Il perché di tanto odio

Il brutto di avere un blog è che a volte si fa molta fatica a mettere per iscritto cio che si vorrebbe condividere con gli altri bipedi senzienti. Si dice che chi possiede un blog pensi “per post”. In pratica significa che se ti viene in mente qualcosa a tuo avviso particolarmente degno di nota, tu, blogger, fai un nodo al neurone che sta a significare: “questo lo scrivo”. Poi succede che il tempo, il lavoro, la pigrizia, l’inondazione, le cavallette, le cavallette… E magari più passa il tempo e più rifinisci quel post mentale: cerchi frasi che abbiano più effetto, migliori la punteggiatura, snellisci i concetti. In giro per le tue reti neurali si dice che quello sarà “il Post Perfetto”, atteso tanto quanto il nuovo Profeta, la fine del mondo, la montagna che va da Maometto. E sarà anche il motivo per cui penserai che niente di quello che le tue mani riverseranno sulla tastiera ne sarà all’altezza. Alla fine non lo scriverai. Mai.

Quello che vi apprestate a leggere non è il Post Perfetto. E’ – piuttosto – grezzo, redatto di getto, in un momento che non è il momento migliore dei momenti possibili tra cui potevo scegliere, dopo averci rimuginato su quel tanto che basta affinché anche questo non mi si fissi in mente come il “X Agosto” del Pascoli, e finisca per non scriverlo. Mai.

C’è un’altra cosa brutta nell’avere un blog, ed è che col tempo hai espresso la tua opinione – con qualche pretesa, ma senza esagerare, ché non erano mica editoriali per la prima del Corriere della Sera – su fatti d’attualità, momenti di storia, libri, traduzioni, trasmissioni televisive e film e libri e canzoni; e nel farlo – tu non lo sapevi, nemmeno lo immaginavi, ma stava succedendo – ti creavi dei nemici.
Non dico tanto quelli che semplicemente – e in modo più che lecito – non sopportano te, quel che sei e quello che scrivi. No. Parlo di quelli – e son pochi, ma si fanno sentire – cui sembra tu abbia fatto addirittura del male, tanto riescono a detestarti con tutto il cuore, l’anima e la valvola pilorica. Capaci di non perdonarti una virgola mal posizionata tanto quanto una dichiarazione di voto che non li soddisfa. I cecchini, li chiamo io. Perché ci sono, e non te ne accorgi. E sparano più per fare un gran casino che per colpirti. Comunque mai con cartucce a salve.

Credo capiti in qualsiasi ambiente, e questo micromondo fatto di blog non fa eccezione: vuoi che non ci sia a piede libero qualche genio incompreso capace di pensare che la briciola di popolarità che ti attribuisce sia totalmente immeritata e gli sia stata sordidamente sottratta mentre si era distratto un attimo?

Qualche tempo fa, nel corso di un’intervista per una radio, mi domandarono che cosa deve fare un blogger per emergere. Col senno di poi avrei dovuto chiedere di specificare il significato di “emergere” utilizzato in quel preciso contesto: avere tanti lettori? Fare colpo sulle ragazze? Vendere pubblicità? Andare in tv? Invadere la Polonia e conquistare il mondo?
Invece me ne uscii con un suggerimento idiota eppur veritiero: “Insultare una blogstar”. Laddove per “blogstar”, nel mondo di marzapane del genio incompreso, si intende: a) un qualsiasi personaggio pubblico con blog a carico; b) un qualsiasi sconosciuto che sia diventato un personaggio pubblico anche grazie al proprio blog; c) un qualsiasi personaggio sia apparso in pubblico, escluse cerimonie per l’impartizione di sacramenti; d) un qualsiasi giornalista o collaboratore di una testata nazionale che abbia avuto l’insana idea di aprire un blog; e) un qualsiasi anonimo proprietario di blog che scavalchi in popolarità il tuo in una ricerca casuale effettuata su Google.

