Pro e contro le Iene

Continuo a pensare che il servizio sui parlamentari drogati, quello delle Iene, fosse una schifezza.


Giorni fa ho visto Enrico Lucci, fanciullino pascoliano ai tempi dell’audience, che sul Corriere.it tentava di difendere quel servizio: «Ha dato più fastidio rispetto ad altri servizi simili che abbiamo sempre fatto».

Balle. Non hanno mai fatto niente del genere e soprattutto non hanno mai preteso di trarne un campione statistico. Hanno citato esempi risibili: servizi su ladri di motorini, su uno scafista, su un guaritore filippino.

«Non volevamo ridicolizzare il Parlamento», dice Lucci.

Balle. Sono anni che non fanno altro, per la gioia del loro target di ragazzetti e dei parlamentari gonzi che si prestano.

«Abbiamo fatto un’inchiesta e sono usciti quei dati», dice Lucci.

Balle. Hanno spacciato per confermativo un test presuntivo, hanno violato la privacy sanitaria, non hanno spiegato, soprattutto, con quale criterio hanno selezionato i parlamentari testati: chissà se Vladimir Luxuria, Paolo Cento e Francesco Caruso figuravano nell’elenco.
Chissà se hanno capito che svergognare i parlamentari per la loro ignoranza (brava Sabrina Nobile) è diverso dallo sparpagliare qualunquismo pericoloso.

Poi va a gusti.
Io sono un fan dello Sgarbi che rompe i Tapiri in testa, per me l’Enrico Cuccia che camminò imperturbabile per chilometri senza neppure guardare il giornalista che lo tampinava, che volete, resta un mito.
Ma parte questo, a dirla tutta, continua non essermi chiaro se quelli delle Iene facciano dei gran pezzi di giornalismo che poi sono costretti a mortificare con un linguaggio un po’ scemotto, talvolta, oppure se è proprio quel linguaggio un po’ scemotto a permetter loro di realizzare, talvolta, dei gran pezzi di giornalismo.

Lo dico perchè ho visto dei servizi, martedì sera, che rispetto al giornalismo di serie A difettava soltanto di un linguaggio un po’ serioso.
C’era un reportage sulla Napoli di Scampia (la vita di due ex spacciatori monitorata a un anno di distanza) che per cura e impegno vale cinquecento di quei reportage spesso raffazzonati dai quotidiani.
Idem per un servizio in cui si acquistava cocaina in mezza Italia e la si faceva analizzare da un laboratorio, così da far comprendere che accidenti di schifezze avessero ci mischiato dentro.
Un servizio sull’effettivo funzionamento del Monte dei Pegni di Milano, poi, non privo di una sensibilità non sempre facile a una Iena, era qualcosa che semplicemente non avevo mai visto.

E una morale specifica non ce l’ho, a parte la solita: che a definire il giornalismo ufficiale, oggi, è sempre meno l’effettivo contenuto e sempre più la formalistica confezione. Le iene non è neppure un programma giornalistico, chi vi lavora non ha contratti giornalistici: a Mediaset è un genere che chiamano “Infotaitment”.
Ma c’era più giornalismo in un minuto delle Iene, martedì, che nell’intera carriera di tanti impiegati della notizia.

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33 Comments

  1. Beh Filippo… dopo la censura del garante della privacy, loro stessi hanno dimostrato che mandando in onda un servizio identico, in cui però ad essere sottoposti al test erano comuni cittadini e non parlamentari, non si incazzava nessuno… e questo è un fatto, a precindere dalla presuntività o della confermatività del test.

    Anch’io sono un fan dell’Enrico Cuccia impassibile ed il suo comportamento signorile mi sembra decisamente antitetico a quello di Sgarbi… perché il secondo “fa” la notizia, mentre il primo no.

    A mio parere quello delle iene (ma non tutto) è un gran giornalismo che si mortifica usando un linguaggio cretinetto, perché purtroppo (e tu che sei nell’ambiente potrai confermarlo) in Italia, a certi livelli, deve funzionare per forza così…

    La mia morale, che ho espresso in più sedi, è che è un po’ triste che in Italia il grande giornalismo lo si debba fare a colpi di iene, tapiri e cose simili…

  2. il fatto è che anche se le iene hanno leso la privacy, e fatto a pezzi l’etica giornalistica, oramai abbiamo capito una cosa molto semplice ma dalle conseguenze pericolose per chi sta al governo:

    SONO DEI DROGATI!!!
    Quindi senza etica, e prenderanno sempre la via sbagliata trascinando tutti gli italiani appresso.

