Bolivia: lotta all’analfabetismo con il sostegno di Cuba

La notizia è di qualche giorno fa, ma talmente bella da meritare d’essere rilanciata. Anche perché qui, in Italia, quante volte si è parlato della Operación Milagro? Eppure non s’è mancato di raccontare il Miracle Workers, uno dei tanti reality nordamericani (ma in questa balordaggine non c’è discorso di specificità territoriale che regga) pronto a vendere la cura di gravi malattie oculari.
Quante volte hanno parlato del metodo cubano Yo, sí puedo o dei 25.000 medici dell’Isla Grande impegnati in attività umanitarie in tutto il mondo?
Invece, quante volte si è puntato il dito contro Cuba, rilanciando magari l’annuale rapporto sui diritti umani nel mondo firmato – con slealtà – "Stati Uniti d’America"?
Ma lasciando alle spalle le quotidiane ipocrisie: in Bolivia è partito per volontà del presidente eletto Evo Morales un coraggioso programma di alfabetizzazione, il cui obiettivo è sradicare l’analfabetismo entro il 2008.
Per vincere la sfida verrà utilizzato il metodo pedagogico "Yo, sí puedo", ideato a Cuba dalla pedagoga Leonela Relys e già risultato vincente in alcuni paesi dell’America Latina: dopo tre anni di serrato impiego del rivoluzionario metodo cubano, il Venezuela è "territorio libero da analfabetismo" – secondo paese dell’area dopo l’Isla Grande – dallo scorso 28 ottobre (trasformato in “Giorno Nazionale dell’Alfabetizzazione”). E non c’è solo il Venezuela di Chàvez tra i paesi che adottano il programma.


In ordine sparso: Argentina, Repubblica Dominicana, Brasile, Perù, Paraguay, Ecuador, Honduras, Granada, Nicaragua, Nuova Zelanda, Mozambico, Nigeria, Guinea Bissau, Timor Est e Messico.

Il successo di Yo, sí puedo sta forse nella sua semplicità: è infatti un metodo alfanumerico, economico e flessibile, che punta ad eliminare l’analfabetismo in tempi rapidi contando sulla diffusa conoscenza dei numeri (anche grazie al supporto di immagini e video).
Nel breve periodo, l’obiettivo di Evo Morales e Félix Patzi (Ministro dell’Alfabetizzazione e dell’Educazione) è di insegnare a leggere e scrivere a un milione e duecentomila boliviani (il 13.3%) entro poco più di un anno. Traguardo raggiungibile solo con l’impegno di numerosi volontari, oltre ai 140 insegnanti cubani pronti a fornire il necessario sostegno; da Cuba arriveranno anche 2.000 batterie solari per far funzionare televisori e registratori nelle zone dove l’energia elettrica non arriva.
Certo, non mancheranno le difficoltà – come ha sottolineato la stessa Leonela Relys – considerando le diversità etniche e linguistiche del paese andino. Lo studio sarà comunque graduale, partendo dallo spagnolo per poi interessare – a partire da luglio e agosto – le quattro lingue native (aymara, quechua, guaraní e chiquitano). Il programma, dopo un periodo pilota, partirà ufficialmente il 20 marzo.

La chiamano Alternativa Bolivariana per l’America.

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19 Comments

  1. Alle consuete e mitiche avventure umanitarie dei 25.000 medici cubani nel mondo, ora si aggiunge l’operation Milagro. La cosa più incredibile di tutto non è tanto la notizia in sè, ma il fatto che Diego Brugnoni sembra crederci veramente.

  2. Sono tornato da poco da Cuba e devo dire che il livello di istruzione è mediamente alto. In televisione hanno 4 canali, 1 è per i bambini e 1 è solo educativo, con veri e propri corsi a tutti i livelli (si insegnano lingue, storia, matematica, fisica, biologia, etc). E la cosa che mi ha colpito è che sono molto seguiti. Ho avuto modo di parlare con un taxista sui 60 che mettendosi davanti alla Tv tutti i pomeriggi ha imparato il tedesco (ovviamente lui poi in Germania vorrebbe andarci ma non gli è permesso).

  3. Tralasciando i rapporti sui diritti umani, firmati da Amnesty e non dagli usa, come già segnalato in altro commento, bisogna dire che la leggenda dei 25.000 medici cubani, che poi sono consiglieri militari (spesso con laurea in medicina) resiste egregiamente al passare del tempo. Noi ce li ricordiamo in Angola parecchi anni fa, questi medici cubani con le stellette. Ora sono molto attivi in venezuela. Al di là delle polemiche spicciole e delle leggende cubane, i risultati dei programmi di alfabetizzazione dovrebbero vedersi nelle statistiche Onu sullo sviluppo umano. Salvo poi dire che il mancato progresso è frutto dell’ingerenza e prevaricazione americana.

  4. phastidio, peccato che l’Unesco dica che Cuba ha i tassi di analfabetismo e mortalità infantile più bassi dell’America Latina. Ma anche questa fonte è faziosa, vero?