Insomma, capita che il gonzo di turno ti usi a mo’ di bersaglio, nella speranza che tu risponda al fuoco. Nella sua testa sei il male in persona, sei il demonio imparentato con George W. Bush e con qualche marcatore comune al DNA di Nixon. Così come capita che in un particolare giorno in cui non hai niente di meglio da fare tu decida di accontentarlo.


Una volta lo feci: non mi ricordo si che cosa mi si accusasse, fatto sta che mi misi a rispondere punto per punto, con pazienza, perdendoci pure quel po’ di tempo che serve per curare un minimo la sintassi e non sembrare che volessi fare appello al mai troppo celebrato “specchio riflesso senza ritorno”. Per distrazione, io che sono un pignolino per natura, dimenticai il link al blog del teste dell’accusa. E insomma, finì che lo feci incazzare ancora di più: come mi permettevo di citarlo senza che il suo blog ricevesse il meritato tsunami di lettori e commentatori assetati di un suo punto di vista?
La controprova, giusto qualche giorno fa: in preparazione del post che state leggendo in questo momento, in un mio intervento piuttosto negativo riguardante una critica mossa al sottoscritto, decido di non indicare il link del blog di cui parlo. Così, per vedere l’effetto che fa. Tempo 16 commenti e si fa vivo l’autore:

Segnalo ai lettori che si chiedono come mai Gianluca Neri non abbia linkato il mio post oggetto del suo risentimento, il relativo link: […] Sono fuori casa e non posso replicare ora. Lo farò presto sul mio blog.

Un po’ come l’“Appuntamento al cinema” dell’Anicagis: presto, su questi schermi, lo carico di mazzate.
Tanto baccano, in pratica, finalizzato unicamente ad avere un link in più. Un po’ come se – fatte le debite proporzioni – io domenica mattina decidessi di andare a tirare un calcio nelle palle a Ratzinger mentre se ne sta affacciato sul balcone di San Pietro, giusto per vedere se poi la CNN mi manda in onda.

Questo per dire che ultimamente piove merda come se le mucche potessero volare sponsorizzate dal Guttalax.

Questa storia inizia qualche mese fa. Incautamente, decido di mettere per iscritto il mio parere sul “Nanopublishing”, ovvero quei network di blog tematici che impongono agli autori un tot di post alla settimana, in cambio di eventuali entrate pubblicitarie. Ebbene: casca il mondo, casca la terra e tutti giù per terra. Chi ero io per permettermi di spendere la mia “ironia spocchiosa” contro una delle future maggiori fonti di incremento del PIL nazionale? Se andate a rileggervelo, noterete che se l’ironia non manca (anche se non saprei valutare quanto spocchiosa), non c’è alcuna cattiveria. In sostanza dico: “Se riuscirete a farci i soldi, bene, sarò contento per voi, ma per il momento non illudete lo studioso di lingue antiche che i pubblicitari si prenderanno a gomitate pur di sponsorizzare il suo blog sul Sanscrito”.
Si trattava più che altro del consiglio da parte di uno che durante la New Economy c’era, e se ha imparato una cosa è proprio che i soldi si buttano proprio quando si è in presenza di aspettative esagerate e mal riposte.

Matteo FaillaIn tanti se la legano al dito, ma uno in particolare trabocca bile. Si chiama Matteo Failla e mi definisce “quel baldanzoso giornalista che poco tempo fa aveva puntato due cents sul nanopublishing, che invece va a gonfie vele” (quanto gonfie? – mi chiedo io – Esistono dei dati? Perché nessuno li pubblica?). Lui – la cosa non sorprenderà nessuno – è invece il nanoautore di un nanoblog di critica televisiva; scrive per il Giornale e per un forum internet, pubblica proprie foto in stile Matteo Pedrosi (con tutto il rispetto per Matteo, che in fondo non si vanta di aver scritto a soli 23 anni il romanzo d’esordio intitolato “Lei! Madame Grenadier”); sul sito ufficiale dichiara di avere persino un “ufficio stampa” e per fare capire che dice sul serio, il link della sezione rimanda proprio all’indirizzo e-mail “ufficiostampa@matteofailla.com”.

