Grande grande grande

Condivisibile entusiasmo per la prima puntata di Lost, stagione 3. Ho visto oggi l’episodio, ed è proprio la fibrillazione generata da una ripresa così magnificamente incasinata, che apre una mezza dozzina di porte senza preoccuparsi del giro d’aria, a spingermi a fornire un consiglio alternativo.

Si intitola Big Love, ed è la serie perfetta per chi non ama le trame barocche e le contorsioni logiche di Lost, e preferisce l’incedere meditativo dell’osservazione di un microcosmo in evoluzione.


Il microcosmo in questione è quello abitato da Bill Hendrickson e dalle sue mogli. Mogli, al plurale: Bill, che discende da una famiglia di mormoni fondamentalisti, ha deciso di adottare lo stile di vita dei suoi antenati, e vive con la moglie legittima Barb, la seconda Nicki, la terza Margene e i figli di ognuna (sette in tutto) in tre case comunicanti attraverso il giardino sul retro. Il loro stile di vita viene mantenuto segreto: la poligamia è infatti illegale nello Utah dal 1890, anno in cui la Chiesa dei Santi dell’Ultimo Giorno decise di rinunciarvi per avere il diritto di costituirsi come Stato. Il principle, il principio, viene ancora osservato da una piccola comunità integralista, governata dal sinistro Roman Grant, padre di Nicki e minaccioso uomo d’affari che incombe su Bill e la sua famiglia come un’ombra.

Questi non sono che i presupposti di una storia che si snoda per dodici episodi di un’ora l’uno. Uno studio meticoloso sulla natura dell’amore, della famiglia, della gelosia e del desiderio, che avvince lo spettatore non con la curiosità dell’ignoto, ma con l’affetto che si crea per i singoli personaggi, dipinti individualmente con estrema cura e interpretati meravigliosamente da un cast eccezionale, che include Jeanne Tripplehorn (nota alle grandi masse come la dottoressa pazza di Basic Instinct), Ginnifer Goodwin (nota alle grandi masse come la prima moglie di Johnny Cash in Walk the Line), Bill Paxton (noto alle grandi masse come il meteorologo di Twister) e Chloe Sevigny (nota alle grandi masse come Chloe Sevigny, e semplicemente strepitosa in un ruolo difficilissimo).

Il materiale di partenza è complesso, e in gran parte basato sulla realtà: la piccola comunità rurale da cui provengono Bill e Nicki esiste veramente, e la trama fa spesso riferimento ad eventi effettivamente accaduti. Più interessante è scoprire che in America la serie ha avuto il pregio di riaprire il dibattito sulla poligamia, e sull’opportunità o meno di perseguirla per legge quando questa riguardi adulti consenzienti, piuttosto che adolescenti costrette a “sposarsi” contro la propria volontà o senza comprendere fino in fondo le implicazioni del matrimonio.

Niente botole, niente flashback, niente oscure società segrete. Però c’è il Viagra.
Se volete scoprire perché, guardatelo.

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7 Comments

  1. Uhmmm, Gianluca, non è che riesci a ripristinarmi all’esistenza in modo che, le rare volte che uso la mia password, si capisca che io sono io? :)

  2. “l’incedere meditativo dell’osservazione di un microcosmo in evoluzione”. Hai provato ad osservare col microscopio una coltura batterica? E’ fichissimo. Altro che Lost. E non c’è manco la pubblicità.

  3. >Chloe Sevigny (nota alle grandi masse come Chloe
    >Sevigny, e semplicemente strepitosa in un ruolo
    >difficilissimo)

    nota alle grandi masse per un pompino in Brown Bunny , ma forse non lo volevi dire perche troppo pudica ;)

  4. No, volevo vedere in quanti commenti qualcuno avrebbe tirato fuori quella famosa performance. Siamo su Macchianera, dopotutto.

  5. Però mettersi contro LOST è ormai considerato un insulto, anche se c’è a chi questo telefilm tanto osannato piace molto ma non lo considera un feticcio irrinunciabile…

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