Micro schiavi

Volevo fare un ragionamento leggero, ma non so se mi riesce. Allora ho pensato di riflettere un momento sul mio lavoro, che poi è pure lavoro di molti. Fa parte, questo breve post, di una discussione avuta dal sottoscritto con l’altra metà del signor Fujika. Consideravamo che i nuovi operai siamo noi. Cioè, in un momento storico del lavoro che per capacità imprenditoriali e status quo non va molto più in là di quello ottocentesco dell’acciaio e del carbone, io sono una tuta blu. Sono l’equivalente di quello che avvita i bulloni. Solo che la tuta blu è a carico mio e costa di più di quella originale.


La catena di montaggio c’è. Io “faccio” dopo che qualcun altro ha fatto prima di me ed altri ancora aspettano il proprio turno dopo il mio. Allora i veri operai delle fabbriche che producono “le cose” che fine fanno? Quella che probabilmente fecero coloro i quali di mestiere accendevano i lampioni ad olio mentre si diffondevano le lampadine. Vuoi che il problema è stato anche quello che sino a 10 anni fa le ditte assumevano con la medesima mentalità del 1917, cioè con le stesse quote. Nel frattempo, in poco più di un quinquennio, il mondo industriale è cambiato e intendo che per fare un vaso non servono più trenta persone ma tre, quando sono tante. Piano piano il problema si assorbirà da solo, a tutto discapito di quelli che si aspettano un futuro di ulteriori 20 anni di lavoro a fare vasi, per restare in tema. Io sono distrutto al pensiero che in molti non possano lavorare nelle fabbriche che producono automobili e vengano messi in cassa integrazione, ma non mi posso comprare 15 macchine. Non mi servono. E neppure me le posso permettere. Allora, riprendendo il pensiero di Jeremy Rifkin, se è vero che è da tempo finita l’era del possesso e si procede con quella dell’accesso, significa che il lavoro che lascerà l’impronta del secolo che viene è quello che “produce” servizi e non prodotto, o non più nella concezione primaria che se ne aveva precedentemente. Ecco dunque che l’operaio sono io e chiudiamo il cerchio. A latere di questo ragionamento trovo singolare la posizione politica delle Sinistra e del sindacato; alla ricerca dello sfruttamento. Del deplorevole Sfruttamento, con la S maiuscola e lo troverei anche giusto. E’ che comincio a credere che lo cerchino nel posto sbagliato. Facile che sia giunto il momento di considerare che ci sono almeno due tipologie di sfruttamento, una delle quali sensibilimente più sottile dell’altra, meno evidente, meno barocca -se vogliamo. Vedo la Sinistra e il sindacato inadeguati al mondo per quello che è ora. Vedo, noto, una Sinistra ed un sindacato che volgono lo sguardo ad un secolo che non c’è più, che ha degli strascichi, sì: ma non c’è più. Non avrà progenie. O meglio, io sono il figlio di quel mondo, ed altri come me ma come tutte le nuove generazioni, diverso per modi, tempi e stile. Ascolto una Sinistra e un sindacato che parlano di Padroni e proletariato. Perché ai loro occhi i sono borghesia e non vado difeso. Io, stando a calcoli che di certo né mi identificano né mi giungono, sono ceto medio solo negli intenti perché nei fatti, io, 70mila euro all’anno non li guadagno. E allora se ci occupiamo solo di chi ne guadagni 10mila e prendiamo a pietrate chi ne accantoni dai 75mila in su, io sono un operaio ma figlio di nessuno. Uno di servizio. Momentaneo. Mansueto. Troppo poco evidente per destare sospetto. Troppo colto per eccedere in disagio. Troppo poco sfigato per essere salvaguardato. Linciato dal profitto altrui; non possiedo il mio lavoro. Non possiedo nemmeno gli strumenti del mio lavoro. Non possiedo i frutti del mio lavoro. Sono portatore sano di Know How. Marx ne sarebbe entusiasta, e -soprattutto- Onorevole Presidente Bertinotti, Marx sarebbe d’accordo con me. Alle volte persone come me vi guardano impietriti mentre ammiccate a fantomatiche, ipotetiche, ectoplasmiche classi deboli, indifese, difendibili; è che non riescono, quelli come me -certe determinate volte- a fare i conti con quella parte di voi che parla di baratto, esproprio proletario, Cuba sì, Yankee no. Quelle ci sembrano un po’ delle sciocchezze, ad essere sinceri.

