Morirai con dolore

Non esiste argomento che più dell’eutanasia, a mio parere, divida le coscienze solo sulla base del vissuto personale.
Non ho mai incontrato una sola persona al mondo, neanche una, che dopo una lacerante esperienza con una persona cara, ridotta agli sgoccioli di una malattia terminale o perlomeno di certe malattie terminali, non dicesse infine che sì, in certe condizioni di eutanasia si può discutere.


Erano persone segnate per sempre, non persone che possono cambiare idea leggendo i giornali di questi giorni.

E neanch’io, come loro, ho praticamente visto i giornali di questi giorni.
Io vidi lei, avevo 9 anni e non potrò dimenticare l’ultima volta che mi guardò, il dolore che l’aveva resa pazza sino a non riconoscermi, la devastazione negli occhi fuori dalle orbite, le urla di chi non aveva altra consapevolezza se non che la morte si avvicinava con clinica certezza, e che nell’attesa, con calma, la stava gratuitamente torturando.

Guardavo l’agonia dell’animale unita alla più terrificante delle umane coscienze, e neppure sapevo che questo Paese era, e resta, il più arretrato d’Occidente in termini di terapia del dolore.

Poi, oggi, quando vedo certe opinioni declarate sull’eutanasia, slogan disinformati, princìpi recitati a freddo, soliti cretinismi bipolari di esponenti di destra o di sinistra che si consultano per sapere che opinione devono avere, ecco, il retrogusto che rimane non è descrivibile.

E, per favore, non commentabile.

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