E insomma, questo tizio si fa un nodo al fazzoletto e attende paziente per sei mesi una qualsiasi occasione per dare il via alla Santa Crociata.
La trova una domenica di qualche settimana fa: su RaiTre sta andando in onda una puntata di “Report” dedicata all’omicidio di Nicola Calipari.
Ce ne sono di cose interessanti da commentare, quella sera, non ultima la testimonianza in prima persona di Andrea Carpani, l’autista di Calipari, ma Matteo Failla pensa ad altro: ha in testa l’onore ferito del nanopublishing. Si illumina soltanto – sul finale di un servizio giornalistico che parla dell’omicidio di un uomo da parte di soldati di una nazione amica – quando la conduttrice Milena Gabanelli introduce una breve intervista alla persona che ha svelato gli omissis del dossier degli americani sul caso Calipari. Si illumina perché la persona che appare in video si chiama Yannis Parasyris, studente greco residente a Bologna, e non Gianluca Neri.
A quel punto tra i neuroni di Matteo Failla gira la voce: “orgasmo”. Si inventa un titolo per niente enfatico: “La Storia si è già dimenticata di Gianluca Neri (tra le alternative, poi scartate, c’erano: “Il ruolo di Gianluca Neri nel fallito sbarco della Baia dei Porci” e “Qual è l’alibi di Gianluca Neri per l’11 settembre?”), e dipinge un fantasioso scenario in cui il sottoscritto “che si era attribuito la paternità della scoperta”, mentre – parole sue – “ai tempi era andata in scena un’accesa discussione sui meriti della scoperta, un giochetto al massacro per conquistare il maggior numero possibile di interviste… Non si capiva chi fosse il primo, pare che la Storia abbia invece deciso”, non dorme più sonni tranquilli e si dispera per aver mancato il passaggio televisivo che l’avrebbe consacrato per l’eternità come l’unico, il solo, il più grande sventratore di file Pdf.

Eppure – questo lo ricordo bene – nei giorni successivi alla pubblicazione del dossier privo di pecette, sia io, che Yannis Parasyris che Rihaz Lubojo di Indymedia convenimmo all’unisono, un po’ come Qui Quo e Qua, che si trattava di un semplice copia & incolla, un’operazione talmente semplice che in tanti potevano esserci arrivati mossi da quel tanto di curiosità che toglie il medico di torno, e che in fondo c’era davvero poco da vantarsi della scoperta.

Non che Matteo Failla sia stato l’unico a voler gustare la vendetta postuma: Anna Masera, giornalista de La Stampa (e, per la cronaca, quella che riportò indignata nella propria rubrica su Panorama la storia dei gattini bonsai) fece la medesima cosa sul suo quotidiano solo perché su questo blog si usava prendere bonariamente per i fondelli il suo amico e collega Carlo Formenti (avrei voluto farci un post: avete presente quando vi viene in mente un titolo perfetto? Beh, il titolo era “Tu Formenti sapendo di Formentire”).

Ora che Matteo Failla è riuscito a ristabilire la Verità in nome della Storia e della prima ora di Educazione Fisica, si può anche raccontare com’è andata.

Il 18 gennaio scorso Milena Gabanelli telefona al sottoscritto. Sulle prime credo che sia un’imitazione di Matteo Bordone, poi capisco che gli sta venendo troppo bene, e mi convinco che si tratta per davvero di Milena Gabanelli prima che io possa rispondere “Sì, e io sono il Re Leone”.
Mi annuncia che dedicherà una puntata di “Report” al caso Calipari e chiede la mia disponibilità per una breve intervista sulla questione delle “pecette”. Restiamo che ci sentiamo, ci scambiamo le rispettive e-mail e le prometto di inviarle tutto il materiale che ho a disposizione sulla faccenda.
Le scrivo poche ore dopo, alle 22:20, una prima e-mail (la destinataria potrà confermare):

