché nella vita non faccio la scrittrice ma ho a che fare con la cronaca, nera e giudiziaria. Forse diciamo la stessa cosa: l’ “eroe” della storia non è un camorrista, è un bulletto da niente, come ce ne sono tantissimi, e non solo a Napoli. Quello che vedo in questi bulletti da niente è l’assenza assoluta del concetto di limite. Mafia, camorra sono altri discorsi. E i camorristi (ne ho conosciuto qualcuno) non si comportano così. Peccato che film e fiction trasmettano un’immagine -macchietta. La macchietta vera sono questi bulletti che quando si trovano alle strette piagnucolano e crollano al primo soffio. Dalle mie parti si dice: un pacchero per farli parlare, cinque per farli stare zitti. (pacchero=schiaffo)
    E questo non è un giudizio. E’ solo un dato di fatto.
    ;)

  9. @pataturko
    ti posso assicurare che questo post di Gabriella è stato scritto prima del pezzo di D’Avanzo.
    Abbiamo le prove. :)
    Tra parentesi, io non faccio la claque a nessuno. :)
    Ciao a tutti

  10. Pataturko, sei un genio. Hai un nome bellissimo.
    Pensa che io io mio gatto volevo chiamarlo Gataturk.
    (astenersi chi non sa di che stiamo parlando).

  11. Bello davvero. Peccato per le maiuscole, non volermene: ho la sindrome del correttore di bozze. E tra l’altro c’è un indiscutibile analogia con il mio racconto sui conigli: anche ai bulli, infatti, le orecchie gli fan così.

  12. la vita del correttore di bozze la vedo molto triste, tipo un eterno rincorrere senza raggiungere, un classico tra gli incubi.. e i conigli stanno a guardare ..e speriamo anche ad imparare

  13. Gaia, m’hai beccato! confesso: come debutto su Macchianera non ho trovato di meglio da fare che riciclare un post scritto il 25 settembre scorso (http://iprovinciali.wordpress.com/2006/09/25/sabatonotte/)
    Ma la tentazione di fronte al debordare di tanta sociologia sul bullismo è stata tanta, troppa. Persino la presunzione di far passare una chiacchierata con un diciottenne che conosco per un racconto. ‘nnaggia!
    Ps: ma sarai mica la correttrice di bozze che lavora dove lavoro io? ‘nnaggia eddue! vabbè, tanto la risposta la conosci: è sempre colpa del tipografo. :P

  14. cioè il tizio in questione è reale? non che non sia “realistico”, ma credo debba essere difficile mantenere un senso di realtà parlando con un interlocutore simile (poi ci lamentiamo che c’è chi decide di fare il parà, è tosta… :-)

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