    DROGATI!

    max

  3. Si ma che centra Cuccia (che era su striscia la notizia) con le iene? Striscia è il programma più vomitevole e leccaculo della TV dietro la parvenza di “satira” (sic), le iene è un’altra cosa!

  4. Ti dirò, a me i giornalisti stanno sul cazzo, però è facile fare il giornalismo delle iene, basato tutto sul sensazionalismo, che intanto alla peggio parli un po’ di puttane e travestiti. Il lavoro sporco non è quello di tampinare il responsabile di un call centere, con la telecamera a spalla, ma dover fare uscire un articolo al giorno sulle dichiarazioni di schifani, gli emendamente alla finanziaria, le dichiarazioni di ronchi, il partito democratico…

  5. certo che però un politico che di lavoro fa il portavoce di un presidente del consiglio e non sa neanche cosa è la Consob fa un poco impressione….

  6. Secondo me si potrebbe tranquillamente sostituire Studio Aperto con una edizione giornaliera in formato 30 minuti delle iene.

    Mario Giordano respinge come un materasso a molle ogni accusa di eccessiva leggerezza del suo TG ( chiamiamolo TG per comodità ): il suo sarebbe infotainment, almeno lui sostiene, in non vedo nemmeno la componente “info” che almeno nelle iene è presente.

    Mario Giordano ripete come un mantra: facciamo informazione per i giovani, mostriamo loro la vita reale etc. etc. E’ cronaca di vita reale intervistare ogni due per tre una velina, o andare a ravanare tra put tane e spacciatori ? A questo punto direi la seconda… Poi pazienza,
    per le notizie sul medio oriente e le trattative con la Corea del Nord c’è sempre il TG3, euronews, rainews.

  7. secondo me sono tutti bravi, e in alcuni casi anche molto simpatici, i ragazzi delle iene. ma non ne farei -tranne forse in un paio di casi- gli autori del programma. lì, se c’è un genio, si chiama davide parenti. credo che il programma, nel bene e nel male, sia completamente riferibile a lui.

  8. C’è un analista da queste parti? E’ la terza volta di seguito che leggo un post di Facci e sono d’accordo con lui…che vor di’?

  9. “Infotaitmen. Ma c’era più giornalismo in un minuto delle Iene, martedì, che nell’intera carriera di tanti impiegati della notizia.”

    Tutto qui.
    Salut!

  10. Per me i parlamentari non devono godere dei normali diritti di privacy. Sapere per chi si vota è un diritto più importante. Se vuoi fare il parlamentare rinunci ad alcuni diritti in nome della trasparenza. E’ il male minore. Tanto, se uno è una persona perbene ne ha solo da guadagnare.

  11. Qua tutti si chiedono se sia stata giusta o meno la censura del servizio, quando invece si dovrebbe fare un passo indietro chiedendosi se veramente era il caso di assegnare agli attuali parlamentare il loro incarico istituzionale: lo so che sono dopotutto sono persone anche loro (affermazione forzata…), ma si presuppone la loro integrità fisica & morale.
    E un parlamentare che si fa una canna è come il ministro dell’ambiente che butta la spazzatura in mezzo ai campi, o come il ministro della giustiza che concede l’indulto…ops…

  12. La legge sulla privacy si sta rivelando uno strumento per coprire vari generi di schifezze fatte dai potenti di turno. Speriamo solo che prima o poi, su qualche oscuro servizio di video on line,anonimo, il servizio compaia nella sua interezza.

  13. Complimenti, bel post. Non concordo su alcune cose, ma sono pareri e non differenze di prospettiva. Ti invito a riflettere, come già hai avuto modo di scrivere, sul meschino orizzonte del giornalismo investigativo nel nostro paese. Non capisco perché non hai citato Report, lo consideri proprio un’altra categoria? Eppure molti servizi di Report fanno l’effetto delle iene, non credi?

  14. Non sono convintissima che il test (condotto in forma anonima) ledesse effettivamente la privacy degli interessati. Chiaro, conoscendo la percentuale di cocainomani in Parlamento ognuno può formulare un’ipotesi su chi sia il pippatino o la pippatina che varca la soglia di Palazzo Chigi. Questo non può che creare un danno.