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25 Comments

  1. Mi trovo molto divisa su questo post. Ma hai fatto bene a sollevare l’argomento. Tuttavia è un po’ difficile ritenere che la fascia di reddito conpresa tra 10 e 70 mila euro componga una classe omogenea. Esistono problemi come il precariato, ma noi precari stiamo con le orecchie tappate ad aspettare il giorno in cui qualcuno si occuperà del problema e noi perderemo il posto.

    Sono d’accordo sul fatto che la sinistra difficilmente parli ormai dei miei problemi più stringenti: la mancanza di diritti elementari, la perdita dello stato sociale nella mia vita quotidiana, per esempio, e la fame nera. Non credo però sia vero che non esiste chi è più debole di me e va rappresentato e difeso.

    D’altronde di gente nata per consumare zainetti e bibite di marca, o come giustamente noti tu per abbonarsi in massa alle tv via satellite, che altro dovrebbero farci, gli imprenditori, e in fondo anche i pensatori, prima ancora che i partiti politici?

    Comunque bel post, grazie, fa sentire meno soli, per circa cinque minuti.

  2. Sasa’, questo però è un misto di luddismo e operaismo.
    Ti faccio un paio di domande secche:
    1. Ma tu sei d’accordo o no che con meno forza umana si possono fare più cose?
    2. Ti è chiaro che gli operai che lavorano ad un petrolchimico non sono come te? Rischiare la pelle al lavoro è qualcosa di più che starsene seduti al PC, pls.
    Sulla parte finale del post e sul fatto che la sinistra difende alcuni diritti e concetti che forse non ci sono più, sono d’accordo..

  3. 1) sì sono d’accordo.
    2) sì mi è chiaro.

    Ma che io sappia fare l’operaio non significa rischiare la pelle, di professione dico. Poi ci può anche essere quell’aspetto, ma vale anche per un macchinista in teatro che cade da un praticabile o quello che guida un treno, no?

    La mia era una considerazione, non oro colato.
    s.

  4. Sasaki: l’operaio sei anche tu, e che la Sinistra manchi di forza d’adeguamento a una società che non è più quella di 30 anni fa, è un fatto: forse mai – o mai tutta – la politica come è intesa oggi, qui, è andata di pari passo con la dinamica della società. E’ un suo limite strutturale? Non lo so.
    Però, se la società e la struttura del lavoro non sono più quelle di 30 anni fa, sono ancora ed anche quelle di 30 anni fa.

    Domenica cade la 56ª edizione della Giornata per le Vittime degli incidenti sul lavoro: esistono acciaierie, in Italia, dove gli incidenti sul lavoro sono 10 al giorno. All’Ilva di Taranto, per fare un esempio, ogni anno 3.500 infortuni e due morti; 31 morti dal 1993 ad oggi; su 12.000 dipendenti, più della metà sono sotto i 30 anni. Non sta forse qui lo Sfruttamento con la “s” maiuscola? E’ quello il “secolo che non c’è più”? “Strascichi”?
    Mi sa che girare la testa e cercare il “posto giusto” lì da dove chiami tu, sarebbe come cercare nel posto sbagliato. Oppure, in altri termini, i “posti giusti” dove cercare lo Sfruttamento sono troppi per ogni organizzazione che si proponga come compito quello di sintetizzare i problemi: le lotte politiche e sindacali venivano più facili 30 anni fa. Forse hai ragione, quel secolo non c’è più. Per dire: che io sappia, nessuna azienda scoraggiava la denuncia di un infortunio sul lavoro con un buono acquisto da 100 euro per articoli sportivi.

