Predica della domenica (3): 72 anni.

ico-doncamillopeppone.gif Francesco ha 80 anni. Ad otto una poliomelite lo ha messo per sempre a letto. Da allora non si è più mosso: braccia e gambe ferme. L’unica frase che riesce a pronunciare è: “Ciao, io sono Franco”, detta a tutti, fissando però molte volte nel vuoto. E’ accolto nell’ospedale Cottolengo di Torino, uno di quei posti dove il Cielo e la Terra si sanno ancora incontrare. Da 72 anni la piccola casa della Divina Provvidenza lo tiene con sè. Francesco se la fa addosso, davanti e dietro, otto volte al giorno a causa di un funzionamento del tutto particolare del suo organismo. Il lavoro principale di chi lo segue è quello di cambiarlo, di nutrirlo, di toccargli ogni tanto, accarezzandolo, le mani. Lui reagisce con un sorriso, ma solo a volte.


Tutto nell’ospedale, nel particolare reparto di Francesco è ordinato, pulito. Molti di quelli che lo hanno seguito sono ormai passati ad altra vita. Una suora lo ha assistito con affetto per 35 anni. Francesco non sa, non saprà mai il nome di quella mano che per quasi metà degli anni della sua degenza ogni mattina era lì, pronta a condividere un pò della sua vita con lui che questa parola di quattro lettere, vita, non sa che cosa sia. Oltre a quella suora si sono chinati verso quel letto centinaia di altre persone per anni, mesi, alcuni di sfuggita solo per giorni. Francesco non potrà mai dire grazie a nessuno. Inutile agli occhi di un mondo che molte volte guarda all’efficienza e alla produttività per attribuire valore ad una persona, con la sua malattia ha toccato più coscienze di quanto la miglior predica o la migliore morale possano mai fare.
Penso a lui questa mattina: penso a quella suora che lo ha amato per 35 anni (trentacinque anni!), penso all’ospedale Cottolengo che lo ha come ospite gratuito da 72 anni (settantadue anni!).
Magari tutti facciamo volontariato, magari tutti facciamo le nostre battaglie civili. E’ giusto, è bello. E’ – accidenti – come tutti dovremmo essere. Qui però avverto qualcosa di più nell’aria: sento il profumo della Carità. Sapete, quella scritta tutta in maiuscolo. Con il cuore.

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24 Comments

  1. Mio padre è più o meno nelle stesse condizioni.
    Aveva vissuto la sua vita, un incidente più di dieci anni fa e qualcosa si rompe per sempre.
    Se credessi in un paradiso mi chiederei quale parte della sua vita proseguirebbe nell’aldilà.
    Sorride nella sua casa di riposo fatta di minestrine scotte e banane troppo mature, fino a qualche anno fa aveva un amico, un ragazzo di colore colpito da una malattia che non lo avrebbe perdonato. Passavano i pomeriggi mano nella mano e guardavano la televisione senza sapere cosa fossero quelle immagini poi un giorno mio padre lo ha cercato e lui non c’era semplicemente più.
    Io di volontari quando vado a trovarlo, non ne trovo molti. Ci sono gli infermieri, ci sono alcuni ragazzi dei servizi sociali, il prete e qualche organizzazione di vecchie signore che organizza i mercatini di beneficenza e che io mi rifiuto persino di salutare. La loro ipocrita carità non la sopporto.
    Poi basta perché anche la carità, il volontariato, il donare senza ottenere niente in cambio, spesso non soddisfa le nostre esigenze. Non c’è alcuna soddisfazione tangibile nel seguire certe situazione, nessuna riconoscenza, niente che in questo mondo di dare e avere rappresenti l’avere. Puoi solo dare.
    Non nego che quando ho saputo in condizioni sarebbe stata la vita di mio padre, ho pregato per lungo tempo che morisse e ancora adesso, a distanza di tanti anni, mi chiedo chi consapevolmente potrebbe scegliere una vita così.

  2. grazie per questo post Don Diego, macchianera
    oltre alla musica che ci accompagna di tanto in tanto nella giornata, oggi mi hai regalato
    qualcosa che non dimenticherò facilmente.

  3. Da 72 anni la piccola casa della Divina Provvidenza lo tiene con sè

    Divina provvidenza? Ma vi rendete conto che questo poveretto è stato inchiodato in un letto in stato di semi-incoscienza per 72 anni? E la chiamate vita questa? Se davvero la divina provvidenza esistesse, il buon dio lo avrebbe “chiamato a sé” ben prima, risparmiandogli tante sofferenze. Mantenerlo a forza in vita è una forma di tortura, a mio modesto avviso.

  4. Sì, grazie, Don Diego.
    Ci sarebbero cose da dire sulla Carità, se valga la pena di vivere in quelle condizioni, e di quanto possa essere frustrante e INUTILE il sacrificio e la dedizione.
    Ma il racconto di quell’uomo fermo in quel letto fa cmq commuovere.