    Non credo però si tratti tanto di una questione di ridicolo, quanto del fatto che questa gente ha votato quasi in massa leggi ridicole come la Fini sulle droghe, e manda avanti campagne pubbliche a sfondo moralista contro l’utilizzo delle suddette sostanze. Fai come dico, non fare come faccio io?

    Lo stesso test, comunque, era stato condotto sui frequentatori di una discoteca. Non ricordo polveroni simili. Il test delle Iene sui parlamentari smascherava un’ipocrisia senza incriminare nessuno in particolare. Per questo ha infastidito tanto.

  15. Beh, pur non essendo entusiasta del linguaggio delle Iene, è sempre un programma che vedo volentieri in quanto almeno in quel caso (e in pochi altri…Report?) si riesce a toccare con mano la realtà delle cose e non quella della carta “patinata”.
    Purtroppo non riesco a farmi rimanere simpatico nè Sgarbi nè Cuccia.
    Sgarbi, che da noi prendeva i soldi ma che in parlamento non andava mai…
    Cuccia, abile burattinaio della maggior parte degli intrighi finanziari dal dopoguerra…
    Boh, cos’abbiano di utile alla società due elementi del genere non lo so!

  16. se fossi stato un parlamentare avrei cercato di censurare
    il servizio della nobile sugli strafalcioni dei nostri (sigh) rappresentanti in parlamento
    almeno a me scandalizza e preoccupa sicuramente la spensierata e beata ignoranza di costoro
    che il fatto che si cannano due per tre
    ma è questione di gusti….

  17. La questione che solleva il Facci è, secondo me, giusta. Una cosa è andare a ravanare nei cessi di una discoteca uguale a migliaia di altre, frequentata da gente irriconoscibile: un test statisticamente rilevante, benché ragionevolmente anonimo e rispettoso della privacy. Altra cosa è dire “Abbiam preso cinquanta parlamentari, di cui trenta si drogano”.

    La sottile differenza è che l’esiguo numero dei parlamentari in senso assoluto, avrebbe (ed ha) contribuito ad alimentare sospetti ‘personali’ (perché, diciamo la verità, molto dell’appeal di quel servizio stava essenzialmente nel giocare a “indovina chi è drogato”, piuttosto che la statistica in sé, che comunque è stata divulgata egualmente e, forse, con ancora maggior risonanza). Per fare un paragone più azzardato: un conto è dire “La metà degli italiani tradisce la moglie” e un altro conto è dire “Di queste venti persone, la metà tradisce la moglie” e tra queste venti persone magari ci sei anche tu.

    Anche perché poi, in un gruppo così isolato, vien fuori quello che dice “Ma io la moglie non la tradisco” e tutti subito a dirgli excusatio non petita; ma se quello, invece, tace fa la figura di chi ha qualcosa da nascondere.

    In conclusione: il livello di ‘sospetto’ che va a generarsi è un po’ diverso, seppur statisticamente analogo. Alla fine si va ad alimentare l’idea qualunquista che “tanto sono tutti drogati” che non credo possa giovare a qualcuno (il Parlamento, da sempre, sa benissimo delegittimarsi da sé) e nemmeno, temo, portare a una futura ridiscussione della legge sugli stupefacenti (si potrebbe sempre dire, anzi, che è proprio chi non la condivide, ad essere drogato).

    Detto questo, a me sarebbe comunque piaciuto vedere il servizio (anche perché, a questo punto, sarebbe cambiato qualcosa?) del quale tutto sommato ritengo geniale l’espediente di fondo, ossia il “trucco” utilizzato per estorcere i dati. Certi servizi delle Iene, sia come inventiva che come sensibilità di realizzazione, non hanno nulla da invidiare a una puntata di Report.

    Augurandoci che la deriva qualunquista e facilona che ha inghiottito, ormai irrimediabilmente, Striscia la Notizia non trascini a sé anche le Iene. Sarebbe da piangere.

  18. L’ho già detto da altre parti: che un parlamentare si droghi o meno, è bene sia una discriminante politica al pari di preferire il pesce alla carne. Altre discriminanti, meno qualunquiste, portano risultati identici.

