Il ruolo del burrocacao nella società odierna

Oggi è un giorno triste. Se non per l’umanità, almeno per un sol uomo. L’uomo in questione è stato l’ospite maschile della settimana passata sul blog di Grazia. Da qualche giorno è stato scalzato da un perfido blogger che, paraltro, tratta abitualmente di una cosa maschile e volgare come il calcio. Macchianera è riuscito a mettere le mani su alcuni scritti aposcrifi inviati dal nostro ma mai utilizzati dal blog di Grazia. Pubblicarli è il nostro tributo a Fasaki Sujika un uomo che wannabe Guia Soncini, ma ha il non poco influente problema del pisello.

Fasaki SujikaNo. Questo no. Davvero. Non lo accetto. Se è così ditemelo, che porto via il pallone. Perché, no, davvero, non si può, credetemi. Che poi io a pallone non ci ho mai giocato, ma mica perché non mi piaceva: è che faceva freddo, anche con il golfino. E allora, vai di Dolceforno. Vuoi mettere quelle domeniche d’inverno in giardino a riscaldare Buondì? Quello. Oppure la spesa. Era bello fare la spesa. Tipo: “Signora come la vedo bene oggi! Vuole un sacchetto in più? Paga con la carta?” Cioè: non è che se voi giocavate con le figu, allora io non posso scrivere di calcio. Io non ci gioco, certo (l’unica volta che ci ho provato, mi sono infortunato, e voi non potete capire il male, almeno fino a quando non mi hanno fatto l’epidurale), ma posso scrivere di calcio, perdinci. Per dire: voi lo sapevate che sette donne su dieci non consumano il fabbisogno minimo giornaliero di calcio? E che, se lo volessero mettersi in pari, dovrebbero mangiare due chili di broccoli e una trota? Al giorno, dico.
Signori, ditemi voi se è vita questa: siccome faceva freddo e il paltò non bastava, giù di manicaretti per gli amichetti sportivi affaticati. E oggi, siccome fa freddo e non ho in casa un signore e una signora appositamente pagati per farlo, io stiro. Già: stiro, amiche, perché io sono un po’ come voi. Ma senza le tette.
Che poi questa ossessione delle tette da parte degli uomini io non l’ho mica mai capita. No: ci provo e non ce la faccio a stringermi a coorte con i seguaci del “sotto la quarta non è vero amore”. Ma fatemi il piacere, fatemi. Sotto la quarta c’è una sottodominante carpiata bemolle in chiave di sol. E non mi metto neanche a spiegarvi che cos’è. Perché voi che non avete un procreatore che dirige orchestre mica avete fatto colazione a Bach e Kellogg’s. Voi non ci avete il numero privato di Johann Sebastian, quello che inizia per 335. Voi, se vi parlo di Palestrina, pensate che i veri fighi si iscrivono al Downtown di piazza Cavour, che è bello più grande. Voi sapete recitare a memoria la Storia della Musica di Massimo Mila. Ecco, no. E allora muti lì in ultima fila, che io sto avendo un filo diretto con le mie amiche. Quelle che sono come me, perché io le capisco. E perché io valgo.
E non venite, ora, a raccontarmi che un uomo non può comprendere veramente nel profondo le donne e tutte quelle balle lì, perché se uno cresce con due sorelle ballerine e una madre étoile, cazzo se le capisce. Tutti quelli che han fatto la cresima al Dimensione Danza di via Larga, con Brian & Garrison come padrini, capiscono le donne. E’ genetica. Quindi, su, fate il piacere.
La prima gravidanza isterica la ricordo come se fosse oggi. E voi non avete la benché minima idea di cosa voglia dire, per uno come me, cui tocca dire che la figura maschile è di precipua importanza nella crescita del pargolo, ecco, voi proprio non capite cosa vuol dire cercarla, questa figura maschile, tra una nausea e una bustina di Aulin via sublinguale. Che poi tutti lo sanno che cozza col blister dell’EN che ti sei scofanato a pranzo maldigerendo – va detto – quel cazzo di alluminio, ma che ci vuoi fare.
Del resto lo dicevano anche John Winston Lennon e James “Paul” McCartney: “So we sailed up to the sun till we found the sea of green. And we lived beneath the waves”, e poi, con un’intuizione creativa che non ha pari nella musica moderna: “We all live in a yellow submarine, Yellow submarine, yellow submarine. We all live in a yellow submarine, Yellow submarine, yellow submarine”. Cioè, seguitemi, ma dico davvero, non come al solito che fate finta di seguire e poi uno vi chiama alla cattedra e prof non ero attento, io – dicevo – sono un sottomarino giallo. A volte più giallo che sottomarino. Ma senza le tette. E malgrado tutto, care amiche, anche in forma di sottomarino piatto e colorato, io continuo a capirvi. Io so. Io conosco il dramma dello skin care. Io – credetemi – so cosa vuol dire pensare di avere messo in borsetta un Helena Rubinstein Cream Gloss Plump Lips e invece ritrovarsi con un Deborah (con l’acca: dio se solo capissero quanto sono out) Brillant Lips Pearly Beige 106. Cioè: non è la stessa cosa. Non ci sono cazzi. E io in quei giorni vi capisco. Come quando vi svegliate, e capite all’istante che è – tragicamente – il vostro bad hair day. La mia è una bad hair life. Lo so che mi comprendete. Quindi sapete anche che non è facile.
Gliel’ho detto alla barista – colpi di sole con ricrescita a vista, zeppe di gomma nera, e maglietta di Monella Vagabonda, che uno non gliene farebbe neanche una colpa, se poi almeno ti facesse un cappuccino come Cristo comanda, ma invece no: lei, per il cappuccino, non prevede uno stato tiepido e con poca schiuma – ché la schiuma non è affatto chic, ma vaglielo a dire a una che calza zeppe di gomma nera – gliel’ho detto, insomma: io sono un sottomarino giallo, lo sai? Lo vedi? E lei no: non vede. Non favella. Mi guarda come fossi un cretino. E’ del tutto ignara.
Peraltro, lo raccontavo proprio stamattina al Sofri – quello giovane, ché con quello anziano ne avevamo già discusso anni fa: gli dissi “Titola ‘Giustizia è fatta’”, ma parlavo dell’agognata sparizione dell’ignominiosa zampa d’elefante, e invece poi è successo quel che è successo – e insomma, Luca e Daria convenivano con me che i sottomarini colorati – ma quelli gialli nello specifico – si stanno estinguendo.
Un po’ come i veri amici. Tipo Maurizio Crozza. Perché io Maurizio lo conoscevo prima. Prima di cosa? Prima di ora che sta in tv con una trasmissione tutta sua. E sarà tutta sua, ma io la sento anche un po’ mia. Perché Maurizio è uguale a prima, quando si facevano quelle epiche gare a chi pisciava più lontano, e alla fine vinceva sempre lui perché la faceva da in piedi e io da seduto.
E alfine, la questione reale – ché pare di calcio esistano esperti in grado di assurgere al ruolo di editorialisti della settimana e poi sono in ritardo per l’incontro settimanale con le amiche e gli amici del Wolfgangbang: ovvero ci si ritrova in tanti in una stanza, tutti melomani, e si ascolta a palla il Dies Irae di Mozart – la questione, vengo al punto, è: ma i giocatori di pallone lo tengono uno stick di ricambio di burrocacao nella borsa sportiva? No, così, chiedevo.

