Il divorzio ai tempi dell’islam (e dei blog)

Ma voi, un divorzio islamico lo avete mai veramente visto?
Io no.
Cioè, aspetta: adesso mi guardo il mio.

Perché una ne sente parlare, gliene raccontano, ne vede attorno a sé ma, come dire, non riesce mai a trovare una chiave che renda emblematico ciò che vede. Nulla che accresca le sue conoscenze, nulla di abbastanza significativo da valere la pena di raccontarlo.
Io, un divorzio in grado di condurre a conclusioni generali autentiche, insomma, e non tirate per i capelli allo scopo di dimostrare una teoria politica o un’altra, non lo avevo ancora mai visto.

E invece, siccome a questo blog succedono cose strane, un bel giorno eccolo qua, il divorzio che non si può non raccontare: è il mio, appunto.
Sembra fatto apposta: lui sposa islamicamente Lia di Haramlik perché è lei, raccontatrice di arabeggianti vicende. E lei sposa islamicamente il Mullah di noialtri perché è lui: uno che, da queste parti, rappresenta l’islam non solo per come è ma – soprattutto – per come dovrebbe essere.
Doveva proprio succedere, si vede.


L’amore – sì, c’è stato anche quello, eccome se c’è stato – non l’ho (quasi) raccontato.
Qualche accenno a certe islamiche triangolazioni tra mogli in contemporanea, giusto quello. Accenni intrigati, prima, e poi via via più esauriti, ché giuro che non ricordo di avere mai vissuto nulla di più stralunante di ‘sto condominio sentimentale che un giorno racconterò ai miei nipotini e che – devo ammetterlo – per quanto sostanzialmente tragico ha avuto dei momenti che definire esilaranti è poco.
Ma l’amore non è emblematico, cosa vuoi raccontare?
E’ venuto, ha fatto un casino che bastava la metà e poi se ne è andato.
Come tutti gli amori del mondo.

Rimane il divorzio, come dicevo, e – soprattutto – rimane il fatto che, stralunata, non lo sono più.
E mi sta accadendo una delle cose più interessanti del mondo: la diretta di quello che succede, in questo paese, a un bel numero di donne, musulmane e non, immigrate e non, dal momento in cui si ritrovano in questo mondo parallelo fatto di luoghi di culto non riconosciuti come tali, dove si celebrano matrimoni che non valgono nulla se non dal punto di vista morale e religioso e che, infine, divorziano senza giudici e senza regole, senza una rete sociale di sostegno e senza nessuno da cui potersi andare a lamentare se ne escono a pezzi.
Dici che me lo dovrei perdere?
Be’: non ci penso nemmeno.
Ne voglio esplorare ogni risvolto, santo cielo: ce ne sono gli estremi, ce ne è la possibilità e sarebbe criminale non farlo.
Una diretta così, secondo me, da queste parti non si è vista mai.

Ce ne sono gli estremi perché questo non è un divorzio dall’esito definito: ci sono cose su cui stiamo discutendo senza trovare un accordo.
Chi mi legge lo sa: qua siamo abbastanza sportive su tante cose ma abbiamo un punto debole su cui ci irrigidiamo un attimo, ed è l’islam.
Da sempre.
E’ un piccolo punto sensibile, che ci vuoi fare.
Per cui: tu puoi venire, fare il fidanzato, proporti come qualunque laico normale e giochiamo sereni, non succede niente.
Ma se vieni impugnando un Corano, ragazzo, poi ‘sto Corano lo devi rispettare.
Mica ci giochiamo, qua, su queste cose. Mica puoi usarlo come se fosse il macchinone sportivo con cui fare colpo sulla squinzia, l’islam. E proprio con me, poi.
E se mi tocca ritrovarmi a doverlo difendere pure da qualche musulmano d’Italia, questo benedetto islam, pazienza: non sarà la cosa più strana che io abbia fatto in vita mia, dopotutto.

Ce ne è la possibilità perché ci sono blog su cui raccontarla e da cui monitorarla, questa cosa.
Ne posso descrivere le varie fasi e raccogliere pareri, testimonianze e punti di vista. Si può fare il divorzio islamico più corale d’Italia, e altro che “dialogo interculturale”, ne verrebbe fuori. Se consideri che l’accusa per eccellenza che viene rivolta all’islam italiano è proprio quella di muoversi in semiclandestinità, dimmi tu perché ci si dovrebbe mai perdere una botta di trasparenza simile. Dico io.

E sarebbe criminale non farlo perché, come accennavo prima, qui c’è una questioncella politica che mi pare di una certa rilevanza: la donna nell’islam, massì. Proprio lei. Qua, in Italia.