  5. Qui stiamo parlando dell’evoluzione dei tassi di alfabetizzazione in Bolivia e dell’azione dei “medici” cubani in trasferta. Se restiamo in topic riusciamo a comprenderci meglio. Altrimenti sarebbe per me troppo facile replicarti che a Cuba gli standard sanitari sono quelli che per decenni hanno previsto la “rieducazione” degli omosessuali in campi di lavoro, tendenza solo di recente attenuata, forse in virtù dell’affermarsi di nuovi protocolli terapeutici dei medici dell’isola.

  6. Per caso l’Unesco cita anche i dati sui diritti civili dei cubani: libertà di espressione, etc?

  7. Intanto Guillermo Farinas ha superato il mese di digiuno per lottare contro i divieti e controlli imposti da Castro sulla navigazione in internet… a cosa serve saper leggere se poi è qualcun’altro a decidere cosa devi o puoi leggere? è una provocazione, ovvio, ma basta mitizzare cuba, per favore.

  8. non mitizziamo ma non commettiamo neanche l’errore contrario. Stiamo parlando del sistema educativo di Cuba, non della libertà ridotta dei cubani che mi pare fuori discussione.
    Il dato sul loro livello di alfabetizzazione resta. Rispondo anche alla domanda di Max (“a cosa serve saper leggere[…]”): serve perchè è il primo passo per diventare consapevoli della propria condizione.

  9. non mitizziamo ma non commettiamo neanche l’errore contrario. Stiamo parlando del sistema educativo di Cuba, non della libertà ridotta dei cubani che mi pare fuori discussione.
    Il dato sul loro livello di alfabetizzazione resta. Rispondo anche alla domanda di Max (“a cosa serve saper leggere[…]”): serve perchè è il primo passo per diventare consapevoli della propria condizione.

  10. So che è strano parlare di ciò che a Cuba funziona, al punto che se uno lo fa passa per apologeta castrista incapace di vedere i difetti dell’Isla Grande. A questo punto permettetemi, pur se non sono solito rispondere nei commenti, una replica che non è solo replica e che potrebbe andare oltre la discussione (anzi, di sicuro e me ne scuso in partenza).

    Prima di tutto, un appunto: riferendomi al rapporto firmato “Stati Uniti d’America” mi riferivo, guarda un po’, al rapporto firmato “Stati Uniti d’America” (sta qui: http://tinyurl.com/erqsp )

    Tante delle cose che avete citato – rapporto di Amnesty in testa (anche in italiano: http://tinyurl.com/eag5b ) – segnalano aspetti detestabili, come la presenza di prigionieri politici.
    Ora, vi so persone intelligenti e chiedo io di leggere il rapporto di Amnesty.
    Ditemi, trovate la parola “tortura”? No. E non è questione di sinonimi.
    C’è una colonna a sinistra del rapporto: scegliete “Stati Uniti d’America” e fate la stessa ricerca. O, ancora, sfogliate il rapporto dedicato alla “Cina”, dove i diritti umani vengono sistematicamente violati.
    Per altro: è un’inesattezza dire che a Cuba, come isola, è estranea alla tortura. Basta una parola. Guantanamo.

    Ciò NON significa, e la vostra intelligenza lo suggerisce, che le vessazioni nelle carceri (a tal proposito, noi, figli di Mazzini e Garibaldi, possiamo dire d’aver la coscienza a posto?) e – peggio – la presenza di prigionieri politici non siano realtà condannabili.
    Allo stesso modo e con la stessa lealtà (l’unica, dico l’unica, qualità che mi riconosco) avrei imbarazzo a paragonare una tortura ad una vessazione.

    La mia coscienza ha difficoltà a farsi raccontare il senso della democrazia da chi ieri si nascondeva dietro dittature sanguinarie del vicino, e oggi – con il consenso della comunità internazionale – dietro un’immagine falsa, sleale, costruita all’ombra di un passato che per violazione dei diritti umani è secondo a pochi. Per non parlare del presente.
    Sul Plan Condor: http://tinyurl.com/fpquo

    Quante colpe che non gravano su Cuba, pesano sulla coscienza degli Stati Uniti d’America? O della Cina? O degli altri stati sudamericani del tutto ignorati dalla stampa? Non serve un elenco a persone oneste.

    Lo ripeto: ciò non giustifica gli errori di Fidel, ma dà a loro la giusta cornice: quella di un mondo tutto sommato infame. Del quale Cuba non mi pare essere il primo degli esempi: per trovarne uno, di esempio, bastano pochi chilometri partendo dall’Isla Grande.

  11. Sparlare di Fidel con Diego è come parlare male del comunismo, fiato sprecato. Non c’è peggior sordo….

  12. Il mio compagno è un medico cubano ora in missione in bolivia. E’ proprio fra quelli arrivati nel paese nel febbraio 2006. E’ inutile dire l’utilità di questi aiuti prestati da cuba ai paese dell’america latina e in genere a tutti i paesi che ne hanno bisogno (dico in genere perchè non sempre vengono accettati…). E’ incredibile che radio, tv, giornali raccontino dei militari inviati dall’america nelle cosiddette missioni di pace e non raccontino mai invece dei 20.000 medici o insegnanti che cuba invia regolarmente in ogni parte del mondo per aiutare i più bisognosi.

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