Su Cuba

trinidad.jpgCuba. Scrivo di Cuba, se non vi dispiace: senza apologie, ma solo riflettendo su alcuni dati diffusi in questi giorni da Save the Children e, prima, da due organi delle Nazioni Unite.

Dall’altra parte dello schermo trovo persone intelligenti e sarebbe inutile una premessa con la quale chiarire che, sì, l’Isla Grande ha mille difetti.
Il fatto che poi, da uno sguardo comparativo (prendendo come riferimento la vita sulla Terra e non quella ultraterrena), si possa dedurre un giudizio su Cuba ben lontano dalla sdegna condanna ad alta voce, urlata ed apologetica, è un altro livello del discorso: onestà intellettuale, dico, vorrebbe quantomeno che alle cicliche condanne della Rivoluzione Cubana si accompagnasse una ben più viva e ricorrente condanna nei confronti delle infernali quanto sistematiche violazioni dei Diritti Umani in Cina; o a Guantanamo; o in quella America Latina fondomonetarista, tanto cara alla "Democrazia" d’Occidente. E via discorrendo. Ma in Cina assieme al sangue scorrono pure interessi economici internazionali; figurarsi poi in quel che oggi rimane dell’America Latina soggiogata, per la quale è meglio sostituire il concetto di interessi economici con il più calzante senso di rapina selvaggia, delle economie nazionali come dei Diritti Umani.
E allora dov’è la legittimante per la quale credersi fanatici banditori-e-custodi di Democrazia e Diritti Umani?

Cuba. Cifre su Cuba, e su quanto le sta attorno.

"L’indicatore più sensibile al grado di sviluppo socioeconomico di un paese è il tasso di mortalità infantile", leggo su un vecchio manuale di demografia ripescato per l’occasione.
Senza l’ingenuità di considerare questo tasso come un indicatore esaustivo del grado di benessere di un popolo (comunque sempre più affidabile del PIL pro capite), la mortalità infantile media nel Mondo è del 55 per mille: ovvero, 55 decessi ogni 1000 nati vivi. Gli estremi si registrano in Africa (91 per 1000) e in Europa (12 per 1000).
Bene: negli Stati Uniti d’America il tasso è del 7 per mille, e sale ad 8 (sia per i maschi che per le femmine) se si considera la mortalità infantile "in senso lato", ovvero i decessi nei primi 5 anni di vita anziché solo nel primo anno.
Cuba ha entrambi i tassi di mortalità pari al livello italiano e quindi inferiori (seppur di poco) rispetto al dato statunitense: 5 per mille nati vivi, quanto ai decessi nel primo anno; 7 per i decessi di maschi nei primi cinque anni, e 6 per i decessi di sesso femminile nello stesso arco di tempo.
Quindi, non solo a Cuba i tassi di mortalità infantile sono ben inferiori rispetto all’intera area latinoamericana (qualche esempio: Messico [19], Brasile [25], Bolivia [51] e Haiti [59]) ma anche rispetto a molti paesi cosiddetti sviluppati. In Svezia si registra il tasso inferiore (3 per mille), mentre in Cina la mortalità infantile è del 33 per mille (che sale al 44 per mille se si considerano i decessi femminili nei primi cinque anni).

Altro valore per il quale può essere valida un’analisi comparativa è l’aspettativa di vita alla nascita: a Cuba si registrano valori ben superiori a tutta l’area latinoamericana e poco inferiori rispetto ai paesi ricchi.
Infatti, se ad Haiti la vita media non supera i 53 anni e in tutta l’area il sesso maschile non va mediamente oltre ai 70 anni, a Cuba l’aspettativa di vita media è di quasi 78 anni: 12 in più rispetto alla media mondiale (però condizionata dai dati africani) e comunque decisamenta alta, se si tiene conto che in Italia e Svezia (quest’ultimo, paese notoriamente avanzato quanto a sviluppo sociale) la vita media è di 80 anni.
Valori praticamente identici a quelli cubani negli Stati Uniti: 77 anni e 6 mesi, contro i 77 anni e 9 mesi di Cuba.
Da aggiungere c’è solo la migliore sopravvivenza del sesso femminile in Europa e negli Stati Uniti rispetto a Cuba, dove il divario tra uomini e donne è di 3.6 anni contro i 6 in Italia: beffe del socialismo? Chissà. Ad ogni buon conto, ha di certo alzato la media il buon livello raggiunto nella cura di malattie cardiache: comunque ancor oggi la prima causa di morte nell’isola, con 183 morti ogni 100.000 abitanti.
Per le altre aree del mondo, c’è poco da aggiungere: meno di 50 anni in Africa e sotto i 70 anni in Asia (un pelo meglio in Cina, con 72 anni).