Perché, francamente, a me pare che le musulmane stiano messe molto, molto peggio qua che nei loro paesi d’origine. Perché qui manca la rete di protezione sociale che hanno là, semplicemente. L’argomento è più che esteso, ma limitiamoci per il momento al nostro tema: qui succede che, se devi divorziare (o essere divorziata, come normalmente accade), la stessa moschea o organizzazione che stipula i contratti di matrimonio – rilasciando tanto di certificati con tanto di clausole da sottoscrivere per le spose, firme e numero di carta d’identità dei testimoni e via dicendo – si dichiara completamente incompetente ad operare un qualsivoglia tipo di verifica sulla legittimità dell’operato del marito e sul trattamento che i tuoi diritti – quelli spiegati nel Corano, mica paglia – si ritrovano a subire durante il matrimonio stesso e nel momento in cui finisce.
Ti sposano e se ne lavano le mani, insomma, perché – si sa – qui “un giudice islamico non esiste”: ne consegue che, di fatto, una donna musulmana si ritrova a subire in Italia forme di discriminazione che magari non subirebbe in un paese dove vige il diritto islamico e dove, quindi, esistono le strutture chiamate a farlo rispettare. Paradossale ma vero.

Ora: è proprio sulla questione del mancato rispetto dei diritti delle donne, che l’islam si è costruito una pessima quanto inscalfibile reputazione. Mi sta benissimo che i musulmani rispondano alle accuse che gli vengono rivolte distinguendo tra “incrostazioni culturali” locali e islam vero e proprio, e proponendo una visione della dignità femminile alternativa rispetto allo stile di vita occidentale: è un discorso che ho sempre preso sul serio e, di fatto, sono convinta da anni che stia proprio nella carica valoriale della sua proposta di modello sociale alternativo, la forza dell’islam.
E’ necessario essere coerenti, però. E’ necessario essere cristallini e, soprattutto se si ha un ruolo di responsabilità, è necessario essere anche di esempio.

Voglio essere chiarissima, su questo punto: un islam vissuto fuori dal proprio tradizionale territorio e privo di istituzioni che ne facciano applicare le norme è affidato, di fatto, al senso etico dei singoli musulmani. L’esempio dato da chi ha delle responsabilità, quindi, è di importanza vitale tanto all’esterno quanto, e soprattutto, all’interno. Il comportamento personale di un dirigente musulmano, in Occidente, è quanto di più politico io possa immaginare.

Che volete che vi dica: io proprio non lo capisco, come sia potuto saltare in testa a uno di questi personaggi di leggere il mio blog, presentarsi da me che, appunto, sono una che scrive di ‘ste cose, trascinarmi di peso in una moschea perché senza matrimonio islamico non potevamo “restare dietro una porta chiusa” e, una volta fatto tutto ciò, proiettarmi il filmone di un islam identico a come lo vede la Padania , che a un certo punto ho cominciato a chiedermi se per caso stessi vivendo sul set di un reality neocon messo su allo scopo di punirmi per le mie posizioni politiche, piuttosto che nella mia vita.
Bah.

Poi, guarda: una è comprensiva e ci si mette, nei panni altrui. La differenza tra ideali e debolezze personali la vede. I limiti, le nevrosi, lo scollamento tra detto e agito li abbiamo tutti, in ogni cultura e latitudine. Soprattutto, venendo da un po’ di anni in Egitto, mi è sempre stato chiaro che il fatto che un singolo uomo possa essere – uhm – stranino, nulla toglie e nulla aggiunge all’islam in sé.
Mettiamola così.
Io poi avevo la fortuna di non avere praticamente mai parlato di islam italiano: le contraddizioni che coglievo mi mettevano in crisi relativamente, quindi. Lì per lì, almeno. E tuttavia ho smesso di scrivere, a un certo punto.
Ho dovuto.
Ho smesso di scrivere, ho smesso di parlare, ho smesso di “sapere”. Mi sono trasformata in una lavagna bianca: ho aperto occhi e orecchie e mi sono assorbita il film. Tutto.

E poi mi sono incazzata.
Ci ho messo un secolo, ad incazzarmi. Faccio fatica a situare con esattezza il momento in cui ho smesso di vedere ‘sto eroe dell’islam da un punto di vista personale e sono tornata ad attribuirgli ruoli e responsabilità che non riguardano né me né lui ma una causa tutta.
Le gocce che fanno traboccare i vasi sono, appunto, gocce.