(Visited 36 times, 1 visits today)

30 Comments

  1. La grande differenza tra uomini e donne risiede nel perfezionismo con cui anche gli uomini dall’animo più femminile, interpretano il loro ruolo con maniacale attenzione per i particolari.
    Per questo non sarà mai possibile essere davvero una “femmina” se non hai le tette.
    Di fronte ad un Deborah anziché un Rubinstain, l’uomo, nel suo perfezionismo, si perde, si incazza, si chiede come sia stato possibile commettere un errore così grossolano e infine si arrende all’evidenza.
    Una donna, invece, anche nelle circostanze più sfavorevoli, entra in una profumeria e si procura il suo Rubinstain. Costi quel che costi.

  2. Ma perchè le foto di Sesuckij sono sempre di trequarti dall’altoversoilbasso?
    E perchè ha sempre quell’espressione finto-pensierosa?
    A cosa starà pensando, quando lo fotografano?
    Starà forse pensando a quante tonnellate di punti-virgole-puntievirgola-duepunti-puntoacapo dovrà usare nel suo prossimo e fondamentale articolo su “Taglioedecoupage”?

  3. Vis, stai dicendo che le tette impediscono di porre attenzione ai particolari. Teoria interessante. Sai se su Nature abbiano pubblicato degli studi sulla mammofisiologia?