    E poi, su Cuba sì, Yanqui no: non è pregiudiziale, può convivere con dibattiti aperti alla modernità dei problemi propri della società italiana. Ma forse parlarne – anche in quei termini radicali – aiuta a capire la radice dello Sfruttamento e, per quanto questo possa cambiare, le radici quelle sono.

  5. considerazioni sparse stimolate da questo bel post

    1) marx, le classi, i padroni e i lavoratori, sfruttatori e sfruttati esistono tali e quali 30 o anche 100 anni fa. Il criterio per individuarli: i soldi, amici, i cari, vecchi, lerci soldi. Come disse un proprietario terriero a un mio amico tanti anni fa, che arrotondava raccogliendo frutta: “Io con la tua laurea mi spazzo il culo. Io ho i soldi”. Non è fare fatica fisica, rischiare la buccia per lavorare (lì siamo in un terreno altro, in un girone che è fuori dalle considerazioni socio-economiche e attiene spesso al penale), non è pigiare su una tastira che emancipa o libera dalle gabbie sociali. Sono i soldi. Se ho 5 mln di euro, sono a posto, se no avere una laurea o no, competenze o no, fatica fisica o no (lo stress e l’ansia fanno molto male anche loro, notoriamente, anche se le vivi seduto e al pc) sono un paria, un lumpenproletariat, uno sfruttato/sfruttabile

    2) la sinistra tuttora non riesce a sollevarsi dal ruolo evangelico di amica degli ultimissimi, per cui compatisce il negro che affonda con il barcone e lo usa come argomento di minimazzione dei nostri disagi, perchè noi non affondiamo. Però intanto abbiamo una riduzione ENORME delle possibilità, medie, di cui ha goduto chi oggi ha oltre 60 anni. Pensate alle pensioni: continua a ritenere usurante solo il mitico operaio della fonderia. Mio fratello, che lavora in banca e nemmeno a livello troppo basso, è spedito per ogni dove, senza orario, fa una vita di merda, minimo 12 ore fuori tra lavoro, pendolarismo ecc, gli è venuta una pancia che sembra budda a forza di ingollare panini alla scrivania invece che mangiare regolarmente: per la sx questo non è usurante…

  6. sasaki anche io penso tu sia operaio. Meglio sarebbe la definizione di “general intellect” che Marx usava per definire una sfera di lavoratori dell’intelligenza che si affacciava anche all’epoca sulla scena. E’ un frammento di intuizione che poi non fu sviluppato dal marxismo e dai partiti nel ‘900 preferendo la retorica pauperista e martirologica che è ancora in voga oggi (quella per cui in una visione degenerata il regime di POl Pot fucilava tutti quelli con gli occhiali perchè erano considerati automaticamente “intellettuali” e come tali berghesi e nemici.Di questa distorsione qualche eco sopravvive forse anche nella “miopia” della sinistra verso il lavoro del “general intellect” di cui secondo me fanno parte anche quelli che lavorano in banca come il fratello di Piti, i microservi davanti ai computer o i giornalisti (formiche da desk a copia-incollare notizie scelte dalla linea dell’editore).
    Tuttavia: c’è stata una certa attenzione per lo sfruttamento del lavoro “atipico” – modello call center – e sul precariato. LA differenza tra un giornalista operaio o un programmatore di computer operaio e un operatore del call center sta nel fatto che per certi aspetti – se si vuole applicare la categoria della sinistra tradizionale – il giornalista è proprietario del mezzo di prosuzione principale che lui usa: il suo cervello.Questo lo può portare a sfruttare vie interne al suo mondo del lavoro che lo fanno emancipare, ma individualmente.Perchè la differenza la fa il merito: se io sono bravo a scrivere prima o poi potrei farcela che so a diventare inviato o a scrivere libri in teoria. Difficilemte chi lavora in un call center si tira fuori in maniera autonoma da quel sistema di sfruttamento delle competenze, che non dà spazio all’individuale.
    LA questione che ci dobbiamo porre è questa: va bene tu sei operaio, pur essendo microservo: ma se tu sei molto più bravo di un altro microservo la rivendicazione sinfdacale la fai egualitaria o ci tieni comunque a marcare una differenza tra te bravo e l’altro meno bravo?