  19. Non ho citato Report perchè non è di Report che stavo parlando, altrimenti c’era aben altro da citare.
    Report è quasi l’unico programma di vero giornalismo televisivo. E’ di parte, non ci son cazzi, ma averne.
    Poi bisognerebbe fare tutto un discorso su Annozero, e magari presto lo farò. Un discorso che spieghi come mai non ci vuole andare nessuno (tutti declinano) mentre da Floris, vero uomo di regime, c’è la coda,

  20. Filippo: il mio commento, non vorrei essere sta infatti voleva porre Report come massimo esempio del giornalismo d’inchiesta della nostra televisione. Un vertice che ogni tanto, come fai notare, anche le Iene raggiungono. Avercene, già.

  21. (quando i commenti se li mangia il server, son giusti; quando li accetta subito, c’è sempre un errore marchiano. In quello precendente manca chissà perché una parola e mezza, ma si capisce lo stesso, immagino. Doveva essere “non vorrei essere stato frainteso”.)

  22. …quando si parla di televisione la specifica principale è quella di ricordarselo sempre. La tv avviluppa a sé l’obbligo di dover rendere spettacolo qualunque argomento che tratta, proprio perché la sua è una fruizione passiva, l’immagine “calpesta” le parole che quasi evaporano all’interno di ogni servizio, e mi scuso per averti ricordato cose che sai meglio di me. Caro Filippo, credo che il termine “schifezza” che tu menzioni a proposito del servizio, sia così immediato da essere terribilmente televisivo, perché colpisce l’immaginario molto più di tutte le altre parole… Parliamo di televisione, mezzo che cucina le notizie, che rende gustoso anche un piatto di pesce abbondantemente stagionato. Esiste ancora il pesce fresco? Esistono ancora le inchieste oneste e senza mandamenti politici? La televisione salta la corda dell’etica, si fotte della morale, proprio perché ha bisogno del coro dei moralisti che gli danno fiato. Giusto o sbagliato è televisione, il resto sono solo chiacchiere!

  23. il qualunquismo di Striscia è certificato
    dall’auditel, per le iene non so quanti
    disperati seguano quel programma, un po fasullo,
    ma come dice Facci è solo infotainment, ad
    Annozero non ci va nessuno perchè è difficile
    sopportare una tale quantita di contenuto
    geriatrico, alla faccia della giovane soporifera
    Borromei, saranno passati anche solo 4 anni ma
    Santoro li fa sembrare 40.

  24. Questa volta sono abbastanza d’accordo cn Facci (a parte Sgarbi e Cuccia, ma quelli sono citati ad esempio e nulla tolgono o aggiungono al discorso generale). Per me le Iene hanno fatto quel servizio sapendo che sarebbe stato censurato (o querelato se messo in onda) e così ne hanno dato ampia notizia PRIMA di trasmetterlo, in modo da subire la PREVEDIBILE censura ed ergersi a difensori della libertà. Poi è vero che lo stesso test fatto a gente qualunque non ha sortito gli stessi effetti, ma anche lì la violazione della privacy c’è stata. Se qualcuno venisse a propormi il test del palloncino anti-alcool potrei oppormi o accettare consapevolmente, ma se quel qualcuno mi chiedesse di gonfiare il palloncino per un bimbo che gioca nel parco, non dicendomi che in realtà si tratta di un test anti-alcool?

  25. Facci è uno che con quelli che tirano ci va a braccetto e, credo, ci faccia anche dell’altro.
    Non mi stupisco affatto che difenda la categoria.

  26. Concordo sostanzialmente sulla buona qualità degli ultimi servizi realizzati dalle Iene: personalmente apprezzo anche quelli di Pelazza e di Berry, specie se realizzati fuor d’Italia. Ricordo pure uno sconvolgente reportage di Pellizzari su alcuni membri dell’Anp segregati dall’esercito israeliano… un anno e mezzo fa, credo. Ottimo. Chissà, forse perché ormai di politica internazionale i nostri speciali si occupano ben poco, via, e quindi anche un prodotto di media qualità, nel deserto sostanziale dell’informazione odierna, fa la sua figura…

    Quand’ero cronista, anni fa, la giustificazione addotta al non voler fare più inchieste nel mio quotidiano di provincia fu brutalmente cinica: “Ma cosa vuoi, tanto non le legge più nessuno! Costano troppo tempo e fatica, non ne vale la pena: ciò che conta è battere la concorrenza sull’ultima notizia…” Così il mio direttore. Vabbe’.
    Fu un duro colpo, se penso che ero cresciuta a Biagi, Parise, Vittorini, Buzzati, Moravia e Montanelli e persino Augias: scrittori, prima che giornalisti. Brutta parabola per un bel mestiere… :oP