Ti dico, per correttezza, che alcune fonti attribuiscono la cancellazione degli omissis ad un’altra persona. Ho trovato il commento del famoso “studente greco” sul mio blog: purtroppo non si firma con nome e cognome, ma quello che segue è il testo che ha lasciato su questa pagina […] Comunque controllerò altre mail e documenti di quel giorno: magari il nome salta fuori. Qui di seguito il testo di un lancio APcom di quei giorni, sulla (inutile) questione dello scopritore originale: […]”

Faccio qualche ricerca su Google e, alle 22:31, segue una nuova e-mail, sempre indirizzata alla Gabanelli:

Scusa, poco dopo aver inviato il precedente messaggio ho trovato il nome del famoso “studente greco”. A giudicare da un ulteriore commento che ha lasciato sul mio blog, si chiama Yannis Parasyris, e come sito ha indicato quello del Segretariato Italiano degli Studenti di Medicina. Questa, da una semplice ricerca su Google, la sua homepage: […], dalla quale si ricavano la sue e-mail: […]@sism.org o […]@libero.it. Facendo “Whois” su chi ha registrato il nome del sito si ottengono questo indirizzo e questo numero di telefono: […] Spero di essere stato utile. A presto!

A questo punto – sono le 22:34 – avendo trovato la sua e-mail, scrivo direttamente a Parasyris (anche lui potrà confermare)

Mi ha chiamato Milena Gabanelli di “Report” per un’intervista. Io rimango dell’opinione di quel tempo: ovvero che non è importante chi, alla fine, abbia fatto la scoperta (che chiunque avrebbe potuto fare e avrebbe fatto nelle ore seguenti), ma che sia stata fatta. E che sia stato dato troppo risalto alla facilità della decrittazione con il “copia e incolla” che al contenuto del testo rivelato. Sappi comunque che c’è la possibilità che ti chiami: mi è sembrato corretto dargli anche i (pochi) riferimenti che avevo su di te. Ciao e a presto!

Parasyris mi risponde poche ore più tardi, all’1:19 del giorno dopo:

Ciao Gianluca, ancora per questa storia? :) Pure io sono d’accordo con te… poca importanza ha il “primato” o il modo. Ed hai fatto bene a darle i miei riferimenti… Tanto voi giornalisti riuscite sempre a trovare tutto! :) Sarebbe stato (anche questo) questione di tempo… Nella firma c’e’ anche il mio num di telefono in caso che serva. Yannis

Con questo arriviamo all’ultima e-mail, scritta da Milena Gabanelli al sottoscritto pochi giorni dopo la messa in onda della puntata, il 10 giugno alle 9:31:

Caro Gianluca, […] io ho intervistato il greco perchè era a Bologna e io pure. Dovevo raccontare quel passaggio di storia ed era comodo farla con lui. […] In origine pensavo di farla raccontare a te, solo che poi non sono passata da Milano. […] Ti abbraccio, Milena

Ora che Matteo Failla ha concluso la sua personale battaglia contro il revisionismo Storico, qualcuno potrebbe fare la buona azione di convincerlo a leggerselo, quel famoso documento privo di pecette. Non per altro: magari scoprirebbe che, più importanti di chi le ha tolte, erano le cose che c’erano scritte sotto. Per citarne una soltanto:

The VIP [John Negroponte] convoy departed the International Zone in four HMMWVs (and no Suburban) at approximately 1945 hours. It arrived at the Camp Victory gate at 2010 hours (Annex 59C). The convoy reached its destination on Camp Victory at 2020 hours (Annex 59C). The VIP returned to the International Zone by helicopter at approximately 2205 hours. The determination to fly by helicopter back to the International Zone was not made until shortly before the VIP departed as a result of clearing weather conditions.”

In pratica: il posto di blocco presso cui Calipari è stato ucciso e la Sgrena ferita, era ancora lì alle 20:50 per proteggere il passaggio di Negroponte, che in realtà era già transitato e si trovava a Camp Victory sin dalle 20:20.