E poi ho guardato il soffitto per un po’ di notti.
E pensavo che una classe dirigente islamica non può permettersi di giocare con cose islamicamente serie come il matrimonio, rilasciando e firmando certificati che suppongono l’assunzione di impegni specifici in nome di valori specifici, e poi decidere a discrezione propria se rispettarne i risvolti pratici o no, con te che non ci puoi fare niente. Non dipende da te, non hai voce in capitolo.
E pensavo a quelle donne che, con meno risorse della sottoscritta, si consegnano tutte intere nelle mani di uno di questi dementi, magari seguendolo da un paese all’altro, abbandonando la famiglia, rompendo col proprio ambiente e chissà che altro. Pare che generalmente se ne occupi la Caritas, di queste donne. Che alcune finiscono in strada a prostituirsi, che altre vivono di pubblica carità, che chissà come diavolo lo sbarcano, il lunario, mentre, da qualche parte, c’è un tizio che sospira, un po’ compiaciuto: “Eh, lo so, dovrei aiutarla, ma come faccio, ho giusto i soldi per la benzina della Honda…”
E alla fine ho pensato che non è l’unico, lui, ad avere delle responsabilità legate al fatto di avere una voce pubblica.
Che, nel mio piccolo, delle responsabilità ce le ho anche io.
Che, se hai una voce, la devi usare per raccontare le cose che non vanno, quando ti capita di incapparci.
E questa, santo cielo, è davvero una cosa che non va.

Che cosa chiedo.
Chiedo un divorzio – e dei divorzi in generale, a prescindere dal mio – la cui correttezza islamica, a partire dai suoi risvolti pratici, sia verificata da una commissione appositamente costituita.
Voglio vedere se ci riesco.
Se esiste nelle diverse organizzazioni islamiche la volontà di farla, una cosa simile, oppure no e, in questo caso, perché.
E voglio fare la conta – pubblica – di chi è d’accordo e chi no.
A partire dalle donne musulmane, a cui vorrei chiedere di pronunciarsi con chiarezza su questa cosa.
A partire, in particolare, dalle commissioni islamiche femminili (vedi, ad esempio, la Commissione per le Pari Opportunità recentemente creata nell’UCOII), a cui vorrei offrire una splendida occasione di dimostrare di essere qualcosa di meglio di una semplice operazione di maquillage per fare contenti i giornali.

E’ un concetto semplice, il mio: se si celebrano matrimoni – e mi risulta che il matrimonio islamico venga usato pure come escamotage, teorizzato e rivendicato, per mandare in spose minorenni immigrate a cui il giudice tutelare nega il permesso di sposarsi civilmente – è necessario che ci siano anche delle sedi chiamate a pronunciarsi sul rispetto delle regole che ne stanno alla base.
Un’authority composta da uomini e donne provenienti da una pluralità di organizzazioni e capace di assumersi la responsabilità di dire pubblicamente chi ha ragione e chi ha torto di fronte ai contenziosi.
Mi parrebbe un salutare momento di crescita.
Un buon esempio e, anche, un freno all’attuale impunità.

Altrimenti, santo cielo, abbiano il coraggio di non sposarsi.
Abbiano il coraggio di lasciarsi andare ai propri desideri carnali senza nascondersi dietro un malutilizzato Corano.
Abbiano il fegato di non dire né dirsi bugie e, soprattutto, di non ostentare valori islamici nascosti dietro queste barriere di balle.
Scendano dal piedistallo coranico e facciano l’amore come tutti, senza millantare superiorità morali.
Dico io.

Non si può avere tutto: se vuoi la superiorità morale, devi pagarne il prezzo e assumertene gli oneri.
Altrimenti, Rais, benvenuto tra noi.
Ti preparo un whiskino, se vuoi.

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19 Comments

  1. Immagino che per comprendere a fondo il tuo post, forse avrei dovuto o dovrei seguire più attentamente il tuo blog o, e parto da questo presupposto, leggo tutto d’un fiato il tuo post e mi vedo sul letto a fissare il soffitto insieme a te in preda a quello stato d’animo che vacilla tra le delusioni amorose (che non hanno religione) e la propria razionalità, l’istinto e la necessità di non farsi dominare da esso, la propria femminilità e il proprio cervello. Una guazzabuglio di sensazioni e osservazioni, riflessioni che condivido ponendomi domande più che sul mondo islamico, sul matrimonio e il divorzio islamico o sulla condizione della donna islamica, su tutte le difficoltà e le ingiustizie che quotidianamente seguono un divorzio di qualsiasi tipo.
    Forse non ho capito niente, ma mi perdonerai per questo:-)

  2. perdonami, non si capisce cosa vuoi. e lo dico senza un’ombra di polemica o di ironia. sicuramente sono io che ho difficoltà di comprensione. una sacra rota islamica o un vero e proprio tribunale islamico, parallelo a quello dello stato italiano? nel primo caso forse saresti aiutata a sciogliere un matrimonio islamico per essere libera di contrarne un altro (ma non mi sembra sia contemplato il caso, nella regligione islamica. potrei sbagliare, non lo so). nel secondo caso staresti chiedendo qualcosa di clamorosamente anticostituzionale, che ci riporterebbe ai tempi del potere temporale di una chiesa, più o meno. in questo stato ci sono delle leggi sulla materia. trovarsi un buon avvocato e farle rispettare a chi deve mi sembrerebbe già un buon punto di partenza.