Di scarso significato comparativo il tasso dei bambini nati da ragazze in età tra i 15 e i 19 anni: stesso livello per USA e Cuba (50 ogni 1000), appena 7 in Italia. Alti valori nell’America Latina: 78 ogni 1000, con la punta in Nicaragua (119/1000).
Interessanti i livelli raggiunti dalle misure contraccettive: Cuba poco meglio degli Stati Uniti (72% e 71%), con un livello di diffusione della SIDA/HIV sotto lo 0.1% nell’Isla Grande e pari allo 0.7% negli USA (1% per i maschi, 0.3% per le donne). In Italia siamo fermi al 60% quanto a misure contraccettive, meno dei paesi asiatici in genere (64%).

Cuba è decisamente indietro nel livello di partecipazione femminile alla vita politica e Save the Children riporta un dato piuttosto elevato per le donne in gestazione con anemia (47%, mentre non indicato il valore per gli Stati Uniti). Non del tutto capillare la diffussione di acqua potabile (raggiunto il 91% della popolazione, al 2002).
Valori bassi anche per l’utilizzo di alcune tecnologie: 3 cellulari e 9 collegamenti ad internet ogni 1000 abitanti: ma non mi risulta siano inviolabili diritti umani.

Quanto al livello di denutrizione infantile, Cuba registra il valore minimo di tutta l’area: solo il 2% dei bambini ha carenze alimentari e – leggo da questo articolo segnalato da Gennaro, che riprende la dichiarazione della rappresentante a Cuba per il Programma Mondiale Alimentare (Myrta Kaulard) – solo in Bolivia l’83.3% della popolazione soffre di deficit alimentari. In Perù, ad esempio, la denutrizione infantile è al 24.1%, come dicono i più recenti dati dell’Istituto Nazionale di Statistica ed Informatica. Aggiungo: per gli Stati Uniti d’America è impietoso lo studio della Tufts University di Boston (Friedman School of Nutrition Science and Policy): 14 milioni di giovani nordamericani non avrebbero sufficiente cibo, pur in presenza di tassi d’obesità in crescita; tuttavia il dato è poco aggiornato per essere preso a riferimento.
A questo punto presumo che il modello del "nutritional wasting" usato da Save the Children si basi su criteri diversi.

Quanto all’analfabetismo, non sono riuscito a trovare il dato relativo agli Stati Uniti.
A Cuba, sia per i maschi che per le femmine sopra i 15 anni, il tasso è del 3%. Aggiungo anche qui un altro dato, che magari si basa su criteri di rilevamento diversi: secondo la World Bank, non proprio castristi, il literacy rate è del 99.8% per la stessa fascia di età (maggiori di 15 anni). Immagino valori di poco migliori negli USA, anche se – ripeto – l’UNFPA non riporta il valore.
Rilevanti le differenze di sesso: se a Cuba non c’è alcuna distinzione, nei Paesi Arabi (oltre ad un tasso 12 volte quello cubano) il livello del tasso femminile d’analfabetismo è praticamente il doppio rispetto a quello maschile (47% contro 25%). Analoghe differenze anche in Cina (14% contro 5%), senza dimenticare il dato relativo alla Grecia (12% contro 6%).

Considerando gli indici di sviluppo umano (che oltre alla speranza di vita e all’alfabetizzazione, tiene conto anche del PIL), Cuba è logicamente ben sotto nella graduatoria rispetto agli Stati Uniti, ma comunque inserita nel gruppo dei paesi a sviluppo umano elevato (nel quale non rientrano Russia, Cina e Turchia) e tra i primi posti nell’area latinoamericana.