    PS: sul sindacto e la sinistra non per difendere chi ha molti difetti (quello dei 75 mila euro è clamoroso) o lentezze, ma al sindacato sanno benissimo come sono le condizioni di lavoro.Sanno benissimoi dei nuovi lavori. tuttavia la scelta di “agire” sindacalmente non dipendono dalle analisi socioeconomiche della realtà, ma anche dal peso politico che le componenti di lavoratori hanno nel sindacato stesso e nella sinistra: in pratica Epifani sa benissimo che ci sono i nuovi operai dell’intelletto, ma alla CGIL dei 5 milioni di iscritti i pensionati sono 2,5 mioni. Gli altri sono principalmente metalmeccanici, operai in genere. Quanto sono gli iscritti al sindacato tra i microservi? o perchè i microservi non formano un loro sindacato autonomo come hanno fatto piloti o insegnanti? si rischia il qualunquismo se si reclama una sensibilità di una parte politica o di un sindacato senza far parte concretamente e in maniera militante di quello schieramento o organizzazione.Il vero problema sta nella fine della politica. Le categorie della sinistra sono vecchie? ma quando invochiamo un intervento del sindacato o della Sinistra stiamo invocando un intervento proprio di quello schieramento vecchio e di quel vecchio modo di vedere il mondo. E’ paradossale. O accettiamo un mondo in cui sta al destino individuale e alle capacità individuale all’americana di “farcela” oppure, ragazzi, iscriviamoci al sindacato, ai partiti, presentiamoci in sezione, ai congressi, facciamo politica e cambiamo la mentalità di quelle stesse forze politiche che da un lato invochiamo dal’altro diprezziamo. (scusate per la lunghezza, ma il tema – per dirla marxianamente – “è capitale”)

  7. Io invece non sono mica tanto d’accordo. Premetto che – se ho capito bene – faccio un lavoro analogo a quello di Sasaki, solo che probabilmente guadagno meno e a differenza del suo, mio padre è un geometra quasi in pensione ;-) (si prenda come battuta, eh)
    Per dire che non mi sento di mettermi al pari, come livello di sfruttamento o di schivismo, con chi fa l’operaio.
    E’ vero quello che dice Piti: anche nel mio lavoro capitano periodi in cui sei sballottato da un posto a un altro, per ore di traffico, con appuntamenti a orari assurdi, ma rispetto a un operaio che si fa le sue nove ore in fabbrica, c’è una differenza: noi possiamo dire di no. Perché se è vero che siamo “portatori sani di Know How”, è ero anche che questo Know How un po’ di forza contrattuale in più rispetto a un tornitore ce la dà: è più semplice assumere uno che non ha mai fatto il tornitore e farlo diventare un tornitore in tre mesi, che assumere uno che non ha mai fatto uno dei tanti lavori di intelletto del “terziario avanzato” (come si chiamava quando facevo le medie) e farlo diventare un sostituto per quello che ha detto “no”.
    Io credo che sia questo il motivo per cui il sindacato difende il metalmeccanico, ovvero la massa dei metalmeccanici, piuttosto che i programmatori o i sistemisti o gli amministratori di reti. Il metalmeccanico è forza lavoro, nel senso più letterale del termine, il sistemista è qualcosa di diverso, che mette a disposizione il suo know how ottenuto in anni di studi ed esperienze reali[*].
    E se questo è vero, come io credo che sia vero, allora *è giusto* che il sindacato difenda e si batta per chi di suo non ha forza contrattuale ma ne ha solo in quanto facente parte di una categoria omogenea.