  3. Dunque, se ho capito bene il post. Hai un blog in cui decanti le gioie dell’islamismo da anni, perchè lo hai studiato sulla carta. Poi è arrivato un islamico furbo e ti sei sposata. Quindi ora divorzi, e vuoi essere difesa da una qualche associazione musulmana? Sinceramente, non lo vedo molto possibile. In bocca al lupo.

  4. Ammetto di non averlo letto tutto, ma non mi sembra proprio che nel suo blog Lia decantasse le gioie dell’islamismo: è ovvio che, provando a vivere “in diretta” in una società islamica, Lia raccontasse ciò che sperimentava senza il filtro di gran parte dei nostri pregiudizi, e che dunque il suo sguardo sull’Islam sembrasse meno critico di quello cui siamo abituati.
    Ciò detto, e senza grandi conoscenze tecniche in materia (a parte quelle che mi derivano da una moglie avvocato che lavora molto sulle cause di famiglia), ogni volta che mi è capitato di visitare un museo o una mostra dedicati all’Islam (ma anche all’ebraismo, per quanto riguarda in particolare il divorzio), ho sempre potuto verificare – e ormai senza il minimo stupore – come in materia di patti familiari molta giurisdizione islamica (e, ripeto, anche ebraica) fosse avanti anni luce rispetto alle simili esperienze “occidentali”, o forse dovrei dire “cristiane”.
    In altre parole, a noi piace pensare che quelle civiltà fossero retrograde perché avevano scelto di farsi regolare (anche) dalle istituzioni religiose, mentre è abbastanza facile, se si vuole, osservare che le medesime istituzioni avevano scelto, secoli fa (in Europa, il divorzio è un’istituzione del’900, in Italia parliamo di una grande vittoria riguardo un referendum del 1972!), di “laicizzare” in parte il loro controllo sulla famiglia.
    A questo punto, se capisco bene il post di Lia, lei sta chiedendo perché mai, proprio considerando che operano in un Paese dove il divorzio è disciplinato e dunque dove in materia dovrebbero esserci minori rischi di scontrarsi con le pulsioni integraliste, le autorità religiose islamiche italiane non esercitino il medesimo controllo delle loro omologhe nei paesi musulmani. E, d’altra parte, perché, anche per favorire i processi di integrazione che tutti a parole difendono – se non altro, per paura – non ci sia alcuno sforzo per gestire i divorzi islamici all’interno del “laico” diritto di famiglia italiano (che, purtroppo, è anch’esso tutt’altro che perfetto, basti pensare ai drammi dei padri separati).
    Se ho capito bene, a me sembra una richiesta molto corretta, e non è certo questione del fatto che Lia abbia incontrato un islamico più o meno “furbo”.

  5. Dopo che lia ha giocato alla piccola islamica sulla pelle di tante donne umiliate e schiavizzate, lapidate in nome e per conto del sacro corano, dopo che ci ha decantato i meravigliosi uomini islamici e le bellezze di queste donne coperte dalla testa ai piedi ma con sotto una biancheria intima da urlo, dopo aver dato la colpa di ogni porcheria islamica agli imperialisti occidentali, mentre lei sbevazzava e fumava come un turco al cairo, alla faccia delle donne da lei decantate che non solo non possono far nulla di quello che fa la nostra eroina, ma devono pure tenere gli occhi bassi, ecco che come un’occidentale sventata lei si sposa con il mullah, convinta che i principi e i fondamenti islamici per sua maestà filoislamica non valgano. Invece il mullah intende, giustamente, comportarsi come tutti i suoi fratelli islamici, anzi nemmeno la mena o la obbliga a velarsi (non sarebbe stato male, del resto, tutt’altro) e lei si offende, dice che ha la bua e chiama mammina islam in sua difesa.
    Lasciamo perdere che si rivolga all’ucoii, quella bella associazione con l’imam che chiama “infedele” la signora islamica che non porta il velo, lasciamo perdere anche che voglia affidarsi alla buffonata delle pari opportunità dell’ucoii, la cui “capa” è tale patrizia, convertita, che testuale afferma “«È giusto che l’uomo abbia il ruolo di capofamiglia, non in senso autoritario, ma come assunzione di responsabilità. Gli uomini devono sentirsi vezzeggiati dalla moglie, sennò si sviliscono».
    È d’accordo anche con la poligamia?
    «Meglio di un marito che ha l’amante. Non è vero come dice il cristianesimo che in una persona troviamo tutto, il matrimonio monogamico non è l’unica via. Però ci vuole un accordo. L’uomo deve impegnarsi a mantenere tutte le mogli e i loro figli».
    Ma lei si sente più libera di una donna occidentale?
    «Per me la libertà non è fare quello che mi pare, vestirmi come mi pare. Fare il bene è la libertà, la religione dà la libertà. La libertà è vivere nella verità di Dio, non seguire le mode superficiali. Io, velata, sono più libera di una velina»”; lasciamo perdere tutta questa marea di stronzate e poniamoci la domanda: cazzo vuole lia?
    Risposta: lia vuole vivere come la più dissoluta delle occidentali facendoci la predica sui bravi islamici e sulle loro mogli e concubine sottomesse ma a suo dire felici e soddisfatte, vuole sposarsi un musulmano, per di più mullah,e imporgli il suo stile di vita, e se il povero mullah non ci sta, secondo lei deve pure mantenerla mentre l’anziana bambina continua a farsi i cazzi suoi.
    Ragazzo, devi rispettare il corano, tu, io no, io voglio la commissione dei cazzi miei
    In più ci vuole dare a bere che nei paesi musulmani le donne sono tanto sorrette e protette dalla società.
    Un vaffanculo è troppo poco