  5. Cara Maria Josè e Vis,

    vogliamo dire che non vale la pena vivere in quelle condizioni? Diciamolo. Anzi ditelo. Ma ditelo fino in fondo: eutanasia. Altrimenti è solo un dire e non dire. Un suggerire e sopire. E’ vero che la carità è sempre imperfetta e pelosa (è un rischio da correre), ma anche lanciare sassi e poi nascondere le mani non è bello. Insomma, parlate chiaro. Il realismo stoico e pagano deve essere sincero fino in fondo, altrimenti si ammanta di vigliaccheria morale.

  6. Giovanni Maria, diciamo che noi “consapevoli” possiamo solo parlare per eseprienza personale e io personalmente non vorrei vivere così e non avrei voluto che così vivesse mio padre.
    Avessi potuto scegliere l’eutanasia l’avrei fatto (sarebbe stato molto più semplice che affidarmi alle preghiere o al caso di una morte salvifica) ma la nostra legge non lo consente.
    Nessuna ipocrisia come vedi, l’ho detto nel mio precedente intervento e lo ridico adesso, non vedo di cosa dovrei vergognarmi.

  7. Credo che il fine di questo post sia di stimolare il dibattito sull’eutanasia. Solo che nessuno si sente realmente di farlo perchè sembrerebbe di violare e disturbare un’atmosfera delicata e preziosa.
    Io credo di non avere gli strumenti concettuali (forse dovrei dire: le categorie mentali) per comprendere a fondo la scelta radicale di simili volontari e le loro profonde motivazioni.
    E la cosa un pò mi spaventa e mi intimidisce. Quindi anche se sarei nettamente a favore dell’eutanasia, non lancio sassi e mi limito a rimanere pieno di rispetto,un pò sbigottito.

  8. “con la sua malattia ha toccato più coscienze di quanto la miglior predica o la migliore morale possano mai fare.”
    Mah. Fossi in dio, per toccare le coscienze farei sentire un po’ di più la mia voce, evitando di “sacrificare” un essere umano lasciandolo agonizzare per 72 anni.

  9. Giovanni Maria , perchè credi che avrei paura di parlare di eutanasia? Non ne ho. E io sono favorevole, se c’è scelta dell’individuo in tal senso.
    Solo che non mi sembra questo il caso, in quanto Fernando mi pare non abbia mai avuto occasione di esprimere una opinione al riguardo. Quindi?
    Quindi niente, personalmente ho preso il post semplicemente come una testimonianza toccante.
    ” Inutile agli occhi di un mondo che molte volte guarda all’efficienza e alla produttività per attribuire valore ad una persona ”

    E se leggi questo verso mi pare di capire che l’autore del post non sia invece per l’eutanasia.
    Che dire, non sempre c’è una ” morale ” nelle storie.

  10. stefano, forse è meglio che nessuno alzi
    la voce, visto che per tanti anni qualcuno
    si è preso cura di un uomo cosi sfortunato,
    e lo ha fatto in silenzio sommessamente,
    non aspettandosi niente, rispettando
    quella persona quali che fossero le sue
    condizioni di vita.

  11. A me piacerebbe soltanto sapere quanti di coloro che sono contro l’eutanasia, sceglierebbero consapevolemnte di preferire una vita come quella di Francesco piuttosto che la morte.

  12. Ach.Scusate, mi sono confusa.
    Il nome era Francesco, non Fernando.

    Cmq, Vis, d’altra parte si potrebbe pure verificare che una persona che pensava di non voler vivere in condizioni ” limitate ” , nel momento in cui si trova in questa situazione si aggrappa alla vita, purchessia.L’istinto di sopravvivenza è molto forte in chiunque.
    D’altra parte, se ci sono disposizioni…
    Però, certo, se ci sono disposizioni,

  13. Maria, d’altra parte non sempre si può seguire il proprio istinto nel senso che non si può adottare l’istinto come metro di misura sempre valido. Se in stato di incosapevolezza d’istinto vorrei vivere, non è detto che l’istinto sia da preferire alle mie volontà in stato di inconsapevolezza.
    Inutile mettersi qui ad elencare tutte le situazioni in cui il nostro istitno ci porterebbe a scelte che poi non ci sentiamo di perseguire.
    In natura in cui l’istinto è l’unica scelta possibile, non esistono, per esempio, menomazioni.
    Nè carità.

  14. Bene, la parola eutanasia è stata pronunciata, che era poi il fine che mi proponevo. Il tema è estremamente complesso. In Olanda ci sono medici che hanno avuto crisi di coscienza (in termini moderni si dice: burn-out) dopo aver somministrato l’eutanasia. Altro caso di mare tra il dire e il fare.