    [*] Ovviamente non intendo dire che l’operaio sia un ignorante che non ha studiato, non fraintendiamoci. Dico semplicemente che il ruolo di un operaio è più soggetto ad essere occupato da altri (persino da macchine) di quello di un lavoratore d’intelletto.

  8. Certo la sinistra e le sue istituzioni (partiti, sindacati, ecc.) sono rimaste indietro, guardano ancora soprattutto ad un mondo industriale, fatto di operai, e continuano a fare riferimento a quelli, a difendere soprattutto quelli e i pensionati. Di chi è la colpa? In parte delle organizzazioni della sinistra, certo. Ma è soprattutto colpa vostra. Colpa dei tanti nuovi operai del terziario, i tanti precari che però non si sentono operai e che soprattutto non considerano il padrone come padrone, ma come benefattore così buono da donarci quattro centesimi in cambio della nostra vita. Il proletariato esiste ancora, solo che smettendo la tuta blu ha perduto la sua coscienza di classe. Quanti di voi sono iscritti al sindacato? Quanti lottano per cambiare le cose? Nessuno. L’individualismo ha conquistato le classi basse e loro hanno vinto.
    Ci trattato come pare a loro, tra co.co.pro senza malattia nè ferie pagate, e con il lavoro gratuito (schiavitù) ora chiamato stage.

  9. aggiornamento sulla vita di merda di mio fratello

    3 ore fa la sua agenzia è stata rapinata

  10. A me sembra che l’analisi sia un po’ superficiale, proletario=tuta blu ricco=padrone.
    Questi discorsi li fa se vai a vedere bene solo la destra per dire che gli altri sono antichi e fermi a cent’anni fa.
    Se vai invece a vedere la sinistra parla di un nuovo proletariato, che parte dai lavoraori precari, call center tanto per fare un esempio, che sono i veri proletari d’oggi. Parla di tutti quegli immigrati regolari che lavorano ancora a produrre cose, perchè come diceva il filosofo Cacioppo:”la merda la spaliamo ancora con le mani non col computer.”
    Le classi esistono e come si diceva in un post sopra, coincidono con la ricchezza non più col mestiere che fai perchè ci sono contadini ricchi e procuratori legali che hanno solo il miraggio delle laute parcelle.
    Non serve Marx e le sue categorie per vedere che c’è ancora bisogno di una sinistra che difenda i deboli perchè quelli non scompaiono perchè siamo tutti connessi wireless.

  11. il nocciolo, gian carlo, secondo me non è che i poveri scompaiono perchè siamo tutti connessi wireless
    è che i connessi wireless sono poveri

    mettiamola così
    so ovviamente dei proletari stranieri e non, spalatori di merda e autori d tutte quelle cose che non le fa il computer
    e so dei lavoratoriprecari dei call center

    ma la vera prova provata della proletarizzazione la trovi salendo in questa mesta scala sociale

    io ho un lavoro superstabile
    secondo i parametri delle categorie sopra ricordate anche pagato discretamente

    lavoro in Comune e la mia paga è sui millecinquecento euro netti
    ma se ho un tetto sopra la testa lo devo al mio nonnino capace e previdente

    se no, neanche una vita di lavoro e di rinunce bastava a comprarmi una casa, visto che 200.000 da cacciare sono impossibili

    ecco, molti miei colleghi, stabili ma pagati come me o peggio e senza nonnino
    sono obbiettivamente poveri proletari
    ma nessuno, nemmeo loro, si considerano tali, solo perchè lavorano da seduti

    però non faranno mai un viaggio, girano su auto scassatissime, i figli non possono fare l’università, prenderanno una pensiona da fame,
    non c’è quasi mai una spesa che sia di piacere, di elevazione culturale,

    di questi, la sinistra non parla se non per considerarli privilegiati
    e di questo, io
    scusate
    incolpo in buona parte quelli che arrivano in barcone