    Quanto al pernicioso valore della tv, andiamoci piano con i popperismi, ragazzi: forse non le guardate, ma esistono trasmissioni degnissime (rai) oltre a Report, (di cui ho il piacere di conoscere il bravissimo e folle Giorgio Fornoni), quali “Correva l’anno”, qualcosa dell’inossidabile Minoli o anche gli speciali di La7 (ieri è andata in onda, davvero interessante, l’ultima intervista di Arafat… alle 00.40!) e persino qualcosa d’annata, tipo documentari Luce, sulle reti locali.

    E poi, mica detto che il buon giornalismo o la divulgazione ben realizzata non paghino, anche in termini di audience e inserzionisti pubblicitari… Il problema vero sapete qual è? Sfatare il mito dell’audience e la strizza che i responsabili dei palinsesti hanno ogni qualvolta si tratti di proporre formule nuove e un po’ più coraggiose. Preferiscono un reality.

    Gli speciali e le inchieste (quando ancora ci sono, e in questo rimpiango almeno un po’ la tv di Zavoli…) finiscono così col diventare la passione, o la perversione segreta dei nottambuli. Come quasi tutti i programmi che trattino d’arte, libri, musica e storia (o di teatro, di cinema, di filosofia… chi ha visto alle 00.45 Daverio? O Fo che spiega il Cenacolo? O alcuni registi italiani che parlano di come scrivere per il cinema, all’1.30?) Io, pur lavorando il giorno dopo, me li guardo a notte fonda. Ma non è giusto per chi non regge, o non possa videoregistrarseli.
    Chissà che poi qualcuno non abbia il fegato di proporre la cultura in prima serata su una tv generalista (invece che su una satellitare)… con un moderatore degno.

    Annozero: confesso ho provato a guardarlo, ma tra un Santoro bradipico e del tutto spaesato, la Borromeo che blatera e la Jebreal che cerca disperatamente di dimostrare di non essere solo bella, ma anche intelligente, confesso una feroce insofferenza. Non lo reggo proprio…

    Ballarò equivale a seguire un pollaio starnazzante. Non lo guardo più da una vita.

    Quanto alle Iene birichine: premesso che proprio Sgarbi è un esempio lampante di come, in effetti, anche i ns. rappresentanti al Parlamento facciano frequente e abbondante uso di sostanze psicotrope (lo so da una fonte ben qualificata e non da voci di corridoio), come già ebbi a commentare qui all’indomani del cancan sul servizio incriminato, il “bruciare” quella notizia è stato funzionale a renderla molto + rilevante ed eccitante di quanto non lo fosse. Tant’è che poi, alla fine, anche gli stessi autori hanno astutamente giocato la carta del “censurarci, quando sta tutto qui? Suvvia…”, minimizzandone la portata scandalistica quando si sono accorti di avere imboccato un vicolo cieco.

    Sono convinta che sapessero perfettamente di non aver in mano poi molto, ma se lo sono giocato dannatamente bene. Ormai lo fanno tutti, anche i tg (Studio Aperto vi pare frivolo? Ma almeno lo è programmaticamente. Che dire del tg1 o del tg2?…). E se questo non è entertainment… bravi comunque ad averlo escogitato. Chapeau a Parenti, che la tv ormai la sa usare in modo mefistofelicamente affascinante (ah… mai letto “Striscia la tv” di Antonio Ricci, Einaudi? Uscito alcuni anni fa: illuminante. Consiglio anche a chi detesta Ricci – che non amo neppure io…).

    Buona serata a tutti

    P.S.: Filippo, somigli molto a Bonvi da giovane!;o) E mai avrei pensato che fossi stato tu a sfottere la Jebreal… questione di stile.

  27. Puntualizzazione: Sgarbi è stato parlamentare fino all’ultima legislatura, dal 1992. Giusto per non dire che poi son la solita qualunquista adusa a sputtanar i ns. eletti…;o)))
    Ciauz!

  28. le iene ci mostrano solo in che schifo viviamo e da che schifo di gente siamo rappresentati! ma ve ne rendete conto! peccato che non possano andarci giu più pesante…

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