  6. Un post complesso, questo tuo, Lia, pieno di dignità, di rispetto, di intelligenza, di coerenza e di senso di giustizia.
    Ovvio che i maschietti lettori abbiano il dente avvelenato, in fondo in fondo forse ritengono che la questione sia cazzi loro, da “machi”, la vivono come una specie di gustosa vendetta sulla “donna bianca”, la vendetta che si prendono sui mondi che non capiscono e sulle persone che hanno “tradito il sacro campanile” per amare altro. Oh, per loro l’Islam potrebbe essere il Milan, o il marito del Sud, o il compagno di sinistra all’università, loro reagirebbero allo stesso modo.
    Ovvio, e tipico.
    Invece, da una donna, massimo rispetto.

  7. Le mode passano, i gusti cambiano…

    Anche quella di alcune donnette leggere di sifolare negri.

    Se e’ passata la moda del chinotto, passera’ anche questa.

    Z

  8. Solo per chiarezza: Ida, io sono un maschietto.
    E, scusami, ma qui il tuo discorso sui “machi” e la “donna bianca” non c’entra granché: tra l’altro, nei primi commenti, anche qualche femminuccia non si è certo schierata con Lia. Se invece volevi dire che il commento di Mario era molto volgare e che mischiava un sacco di suoi giudizi negativi sull’Islam ad altrettante offese gratuite all’autrice del post, OK: ma, come spesso capita quando si generalizza, hai esagerato.
    Per il resto, cioè la prima e l’ultima frase, sono del tutto d’accordo con te

  9. Una moda assolutamente immortale, invece, è quella di non avere rispetto per le persone, soprattutto quando si espongono con grande dignità.
    Pedrere tempo a scrivere commenti beceri ed offensivi, rivolti più alla persona ed alla sua vita, che alla discussione civile delle opinioni, idee, intenti ed atti.

  10. ricordo un tempo in cui elogiava aliti pesanti di persone in ramadan, miti operai che ti vengono a casa immediatamente e quasi gratuitamente, ragazzi che ti portano la spesa etc, senza contare saune e piscine a prezzi stracciatissimi, evidentemente nel pacchetto della “bella vita col cambio favorevole” era compreso anche un maschietto musulmano, italiano per di più che così e più facile intendersi.
    aspirava a dare di sè un’immagine particolarmente eccentrica e poi si è ritrovata come quelle signore che vanno ai caraibi per assaggiare un bangalà esotico.
    e poi si lamente che i mullah non la caghino più di tanto, che le povere donne divorziate finiscano sul marciapiede come nei pi+ triti feuilleton.
    o lia! occhetuffai?
    datti una calmata, non esistono gli sceicchia che ti rapiscono a cavallo !
    hai visto troppi film!
    sei anzianotta ninni, un pò di decenza

  11. Che questa Lia di Haramlik fosse un’idiota radical-chic improvvisatasi “esperta” di dell’Islam (argomento di cui invece dimostra di capire assai poco…) lo si intuiva benissimo nel verificare come amasse circondarsi di compagnie poco raccomandabili come il neonazista Miguel Martinez alias Kelebek, la razzista alcolizzata Dacia Valent, Skatarrif El Sebaie del “Manifesto” e altri consimili cialtroni.