    ma il punto è

  12. Sasaki perché fai un bel post nel quale mi costringi a sapere che lavoro fai?
    Io dopo aver letto attentamente tutto il tuo post mi limito a sapere che sei un portatore di know how e penso che tutto sommato è meglio portare il know how, rispetto ad un carico di pietre.
    Sciocchezze? Mica tanto, il know how te lo porti dietro per tutta la vita e da qualche parte riesci sempre a piazzarlo, per le pietre invece devi sempre trovare qualcuno che ti incarichi e soprattutto di paghi per farlo.
    E’ una guerra tra poveri, e questo è vero, ma se si cominciano a fare differenze anche di pensiero tra chi è più povero e chi lo è meno, si finisce per avvalorare proprio quelle stesse tesi della destra che nei privilegi tra classi sociali ha sempre individuato il suo pensiero politico.
    La verità è che non ce n’è, non ce n’è per nessuno e che quel poco che resta si comincia a darlo a chi ne ha meno, niente è più aderente ad una politica di sinistra come questo concetto.
    Le delusioni sono altre perché altri sono i centri di potere di questo paese e se una finanziaria non è in grado di andare ad attaccarne i punti nevralgici, ci si aspetterebbe almeno che una seria politica di sinistra non si limitasse a tassare i più ricchi mettendosi la coscienza in pace.

  13. se questo è il parametro d’identificazione del mestiere dell’operaio, allora il 70% dei lavoratori sono operai.
    I bancari sono microschiavi, il vero proletariato è rappresentato dai lavoratori precari, solo gli immigrati “fanno le cose” ecc…
    Sarà tutto vero, per carità, ma io che faccio le cose, che son operaio per davvero, che non ho know how, che ho un lavoro fisso in una ditta precaria (fabbrica piccola), che porto a casa poco più di 900 euro al mese, cosa sono?
    Un postproletario, un ecto-proletario, un veteroproletario un ex-proletario o che altro?
    Mah…

  14. Sintetizziamo.

    Accade che qualcuno ti chiede una mano per fare qualcosa, tu gli dai una mano e lui in cambio ti dà qualcosa; generalmente sempre meno rispetto a quanto vorresti. E già qua c’è qualcosa che non quadra. Ma va beh. Poi quello che ti chiede aiuto ti ripete che tu e lui alla fine insomma tu sei come lui. O lo puoi essere. Anche lui era come te, poi “s’è messo in proprio”. Dice. A volte. Lui è come te. Sì.

    I padroni definiscono STARE SUL MERCATO questo “essere come”, ma in realtà loro s’assumono rischi bilanciati bancariamente e via via contabilizzati a capitalizzazione (immobilizzano il rischio che s’è incarnato in profitto, eludendo spesso la restante parte di imponibile, acquistano tutto come fpsse un mezzo di produzione e ne scaricano l’Iva aumentando l’elusione) e gli operai hanno rischi bilanciati dal welfare quando c’è e stop.

    Quando STARE SUL MERCATO diventa impossibile, s’asciuga la capacità di rischiare del “pestatore o datore di cose da fare” e allora siccome ha capitalizzato il rischio e risparmiato sugli acquisti, manda tutti gli aiutanti a casa.
    […]

  15. […]

    Siccome per cause lunghe da spiegare nel 2006 il welfare non c’è più, i “datori o prestatori di mano” lo prendono esattamente nel culo perchè, pur imitando la capitalizzazione del rischio, non avevano potuto capitalizzare che piccole briciole.

    Se vi va possiamo continuare il discorso ma non scopriremmo altro che una grande fregatura reiterata.