Ovvio: numeri che non dicono tutto. Ma non vale solo per Cuba.

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Tutti i dati sono presi da tre diversi rapporti, che vi consiglio (così da leggere i dati che volete nel modo che volete):
State of World Population 2005 dell’UNFPA (Nazioni Unite)
Human Development Report 2005 dell’UNDP (Nazioni Unite)
Rapporto sullo stato delle Madri nel Mondo di Save the Children

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28 Comments

  1. Stavo pensando…

    A volte,anzi spesso,vediamo le cose solo nel loro insieme, senza vedere nel mezzo.
    L’ipocrisia che ci domina,ci rende cechi ed egoisti verso il prossimo.

  2. nemmeno la banca mondiale riporta dati precisi riguardo l’analfabetismo negli usa. il dato che riporta è una stima dell’unesco del 2001: tasso di alfabetismo superiore al 95%.

    ci rimane il dubbio che cuba faccia meglio anche su questo versante.

  3. Ok ok…il modello cubano funziona. Lo vogliamo esportare? Cercasi Che Guevara (sempre meglio Che Guevara di un settantenne con gli occhiali… per non parlare di un settantenne col parrucchino).

  4. complimenti bel post. Di solito non amo gli editoriali “a volo d’uccello”, ma il tuo mi garba. In una prossima occasione, sfruttando magari la cronaca, srivi della Nigeria, potrebbe essere il paese africano più sviluppato ed invece è schiavista, e ci sono pure gli italiani (naturalmente dalla parte libera della catena…)
    complimenti

  5. Sono d’accordo sul fatto che il giudizio su uno Stato non possa essere dato soltanto sulla base della situazione dei diritti umani; però questo non toglie nulla al fatto che sia una vergogna che Cina e Cuba (ma anche Russia, Pakistan e Arabia Saudita) siano entrate nel nuovo Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani.

    D’altra parte con i meccanismi attuali delle Nazioni Unite probabilmente non poteva andare in modo diverso. Il problema allora diventa quello dell’organizzazione dell’Onu, non quello del rispetto o meno dei diritti umani.

    Su tutto il resto ti concedo senza problemi che Cuba sia lo Stato più avanzato dell’area e che ci siano forti pregiudizi che portano alcuni a non vedere la pessima situazione in alcuni altri Stati controllati dagli Usa

  6. “Cuba è decisamente indietro nel livello di partecipazione femminile alla vita politica”: ma cosa stai dicendo? I dati sono interesanti, il giudizio complesso, ma se si prescinde dal fatto che NON c’è partecipazione politica – di cosa stiamo parlando?

    Aggiungerei che il divario fra aspettative di vita maschile e femminile, minore che altrove, è magari dovuto (la butto lì) alle malattie veneree dovute al turismo sessuale di massa sostenuto dal regime (ma i tuoi dati sull’aids parrebbero smentirmi, per quanto di malattie veneree ce ne siano di vari tipi)

  7. non si può non riconoscere e amare “lo spirito
    di un popolo” rimasto integro nonostante le
    colonizzazioni americana e sovietica, nemmeno
    il sogno che si è trasformato in opprimente
    nomenclatura riesce ad intaccare la stupenda
    dignità cubana, sono per quella dignità fuori
    e dentro alle carceri e spero solo che quando
    cadrà l’attuale dittatura, non riaffiorino i
    fantasmi di un passato non tanto lontano, quando
    gli sgherri di Batista erano i custodi dei
    “diritti umani” sotto l’occhio benevolo degli
    Stati Uniti.

  8. i vostri commenti lasciano trasparire solo uno struggente desiderio di essere sotto dittatura;
    quanto vi piacerebbe eh? con qualcuno che è lì e pensa a tutto al posto vostro…
    STOLTI! non lo vedete che dati e cifre e statistiche di cui cuba si può fregiare non sono altro che gli splendidi risultati che ogni dittatura, in primis quella fascista, ha potuto sbandierare: le nascite, l’alfabetizzazione…

  9. Guarda che una bassa mortalità infantile non è sinonimo di politiche popolazioniste. Se dai uno sguardo al TFT (tasso di fecondità totale, ovvero: figli per donna) Cuba ha un valore inferiore agli Stati Uniti e poco superiore all’Italia: 1.6.