    La frase finale di Vis sulla natura è vera ma non è molto felice, e potrei approfittarne per usarla come argomento contro l’eutanasia. Se si comincia a ragionare in una certa maniera, poi si prosegue in quella direzione “In natura in cui l’istinto è l’unica scelta possibile, non esistono, per esempio, menomazioni. Nè carità.” Vero. Dunque dobbiamo estenderlo all’uomo e alla donna?

  15. Giovanni, premetto che non sono sicura di avere capito cosa intendi.O meglio dove vuoi arrivare.
    Ma non si dovrebbe partire dal fatto che se eutanasia è, è cmq operata sulla libera scelta dell’individuo razionale?

    AD ogni modo, ci sono diverse situazioni.

    Credo che Vis si riferisca solo ala situazione in cui una persona è incosciente e incapace di connettere , pur se il suo corpo, ” istintivamente ” vuole vivere.

    Ma ci potrebbe anche essere il caso di una persona che potrebbe non essere più in grado di comunicare,ma cmq cosciente e razionale che una volta abbia espresso ( o testimoniato ) desiderio di non vivere in determinate condizioni, e che una volta ritrovatosi in tali condizioni abbia trovato una insospettata voglia di vivere cmq.
    Ecco, io mi riferivo all’eventualità di questo cambiamento di idea. Mi riferivo a questo rischio.
    Proprio perchè vorrei rispettare il volere di quella persona.

  16. Giovanni Maria (ma non si potrebbe trovare un’abbreviazione per il tuo nome?) non era casuale la mia affermazione ed era assolutamente mia intenzione formularla in modo tale che il doppio senso e che la pericolosità di questa affermazione fosse del tutto evidente.
    Ovviamente la risposta alla tua domanda è “no”, non sempre si può prediligere l’istinto alla ragionevolezza ed è proprio per questo che credo che l’istinto di soppravvivenza, nei casi di cui parla Maria Josè, non sia da preferire alla razionalità.

  17. Dove voglio arrivare? Bella domanda. Il problemna è che tutto il post e tutte le risposte sono pieni di implicazioni e di messaggi poco chiari. Ma forse è meglio lasciare giacere su di noi tutta questa nebbia, data la difficoltà della materia.
    1) Quali sono le implicazioni del messaggio di Don Diego? Forse che in tanta sofferena una redenzione è possibile? e che quindi (sebbene non venga detto) il suicidio stoico per tedium vitae e la moderna eutanasia sono un male?
    2) Quali sono le implicazioni della risposta di Vis? Forse che ogni carità è sempre pelosa e ipocrita? Perché i volontari, soprattutto se donne agiate di mezza età, stimolano diffidenza, sconcerto, o addirittura antipatia in chi li incontra (compreso me, beninteso)?
    La morte è una materia confusa. Di fronte alla malattia e alla morte, chi è per l’eutanasia magari si aggrapperà disperatamente alla vita, e chi è contrario pregherà di essere eliminato.

  18. Inutile? Chi è più inutile, lui che se ne sta nel suo letto a sognare cose che non potremo mai sapere, o noi che scriviamo parole senza senso su questi blog?
    Inutile per chi? Inutile perchè?
    Inutile non lo è stato, per quella suora, per Don Diego ed anche per me.

  19. ehm, gente? ci siete? mettiamola su questo punto, chi di voi essendo nel potere di farlo prenderebbe francesco e lo farebbe morire di inedia o di avvelenamento? chi si addosserebbe questa responsabilità senza nascondersi dietro ad un ipotetico regolamento sulla “soppressione della non vita”?

    avete preso il sasso in mano, adesso lanciatelo, grazie

    ps: ricordo che un individuo non cosciente non può mai decidere di togliersi la vita, qualunque eutanasia comporta sempre una assunzione di responsabilità da parte di chi la attua, se non altro come interprete della volontà del dolceammazzato

  20. No riccardo, non mettermi in bocca cose che non ho detto.
    Quello che ho detto io è che oggi, adesso in questo momento in cui sono pienamente (?) cosciente, dico che se domani dovessi ritrovarmi nelle condizioni di mio padre e la legge lo consentisse, vorrei essere lasciata morire.
    Cosa sarebbe stato di lui lo abbiamo saputo fin da subito (una parte del cervello completamente spappolata) e fin da subito io non avrei voluto che fosse attaccato per due mesi alle macchine per farlo sopravvivere e nelle condizioni in cui è adesso.
    E’ ovvio che nessuno vuol “ammazzare” Francesco.

  21. in effetti il mio voleva essere un discorso un po’ più generale…
    chi desidera di essere “eutanasizzato” deve per forza scaricare su altri la responsabilità di agire
    questa stessa persona accetterebbe di eutanasizzare altri, magari persone sconosciute?

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