    Chi diceva questo: “il know how te lo porti dietro per tutta la vita e da qualche parte riesci sempre a piazzarlo, per le pietre invece devi sempre trovare qualcuno che ti incarichi e soprattutto di paghi per farlo” non capisce che ha ragione solo perchè non ha mai spostato le pietre; che ci vuole il know-how per spostarne tante con meno fatica, senza farsi male, appoggiandole senza romperle.
    Ti assicuro che è un know-how che ti porti dietro e puoi iniziare a spostare tu le pietre che vuoi, senza che nessuno te le metta sulla schiena. Non credo che il know-how di un grafico sia tanto valido per fare l’account manager, ma lo sposta-pietre può spostare lettere, pane, persone. Vive o morte. E senza paura…

  16. La soluzione e’ cosi’ semplice:

    1) Abolire i contratti a tempo indeterminato. Tutti a contratto a tempo determinato. Cosi’ siamo tutti uguali davanti a una banca per chiedere un mutuo prima casa.

    2) Permettere alle aziende di licenziare con max 1 mese di preavviso e senza nessun valido motivo.

    3) Abolire il TFR su tutti i nuovi contratti.

    4) Istituire una cassa sociale, che copra chi rimane senza lavoro con un sussidio minimo. La cassa e’ pagata dagli stessi lavoratori, dirottando i soldi che prima finivano nel TFR (che ricordo e’ un prestito alle aziende fatto dai lavoratori alle aziende a costo zero!)

    5) Pensioni completamente privatizzate.

    Questo e’ piu’ o meno il modello danese. E ed e’ perfetto per i nostri tempi. Un modo infallibile per fare in modo che si muova il culo tutti quanti, si impari a fare cose nuove, ci si aggiorni. Il sistema italiano fa cagare, permette che individui facciano lo stesso lavoro per 30 anni. I sindacati dovrebbero ribellarsi all’idea che una persona possa ridursi a timbrare lettere per tutta la sua vita. Non siamo insetti. La perdita del lavoro fa parte della vita e la crescita di una nazione spesso necessita’ di shock addizionali.

    Smettiamo la di garantire false certezze. E’ finita. C’e’ da darsi da fare e reinventarsi.

  17. Medo forse non ci siamo capiti, il know how è un qualcosa in più che ti porti dietro oltre alle pietre.
    Mettiamola così, i più sfigati sono gli extra comunitari che nell’indignazione generale con cui viene tollerata la loro presenza, possono essere facilmente sfruttati per spostare pietre, pomodori o anziani non più autosufficienti, ed essere pagati al nero.
    Poi ci sono quelli che spostano le cose di cui sopra ma hanno la “fortuna” di essere pagati con una regolare busta paga ottima per accendere il fuoco quando il gas, causa insoluti, ti stacca la fornitura.
    Quindi gli spostatori con un know how che sono giustamente un po’ delusi perchè hanno fatto tanto per imparare a spostare di tutto con il minimo sforzo ma alla fine l’unico vantaggio che ne hanno ottenuto è solo quello di avere le membra meno indolenzite perchè la loro condizione economica è la medesima degli spostatori privi di know how.
    Infine ci sono coloro che hanno smesso di spostare per insegnare agli altri come si fa a spostare di più con il minor sforzo e questi sono davvero i più incazzati perchè non hanno alcuna intenzione di rimettersi a spostare lettere, pane o persone, vive o morte. Volendo ovviamente potrebbero farlo molto meglio di coloro che lo fanno senza know how, ma loro, anche giustamente (che ti devo dire), non ne hanno alcuna intenzione.
    La conclusione quindi è ovvia, chiunque può spostare pane, cassette di pomodori, lettere e persone vive, morte o moribonde, ma quando da spostare c’è veramente poco, i portatori di know how possono ancora contare sulla possibilità di ottenere il massimo profitto da quel poco che spostano.