    Eppure non bisogna essere “esperte” per sapere che l’unioca forma di matrimonio che lo Stato italiano riconsce è quello civile. Anche il matrimonio in alcuni luoghi di culto in tanto produce effetti civili, in quanto è matrimonio concordatario, vale a dire in quanto il celebrante, al fianco del suo ruolo come ministro di un culto, assume anche quello di ufficiale di stato civile. Se uno invece chiedesse al prete, al pastore evangelico o al rabbino di non procedere alla trascrizione nei registri di stato civile (ed è assolutamente legale farlo) il matrimonio non sarebbe più concordatario, e quindi non avrebbe alcun effetto civile, riducendosi ad una mera cerimonia religiosa, priva di qualsivoglia conseguenza legale. I “contraenti” non divengono marito e moglie secondo le leggi italiane, e quindi non sono legati da alcun vincolo coniugale.

    Ora se la demente Lia – prima di “sposare” il barbuto iontegralista si fosse documentata un tantino sia sulle leggi dello Stato italiano, sia su quelle vigenti nei paesi islamici, avrebbe appreso che in Italia non esiste alcuna entità islamica in grado di stipulare un’intesa con lo Stato per quel che riguarda eventuali matrimoni concordati, e che quindi i matrimoni islamici celebrati in Italia sono delle semplici cerimonie religiose senza alcun valore legale, cioè in pratica equivalgono al contratto di compravendita della Fonmtana di Trevi stipulato da Totò.

    Se avesse voluto veramente vantare i diritti di moglie nei confronti del barbuta, la demente presa dalla moda del filo-islamismo avrebbe semplicemente dovuto pretendere il matrimonio in Comune, non solo quello in moschea, che per lo Stato non conta nulla. Molte donne che sposano immigrati musulmani fanno proprio questo: dicono al loro partner “Se vuoi sposarmi devi farlo al Comune, altrimenti nisba”. La “grande esperta di Islam” non ha proprio pensato a farlo. E adesso che pretende?

    Pretende addirittura – per i suoi comodi – di stravolgere la natura dell’Islam. L’Ucoii (sì, proprio quei “bravi ragazzi” che paragonano Israele ai nazisti!) e altre organizzazioni dovrebbero incaricarsi di creare “authority” e altre simili idiozie. Benissimo, visto che l’Ucoii e le altre organzizazioni musulmane messe assieme non raggiungono il migliaio di aderenti, e visto che gli immigrati musulmani in Italia sono attorno al milione, non si capisce per quale ragione un musulmano dovrebbe attribuire una qualche importanza al parere di una autoproclamata “authority” formata da gente che neanche sa chi sia! La “chiesa islamica” non è mai esistita, e Lia pretende che la si formi apposta per lei! Nei paesi musulmani è lo Stato a riconoscere valore civile ai matrimoni celebrati dagli imam, ed è sempre lo Stato a giudicare i casi di divorzio. Chissà chi darebbe mai alla “authority degli amici di Lia” un valore pari a quella di uno Stato!

    Cara Lia, se sei stata tanto idiota da volerti sposare soltanto in moschea e non in Comune,la colpa è tua e soltanto tua. Ha proprio ragione chi dice che in un caso del genere “Un vaffanculo è troppo poco”!

  12. Che questa Lia di Haramlik fosse un’idiota improvisatasi “esperta” di una realtà come quella dell’Islam (di cui invece dimostra di capire assai poco…) lo si intuiva benissimo nel verificare come amasse circondassi di compagnie poco raccomandabili come il neonazista Miguel Martinez alias Kelebek, lla razzista alcolizzata Dacia Valent e altri consimili cialtroni.

    Eppure non bisogna essere un genio per sapere che l’unioca forma di matrimonio che lo Stato italiano riconsce è quello civile. Anche il matrimonio in chiesa, in tanto produce effetti civili, in quanto è matrimonio concordatario, vale a dire in quanto il celebrante assume anche la funzione di ufficiale di stato civile. Se uno invece chiedesse al prete, al pastore evangelico o al rabbino di non procedewre alla trascrzione dei registri di stato civile (ed è assolutamente legale farlo) il matrimonio non sarebbe più concordatario, non avrebbe più effetti civili, e quindi si limiterebbe ad essere una mera cerimonia religiosa, priva di qualsivoglia conseguenza legale. I “contraenti” non divengono marito e moglie secondo le leggi italiane, e quindi non sono legati da alcun vinvolo coniugale.

    Ora se la demente Lia – prima di “sposare” il barbuto si fosse documentata un tantino sia sulle leggi dello Stato italiano, sia su quelle vigenti nei paesi islamici, avrebbe appreso che in Italia non esiste alcuna “chiesa musulmana” in grado di stipulare un’intesa con lo Stato per quel che riguarda i matrimoni concordati, e che quindi i matrimoni islamici celebrati in Italia sono delle semplici cerimonie religiose senza alcun valore legale, cioè in pratica equivalgono al contratto di compravendita della Fonmtana di Trevi stipulato da Totò.