Poi, se avanza del tempo – tra un suo “signora mia!” d’indignazione per il filmato di Kate Moss che pippa coca non accettato come prova in tribunale e il bacio tra Vladimir Luxuria e Alba Parietti -, spiegategli anche che la gloria inutile è dei fessi che la desiderano.

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34 Comments

  1. Miiiih!
    Ma a voi giornalisti fanno corsi solo su quarto potere? Ormai , e vale per te come per l’altro, girate solo intorno a voi stessi un po’ come la televisione autocelebrativa.
    Notizie poche, o vi parlate addosso, o scrivete sotto dettatura o vi passate le notizie tra voi oppure se proprio volete fare del giornalismo andate su internet e copiate le notizie da un’agenzia qualsiasi. Credendo di essere al centro dell’universo informazione, e a maggior ragione di Internet, poi vi incavolate se ricevete critiche.
    Sono poi d’accordo con te che ormai esista anche la professione dell’infiltrato nei blog famosi per godere dei cinque minuti di notorietà, basta andare sul sito di Grillo per leggere post di chi non fa altro come mestiere che la sanguisuga nei blog altrui.

  2. Complimenti Gianluca. Uno dei tuoi migliori pezzi. Non sarà il post perfetto, ma si avvicina mica poco. Bravo.

  3. Insomma, tutto sto’ pippone solo per farci sapere che: “ué raga, la Gabbanelli l’aveva chiesto a me, però gli è risultato più comodo intervistare il greco. E comunque sono stato io ad averli messi in contatto”.
    Ah, Gianluca, Gianluca …, sempre il solito.

  4. Azione reazione e cosi’ via, ora Failla (o chi per lui) stara’ covando dentro un tale risentimento che il prossimo post sara’ terrificante. Meglio sarebbe stato ignorarlo, crogiolarsi del fatto di essere nel giusto e di aver ricevuto una esagerata critica per giunta infondata.
    Capisco che il tuo sia stato uno sfogo giustificabile, ma non ha senso sfogarsi contro le critiche dettate solo dal risentimento.

    Non ti curar di loro ma guarda e scrivi!

  5. Peccato che sto Failla se ne va in vacanza per due settimane. Mi sarebbe piaciuto molto leggere un po’ di litigi tra blogger… :)

  6. Ma questo post è unico. Anzi il Neri è UNICO. Il tutto gronda di sensibilità, amore per la verità, altruismo che… francamente non ci credo. A me pare un’ ennesima celebrazione di te stesso. Peccato che tu abbia scritto tutto questo proprio oggi, visto che il Failla non potrà replicare per molti giorni.

  7. Gianluca, stavo per mandarti un mail per dirti quanto m’e’ piaciuto questo post. Ma un commento fa lo stesso, si? Complimentz.

  8. Post bellissimo, ma dopo l’ultima trasmissione di MacchiaMondiale sto riflettendo se non passare al Lato Oscuro della Forza.. ;)

  9. Peccato solo che ultimamente i bei post su questo blog, si sprechino unicamente per piccole beghe tra comari da cui chiunque sia dotato di personalità (il blog è solo un accessorio della medesima) non è mai esentato qualsiasi sia il contesto in cui opera.

  10. Il tizio fa la medesima cosa con me da mesi.
    E tutto perchè mi ha mandato una serie di mail in cui mi chiedeva una collaborazione tra il suo e il mio blog e io ho risposto che non avevo tempo.
    Vendicativo ma di quelli un po’ sfigati.

  11. Si aprono le scommese.

    Quoto a 1,25 un commento acido di Matteo Failla.

    Temo però che ci debba pensare almeno quei 5/6 mesi quindi:

    Quoto 20 a 1 un commento/post acido fra 6 mesi

  12. Errata corrige [per la gioia del puro cazzeggio]:
    Quoto 20 a 1 il post prima dei fatidic 6 mesi ovviamente.

    @Selvaggia
    Se raccogliesse i post spesi nella personale crociata contro di te credo che avremmo una specie di Odissea.
    Il Neri come al solito ci ha preso:vuoi diventare famoso?Prenditela con una blogstar ! Il motivo ? Prima o poi ci sarà pure quello !