  4. Fossino i peperoni…

    dunque.
    Ero a pranzo. A milano. Con me i colleghi di lavoro. quanti ricordi, il sapore della citrosodina e dello smog. Che poi la citrosodina, non è mica buona come il citrato, per dire. Ma poi ci torno, eh.
    Milano. Milano è una grande metropoli, t…

  5. Mau, diciamo che a mio avviso le nate sotto al segno delle tette non riescono mai a raggiungere il livello di perfezionismo al limite dell’isteria che caratterizza l’altra metà del cielo.
    Ma di solito le donne rimediano a questa carenza con la cratività e la praticità.
    Per questo la maggior parte delle attività tipicamente femminili, quando queste sono svolte dagli uomini, diventano quasi sempre arte, perchè si fondono insieme la cratività, la fantasia e il perfezionismo.

    Scommetto che le camice stirate da Sasaki sono perfette e che ad un eventuale colpo sbagliato di ferro, lui rimedia rilavando la camicia anzichè ripassando sopra il ferro dopo aver inumidito l’inattesa piegolina:-)

  6. Scusate, ma come si fa a passare da Simone C. Tolomelli ad uno che scrive di calcio di cui non si è mai sentito parlare?
    E’ come passare da Angelina Jolie ad Alessia Mertz.

  7. Non so se ci sia da vantarsene… ma sono un fan di settore da alcuni anni. Prima di sparare giudizi senza conoscerlo, leggetevi un po’ del suo blog, poi ne riparliamo.

  8. Zephyr io dicevo proprio che questo tale chi lo conosce. Non l’ho mai sentito nominare. Ho dato un veloce sguardo al blog, ma dopo aver visto solo foto di calciatori son passato oltre. Ma prometto di darci una letta più seria.
    Però, insomma, qui si è fan di C. Tolomelli. Se proprio Settore non sarà una Mertz, una Canalis. E non disdegnare, che guarda che è un salto evolutivo immenso. Come passare da una Trilobita a Wolverine. E poi, comunque, devi riconoscermi un fondo di fiducia a priori: ho detto Mertz, mica Flavia Vento.

  9. Zephyr ha ragione. Settore è un blogger validissimo. Anch’io, leggendolo da anni, ti devo riprendere Domiziano .
    E’ vero che parla tanto (perlopiù?) di Calcio-sport e di Figa ma quel che conta è che sovente lo fa in modo estremamente divertente.

    Già sul GraziaBlog plaudevo Laura per aver operato una sorta di sdoganamento di Sector : “Lode a te , Bambolescente…”

    p.s. il paragone Sasaki – Settore è improponibile.
    Io ,ad ogni modo, li leggo entrambi.

  10. certo che deve essere dura scoprire , come un fulmine a ciel sereno,che esistono blogger validi anche al di fuori della cerchia del Neri.
    Settore è uno dei migliori (anche se purtroppo i suoi commenti tendono alla forumizzazione) e, se farete lo sforzo di visitare il suo blog lo scoprirete, non scrive solo di calcio.

  11. Per dire: voi lo sapevate che sette donne su dieci non consumano il fabbisogno minimo giornaliero di cazzo?

  12. dev’essere il destino: mi carico per lasciare un commento denso di significato, e poi quello prima parla di figa, di cazzo o di tutte e due. Però ormai avevo compilato il form (infilo sempre una parola di inglese per darmi un tono)

  13. Beh…che dire! Superbo anche senza tette. Ci terrei a precisare che io prefeisco di gran lunga il Juicy di Lancome meno appiccicoso. Quello al melone N°22 lo trovo imbattibile, ha lo stesso sapore delle gelatine che vende Antonini a Roma. Si, avete capito bene, Roma perchè mica solo le milanesi o i milanesi senza tette usano i lipstick!(non volevo creare una polemica Roma-Milano ma credo incosciamente di averlo fatto!ooops)

  14. Ah, ordunque era una parodia…
    E io che pensavo di aver avuto la fortuna di leggere un Sesuckij Mitijra originale :-(

  15. Stronza, era una parodia, ma tu sei lo stesso il mio idolo. Ti prego, vai a commentare sasaki(quello vero) pure sul suo blog.

  16. Qui a Grazia ci piacciono molto sia Simone C. Tolomelli sia Settore; quest’ultimo non aveva peraltro bisogno di essere sdoganato perche’ scrive divinamente non solo di calcio ed ha gia’ partecipato a validi progetti editoriali (libro); e comunque in questa fase qui a Grazia pensiamo che siano piu’ quelli che partecipano al nostro progetto che sdoganano noi, e non il contrario. Baci.

  17. “Sotto la quarta c’è una sottodominante carpiata bemolle in chiave di sol” è bellissima :D

  18. @ Gianluca Neri.
    Ma anche Fasaki Sujika fa pipì seduto, cucina torte al limone e rimorchia vecchiette sui pianerottoli?
    Così, per sapere.

Rispondi