    Se avesse voluto veramente vantare i diritti di moglie nei confronti del barbuta, la demente avrebbe semplicemente dovuto pretendere il matrimonio in Comune, non solo quello nella moschea che per lo Stato non conta nulla. Molte donne che sposano immigrati musulmani fanno proprio questo: dicono al loro partner “Se vuoi sposarlo devi farlo al Comune”. La “grande esperta di Islam” non ha proprio pensato a farlo. E adesso che pretende?

    Pretende addirittura – per i suoi comodi – di stravolgere la natura dell’Islam. L’Ucoii (sì, proprio quei “bravi ragazzi” che paragonano Israele ai nazisti!) e altre organizzazioni dovrebbero incaricarsi di creare “authority” e altre simili idiozie. Benissimo, visto che l’Ucoii e le altre organzizazioni msulmane messe assieme non raggiungono il migliaio di aderenti, e visto che gli immigrati musulmani in Italia sono attorno al milione, non si capisce per quale ragione un musulmano dovrebbe attribuire una qualche importante al parere di una autoproclamata “authority” formata da gente che neanche sa chi sia! La “chiesa islamica” non è mai esistita, e Lia pretende che la si formi apposta per lei! Nei paesi musulmani è lo Stato a riconoscere valore civile ai matrimoni celebrati dagli imam, ed è sempre lo Stato a giudicare i casi di divorzio. Chissà chi darebbe mai alla “commissione degli amici di Lia” un valore pari a quella di uno Stato!

    Cara Lia, se sei stata tanto idiota da volerti sposare soltanto nella moschea e non in Comune,la colpa è tua e soltanto tua. Ha proprio ragione chi dice che in un caso del genere “Un vaffanculo è troppo poco”!

  13. Quanto accanimento, però..

    E’ vero, ci sono battaglie più importanti, ma sarà mica solo questa, la battaglia di secondaria importanza.. Che mi dite del problema del grillaio in via d’estinzione? Eppure il WWF è parecchio preoccupato.

    Peppino, poi, e l’acredine che l’ha indotto a pestare il tasto Invio 4 volte.. Non ne parliamo.. Ma conosci Lia personalmente? Avete in ballo un contenzioso di cui noi non si sa nulla? Troppo coinvolgimento, sennò, in questo(i) tuo(i) messaggio. (Che tra l’altro, a dirla tutta, secondo me Lia non aveva la minima intenzione di sposarsi col barbuto né in un modo né nell’altro, ma ha accettato di sposarsi islamicamente con lui proprio per dargli ‘sto contentino. Quindi di sposarsi civilmente non se ne parlava proprio e il divorzio, adesso, è solo una questione di principio, proprio perché Lia sapeva che non ci avrebbe rimesso nulla di fondamentale sposandosi islamicamente. Però può essere che mi sbagli, neh. Faccio già fatica a capire il matrimonio occidentale, figuriamoci quello di altre culture.)

    Insomma, vien voglia di difenderla questa povera Lia.

    Chiederò solo a Peppino, e lo chiedo per vero interesse e non con intento polemico: interessante l’obiezione secondo cui l’islam, poiché è tutt’uno con lo stato, non può godere di tutte le proprie prerogative quando viene innestato in uno stato non islamico. Ma allora perché ci si può sposare islamicamente? Perché alcune cose sì e altre no? Com’è?

  14. A Qwerty voglio far notare che, se ho postato quattro volte lo stesso messaggio l’ho fatto non per “acredine” ma, molto più prosaicamente, perché mi si bloccava il PC ogni volta che premevo il tasto invio (probabilmente per colpa dei javascript che avevo disabilitato).

    Non conosco persomnalmente Lia, ma talvolta leggo quel che scrive sul suo blog e altrove, ed effettivamente mi risulta alquanto indigesta sia lei che la gentaglia cui si accompagna (la razzista Dacia Valent, il nazi Miguel Martinez e l’integralista Skatarriff El Sebaie, che assieme a lei formano il famigerato “quadrumvirato dei peli superflui”). E’ vero: non sopporto la saccenza di una radical-chic che si improvvisa “esperta di Islam” poer il solo fatto che può permettersi di viaggiare nei paesi islamici alla ricerca di “emozioni forti” e barbuti ben dotati, per poi postare messaggi idioti che dimostrano come dell’Islam non capisca assolutamente nulla.

    Quanto alla tua domanda, non ho mai affermato e non penso affatto che “l’islam è tutt’uno con lo stato”. Nell’Islam il matrimonio non è – come nel cattolicesimo – un sacramento, ma è un contratto di diritto privato fra i contraenti. Nei paesi islamici si tratta di un contratto riconosciuto dallo Stato, ed è ovviamente lo Stato ad far rispettare i contratti (inclusi quelli matrimoniali) e a sanzionare eventuali violazioni.