  13. Lucarelli, tu hai dato una grossa mano in questi ultimi mesi al “tizio” per scrivere certe cose. Alla fine direi che non aveva tutti i torti a criticarti.
    Strano che state replicando tutti quando il “tizio” è fuori per 15 giorni e non può rispondervi…

  14. l’ho letto tutto, non ho capito dove si voleva andare a parare. non so chi sono quegli altri, ma al solito, c’è pieno di gente che rosica. perché prendersela?

  15. Pensate al povero operatore del Pentagono che per una semplice distrazione ha scatenato l’inferno diplomatico del secolo.
    Televisioni, giornali, internet..
    Non si è parlato d’altro per giorni.
    Il corso della storia è cambiato, per una disattenzione.
    Anzi.
    Il corso della storia è cambiato per uno squisito connubio tra Gianluca Neri e una banalissima disattenzione.
    A pensarci… é pazzesco!
    Te credo che quello rosica come un topolino su una pannocchia!

  16. Bel post, peccato che dia carburante al poveraccio per qualche altro mese o anno di fandonie sparate a vuoto.
    La mia politica personale (posto che ognuno ha i troll che si merita e quindi i miei sono più piccoli, più brutti e più sfigati dei tuoi) si è ormai stabilizzata su un’indifferenza a tappeto. Perché concedere loro una parvenza di realtà? Li lascio vivere nel loro mondo di pippe e tristezza. Stanno bene lì.

  17. Comunque c’è nanoblogger e nanoblogger, eh :)

    Un individuo del genere su un network serio non troverebbe spazio. Blogosfere dovrebbe alzare gli standard di qualità, perchè così perde la faccia. E pensare che pubblica diversi blog discreti.

  18. Sia reso onore al neri
    ( ma secondo me dovevi dire che il primo a fare lo sgoop era stato Failla, così dalla Gabbanelli ci andava lui, e ci si faceva due risate )

  19. Onestamente questa volta non posso che concordare con te, Neri. Ho letto il tuo pezzo perché pensavo di trovarci l’ennesimo slancio da “Non sei d’accordo col Neri? E il Neri adesso ti smerda a bestia sul blog”.

    Invece ho trovato il preciso racconto di un malcostume dell’italiano medio. Questo tizio è più triste di Pirlo, anche economicamente immagino. Per me la verità è tutto: e, stavolta, abita da queste parti. Per il resto, continuo a disistimarti come prima (ma la figura di merda che ha fatto il Failla è certamente più grossa).
    [Ste]

  20. Trovo l’accusa di invidia – motivata o meno – imbarazzante tanto quanto l’invidia stessa.
    Detto questo, l’incipit sulla mente del blogger è bellissimo.

  21. Non ci siamo.
    Il post sarebbe stato perfetto solo se fosse stato più corto: potevi fermarti alla seguente frase: Matteo Failla scrive per Il Giornale.

    Lo so, lo so, sono prevenuto. Del resto, nessuno è perfetto.

  22. Sì può commentare questo post scrivendo di tutto, ma di certo non si può ignorare la vanagloria che trasuda da ogni lettera. Complimenti, hai fatto un piccolo passo per un uomo ed uno grande per il suo egocentrismo

  23. selvaggia per favore smettila di criticare tutti e tutto.
    devi il successo a quelli che frequentano il tuo blog e chi ti sosteneva alla fattoria a suon di euro per non farti sbattere fuori.

  24. Il ruolo di Gianluca Neri nel fallito sbarco della Baia dei Porci

    Ma tu pensa se dopo due settimane di vacanza devo spremere il mio neurone in orgasmo (tratto dal Neri pensiero) per rispondere ad un post di Gianluca Neri dal titolo Il perchè di tanto odio, breve estratto dal Saggio…

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