  18. E’ un’analisi divertente e suggestiva, direi fors’anche scritta bene, ma troppo approssimativa, forse perchè voleva essere scritta bene. Secondo me, chiaro.
    Mi rendo spesso conto di una cosa: chi abita in città ha una percezione del mondo del lavoro diversa da quella di chi abita al paesello, come quello dove son tornato io. Tra i miei amici i metalmeccanici, gli idraulici, gli elettricisti, i muratori, sono ancora la maggioranza. Non dico che non sia vero che le cose (e le proporzioni)sono cambiate rispetto agli anni 60, per carità, ma la visione del cittadino è solitamente limitata. Così come la è quella del provinciale. Posso dire di averle vissute tutte e due, tra molteplici lavori e scale di sicurezza economica, e mi chiedo anche (come diceva Red qui sopra) quanti si iscrivono ai sindacati, quanti lottano sul luogo di lavoro e fuori, oggi come oggi. Ci sono più pensionati nei sindacati che lavoratori, forse! E poi una cosa, fondamentale: chi fa il tuo lavoro, con decente approssimazione, l’ha scelto. Pochi fresatori e saldatori da piccoli, o in età adolescenziale, sognavano di “sbarlottare” laste d’acciaio da mane a sera. Siete uguali? Direi di no.
    Il tuo obiettivo era di far capire che ora anche il terziario è classe debole, ma trovavo giusto mettere un paio di puntini sulle i.

  19. Cercare la linea di demarcazione dalla parte degli “sfruttati” risulta sempre impresa difficile perche’ spesso non sanno di esserlo e si ritengono migliori di quanto in realta’ non siano. Lo sapeva bene Pasolini quando ripeteva – vanamente – che i figli delle classi sfruttate si illudevano, andando all’universita’ e conquistando quello che avete qui definito “know how” di poter fare il salto e passare dall’altra parte. Illusione. La linea di demarcazione la vede molto meglio e piu’ chiaramente chi sta dall’altra parte, e sa bene chi sono i noi e i loro. Durante un’intervista venne chiesto a Lavinia Borromeo, moglie di Yaki Elkann, se avesse amici “poveri” e lei rispose: “Per poveri intende dire che devono lavorare per sopravvivere?”. Eccola la linea di demarcazione, si riassume in poche semplici parole. Il resto sono solo chiacchiere da casa del popolo.

  20. Abbastanza daccordo. Considerate anche il fatto che il portatore di know-how spesso comincia a lavorare molto più tardi (anche 10 anni dopo) dell’operaio.
    In quei 10 anni l’operaio ha accumulato grana, il portatore è tanto se non ha accumulato debiti.
    La visione della sinistra è anacronistica.
    Con questo non voglio dire che farei volentiri cambio (soprattutto con dei lavori verametne rischiosi) ma francamente dubito fortemente che l’operario farebbe volentieri quello che ho dovuto fare io…

  21. Siamo andati avanti, dobbiamo fermarci e tornare un attimo indietro. Non c’è più rispetto ma solo intenzione di evadere. Ecco perché è dovere del governo rientrare verso una equità sociale, abbassando le tasse ai ceti medio/bassi e alzandole ai ceti più benestanti. Non vorrei usare il termine “ceto” ma mi viene meglio per far comprendere il discorso.
    E tutto il discorso va fatto in una centralità delle politiche del lavoro, che devono far tornare la normativa del lavoro subordinato come primaria, anche se magari applicata – in quanto compatibile – ad altre forme contrattuali.
    Dobbiamo andare ed impegnarci tutti a far davvero ripartire l’economia perché se ci si pensa (senza guardare statistiche o altro) ci rende davvero conto che ahimé – forse per colpa del governo Berlusconi o forse no – dal 2001 c’è stato un peggiormamento del sistema produttivo e quindi lavoro ed economia ne hanno risentito. Ecco che la selezione di personale (soprattutto stabile) è ferma, la produzione diminuisce, gli stipendi in stallo e l’economia non gira mica tanto :(
    Credo che le ultime manovre del governo (dal decreto Bersani alla finanziaria, dalla circolare sui call center al ddl sullo sfruttmento del lavoro) stiano andando per la strada giusta. Ora dobbiamo attendere fiduciosi.

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