    Non è un indicatore che dice tutto, ma sbandierare un alto livello di nascite sarebbe un poco difficile.

    ***

    Giulio, puoi obiettare sul tipo di partecipazione politica ma sostenere che a Cuba non ci sia partecipazione è inesatto. Il tasso di partecipazione politica o, meglio, di presenza politica femminile, è ottenuto dal numero di donne nelle Assemblee Nazionali. Il “Poder Popular” cubano è eletto (dal 1992) direttamente dai cittadini, che votano anche per le Assemblee Provinciali: in entrambi i casi le candidature sono presentate da associazioni cubane e poi approvate dalle Assemblee Municipali, queste votate dai cittadini tra i cittadini; il PCC non partecipa (direttamente) alle elezioni e non propone alcun candidato. L’età per esercitare il diritto di voto, poi, è la più bassa al mondo: 16 anni.

    Non ne faccio un encomio – figuriamoci – e mi piacerebbe pensare che fosse possibile “recuperare” il pluripartitismo (forse l’esempio della Bolivia, che ha comunque una storia diversa da Cuba, potrebbe suggerire un’apertura in tal senso): ma se si obietta che le candidature dei cittadini potrebbero* essere influenzate dal PCC (*di solito le obiezioni sono un po’ più imperative), lo stesso timore si presenta in un sistema pluripartitico con forze cooptabili dagli USA.
    Uno sguardo agli indici del Guatemala, per dire, aiuta a farsi un’idea globale: piacerebbe conoscere gli stessi tassi riferiti al solo popolo indigeno.

    Forse la previsione di una legge elettorale non diversa dall’odierna, in alcuni punti chiave, potrebbe essere in grado di garantire una certa tutela al popolo cubano nei confronti d’ingerenze straniere, anche con il pluripartitismo. Dico: è per me inapputtabile il fatto che nelle campagne elettorali cubane il candidato non spenda un centesimo: pubblicità radio-televisive, striscioni e manifesti sono vietati per legge ed è garantita un’eguale presenza sul territorio a tutti. Una misura che ben starebbe nel “democratico” sistema italiano, specie nell’era dei 6×3 e delle mille altre brutture del denaro privato in politica.

  10. Peccato che non hai riportato i dati relativi alla libertà di stampa.. Un recente rapporto di Reporters senza frontiere classifica Cuba come paese “non libero” e mette in luce la
    stretta relazione tra libertà di stampa e lotta contro la miseria.
    La libertà di stampa influisce tantissimo sulla qualità della vita e quindi
    anche sulla povertà. Più circolano informazioni, più le persone hanno
    possibilità di migliorare anche le loro condizioni di vita…
    Ciao

  11. è vero che senza le libertà fondamentali il resto va a farsi fottere, ma basta mettersi daccordo su quali siano queste libertà.
    Sicuramente secondo LINNAP la liberta d’impresa e la liberta di stampa sono molto piu importanti del diritto alla salute e all’istruzione per tutti.
    Io ho qualche dubbio.
    Anche perchè vedo che la valutazione che viene fatta da molti sulla liberta dei paesi è fortemente influenzata da intersessi economici.
    Basta dire che dittature sanguinarie come l’Arabia Saudita e l’Egitto vengono considerate da molti paesi moderati.
    In Arabia suadita non ci sono mai state elezioni e chi beve una birra in pubblico fa un mese di carcere duro, in Egitto gli avversari del despota militare finiscono in galera, e in questi civili paesi ci sono i proporzione piu condanne a morte che in Cina, e trasmettono le decapitazioni in diretta TV.

  12. Libertà di stampa, Italia ne è un esempio ben chiaro, basta dare una scorsa alle intercettazioni di Moggi per capirlo.
    A Cuba si infrangono mille certezze, e quando si vedono certi dati i vari paladini dei diritti umani farebbero bene a tacere.
    Dispiace per Andy Garcia e il suo latifondo, ovvio.

  13. “Sicuramente secondo LINNAP la liberta d’impresa e la liberta di stampa sono molto piu importanti del diritto alla salute e all’istruzione per tutti.”