    In Italia abbia già il matrimonio riconosciuto dallo Stato (quello civile) ed abbiamo anche la tutela del diritto a contrarre matrimoni religiosi privi di valore civile. In Italia ci si può dunque sposare islamicamente, ma anche cattolicamente o ebraicamente escludendo gli effetti civili, così come ci si può sposare secondo il rito indù, secondo quello buddhista, taoista e persino secondo quello satanista. Se in base alle sue convinzioni religiose un dato individuo ritiene che sia peccato avere rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, lo Stato garantisce a quell’individuo la libertà di contrarre tutti i matrimoni religiosi che vuole, fermo restando che da quei matrimoni non deriva nessun obbligo legale, quindi nessun diritto o dovere che lo Stato possa far valere.

    Si dovrebbe semmai imporre per legge a chiunque celebri un matrimonio religioso che non sia al contempo un matrimonio civile, di far firmare ai contraenti una dichiarazione in base alla quale essi sono informati che quel matrimonio non ha alcun valore di fronte alle leggi dello Stato, e quindi non conferisce alcun diritto e alcun dovere. In questo modo, persino persone come Lia eviterebbero di cadere in equivoco e poi di abbandonarsi a isteriche piazzate sul Web

  15. Si dovrebbe semmai imporre per legge a chiunque celebri un matrimonio religioso che non sia al contempo un matrimonio civile, di far firmare ai contraenti una dichiarazione in base alla quale essi sono informati che quel matrimonio non ha alcun valore di fronte alle leggi dello Stato, e quindi non conferisce alcun diritto e alcun dovere…”

    Peppino, prima di commentare sarebbe buona regola CAPIRE prima ciò che si legge.
    Capisco che tu non abbia perso l’occasione per sputare qualche sentenza su una persona che evidentemente non ti piace.
    Però, se appunto tu tu avessi letto , prima di commentare , capiresti che Lia allo STATO ITALIANO non chiede niente. Questo rende il tuo commento del tutto fuori luogo superfluo. Anche risentito, vero, ma questo in fondo è secondario e riguarda solo te.

  16. Scelta la modella del prossimo calendario di Italymedia.it
    Il ritorno di Carla Solaro
    La popolare attrice, lanciata nel firmamento dello spettacolo da Tinto Brass, poserà senza veli come testimonial del calendario 2007 del noto portale d’informazione

    Sarà Carla Solaro, l’attrice divenuta celebre grazie alla magistrale interpretazione nel film “Fermo Posta Tinto Brass”, per la regia appunto del noto maestro dell’erotismo in celluloide, a posare per il Calendario 2007 di Italymedia.it. A renderlo noto è stato il direttore editoriale Dario Domenici, che si è dichiarato molto soddisfatto della scelta fatta dalla commissione esaminatrice, che ricordiamo era composta dallo stesso Domenici, dal direttore Antonello De Pierro, dal vicedirettore Noa Bonetti, dal caporedattore Valeria Arnaldi, dalla responsabile del casting Cinzia Loffredo, dal famoso fotografo Domenico Salvati. Alla fine la Solaro ha avuto la meglio sulle circa seicento ragazze giunte da ogni parte d’Italia per conquistare nell’albergo romano dove si sono svolte le selezioni, l’ambita meta che ha proiettato nella vetrina della notorietà negli anni scorsi Larisa Romanova, Cristina Grillo e Luana Leo, mentre ha consolidato il successo di Andrea Belfiore. Certo Carla deve chiedere ancora poco alla sua carriera, alla luce del suo nutrito curriculum professionale, ma certamente questa è una esperienza che le mancava, come ha confermato lei stessa: ”Non avevo mai posato per un calendario, ma visto che ormai mancavo solo io ho deciso di candidarmi, alla luce anche del prestigio crescente che ha ammantato in questi anni l’appuntamento annuale con l’immagine di Italymedia.it. Onestamente non pensavo di essere scelta, ma ora sono felice e cercherò di dare il meglio di me durante la realizzazione, tenendo conto delle qualità indiscusse del fotografo Salvati”. E proprio il parere del bravo fotografo sembra essere stato determinante nella scelta: ”Ho notato immediatamente la disinvoltura e la sicurezza mostrata da Carla durante gli scatti, era indubbiamente più significativa rispetto a quella delle altre ragazze, aveva una marcia in più. Sono certo che alla fine il risultato sarà soddisfacente”.
    La neomodella di Italymedia.it , valdostana di Aosta, ha raggiunto il successo grazie al già citato film diretto da Tinto Brass e a molte altre interpretazioni tra cui ricordiamo quella da protagonista nel film “Top Girl” diretto da Joe D’Amato, oltre ad un’infinità di apparizioni sui maggiori giornali e riviste italiani e stranieri.
    Gli scatti inizieranno a breve e già è iniziata la corsa da parte di fan e curiosi alla scoperta delle location, che per ovvii motivi resteranno segrete.

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