    Non siamo polli in batteria a cui garantire la pappa e la sana e robusta costituzione.
    Siamo individui la cui libertà di pensiero e parola ci differenzia dall’essere bestie d’allevamento.

  14. Eh come si sta bene a Cuba: infatti si fanno centinaia di miglia su dei gusci di noce solo per andare a prendere in giro gli sfigati che stanno in Florida. E quando li beccano li fucilano sul posto perché non è mica bello, deridere i meno fortunati.

  15. Non difendo Cuba e so benissimo che solo la democrazia liberale puo portare al progresso.
    Ma faccio un esempio concreto:
    In Italia i tagli alla spesa delle regioni hanno comportato l’impossibilità di aumentare i letti nei raparti di terapia intensiva, e questo comporta il fatto che molte persone colpite da infarto non sopravvivono.
    Le centinaia di milioni di euro necessarie per finanziare la diffusione della televisione digitale terrestre però si sono trovate.
    Non posso che augurare a chi ritiene la liberta di parola più importante della salute di pagarne personalmente le conseguenze, cosi portanno dire di essere martiri della libertà.
    Criticavo solo gli ipocriti per cui qualche migliaio di bambini morti in piu sia un giusto prezzo da pagare ( dagli altri ) per avere la possibilità di rincoglionirsi guardando il grande fratello.

  16. “Non posso che augurare a chi ritiene la liberta di parola più importante della salute di pagarne personalmente le conseguenze, cosi portanno dire di essere martiri della libertà.

    Ue, tipo!C’è gente che é morta per questa libertà, mai sentito parlre del 25 aprile? Altro che salute, ma và a scopare il mare che é meglio!

    Ma tu guarda che ragionamenti del cazzo, e io gli rispondo pure!

  17. Se Mussolini avesse evitato di allearsi con Hitler e di entrare in guerra sarebbe morto di vecchiaia nel suo letto come Francisco Franco, come farà Castro e come fanno tutti i dittatori che capiscono che tra il pane e la libertà la massa preferisce sempre il pane.

  18. Il post di Diego riporta alla vecchia diatriba (diffusa durante la Guerra Fredda) fra chi da’ priorita’ ai diritti civili e politici (il mondo occidentale) e chi invece ne da’ ai diritti sociali ed economici (il blocco socialista). In realta’ da tempo e’ superata tale diatriba ed i diritti non possono essere perseguiti separatamente. Benche’ personalmente anch’io sia di idee sostanzialmente simili a quelle di Diego, non posso non domandarmi quale impatto abbia la mancanza di liberta’ di critica sulla veridicita’ dei dati riportati da Diego. Ho parlato con troppi Cubani che stanno aspettando che muoia Fidel per potersi riprendere quella liberta’ che gli permetterebbe di contestare i dati ufficiali del regime. Se Moggi si preoccupava di controllare il processo del Lunedi’ per evitare che uscissero moviole “rivelatrici”, figuriamoci se a Cuba non si preoccupano di “aggiustare” i dati necessari a perpetuare il mito dello sviluppo cubano…

  19. Sempre interesante discutere di Cuba, un paese che,insieme al suo Lider Maximo, ha sempre suscitato il mio interesse.
    Certo è una dittatura, un paese non libero, però noialtri che siamo, almeno come libertà di stampa, semiliberi abbiamo anche la fortuna di non essere sotto embargo altrimenti potremmo avere la libertà di parola di poter dire “moriamo de fameeeeeeee”

  20. A Cuba è stata abolita la proprietà privata dei mezzi di produzione, non ci sono più schiavi analfabeti nelle campagne ma un popolo che lavora la terra per se e per i suoi guadagni: sotto batista tutto apparteneva alla United Fruit Co.
    Il governo cubano è frutto di una rivoluzione popolare che ha liberato l’isola da una massa di corrotti che l’avevano trasformata in un puttanaio.
    Chiaro che c’è povertà a Cuba (come in tutti i Caraibi mi pare o in tutto il sud america, chi è mai stato in Perù o in Cile???) ma c’è tanta dignità. Libertà di stampa come no…ma anche libertà di non morire di fame.
    Senza dimenticare l’embargo e i turisti porci che se ne approfittano per facili conquiste…

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